Il Blog

mina vialattea
Pubblicato: 7 mesi ago

Perché io so che ci sei…

(Illustrazione: Gianni Ronco)

“L’assillo è sempre quello: come poter dimostrare a Mina il nostro affetto sincero, specialmente in un giorno speciale come quello del suo compleanno, senza rischiare di essere stucchevoli e invadenti? Il fatto di non aver mai ambito ad alcun tipo di contatto personale con lei rende il nostro Club assolutamente atipico nel suo genere. Facciamo da decenni una rivista dedicata a Mina senza stare troppo a chiederci se lei l’apprezzi o meno. Ma va benissimo così: un amore vero non ha bisogno di conferme o di gratificazioni. Ed è per questo che, anche in un giorno speciale come questo, non sentiamo la necessità di inoltrarle messaggi particolari. Lei sa che ci siamo e questo ci basta”.

Con questo anomalo biglietto di auguri,  scritto in occasione di un 25 marzo di oltre un decennio da, avevamo cercato di tradurre in sillabe quel sottile e inesplicabile “sentimento di raso” che da sempre ci lega a Mina. Le stesse parole, liberamente attinte a una bellissima canzone degli Audio 2, sono perfettamente riciclabili per l’altrettanto discreto happy birthday di oggi ma, in fondo, suonerebbero perfette in qualsiasi altro giorno dell’anno. Festeggiare compleanni e ricorrenze varie, del resto, non è mai rientrato nello stile di un’artista da sempre controcorrente e protesa verso il futuro come Lei.  E mentre Raitre si appresta, come annunciato nella presentazione dei palinsesti primaverili della Rete, a dedicarle uno special  – griffato Pino Strabioli - che solo per caso andrà in onda poche settimane dopo il 60° anniversario del debutto televisivo del 4 aprile 1959 ne Il Musichiere, Mina è già al lavoro in sala d’incisione per un nuovo, ambizioso, sorprendente album destinato ad agitare non poco, nel prossimo autunno, le acque stagnanti del mercato discografico italiano. Aspettare per credere…

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Pubblicato: 7 mesi ago

Axel, nero su Blanche

Oltre a regalare a Mina una serie di splendide canzoni sia come autore (da La sola ballerina che tu avrai a Only this song, solo per citare i primi due titoli che ci vengono in mente) sia come abile ricercatore di gemme nascoste scovate in Rete (You Get me e Esta vida loca vi dicono qualcosa?), negli ultimi anni Axel Pani ha affinato e corroborato la propria vocazione di musicista con un’intensa attività dal vivo tra Francia e Italia, condividendo spesso e volentieri il palco (e le session casalinghe) con l’amico parigino Ruben Ruta. Ed è da questo sodalizio umano e artistico che ha preso forma il progetto Blanche ora realizzato nell’album omonimo. Ma lasciamo che sia lo stesso Axel a parlarcene…
di Axel Pani
Dopo diversi anni passati a scrivere, avevo il desiderio di dedicarmi ad un progetto che potessi curare da cima a fondo. Un disco.
Vivo a Parigi da sette anni ormai ed ho avuto il piacere di incontrare tanti musicisti con i quali ho condiviso lavoro, amicizia, vita.
Una grande amicizia nata con un musicista di qui, Ruben Ruta, é stato il principio. Venendo da mondi diversi e con influenze musicali molto distinte, l’esercizio era perfetto. Mettersi a scrivere e poi curarne tutte le tappe: arrangiamento, produzione ed infine il live.
Da questo desiderio di contaminazione e confronto tra me e Ruben nascono i Blanche. Un piccolo gruppo indipendente che dopo due anni di attività tra live e studio ha prodotto un disco omonimo, appena pubblicato.
Oltre a scriverci e suonarci il disco abbiamo voluto creare uno sforzo collettivo, coinvolgendo amici musicisti a noi vicini e dalle influenze più disparate. Abbiamo quindi chiesto ai Klune, a Stefano Milella ed Ugo Bongianni di intervenire sul disco attribuendovi le proprie influenze.
Nel bene e nel male questo progetto é la somma di esperienze incontaminate, libere, con l’unico intento di proporre una sonorità e scrittura alternativa alla proposta attuale italiana. Abbiamo costruito questo suono soprattutto dal vivo, suonando sia in Francia che in Italia e tra le piccole grandi soddisfazioni che abbiamo portato a casa abbiamo avuto anche il piacere di aprire dei concerti degli Afterhours.
Blanche é la somma di tutto questo, che per quanto piccolo e discreto é un esercizio sincero di creare qualcosa di bello. Una piccola testimonianza del lavoro dei singoli e di una visione d’insieme di chi la musica la ama e cerca di rispettarla.
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Pubblicato: 7 mesi ago

La vie en Blanche

In occasione del lancio del suo nuovo progetto discografico – sotto il nome di BLANCHE – in duo con l’amico Ruben Ruta, diamo il via a una serie di post dedicati ad Axel Pani riproponendovi l’articolo che gli dedicammo dieci anni fa all’indomani della pubblicazione di Facile, album in cui l’allora 23enne primogenito di Massimiliano proseguiva con nonna Mina la felice collaborazione avviata nel 2006 con la deliziosa Per poco che sia. A questo amarcord seguirà – domani – uno scritto dello stesso Axel sulla genesi e sui contenuti dell’album in uscita con tanto di link delle tracce in anteprima. Al disco e ai suoi protagonisti, ovviamente, sarà riservato un ampio spazio anche nella prossima fanzine tardoprimaverile…

 

Axel Pani e Mattia Gysi, minimalisti eccellenti tra rock e melodia

LE PICCOLE COSE DI OTTIMO GUSTO

“Axel ha cominciato a scrivere canzoni piuttosto tardi, verso i 18 anni - ci spiega papà Massimiliano – ma lo ha fatto subito con personalità ed efficacia, sia da solo che con il suo co-autore Mattia Gysi, amico di sempre. Il suo è una sorta di rock inglese minimalista, qualcosa di molto attuale ma radicato nel blues. Credo che sia il genere che hanno dentro i ragazzi della sua generazione. Sicuramente lui sa fare l’autore. Non è un musicista professionista e per un compositore ciò può essere un vantaggio: scrivere con la testa libera senza sentirsi pressato – perché il lavoro che produce il reddito è un altro – sarebbe la condizione migliore. Gli auguro di riuscire a trovare questa strada alternativa che gli permetta comunque di coltivare la scrittura musicale…”.

A tre anni dal suo esordio con la tenerissima Per poco che sia di cui nonna Mina si innamorò al primo ascolto (tanto da definirla “Una zolletta di zucchero che non finisce mai di sciogliersi in bocca e nel cuore”), Axel ha fatto nuovamente centro con l’altrettanto soave Con o senza te: “Una ballad – ha scritto un critico solitamente poco incline ai complimenti come Marco Mangiarotti – che ha l’annullo dei francobolli da collezione nel mondo delle mail. Mina la canta con un soffio di voce e com immensa emozione”. 

