Il Blog

48374829_2184128568317238_4357405357295796224_o
Pubblicato: 4 settimane ago

Mina remastered

Insieme a un dossier sul sessantennale rapporto tra Mina e Sanremo – dall’eloquente titolo Ti odio e poi ti amo – e a un excursus sulle altre gare canore che hanno coinvolto Mina nel corso degli anni Sessanta (Clarkentianamente battezzato Io sono quella che non vince quasi mai), l’articolo-clou della prossima fanzine numero 85 sarà una minuziosa disamina di Antonio Bianchi sui retroscena di Paradiso e sui possibili sviluppi futuri di queste affascinanti operazioni di recupero “riveduto e corretto” del catalogo mazziniano. Ve ne proponiamo in anteprima l’intrigante incipit…. 
 
di Antonio Bianchi
Un capolavoro. Tecnico e anche artistico. Perché la musica in accezione discografica è figlia della tecnologia. Che si traduce – eccome – a livello espressivo, creativo ed emotivo… Paradiso, in questo senso, è un incanto. Rivaluta e nobilita una produzione che ha assunto i contorni del patrimonio storico. Si direbbe una semplice rivisitazione del passato. In realtà, è l’operazione mazziniana più lungimirante e protesa in avanti. Addirittura ai “posteri”.
Per i non musicofili si tratta forse di “filologia feticista”. L’evoluzione tecnica della musica registrata è ben poco raccontata e ancor meno compresa. In questo senso, penso che pochi abbiano colto la portata del lavoro eccelso svolto da Celeste Frigo e Massimiliano Pani per Paradiso. La terminologia non aiuta: “remissaggio” e “rimasterizzazione” (addirittura, il termine precipuo è “pre-mastering”) sono spesso usati a sproposito, magari per alludere a blande riequalizzazioni. In realtà, per Paradiso entrano in ballo tanti approcci all’elaborazione sonora. Scientifici. E creativi.
Per semplificarli il più possibile potremmo utilizzare un parallelo “architettonico”. Di fatto, una vecchia registrazione discografica non è dissimile da una costruzione del passato. La si può ristrutturare frettolosamente, mantenendola integra (intervenendo sulle frequenze dei master definitivi, com’è stato fatto per i primi riversamenti su cd della produzione Pdu). Usufruendo dei master originali, invece, quella vecchia costruzione può essere smontata pezzo per pezzo e ricostruita con gli stessi identici vecchi mattoni, tegole, infissi, arredi, complementi… Ed è ciò che è stato fatto per molti brani di Paradiso. Un’operazione affascinante, meticolosa e laboriosissima, perché ogni singolo mattone, ogni trave, ogni infisso, ogni tegola, ogni arredo è stato minuziosamente ripulito e trattato. Gli elementi costitutivi sono gli stessi. Ma il loro riassemblaggio si traduce in termini estetici nuovi, adattabili alle esigenze più diverse. Per ricreare minuziosamente la costruzione originale (Amor mio si direbbe immutata). Per riformulare piantina e volumetrie con tocchi esteticamente strategici, ma senza discostarsi dall’originale (il lavoro effettuato su Minacantalucio è eclatante). E anche per realizzare, con gli stessi vecchi materiali, costruzioni completamente nuove (come nel caso di Nessun dolore).
Considerazioni algide? Troppo tecniche? Forse sì. Ma stimolantissime per un vero musicofilo. A maggior ragione per chi, come noi fan mazziniani, è abituato ad esplorare una produzione discografica – e dunque tecnologica – sessantennale. (…)
MINA-VANITY-2005-03-04
Pubblicato: 1 mese ago

Buona Pasqua!

… e Buona Pasquetta con lo special In arte Mina (lunedì 22, ore 2120, Raitre) in cui un mazziniano d.o.c. come Pino Strabioli ci regalerà quasi due ore di brividi  tra filmati (scelti tra i più emozionanti e meno visti) e contributors d’eccezione come Massimiliano Pani, Mauro Balletti, Gianni Ronco, Fiorello, Giorgia, Giuliano Sangiorgi, Luca Josi, Mondo Marcio e altri ancora.

