Il Blog

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Pubblicato: 7 mesi ago

Prima!

Non possiamo propriamente definirlo una sorpresa, l’ingresso di Maeba direttamente al primo posto nella classifica FIMI resa nota poco fa: stabilmente in vetta da ormai otto giorni nella hit di iTunes, il nuovo magnifico lavoro mazziniano è risultato il più venduto della settimana anche secondo Musica & Dischi che non ha mancato di celebrare l’exploit con un editoriale – dal significativo titolo Mina è sempre Mina – in cui il direttore Mario De Luigi ci ricorda che Maeba è il 23° album number one della Tigre da quando – alla fine del 1964 – debuttarono in Italia le classifiche dei 33 giri. Senza contare i 13 LP con cui negli ultimi 53 anni la Tigre si è piazzata in seconda posizione e gli altri 8 che hanno conquistato il comunque onorevole terzo gradino del podio. L’altissimo gradimento che il nuovo album sta riscuotendo anche al di fuori della consueta schiera di irriducibili aficionados fa ben sperare in una sua lunga vita in hit parade. E dopo l’ottimo lavoro di promozione che ne ha accompagnato il lancio (brava, Sony!) a dare a Maeba un’ulteriore spinta provvederà lo speciale di Vincenzo Mollica Mina l’aliena che Raiuno proporrà la sera di Pasqua a partire dalle 19,10 con tanto di video in anteprima del travolgente secondo singolo Il tuo arredamento. E la prossima settimana allertate il vostro postino: la nuova, strepitosa fanzine numero 83 è finalmente in viaggio da oggi e, essendo stata spedita per posta prioritaria, dovrebbe raggiungere tutti gli abbonati nel giro di pochi giorni…

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Pubblicato: 7 mesi ago

Happy (Mae)birthday!

Buon compleanno alla colonna sonora della nostra vita.

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Pubblicato: 7 mesi ago

Maebook

(photo: Mario Beda)

Ebbene sì: la full immersion di ieri nella rassegna stampa di Maeba ci ha entusiasmato come non accadeva da parecchi anni. Complice la riverente soggezione dell’ascolto in anteprima negli studi PDU col gentleman Massimiliano in veste di amabile e paziente cerimoniere, i critici si sono soffermati sulle tracce dell’album con la dovuta concentrazione senza – quasi mai – ricorrere a un comodo e frettoloso copia&incolla delle note ufficiali di presentazione superbamente redatte da Franco Zanetti. A firmare come al solito la recensione più bella è stata, dall’alto della sua autorevolezza così lontana dal pressappochismo wikipedestre di tanti blogger fai-da-te che dilagano oggi in Rete, l’eternamente scintillante Marinella Venegoni de La Stampa. Ma ci ha positivamente colpito anche l’insolito entusiasmo (e il risalto dell’articolo quasi a tutta pagina, dopo il vergognoso trafiletto di poche righe a suo tempo dedicato a Le Migliori) con cui Paolo Giordano de Il Giornale ha parlato del disco come di “uno dei migliori di Mina degli ultimi vent’anni”. Per non parlare del “nostro” Stefano Crippa (al suo primo emozionatissimo pellegrinaggio alla “Mecca” di Lugano) che sulle pagine de Il Manifesto – le stesse in cui decenni fa troneggiavano i panegirici mazziniani dell’indimenticabile Rina Gagliardi – ha lodato “il coraggio con cui Mina ha saputo proporre brani fuori dalla logica radiofonica – così come la intendiamo oggi – in un helzapoppin di generi il cui comune denominatore ancora una volta e sempre più, è la sua voce”. Imperdibili (e grondanti di lodi più o meno sperticate) anche i commenti su Maeba di altri prestigiosi veterani della carta stampata come Fegiz del Corriere, Castaldo di Repubblica e Marco Mangiarotti del Quotidiano Nazionale. Ma a far bella mostra di sé nel Minafanblog saranno, nei giorni a venire, le personalissime recensioni dei fans che già stanno iniziando a fioccare nella nostra posta elettronica. Nel frattempo, corroborato da una campagna di lancio che ci ha quasi riportati ai fasti promozionali che accompagnarono 22 anni fa l’uscita di Cremona, il nuovo album ha conquistato nel giro di poche ore la vetta della classifica italiana di iTunes debuttando nientemeno che all’11° posto nell’analoga hit dei dischi più scaricati in Spagna. E la festa è appena agli inizi: per domenica – in occasione del Mina Day che come sempre sarà festeggiato da tutti fuorché da lei – è previsto uno spazio dedicato a Maeba nel programma serale di Fazio, mentre lunedì 26 sempre su Raiuno andrà in onda alle 20,3o lo special di un’ora Mina l’aliena a cura di Vincenzo Mollica. Ed è in arrivo anche un secondo singolo – con annesso video ballettiano – probabilmente destinato a suscitare un’onda di interesse ancora maggiore del già fortunatissimo apripista Volevo scriverti da tanto. Quanto alla nuova bellissima fanzine, lo stampatore dovrebbe consegnarcela nei prossimi giorni e a quel punto non ci rimarrà che spedirla a tutti per posta prioritaria dimodoché possa rapidamente arrivare nelle vostre case prima di Pasqua o – mal che vada – nei primissimi giorni della settimana successiva…

 

Mina, un'aliena che si diverte e azzarda in 'Maeba'
Pubblicato: 7 mesi ago

Maeba, il comunicato ufficiale Sony

Mentre lo splendido Maeba è, a poche ore dall’esordio su iTunes, già al primo posto tra gli album più scaricati in Italia (e nientemeno che 11° nell’analoga classifica spagnola), eccovene le note di presentazione alla stampa come sempre magistralmente redatte da Franco Zanetti

Qualcuno sostiene che Maeba sia il nome di una principessa polinesiana il cui amore verso un pescatore era ostacolato dal padre di lei. Altri si sono già cimentati, da provetti enigmisti, a cercare di scoprire a quali parole possano corrispondere come acronimo quelle cinque lettere. A noi invece piace pensare che Maeba sia la galassia lontanissima dalla quale partì l’astronave Opera per portare sulla Terra la bianca aliena che, dopo essersi palesata in forma di ologramma sul palco dell’Ariston durante l’ultima serata del Festival di Sanremo, ora ricompare come protagonista della copertina del nuovo album di Mina.

