Il Blog

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Pubblicato: 3 mesi ago

Il gusto di essere unica

In attesa delle ormai prossime – sconvolgenti… – sorprese legate al sodalizio mazziniano con Tim, vi anticipiamo l’incipit del minuzioso e illustratissimo dossier sulla storia di Mina testimonial – dal titolo Love for sale – che troverete nella nuova fanzine…

Nella primavera del 1996 il settimanale Pubblico condusse tra un centinaio di creative director delle principali agenzie pubblicitarie italiane un sondaggio sui personaggi famosi ritenuti testimonial ideali. In testa alle preferenze si piazzò – con quotazioni ritenute “inestimabili” – nientemeno che Papa Wojtila, seguito da Umberto Eco (valutato 5 miliardi di lire dell’epoca) e dalla nostra Mina alla cui ipotetica apparizione in uno spot gli interpellati attribuirono un valore commerciale di 3 miliarducci. Dietro di lei, con stime comprese tra le tre e le due migliaia di milioni di lire, si classificarono altri vip mediaticamente poco inflazionati (e proprio per questo giudicati più credibili) come Enrico Cuccia, Claudio Abbado e Giorgio Strehler.

Compilare un’analoga graduatoria sarebbe, ai giorni nostri, un’impresa a dir poco ardua, e non solo per il “trascurabile” fatto che tutte le sopraccitate celebrità, a esclusione della sempiterna Tigre, sono passate nel frattempo a miglior vita. Nel precario e inconsistente star system odierno – sempre più popolato di intercambiabili divetti-lampo sfornati dai vari talent o reality show – perfino il più volenteroso dei pubblicitari stenterebbe a individuare tre o quattro volti noti in grado di promuovere con efficacia un qualsiasi prodotto per più di un paio di stagioni. Non deve quindi sorprendere che un colosso della telefonia come Tim abbia deciso di andare sul sicuro puntando sul carisma senza tempo di Mina per le sue più recenti campagne televisive (e per quelle che verranno). Il portentoso quid che fa della Mazzini – oggi come sei decenni fa – la testimonial più affidabile e carismatica in circolazione è stato ripetutamente indagato in fior di trattati semiologici e in fluviali tesi di laurea. Ma a fornirne in poche folgoranti parole la spiegazione più valida e veritiera è stato probabilmente Massimiliano Pani nel corso di un’intervista concessa alcuni anni orsono al compianto settimanale Epoca: “Mia madre è una che se avesse fatto la commessa della Standa avrebbe comunque costretto gli altri ad abbassare lo sguardo. Perché in lei c’è una forza speciale che non deriva dalla fama, ma da lei stessa…”. E il bello è che questa “forza incantatrice” ha continuato per vie imperscrutabili a sedurre il pubblico (e, di conseguenza, i pubblicitari) anche dopo l’addio di Mina alle scene, ammantandosi di un ulteriore alone di magia e di mistero (…).

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Pubblicato: 3 mesi ago

Minafanclub 83: anteprima!

MINAFANCLUB 83 

In attesa di svelarvene nei prossimi giorni la stupefacente copertina, vi anticipiamo i titoli principali del sommario della nuova, ricchissima fanzine:

 

2018, “traiettorie nuove” per Mina

LA PRIMA NON È PIÙ EVA

di Loris Biazzetti

 

Sei decenni di Mina testimonial dai Caroselli Atlantic ai jingle Tim

LOVE FOR SALE

di Loris Biazzetti

 

Scripta Minant / 5 

UNA MAGGIORE PERCENTUALE DI ANIMA           

di Mina

 

I primi quarant’anni di un’annata irripetibile

UNICAMENTE SETTANTOTTO

di Loris Biazzetti (e Pino Presti)

 

Bussoladomani memories

SETTANTOTTO PAROLE D’AMORE

di Rina Gagliardi e Paolo di Stefano

 

Mina dal vivo prima e dopo il ’78: dai concerti in pubblico ai live in studio a porte chiuse

CON O SENZA VOI

di Antonio Bianchi

 

Ultimissime dal pianeta Mina

COME GOCCE 

 

… Questo e molto, molto altro in 72 illustratissime pagine tutte a colori.

 

IN SPEDIZIONE NELLA SECONDA METÀ DI MARZO

Mina
Pubblicato: 3 mesi ago

Viva voce

In attesa dell’anteprima – entro fine mese – della stupefacente copertina e del ricchissimo sommario, vi regaliamo un primo assaggio della nuova superfanzine primaverile 83 anticipandovi l’incipit del prezioso excursus di Antonio Bianchi sulla Mina dal vivo – sia nei concerti in pubblico del primo ventennio di carriera che nei successivi live in studio a porte chiuse – che farà da sfizioso corollario al dossier celebrativo del quarantennale del Live 1978, scelto come argomento-clou del numero insieme a una dettagliatissima e splendidamente illustrata monografia su Mina testimonial dal primo Carosello del ’59 per i Frigoriferi Atlantic all’attuale sodalizio con Tim…

di Antonio Bianchi

 

Sei decenni dall’ingresso sul primo palcoscenico, quello di Castelvetro Piacentino, il 14 settembre ‘58. Quarant’anni dall’ultima standing ovation a Bussoladomani. Cinquant’anni dal concerto alla Bussola, del 14 aprile ’68, per il decennale di carriera (poi confluito nel primo disco “live” della produzione mazziniana). Venticinque anni da Mina canta i Beatles e da Lochness volume 1, in cui per la prima volta fa capolino con compiutezza la fragranza del “live in studio”. Una serie di compleanni che non poteva passare inosservata sulle pagine della nostra fanzine. Anche perché fra i tanti mosaici pazientemente ricostruiti dal Mina Fan Club, quello relativo alla Mina dal vivo è stato affrontato per piccole porzioni e mai nella sua compiutezza.