(Illustrazione: Gianni Ronco)

06-sanremobackstage-olycom_MGTHUMB-BIG
Pubblicato: 1 mese ago

Bomba o non Bomba

È bastato un “e sottolineo se” di Massimiliano su una del tutto ipotetica disponibilità di Mina a rivestire il ruolo di Direttrice Artistica del prossimo Festival per scatenare un fragoroso coro di reazioni (con tanto di preventivo tappeto rosso prontamente steso da Roma a Lugano da parte dei vertici RAI). Tra le tante voci che si sono espresse sull’argomento, ne abbiamo scelte due tra le più prestigiose del giornalismo italiano: Massimo Bernardini e Franco Zanetti. Che su un eventuale Sanremo griffato Mazzini esprimono pareri solo apparentemente discordanti tra loro. Ma ‘bomba o non bomba’, Lei arriverà a Sanremo?

BOMBA…
di Massimo Bernardini – Huffingyon post

Dice Massimiliano Pani: la “Signora” ci starebbe, anzi: lo farebbe volentieri. La “Signora” naturalmente è sua madre, Mina Mazzini, la sempre giovane della musica italiana, e l’oggetto è la futura direzione artistica del festival di Sanremo.

Sarebbe, una bomba, ve lo assicuriamo; e per una serie di buone ragioni.

1) La Signora è la più ventenne dei settantenni in circolazione. Ha il gusto e in senso del pericolo, del nuovo, si è sempre stufata in fretta di ogni “mainstream”. Canta da anni pezzi anche non riuscitissimi purché ancora vivi, contemporanei, spericolati, in movimento.

2) La Signora è curiosa, setaccia da anni tutto il meglio della musica mondiale per portarsene a casa un pezzetto. Non bada alle mode, non bada alle firme e alle griffe, cerca il talento e a volte lo trova, come una rabdomante. Se no aspetta con calma, ribussando magari dove aveva già bussato. Vuoi mai che stavolta…

3) La Signora sta a Lugano, repubblica elvetica, il posto vicino più lontano possibile dalle pastette all’italiana. La Signora ha preso le distanze dai compromessi discografico-televisivi molti decenni fa, conquistandosi la totale autonomia artistica e discografica quando i più coraggiosi cantautori di casa nostra andavano in brodo di giuggiole per le multinazionali, le stesse che poco alla volta si sarebbero ingoiata l’intera discografia italiana.

4) La Signora sa distinguere fra buone e cattive canzoni, fra buona e cattiva musica, fra autentiche spinte al nuovo e “sòle” di vecchio conio.

5) La Signora è immersa 24 ore su 24 nei nuovi e vecchi mass media, sa cosa è cambiato, sa dove non si può tornare e non vive di nostalgie. Ma non vuole sembrare contemporanea ad ogni costo. Ha il senso delle proporzioni per sé e per gli altri.

6) La Signora non ha problemi di immagine, perché alla sua è sfuggita da un pezzo. E non ne farà di certo una chiave di lettura del mondo, musicale e non.

7) La Signora ci proverà, ci metterà entusiasmo, creatività, sapienza, immaginazione: ma il carrozzone Sanremo aprirà le sue porte o si metterà in difesa? La macchina mediatico-televisiva saprà ancora misurarsi con un’artista che non ha nessuna voglia di perdere tempo in fasulle mediazioni perché proprio quelle l’hanno allontanata dall’aspetto pubblico della sua professione, tanti anni fa?