Con o senza te – ci racconta Axel – è una delle prime canzoni che ho composto in coppia con Mattia. E’ nata per caso, nel giro di poche ore, in una delle tante sere in cui abbiamo suonato insieme per il puro piacere di farlo, con un primo testo in finto inglese che in seguito sarebbe stato magistralmente scritto in italiano da Lele Cerri. Ma va a mio padre il merito di aver dato al brano, come già aveva fatto con Per poco che sia, quella dolcezza e quella pulizia che noi due non eravamo riusciti a conferirgli nella sua prima stesura…”.

L’entusiasmo del giovane Pani è pienamente condiviso dall’amico Mattia, classe 1985, anche lui studente di economia a Londra: “Sentire Con o senza te dalla voce quasi sussurrata di Mina, come solo lei è in grado di fare, e con i bellissimi arrangiamenti di Massimiliano, è un’emozione indescrivibile che si rinnova ad ogni ascolto. Tutto Facile, del resto, mi è parso un disco splendido, fresco, giovane, pieno di potenziali singoli. Le mie canzoni preferite? Non si butta via niente e il duetto con Manuel Agnelli. Ma anche Non ti voglio più è molto forte. Quanto al mio sodalizio artistico con Axel, dura ormai cinque anni ed è basato soprattutto sulla grande amicizia che ci lega e che si riflette positivamente nei nostri incontri musicali. Il fatto, poi, di avere stili e gusti diversi non fa che arricchire la nostra collaborazione, rendendo l’interazione più interessante. Purtroppo, per motivi vari – soprattutto legati ai nostri impegni di studio – ultimamente le occasioni per vederci si sono fatte un po’ più rare. Ma abbiamo pronti nel cassetto diversi brani finiti e altri sui quali dobbiamo ancora lavorare…”.

Se Mattia, in virtù della sua formazione musicale più classica (a cinque anni ha preso le prime lezioni di pianoforte per poi accostarsi alla chitarra da autodidatta) rappresenta la parte più “melodica” del duo, Axel ne incarna senz’altro la componente più rock. Rock leggero, beninteso. Che non a caso è il genere cui Pani jr. si è ispirato per musicare – da solo, due anni fa, durante una delle sue trasferte universitarie Oltremanica – Il frutto che vuoi, il brano di Facile che la Sony ha poi scelto come singolo apripista dell’album. A destare la curiosità dei fans, più ancora della versione ufficiale del brano pigramente diffusa dalle radio a partire dal 9 ottobre, è stata la bellissima alternate take inedita diffusa in quegli stessi giorni sul sito ufficiale mazziniano. “Quella che avete ascoltato su www.minamazzini.com – spiega Axel – è la prima stesura del pezzo, più veloce ed aggressiva, della quale mia nonna non era del tutto soddisfatta. Ha poi deciso di ricantarla su una base lievemente rallentata dopo aver chiesto all’autore del testo, Maurizio Morante, la modifica di alcuni versi…”.

Ma a proposito di testi, senza nulla togliere alle prove come sempre impeccabili (anzi, stavolta più “giovani” e frizzanti che mai) dei veterani Cerri e Morante, viene da chiedersi se per Axel, che di padronanza linguistica ne ha da vendere, non sia per caso giunto il momento di cimentarsi anche nelle vesti di paroliere.   

“Scrivere le parole di un brano è un lavoro serio - è la sua risposta - e per ora lo lascio volentieri a chi di esperienza e capacità ne ha più di me. Certo, imparare a lavorare sui testi sarebbe affascinante (attualmente ci sto provando in inglese), ma fino a quando non avrò raggiunto i livelli che desidero, farò bene ad affidarmi a grandi professionisti come Lele e Maurizio…”. 

Nel frattempo, il ragazzo continua a crescere e ad aprirsi a nuovi mondi musicali. E’ stato lui, come è noto, a scoprire su Youtube (su segnalazione di un amico di origini spagnole) Questa vita loca e a farla poi ascoltare subito dopo alla nonna, come è solito fare ogni volta che si imbatte in un brano che suppone possa interessarle. In questo caso, però, si è dato la classica zappa sui piedi, dato che, per far posto al meraviglioso pezzo di Cespedes, Mina ha dovuto estromettere dalla tracklist di Facile, guarda caso, proprio una sua canzone.

Poco male: Axel avrà certamente modo di rifarsi nel prossimo disco. Alcuni suoi pezzi, scritti da solo o con Mattia, sono già stati arrangiati. Un altro brano lo ha appena composto – per la prima volta – in coppia con papà Max. E c’è in ballo anche un’importante collaborazione artistica in ambito extrafamiliare. Ma lui di tutto questo, per ora, preferisce non parlare. “Per prima cosa - taglia corto Massimiliano – Axel deve pensare a laurearsi entro l’estate. Poi si vedrà. Rapportarmi con lui è facile perché è un ragazzo di qualità, intelligente, sebbene molto simile a me nelle insofferenze e negli sbalzi umorali… Lo capisco perché mi rivedo in lui. Se sono felice di averlo contagiato con la musica a risvegliare i sentimenti veri, mi dispiace di avergli passato alcuni tratti meno positivi del mio carattere…”.

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Pubblicato: 8 mesi ago

Nozze d’oro in Basilica

Tra i tanti anniversari a cifra tonda di questo 2019 che promette – e in minima parte ci ha già regalato – sorprese sfavillanti, ce n’è uno che ricorre proprio in queste settimane: il mezzo secolo trascorso dalla prima incisione di Mina – sulle note benauguranti di Non credere – sotto le volte de La Basilica. Dalle nostre fanzine passate abbiamo estrapolato due preziose testimonianze sugli antefatti del magico debutto della Tigre in quella che per una dozzina di anni sarebbe stata la sacrale location di tanti suoi capolavori discografici…

NUCCIO RINALDIS

“… La mia storia con Mina risale al 1968, quando la incontrai negli studi della Fonorama di Carlo Alberto Rossi, dove lavoravo abitualmente. Dopo che lei decise di aprire uno studio proprio, La Basilica, mi venne offerta la possibilità di diventare il suo tecnico del suono. La Basilica, situata nel coro della chiesa di San Paolo, in Milano, era un ambiente molto spazioso, alto e austero, atto in modo particolare alla registrazione della musica classica. Con opportune modifiche strutturali (cabine per la batteria) e adeguate pannellature, nei primi mesi del ’69 iniziammo ad incidere nella nuova sala, realizzando innumerevoli canzoni che sarebbero poi diventate grandissimi successi. A cominciare da Non credere. Registrare la voce di Mina mi sembrò un’esperienza unica e indescrivibile, un premio per tutto il lavoro fatto in precedenza…”. (Da Il suo canto liberoStoria e gloria della PDU di Mina, fanzine n° 67, 2008)