Urge un’annotazione autoreferenziale: appartengo a una generazione che per una manciata d’anni non ha potuto lambire la Mina in concerto. Una considerazione questa che vale per una buona percentuale d’irriducibili mazziniani. Tanti, come me, si avventano voraci sugli amarcord di chi ha avuto la possibilità di assistere a un concerto di Mina. Si tratta di testimonianze emozionanti che, però, lasciano un po’ d’amaro in bocca. Perché ricreano il contesto, la trepidazione, il coinvolgimento del pubblico e la luminosa presenza di Mina, sempre “Bravissima” ma senza mai provare a lambire un perché. Buona parte di queste disamine, in fondo, sorvola sul vero oggetto d’interesse: la musica, l’approccio interpretativo, le scelte di repertorio, le formazioni orchestrali, il brano considerato più coinvolgente…

Sarebbe bellissimo poter leggere annotazioni mirate da parte di chi ha avuto la possibilità di assistere, in anni diversi, a più concerti mazziniani. Perché la Mina del ’78 – per limitarci a esempi documentati discograficamente e verificabili da chicchessia – è altra cosa dalla Mina del ‘72, a sua volta diversa dalla Mina con Gaber, dalla Mina alle prese con i tour balneari degli anni ’60 e, più indietro, dall’“urlatrice” degli esordi. È sempre Mina, ma la formazione orchestrale, le atmosfere, l’impostazione vocale, il repertorio, l’approccio interpretativo la rendono sempre diversa. Si delineerebbero considerazioni inedite, mai verbalizzate, mai indagate, mai precisate (…)

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Pubblicato: 3 mesi ago

E così Siae

(Fonte: rockol.it)
La casa discografica svizzera Pdu entra a far parte della Siae. A darne notizia in una nota è la stessa Società Italiana degli Autori e degli Editori specificando che la «Pdu, la storica casa editrice di Mina, diretta da Massimiliano Pani, ha affidato alla Società Italiana degli Autori ed Editori la gestione per l’Italia dei diritti d’autore del proprio catalogo». Il catalogo editoriale «di Pdu, label discografica ed editoriale – ricorda la Siae – è composto da più di 900 brani e abbraccia diversi stili musicali che vanno dal pop al rock, dalla musica classica al jazz e al tango. Fanno parte del catalogo grandi successi di Mina e degli Audio 2, oltre a musiche originali composte per il cinema e per fiction televisive». «Sono stato membro del Cda di Suisa (la cooperativa degli autori ed editori di musica svizzera ndr) fino al 2015 e da quell’osservatorio privilegiato ho potuto constatare come Siae sia tra le società europee che hanno lavorato di più e meglio in questi ultimi anni per aggiornare la sua struttura e la sua operatività ai cambiamenti enormi che la tutela degli autori/compositori e degli editori necessita. Questa dirigenza, a partire dal presidente Sugar, ha dato nuovo impulso e prestigio a Siae anche a livello internazionale. Siamo felici di farne parte», ha affermato Massimiliano Pani. «Siamo molto orgogliosi di dare il benvenuto in Siae a Pdu Music&Production, che vanta un catalogo di grandissimi successi, e ringraziamo Massimiliano Pani per averci scelti per gestire la raccolta dei diritti d’autore dei brani della casa editrice di famiglia – ha commentato Filippo Sugar, presidente di Siae. – Colgo l’occasione per ringraziare gli 86.516 autori ed editori che hanno deciso di restare nella loro casa, e sono orgoglioso di dare il benvenuto agli 11.180 nuovi iscritti degli ultimi 12 mesi. Si tratta di un record assoluto nella storia di Siae, a conferma che la formula di società collettiva no profit gestita direttamente dagli autori e dagli editori secondo criteri di parità di trattamento e di non discriminazione è quanto mai forte e attuale. E infatti, dopo aver realizzato che nel diritto d’autore l’unione fa la forza e che nessuno può difendere e far progredire questa cultura meglio della propria casa comune, sono sempre più gli autori e gli editori che stanno tornando in Siae».

 

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Pubblicato: 4 mesi ago

Duemiladiciotto

“Mina è, ogni volta che la riascoltiamo, la nostra intatta giovinezza rivoluzionaria. Lei non c’è, eppure c’è. Ed è precisamente questa condizione che alimenta un desiderio per forza insaziabile. L’attesa spasmodica della leggenda. La bellezza del silenzio e dei suoi sporadici squarci. L’Eternità, più o meno”. (Rina Gagliardi, 2010)

Buon Anno (e tante cose belle) a tutti!