Che Mina sia sempre stata “di un altro pianeta” ne siamo un po’ tutti convinti, in fondo. E questa “alienità” è stata continuamente ribadita dagli ultimi album di inediti da lei pubblicati; album le cui canzoni sono sempre state scelte personalmente dall’interprete, ascoltando con curiosità le centinaia di canzoni che le vengono inviate da autori celebri e da autori sconosciuti, da professionisti della canzone e da semplici dilettanti appassionati. Cose di un altro mondo, appunto, di un mondo migliore, così diverso da quello spesso sciatto e distratto nel quale vive oggi la nostra musica.

Anche “Maeba”, nei crediti del disco, fra i nomi dei compositori e dei parolieri, mescola e alterna nomi notissimi e nomi mai o quasi mai sentiti prima – mentre invece tutti molto riconoscibili sono i nomi dei musicisti che hanno contribuito alla realizzazione delle registrazioni; come fa notare con discrezione Massimiliano Pani, che di “Maeva” è il produttore, “grandi jazzisti e non che si prestano con Mina a tutti i generi musicali che lei chiede loro di suonare”.

Non sono tutte inedite, le canzoni di “Maeva” – e di quelle inedite diremo più avanti. Segnaliamo intanto la presenza di due motivi celeberrimi. Il primo è “Last Christmas” di George Michael, già diventata un classico poco dopo la prima pubblicazione (1986) e poi assurta quasi a simbolo, per quanto malinconico, della scomparsa prematura del suo autore, avvenuta fatalmente proprio nel giorno di Natale del 2016. Per “Maeva” è stata suonata in trio live in studio da Danilo Rea, Massimo Moriconi e Alfredo Golino; cantata in diretta da Mina, è impreziosita dalla slide guitar di Luca Meneghello, dagli archi di Gabriele Comeglio e dai morbidi cori di Massimiliano. Ne risulta una versione veramente “alternativa”, molto jazzy e senza rimandi sonori alle tipiche canzoni di Natale.

Ancora la batteria di Golino e il basso di Moriconi costituiscono la sezione ritmica di “Heartbreak Hotel”: la canzone resa celebre dall’interpretazione di Elvis Presley (fu il suo primo singolo, nel 1956, per la RCA, e anche il suo primo million seller), è resa in studio anche dalla chitarra di Meneghello e dal pianoforte di Ugo Bongianni (i cori sono ancora di Pani) in maniera da ricreare con rigore filologico l’atmosfera sonora originale dei dischi di quegli anni, di quando Mina con il suo primo complesso la cantava nelle balere italiane.

Prima traccia dell’album, primo inedito e anche primo singolo è “Volevo scriverti da tanto”: una di quelle ballad melodiche che colpiscono al primo ascolto per l’emozione che suscitano e l’atmosfera che sanno creare: una di quelle canzoni che hanno bisogno di una grande interprete per esprimersi in tutta la loro pienezza, e aspettano a rivelarsi finché l’hanno trovata.

L’autore della musica è Moreno Ferrara, che tutti conosciamo come uno dei più titolati coristi italiani; l’autrice del testo, che è una struggente lettera ad una persona che forse nemmeno potrà leggerla, è Maria Francesca Polli.

Con “Il mio amore disperato” Mina torna a cantare una musica di Alberto Anelli (autore anche di quella di “L’importante è finire”) e un testo amaro e ironico di Paolo Limiti, forse l’ultimo da lui scritto prima della malattia che ha portato alla sua scomparsa meno di un anno fa). La cadenza di tango è sottolineata dall’arrangiamento di Massimiliano Pani e Ugo Bongianni, che cita volutamente la “Libertango” di Astor Piazzolla nella versione prodotta nel 1981 da Chris Blackwell e Alex Sadkin per Grace Jones.

E’ Federico Spagnoli, già autore per Mina di “Questa donna insopportabile” (in “Selfie”, 2014) e per Mina e Adriano Celentano di “Non mi ami” (in “Le migliori”, 2016), a firmare l’intensa e drammatica “Ti meriti l’inferno”, introdotta dalle tastiere di Ugo Bongianni e, dalla seconda strofa, arricchita dalla batteria di Alfredo Golino, dal basso di Lorenzo Poli e dalle chitarre di Giorgio Cocilovo.

La successiva “Il tuo arredamento” è, come suggerisce Massimiliano Pani, una canzone “incantabile” – ma non per Mina. Franco Serafini allestisce un arrangiamento rock scabro e spigoloso che accompagna la voce cantante in salti melodici rischiosi e acrobatici, mentre s’arrampica su un testo visionario: il brano è del napoletano Zorama, all’anagrafe Mariano Rongo, napoletano del 1973, già componente degli Starlight e dei Deriva, in curriculum collaborazioni con Franco Migliacci e un paio di CD e attualmente componente del trio di rock teatrale LeMUVAZò.

Più tradizionalmente melodica è “Argini”, scritta da un gruppo di professionisti rodati (Marco Ciappelli, abituale collaboratore di Diego Calvetti, col quale ha firmato fra l’altro “Il vento e le rose” di Patty Pravo e “L’amore si odia” per Noemi e Fiorella Mannoia; Francesco Sighieri, spesso autore per Dolcenera e coautore con Calvetti e Ciappelli di “Briciole” di Noemi, la rossa interprete per la quale Emanuele Fontana è tastierista e arrangiatore). Mina fa sua la canzone con piglio deciso, spalleggiata dal sax di Gabriele Comeglio.

Ed ecco la sorpresa di “Maeba”. Si intitola “’A minestrina”, ed è una canzone scritta per Mina da Paolo Conte, che duetta con lei in questo bozzetto delizioso in dialetto napoletano: un incontro fra due protagonisti che non si rubano mai la scena, ma insieme “recitano” da grandi istrioni questo pezzo di teatro domestico intrecciando le loro voci inconfondibili. A fare da sottofondo e accompagnamento tre musicisti dell’orchestra di Paolo Conte che suonano insieme anche nei Manomanouche: al contrabbasso Jino Touche, al pianoforte e al synth Massimo Pizianti, alla chitarra classica Nunzio Barbieri (il miglior chitarrista swing manouche d’Italia).

[Annotazioni statistiche per chi non ha voglia di frugare su Wikipedia:

Era la cronaca di una serata a due anche “Miele su miele”, la canzone di Paolo Conte che Mina cantò nel 1981 in “Salomè”; del cantautore astigiano Mina ha riproposto anche “Azzurro” in “Sì buana”, nel 1986.