VITTORIO BUFFOLI

“… Un altro pesce grosso che, sul finire del ’68, Capitan Mazzini riesce abilmente a imbrigliare nella sua rete è il vecchio amico Vittorio Buffoli, fino a quel momento direttore artistico di Casa Ariston. Recatosi appositamente a Milano per incontrarlo, il boss della PDU gli comunica la propria intenzione di trovare per la figlia una sala di registrazione a tempo pieno con cui evitare le salatissime spese orarie fin lì pagate per affittare gli studi altrui. E gli confessa di aver pensato proprio a lui come perfetto coordinatore artistico della filiale milanese dell’etichetta che all’inizio del nuovo anno aprirà i battenti negli ampi uffici Fidinam di via Senato 12. L’autore di Amorevole si mostra, lì per lì, poco propenso ad accettare l’allettante proposta: “Per quanto riguarda chi dovrebbe prendersi artisticamente cura di Mina, penso di avere la persona giusta: il Maestro Rapallo, un professionista serio che attualmente sta lavorando con la Casa Editrice Curci, ma che di certo sarà onorato di accettare l’incarico. Per lo studio di registrazione vedrò che cosa posso fare…”. Quest’ultima – mezza – promessa diventa realtà in men che non si dica: la casa discografica La Voce del Padrone possiede infatti all’interno del coro della sconsacrata chiesa milanese di San Paolo Converso – all’incrocio tra Corso Italia e Piazza Sant’Eufemia – una sala d’incisione che il Direttore Generale Mr. Lee ha deciso di vendere con annesse tutte le apparecchiature. Buffoli lo contatta seduta stante.“Vedi tu quanto possiamo ricavare – è la risposta di Mr. Lee –. Tu sai quanto può valere una sala attrezzata di tutto punto. Ma se il signor Mazzini è un tuo amico, puoi anche decidere di cedere il tutto gratuitamente”. Ed è così che il padre di Mina riesce ad aggiudicarsi quasi senza spendere una lira (also sprach Vittorio…) la mitica Basilica dove la Tigre inizierà a registrare i suoi dischi da Non credere in poi. Quanto alla direzione artistica della nascente PDU Italiana, Mazzini boccia senza indugio la candidatura del pur valido Tarallo suggeritagli dal Maestro bresciano: “Nooo, so io chi voglio! La persona alla quale sento di affidare ciecamente i successi di mia figlia è lei, caro Vittorio…”. Di fronte a tanto perentoria risolutezza, Buffoli non osa oppore ulteriore resistenza: dai primi mesi del 1969 e per oltre un quindicennio, spetterà a lui – novello Cardinale Richelieu – l’invidiato ruolo di intermediario tra il mondo autorale e la Regina delle interpreti… ” (Da Ricomincio da 10 – Il 1968 di Mina tra liberazione e rivoluzione, fanzine n° 82, 2017)

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Pubblicato: 8 mesi ago

Il nostro caro Angelo

Mina ancora avanti… e le altre, tutte in soffitta!

In uscita il nuovo album di Mondo Marcio, contenente il duetto inedito con Mina; lo aspettavamo da quando il rapper ci ha letteralmente lasciati senza fiato con il suo album Nella Bocca Della Tigre, con un Mina in ogni traccia; certo erano ritornelli o piccole frasi estrapolate da pezzi già editi ma, inseriti in un contesto così nuovo e radicale, suonavano completamente nuovi. Il concept era perfetto e i pezzi tutti molto forti.

Con questa inedita Angeli E Demoni, Mina si pone però un passo più avanti, dimostrando che la sua intelligenza vocale non teme nulla, nemmeno essere inserita in un contesto così sfacciatamente “contro” dai suoni decisi e contemporanei.

Quello che più impressiona è scorrere l’elenco dei musicisti che hanno lavorato a questo album: tutti musicisti della buona scuola del primo rap, tra cui Mina sembrerebbe stare come i cavoli a merenda, se non fosse per il fatto che il suo graffio è ancora fortemente inciso nella contemporaneità, da rispedire al mittente qualsivoglia possibilità di critica.

Ribadire la modernità e la versatilità del La Voce potrebbe suonare logorroico, ma il confronto con l’impastata, biascicata pronuncia del trentaduenne rapper fa davvero impallidire persino il più distratto ascoltatore.

Purtroppo per la Musica in italiano, è prassi sempre più comune tra le nuovissime generazioni di cantanti (anche se chiamarli cantanti mi crea un piccolo moto alla bocca dello stomaco) enfatizzare difetti di pronuncia, o involgarire il canto con cadenze volutamente sporche che sconfinano nel dialettale; basta concedere l’orecchio a personaggi come Ultimo, Carl Brave, Franco 126, Sfera Ebbasta, Coez, Fedez, Achille Lauro, per ritrovarselo devastato da intollerabili stonature e da una pronuncia talmente alterata da farci dimenticare la nostra bella Lingua Italiana. Quanto lavoro ci sarebbe per logopedisti e insegnanti di dizione se la cosa importasse a qualcuno.

Purtroppo Mondo Marcio in questo album non fa eccezione (a giudicare anche dalle brevi preview da iTunes) con quelle erre così vezzosamente e prepotentemente arrotate, che lo fanno sembrare un vecchio cantante “confidenziale” degli anni ’50 che strizza l’occhio agli urlatori.

Mina invece è incantevole nella sua durezza, estatica e disillusa, ragazza e uomo; prende quei pochi versi e ne fa un monumento di rigore e pulizia che ci fa rimpiangere il fatto che non si sia concessa di fare (molto meglio del suo “collega”) anche qualche barra di rap in una strofa o due… peccato. Speriamo per la prossima volta, visto che a giudicare dalle ultime uscite, ci si potrebbe aspettare qualcosa di talmente nuovo e sfavillante da relegare per sempre le varie Emma, Laura Pausini, Anna Tatangelo, in soffitta con le bisnonne Wilma De Angelis e Carla Boni… ma non è già così?
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Pubblicato: 8 mesi ago

La voce della luna

“Mina ha la faccia della luna. Gli occhi sono dolci e crudeli. La bocca chiama dal cielo le comete: basta un fischio”. (Federico Fellini)

Dopo un trasloco quasi più travagliato di un esodo biblico e un forzato blackout internettiano di qualche settimana, nella nuovissima sede del Minafanclub – annotate l’indirizzo: via Chambéry 182, 11100 Aosta – è stata finalmente riattivata in questi giorni “la sola connessione che ci unisce e sempre ci unirà” e siamo pertanto in grado di ripartire con i nostri periodici aggiornamenti sul blog. Mentre noi eravamo scollegati dal mondo, come sapete, è successo di tutto. A cominciare dall’ennesimo exploit di Mina nelle telepromozioni Tim del Festival di Sanremo appena archiviato: “La platea dei telemorenti – ha entusiasticamente commentato a tal proposito il sito dagospia – è stata svegliata dall’assente più presente della scena artistica italiana: Mina. Per il terzo anno consecutivo la tigre di Cremona si è presentata all’Ariston in compagnia di Tim – lo scorso anno, arrivò addirittura in ologramma! – ammutolendo la platea con la sua voce stellare in una versione riadattata di Kiss the sky di Jason Derulo, per la campagna ‘Oltre i confini- Viaggia nello Spazio’, sessanta secondi di adrenalina ed emozione con cui Tim ha voluto celebrare due anniversari: il 50° della prima connessione internet  e della discesa del primo uomo sulla Luna. Intervallato dalle immagini dei sognatori che hanno conquistato il cielo – da Lindbergh ad Armstrong – il racconto, ambientato nello Spaceport del New Messico, progettato da Norman Foster per i prossimi viaggiatori spaziali, rappresenta il kick off di un programma, in onda su TIM Vision, che selezionerà l’aspirante viaggiatore al primo viaggio sub orbitale offerto da TIM”. Ma la spettacolare versione italiana dell’hit di Derulo – firmata col titolo Il segnale dal bravissimo Alberto De Martini, pubblicitario milanese che a Mina ha regalato in passato altri testi memorabili per diversi branimusicati da Max tra cui Certo su di me, Un tipo indipendente e L’irriducibile – non è l’unica sorpresa mazziniana che ci ha deliziato nel corso della kermesse rivierasca: nella serata di sabato, infatti, la ciliegina finale è stata una sorprendente Timtarella di luna riveduta e corretta per esigenze di sponsor – con tanto di splendida Minona full moon occhieggiante dal cielo artificiale dell’Ariston – con cui la Nostra ha ironicamente celebrato i sessant’anni di inestinguibile gloria del suo primo ‘numero uno’ nella Hit Parade a 45 giri. Come se non bastasse, negli stessi giorni il rapper Mondo Marcio ha preannunciato l’uscita – prevista per marzo –  del suo prossimo album Uomo! un brano del quale, Angeli e demoni, vedrà la partecipazione straordinaria della Tigre. E se a tutto questo aggiungessimo che negli studi GSU di Lugano già fervono i lavori di un nuovo album destinato a lasciare tutti a bocca aperta? No, forse è meglio – per ora – rimanere coi piedi per Terra interrogandoci in silenzio sui criptici segnali di quella magica Luna così lontana e così vicina…