 

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Pubblicato: 4 mesi ago

Oh, La La…

(Fonte: www.engage.it)
…Dopo gli spot dedicati alle offerte per il Natale 2017TIM si prepara ad augurare un buon inizio anno. “Arriva il 2018, che spettacolo! Auguri a tutti noi”, queste le parole di Mina che accompagnano lo spot della telco on air il 31 dicembre e il 1 gennaio 2018, realizzato per festeggiare l’arrivo del nuovo giorno del nuovo anno.
Ambientato in una imbiancata Piazza Navona a Roma, già cornice dei precedenti spot, il filmato fa rivivere le emozioni di un grande musical attraverso le coreografie e i tanti attori che animano la scena sulle note di una cover del brano musicale Another day of sun – dalla colonna sonora premio Oscar del film “La La Land” di Damien Chazelle – che caratterizzerà gli spot TIM del 2018, anno in cui inoltre, la compagnia ha deciso di ri-sponsorizzare in grande stile il Festival di Sanremo
Il ballo, con un linguaggio universale e trasversale, che comunica positività, gioia e passione, rimane l’elemento distintivo della comunicazione TIM insieme alla partecipazione del ballerino Just Some Motion, parte integrante delle coinvolgenti coreografie che invitano ad entrare nel mondo spettacolare di TIM dove è possibile trovare un’offerta completa di servizi convergenti. Lo spot, ideato dalla Direzione Brand Strategy & Media di TIM e realizzato in collaborazione con Havas Milan, sarà proposto in un formato da 60 secondi e trasmesso dai principali network tv durante i più importanti appuntamenti televisivi del 31 dicembre e 1 gennaio e sul web.
La regia è stata curata da Igor Borghi, mentre la coreografia è di Laccio, casa di produzione Movie Magic.
TIM guida la rivoluzione digitale nel Paese, continuando a investire in innovazione attraverso lo sviluppo di reti ultra broadband fissa e mobile, piattaforme, servizi di qualità fortemente personalizzati in base alle esigenze dei clienti.

 

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Pubblicato: 4 mesi ago

I diamanti e la sabbia

Le classifiche di queste ultime settimane – tradizionalmente le uniche dell’anno in cui ancora si vendono dischi – parlano chiaro: Tutte le migliori, pur disponendo di un solo brano inedito che ne giustifichi l’acquisto al di là della superba veste grafica, ha tenuto baldanzosamente testa alle più tambureggiate novità del momento (Cremonini, U2, Negramaro, il flop Antonacci…) cedendo i più alti gradini del podio della top ten ai soli Vasco e Jovanotti ma stravincendo lo scontro diretto con gli altri best of e repack vari di album già editi – da Ferro a Gabbani, da Zucchero alla ridimensionatissima Pausini – che hanno invaso il mercato natalizio. Ma il box che suggella la pluriplatinata reunion della Coppia più bella del mondo ha tutte le carte in regola per proseguire la sua marcia trionfale anche a Feste concluse, magari traendo nuova linfa promozionale dal lancio come ultimo singolo, dopo il discreto successo di Eva, di quella meravigliosa e ancora misconosciuta Come un diamante nascosto nella neve che figurerebbe molto bene come strategica gemma d’apertura dello Speciale Techetechetè con cui Raiuno celebrerà il prossimo 6 gennaio i magnifici 80 inverni del Molleggiato. Oltretutto, dal 1° gennaio 2018, a ridare un po’ di credibilità alle classifiche FIMI arriverà la sospirata abolizione dei dati relativi allo streaming gratuito i cui conteggi farlocchi hanno pesantemente condizionato le rilevazioni di mercato degli ultimi sei mesi, consentendo a illustri carneadi come Rkomi, Ernia, Ghali o Coez di svettare nelle hit parade successive al 1° luglio senza quasi aver venduto un cd fisicamente inteso e facendo per contro precipitare di punto in bianco un effettivo best seller come Le Migliori nelle ultime posizioni della Top 100 dopo oltre sei mesi di strapotere in cima alla Top Ten