Il testo di “’A minestrina” è il sesto scritto a Paolo Conte in quel suo particolare napoletano “non ortodosso”: è stato preceduto da quelli di “Naufragio a Milano” (“Paolo Conte”, il suo secondo album, 1975), di “Spassiunatamente” (“Aguaplano”, 1987), “Ma si t’a vò scurdà” (“Parole d’amore scritte a macchina”, 1990), “Il giudizio di Paride” (unico inedito dell’album degli Avion Travel “ “Danson metropoli” del 2007) e “Suonno è tutt’o’suonno” (“Nelson”, 2010).]

Se non andiamo errati, il testo di Giorgio Calabrese per “Al di là del fiume” è il quarantanovesimo cantato da Mina: non potendo elencarli tutti, ricordiamo soltanto “E se domani”, “Trenodia”, “Chi dice non dà”, “La pioggia di marzo” e i due per brani classici inclusi nel 2009 in “Sulla tua bocca lo dirò…”. Quello di “Al di là del fiume” è uno fra gli ultimi scritti dal grandissimo autore genovese nella sua prestigiosa e luminosa carriera; insieme alla splendida musica scritta e suonata da Franco Serafini dà come risultato una canzone di straordinaria eleganza lessicale e melodica, moderna e classica insieme (di quelle come purtroppo non se ne sentono ormai più), che la voce qui giovanissima di Mina trasforma in un nuovo evergreen.

Ancora Franco Serafini – che quest’anno festeggia i 38 anni di collaborazione continuativa con Mina: ha debuttato nel 1985 firmando “Nei miei occhi” in “Finalmente ho conosciuto il Conte Dracula” – è autore di “Troppe note”, stavolta però non insieme a un monumento della canzone italiana ma a una giovane esordiente (e che esordio!): sua figlia Viola, che ha scritto un testo disinvolto e colloquiale, abilmente adattato alla veloce scansione funky della canzone.

Il primo incontro su disco di Mina con Andrea Mingardi risale al 1986, quando “Ogni tanto è bello stare soli”, firmata dal cantautore bolognese, era stata inclusa in “Sì buana”. Nel 2006 l’exploit, quando, oltre a duettare con Mina in “Mogol e Battisti”, in “Bau” Andrea Mingardi (con Maurizio Tirelli, suo collaboratore di lunga data, fin dai tempi dei Supercircus) firma sette brani su tredici, e da solo è autore anche di un’ottava canzone: il che fa di lui il detentore di un invidiabile record ancora insuperato. In seguito MIngardi e Tirelli hanno dato a Mina quattro canzoni per “Facile” (2009), due per “Caramella” (2010), una per “Piccolino” (2011), oltre a firmare “Amiche mai”, il duetto di Mina con Ornella Vanoni nell’album “Più di me” (2008). Andrea Mingardi e Maurizio Tirelli sono gli autori anche di “Ci vuole un po’ di r’n’r”, undicesima traccia di “Maeba”, in cui Mina aderisce completamente allo spirito del brano dandone una divertita versione robustamente soul / rhythm&blues punteggiata dai fiati di Daniele Moretto (tromba), Andrea Andreoli (trombone) e Marco Scipione (sax) – l’arrangiamento è di Nicolò Fragile.

L’album si chiude, prima di una bonus track che lo chiude coerentemente con l’immagine di copertina, su un’atmosfera completamente diversa: quella elettronica e rarefatta di “Un soffio”, elaborata – arrangiamento, esecuzione e produzione – da Davide “Boosta” Dileo, tastierista dei Subsonica, anche lui non nuovo alla frequentazione con Mina (ricorderete “Non ti voglio più”, contenuta nell’album “Facile”, 2009, e “La clessidra”, contenuta in “Caramella”, 2010). Il testo è opera dello scrittore e paroliere torinese Luca Ragagnin (Subsonica, Garbo, Delta V).

Si chiude così “Maeba”: un album sfaccettato, cangiante, la cui tracklist alterna sapientemente momenti meditativi e toccanti ed episodi vivaci e vigorosi, e che ancora una volta non può che confermare all’ascoltatore la sbalorditiva facilità con cui Mina, e la sua voce sempre freschissima, sanno affrontare senza alcuno sforzo apparente qualsiasi interpretazione.

Mina – lo sappiamo fin dal suo esordio discografico, avvenuto nel 1958, e ogni volta ne abbiamo la riprova – è, davvero, un’aliena sbarcata sulla Terra.

 

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Pubblicato: 7 mesi ago

Maè…bang!

Quella appena iniziata sarà una settimana a dir poco esplosiva per noi mazziniani: mancano ormai solo quattro giorni alla sospirata pubblicazione di Maeba e la casa distributrice Sony  si appresta a curarne la promozione con uno dei più imponenti battage mediatici della recente storia mazziniana. A partire da oggi le canzoni dell’album sono ascoltabili in anteprima su Radio Capital (con la possibilità di ricevere l’album in regalo rispondendo esattamente – tramite sms al 3886-708090 o tramite messaggio su WhatsApp al 342 342 21 90 – alle domande poste dallo speaker), mentre per giovedì è prevista la presentazione in pompa magna del disco alla stampa (per le recensioni che leggeremo sui quotidiani di venerdì 23). Entro breve è inoltre previsto il lancio di un secondo, stupefacente singolo (con annesso video ballettiano) da affiancare al primo estratto Volevo scriverti da tanto. E domenica 25, in concomitanza col Mina Day, si profila una piacevolissima sorpresa in TV. Come se non bastasse,  è finalmente in stampa – con un sommario e una copertina rivoluzionati in extremis per fare spazio alle novità dell’ultima ora – il nuovissimo numero 83 della fanzine che, in barba all’esosa affrancatura, spediremo entro fine mese per posta prioritaria in modo che ne sia garantito il recapito in tempi brevissimi a tutti gli impazienti abbonati…

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Pubblicato: 7 mesi ago

La storia mia è breve

Per il nostro dossier dedicato a Sulla tua bocca lo dirò, nella fanzine numero 69 di nove anni fa, la meravigliosa Alba Ferrio – vincendo la propria naturale ritrosia a raccontarsi in prima persona – ci regalò un’emozionante testimonianza sul suo diretto coinvolgimento nella realizzazione del disco. Parole dettate dal cuore che, rilette all’indomani della sua scomparsa, assumono un valore particolare, svelando di lei – e del suo amore per Gianni Ferrio, per Mina e per la musica – molto più di quanto saprebbe fare ogni nostra pur sincera e commossa frase di circostanza…

di Alba Arnova Ferrio

Cari ragazzi: ho pensato, ragionato, scritto e poi stracciato e ripensato e riragionato e riscritto e rintracciato e finalmente ho capito: ho capito che non posso. Non posso. Sono troppo coinvolta e assolutamente non obiettiva, non posso esserlo. Gianni ha elaborato, arrangiato, diretto. Mina ha studiato, cantato, interpretato. Io ero lì, a Lugano.

