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Pubblicato: 8 mesi ago

Per sospirarti di blu

Mina, Tim e Sanremo anno quarto. Protagonista degli spot di 75″ che andranno in onda nelle prime quattro serate del Festival sarà Angie, interpretata dalla paracadutista Roberta Mancino, che con la sua tuta alare vedremo sorvolare dall’alto l’Italia ed esaltare la capillarità della copertura Tim. Il viaggio di Angie si concluderà sabato sera, in uno spazio di 120”, con una grande festa sul palco dell’Ariston, insieme ai ballerini Sven Otten e Ksenia Parkhatskaya sulle note della cover di Mina di Stella stai di Umberto Tozzi.  Gli spot sono dedicati a Tim Super FWA, la nuova offerta di Tim che associa la qualità della rete fissa con quella mobile offrendo prestazioni elevate anche nelle zone non ancora raggiunte dalla fibra.

(comunicato stampa)

 

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Pubblicato: 8 mesi ago

Sogno o Sanremo?

A meno di una settimana dall’inizio del 70° Sanremo, l’amico Franco Zanetti ha ripescato dall’archivio di rockol.it un suo divertente “I Have a Dream” – risalente al Festival del 2004 in cui era membro della giuria – che volentieri vi riproponiamo…

 

di Franco Zanetti

 

Stanotte ho fatto un sogno.
Ve lo racconto.
Era domani sera, erano le otto di sera di martedì 2 marzo: la prima serata del Festival di Sanremo 2004. Uscito dal mio albergo, che dà su Piazza Colombo, mi stavo dirigendo verso l’ingresso della sala stampa, a lato dell’ingresso del Teatro Ariston. La cosa strana era che in piazza non c’era nessuno: tutto era aperto e illuminato – il McDonald’s, i bar, i teatrini all’aperto delle radio – ma non si vedeva anima viva, in giro. E il silenzio, rispetto al solito caos, era assordante. Camminavo perplesso verso l’angolo di corso Matteotti, e vedevo che anche di fronte all’Ariston non c’era nessuno: niente crocchi di persone disperate che malinconicamente cercassero di farsi inquadrare da una qualsiasi telecamera, niente ritardatari scioccamente vestiti da sera – donne in pelliccia e tacchi alti, uomini in abito scuro e cappotto di cammello – frettolosamente discesi dai taxi per non arrivare in teatro a spettacolo iniziato, niente vigili urbani innervositi. Persino nella vetrina del grande magazzino la postazione radiofonica, perfettamente allestita, non era presidiata dal solito disc jockey urlacchiante.
Mi avvicinavo all’Ariston, e il silenzio mi inquietava: non capivo cosa stesse succedendo. Avevo sbagliato giorno?
Poi dalla piazzetta di fronte al teatro vedevo sbucare il solito fisarmonicista, quello che da trent’anni staziona in corso Matteotti. Era lui, col cappello a larghe tese e l’abbigliamento pittoresco: ma non stava cantando la solita canzone, “Torna a Sanremo”. Suonava la fisarmonica, ma cantava un’altra frase: “Tanto è uguale”, continuava a ripetere. Mi veniva incontro, e mi accorgevo che non era il solito fisarmonicista, ma Michele Di Lernia. “Tanto è uguale”, cantava sguaiatamente. E mi metteva in mano un comunicato stampa con scritto soltanto: Aldo Palazzeschi, “Palazzo Mirena”. Gli chiedevo cosa stesse succedendo, ma lui ridacchiava e ripeteva ossessivamente: “Tanto è uguale”.
Allora mi infilavo nel portico dal quale si accede all’ascensore che porta in sala stampa, all’ultimo piano dell’Ariston. Anche lì niente uscieri, niente addetti alla sicurezza, niente hostess con il sorriso fisso e il mal di piedi altrettanto fisso. Salivo con l’ascensore, e arrivavo nella sala stampa. Deserta. I banconi erano ingombri di carta, i computer erano tutti accesi, ma non c’era nessuno. Il megaschermo lattescente mostrava immagini di spot pubblicitari, il Festival non era ancora cominciato.
Sempre più perplesso, ritornavo giù in strada e cercavo di entrare in teatro. Nessuna difficoltà: anche qui nessuna maschera, nessun controllo di biglietti, nessuno al bar. Salivo la scala di destra e andavo in fondo al corridoio, quello dal quale si accede ai camerini. E dall’interno del teatro sentivo provenire un brusìo eccitato, un chiacchiericcio d’attesa. Entravo nell’ultimo palchetto a destra del palco, e affacciandomi alla balaustrina vedevo…
La platea del teatro era gremita. Ma le persone che occupavano le poltroncine rosse, in ogni ordine di posti, non erano il solito pubblico indistinto di riccastri esibizionisti, imbucati e raccomandati, amici di amici di assessori. Le conoscevo tutte, quelle persone. Erano la mia “famiglia”: discografici, giornalisti, cantanti, impresari, manager, disc jockey, insomma tutta gente dell’ambiente. Tutte facce note. Alcune (poche) di amici, la maggior parte di conoscenti, alcune (poche) di nemici e persone che detesto – e dalle quali penso di essere ricambiato. Stavano lì, in attesa, parlottando fra loro. In prima fila i direttori generali delle multinazionali e delle associazioni di discografici, e fra loro – perfettamente a proprio agio – Pippo Baudo. Alla loro destra e alla loro sinistra, i Giornalisti Importanti, la compagnia di giro. Dalla seconda fila indietro, tutti gli altri, mescolati senza ordine logico: uffici stampa volonterosi e uffici stampa infingardi, direttori artistici creativi e direttori artistici imbelli, giornalisti appassionati e giornalisti copia-e-incolla, editori onesti e editori imbroglioni. La gente con la quale ho vissuto gli ultimi trent’anni, insomma.
Per qualche motivo che non mi riusciva di capire, non rispondevano ai miei cenni di saluto e ai miei gesti interrogativi. Era come se non mi vedessero. Ed erano tranquillissimi, in attesa dell’inizio della serata, come se fosse normale per loro starsene tutti lì anziché in sala stampa, nel retropalco, nella green room, nelle salette della TV degli alberghi a cinque quattro tre stelle – nel loro naturale habitat sanremese, insomma.
A un certo punto le luci del teatro cominciavano a smorzarsi, e sul palco si faceva il buio totale. Partiva una musica, che mi pareva di riconoscere, e dal fondo avanzava una figura che arrivata al proscenio cominciava a cantare:
“Con te dovrò combattere, non ti si può pigliare come sei
i tuoi difetti son talmente tanti che nemmeno tu li sai…”
Oh, cazzo! mi dicevo. Ma è lei, è Mina!
Era lei, era Mina. Bella come nei filmati in bianco e nero di “Studio Uno”, alta e snella, cantava “Grande grande grande” come se fosse la prima volta che la cantasse.
Il mio primo pensiero fu: “Hai visto Di Lernia, che colpo da maestro? Esce la ‘Platinum Collection’ e riesce a far venire Mina a Sanremo a cantare una delle canzoni incluse nell’antologia… Michele è proprio il più forte di tutti!”
E mentre Mina continuava a cantare (“Sei peggio di un bambino capriccioso, la vuoi sempre vinta tu; sei l’uomo più egoista e prepotente che abbia conosciuto mai…”) pensavo anche: “E hai visto Tony Renis? Altro che Ramazzotti, altro che Celentano… Ha convinto Mina a venire a Sanremo, e a cantare la canzone che lui ha scritto per lei… Adesso, dopo questo botto, chi potrà più dirgli che deve andare a casa?”.
La gente, in platea, era ammutolita, pietrificata. Nemmeno un applauso, nemmeno un respiro. Trattenevano tutti il fiato, come se non volessero spezzare un momento magico, un momento storico.
Ero lì anch’io paralizzato dallo stupore e dall’emozione – in fondo Mina l’avevo sentita cantare dal vivo solo una volta, il 23 agosto 1978, alla Bussola – quando sentii una mano battermi sulla spalla. Mi girai, e vidi Antonio Nocera. Era lui, senz’altro. La stessa faccia, la stessa barba, lo stesso sigaro spento. Stavo per chiedergli conto della sua presenza – del tutto incongrua, del tutto impossibile – quando lui mi fece segno di tacere e mi disse solo: “Appena ha finito la canzone, vai all’uscita: c’è una macchina che ti aspetta”.
Non gli chiesi nemmeno il perché: a Antonio Nocera sono stato abituato a obbedire senza discutere. Ma almeno qualche minuto di Mina me lo volevo ancora godere. “Ti odio, poi ti amo, poi ti odio poi ti odio poi ti amo,
non lasciarmi mai più
sei grande, grande, grande
come te sei grande solamente tu.
Non lasciarmi mai più
sei grande, grande, grande
come te sei grande solamente tu”
finì di cantare Mina, ma l’ultima frase suonò sorprendentemente miagolante. Mentre mi giravo per uscire dal palchetto e obbedire alle istruzioni di Antonio Nocera, mi resi conto che Mina non era più Mina, ma Platinette. E Platinette stava estraendo da un recesso della sua parrucca un accendino. E Platinette, ghignando perfidamente, faceva scattare l’accendino e dava fuoco ai tendoni del sipario, che di colpo s’infiammavano ruggendo.
Il grido all’unisono della platea lo sentii mentre infilavo di corsa la porta a vetri dell’Ariston. Fuori, come aveva detto Antonio, c’era una limousine con un autista dai capelli grigi; il motore era acceso, la portiera aperta. Ci saltai sopra, e la macchina si mise in moto prima ancora che potessi richiudere lo sportello. Angosciato, cominciai a chiamare col telefonino tutti i numeri degli amici che avevo visto seduti nella platea dell’Ariston: ma l’unica risposta che riuscivo ad ottenere, sempre dalla stessa voce registrata, era “Grazie per aver votato”.
Il viaggio durò poco più di un quarto d’ora. L’autista era abile e svelto, anche se ad ogni tornante in salita sputava un’imprecazione familiare (“Feeee-ga!”). Arrivammo alla piazzola belvedere sopra Sanremo, e lì scesi. Sembrava la scena della copertina di “For your pleasure” dei Roxy Music: l’autista (ecco chi era: Franco Mamone!) stava appoggiato ghignante alla portiera aperta, proprio come Bryan Ferry, e io – senza pantera al guinzaglio e senza tacchi alti e senza tubino in latex (mica sono Amanda Lear) – stavo lì, attonito e incredulo, a guardare la riviera sotto di me, dove fra le luci di Sanremo una colonna di fiamme e di fumo saliva altissima verso il cielo.
Frugandomi in tasca trovai il comunicato stampa che mi aveva dato il fisarmonicista-Di Lernia. E di colpo mi tornarono in mente le strofe della poesia di Palazzeschi, che avevo studiato al ginnasio: “In sera di festa, la veglia era piena, le fiamme terribili avvolsero il grande palazzo. Le fiamme arrivarono al cielo per tutta una notte, la notte che ognuno ricorda e si segna. L’aurora lo vide terribile mucchio di bragi roventi. Il cielo che s’ebbe di fiamme l’offerta per tutta la notte, rimase chiazzato di rosso per giorni e per giorni. E ancora ai tramonti vi sostano sopra vapori rossastri, vi sostan siccome a saluto, messaggi di fiamme lontane… E il vento pur anco solleva le ceneri ultime”.
Avevo appena partecipato al mio ultimo Festival di Sanremo – all’ultimo Festival di Sanremo della storia, pensavo. E non capivo se era più forte il dolore per la perdita di tante persone alle quali, in fondo, ero affezionato o il sollievo al pensiero che finalmente era finita, che non sarei stato più costretto a venire a Sanremo, che non ci sarebbe stato più, grazie a Dio – e a Platinette – nessun festival di Sanremo.
E’ stato a questo punto che mi sono svegliato, e mi sono ritrovato nella solita stanza numero 16 del solito albergo Colombo. E ho capito che l’incubo non era finito: non era ancora cominciato…