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Pubblicato: 4 mesi ago

Christmas everywhere

Nel corso dell’intervista che ebbi l’onore di fargli nell’ormai lontano 2005 (e che rimarrà per sempre uno dei più bei ricordi della mia insulsa esistenza) il Maestro Gianni Ferrio mi confessò di essere stato folgorato da Mina fin da quel famoso 4 aprile 1959 in cui l’aveva vista debuttare in TV al Musichiere (“Un talento ancora in erba, ma già eccezionale. Certe qualità non si imparano: si hanno o non si hanno. E nella Mina degli esordi erano già presenti, magari ancora inconsapevolmente, tutte le peculiarità stilistiche di quella futura: l’intonazione perfetta, la straordinaria personalità, l’intuizione geniale di storpiare le vocali all’americana per rendere più musicale una lingua come la nostra che sarà anche la più bella del mondo, ma che musicalissima non è…”). Ma l’assoluta certezza di trovarsi di fronte a un’autentica fuoriclasse il Maestro vicentino l’avrebbe avuta qualche tempo dopo, dirigendola per la prima volta in un’esibizione dal vivo: “Avvenne in radio, alla fine del 1960, nel programma La stella di Natale, in cui eseguiva – benissimo – un canto natalizio di cui non ricordo più il titolo. E il guaio è che non se lo ricorda più nemmeno lei…”. Ebbene, a distanza di una dozzina di anni sono casualmente riuscito – sfogliando un vecchio Radiocorriere durante una delle mie tante ricerche online di dati storici per la fanzine – a scoprire qualche dettaglio in più su quella misteriosa Stella di Natale andata in onda sul Secondo Programma radiofonico alle h. 21:00 del 24 dicembre 1960. La trasmissione – condotta da Lea Padovani e firmata da Rascel, Garinei e Giovannini per la regia di Silvio Gigli – consisteva in una piccola gara canora avente per sottotitolo “Cinque nuove canzoni di Natale dai cinque continenti in cerca di una stella”. Gli inediti brani, eseguiti con l’orchestra diretta da Gianni Ferrio, erano proposti sia in lingua originale (Our Lady of december cantata dall’australiana Cavell Amstrong per l’Oceania, Christmas Everywhere di Paul Anka per l’America, Natale in Oriente della cantante nipponica Yamaguci Kasuko per l’Asia, Christmas Song del “cantante negro” (sic) Alfred Thomas per l’Africa e La stella di Natale scritta e interpretata da Renato Rascel in italica rappresentanza per l’Europa) sia in quella italiana (rispettivamente da Arturo Testa, Mina, il Coro di Voci Bianche di Renata Cortiglioni. Joe Sentieri e Miranda Martino). Una giuria presediuta da gruppi di bambini di ogni nazionalità elesse infine il brano vincitore – che risultò campanilisticamente quello tricolore di Rascel e della Martino – relegando al quarto posto la Christmas Anywhere di Paul Anka (esibitosi in collegamento dalla sede della RAI Corporation of America di New York) e della nostra Mina, a conferma di quanto Lei e qualsivoglia competizione canora siano sempre andate poco d’accordo……

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Pubblicato: 5 mesi ago

Eva e le sue Sorelle

Illustrazione: Gianni Ronco

Sabato 2 dicembre lo straordinario Vincenzo Mollica celebrerà l’uscita dell’imperdibile superbox multiedition Tutte le Migliori riproponendo – opportunamente aggiornato col video del nuovo singolo Eva – lo Speciale TG1 Fratelli d’Italia che nell’estate del 2015 fece da sibillino apripista alla reunion discografica di Mina e Celentano. Per l’occasione rivedremo con intatto entusiasmo le mitologiche apparizioni televisive e cinematografiche – inutile rielencarle… – che li hanno visti furoreggiare in coppia nei loro anni ruggenti. Peccato solo che tra gli “amabili resti” puntualmente recuperati in questa fantasmagorica e sempreverde cavalcata continui a latitare un qualsivoglia reperto filmato (di cui non è escluso possa ancora nascondersi chissà dove un fuggevole videoframmento in una puntata dell’epoca della rubrica preserale Cronache italiane) di quella che, dopo la comune ospitata del 4 aprile 1959 al Musichiere, può considerarsi una delle primissime occasioni di incontro tra le nostre Fab Two, ovvero il “1° Festival del Juke Box” che si svolse quasi due mesi dopo – precisamente la sera di sabato 31 maggio – al Palaghiaccio di Milano. All’evento parteciparono, oltre a Mina e ad Adriano, tutti gli esponenti dell’italica nouvelle vague canora che proprio nelle “scatole urlanti” aveva trovato la propria piena valorizzazione: Giorgio Gaber, Clem Sacco, Wanna Ibba, Little Tony ‘and his brothers’, Joe Sentieri , Gene Colonnello e la futura Voce della PDU (nonché moglie del Maestro Mario Robbiani) Anita Traversi. Di lì a poco, la Coppia più bella del Mondo si sarebbe ricongiunta sul grande schermo dapprima in Juke Box Urli d’amore (dove però i due appaiono in numeri canori registrati separatamente e poi inseriti nel film in fase di montaggio) e – nelle ultime settimane – sul set del musicarello-cult Urlatori alla sbarra in cui la divertita complicità tra i due emerge con esuberanza in ogni scena…