Ho sentito l’impegno, la fatica, l’amore, il rispetto, l’entusiasmo che vibravano nello studio di registrazione da parte di tutti. Ma proprio tutti. Ho sentito cantare, in diretta con l’orchestra, Mina che ci ha regalato – nota per nota, frase per frase, pausa per pausa – quella sequenza di meraviglie che adesso tutti conosciamo. Ha coniugato, centellinando note e sillabe, tutti i significati musicali e testuali di ogni brano. Non so proprio come potrei scriverne senza rischi di entusiasmi che sembrerebbero di parte.

Amo Gianni, che è mio marito da cinquantacinque anni… Amo Mina, che è la mia amica da più di quarant’anni… Amo la musica da quando sono nata… Come cavolo volete che dica qualcosa che non sia assolutamente soggettivo?

L’unica cosa che, forse, assicurerebbe un po’ di attendibilità a quello che potrei dire, è il fatto che di ottimi musicisti e di buonissime cantanti me ne sono passati a fianco un bel po’, ma nessuno di loro è diventato mio marito, e nessuna è diventata la mia Mina. Nè la vostra, del resto. Vorrà dire qualcosa? Ecco. È tutto. Un saluto e una richiesta di perdono per la mia inadempienza. Ciao.

 

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Pubblicato: 7 mesi ago

Un’altra emozione è già qui

Uomini di poca fede che non siamo altro. Non avremmo scommesso un tallero bucato sul successo come singolo di Volevo scriverti da tanto. Non certo perché non la giudicassimo bella, ma perché ci pareva troppo nobile, rarefatta, raffinata, lontana troppi anni luce dalla miserevole musica che ci gira intorno (“quella che non ha futuro” ma intanto ci rompe i maroni nel presente) per farsi largo negli ascolti radiofonici e nelle classifiche dei brani più scaricati in digitale. I fatti, come dimostra il terzo posto che la nuovissima canzone di Mina ha raggiunto nel giro di poche ore nella Top 10 di iTunes, ci hanno dato clamorosamente torto, destando in noi la stessa incredula meraviglia consolatrice che un disilluso Eugenio Montale provava davanti a “i frutti gialli dei limoni” scorti per caso tra gli alberi di una corte da un “portone malchiuso”  nel tedio invernale di una città caotica “dove l’azzurro si mostra soltanto a pezzi”. Perché in fondo Volevo scriverti da tanto – da ieri, visualizzabile anche nel magnifico video lettering realizzato da Mauro Balletti – è proprio questo: un semplice momento di bellezza che, tra tante brutture, ci coglie di sorpresa quando meno ce lo aspettiamo.

 

 

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Pubblicato: 7 mesi ago

Aranjuez, la Sua voce

A un anno dalla riproposta a 45 giri de La canzone di Marinella versione 1967 abbinata a quella magicamente duettata trent’anni dopo con De André, la PDU prosegue i festeggiamenti dei suoi 50 anni di attività ripubblicando – in occasione del Record Store Day del prossimo 21 aprile – l’introvabile e sfortunatissimo singolo Trenodia / I discorsi con cui Mina inaugurò la propria avventura da titolare dell’etichetta. Nel numero scorso della fanzine Antonio Bianchi riepilogò brevemente le vicissitudini del 45 giri nell’incipit del suo dossier sul 1968 mazziniano…

di Antonio Bianchi

Nove 45 giri ufficiali. Quattro album. Un singolo (la nuova versione de Il cielo in una stanza e Ma se ghe penso) uscito a un anno di distanza. Una valanga di brani ripubblicati, nel corso del ’69, a 33 giri o esclusivamente su cassette e Stereo 8 (Appuntamento con Mina, Stasera Mina, Mina d’estate e Mina per voi). Una desueta musicassetta EP (contenente Regolarmente, Per ricominciare, Fantasia e C’è più samba). Numerose versioni tradotte, realizzate per il mercato straniero ma pubblicate anche in Italia. Come se non bastasse, ci si mettono anche la Ducale (che, in concomitanza con Canzonissima ‘68, pubblica un disco tris con le sigle Due note, Stringimi forte i polsi – presentate da Mina nel medley della prima puntata – e Sabato notte) e la Ri-Fi (che pubblica su singolo Nel fondo del mio cuore/Se tornasse caso mai e Lunedì 26 ottobre/Non illuderti, sino ad allora nascoste fra i solchi del “disco grande”).

Il 1968, discograficamente, è l’anno della grande semina. Perché è il decennale di carriera: ricorrenza che Mina cavalca con caparbia laboriosità, coadiuvata dal fido Augusto Martelli (e dall’alter ego Bob Mitchell). E, soprattutto, perché è l’anno del debutto della PDU: fondamentale “fare catalogo”, occupare tutte le nicchie d’utenza, moltiplicare i supporti, scavalcare le raccolte che la Ri-Fi, allo scadere del contratto, ha prontamente immesso sul mercato (Quattro anni di successi è il primo) e centrare al più presto un nuovo exploit commerciale capace di consolidare la neonata etichetta, fra l’altro bizzarramente ostacolata sin dal primo passo. Ci riferiamo a Trenodia, il disco d’esordio della PDU, brano elaborato dal battutissimo (e comunque stupendo) Concerto d’Aranjuez, per chitarra e orchestra, composto da Joaquín Rodrigo (la prima esecuzione pubblica risale al 1940 ma è negli anni ’60 che il secondo movimento, il celeberrimo Adagio, conosce un’inaspettata fortuna canzonettistica). Il 45 giri, lanciato a fine anno in tivù, dopo pochi giorni (e 25.000 copie vendute) viene ritirato dal mercato, pare su richiesta della stesso Rodrigo, che non approva l’arrangiamento predisposto da Augusto Martelli. Stessa sorte avrà l’incisione di Fabrizio De André (Caro amore). Rodrigo promuove invece la versione di Dalida – uscita contemporaneamente al 45 giri mazziniano, con una concomitanza che sembrerebbe confermare l’ipotesi di un “veto” a incisioni concorrenti, come ipotizzato da Giorgio Calabrese, autore di Trenodia, nel pregevole libro di Romy Padovano Mina, i mille volti di una voce – intitolata Aranjuez, la tua voce, più rispettosa, sontuosa e strumentalmente affine al concerto vero e proprio. Quella di Mina, per contro, è più scarnificata e austera, cadenzata ritmicamente come una marcia funebre, con la voce predominante su uno sfondo strumentale di puro supporto.