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Pubblicato: 9 mesi ago

Vedi che parole semplici…

Ci lamentiamo spesso – io per primo – del fatto che a scrivere gli articoli per la fanzine siano da tempo immemore i soliti tre o quattro ormai incanutiti redattori e che alla nostra rivista occorrerebbe un vivificante ricambio generazionale. La bella recensione qui pubblicata – opera di una delle nostre giovani firme più brillanti – sarà anche la classica rondine che non fa primavera (e tantomeno l’Epifania), ma si lascia leggere con grandissimo piacere…

 

di Giancarlo Nino

La musica che gira intorno, non solo oggi, anche da tempi piuttosto remoti, spesso dice poco o nulla. Non ci parla, non mi parla. Si inerpica su un ritornello che nel giro di pochi anni diventa vecchio, si arena assieme al suo arrangiamento negli archivi di polverose memorie démodé. Capita, capita persino a nomi di primissimo piano, in Italia e all’estero. Non capita, non capita affatto, se la musica in questione è griffata Mina- Fossati. Quanta musica che parla in questo album lunare. Quanta parola che suona. Quanta cura e attenzione all’espressione, al “dire” le cose, recitarle, ancora prima che cantarle. Deve essere l’effetto di chissà quale meravigliosa reazione chimica che ha sciolto la fiera e indomita duttilità espressiva di Mina dentro le gocce della raffinatissima poesia di Fossati. Poesia che scivola leggera tra le 11 tracce del disco, stelle di carta pentagrammata, arrangiate con umiltà, servizio e sapienza da un Massimiliano mai così ispirato. Il cielo dell’interpretazione si schiude dalla prima traccia, l’Infinito di stelle, potentissima nella sua delicatezza disarmante. Mina entra luminosa, come un raggio di luna, chiara e irresistibile. Fossati le porge la mano. E dentro “un caffè in due” si spalancano cieli insondabili. Ecco perché siamo qui. È già tempo di garrula levità in Farfalle. Mina e Fossati si inseguono su solari battiti d’ala che profumano di primavera e semplicità. In Ladro, impensabile nella gola di qualcun’altra, Mina sfodera tutta la dimensione sensuale e carnale della sua vocalità mentre in Come volano le nuvole si limita ad accompagnare nel ritornello Ivano, leggera e serafica, vento che soffia. Ne La guerra fredda riverberi di caducità umana colorano un canto sommesso e gentile mentre Tex-Mex è energica e opulenta, con la voce di Mina bruna e sanguigna che disegna strade in un deserto texano dai contorni blues. Amanti della domenica si adagia su languide carnalità domenicali, sommessamente bisbigliate a fior di cuscino. Meraviglioso è tutto qui, invece, appartiene di diritto al filone più classico della produzione di Mina, romantica e appassionata. L’uomo perfetto e Niente meglio di noi due ritmano scanzonatamente il finale del disco tra ironie e divertissment briosi di chi si può permettere di giocare con la musica. Ma è Luna diamante il pezzo che, affidato alla sola Mina, rappresenta la cifra più alta e nobile dell’intero lavoro. Mi ricorda, per intenzioni, teatralità e per riferimenti iconografici, Casta Diva, scritta da Bellini per un’altra voce grandiosa di cui possiamo solo leggere, ahinoi, quella di Giuditta Pasta. Come nel canto di Norma, Mina, mai così concentrata e lirica, eleva una preghiera alla Luna che qui ha lo spessore di uno sfogo introspettivo, una sorta di romanzo interiore. Spezzata e dolente, la sua voce risuona di un’umanità cupa e fragile. Invoca aiuto insperato in quella “luce di Luna d’acciaio e diamante”, che scenda da un cielo scuro per guarire un amore rimasto senza parole. Non è tardi stanotte nemmeno per me. Infine, nella versione deluxe, Mina omaggia Fossati ricantando la sua Settembre. Sembra un jazz stupendo, in cui Mina inventa con la voce malinconie delicate disegnate su una strada piovosa, con un taxi che corre via, agli inizi di settembre. Da lasciare senza fiato. Mina Fossati è una raccolta di poesie in musica, che riafferma un filone di scrittura immarcescibile e arduo, quello di un certo cantautorato lirico di cui Fossati è stato ed è rappresentante di punta (assieme al compianto Lucio Dalla). Mina Fossati è un manuale di canto cantato che sarà preso a modello dalle interpreti a venire. Nonostante gli oltre sei decenni di musica, Mina, da decana in carica delle cantanti nostrane, continua a rappresentare un modello esemplare. A lei oggi, per prima, spetta il merito di definire i canoni di un’estetica della voce di signora, fieramente adulta. Le leggere fragilità timbriche e le increspature vocali, lungi dall’inficiarne l’irriducibile vocalità, sono elevate a strumenti espressivi. Invocate a sostegno di esigenze di comunicazione. Diventano essenziali per materializzare la sofferta narrazione di Luna diamante o la rotondità mattutina di Amanti della domenica. Amplificano la duttilità di uno strumento senza paragoni, capace ancora più di prima di cambiare intenti e modalità in ogni pezzo. Mina insegna, in un mondo di forzati giovanilismi, il fascino del tempo, dell’esperienza, spiega che farsene di una voce leggendaria che ha risuonato per decenni e che ancora non conosce stanchezze. Spiega l’intelligenza, quanto sia essenziale mettere la tecnica e il canto a servizio delle parole e della musica. Mai autocompiaciuta, mai autoreferenziale. Costantemente ammantata di un fascino e di un’autorevolezza preclusi a tutte le altre.

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Pubblicato: 9 mesi ago

Minafanclub 86. Copertina e sommario!

 

Tra le note di un capolavoro

MINA FOSSATI, L’ARTE DELL’INCONTRO   di Antonio Bianchi

 

Prima, durante e dopo Mina Fossati

I GIOIELLI INDISCRETI   di Loris Biazzetti

 

CANZONI DELLA MIA ETA’    di Franco Zanetti

 

Sala Puccini, Milano, 18 novembre 2019

QUALCOSA STANOTTE BRILLA    di Stefano Crippa

 

Intervista a Celso Valli

TRA PUCCINI E SANREMO   di Stefano Crippa

 

Il fabuloso 1966 di Mina

UNA DIVA IN CIMA AL MONDO   di Loris Biazzetti

 

Scripta Minant 1966

E DOPO STUDIO UNO CANTO PUCCINI   di Mina

 

Mina 2 tra raffinatezza e abbordabilità

LONTANISSIMA E VICINISSIMA   di Antonio Bianchi

 

Ultimissime dal pianeta Mina

COME GOCCE

 

Prossimamente in spedizione!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Pubblicato: 9 mesi ago

Qual buon Venti?