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Pubblicato: 5 mesi ago

Armoniche coincidenze

In queste settimane prenatalizie tradizionalmente caratterizzate dalle nuove emissioni della Signora della Canzone italiana è inevitabile che ricorrano svariati anniversari da evidenziare in rosso sul calendario: il 23 novembre di 35 anni fa, tanto per fare un esempio legato alla giornata di oggi, usciva il doppio Italiana. Il 29, poi, compiranno quarant’anni tondi i favolosi Mina con bigné e Mina quasi Jannacci. Ma sarà quella del 1° dicembre una data a dir poco speciale, e non solo perché per quel giorno è fissata la pubblicazione del cofanetto Tutte le migliori che concluderà in grande stile il connubio discografico tra la Tigre e il Molleggiato. Guardando indietro nel tempo, infatti, l’inizio dell’ultimo mese dell’anno ha segnato più di un momento importante della carriera della Nostra, a cominciare da quell’epico lunedì 1° dicembre 1958 nel quale un’ancor semisconosciuta ma già perentoria Mazzini si esibiva al Teatro Smeraldo di Milano col brano Proteggimi nella serata inaugurale della “Sei giorni della canzone”  a solo poche ore dalla stampa su etichetta Italdisc-Broadway dei due 45 giri d’esordio da lei incisi con la doppia identità italo-anglofona di Mina e di Baby Gate. Non meno memorabile, poi, è quel 1° dicembre 1967 in cui negli uffici luganesi di via Pioda 9 la PDU fondata da Capitan Mazzini dava il via alla sua epopea di cui ci apprestiamo a celebrare il primo mezzo secolo di gloria. Ma c’è un altro 1° dicembre – sia pure storicamente del tutto insignificante per i più – che chi scrive ricorda con particolare affetto, ed è quello del nevoso sabato del 1984 in cui, davanti a due bicchierini di porto sorseggiati prima di cena in un bar del centro di Aosta, nacque l’amicizia tra me e Remo. Da quel neonato sodalizio e dalla comune passione per Mina sarebbe scaturita, di lì a poco, l’idea di ridare nuova vita nel cuore delle Alpi Graie all’attività del Club che qualche mese prima si era arenata nella primigenia redazione di Parma…

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Pubblicato: 5 mesi ago

All about Mina e Adriano

Eva? Ne penso bene, ma siamo invasi dai cofanetti natalizi”, ha risposto giorni fa Mario Luzzatto Fegiz a un utente del suo forum che gli chiedeva un parere sul nuovo singolo di Minacelentano. In effetti, quella delle riedizioni-strenna e dei repack extralusso è ormai una pratica consolidata con cui le sempre più annaspanti major, in concomitanza con le Feste di fine anno, sono solite spremere fino all’osso le potenzialità commerciali dei loro album di maggior successo, insaporendo la minestra riscaldata di turno con l’aggiunta di uno o più brani inediti o di registrazioni live. Nel caso della Tigre e del Molleggiato, la – definitiva – conclusione con un mega-box antologico del loro sodalizio discografico era stata ufficialmente preannunciata oltre un anno fa da Massimiliano Pani e Claudia Mori nel corso della presentazione alla stampa de Le Migliori. L’unica sorpresa (negativa) è, semmai, il fatto che i due inediti promessi a suo tempo si siano incresciosamente ridotti in extremis alla sola – peraltro bellissima – canzone di Luigi De Rienzo e Andrea Gallo, unico vero motivo di richiamo delle multiedizioni del box oltre alla sontuosa e imperdibile confezione in cui sfavillano le stupefacenti illustrazioni del supremo Gianni Ronco. Comunque sia, Tutte le migliori si prepara a contendere con baldanza il titolo di best seller del mercato natalizio alle altre “rifritture” di lusso in uscita (Pausini, Ferro, Vasco e via riciclando), non limitandosi a esercitare il proprio appeal sulla solita nicchia di fedelissimi di Mina e Adriano ma anche su quell’ampia fetta di pubblico meno facilmente “intercettabile” che troverà per la prima volta riuniti in un’unica ghiotta emissione non solo i più memorabili duetti incisi dai due ma anche una selezione – tanto preziosa quanto drasticamente parziale – dei loro successi “individuali” del remoto e più recente passato. In attesa delle agognate novità che essi torneranno singolarmente a regalarci nell’imminente futuro…

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Pubblicato: 5 mesi ago

Tutti pazzi per Eva / 2

di Simone Molinari

Se dovessi trovare un aggettivo per questo nuovo brano targato MinaCelentano, utilizzerei gagliardo. Con quelle chitarrone sferzanti, i meravigliosi archi – molto celentaniani nello stile – griffati Celso Valli (non fatelo più andare via!) e la grinta vocale dei due, il pezzo diventerà un mezzo tormentone nella mia personale playlist. Bella anche l’idea del testo di una Mina nei panni di una annoiata e peccaminosa “Eva” e di un Celentano in quelli di un Adamo deluso e respinto. Insomma, promosso a pieni voti. E come in ogni nuovo singolo che si rispetti, si aggiungono altri piccoli momenti cult della voce di Mina, da quel sinuoso “Ora che il mandorlo è in fiore, il mio fiore non c’è” a quei perentori e secchi “Eeeeva” con le mitiche multivoci. Sottolineo anche che il dispiacere per il brano saltato all’ultimo minuto può essere in parte lenito dalla possibilità, venutasi a creare con l’assenza di altri inediti, di scegliere come secondo singolo del cofanetto la strepitosa Come un diamante nascosto nelle neve, forse la canzone più bella ed emozionante di tutti e due i dischi in coppia. È stato un vero peccato escluderla dal lotto dei brani promozionali de Le migliori, quale migliore occasione di questa per lanciarla (verso gennaio) in radio e darle la giusta attenzione mediatica?