In fretta e furia, esce un secondo 45 giri, dove Trenodia – non sappiamo se inizialmente prevista anche per l’LP Dedicato a mio padre – è sostituita da La canzone di Marinella di Fabrizio De André, l’altro “bocciato” da Rodrigo. Una coincidenza? (…)

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Pubblicato: 8 mesi ago

Volevo scriverti da tanto. Dal 9 marzo.

di Franco Zanetti 

(comunicato stampa)

Quel sabato sera di febbraio, quello della finale del Festival di Sanremo, non lo sapevamo ancora: ma la bianca aliena che è discesa in forma di ologramma sul palco dell’Ariston aveva già pronte per noi umani altre sorprese musicali, oltre alla strepitosa versione di “Another day of sun” che ha intonato prima di ripartire per lo spazio profondo a bordo della sua astronave Opera.

L’annuncio arriva solo ora: l’uscita, il 9 marzo, di un nuovo singolo inedito di Mina, che anticipa la pubblicazione di un intero nuovo album di inediti fissata per il 23 marzo.
La canzone che le radio cominceranno a trasmettere da venerdì si intitola “Volevo scriverti da tanto”, ed è una di quelle ballad melodiche che colpiscono al primo ascolto per l’emozione che suscitano e l’atmosfera che sanno creare: una di quelle canzoni che hanno bisogno di una grande interprete per esprimersi in tutta la loro pienezza.
L’autore della musica è Moreno Ferrara, che tutti conosciamo da anni per essere uno dei più titolati coristi italiani; l’autrice del testo, che è una struggente lettera ad una persona che forse nemmeno potrà leggerla, è Maria Francesca Polli, che ha nel suo curriculum collaborazioni con Roby Facchinetti, Claudio Baglioni, Franco Fasano, oltre ad aver curato la versione italiana di molte canzoni Disney e ad aver vinto più edizioni dello Zecchino D’Oro.
La produzione e l’arrangiamento di “Volevo scriverti da tanto” sono firmati da Massimiliano Pani, che è anche il produttore di tutto il nuovo album – del quale per il momento possiamo anticiparvi solo il misterioso e sonoro titolo: “MAEBA”.

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Pubblicato: 8 mesi ago

Dodecàlogo mazziniano

di Franco Zanetti – Illustrazione: Gianni Ronco

Ciao Loris, ti chiedo un aiuto per Rockol. Anzi, non lo chiedo a te, ma a tutti gli iscritti al fan club. Vorrei compilare, per i nostri lettori che magari non sono granché competenti, un elenco di dodici canzoni di Mina che bisogna assolutamente conoscere. Adesso la chiamerebbero playlist, a me piace di più pensare a un ipotetico 33 giri da intitolare, che so, Mina – Le indispensabili.
Mi aiuti, mi aiutate? Scegliete le “vostre” dodici canzoni imprescindibili di Mina – non le più belle, non quelle che vi piacciono di più personalmente: ma quelle che secondo voi tutti dovrebbero conoscere – e mandate l’elenco con i 12 titoli a sondaggi@rockol.it
Noi metteremo insieme le vostre liste e ne ricaveremo una super-lista, la compilation “definitiva” dei grandi successi di Mina. Fatelo appena possibile, prima di essere distratti dalle imminenti novità…
Grazie a tutti!
Franco Zanetti – direttore di www.rockol.it

I'M GLAD
Pubblicato: 8 mesi ago

Ma quando vien lo sgelo…

di Massimo Serzio

La notizia è arrivata inattesa, come questo artico, arcaico freddo purificatore, e gradita, come il profumo della Pastiera di grano il sabato di Pasqua; è la notizia che tutti noi volevamo leggere da ormai quattro lunghissimi anni, quella che ti colora la giornata di nuove prospettive, ti accende la voglia di fare e la curiosità di sapere; è La Notizia, quella che getta una lunga ombra su tutte le altre notizie riguardanti la Musica, e ci fa pregustare momenti di godimento e di Bellezza senza pari.

A marzo esce il nuovo disco di Mina.

L’annuncio sommesso e sibillino ci è portato – come da un Angelo alla grotta di Betlemme – da un post sul sito ufficiale mimamazzini.com, uno di quei post che ti devi andare a cercare, silenzioso e semplicissimo: un fondo arancione (un colore dalle meravigliose vibrazioni) con un punto interrogativo e il nome di Mina che campeggia a chiare lettere maiuscole.

Erano mesi che non guardavo il sito ufficiale, ma stamattina ho ricominciato a fare un lavoretto grafico (riguardante Mina, ovviamente) e stavo cercando un’informazione, così ho aperto, e dopo qualche clic sono capitato sulla pagina che reca la lieta novella. Coincidenze? Non credo nelle coincidenze, credo nel sesto senso e nelle connessioni tra le persone.

Al post ha fatto seguito un breve Video su Instagram contenente un minuto di un brano musicale composto da fiati (ah! le trombe angeliche degli atavici annunciatori!), batteria e chitarra elettrica dal suono smaccatamente soul; tra i commenti spicca quello di Federico Spagnoli (interessantissimo autore scoperto qualche anno fa dalla Signora) che ribadisce la sua presenza nel nuovo lavoro.

Non si sa altro, e non ci interessa davvero sapere altro, né titoli,  né indiscrezioni, né possibilità… mai come stavolta potrebbe davvero essere “Mina che canta mentre fa il sugo” o “Mina che telefona a un’amica” od anche “Mina che stende il bucato e intanto canticchia a bocca chiusa” o “Mina che legge gli annunci immobiliari”; potrebbe aver cantato Puccini (magari!) o Rihanna, Cristina D’Avena o Caparezza; potrebbero esserci canzoni da Musical, canti popolari, musica mongola, cori sardi o alpini a quaranta voci, nenie turche, danze somale; il disco potrebbe essere stato arrangiato da Riccardo Muti o da Björk, da Avicii o dal suo nipotino Edoardo con una vecchia tastiera di suo padre… non farebbe alcuna differenza.

L’unica cosa davvero importante, che davvero fa la differenza, è che Mina apra la bocca e canti, e che abbia ancora voglia di pubblicare album e di farci ascoltare la sua Voce.