Il 2019 mazziniano non poteva concludersi meglio: l’album Mina Fossati ha sbancato le classifiche di vendita del succulento periodo natalizio, superato in vetta dal solo Tiziano Ferro (ma senza il delirio di onnipresenza con cui il cantautore laziale ha presentato il suo disco in ogni luogo e in ogni lago, roba che – al confronto – il dilagante Bruno Vespa in tour promozionale per l’ultimo libro pareva il più schivo degli epigoni di JD Salinger). E il bello è che – nella classifica FIMI diffusa il 30 dicembre – Mina ha fatto capolino anche in cinquantasettesima posizione col suo scintillante Christmas Songbook che, a sei anni dalla sua pubblicazione, è ormai divenuto un imprescindibile “classico” del periodo delle Feste. Quanto a noi piccoli fanzinari delle Alpi Graie, entro il mese di gennaio termineremo la nuova fanzine 86 facendone magari slittare l’uscita di una o due settimane per servirvela il più possibile aggiornata con alcune delle novità che animeranno i prossimi mesi. E intanto stiamo già pensando al successivo numero 87 (pronto in estate) il cui sommario sarà inevitabilmente condizionato dai fragorosi anniversari a cifra tonda – all’insegna del 20 e dei suoi poco galanti multipli – che cadranno nel 2020. Oltre che col fatidico Mina day del prossimo 25 marzo (data in concomitanza con la quale si vedrà uscire di tutto e di più), l’anno appena iniziato coinciderà con il 60° anniversario del 1960 (e del primissimo 33 giri Italdisc) che celebreremo con un doveroso cronodossier. Ma nel 2020 scoccheranno in contemporanea sia il quarantennale della nascita del Minafanclub (e della nostra fanzine) sia quello del debutto di Massimiliano Pani come arrangiatore di Mina col singolo estivo Buonanotte buonanotte/Capisco: e proprio a Max il nostro minologo Antonio Bianchi dedicherà per la prima volta una delle sue minuziose “monografie d’autore” ripercorrendone il lungo e glorioso percorso professionale dal primo folgorante exploit come autore 16enne con Sensazioni e Il Vento all’ultima superba prova come produttore di Mina Fossati

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Pubblicato: 9 mesi ago

E il naufragar ci è dolce…

Illustrazione: Gianni Ronco

“Bisogna fidarsi dell’intelligenza e della sensibilità delle persone – spiega Ivano Fossati commentando il grande successo del suo disco con Mina in un’intervista concessa a Luca Ubaldeschi su La Stampa di stamani – Se tu fai qualcosa di buono, là fuori se ne accorgono, non si deve commettere l’errore di pensare che la gente sia tappata in casa ad ascoltare musica orrenda…”. Non deve quindi sorprenderci il fatto che una perla come Luna diamante – complice il film di Ozpetek La Dea Fortuna – stazioni ai primi posti della volubile e desolante classifica dei pezzi più scaricati su iTunes e nemmeno che un pezzo così raffinato sia programmato in radio molto più spesso dell’orecchiabile – e pur stupendo – Tex Mex lanciato come primo singolo dell’album-evento dell’anno. La tendenza a sottovalutare i gusti del ‘grosso’ pubblico, in fondo, fu smentita anche 40 anni fa, quando a decretare il boom di vendite del doppio Attila – in pieno boom della disco music – non fu tanto la scatenata Tiger bay scelta come primo estratto a 45 giri per i juke-box, quanto piuttosto le varie Anche tu, Ma ci pensi, Che novità che le radio private dell’epoca – molto più “libere” dei grandi network odierni – promossero a tamburo battente. E accadde la stessa cosa mezzo secolo fa quando nello special di San Silvestro Avanti il prossimo Mina presentò tra mille dubbi (“Dura tre ore e dopo questa volta non me la faranno cantare più in pubblico”) l’impervia Bugiardo e incosciente che si sarebbe rivelata invece la vera carta vincente del relativo LP, surclassando nell’immaginario collettivo la più modaiola e “facile” Un’ombra. Dovendo quindi azzardare un titolo come terzo singolo tra i tanti potenziali hit di Mina Fossati, non ci parrebbe così folle puntare sulla meravigliosa L’infinito di stelle che fa da luminosa canzone-manifesto d’apertura dell’album. E alla cui eccellenza poetica non troviamo irriverente accostare i versi sublimi de L’infinito leopardiano che proprio in questi giorni, a 200 anni esatti dalla sua composizione, 22 grandi Voci della Canzone Italiana hanno magistralmente riletto lasciando alla Stella più splendente di tutte l’onore di declamare l’ultimo, celeberrimo endecasillabo….

Buon Natale a tutti!

Pubblicato: 9 mesi ago

Luna diamante, il video

 https://www.youtube.com/watch?v=oP0NklEogIg&feature=youtu.be


14 DICEMBRE

MINAFOSSATI

ESCE OGGI IL VIDEOCLIP DI

“LUNA DIAMANTE”

REALIZZATO DA FERZAN OZPETEK

 

Il brano è contenuto nella colonna sonora del nuovo film di FERZAN OZPETEK

La Dea Fortuna

 

Esce oggi, sabato 14 dicembre il videoclip ufficiale diLuna Diamante,diretto da Ferzan Ozpeteke con il montaggio di Pietro Morana. Il brano estratto dal nuovo album di inediti MinaFossati,uscito il 22 novembreper Legacy – Sony Music.

Il brano, scritto da Ivano Fossati e cantato a due voci con Mina, racconta il valore dell’attesa, quello del perdono e del ritrovarsi.La voce di Mina è appassionata, sorretta solo dal pianoforte e dall’orchestra d’archi, che la accompagnano seguendone l’estensione. Magistrale l’interpretazione, che parola dopo parola porta in superficie i sentimenti più profondi. E nel finale arriva il riscatto di un ostinato, insensato coraggio e forse della speranza. Il brano è totalmente affidato a Mina, ma in chiusura, senza bisogno di parole si unisce Fossati, come una muta risposta, o come in un abbraccio.

Il videoclip ufficiale porta la firma di Ferzan Ozpeteke mostra un originale montaggio di alcune scene del film, rielaborate ad hoc con l’inserimento delle grafiche del disco, curate da Mauro Balletti. Ferzan Ozpetek ha scelto Luna Diamante, tra i pezzi che compongono la colonna sonora del film La Dea Fortuna, con protagonisti Stefano Accorsi, Edoardo Leo e Jasmine Trinca,in uscita nelle sale il 19 Dicembre.

I due protagonisti della musica italiana, da tempo lontani dalla ribalta, per la prima volta uniscono le loro voci in 11 brani inediti, scritti e composti da Ivano Fossati e cantati da Mina e Fossati, che tornano a collaborare in un’occasione unica.

MinaFossati è prodotto da Massimiliano Pani per Pdu e Il Volatore ed esce per Sony Music.

L’album è disponibile in CD Digipack, CD Deluxe Hardcover Book, Vinile Nero 180gr, Vinile Bianco Trasparente 180gr, Special Book (contenente un Picture Disc, un 45 Giri di Settembre, un CD e una stampa specialedi Mauro Balletti limitata e numerata) e digitale (https://SMI.lnk.to/MFTM).

 

Comunicato stampa Goigest 

 

 

 

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Pubblicato: 10 mesi ago

Vestita come una signora

L’ascolto di Luna diamante – risplendente brano-clou (insieme alla solare Che vita meravigliosa di Diodato che impazza nel trailer trasmesso in questi giorni in TV) della colonna sonora del nuovo film di Ferzan Ozpetek La dea Fortuna nelle sale dal 19 dicembre – ha ispirato al nostro Antonio Bianchi –  di solito pudicamente refrattario a certe innoMinabili fantasie – un ardito sogno a occhi aperti che troverete svelato nella sua minuziosa disamina su Mina Fossati della prossima fanzine…

di Antonio Bianchi

(…) Luna Diamante è il più bel regalo di Fossati a Mina. Si inserisce a pieno titolo nel filone dei brani che l’attuale vocalità mazziniana rende monumentali (penso a L’uomo dell’autunno e anche a Quando la smetterò, da me amatissima). E forse, verificando il plauso collettivo, destinata a diventarne il simbolo, la pietra miliare. Rabbrividisco nel pensare che un brano tanto intenso e rappresentativo possa passare sotto silenzio, risucchiato dalla distrazione, destinato a rimanere nascosto fra le pieghe dell’album. Il nuovo film di Ozpetek ha aperto qualche spiraglio. Ma non basta: la Mina che si delinea in Luna Diamante – proprio perché “concreta, sincera, reale” – meriterebbe d’essere eternata con metodi altrettanto concreti, sinceri e reali. Quali? Ascoltandola si è delineato un desiderio delirante – ma beffardamente auspicabile in previsione dell’imminente compleanno –: la trasformerei in videoclip, con una Mina in carne e ossa, in un elegantissimo bianco e nero, vestita di nero su fondo nero, in campo lungo, con luci radenti e telecamera costantemente puntata su di lei, in rotazione lentissima, senza stacchi, senza montaggio, senza sotterfugi di sorta. Sarebbe un paradossale regalo di compleanno “ribaltato” da parte di Mina. Orgogliosamente sincero. Qualitativamente sontuoso. Beffardamente regale. E, forse, non così improbabile. Perché Luna Diamante merita davvero di diventare patrimonio collettivo e di entrare a far parte dell’iconografia mazziniana televisiva (…)

(Nella foto: Ferzan Ozpetek con i due protagonisti del film Stefano Accorsi ed Edoardo Leo)

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Pubblicato: 10 mesi ago

Vedi che parole semplici…

di Massimo Serzio

Quanto lo abbiamo immaginato questo disco, quanto lo abbiamo desiderato, quanti pensieri a tarda notte sperando di poter indovinare anche sono un barlume della sua meraviglia… eppure, nessuno avrebbe potuto neanche lontanamente avvicinarsi alla Bellezza e alla meraviglia che esso contiene.

Finalmente Mina incontra Ivano Fossati per un progetto quantomai organico, sorprendentemente nuovo e al tempo stesso rassicurante, che parte dalle consolidate atmosfere care a Fossati, per spingersi su territori per lui inesplorati, e arricchirsi dell’apporto (non solo vocale) di un’artista immensa come Mina.

Non è possibile aprire questo spettacolare contenitore senza restare abbagliati dalla profonda consapevolezza, dall’eterno susseguirsi delle umane passioni, dalla maestria che hanno entrambi nel farceli vivere.