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Pubblicato: 5 mesi ago

Tutti pazzi per Eva / 1

 di Alessandro Basso

Chissà che voce aveva l’Eva biblica, chissà che voce aveva la prima donna uscita dalle caverne mentre chiamava il marito che sfiancava un mammut, chissà che voce avevano le streghe arse vive perché avevano cotto un coscio di agnello durante la Quaresima. Chissà che voce ebbe Saffo mentre poetava a Lesbo o che voce ebbe Ipazia mentre moriva uccisa, chissà che voce ebbe Giovanna d’Arco mentre incitava i suoi alla lotta. Io m’illudo che tutte le donne della storia – ipocritamente zittite da un mondo che fantasticava (e forse fantastica ancora) d’essere tutto al maschile – abbiano avuto la voce di Mina.

Voglio dire, non è detto che tutte le donne della storia cantassero come canta nostra Signora di Cremona, ma di certo realizzavano con la loro voce (forte o tenue che fosse) il miracolo che compie Mina ogni volta che esce una sua nuova canzone. Un miracolo che si rinnova e si spande sempre e comunque intorno al fattore della meraviglia. Come se per giorni, mesi, anni la nostra testa ascoltasse le altrui voci femminili ma senza udirle. Quando canta Mina, invece, odono le orecchie, ma ode anche la mente e ode il cuore. Non c’è posto per null’altro. La voce di Mina arriva, si diffonde e persiste. Perché Mina è l’essenza di tutto. L’essenza stessa della musica italiana.

Con Eva la Nostra chiude il cerchio del suo antico femminismo anti femminista. Almeno per ora. Lo chiude se è vero com’è vero che tutta la storia femminile, dacché fu tolta la costola ad Adamo e nacque la prima donna, è una lunghissima storia di coraggio di cui Mina è l’erede canterina dal ruggito maliardo. Anche questa volta è ritornata con un brano colto, anti commerciale, lontano centinaia di chilometri dalle mode moderne e dunque anti temporale, cioè eterno. Poco radiofonico, ci giuro, ma molto profondo. Molto commovente.

Mi sarei aspettato (e con me molti altri da ciò che leggo) qualche cosa di più, non dalla voce – non sia mai detto –, non nella scelta del brano che è davvero bellissimo e musicalmente fastoso, ma dalla revisione del progetto generale de Le Migliori. Sa davvero di poco questo re-incarto natalizio con una sola primizia dicembrina declinato in troppe versioni che puzzano più di commercio che di arte.

Eppure non posso fingere che questa canzone mi abbia lasciato indifferente, non posso dire che essa sia deludente, perché non lo è. Questa canzone è un lungo rimpianto a due voci che segue mirabilmente il bel notturno che mi parve d’intravedere già un anno fa nel nuovo MinaCelentano. Un rimpianto vecchio quanto è vecchio il peccato originale. Vecchio quant’è vecchio l’amore che condusse Adamo a seguire Eva nella follia di mangiare una mela. Un amore che si distrugge ma non muore, un amore che piange ma non langue, un amore che si rammarica ma non s’interrompe.

E se la vita è davvero quella cosa bella che io credo che sia, bene fece la prima donna a mangiare una mela, se mangiandola ci regalò un mondo dove non cantano solo gli uccelli del giardino incantato ma canta anche e soprattutto una Signora dalla treccia ramata che si chiama Mina.

La voce di Mina corre lungo i secoli, scende e sale, s’impoverisce e s’arricchisce, cresce e decresce, piange e ride, invecchia e ringiovanisce, asseconda e si ribella. Vive e rivive. Come rivisse quella povera giovane che – stanca di un paradiso pieno di mandorli in fiore e candidi loto senza macchie – non vedeva l’ora di assaporare una mela rossa e succosa per sfidare un vecchio padre che le diceva no.

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Pubblicato: 5 mesi ago

Eva e le altre

“E se tra i tanti pezzi d’autore capiterà di trovare qualche cembalo di minor pregio – scriveva quel gran “poeta della parola cantata” di Giorgio Calabrese nella prefazione del volume di spartiti La leggendaria Mina edito dalla Curci qualche lustro fa – è pur sempre vero che la sua presentazione al pubblico ha avuto il design interpretativo e l’autografo della Mazzini”. Sono griffatissime parole che calzano a pennello per definire Eva, deliziosa “canzoncina” assurta all’oneroso ruolo di singolo apripista del superbox Tutte le migliori in seguito alla mancata realizzazione in extremis del pluriannunciato secondo inedito a cui essa avrebbe dovuto fare da nobile comprimaria. Fatto sta che – di questi tempi in cui sentiamo dilagare in FM tante “bolle d’aria” dilatate a dismisura da tronfie velleità da evergreen ma appiattite da arrangiamenti e stili interpretativi tutti uguali – un brano così orgogliosamente “piccolo”, valorizzato al meglio da una scintillante e inusuale orchestrazione in cui il Maestro Celso Valli ammicca con divertita disinvoltura a sonorità in puro stile anni Ottanta, è un perfetto banco di prova su cui Mina e Adriano possono sfoggiare tutta la loro consumata abilità nel trasformare un decoroso ma ordinario “cembalo” nel più sublime dei Stradivari. Eva potrà forse apparire un po’ debole come singolo – è stato il commento a caldo del nostro Stefano Crippa, critico musicale de Il Manifestoma quei due insieme cantano da dio, lei con le sue note sempre cristalline e lui con i suoi bassi da sballo”. Ancora più entusiastiche (ai limiti dell’iperbole) sono le impressioni che il ‘minologo’ Antonio Bianchi ci ha inviato dopo il primo ascolto della canzone: “Mina architettonica. Sentendola, ho visualizzato il progetto di un’ardimentosa costruzione (alla Sant’Elia), in prospettiva, con tocchi di rapido, fra scale che si intersecano, linee verticali, orizzontali e – letteralmente – traiettorie nuove. Eva, insomma – a giudicare anche dalla calorosa accoglienza che i fans le hanno riservato nella pagina ufficiale Minacelentano e nelle altre comunità facebookiane intitolate ai due Artisti – ha tutte le carte in regola per fungere da ottimo traino al doppio antologico Tutte le migliori – in vendita dal 1° dicembre – di cui la Sony ha reso nota ieri l’intrigante tracklist:

Volume 1: Eva – Specchi riflessi – Amami amami – Acqua e sale – A un passo da te – Brivido felino – Come un diamante nascosto nella neve – Sempre sempre sempre – È l’amore – Sono le tre – Che t’aggia dì

Volume 2: Volami nel cuore – L’emozione non ha voce – Se telefonando – Ti penso e cambia il mondo – Ancora ancora ancora  – Storia d’amore  – Grande grande grande  – Apri il cuore  – Questa vita loca – Azzurro (Remastered) – Portati via – Il ragazzo della via Gluck (Remastered) – L’importante è finire – Prisencolinensinainciusol (New Version)  – Fosse vero  – La gonna e l’insalata – Insieme  – Io sono un uomo libero

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Pubblicato: 5 mesi ago

Se la mia Kant sei tu

Il titolo del nuovo singolo, oltre a ricordarci una remota partecipazione di Mina – con una fantasia musicale dedicata ai nomi maschili – al varietà televisivo dell’estate 1962 Eva ed io, ci ha fatto ritornare in mente un nostro post di qualche anno fa sull’insospettabile questione di feeling che, al di là della comune passione per lo chignon, lega la Tigre alla fascinosa e spregiudicata amante-complice di Diabolik…

Se si esclude una sua estemporanea trasformazione nella doppia veste di Diabolik e di Eva Kant in una recente vignetta disegnata dal vulcanico Gianni Ronco per la rubrica di posta di Vanity Fair, fino ad oggi Mina non aveva mai avuto alcun legame virtuale di sorta con la coppia di criminali più amata e inossidabile del fumetto italiano. A scovare un inedito trait d’union tra l’inafferrabile star  e il Re (e la Regina) del Terrore ci ha pensato, nell’ultimo numero del magazine Sette allegato al Corriere della Sera, quel fine esperto di storia del costume che è Antonio D’Orrico in un’intervista immaginaria alla neocinquantenne Eva Kant. All’osservazione fatta dal giornalista sul fatto che “Lei e Diabolik siete stati la prima coppia di fatto del fumetto”, la bionda eroina noir creata dalle Sorelle Giussani ha risposto: “Confronti un po’ di date. Il 1° marzo 1963 appaio per la prima volta in edicola, il 18 aprile 1963 nasce il figlio di Mina e Corrado Pani. Per aver avuto un bambino da un uomo sposato, Mina, coraggiosissima, pagò un prezzo altissimo. Fu epurata dalla RAI. Bandita dalle case discografiche. Cose talebane. Quelli erano i tempi. Diabolik, un ladro e un assassino, e io, un’avventuriera, forse abbiamo fatto qualcosa di utile per rendere l’Italia un Paese più civile…”. 

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Pubblicato: 5 mesi ago

Eva, la nuova tentazione delle Migliori

Il tanto atteso lancio del nuovo singolo è finalmente stato preannunciato sulla fan page Minacelentano di facebook: la canzone – dal titolo Eva – sarà nelle radio e nelle piattaforme digitali a partire da venerdì 10 novembre e anticiperà di qualche settimana l’uscita del sontuoso supercofanetto antologico Tutte le Migliori una delle cui illustrazioni di copertina – opera dell’impareggiabile Gianni Ronco – è da oggi visibile a tutti in anteprima…

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Pubblicato: 6 mesi ago

Con il nastro rosa

Da Dominga a Liza, da Valentina a Emmanuelle, passando per le varie Gloria, Marinella, Eloise, (My) Sharona, la nonna Magdalena, Michelle, Joana Francesa, Laura, Billie Jean, Georgia (on my mind), Angela, Julia, Margherita, (non è) Francesca, Vincenzina (e la fabbrica), Carmela, Brigitte Bardot e decine di altre, senza ovviamente dimenticare Maria, Maruzzella e Maria Marì, nel repertorio di Mina sono davvero innumerevoli le canzoni nei cui titoli compaiono nomi di donna. E a rinfoltire ulteriormente questa canzonettistica lista anagrafica in rosa provvederà tra pochi giorni il brano scelto – dopo più di una fumata nera – come apripista radiofonico del supercofanetto dicembrino con cui si concluderà in grande stile il connubio Minacelentano. In attesa che l’identità della misteriosa ispiratrice sia finalmente svelata da un comunicato ufficiale della Sony, il fantasioso toto-nomi dei fans può avere inizio…