Tutto il resto è davvero solo un trascurabile pretesto.

E allora bentornata Mina! Ti aspettavamo da tanto!

Lo so, lo so che nel frattempo hai fatto un disco con il tuo amico Adriano, tutti lo hanno saputo, lo avete strombazzato in lungo e in largo per tutti i canali di comunicazione per due anni! Ma io voglio sentire cantare solo te, voglio apprezzare solo le tue scelte, leggere tra le righe di ciò che tu sola hai deciso di metterci. La tua sola Voce è la quintessenza del canto, la Bellezza che s’incarna, la stella cometa, la Statua della libertà, il Partenone, il sole al tramonto, il vento che ti scompiglia le idee, l’acqua che gorgoglia fuori dalla sua sorgente, il sole che ti scalda dopo un inverno rigido, il mare che raccoglie i pensieri e li rende più puri e limpidi.

Tu sei l’unica e sola Dèa della Musica.

Grazie di esserci ancora.

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Pubblicato: 8 mesi ago

La Stella dell’Orsa Maggiore

La sfavillante Regina aliena (a proposito: che nome avrà?) cui la Mazzini ha tridimensionalmente dato forma e vita sul palco dell’Ariston di Sanremo riprende – come tutti sanno – le fattezze della superba Mina intergalattica che Gianni Ronco creò sette anni fa per la cover di Piccolino, album di inediti di stellare e – finora – insuperata bellezza nella discografia post-2000 della Nostra. Ma non si limitano certamente a questi due esempi gli incontri più o meno ravvicinati di vario tipo che la Tigre ha avuto con altri mondi nel corso della sua sessantennale odissea nello spazio canzonettistico. Nella favolosa Caravel del ’74, tanto per cominciare, quel gran talento visionario di Guido Bolzoni narrava la storia – degna di un racconto di Ray Bradbury – di un folle Icaro post-moderno in procinto di affrontare il viaggio solitario e senza ritorno verso “la stella più crudele più vicina a noi”. Ma è l’avveniristico e mai abbastanza celebrato Kyrie del 1980 l’album di Mina in cui si riscontra il maggior numero di richiami alla fantascienza, partendo dagli “sguardi di un altro pianeta dove vita non c’è” evocati nella proto-elettronica Musica di Anesa-Marino fino a quel “… e mi guardi in modo strano come fossi un marziano” con cui Andrea Lo Vecchio sottolinea, nella focosa Colori di Simonluca, l’incomunicabilità tutta terrena tra due amanti solo fisicamente compatibili. E sempre Simonluca, in Qualcosa in più dello stesso doppio, rappresenta con metafore extraterrestri (“nel mio mondo che gira in un altro universo”) la disillusione amorosa della protagonista. In altri casi – come in Fly me to the moon o nella sensuale Solo un attimo composta da Giulia Fasolino nell’ottimo Veleno del 2002 – la forza invincibile dell’Amore porta Mina a superare ogni barriera siderale: “Io sarò la tua terra / sarò la tua stella / io sarò l’Universo…”. Che è un po’ quel che succede anche nella mogolbattistiana La mente torna in cui la passione per un uomo in altre faccende affaccendato consente all’infelice innamorata di naufragare leopardianamente nello “spazio immenso / che persino io non ho più senso”. All’impalpabile glamour alieno di una Tigre sempre meno corporea si è ispirato anche Cesare Cremonini nella sua Mille galassie inizialmente destinata proprio a Lei: “Ad est del mio pianeta, esiste una donna che non piange mai…”. Ancor più recente è la citazione cine-fantascientifica che il regista Gaetano Morbioli ha inserito in chiusura del video del successone minacelentanesco A un passo da te, con la Coppia più bella di tutti i Mondi che rifà il verso al duo di astronauti George Clooney e Sandra Bullock alla deriva nello spazio nel film Gravity

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Pubblicato: 8 mesi ago

Splendore dallo spazio profondo

di Massimo Serzio - Illustrazione: Gianni Ronco

Silenzio in casa; la lavatrice ha finito il suo carico di lavoro, il freddo ha finalmente silenziato i continui lavori, trasporti e rumori di questa piccola cittadina, lasciandomi così piacevolmente immerso nel silenzio, con il solo compito di pensare a cosa utilizzare per romperlo, dopo che le dita avranno finito di ticchettare sulla tastiera.

Guardo, per ispirarmi, la classifica finale di Sanremo 2018… e il desiderio di silenzio persiste indissolubile; poi mi ricordo di quella strana, gigantesca aliena apparsa (per pura magia) sul palco dell’Ariston, riempiendolo della sua virtuale – e un po’ buffa – presenza scenica, ma soprattutto della sua voce potente e soave e mi convinco che potrebbe essere la scelta giusta; la sua Voce intatta sembra appena uscita da Milleluci, rigorosa, autorevole, divertita e in possesso del più fenomenale swing che orecchie umane abbiano mai potuto ascoltare: signori, Mina!

La sua interpretazione di Another Day Of Sun è – come sempre – sconvolgente: aderente al corpo della canzone (quanto quel magnifico, gommosissimo abito bianco al corpo statuario dell’aliena) ma con una personalità che la versione dal film nemmeno si sognava, ammosciata dalle due non-voci dei poveri protagonisti. La pronuncia ha ancora uno swing capace di scandire ognuna delle tante sillabe di ogni arditissima frase musicale della strofa, e il semplicissimo, quasi impercettibile spostamento di due accenti nel ritornello (sicuramente invenzione della Signora) che lo rende musicalmente più giusto e cantabile (il raddoppio della “o” di “of sun” è un tocco magistrale) è la firma inconfondibile di Mina, instancabile dispensatrice di Bellezza. Che altro aggiungere, se non l’applauso entusiasta e sorpreso di chi, da questo ennesimo, noiosissimo Festivàl non si aspettava nulla? (…)

(Da www.incantoenuvole.wordpress.com)

 

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Pubblicato: 8 mesi ago

Sei o non sei

Tra i commenti – pochini, a dire il vero – apparsi finora sui giornali e sui siti di informazione a proposito del magnifico exploit mazziniano in 3D che ha reso incandescente, magica e indimenticabile la “nostra” serata finale di Sanremo abbiamo scelto questo breve ma oracolare articolo firmato da Alberto Mattioli su La Stampa di oggi…

di Alberto Mattioli

E all’improvviso, Lei: questa Callas della canzone che ha deciso di diventare la Garbo. Assente dalle scene ma presentissima nel ricordo, ecco a voi la Voce delle voci, insomma Mina. La si è rivista a Sanremo dopo 57 anni, ed è la vera notizia di questo finale trionfante e interminabile. E pazienza se era una Mina non Mina, non in carne e ossa ma solo in citazione di se stessa. In pratica: un ologramma di quattro metri apparso sul palcoscenico di Sanremo fra i robottini dello spot Tim.