Questo Mina Fossati è un disco che rivela la grana imperfetta e umanissima della vita, e ce la lascia intravedere attraverso il tessuto dei versi, a volte sdrucito e stanco, a volte pieno e robusto, altre volte scintillante e fresco. 

Da questo tessuto, fatto di tante parole, leggiamo di gesti semplici, quotidiani, sentimenti ed emozioni che ci appartengono da sempre, e che non diventano mai metafora di sé stessi, non si astraggono mai dalla realtà per farsi solo pura poesia, ma elevano a poesia la realtà più profonda e carnale dell’uomo, e ci restano scolpiti dentro perché ci rassomigliano.

L’Infinito Di Stelle è un capolavoro senza tempo; “Io nemmeno per un attimo / Voglio stare lontano da te / Vedi che parole semplici / Proprio per questo ci crederei” è uno di quei versi che ti restano incisi dentro, indelebile come un tatuaggio, umano come il sangue, liberatorio come la verità.

E come proseguire, dopo un’apertura che potrebbe essere la chiusura definitiva, la canzone, quella che dopo spegni tutto e non hai più bisogno di sentire nulla? Con un repentino cambio di atmosfera, con una filastrocca voce e chitarra, commovente per la sua purezza, luminosa come un giorno di primavera; Mina appoggia parole e note in alto, tra le nuvole e insieme, lei e Fossati, finiscono con una dolcissima citazione, delicata, malinconica, inaspettata. Farfalle è un piccolo gioiello leggerissimo e vibrante.

Ladro è una di quelle canzoni che non ti aspetti da Mina, una di quelle che Mina scrive con la sua voce spostandone il senso altrove, e arricchendola con i suoi bassi e le parole rappate come solo lei può fare, un regalo inaspettato e graditissimo, un pezzo diverso da tutti gli altri del disco, che solo lei poteva rendere appieno in ogni sfumatura.

Come Volano Le Nuvole sembra composta da due canzoni diverse; le strofe molto ben raccontate da Ivano sono basse, decise e sono messe in risalto da un ritornello che sembra spostare l’attenzione altrove, dalla notte profonda di un sentimento feroce “È che giù in fondo alla notte / Quasi tutti siamo senza cuore” alle nuvole che volano libere e che sovrastano ogni umana emozione. Mina canta il ritornello quasi senza partecipazione, distaccata, eterea e questa modalità crea un contrasto sconcertante che rende ancora più nere le strofe. “Ognuno comprende come può”.

L’assenza di cambi di tonalità all’interno dei pezzi è stato l’unico limite imposto a Massimiliano Pani nella scrittura degli arrangiamenti (davvero spettacolari) per questo disco; una restrizione non da poco per chi ha dovuto mettere insieme due voci diverse, ma in qualche modo affini come quelle di Mina e Ivano; ma c’è da dire che a giochi fatti, ascoltando l’album, si ha la netta sensazione di trovarsi di fronte a un disco quantomai organico dove i due protagonisti si passano il timone sempre in modo naturale, evitandosi le solite forzature nell’alternanza delle voci, a vantaggio di una naturale successione; inoltre, qualche volta, assistiamo alla silente sparizione di uno dei due a vantaggio della canzone. Sempre a vantaggio della canzone.

Questo meccanismo condiviso e semplice dà modo a Mina di esibire (ne La Guerra Fredda come in altri pezzi, ma qui in maniera più evidente) una lucidità interpretativa a dir poco sublime; credo fermamente che – stavolta più che mai – siamo in presenza di un vero e proprio miracolo vocale.

Mina riesce ad interpretare e dare colori molto diversi al suo cantato qui, sebbene la melodia si muova tutta su tonalità altissime per lei e con poche variazioni di note. Quasi tutto il disco – infatti – è cantato nella tonalità maschile di Ivano Fossati e scritto con uno stile musicale evoluto e senza fronzoli, diretto e preciso, senza concessioni alla facile melodia o al belcanto, anzi, più orientato verso uno stile parlato, quasi rappato.

Inoltre le performance vocali di Mina in questo disco rivelano delle sfumature del Fossati autore, decisamente inedite per chi è abituato ad ascoltare i suoi versi cantati in tonalità comode, tendenti al basso e a un’interpretazione più intima; in questi brani, invece, i suoi versi e le linee melodiche rivelano tutta l’arditezza del suo scrivere e una intrinseca complessità emotiva che il canto di Mina individua e amplifica.

Con Luna Diamante siamo in presenza del Capolavoro assoluto (per quanto mi riguarda è tra le dieci canzoni più belle mai cantate da Mina), inaudita la complessità vocale che Mina mette in gioco per dare colore e spessore a questi versi incredibili; le parole sono incarnate “Forse strappata dal mio sentimento” e certi versi ti si inchiodano dentro “So, so che anche in piena luce / Saresti il mio primo pensiero / Fin troppo vivido e forte / Come il bagliore del giorno”, e come dimenticare quel: “Sempre caro sei stato al mio dolore”. Applausi a scena aperta, e pioggia di rose sul palco.

Come se non l’avesse già fatto innumerevoli volte, Mina si è superata di nuovo.

Tex-Mex, inserita nell’album ne diventa il cuore ritmico e pulsante, celebrazione dell’incontro, sigla della festa ma mai leggera, anzi sporca di vita e di sabbia del deserto; Mina la canta a voce piena, pienamente pop e priva dei cedimenti emotivi che arricchiscono altri pezzi.

Anche Amore Della Domenica, sviluppa la sua melodia principale (cantata quasi per intero da Mina) su tonalità molto alte e quasi rappate, ma il pezzo contiene anche delle bellissime parti basse che danno modo a Mina di esprimere una buona parte del suo registro vocale ancora molto più ampio di tante collghine di ultima generazione.

Ma è sulle note di Meraviglioso È Tutto Qui, che troviamo la parte più rassicurante e Minosa del disco “L’amore illumina / E tu potrai vedere / La strada piccola che porta / Verso casa quando può” e, sebbene anche questa canzone sia cantata in tonalità maschile, Mina si esprime sicura fino ai limiti della sua attuale tessitura vocale.

Sebbene siamo in dirittura d’arrivo, la scaletta ci offre ancora sorprese: L’uomo Perfetto è un’altra altissima, nuovissima, scintillante ballata rock cantata con un piglio travolgente e scatenato che ci riporta a certi episodi della scanzonatissima Mina degli esordi, con due versi in cui Mina raggiunge davvero delle note imprendibili “Fosse stata una storia vera / E non la solita canzone” e con tanto di finale con un super-coro di grande impatto.

Il disco ufficiale chiude con un altro gran finale: Niente Meglio Di Noi Due, un’altra ballata pop-rock in perfetto stile Fossati che ci dà modo di scoprire un’altra giovanissima Mina inedita, ma il disco non è ancora finito e – come in una scaletta live – Mina ci regala un bis da pelle d’oca: Settembre.

Il pezzo era già uscito qualche anno fa nell’ultimo album in studio di Ivano Fossati, ma Mina lo reinterpreta solo voce e piano accompagnata dal suo fido Ugo Bongianni.

Cosa aggiungere alla bellezza di questo pezzo se non una necessaria considerazione sulle parole; Mina le prende, le sottolinea a suo piacimento, le sviscera per cercarne i significati più profondi, e dopo le ripulisce e le rende essenziali e per questo più ricche e piene di prima; le parole dette da Mina abbracciano tutto, prendono sfumature inaspettate, rassicurano e mettono in pericolo al tempo stesso perché non si è mai al sicuro quando entrano in gioco le emozioni.

Ci hanno messo quarant’anni i nostri due impavidi artisti per decidere di darsi finalmente (musicalmente parlando) l’uno all’altra; le aspettative sono state ampiamente superate (ma sempre con sfumature inaspettate) e stavolta il bis non solo è richiesto a viva voce, ma è davvero necessario.

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Pubblicato: 10 mesi ago

Passo dopo passo, minuto per minuto

Sull’importanza di vivere pienamente il presente (“quam minimum credula postero”, aggiungerebbe Orazio) Mina ci aveva regalato già nei suoi acerbi e scintillanti anni Italdisc una deliziosa canzoncina di Alberto Testa e Tony De Vita – Il tempo, retro dell’ardita e magnifica Le tue mani datata febbraio 1962 – in cui schivava le pretese di amore eterno del ganzo di turno sussurrandogli: “La ruota del tempo che oscilla e che passa / sarà eternamente la stessa… / Perché vuoi sapere da quando io t’amo?  Ti basti sapere che t’amo, adesso io t’amo…”. Versi che, in chiave più ingenua, anticipavano la poetica del “hic et nunc” che fa da collante tematico ai superbi testi di Mina Fossati. Sull’argomento si è brillantemente soffermata giorni fa anche la giornalista Simonetta Sciandivasci in un articolo apparso sul quotidiano Il Foglio.
di Simonetta Sciandivasci
C’è tempo, anche se ci sembra il contrario. Non ne abbiamo avuto mai tanto come adesso, mai più di adesso. E non perché viviamo a lungo, che è peraltro un dato traballante, ma per una ragione antica e per una nuova. Secondo Seneca il tempo a nostra disposizione sarebbe più che sufficiente a far tutto, se sapessimo usarlo. E questa è la ragione antica: l’essere umano il tempo lo perde e, peggio, lo disperde.
Quella nuova è che non siamo in grado di vivere il presente, di starci dentro: o evadiamo verso il passato, struggendoci di nostalgia per qualcosa che a volte neppure abbiamo vissuto e che però immaginiamo e ricostruiamo, idealizzandola, o ci proiettiamo ossessivamente verso il futuro, e le sue sfide, caricandoci di aspettative, obiettivi, sogni e scale di realizzabilità dei piani di ascesa, successo, evoluzione.Non ci riconosciamo più in quello che siamo, ma in quello che potremmo diventare. Eccediamo in progettualità, la usiamo per distrarci dall’incertezza, e da uno dei nomi della vita: la possibilità. Dal 1950 al 2016, le ore che trascorriamo a lavoro sono calate, complessivamente, del 17 per cento (da 2.227 ore a 1.855) e negli ultimi tre anni non è stata rilevata nessuna inversione di tendenza. Eppure, viviamo in affanno, in ritardo, in corsa, in cerca e il tratto che più ci accomuna è la sensazione di essere stritolati dal lavoro, di non avere spazio per altro. E’ strangolamento percepito, diciamo.