p.s. Una menzione speciale per il long seller Paradiso che, ormai a un passo dal traguardo delle 40.000 copie vendute, è risalito questa settimana al 41° posto della classifica FIMI debuttando – con l’edizione su vinile bianco appena pubblicata – al 7° posto tra i 33 giri più venduti. 

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Pubblicato: 9 mesi ago

Esperame en el cine

Le canzoni che il mondo del cinema ha amorevolmente “rubato” al repertorio di Mina non sono meno numerose di quelle che Lei ha a sua volta attinto alle più disparate colonne sonore (vedi i casi recenti di Another day of sun da La La Land o Christmas in love dall’omonimo cinepanettone di Neri Parenti) e più prima che poi sarà doveroso dedicare al monumentale argomento un adeguato superdossier sulla nostra fanzine. In occasione dell’imminente Festival Internazionale di Berlino – in programma dal 7 febbraio – sarà presentato il biopic di produzione americano-irlandese Shooting the Mafia che il regista Kim Longinotto ha dedicato alla fotografa e politica Letizia Battaglia e alla sua lotta contro la mafia. A fare da sottofondo alle scene di giovinezza di Letizia e ai titoli di coda del film è Il cielo in una stanza nella leggendaria versione incisa nel 1960 dalla ventenne Tigre. E un altro romanticissimo classico dello stesso periodo – la donaggesca Come sinfonia lanciata all’indomani di Sanremo ’61 – è stata scelta da un mazzinianio di lungo corso come Pedro Almodovar come tema principale della sua nuova fatica cinematografica – dal titolo Dolor y Gloria e con Antonio Banderas e Penelopez Cruz protagonisti – che debutterà nelle sale iberiche il prossimo 22 marzo.

(Grazie agli amici Paul Rossello Palaguer e Luciano Siliprandi per le preziose segnalazioni)

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Pubblicato: 9 mesi ago

Perché io e te?

di Luigi Iacobellis

A poche settimane dall’uscita del nuovo album di Mina, è arrivato il momento di scrivere in libertà, più che una recensione. una dichiarazione d’intenti.
Paradiso è arrivato come un ulteriore grande gesto d’amore e rispetto incondizionato per la musica e per Lucio Battisti. La pulizia e l’accuratezza nel lavoro di rimasterizzazione dei brani già incisi che hanno preso una luce diversa e così intensa, la gioia e la bravura sfacciatamente fuori ogni misura che ha mostrato negli inediti hanno un solo significato, che solo i grandi come lei realizzano nell’incoscienza di esserlo. Anche nella copertina. Quando iniziarono i primi rumors su questo lavoro battistiano avevo scommesso in una copertina minimal, senza foto e disegni, pulita, forse anche totalmente bianca. E non mi sono sbagliato. Il risultato rispecchia totalmente quello che Lei ha deciso di rappresentare: una Artista grandiosa e ricca di umiltà che riduce ad un disegno monocromatico di 1 cm la sua immagine per lasciare spazio all’azzurro e al bianco di un immaginario spartito o di un libro. Inserendo all’interno degli scatti bellissimi che sarebbero potuti diventare copertine ad effetto. Un invito a leggere, ad ascoltare, a rendere nuovamente proprio tutto quel patrimonio che ormai scorre nel tempo, nelle vene di chi ama questa musica impropriamente detta “leggera”.
In questo lavoro Mina c’è sempre, in punta di piedi, e si sente. Ma anche si legge, come nella lettera scritta per Lucio e ripubblicata nell’album dove ha espresso ancora una volta il senso ultimo del suo lavoro, al di là delle apparenze, delle luci, dei lustrini e delle immagini. “Che talento straordinario, che dono raro quello di essere capiti da tutti e da tutti essere amati proprio per quello che realmente si è”, scriveva a Lucio. Aggiungo io, che grande onore amarti e avere ogni giorno al proprio fianco una artista che crede così tanto nel suo lavoro e nel messaggio che vuole trasmettere. Mai ancorato solo al passato ma proiettato all’essere, alla progettualità, al nuovo, al talento vero, alle emozioni autentiche.
E il risultato di Paradiso è eccelso. Merito delle sue interpretazioni e del dono di una voce che ha deciso di condividere, di quel profondo senso di appartenenza, del crederci fino in fondo nel progetto, atmosfera materialmente palpabile in sala d’incisione e rimasterizzazione tra Lei e tutti i suoi più fidati collaboratori.
“Io e te, io e te, perché io e te? Qualcuno ha scelto forse per noi?” sono le prime parole interpretate nel disco. Certe domande non hanno risposta. Di certo, il mio regalo più bello sei stata e sarai sempre tu, Mina, amica e donna della mia specie.
Paradiso, Lucio Battisti Songbook. Il nuovo meraviglioso album di una ragazza, ripeto, sfacciatamente brava. E il 2019 sarà una esplosione di emozioni.