Anche qui, la solita ambiguità delle sue rarissime apparizioni. C’era e non c’era, non nella sua realtà fisica ma in 3D, come immagine, citazione, ricordo, rimpianto, affetto e rispetto generale. Poco male che sia uno spot – anzi, una réclame, come si sarebbe detto ai suoi tempi. Basta che apra bocca e quel che ne esce – nel caso Another Day of Sun dalla colonna sonora di La La Land è inconfondibile. È la caratteristica delle voci supreme: essere immediatamente riconoscibili. E allora poche note bastano per ristabilire distanze e gerarchie. Con tutto il rispetto per le brave colleghe, le voci si dividono ancora e sempre in due categorie: la sua e tutte le altre. Anche se esce da un ologramma.

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Pubblicato: 8 mesi ago

Pappa di Via Lattea

Noi di TIM siamo orgogliosi di essere a Sanremo per il secondo anno consecutivo come sponsor unico per ribadire il nostro primato tecnologico e con l’intento di superarci rispetto alla comunicazione dell’anno scorso. Anche in questa edizione offriremo 5 spettacoli nello spettacolo. Giorno dopo giorno costruiremo un racconto a puntate il cui quinto episodio, grazie a una tecnologia una volta impensabile, ci darà la possibilità di portare sul palco insieme a Mina una cosa che non si era mai vista prima”: con queste parole ricche di affascinanti sottintesi e immaginìfici omissis il Direttore Brand Strategy & Media TIM Luca Josi ha anticipato lunedì scorso, nel corso della conferenza stampa di presentazione del Festival, l’opera digitale in cinque atti di cui abbiamo visto ieri sera la prima puntata con un’intrigante Mina-aliena in viaggio interstellare verso il Pianeta Terra in compagnia di un pacifico plotone di ufo-robot ballerini e di un computer di bordo che ha la voce sorniona e inconfondibile del nostro Mauro Platy Coruzzi. Il tutto – per la gioia dei nostri occhi e delle nostre orecchie – si concluderà sabato sera sul palco dell’Ariston con una grandiosa, inimmaginabile sorpresa sulle allegre note swinganti di Another day of sun, brano – tratto dal recente musical campione di incassi La la land - che dalla fine dello scorso dicembre è subentrato al tormentone All Night come colonna sonora dei telecomunicati TIM. Di più per ora non possiamo dirvi, se non che l’incalzare delle spettacolari novità mazziniane in arrivo ha costretto noi maldestri pennivendoli del Minafanclub a modificare in extremis sia il timone della fanzine primaverile (dando più spazio all’articolo iniziale sulle news della Mina 2018) sia la stupenda copertina in un primo tempo dedicata al quarantennale del Live 78

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Pubblicato: 9 mesi ago

Il gusto di essere unica

In attesa delle ormai prossime – sconvolgenti… – sorprese legate al sodalizio mazziniano con Tim, vi anticipiamo l’incipit del minuzioso e illustratissimo dossier sulla storia di Mina testimonial – dal titolo Love for sale – che troverete nella nuova fanzine…

Nella primavera del 1996 il settimanale Pubblico condusse tra un centinaio di creative director delle principali agenzie pubblicitarie italiane un sondaggio sui personaggi famosi ritenuti testimonial ideali. In testa alle preferenze si piazzò – con quotazioni ritenute “inestimabili” – nientemeno che Papa Wojtila, seguito da Umberto Eco (valutato 5 miliardi di lire dell’epoca) e dalla nostra Mina alla cui ipotetica apparizione in uno spot gli interpellati attribuirono un valore commerciale di 3 miliarducci. Dietro di lei, con stime comprese tra le tre e le due migliaia di milioni di lire, si classificarono altri vip mediaticamente poco inflazionati (e proprio per questo giudicati più credibili) come Enrico Cuccia, Claudio Abbado e Giorgio Strehler.

Compilare un’analoga graduatoria sarebbe, ai giorni nostri, un’impresa a dir poco ardua, e non solo per il “trascurabile” fatto che tutte le sopraccitate celebrità, a esclusione della sempiterna Tigre, sono passate nel frattempo a miglior vita. Nel precario e inconsistente star system odierno – sempre più popolato di intercambiabili divetti-lampo sfornati dai vari talent o reality show – perfino il più volenteroso dei pubblicitari stenterebbe a individuare tre o quattro volti noti in grado di promuovere con efficacia un qualsiasi prodotto per più di un paio di stagioni. Non deve quindi sorprendere che un colosso della telefonia come Tim abbia deciso di andare sul sicuro puntando sul carisma senza tempo di Mina per le sue più recenti campagne televisive (e per quelle che verranno). Il portentoso quid che fa della Mazzini – oggi come sei decenni fa – la testimonial più affidabile e carismatica in circolazione è stato ripetutamente indagato in fior di trattati semiologici e in fluviali tesi di laurea. Ma a fornirne in poche folgoranti parole la spiegazione più valida e veritiera è stato probabilmente Massimiliano Pani nel corso di un’intervista concessa alcuni anni orsono al compianto settimanale Epoca: “Mia madre è una che se avesse fatto la commessa della Standa avrebbe comunque costretto gli altri ad abbassare lo sguardo. Perché in lei c’è una forza speciale che non deriva dalla fama, ma da lei stessa…”. E il bello è che questa “forza incantatrice” ha continuato per vie imperscrutabili a sedurre il pubblico (e, di conseguenza, i pubblicitari) anche dopo l’addio di Mina alle scene, ammantandosi di un ulteriore alone di magia e di mistero (…).

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Pubblicato: 9 mesi ago

Minafanclub 83: anteprima!