In nessun’altra epoca come in questa che viviamo abbiamo avuto a nostra disposizione tanto tempo libero, il vero oro nero, il bene rifugio inestimabile. Eppure, non riusciamo a usarlo. L’Atlantic ha scritto che questo succede perché l’organizzazione del lavoro è caotica: la transizione da impiegati a free lance, l’assottigliamento della distinzione tra feriale e festivo, diurno e notturno, casa e ufficio, e quindi il poter lavorare a tutte le ore e dappertutto, hanno sballato l’organizzazione sincronica della società. Lo sperimentiamo ogni giorno: organizzare una cena con gli amici è un’operazione di raffinata logistica, altissima diplomazia, coordinamento aerobico tra minuscole libertà. Un’atroce trattativa che passa per molti “no, sabato lavoro” e “a pranzo? Sei matta, ho pilates!”. Slate ha scritto che il nuovo gender gap tra uomini e donne sta nel tempo libero di cui dispongono: in media, 40 ore i maschi e 30 le femmine. La fisica può dimostrarci quanto vuole che il tempo non esiste: quaggiù noi invecchiamo, sappiamo che vivi si muore ed è il tempo a darci la misura dell’inesorabilità di questi processi. Una misura che a lungo ci ha esortati a cogliere l’attimo e che adesso, invece, ci impone di capitalizzarlo.
Da che eravamo cicale, siamo diventati formiche. E in questo nostro accumulare, progettare, smaniare per preservarci dalla consunzione, evolvere, tenere il futuro sotto controllo, riusciamo a farci bloccare dal terrore di non riuscire a far tutto. La vita ci sfugge dalle mani perché siamo assillati dall’ossessione di riempirla, renderla significativa, farne un primato. L’orologio è l’ovosodo che ci si è bloccato in gola e non va né in su né in giù. Il paradosso di un tempo accelerato e insicuro come il nostro è la criminalizzazione del qui e ora. Al presente, e al fatto che restituisce la vita all’unico suo significato che possiamo sperimentare e cioè il compiersi, Ivano Fossati e Mina hanno dedicato il loro disco (e ringraziamo la moglie di lui per averlo minacciato di divorziare, in caso non avesse accettato di scriverlo). “Sono qui e per questo sono felice”. “Quello che siamo è quello che vogliamo ora”. “Nel buio del cielo là fuori è già domani, ecco perché siamo qui”. Ecco perché siamo qui. E siamo un mare infinito di gente: naviganti, non maratoneti.
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Pubblicato: 10 mesi ago

Una luce si muove per me…

Dall’imperdibile articolo di Antonio Bianchi con cui si aprirà il ricco superdossier su Mina Fossati della prossima fanzine vi proponiamo in anteprima un breve estratto dedicato a una delle canzoni-capolavoro dell’album…

di Antonio Bianchi – Elaborazione grafica: Graziano Rimondini

(…) L’esordio dell’album, con L’infinito di stelle, è l’apice, almeno per me. Parte Fossati, che conduce subitaneamente nel suo mondo poetico e musicale, con un minimalismo, una semplicità, una finezza, una compostezza e una evocatività tanto maestosa quanto tenue, trattenuta, controllata. Con Mina – dolce, tenera complice – è come se entrasse la luce. Accarezza, dona profondità, crea chiaroscuri, talvolta abbaglia, talvolta si minimizza in penombra. E illumina il partner. Lo stile è inconfondibilmente fossatiano. Non solo il Fossati degli ultimi album. C’è anche l’Ivano di ieri e dell’altro ieri. Come se l’autore – all’inseguimento del concetto supremo di “canzone” – avesse rimeditato l’intero percorso attingendo anche ai propri anni Settanta, all’album La casa del serpente, a Stasera io qui. C’è una sottile contiguità col brano di apertura di Mina Live ’78. Sarà per l’affinità dei versi di chiusura (“…sono qui”, “…siamo qui”). Sarà perché entrambi si configurano come manifesto programmatico degli album d’appartenenza. Sarà forse per gettare un ponte mnemonico e dichiarare la sopraggiunta maturazione. Che, nel caso di Mina, è eclatante: L’infinito di stelle è cantata meravigliosamente. Addirittura meglio di Stasera io qui, che era più levigata e traslucida ma infinitamente meno tridimensionale ed espressiva (…)

 

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Pubblicato: 10 mesi ago

Non scrivo lettere tutti i giorni…

Difficile aggiungere su Mina Fossati qualcosa di nuovo rispetto a quanto meravigliosamente già detto e scritto dallo stesso cantautore (e da nn Massimiliano mai così entusiasta) nei giorni scorsi. La stessa lettura della rassegna stampa dell’album (costellata di recensioni memorabili tra le quali meritano uhna menzione speciale quelle di Marinella Venegoni, di Marco Mangiarotti e del nostro Stefano Crippa) ha deliziato le nostre pupille come non ci succedeva da decenni. In attesa di svelarvi ulteriori retroscena di questo capolavoro (ci riusciremo? Mah…) nel ricco dossier che aprirà la prossima fanzine, diamo il via alla consueta serie di “commenti a caldo” inviati dai fans. Tra le cui righe, pur grondanti di emozioni e sentimenti ampiamente condivisi da ognuno di noi, c’è sempre qualche dettaglio inaspettato da scoprire…
di Silvano Terzo – Elaborazione grafica: Graziano Rimondini
Preparo con cura il rito dell’ascolto: un nuovo disco di Mina non mi coglie mai impreparato; programmo una serata tutta mia, nessuna distrazione è concessa, nessuna calamità mi farebbe desistere, nessuna allettante lusinga mi allontanerebbe dalla mia postazione. Questa volta l’occasione è ancora più importante, perché non si trattta solo  del nuovo disco di Mina, ma dell’incontro di due anime d’Artista. Devo superare la diffidenza e quella sottile gelosia che mi impedisce di condividere Lei con altri cantanti, salvo rare eccezioni. Questa volta sono fiducioso e sicuro che il progetto tanto atteso possa dare buoni frutti. Me ne convinco subito: dopo poche note sono già immerso in una dimensione canora assolutamente inattesa, ampia, spaziale e coinvolgente. Non faccio pause, lascio che il suono e le Voci fluiscano e inondino la stanza, il cuore e lo spirito. C’è bisogno di un secondo ascolto, questa volta in cuffia, per cogliere le meraviglie di ogni singolo pezzo.. A questo punto il rito prevede l’ascolto ripetuto di ogni brano; apprezzo meglio qualcosa che mi era sfuggito, capisco meglio il senso dei testi, mi meraviglio ancora della grandezza di Mina e della sua capacità di rinnovamento e di sperimentazione. L’incontro con Fossati è autentico, vibrante, partecipe, complice, umano, caloroso. Mina cala sul tavolo della musica la carta vincente, l’asso pigliatutto che fa saltare il banco; Lei è sempre più in alto e oltre, può indicare la strada a chi si ostina a cantare nel solito modo un po’ sciatto, un po’ scontato ed insignificante. Sorprende anche il poeta Fossati che ha saputo entrare nel mondo di Mina e regalarle delle gemme preziose da incastonare insieme in un diadema regale,
Le Voci si fondono alla perfezione in un’opera assolutamente sincera e di grande pregio.
Alla fine dell’ascolto, ormai a notte inoltrata, mi ritrovo emozionato, ma anche più leggero, gli occhi umidi di lacrime che scendono lentamente di lato. Succede quando qualcosa scava in profondità e riporta in superficie sentimenti sopiti o solo accantonati. Succede in un’età in cui si fanno bilanci e resoconti , quando la musica e il canto sanno commuovere; effetto terapeutico della musica. Della buona musica.
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Pubblicato: 10 mesi ago

Ecco perché siamo qui…

Ecco la cartella stampa Goigest di Mina Fossati.

 

Esce il 22 novembre per Sony Music il nuovo album di inediti di Mina e Fossati. I due protagonisti della musica italiana, da tempo lontani dalla ribalta, per la prima volta uniscono le loro voci in 11 brani inediti, scritti e composti da Ivano Fossati e cantati da Mina e Fossati, che tornano a collaborare in un’occasione unica.  Mina Fossati è prodotto da Massimiliano Pani per Pdu e Il Volatore e distribuito da Legacy – Sony Music. 

L’album è stato presentato in anteprima alla stampa nella Sala Puccini del Conservatorio Giuseppe Verdi, nell’ambito della Milano Music Week 2019. Una settimana di incontri, dibattiti ed eventi speciali nel centro di Milano, una delle più prolifere capitali europee per la musica, durante la quale Fossati ha presentato il nuovo lavoro inedito con  la testimonianza del produttore dell’album, Massimiliano Pani, e la conduzione di Massimo Bernardini. 

Mina Fossati è un disco che racconta del tempo presente, dell’importanza di concentrarsi sul qui ed ora e lo racconta lasciando parola ai sentimenti, all’amore: quell’amore che “si perdona anche attraverso il furore del temporale”, l’amore che combatte le battaglie del tempo in un eterno rinnovarsi, quello che crede nonostante i tempi siano oscuri e le montagne siano alte, perfino per chi ci crede. Scritto e composto da Ivano Fossati, è un lavoro vivace e intenso, fatto di brani dalla sottile impronta blues-rock accostati a ballad dirette e toccanti, dove le voci dei due interpreti sono accompagnate da pianoforte e orchestra d’ archi. 