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Pubblicato: 9 mesi ago

Cose che neanche TIMmàgini…

Mentre il fantastico Paradiso veleggia spavaldo verso le 40.000 copie vendute e – sempre in ambito Warner – la Collection 3.0 ha appena conquistato il suo primo disco d’oro (ma trattandosi di long sellers buoni per ogni stagione, entrambi gli album promettono di avere ancora davanti un lungo e luminoso cammino), Massimiliano Pani ha ufficializzato ieri, in una lunga intervista concessa a Maurizio Caverzan de La verità, la riconferma del sodalizio Mina-Tim anche per l’ormai imminente Sanremo. “Di sicuro – si legge nell’articolo – si rinnoverà il racconto in cinque episodi, uno per sera, ideato da Luca Josi, direttore della struttura Branded Strategy e Media del marchio e creatore della formidabile campagna, che dura da più di due anni, con il ballerino Sven Otten, in arte JSM. Sarà una piccola soap opera, con sorpresa finale”. Il titolo del brano scelto per l’occasione – che Mina sta per incidere proprio in questi giorni – è ovviamente ancora top secret, ma da quanto si può intuire dalle sibilline anticipazioni svelate da Max dovrebbe essere un recente brano funky americano riproposto in lingua italiana. “Sarà qualcosa di sorprendente, una cosa veloce e positiva”, promette il gran timoniere della PDU. E aggiunge: “Mia madre si fida di Luca Josi. Ne apprezza la genialità e il coraggio. Sono due visionari, due pazzi sani che si divertono. La riuscita di questa collaborazione deriva da questa intesa, dalla stima reciproca. Josi è forse l’ultima grande testa della comunicazione pubblicitaria, lo dico per come lavora. Vedremo presto che cosa lui e Mina ci riservano per il 2019…”. L’ennesimo exploit sanremese della Tigre – dettaglio non trascurabile – arriva a esattamente sessant’anni dal suo primo irriverente incontro discografico col Festival sulle note di Tua, Io sono il vento e soprattutto della dirompente Nessuno. La prossima fanzine ripercorrerà questi sei decenni di più o meno virtuali “appuntamenti in Riviera” in un minuzioso e illustratissimo dossier – titolo: Ti odio e poi ti amo – cui farà da gustoso corollario un altro articolo – che, ispirandoci alla bella Clark Kent, abbiamo battezzato Io son quella che non vince quasi mai – dedicato alle “altre” gare canore cui Mina ha svogliatamente partecipato nei primi dieci anni di carriera, partendo dalla Sei giorni della canzone del ’58…

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Pubblicato: 9 mesi ago

Rivoglio la tua voce

Per ricordare Fabrizio De André a vent’anni esatti dalla sua scomparsa si sono levate, in questi giorni, le voci più disparate, compresa quella, per una volta non ringhiante, del truce Ministro dell’Interno (ma come a suo tempo osservò Mina su Vanity Fair commentando il fatto che nel rifugio del boss mafioso Provenzano fossero state rinvenute delle sue musicassette, “La musica appartiene a tutti, non ha confini”). E la stessa Tigre, per l’occasione, ha eccezionalmente ripreso la penna in mano (quanto ci mancano, i suoi scritti…) per dedicare all’amato cantautore queste commosse parole pubblicate sul Secolo XIX dell’11 gennaio…

di Mina

Ancora insegni. E sorprendi. E affascini tutti, non soltanto chi ha il dono dell’intelletto. E lo farai per sempre. Troppo c’è da imparare, da godere, da ciucciare, da rubare. Quel sorriso involontario che affiora quando ti ascolti si presenta solamente in casi eccezionali. E questo è e rimane un caso eccezionale. Tu rimani un caso eccezionale.

Ti ascolto ed è sempre come se fosse la prima volta. Una sorpresa continua. C’è sempre qualcosa in più, qualcosa che si precisa meglio, qualcosa che ti segue e che non ti molla. Per fortuna.

Chissà dove sei, a chi regali la tua intelligenza, chissà che cosa ti passa per la testa. Avremmo proprio bisogno del tuo pensiero illuminato. Siamo rimasti qui, deserti di te, senza possibili sostituti. Rivoglio la tua voce. Torna, Fabrizio. Torna.

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Pubblicato: 10 mesi ago

Duemiladiciannove!

Oggi come ieri, tanti auguri di un Felice Anno Nuovo “DisseMinato della Sua Voce e dei Suoi successi” (cit. Franca Valeri, 1961)

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Pubblicato: 10 mesi ago

E poi ancora in alto…

“Che cosa c’è più di classico di Mina che ricanta il songbook di Battisti? Forse solo il Paradiso, ha scritto Andrea Silenzi commentando sulla Repubblica di ieri il successo superiore a ogni aspettativa del cofanetto che la più prestigiosa delle Interpreti ha dedicato al più grande dei nostri cantautori. Fatto sta che la Tigre – come del resto quasi sempre avvenuto da sei decenni a questa parte – è riuscita ancora una volta a farsi largo nell’affollato mercato dicembrino, dando del filo da torcere ai più agguerriti (e mediaticamente onnipresenti) competitor del momento e riconfermandosi la Voce femminile più acquistata e più regalata del pregiato periodo prenatalizio. Non poteva esserci davvero conclusione migliore per questo 2018 che ha visto Mina raggiungere le vette delle classifiche dapprima con la Definitive Collection condivisa con Celentano (tuttora nella Top 100 e non lontanissima dal traguardo delle 400.000 copie vendute), poi con lo sfavillante e mai abbastanza lodato Maeba (unico album di un artista “storico” a conquistare quest’anno il primo posto in un panorama musicale sempre più effimero, frammentato e dilettantesco) e ora con l’imperdibile tributo a Lucio. Sul miracoloso lavoro di restyling sonoro compiuto da Massimiliano e dal tecnico Celeste Frigo su ognuna delle canzoni del doppio il nostro Antonio Bianchi tornerà più approfonditamente nel prossimo numero, allargando il discorso alle inedite frontiere che potrebbero spalancarsi in futuro con analoghe operazioni monografiche attinte non solo allo sterminato catalogo PDU ma anche ai periodi precedenti. Ma per la fanzine primaverile abbiamo in serbo – tra le altre cose – anche un mega dossier sui 60 anni di amore-odio tra Mina e Sanremo da Nessuno in poi e una ricerca altrettanto sfiziosa sulle “altre” competizioni canore che – partendo dalla Sei giorni della canzone del dicembre ’58 per proseguire coi vari Festival Del Musichiere, Canzonissime e Gondole d’oro – videro la Tigre svogliata protagonista nel corso del primo decennio di carriera. Ed entro la fine del 2019 meriterebbero di essere festeggiati altri anniversari a cifra tonda: il quarantennale di Attila (favoloso album-spartiacque tra la Mina pre- e post-ritiro dalle scene) e dell’inizio della carriera musicale di Massimiliano, nonché il trentennale del fantastico Uiallalla con cui la Mazzini concluse in grande stile i suoi Anni Ottanta. Il tutto, naturalmente, senza trascurare le irrinunciabili novità discografiche che il nuovo anno ormai alle porte promette di regalarci…

Buon Natale e Felice Anno Nuovo!

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Pubblicato: 10 mesi ago

Buon Natale!

(photo: Gianfranco Briguglia)

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Pubblicato: 11 mesi ago

Sono nata ieri nei pensieri tuoi…

Vi anticipiamo l’incipit del dossier minabattistiano Per te che sei il mio presente che troverete in apertura della nuova fanzine…

 

Nel 1969, dopo svariate canzoni firmate per altri artisti e – con minor fortuna – per se stesso, Lucio Battisti si afferma definitivamente come solista con l’omonimo LP d’esordio e con i singoli Acqua azzurra acqua chiara (che trionfa al Festivalbar) e Mi ritorni in mente. Il 26enne cantautore reatino è da tempo un “sorvegliato speciale” di Mina che, col fiuto per i talenti in erba che la contraddistingue, già in un’intervista del ’68 aveva dichiarato: “…‘Avere nelle scarpe la voglia di andare’: beh, che cosa aspettiamo a incidere i pezzi di questi ragazzi?”. I versi citati appartengono a Prigioniero del mondo di cui Lucio è stato, in realtà, soltanto interprete su musica di Carlo Donida e su testo del suo navigato paroliere (e pigmalione) Mogol. Ma la sostanza del complimento non cambia: è Battisti il “nuovo che avanza” cui la Mazzini conta di attingere rigenerante linfa creativa per i “suoi” Seventies ormai alle porte.