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Pubblicato: 6 mesi ago

Viva voce

Mentre – tra repentini cambi di programma e ripensamenti dell’ultima ora – la realizzazione del ricco box natalizio minacelentanesco si sta avviando con un certo ritardo a un sofferto ma liberatorio epilogo, il mese appena iniziato coincide per noi del Club con l’avvio dei lavori della nuova fanzine, a cominciare da una prima cernita del materiale fotografico. L’argomento principale del numero sarà, come già anticipato, un lungo viaggio attraverso i 60 anni di Mina dal vivo prima e dopo il 1978, dalle prime furtive e roventi esibizioni con gli Happy Boys ai “dolci ed emozionanti” live in studio a porte chiuse degli ultimi anni…

ANTONIO BIANCHI
Pubblicato: 6 mesi ago

Nero su Bianchi

Trent’anni esatti fa, sull’onda dell’entusiasmo per il doppio Rane Supreme, entrava a far parte del Club un neosocio 23enne che di lì a poco sarebbe diventato una delle firme più assidue e autorevoli della fanzine: Antonio Bianchi. In attesa del nuovo imperdibile articolo che il nostro grande amico reggiano – attualmente direttore responsabile del mensile CasAntica – dedicherà nel prossimo supernumero, all’interno del dossier sul Quarantennale del Live ’78, alla carriera live della Tigre dalle prime esibizioni in pubblico con gli Happy Boys alle “dolci ed emozionanti esperienze dal vivo” delle recenti incisioni unplugged, rimaniamo in argomento riproponendovi l’incipit della splendida recensione di 12 che Antonio ci regalò nel numero 75…

di Antonio Bianchi

Non grande. Non grandissima. Gli aggettivi abusati non bastano. Mina, in 12, è “la” singer’s singer, la cantante dei cantanti, la strumentista del canto, la voce dei musicisti, la titolare di sottigliezze interpretative che trascendono la comprensione del volgo. Il grande pubblico ne può intuire la portata. Ma solo in parte. Perché la fruizione di tanta arte è, in fondo, questione elitaria. Non è solo una questione di bravura, di sensibilità interpretativa, di personalità (quella che fa il vero “artista”) e di intelligenza (quella che consente di dare un senso, uno spessore – e un futuro – al talento e all’unicità). Nel caso di Mina c’è anche l’esperienza, c’è il mestiere e c’è la consapevolezza di colori di cui i più (il grande pubblico, molti colleghi, i critici meno preparati, i dj radiofonici “di tendenza”…) non sospettano neppure l’esistenza.

Non è una considerazione di poco conto, perché, di fatto, il mestiere si traduce in una dimensione in più. Mina non è più solo una voce “tridimensionale”. È una “iper-voce”: ha quattro dimensioni.

Lo scotto da pagare? La percezione della quarta dimensione è sensorialmente preclusa ai più. Si può intuire. Si può recepire irrazionalmente. Ma la messa a fuoco comporta attenzione, concentrazione, nozioni e consapevolezze già acquisite. Troppo faticoso per un pubblico che alla musica chiede automatismi, abbordabilità spicciola, bidimensionalità da debuttanti… Esigenze sempre più sentite, sulla scia del progressivo involgarimento culturale italiano. L’analfabetismo di ritorno si è tradotto anche al cospetto del repertorio storico di Mina. Il grande pubblico del 2013 ha gli strumenti per comprendere – al più – lo stile e il repertorio della Mina Ri-Fi (Se telefonando, Sono come tu mi vuoi, Mi sei scoppiato dentro il cuore e dintorni). Lo stile e il repertorio post-Non credere sono troppo impegnativi per un pubblico retrocesso dalle medie alle elementari.

12 è come una bella lezione universitaria impartita a un pubblico privo di licenza elementare. Non è l’album più “complesso” di Mina. Eppure è quello in cui più aleggia il sentore di una presa di posizione – precisa, consapevole – a tinte forti. 12 può pacificamente non piacere. Anzi: sembra fatto apposta per creare fazioni contrapposte. E per rivendicare una dignità artistica senza possibili confusioni. Oltre il ruolo di “insegnante elementare”. Oltre il ruolo di “professoressa di scuole medie inferiori o superiori”. Oltre il ruolo di “titolare di cattedra universitaria”. La Mina di 12 è “docente da dottorato di ricerca”, da PhD (più consono a un american songbook). I contenuti sono permeati delle sottigliezze e del sentore di lussuosa “parzialità” che hanno tutte le discipline all’ennesimo grado di approfondimento dissertate fra pari livello. Come non esistono limiti alla scelta delle dodici “figurine” a colori, così i contenuti musicali non pongono limiti ai livelli di fruizione. Ma in accezione diversa dalle questioni – “orizzontali” – di gusto. Perché 12 è “verticale”. Non abbraccia un pubblico ampio, esteso. Lo circoscrive. Lo delimita. Ma lo scandaglia verticalmente, culturalmente. E non pone limiti alla verticalità, quella incarnata dagli strumentisti innamorati del jazz e dai cantanti di pari livello. (…)

(Da Dodici variazioni sul tema, fanzine 75, febbraio 2013)