Dopo otto anni la mia decisione non cambia: non torno a fare dischi né concerti, ma per niente al mondo mi sarei negato la gioia di scrivere questo album.  Nessun musicista sano di mente direbbe no a Mina” – racconta Fossati a proposito dell’amicizia che lo lega a Mina e di questo progetto. 

L’album si apre con la toccante e decisa L’infinito di stelle, chiari accordi di pianoforte su cui si appoggiano appassionate le voci di Mina e Fossati, che cantano la voglia di continuare a coltivare la speranza “in questa terra civilizzata, soprattutto dai poeti”. Un piccolo manifesto del disco che introduce il discorso sul presente, come un filo sottile che lega gli undici brani e che spiega l’essere insieme dei due artisti. 

Arriva poi Farfalle, un brano divertente e divertito in chiave acustica, terreno perfetto per la cifra ironica della voce di Mina, una filastrocca giocosa ma non troppo, con la quale celebrare la stagione leggera della consapevolezza e la felicità di raccontarla. 

Le atmosfere r’n’b di Ladro ci presentano quella libertà bella che a volte le donne, con coraggio, riscoprono quando decidono di cominciare a difendersi dalle bugie, dalla stanca routine, dai soprusi. 

Più complesso e particolare è il filone seguito da Come volano le nuvole, che penetra nel profondo di una cruda storia di rifiuto dell’amore, dove Mina sembra commentare dall’alto con una levità che strugge ed emoziona.  

Si apre poi la strada a due ballate in cui emerge chiara tutta la forza della scrittura di Ivano Fossati: La guerra Fredda e Luna Diamante sono canzoni che raccontano il valore della fatica e quello dell’attesa, quello del perdono e quello del ritrovarsi, e in cui la voce di Mina quasi invoca, con un’interpretazione resa se possibile ancora più intensa dalla sua stessa maestria. In Luna Diamante l’interpretazione di Mina è del tutto magistrale: appassionata, sorretta dal pianoforte nel registro grave e dall’orchestra d’archi archi diretta da Celso Valli, che la accompagna seguendone l’estensione: la forza comunicativa ed emotiva di Luna Diamante svela una Mina quasi inedita dalla potenza concreta, sincera e reale. Il brano è stato scelto per la colonna sonora del nuovo film di Ferzan Ozpetek, La Dea Fortuna.  

Si passa poi a Tex Mex, singolo dal sound tipicamente blues-rock. Influssi variegati e dal ritmo coinvolgente accompagnano un testo che è un inno all’eterno groviglio dell’amore che illude, che tradisce e che perdona ma che permette anche i ritorni di cui canta Mina: “Ma guarda tutti quelli laggiù come ballano e si baciano, con che sguardi si ingannano, per un’occhiata cosi anche tu mi hai desiderata e allora sono tornata”. Il brano prodotto da Massimiliano Pani, apre una precisa fase dell’album, più ritmica. L’atmosfera è colorata da percussioni latine, dall’organo Hammond e da calde frasi di slide guitar. Uscito il 7 novembre, il singolo è stato accompagnato da un video firmato da Mauro Balletti, art director storico di tutti i progetti di Mina. Il video è ambientato in un non-luogo che allude proprio all’immaginario Tex-Mex, in cui un uomo si trova a vivere uno strano presente – fatto di amore e tradimenti, passione e magia – ma dal finale spiazzante, che trasporterà l’uomo attraverso lo spazio e il tempo.  Tex-Mex apre la seconda parte del disco, caratterizzata da una ritmica pulsante in un’atmosfera sempre più liberatoria. 

Amore della domenica segue questo filone, nel brano viene nuovamente sottolineata l’importanza del qui ed ora attraverso il ripetersi ostinato di un verso che fa da ago della bilancia di tutto il disco: “Quello che siamo è quello che vogliamo, ora”. 

L’amore e l’attenzione per il presente sono il fil rouge che lega tutti i brani e traghetta l’orecchio fino a Meraviglioso è tutto qui, una canzone d’amore classica, scritta appositamente da Ivano Fossati per la grande voce di Mina che ne è protagonista assoluta. 

Scanzonato, divertente e inaspettato è invece L’uomo perfetto, un brano dai ritmi africani in cui una Mina decisamente ironica, dialoga con Ivano Fossati sullo sfondo di una savana forse soltanto immaginaria, descritta da percussioni tribali e cori che nel finale   svelano un improvviso scenario di fuga verso un onirico e festoso altrove.  

Niente di meglio di noi due,   canzone ritmica e del tutto positiva conclude l’album. Un incitamento, un manifesto dei due artisti, che insieme cantano: “Io ci credo, ci credo ai nuovi battiti del cuore, ai sogni che corrono più avanti di noi.  Una finestra, un’apertura sul futuro prossimo, verso il quale sarà sempre possibile lanciarsi, se non si è abbastanza soddisfatti del proprio presente.

Il pre-order è disponibile per tutti i formati: CD Digipack, CD Deluxe Hardcover Book, Vinile Nero 180gr, Vinile Bianco Trasparente 180gr, Special Book (contenente un Picture Disc, un 45 Giri di Settembre, un CD e una stampa speciale di Mauro Balletti limitata e numerata). 

Ufficio stampa Goigest

02.202334
goigest@goigest.com

MINA FOSSATI

NOTE ALBUM

  • L’infinito di stelle

È il brano che apre Mina Fossati. Canzone manifesto sull’intenzione dell’album e sul “qui e ora” che caratterizza il lavoro dei due artisti. Nessuna sovrastruttura o artificio, solo un pianoforte ad accompagnare con eleganza la voce di Fossati, e un’orchestra d’archi che arriva, un accordo alla volta, a danzare luminosa intorno alla voce di Mina. Parole apparentemente semplici, com’è semplice e perfetta l’armonizzazione delle due voci sul finale, che introducono il discorso sul presente.

  • Farfalle

Una filastrocca giocosa, lieve ma non troppo. La chitarra classica arpeggia e i due interpreti canzonano la frenesia dei nostri tempi, con lo sguardo di chi ha visto e fatto grandi cose. Nessuna nostalgia nelle loro parole, solo la ricerca di leggerezza e il piacere di trovarsi insieme a raccontare. Farfalle, farfalle, farfalle, canta Mina, e mentre all’orecchio tornano subito le indimenticabili note delle sue melodie più ironiche e divertite, arriva in chiusura la voce di Fossati, come fosse al telefono e provenisse da molto, molto lontano. Non a caso.

  • Ladro

Un r’nb’ dall’andamento potente, notturno e sensuale. Il coraggio di una donna che ritrova se stessa. Il basso domina superbo, mentre la chitarra glissa fra gli assoli di bandoneon. Nel ritornello il brano si svuota, lasciando spazio alla voce di Mina, mentre quella di Fossati accompagna e sottolinea i momenti principali del testo. Nel finale non c’è nemmeno bisogno di melodia, Mina e Fossati a mezza voce raccontano. 

  • Come volano le nuvole

La storia cruda del rifiuto di amare. La voce è quella di Fossati, mentre Mina sembra commentare il racconto da una posizione più saggia e più alta, quella sempre cangiante e difficilmente interpretabile delle nuvole.

  • La guerra fredda 

Un duetto nel senso più classico del termine: lei porta le sue ragioni, lui le aspettative disattese; lei racconta quello che ha imparato, lui le speranze per il futuro. Le due voci dialogano e svelano progressivamente il vero tema della canzone: la capacità di perdonare attraverso il tempo e l’accaduto, non solo nel privato ma nel senso più ampio, collettivo e umano. 

  • Luna diamante

L’orchestra inizia con un andamento quasi verdiano. La voce di Mina è appassionata, sorretta solo dal pianoforte e dagli archi nel registro grave, che la accompagnano seguendone l’estensione. Magistrale l’interpretazione, che parola dopo parola porta in superficie i sentimenti più profondi, anche quelli dolorosi. Ma nel finale arriva il riscatto di un ostinato, insensato coraggio e forse della speranza. Il brano è totalmente affidato a Mina, ma in chiusura, senza bisogno di parole si unisce Fossati, come una muta risposta, o come un abbraccio. 

  • Tex-Mex

È il primo singolo estratto dall’album: un caldo folk-rock dal sapore latino, precisamente Tex-Mex. La storia di un ritorno. Un botta e risposta insinuante tra le due voci, fra rimproveri, sensualità e la voglia di ricominciare. L’atmosfera è colorata dalle percussioni, dall’organo Hammond e da calde frasi di slide guitar. 

  • Amore della domenica

Un half-time accattivante, un cocktail di passione condito dalla freschezza di elementi elettronici come il vocoder. L’hook nel ritornello “quello che siamo è quello che vogliamo” interpreta ancora una volta il significato dell’album e ne diventa l’ago della bussola. Il brano incalza seducente tra i soli della fisarmonica, il sostegno potente della ritmica e della chitarra elettrica, per un mix analogico/digitale veramente tutto da godere.

  • Meraviglioso è tutto qui

Un brano dall’arrangiamento sofisticato ed elegante. L’amore, o forse solo un bacio, descritti in poche semplici parole. Il basso freetless si muove sinuoso sulla voce di Mina che danza agile sugli accordi del pianoforte. Alle frasi melodiose di lei, si contrappongono gli incisi razionali di Fossati. Un brano armonicamente molto interessante, con una struttura insolita, ma che si segue con facilità e incanto. Una perla, che testimonia ancora una volta la grandezza dei due artisti. Per l’appunto: “meraviglioso, è tutto qui”. 