“Quando, nei primi mesi del ’70, con Mina decidemmo di orientarci sulle canzoni dell’astro nascente Battisti, – racconterà nella propria autobiografia l’allora direttore artistico delle Edizioni PDU Vittorio Buffoli – fui io a organizzare l’incontro: prima ci vedemmo con Mogol a Lugano, poi con Lucio e il signor Giacomo Mazzini”. Le tre canzoni con cui il cantautore si “presenta” – chitarra in spalla – alla corte della Tigre sono le ancora inedite Insieme, Il tempo di morire e Fiori rosa fiori di pesco, ed è per quest’ultima che Mina mostra un immediato entusiasmo. Peccato che Battisti l’abbia già scelta come suo prossimo singolo per l’estate. A quel punto, esclusa a malincuore la troppo “maschile” Il tempo di morire, Mina decide di puntare su Insieme, della cui orchestrazione si occupa, a quattro mani con lo stesso Lucio, l’ex-tastierista dei Ribelli Mariano Detto, in arte Detto Mariano. L’incisione è fissata per il 25 marzo negli studi milanesi Fonit Cetra di via Meda… (…)

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Pubblicato: 11 mesi ago

Arrivi tu… il mondo è acceso

Riportiamo qui di seguito il comunicato stampa – redatto come sempre dal supremo Franco Zanetti – del nuovo cofanetto in uscita il 30 novembre. Nel frattempo è già apparso in anteprima nel sito di Repubblica il bellissimo video del singolo Il tempo di morire – nelle radio da venerdì 16 – realizzato da Mauro Balletti in collaborazione con Adriano Merigo

 

Mina e Lucio Battisti, separatamente e insieme, hanno scritto gran parte della storia della canzone italiana moderna. Insieme hanno anche scritto una pagina indimenticabile della storia della televisione italiana, con quei poco meno di nove minuti di duetto a “Teatro 10” del 23 aprile del 1972 ai quali è stato persino dedicato un intero libro (e durante i quali cantarono “Insieme”, “Mi ritorni in mente”, “Il tempo di morire”, “E penso a te”, “Io e te da soli”, “Eppur mi son scordato di te” ed “Emozioni”). I percorsi professionali di Mina e Battisti sono corsi paralleli intersecandosi per un breve, ma fecondissimo periodo, quando, a cavallo fra il 1970 e il 1971, Mina ha pubblicato quattro singoli inediti consecutivi con canzoni di Battisti e Mogol: “Insieme” (nel maggio 1970), “Io e te da soli” (nel novembre 1970), “Amor mio” (nel maggio 1971), “La mente torna” (ottobre 1971). E Mina ha continuato ad esplorare il canzoniere battistiano negli anni a seguire, non solo con l’epocale album “Minacantalucio” (1975) e con il successivo “Mazzini canta Battisti” (1994), ma anche in altri album di studio, e anche dal vivo, e persino incidendo versioni in altre lingue delle composizioni firmate da Battisti e Mogol.  Come scrive Luciano Ceri nel suo “Pensieri e parole: Lucio Battisti: una discografia commentata”: “che Mina avvertisse quanto per lei fosse congeniale la scrittura di Battisti lo testimonia il fatto che nel corso degli anni non è mai stata troppo tempo senza inserire nel suo ormai tradizionale doppio album autunnale una canzone a firma Mogol – Battisti”.

Della veridicità di questa affermazione dell’esperto Ceri non potrebbe esserci migliore testimonianza che “Paradiso – Battisti Songbook”, in cui Mina ha raccolto tutte le sue interpretazioni già edite delle canzoni di Battisti-Mogol, arricchendolo con il valore aggiunto di due inediti assoluti; sono le due canzoni che aprono il primo CD e il primo vinile: “Vento nel vento”, arrangiata da Rocco Tanica, e “Il tempo di morire”, arrangiata da Massimiliano PaniQuest’ultima sarà in rotazione radiofonica da venerdì 16 novembre.

Sono stati recuperati anche due brani non più facilmente reperibili, a suo tempo inclusi nell’antologia fuori catalogo “Mazzini canta Battisti” (“Perché no” e “Il leone e la gallina”).

L’edizione in CD di “Paradiso – Battisti Songbook” contiene inoltre alcune rarità: cinque canzoni di Battisti interpretate in spagnolo e una interpretata in francese.

È quasi superfluo precisarlo, ma segnaliamo che – dopo aver “riaperto le tracce”, come si dice in termine tecnico, degli originari mixaggi: a partire da quelli da 8 o da 16 piste per arrivare a quelli da 48 piste digitali – tutte le registrazioni incluse in “Paradiso – Battisti Songbook” sono state riversate in digitale dai nastri originali, editate, restaurate, rimasterizzate e rimixate a cura del magistrale Celeste Frigo, con la continua, costante e attenta supervisione di Mina, che ha seguito personalmente da vicino l’intera operazione: e ora tutte le canzoni risplendono nella pulizia, nella dinamica e nella pienezza dei suoni e della voce. Ad alcune, cinque in tutto, sono stati addizionati programmazione e tastiere a cura di Ugo Bongianni e Massimiliano Pani. Ma è tutto specificato negli accuratissimi credits di “Paradiso – Battisti Songbook”, che – nelle due versioni, CD e vinile – riportano nel dettaglio le informazioni su ogni canzone (al termine di questa scheda le trovate sintetizzate per comodità di consultazione). E’ da notare che l’elenco dei nomi degli arrangiatori dei brani è una sorta di “who’s who” della categoria, comprendendo (in ordine alfabetico) Victor Bach, Gianni Ferrio, Detto Mariano, Pino Presti, Gian Piero Reverberi, Gabriel Yared, e i già citati Rocco Tanica e Massimiliano Pani. E lo stesso si può dire per i nomi dei musicisti che hanno accompagnato Mina nelle sue interpretazioni: una squadra di strumentisti eccellenti al servizio di una coppia di autori impareggiabile e di una voce incomparabile.

“Paradiso – Battisti Songbook”, racchiuso in una elegante e raffinata confezione curata come sempre da Mauro Balletti e da Giuseppe Spada, s’intitola così perché “per un’interprete cantare le canzoni di Lucio è un’esperienza celestiale”, ed esce nell’anno in cui ricorre il ventennale della scomparsa di Battisti.