…O NON BOMBA
di Franco Zanetti - rockol.it
Dalla risposta “possibilista” di Massimiliano Pani a una domanda di Simona Orlando è nato un caso (anzi, un casino…) che, però, indica una ipotetica via al rinnovamento radicale di una manifestazione, il Festival di Sanremo, che ha 69 anni e li dimostra tutti, e che da tempo non trova una via d’uscita a quella che ormai è diventata la continua e sterile rappresentazione di se stessa.
Se c’è qualcuno che potrebbe inventarsi un Sanremo innovativo e di nuovo fondato (ma per davvero) sulle canzoni italiane, è proprio Mina. Perché Mina da anni è l’unica in Italia che ascolta “davvero” le canzoni che le vengono proposte, senza fare differenze, che siano di autori affermatissimi o che siano di sconosciuti esordienti, e che sceglie in base a un criterio – personale – di qualità.
Mina potrebbe, se volesse (ma quel “se” è troppo condizionato dall’atteggiamento dell’interlocutore, cioè la RAI), essere il direttore artistico di un Festival costruito unicamente sulla qualità delle canzoni. E potrebbe farlo scegliendo prima le canzoni, e poi cercando gli interpreti migliori per quelle canzoni – magari anche ritornando alla formula della doppia esecuzione, cioè con ogni canzone affidata a due interpreti diversi, con esecuzioni separate e arrangiamenti differenti.
Sul fatto che Mina sia esente da conflitti di interessi, non c’è dubbio: non deve favori a nessuno (che siano case discografiche, manager, produttori, agenti di spettacolo) perché è fieramente autonoma e fuori da ogni conventicola. Sono certo che sceglierebbe le canzoni (magari soltanto dodici, al massimo quattordici) esclusivamente in base a un criterio di oggettiva qualità – e che possieda la capacità di discernimento necessaria per farlo mi sembra indubitabile.
E allora, perché non credo che possa succedere?
Perché intorno al Festival di Sanremo, alla città da operetta che lo ospita e gli dà il nome, al circo che si nutre della manifestazione, alla RAI, prosperano troppi interessi, troppi scambi di favori, troppi brogli perché sia possibile il verificarsi dell’unica condizione che sicuramente Mina porrebbe per accettare l’incarico: e cioè una totale indipendenza e un’indiscussa autonomia. Carta bianca. E figuratevi se la RAI accetterebbe.
(A proposito: vedo che l’azienda televisiva di stato organizza per metà maggio un “incontro con alcuni professionisti del settore musicale per discutere di composizione delle giurie, meccanismi di voto e possibili conflitti di interesse”. E all’incontro convoca, guarda caso, persone che sono passibili di conflitto di interesse… come invitare Dracula a una convention dell’AVIS, insomma).
Sulla pagina Facebook del Mina Fan Club, Marcello Pettinelli scrive: “Mina, ti amo. Non lo fare!”. In tutta sincerità, per il bene che voglio a Mina – e pur con tutto quello che ho scritto qui sopra – non posso che associarmi, sebbene a malincuore, a Marcello Pettinelli.

 