  • L’uomo perfetto

Ritmi tribali, modulazioni ardite, sonorità africane: ne “L’uomo perfetto” si cantano a due voci con grande ironia gli equivoci nella giungla della vita, i rituali che troviamo nella natura e nelle dinamiche di coppia. I cambi di tonalità si legano alle buffe complicanze narrate nel testo. L’atmosfera è festosa. Nel finale liberatorio lo scenario è disegnato da cori africani e dall’irrompere di percussioni dai suoni primitivi. Fra immaginario e realtà in questo movimentato brano è l’ironia a farla da padrona.

  • Niente meglio di noi due

A chiudere l’album un mix di funk, soul e blues ritmicamente molto sostenuto. Il brano è pensato come una suite con diverse sezioni, un dialogo sia verbale che strumentale e alcuni special, intervallati da energici assoli di sax.  Hammond e chitarra distorta danno al tutto un delicato ma deciso tocco di rock, che chiude con positività e senso di speranza un disco tutto incentrato sul presente. Come ultima traccia “Niente meglio di noi due” sembra essere un’apertura di credito verso il domani e sembra dirci che c’è sempre una possibilità di scatto o di fuga in avanti. Nel caso che il nostro presente non ci soddisfi del tutto.

 

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Pubblicato: 11 mesi ago

E vengo a dirti che…

di Alessandro Basso

Nella notte «scura scura» di quest’Italietta stracciata e mal ricucita, come la veste di San Francesco, dall’intolleranza, dal razzismo, dall’antisemitismo insomma dall’odio, non dovremmo parlare di “canzonette” ma scendere in piazza a difendere la Libertà di esserci, di chiamarci Liliana. In tal senso avevo reputato giusto non scrivere nulla sul nuovo singolo di Mina e Fossati (che è uscito proprio nel giorno in cui una vecchia Senatrice scampata al Massacro nazista è stata posta sotto scorta) ma poi mi sono detto che era sbagliato. A non scrivere nulla di bello si dà ragione ai professionisti del brutto, a quelli che ci tirano giù in un inverno perenne. La voce di Mina è bellezza e sangue. Carne e palpitazione. Una goccia di passione spassionata nel torbido lago delle nostre paure, delle nostre viltà, dei nostri disappunti cocenti. Fossati ha scritto per la Signora una canzone elegante ed accurata che ci parla di un amore che torna, di un amore che ha fretta di tornare perchè i giorni non passino inutilmente. L’eleganza delle due vocalità è un invito alla bellezza, un’amalgama di perfezioni, un gioco a due voci (e a due emozioni) in un Paese di solisti che non mettono mai il “noi” al centro della discussione ma soltanto l’ “io”. Mina è una signora per età e per eleganza, per coerenza, per coraggio. Fossati è un signore di buon gusto, un autore di cultura, un coraggioso che non ha avuto timore di dire che tornava solo perchè Mina lo aveva chiamato. Il disco si annuncia ai fan e si preannuncia in me come una grande operazione di signorile bellezza. E questo conta anche più della vocalità – sempre immacolata e tigresca – della Nostra. Conta perchè dà un esempio. All’aspettativa di questa uscita novembrina si sono affiancate anche altre due notizie sensazionali. La prima è che la voce di Mina farà da colonna sonora al nuovo film di Ferzan Ozpetek “La dea fortuna” (da ció che si sente Mina canta un pezzo che è già un classico) e la seconda è che, sempre quella voce (la quale puó tutto e arriva a tutti), interpreterà la forza delle donne in un cortometraggio contro il femminicidio per la “Giornata Internazionale della violenza sulle donne”. Seguendo la scia di queste novità, che scivola sulla schiuma dello sporco, non possiamo che essere felici. Felici della bellezza: sembra banale. Ma guardatevi attorno: quanta bellezza vedete? Io poca. E quanta signorilità d’animo, quanta signorilità professionale? Sempre poca. Dobbiamo ringraziare donne come Mina che, pur senza fare Politica (con la maiuscola, ossia l’idea platonica delle Idee), squarciano il velo della pochezza che affama, che strugge, che calpesta. La voce di Mina abbatte il muro della bruttezza e ci regala palpiti di buon gusto. Nell’inverno spirituale di una nazione sul far dell’inverno attendiamo con ansia le farfalle: «il segno dell’estate». Arriveranno le rondini. Intanto sta per apparire la fata di Lugano. E chissà che, prima o dopo, l’inverno cessi e torni l’amore su una sbuffante corrriera che illumina il deserto. Io mi metto alla fermata, di fianco a me c’è Mina con Fossati. Voi che fate venite? Vi aspettiamo?

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Pubblicato: 11 mesi ago

Una Voce di Donna

Era il 1975 quando Mina fece da testimonial alla Année Internationale de la Femme proclamata dalle Nazioni Unite (preludio al riconoscimento ufficiale della Giornata Mondiale della Donna che sarebbe stata celebrata ogni 8 di marzo a partire dal 1977) incidendo per il mercato francese il 45 giri Comme un homme i cui credits di copertina riportavano la dicitura dell’evento. Oggi, a distanza di 44 anni, la sempreverde Madre di tutte le cantanti (copyright Marinella Venegoni) torna a farsi suprema portavoce delle istanze del mondo femminile regalando una propria canzone alla colonna sonora di un cortometraggio che vedrà la luce in occasione della prossima Giornata Internazionale della Violenza sulle Donne, come da comunicato stampa qui di seguito copiato e incollato… 

 

Sarà della Regina della Musica Italiana la soundtrack di Preludio. Mina con le Donne e per le Donne.

La conferma di queste ore, arriva alla Regista Stefania Rossella Grassi attraverso una email del figlio Massimiliano Pani.
Le Grandi Artiste ed i Grandi Artisti del panorama Internazionale del Cinema, della Musica e dello Spettacolo, uniti per dire No al Femminicidio.
Le riprese sono previste il 16 e 17 Novembre a Cormano (Mi) .
“Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne” prossimo 25 novembre 2019-
Una tematica quotidiana analizzata sotto molteplici punti di vista. Tra le tante campagne promosse ai fini di sensibilizzare le coscienze comuni,  verrà distribuito il primo cortometraggio interamente al femminile a sostegno di una campagna contro la violenza alle donne. Il titolo del cortometraggio é Preludio, concesso e donato a Doppia Difesa.
Un susseguirsi di immagini veloci, dall’alba al tramonto. Bellissimi volti di Attrici e Donne dello Spettacolo Italiano, ed una Venere Nera, nuda, che accoglierà sul suo corpo i nomi di tutte le Donne uccise per mano di un Femminicida.
Un monologo recitato coralmente da grandi Attrici e Grandi Attori, prima tra tutte la Celebrity Isabella Rossellini. Preludio sarà diretto da Stefania Rossella Grassi e Tommaso Scutari (aka John J Greenflowers ), prodotto da Ermelinda Maturo in co-produzione con Camera Works.
Dop: Gianni Mammolotti – Artistic director: Renzo Rossellini
Daniela Lombardi Press Office
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Pubblicato: 11 mesi ago

Detto tra Tex e Mex

Ogni nuova uscita discografica di Mina risveglia puntualmente la vena creativa delle nostre giovani firme più brillanti. Ad aprire la serie di commenti su Mina Fossati è l’amico Massimo Serzio con queste sue intriganti considerazioni scritte a caldo dopo il primo ascolto dello strepitoso singolo Tex Mex e della struggente Luna diamante di cui ci è stato regalato un fuggevole assaggio in anteprima nel trailer del film di Ozpetek La Dea Fortuna, nelle sale dal prossimo 19 dicembre. 

di Massimo Serzio

Dalle profondità del tempo e dello spazio ci viene consegnata questa doppia anteprima di un progetto discografico che appare quantomai strutturato ed unitario, e collocato nella dimensione lontana e immutabile dei progetti senza tempo.

I due protagonisti sono due Anime quasi astratte, due Essenze che si sono liberate dai vincoli corporei e materiali, due Spiriti affini, due Anime gemelle, apparentemente lontane da noi umani, eppure così radicati dentro la sterminata gamma delle nostre emozioni.

Per questo progetto – finalmente realizzato – Ivano Fossati tira fuori dal suo cilindro magico una canzone pienamente in linea con la sua contemporanea evoluzione artistica, ma non distante dal sé stesso delle origini né dei suoi successi degli anni ottanta, e ci regala uno spaccato di vita molto reale, denso di passaggi profondamente umani, ma permeato del desiderio di assoluto che regna in tutte le idee primigenie.

La struttura del brano è concepita per essere interpretata a due voci (per la prima volta negli ultimi anni, un duetto di cui non bramerei ascoltare la versione di Mina da sola), ed è un interessante quanto ammiccante e radiofonico apripista; quanto sarà piaciuta a Mina l’idea di questo Tex-Mex (che si può leggere – tornando alle idee primigenie – come un Te-Me ma proiettato in un passato-futuro atemporale e dai colori vivaci) associato al binomio Mina-Fossati? Mi piace pensare che sia stata lei a trovare il titolo e combinare le due cose.

Dal suo canto (mi si conceda l’espressione) Mina si inserisce nel pezzo con la sua inesauribile, sconvolgente, camaleontica capacità di adattamento, e gioca con questi versi stranamente cinematografici come solo lei può fare: ironizzando, scomponendo, sottolineando, sganciando i significati dai significanti a cui erano attaccati e aggiungendo – come sempre fa – i suoi pensieri dentro quelli dell’autore.

Mina fa la parte del Cielo: cangiante, umorale, vivido; ne viene fuori un’interpretazione cerebrale, alta, giocosa, straniante e stranamente allegorica, dirompente… un omaggio alla prima Mina, quella che si divertiva a spezzare la monotonia delle solite canzoncine che le giravano intorno. Ivano Fossati, invece, fa la parte della Terra: solido, profondo, pensoso, gira dentro i suoi sentimenti e ce li racconta guardandoli da dentro… e non è solo una questione di tonalità – per niente – è tutto dentro la lettura che i due danno dello stesso fatto da due prospettive diversamente personali.