La tracklist di “Paradiso – Battisti Songbook”:
“VENTO NEL VENTO” (dall’album “Paradiso – Battisti Songbook”, 2018),  “IL TEMPO DI MORIRE” (dall’album “Paradiso – Battisti Songbook”, 2018), “IO E TE DA SOLI” (dall’album “Del mio meglio”, 1970), “EPPUR MI SON SCORDATO DI TE” (dall’Album “Finalmente ho conosciuto il conte Dracula…”, 1985), “PERCHÉ NO” (dall’album “Mazzini canta Battisti”, 1994), “INSIEME” (dall’album “Quando tu mi spiavi in cima a un batticuore”, 1970),  “IO VORREI, NON VORREI, MA SE VUOI” (dall’album “Uiallalla”, 1989), “CON IL NASTRO ROSA” (dall’album “Lochness”, 1993), “NESSUN DOLORE” (dall’album “Rane supreme Vol. 1”, 1987), “E PENSO A TE” (dall’album “Mina”, 1971), “ACQUA AZZURRA, ACQUA CHIARA” (dall’album “Catene”, 1984”, “AMOR MIO” (dall’album “Mina”, 1971), “LA MENTE TORNA” (dall’album “Del mio meglio n. 2”, 1971), “IL LEONE E LA GALLINA” (dall’Album “Mazzini canta Battisti”, 1994), “IO VIVRÒ SENZA TE (Live)” (dall’album “Dalla Bussola. Mina”, 1972), “MEDLEY: Emozioni / Ancora tu / Sì, viaggiare / I giardini di marzo (Live)” (dall’album “Mina. Live ’78 (registrato a “Bussoladomani”)”, 1978), “I GIARDINI DI MARZO”, “IL NOSTRO CARO ANGELO”, “DIECI RAGAZZI (Dieci ragazze)”, “INNOCENTI EVASIONI”, “7 E 40”, “EMOZIONI”, “FIORI ROSA, FIORI DI PESCO”, “29 SETTEMBRE”, “L’AQUILA”, “NON È FRANCESCA” (dall’album “Minacantalucio” 1975), “AMOR MIO” (Spanish version di “Amor mio”), “YO PIENSO EN TI” (Spanish version di “E penso a te”), “JUNTOS” (Spanish version di “Insieme”), “QUE NOS SEPAREMOS” (Spanish version di “Io e te da soli”), “LA MENTE CAMBIA” (Spanish version di “La mente torna”) (dall’album “Amor mio. Mina canta en español”, 1972), “L’AMOUR EST MORT” (French version di “Io e te da soli”), (dal 45 giri “L’amour est mort” / “La vie”, 1972).

 

 

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Pubblicato: 11 mesi ago

“C’è Mina! C’è Battisti!”

Dal volume autobiografico Le luci della centrale elettrica con cui Vasco Brondi, fondatore dell’omonima band, ripercorre i suoi primi dieci anni di carriera abbiamo estrapolato questo tenero amarcord mazziniano…

di Vasco Brondi

Quando ero piccolo a casa mia la musica non si ascoltava, non c’era il giradischi, e l’unica forma di musica che sentivamo era mia madre che canticchiava Lucio Battisti. O quando trasmettevano in televisione due minuti con Mina o con Battisti, e mia madre e mio padre se lo urlavano da una stanza all’altra: “C’è Mina! c’è Battisti!” Poi qualche anno fa ho trovato tutti i 45 giri di mio padre con le canzoni di Mina e di Battisti, soprattutto di Mina. Mia madre da giovane era identica a lei, più o meno hanno la stessa età, era una sua grande fan, aveva lo stesso stile e quei vestiti anni sessanta. Conoscendo l’amore dei miei genitori per Mina, per me è stato bellissimo e anche un po’ surreale incontrare a Milano sua figlia, Benedetta Mazzini, e sentirmi dire: “A mia mamma Canzoni da spiaggia deturpata piace tantissimo, mi ha chiesto di chiederti se ti va di provare a scrivere delle canzoni per lei”. Poi ci siamo sentiti al telefono direttamente con Mina, e lì le ho detto che i miei genitori sono tra i suoi fan più grandi. Mi ha chiesto di lasciarle l’indirizzo dicendomi che le avrebbe fatto piacere spedire ai miei il suo ultimo disco. Le ho lasciato l’indirizzo, senza dire niente a loro, e dopo un mesetto, mentre ero a suonare a Roma, mi ha chiamato mia madre emozionata per dirmi che era arrivato un disco di Mina con una dedica per lei e per mio padre. Credo sia stato quello il momento in cui i miei genitori hanno capito che quello di musicista sarebbe stato il mio lavoro. Poi per Mina ho anche provato a scrivere un pezzo, ma non era adatto a lei. Il pezzo poi è diventato I nostri corpi celesti, che con un altro arrangiamento e un’altra armonia è finito in Per ora noi la chiameremo felicità.

p.s. E a proposito di omaggi alla Tigre da parte delle nuove leve della scena musicale italiana, uno dei 69 concorrenti che si contenderanno un posto al Festival 2019 nell’imminente Sanremo Giovani condotto dalla strana coppia Baudo-Rovazzi è il giovane cantautore Icaro col brano Vivo su un’astronave (a Mina)…

 

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Pubblicato: 12 mesi ago

84. Anteprima!

Tutto il Battisti cantato da Mina

Per te che sei il mio presente

di Loris Biazzetti

 

Scripta Minant / 6

Volevo dirti che io…

di Mina

Qualcosa che ho dentro me

di Mina

 

Christine Leroux tra Lucio e ombre

Dietro la porta chiusa

di Gherardo Gentili

 

Mina: 60 anni di copertine che cantano

Iconografia di una voce

di Antonio Bianchi

 

A Vogue tribute to Mina

Arbitra elegantiarum 

di Loris Biazzetti

 

Gli anni roventi della Tigre in Germania

Getigerte Mina

di Loris Biazzetti

Getigerte Mina: la discografia

di Fernando Fratarcangeli

 

Come gocce

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Pubblicato: 1 anno ago

84. Il sommario in anteprima

Tutto il Battisti cantato da Mina

Per te che sei il mio presente

di Loris Biazzetti

 

Scripta Minant / 6

Volevo dirti che io…

di Mina

Qualcosa che è dentro me

di Mina

 

Mina: 60 anni di copertine che cantano

Iconografia di una voce

di Antonio Bianchi

 

A Vogue tribute to Mina

Arbitra elegantiarum 

di Loris Biazzetti

 

Gli anni roventi della Tigre in Germania

Getigerte Mina

di Loris Biazzetti

Getigerte Mina: la discografia

di Fernando Fratarcangeli

 

Ultimissime dal pianeta Mina

Come gocce

 

… e molto altro!