56526773_565401197300363_5866233828011409408_n
Pubblicato: 1 mese ago

Walking the Town

A proposito della video-chicca BBC del febbraio 1968 che costituità il piatto forte del lungo special Mina ieri e oggi che Paolo Piccioli – con la partecipazione straordinaria di Platinette – proporrà stasera su Rete4 alle h. 23,32, vi riproponiamo il paragrafo che dedicammo alla trasferta londinese della Tigre nel dossier Il 1968 di Mina tra liberazione e rivoluzione: Ricomincio da dieci della fanzine n° 82
…”Il weekend successivo a quello sanremese vede la Tigre nuovamente impegnata in una trasferta al di fuori dei confini italiani, più precisamente a Londra dove la BBC l’ha invitata per un paio di ospitate nei varietà inglesi più popolari del momento. Durante le prove del Rolf Harris Show, che si registra negli studi del BBC Television Theatre di Shepherd Bush, a 8 km dal centro della City, Mina sfoggia un eccentrico abito di Emilio Pucci che – in un tripudio psichedelico di verde, azzurro, turchese e giallo – lascia audacemente scoperte larghe aree della sua burrosa epidermide, mentre le luci indiscrete dei riflettori contribuiscono a rendere questa profferta di mediterranee grazie ancora più ardita e seducente. La mise non manca di suscitare l’imbarazzo del produttore dello spettacolo Stewart Morris che, temendo probabilmente le telefonate indignate di qualche telespettatore bigotto, chiede timidamente a Mina se può cambiare quell’indumento con un altro più castigato. Detto, fatto: la cantante – più divertita che irritata dallo “scandalo” involontariamente provocato – torna in camerino per uscirne pochi minuti dopo con indosso un abito nero a maniche lunghe che la ricopre dal collo alle caviglie, lasciando scoperta soltanto mezza spalla. Ed è in quest’austera veste che – alle 19,30 di sabato 10 febbraio – la nostra star appare sul canale BBC 1 cantando Brava e I Should Care. La sera successiva è la volta di una seconda esibizione nello spettacolo International Cabaret – ripreso dal vivo nel locale notturno Talk of the town e trasmesso a colori dalla BBC 2 – dove, con l’orchestra diretta da Martelli, Mina esegue Johnny Guitar, La Banda, I should care e nuovamente Brava. Non tutto il weekend trascorso sulle rive del Tamigi, per fortuna, è assorbito dagli impegni di lavoro: prima di ripartire per l’Italia, infatti, la cantante e il suo cavalier servente trovano il tempo per una romantica passeggiata tra le mille bancarelle del Petticoat Lane, popolare mercato domenicale dell’East End londinese in cui argenteria, pietre preziose e pezzi di antiquariato fanno democraticamente mostra di sé accanto a stracci vecchi e carabàttole da pochi scellini. Tra gli oggetti acquistati dalla coppia, qualche tabacchiera di inizio Ottocento e una serie di antichi cucchiaini d’argento: “Serviranno per la nuova casa che stiamo finendo di arredare a Milano”, confessa Mina all’inviato di Sorrisi Franco De Giorgi, che ha seguito i due come un’ombra per tutta la durata del loro viaggio oltremanica….”.

 

27973522-10211986569234333-1695479585240032958-n
Pubblicato: 1 mese ago

Aristoncràtica

Non è la prima volta che si ventila questa intrigante possibilità. Ma l’ipotesi – avvalorata dalle sibilline dichiarazioni di Max Pani riprese stamane dal Messaggero, da Huffington Post e da altre testate – di una Mazzini in veste di dea ex machina del prossimo Festivalone si ripresenta come il cacio sui maccheroni in vista del megadossier della prossima fanzine sui sessant’anni di Mina sanremese da Nessuno a Il segnale

(by Huffington Post)

Mina direttore artistico del Festival di Sanremo. Per ora è poco più che una suggestione, ma sarebbe un colpaccio per la Rai e per la kermesse sanremese, dopo tre anni di Claudio Baglioni. A 79 anni, il suo nome è quello che accende di più l’interesse, dopo oltre 40 anni senza comparire in quella tv che ha contribuito a rendere grande. Massimiliano Pani, suo figlio, produttore e arrangiatore dei suoi dischi, non esclude: “Lavoriamo a un bel progetto per l’autunno” dice al Messaggero, ma non chiude all’ipotesi che Mina possa tornare al Festival.

“Se la Rai le chiedesse di scegliere i brani in gara e le permettesse di mantenere la visione artistica, credo proprio che accetterebbe”

Mina, spiega suo figlio, guarda “sempre con attenzione” il Festival ed “è una fuoriclasse nell’intuire il potenziale (degli artisti, ndr) prima degli altri”. Da decenni manca dai teleschermi.”Lo fece quando si rese conto che la tv andava in una direzione a lei poco gradita. La musica in tv è usata come pretesto, invece per lei è anima, sangue e cuore”.

Tanti i suoi no a collaborazioni ed eventi, negli anni: “È difficile farli capire, soprattutto agli stranieri – prosegue Pani – Mandano una proposta, lei rifiuta e loro triplicano la cifra economica, pensando che tutto abbia un prezzo. Per Mina, senza snobismo, la libertà è una prerogativa. Dice no a proposte hollywoodiane e sì al rapper Mondo Marcio o agli Afterhours, quando molti non li conoscevano”.