Molto bello l’equilibrio tra i due, sia per la divisione del cantato che per le armonie e molto pop il risultato… ma un pop bello, che ricorda quello chitarroso degli anni settanta rivisto – però – da un futuro anteriore.

Altre – e ben più alte – invece, le considerazioni da fare per il magnifico frammento di Luna Diamante inserito nel trailer del film di Ferzan Ozpetek; qui Mina sfodera la sua mirabile Arte di scolpire le parole facendone un monumento, di sussurrare, sottolineando per sottrazione i passaggi più delicati, di dare vigore e forza alla melodia senza mai strafare, nemmeno nei passaggi più arditi… e poi… finalmente il Pianoforte, e poi finalmente ancora gli Archi, e poi… (a quanto dicono) finalmente Mina da sola.

 

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Pubblicato: 11 mesi ago

Dalla Terra alla Luna


7 NOVEMBRE

MINA FOSSATI

Esce il singolo

“TEX – MEX”

CHE ANTICIPA L’ALBUM

IN USCITA IL 22 NOVEMBRE

 

Da oggi disponibili anche le prime note di

“LUNA DIAMANTE”

contenute nel trailer del nuovo film

di FERZAN OZPETEK

La Dea Fortuna

 

 

Esce oggi giovedì 7 novembre Tex-Mex, il primo singolo estratto dal nuovo album di inediti Mina Fossati, in uscita il 22 novembre prossimo.

 

https://SMI.lnk.to/MFTM

 

Il brano, scritto da Ivano Fossati e cantato a due voci con Mina, ha un sound tipicamente blues-rock, mescolato ad atmosfere corpose di stampo latino. Influssi variegati e dal ritmo coinvolgente accompagnano un testo che è un inno all’amore che illude, che tradisce e che perdona ma che permette anche quegli eterni ritorni di cui canta e incanta Mina: “Ma guarda tutti quelli laggiù come ballano e si baciano, con che sguardi si ingannano, per un’occhiata cosi anche tu mi hai desiderata e allora sono tornata”. Un folk-rock prodotto da Massimiliano Pani, che apre una precisa fase dell’album, più ritmica, un botta e risposta afrodisiaco tra le due voci, tra un pizzico di nostalgia e la voglia di ricominciare, in cui l’atmosfera è colorata da percussioni latine, hammond e calde frasi di slide guitar.

 

Il video del singolo, per la regia di Mauro Balletti, art director storico di tutti i progetti di Mina, è ambientato in un non-luogo che allude proprio all’immaginario Tex-Mex, in cui un uomo si trova a vivere uno strano presente – fatto di amore e tradimenti, passione e magia – ma dal finale spiazzante, che trasporterà l’uomo attraverso lo spazio e il tempo.

 

https://youtu.be/MHVoPLhCby8

 

Oggi inoltre verrà lanciato anche il trailer de La Dea Fortuna, il nuovo film di Ferzan Ozpetek che ha scelto il brano di Mina e Fossati, Luna Diamante, tra i pezzi che compongono la colonna sonora del suo film. La canzone racconta il valore della fatica e quello dell’attesa, quello del perdono e quello del ritrovarsi. La magistrale interpretazione di Mina è appassionata, sorretta dal pianoforte nel registro grave e dagli archi diretti da Celso Valli, che la accompagnano seguendone l’estensione: la forza comunicativa e emotiva di Luna Diamante svela una Mina quasi inedita dalla potenza cruda, sincera e reale. Il brano è totalmente affidato a Mina, ma nei vocalizzi finali si unisce Fossati, come in una tenera risposta.

I due protagonisti della musica italiana, da tempo lontani dalla ribalta, per la prima volta uniscono le loro voci in 11 brani inediti, scritti e composti da Ivano Fossati e cantati da Mina e Fossati, che tornano a collaborare in un’occasione unica che sarà finalmente disponibile da venerdì 22 novembre.

Mina Fossati è prodotto da Massimiliano Pani per Pdu e Il Volatore ed esce per Sony Music.

Il pre-order è disponibile per tutti i formati: CD Digipack, CD Deluxe Hardcover Book, Vinile Nero 180gr, Vinile Bianco Trasparente 180gr, Special Book (contenente un Picture Disc, un 45 Giri di Settembre, un CD e una stampa speciale di Mauro Balletti limitata e numerata).

Il pre-order digitale dell’album è disponibile da oggi 7 novembre.

 

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Pubblicato: 11 mesi ago

Una Dalia molto ščik

C’è una foto – non a caso da noi scelta per illustrare questo post – che non fatichiamo a immaginare occupi un posto speciale tra i ricordi più cari di Dalia Gaberščik: quella in cui la vediamo, deliziosa bambina di appena tre anni, timidamente seduta tra papà Giorgio e Mina durante l’affollata conferenza stampa milanese con la quale –  il 16 dicembre del 1969 – la Mazzini e l’amico Gaber presentarono ufficialmente la tournée che, con partenza dal Casino di Sanremo a metà di gennaio, li avrebbe portati in trionfo su e giù per la Penisola fino a marzo inoltrato.

Attiva nel settore della comunicazione da circa un trentennio (ha a lungo curato, tra mille altre cose, l’ufficio stampa del Gruppo Mediaset e quello del palinsesto de La7), fondatrice della Fondazione Gaber con cui perpetua la memoria dell’opera artistica del padre a vantaggio delle nuove generazioni, Dalia è la titolare dell’Agenzia Goigest che ha sotto le proprie ali artisti di grido (talvolta nel senso letterale del termine) come la Pausini e Mengoni e alla quale anche Mina e Fossati si sono affidati per la campagna promozionale del loro album-capolavoro di imminentissima uscita. “Dalia è bella, sveglia e caterpillarissima!“, ci assicura uno stretto collaboratore mazziniano che ha avuto modo di conoscerla bene. E a noi, che già abbiamo ospitato nella nostra fanzine numero 79 – quella quasi monograficamente dedicata alla Mina del 1970, tour con Gaber compreso – un’intervista di Aldo Dalla Vecchia a mamma Ombretta Colli, piacerebbe molto raccogliere da Dalia per il prossimo numero una piccola testimonianza su che cosa abbia significato Mina nella sua vita e nel suo lavoro. Proveremo a contattarla. Per ora, a lei e al suo staff, i nostri migliori auguri di buon lavoro.

P.S Riceviamo da Dalia – che ringraziamo – una precisazione riguardante l’immagine che illustra il post: “Rispetto alla foto che, come immaginerete, fa parte dei miei ricordi più cari, non si trattava di una conferenza stampa. Siamo seduti a casa nostra, nella casa dei miei genitori dove vive ancora la mia mamma”. 

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COVER
Pubblicato: 11 mesi ago

Oggi sono trio

di Stefano Crippa (Il Manifesto) – Cover: Mauro Balletti

Jazzisti dall’animo pop, Danilo Rea, Massimo Moriconi e Alfredo Golino, rispettivamente pianista, contrabbassista e batterista, sono da diversi lustri protagonisti dei progetti musicali di Mina, sia nelle sue divagazioni leggere che negli omaggi al grande songbook americano e ai suoi sommi protagonisti. Nell’estate 2018 – complici le celebrazioni per i quarant’anni dagli ultimi storici concerti a Bussoladomani della Tigre – il trio è stato invitato a Cremona per una serata di riletture in chiave jazz dei pezzi, più o meno noti, del repertorio della signora della canzone. Quel progetto è diventato ora un disco – rigorosamente dal vivo registrato come vuole la regola del jazz e dell’improvvisazione in due giorni negli studi Pdu di Lugano, sotto l’occhio attento e la produzione di Massimiliano Pani – e il benevolente sguardo dell’illustre assente ma mai così presente. Ne è nato così un curioso calembour di rivisitazioni pescando nel ricco canzoniere mazziniano: dal lontano 1959 di Tintarella di luna fino ai successi in coppia con Celentano.

IN MEZZO gli evergreen di Non credere, E se domani, un medley battistiano – l’autore forse in assoluto preferito dalla diva cremonese, e in chiusura La banda di Chico Buarque che Mina portò al successo nel 1967 con un visionario testo di Amurri. Un disco in cui – paradossalmente vista l’assenza della voce – si coglie ancor più il senso di molte produzioni «live in studio» di Mina, giocate sul divertimento e il rigore, l’improvvisazione e la nota d’autore, ma rivestiti di grande classe. Come dimostra il lavoro sulle partiture: Rea pronto ad accennare il riff giusto per subito divagare su altre tonalità, mentre Moriconi e Golino garantiscono un granitico impatto ritmico. «Mina – spiega Pani nelle note del booklet che accompagnano il progetto – è stata la prima a ricorrere a musicisti colti, ma eclettici, veri fuoriclasse capaci di calarsi nei diversi mondi musicali necessari. Alfredo Golino, Massimo Moriconi e Danilo Rea hanno suonato per Mina e registrato per i suoi progetti musicali centinaia e centinaia di straordinarie takes sempre diverse e sempre coraggiosamente piene di musica e qualità… un vero caleidoscopio di straordinarie registrazioni per la maggior parte in trio ‘live in studio’».

UN MODUS operandi che è un po’ l’essenza del lavoro della Mina post ritiro: basta andare a riguardarsi il documentario girato in studio nel 2001 che riprendeva le frenetiche giornate di registrazione della cantante e dei musicisti. E che spiegavano – più di tanti articoli e dissertazioni varie – le ragioni di un ritiro dalla scena che in realtà non c’è mai stato…