 

IN SPEDIZIONE ENTRO NOVEMBRE

 

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Pubblicato: 1 anno ago

Glamoureuse solitaire

Eccola, la prima splendida sorpresa mazziniana dell’autunno: un numero speciale di Vogue Italia – nelle edicole dal 2 ottobre con ben 4 differenti copertine – monograficamente dedicato a Mina e al suo Stile. In attesa di occuparcene più in dettaglio nel dossier Iconografia di una voce che troverete nella nuova fanzine, vi inoltriamo il comunicato stampa diffuso dalla prestigiosa testata in vista di questa uscita-evento…

 

VOGUE ITALIA CELEBRA 60 ANNI DI CARRIERA DI MINA: UN NUMERO DEDICATO AL SUO STILE 

(CON LE “IMITAZIONI” DI GISELE E CARLA BRUNI) E IL PARTY PIÙ ATTESO DELLA FASHION WEEK

 

Milano, 19 settembre 2018 – «Mina ha influenzato il costume», scrive Massimiliano Pani nel numero di ottobre di Vogue Italia, dedicato proprio a sua madre. «Già dagli inizi, le ragazze la presero a modello pettinandosi, truccandosi e vestendosi come lei, cercando di assomigliarle. Poi, dopo il ’78, la sua immagine è passata solamente attraverso le copertine dei suoi progetti musicali. Con Mauro Balletti ha costruito per eccesso e per sottrazione un infinito “photo book” di Mine-nonMine. Proprio con Mauro siamo andati, mesi fa, da Vogue Italia per proporre una collaborazione che vertesse sul lavoro di “Mina e l’immagine”».

Il risultato è una carrellata senza precedenti di immagini in cui top model di fama mondiale e icone della femminilità italiana posano per fotografi e artisti internazionali interpretando a loro modo lo stile unico di questa inconfondibile artista, a 60 anni dal suo debutto alla Bussola e a 40 da quell’addio alle scene che ne ha ulteriormente alimentato il mito. Su una delle copertine del numero, scattata da Luigi & Iango, impressionante la somiglianza di Gisele Bündchen, che per ricrearne la sensualità e le espressioni si è preparata guardando i video dell’artista. E poi molte altre “nonMine” che verranno mostrate in anteprima venerdì 21 settembre a Milano al cinema Manzoni durante Making Love, il party di Vogue Italia che ogni anno rappresenta il clou della fashion week, e che per questa edizione è appunto “A Vogue Tribute To Mina”. Dove famosi performer italiani e internazionali si metteranno alla prova con i grandi successi di Mina, accompagnati dal pubblico che sarà chiamato a prendere anch’esso parte all’evento.

Nel numero in edicola dal 2 ottobre la più famosa top italiana di sempre, l’ex first lady di Francia e oggi cantautrice Carla Bruni, interpreta Mina per l’obiettivo di Giampaolo Sgura, che ha fotografato altre nove italiane (i cui nomi verranno rivelati durante il party). Ancora una super model di casa nostra, Mariacarla Boscono, viene inseguita da Dario Catellani per le strade di Cremona, la città della “Tigre”. Oltre a Gisele, il duo composto da Luigi Murenu e Iango Henzi ha fatto rivisitare storiche immagini della cantante alle top model internazionali Guinevere Van Seenus (nella famosa versione barbuta dell’album Salomè), Karen Elson e Remington Williams.

Dopo Gisele, verranno svelate nei prossimi giorni sul profilo Instagram di Vogue Italia una seconda e una terza copertina. La quarta è un’immagine inedita di Mina opera di Mauro Balletti – dal 1972 suo ritrattista e firma di tutte le copertine (un centinaio) che dal ritiro dalle scene sono il suo unico palcoscenico – e ispirata alla rivoluzionaria cover realizzata nel 1950 per Vogue America dal maestro Erwin Blumenfeld. «Partendo da una mia immagine inedita di Mina», spiega Balletti, «ho voluto rendere omaggio alla splendida fotografia della modella con rossetto, neo e eyeliner di Blumenfeld: un ritratto sorprendente, che richiama la cartellonistica della Belle Époque. Ho quindi realizzato un “Frankenstein”, una delle mie operazioni estetiche che nascono quando mi accorgo, per esempio, che la bocca migliore per un’immagine è presente in un’altra foto. Qui ho tolto il naso, con l’aiuto di Stefano Anselmo, il make up artist che collabora con me da sempre. Anche questa immagine è stata concordata con Mina».

«Abbiamo iniziato a lavorare a questo progetto oltre un anno fa, quando la famiglia di Mina ci ha proposto di collaborare in occasione dei suoi 60 anni di carriera», dice Emanuele Farneti, direttore di Vogue Italia. «Abbiamo pensato che sarebbe stato bello celebrare non la Mina cantante, ma la Mina straordinaria creatrice di immagine, e l’impatto che ha avuto sul mondo della moda, del beauty, della cultura pop in generale. Abbiamo così chiesto a una serie di fotografi e stylist, italiani e non, di lavorare sulle sue referenze: ne è uscito un numero monografico di incredibile varietà, a conferma di quanto fertile sia il suo immaginario. La cosa che mi è piaciuta di più? Che l’operazione non ha nulla di vintage, ma è anzi totalmente contemporanea».

Michael Bailey Gates per esempio ha voluto come modella la drag queen Aquaria, vincitrice dell’ultima edizione del talent RuPaul’s Drag Race. Altri servizi ispirati a Mina sono stati scattati da Andrea Artemisio, Annemarieke Van Drimmelen, Paul Kookier, Raymond Meier e Sarah Moon.

Completano lo speciale di quasi 100 pagine testi in cui lo stile rivoluzionario di Mina e la sua influenza sull’immagine di moda in tutto il mondo sono commentati, tra gli altri, dall’editor in chief di W Stefano Tonchi, dal direttore creativo Giovanna Battaglia, dal fashion editor George Cortina, dall’artista islandese Ragnar Kjartansson, dal casting director Piergiorgio Del Moro, dalla make up artist Fulvia Farolfi e dal giornalista Angelo Flaccavento.

 

Serena Scorciarino

JR Communications Manager

Edizioni Condé Nast S.P.A.

 

 

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Pubblicato: 1 anno ago

Un fazzoletto e una carota

Settembre 1969: in occasione del debutto di Massimiliano in Prima Elementare nella scuola pubblica di Loreto (dove avrebbe trovato la sua maestra del cuore in Mariuccia Medici, in seguito attrice tra le più apprezzate del teatro popolare ticinese), mamma Mina gli dedicò – sulle pagine amiche del settimanale Annabella – questo tenero scritto da cui si può facilmente comprendere su quali solide e amorevoli basi educative Max sia poi diventato il perfetto gentleman (“bello, sano, intelligente, sensibile, civile, rispettoso, ironico, responsabile, grande amante della famiglia, eccezionale nel lavoro”, ipsa scripsit) che tutti noi conosciamo e amiamo…

di Mina – Foto: Egizio Fabbrici

Mio figlio Massimiliano ha sei anni e frequenta la Prima Elementare in una scuola pubblica di Lugano, dove da tempo abitiamo. Non gli passo ancora uno ‘stipendio’, anzitutto  perché il regolamento della scuola vieta ai bambini di tenere denaro in tasca. Massimiliano può entrare in classe con un fazzoletto e una carota, o una mela, per la merenda a metà mattino. Gli svizzeri, si sa, sono igienisti osservanti e le autorità scolastiche esigono che, per la salute dei denti, i bambini rinuncino ai dolcetti in favore di frutta e verdure crude. In secondo luogo Massimiliano non ha alcun bisogno di avere del denaro: ciò che desidera, nei limiti del lecito, per ora lo ottiene da me e dai nonni. È ancora così piccolo che mi commuovo soltanto a immaginarlo con cinquanta lire in mano. Avrà tempo di imparare che, nella vita, tutto ha un prezzo, e non solo in moneta sonante.