MINAFANCLUB 83 

In attesa di svelarvene nei prossimi giorni la stupefacente copertina, vi anticipiamo i titoli principali del sommario della nuova, ricchissima fanzine:

 

2018, “traiettorie nuove” per Mina

LA PRIMA NON È PIÙ EVA

di Loris Biazzetti

 

Sei decenni di Mina testimonial dai Caroselli Atlantic ai jingle Tim

LOVE FOR SALE

di Loris Biazzetti

 

Scripta Minant / 5 

UNA MAGGIORE PERCENTUALE DI ANIMA           

di Mina

 

I primi quarant’anni di un’annata irripetibile

UNICAMENTE SETTANTOTTO

di Loris Biazzetti (e Pino Presti)

 

Bussoladomani memories

SETTANTOTTO PAROLE D’AMORE

di Rina Gagliardi e Paolo di Stefano

 

Mina dal vivo prima e dopo il ’78: dai concerti in pubblico ai live in studio a porte chiuse

CON O SENZA VOI

di Antonio Bianchi

 

Ultimissime dal pianeta Mina

COME GOCCE 

 

… Questo e molto, molto altro in 72 illustratissime pagine tutte a colori.

 

IN SPEDIZIONE NELLA SECONDA METÀ DI MARZO

Mina
Pubblicato: 9 mesi ago

Viva voce

In attesa dell’anteprima – entro fine mese – della stupefacente copertina e del ricchissimo sommario, vi regaliamo un primo assaggio della nuova superfanzine primaverile 83 anticipandovi l’incipit del prezioso excursus di Antonio Bianchi sulla Mina dal vivo – sia nei concerti in pubblico del primo ventennio di carriera che nei successivi live in studio a porte chiuse – che farà da sfizioso corollario al dossier celebrativo del quarantennale del Live 1978, scelto come argomento-clou del numero insieme a una dettagliatissima e splendidamente illustrata monografia su Mina testimonial dal primo Carosello del ’59 per i Frigoriferi Atlantic all’attuale sodalizio con Tim…

di Antonio Bianchi

 

Sei decenni dall’ingresso sul primo palcoscenico, quello di Castelvetro Piacentino, il 14 settembre ‘58. Quarant’anni dall’ultima standing ovation a Bussoladomani. Cinquant’anni dal concerto alla Bussola, del 14 aprile ’68, per il decennale di carriera (poi confluito nel primo disco “live” della produzione mazziniana). Venticinque anni da Mina canta i Beatles e da Lochness volume 1, in cui per la prima volta fa capolino con compiutezza la fragranza del “live in studio”. Una serie di compleanni che non poteva passare inosservata sulle pagine della nostra fanzine. Anche perché fra i tanti mosaici pazientemente ricostruiti dal Mina Fan Club, quello relativo alla Mina dal vivo è stato affrontato per piccole porzioni e mai nella sua compiutezza.

Urge un’annotazione autoreferenziale: appartengo a una generazione che per una manciata d’anni non ha potuto lambire la Mina in concerto. Una considerazione questa che vale per una buona percentuale d’irriducibili mazziniani. Tanti, come me, si avventano voraci sugli amarcord di chi ha avuto la possibilità di assistere a un concerto di Mina. Si tratta di testimonianze emozionanti che, però, lasciano un po’ d’amaro in bocca. Perché ricreano il contesto, la trepidazione, il coinvolgimento del pubblico e la luminosa presenza di Mina, sempre “Bravissima” ma senza mai provare a lambire un perché. Buona parte di queste disamine, in fondo, sorvola sul vero oggetto d’interesse: la musica, l’approccio interpretativo, le scelte di repertorio, le formazioni orchestrali, il brano considerato più coinvolgente…

Sarebbe bellissimo poter leggere annotazioni mirate da parte di chi ha avuto la possibilità di assistere, in anni diversi, a più concerti mazziniani. Perché la Mina del ’78 – per limitarci a esempi documentati discograficamente e verificabili da chicchessia – è altra cosa dalla Mina del ‘72, a sua volta diversa dalla Mina con Gaber, dalla Mina alle prese con i tour balneari degli anni ’60 e, più indietro, dall’“urlatrice” degli esordi. È sempre Mina, ma la formazione orchestrale, le atmosfere, l’impostazione vocale, il repertorio, l’approccio interpretativo la rendono sempre diversa. Si delineerebbero considerazioni inedite, mai verbalizzate, mai indagate, mai precisate (…)

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Pubblicato: 9 mesi ago

E così Siae

(Fonte: rockol.it)
La casa discografica svizzera Pdu entra a far parte della Siae. A darne notizia in una nota è la stessa Società Italiana degli Autori e degli Editori specificando che la «Pdu, la storica casa editrice di Mina, diretta da Massimiliano Pani, ha affidato alla Società Italiana degli Autori ed Editori la gestione per l’Italia dei diritti d’autore del proprio catalogo». Il catalogo editoriale «di Pdu, label discografica ed editoriale – ricorda la Siae – è composto da più di 900 brani e abbraccia diversi stili musicali che vanno dal pop al rock, dalla musica classica al jazz e al tango. Fanno parte del catalogo grandi successi di Mina e degli Audio 2, oltre a musiche originali composte per il cinema e per fiction televisive». «Sono stato membro del Cda di Suisa (la cooperativa degli autori ed editori di musica svizzera ndr) fino al 2015 e da quell’osservatorio privilegiato ho potuto constatare come Siae sia tra le società europee che hanno lavorato di più e meglio in questi ultimi anni per aggiornare la sua struttura e la sua operatività ai cambiamenti enormi che la tutela degli autori/compositori e degli editori necessita. Questa dirigenza, a partire dal presidente Sugar, ha dato nuovo impulso e prestigio a Siae anche a livello internazionale. Siamo felici di farne parte», ha affermato Massimiliano Pani. «Siamo molto orgogliosi di dare il benvenuto in Siae a Pdu Music&Production, che vanta un catalogo di grandissimi successi, e ringraziamo Massimiliano Pani per averci scelti per gestire la raccolta dei diritti d’autore dei brani della casa editrice di famiglia – ha commentato Filippo Sugar, presidente di Siae. – Colgo l’occasione per ringraziare gli 86.516 autori ed editori che hanno deciso di restare nella loro casa, e sono orgoglioso di dare il benvenuto agli 11.180 nuovi iscritti degli ultimi 12 mesi. Si tratta di un record assoluto nella storia di Siae, a conferma che la formula di società collettiva no profit gestita direttamente dagli autori e dagli editori secondo criteri di parità di trattamento e di non discriminazione è quanto mai forte e attuale. E infatti, dopo aver realizzato che nel diritto d’autore l’unione fa la forza e che nessuno può difendere e far progredire questa cultura meglio della propria casa comune, sono sempre più gli autori e gli editori che stanno tornando in Siae».