17904424_1432724993417086_5930621490027934172_n
Pubblicato: 1 mese ago

Tigri si nasce

La data del 16 aprile scelta per la messa in onda – su Rete4 alle 23,30 – dello special di Paolo Piccioli Mina ieri e oggi coincide con un importante anniversario catodico: quello del sessantennale della seconda apparizione di Mina in TV nel popolarissimo quiz del giovedì sera Lascia e raddoppia, dove Mina fu invitata a furor di popolo per riproporre la personalissima versione di Nessuno lanciata dodici sere prima al Musichiere di Mario Riva. Meno di due settimane erano bastate perché l’emergente urlatrice spuntata da dietro un juke-box rientrasse in uno studio televisivo nel nuovo – e definitivo – status di Diva. E allo scaltro tentativo del conduttore Mike Bongiorno di metterla in imbarazzo con una freddura delle sue (“Come si chiama il suo gruppo? I Solitari? Ma come possono sentirsi soli con una ragazza come lei?”), la disinvolta diciannovenne zittì senza battere ciglio l’impertinente interlocutore con una rispostina che metteva già in luce la sua sagace autoironia: “Ma no, li ho chiamati Solitari perché sono sempre i soliti!”…

56446542_325468714821495_7450531380993196032_n
Pubblicato: 1 mese ago

Mazzinight

“Il volto-simbolo della storia della TV italiana resta Mina”, sentenziò qualche anno fa il compianto Gianni Boncompagni, uno che di bella (e brutta) televisione se ne intendeva. E a confermare questa affermazione sono i regolari picchi di ascolto che la Tigre d’antan assicura ai vari Techetecheté et similia a lei dedicati. La cosa semmai sempre più difficile, per i curatori di queste retrospettive, è riuscire a estrapolare da una carriera catodica per lo più ristretta al quindicennio ’59-74 degli spezzoni video che non siano già stati proposti e riproposti in mille salse. A limitare ulteriormente il campo d’azione è il fatto che i grandi show di quell’aureo periodo avevano una durata media per puntata di poco più di un’ora (al contrario di certi miserevoli varietà attuali che si trascinano fino a notte fonda per propinarci il nulla) e che molti nastri della Mina televisiva anni Sessanta sono stati a suo tempo micragnosamennte cancellati per far posto ad altre registrazioni. Ma queste e altre difficoltà, per fortuna, non hanno minimamente scoraggiato dei fuoriclasse come Pino Strabioli e Paolo Piccioli, brillanti ed estrosi curatori dei due differenti omaggi televisivi di cui la Mazzini sarà protagonista nelle prossime settimane. Sullo sfavillante “teleaffresco mazziniano” che Strabioli proporrà a fine mese in prima serata su Raitre – con interventi di Max PaniMauro Balletti e Gianni Ronco – ci occuperemo più in dettaglio nei prossimi giorni. Sullo special Mina ieri e oggi che Paolo Piccioli sta finendo di montare in queste ore (e che vedremo su Retequattro martedì 16 aprile alle h. 23,30) possiamo invece già darvi qualche pur laconica anticipazione. Imperniato per ovvi motivi su materiale video extra-Rai, il programma avrà come filo conduttore tra una clip e l’altra una lunga e gustosa intervista alla nostra “socia fondatrice” Platinette. E tra le varie sorprese spiccherà una clamorosa chicca estera che fino a oggi avevamo creduto inghiottita per sempre dai gorghi dello Stretto della Manica. Aspettare per credere…

mina vialattea
Pubblicato: 2 mesi ago

Perché io so che ci sei…

(Illustrazione: Gianni Ronco)

“L’assillo è sempre quello: come poter dimostrare a Mina il nostro affetto sincero, specialmente in un giorno speciale come quello del suo compleanno, senza rischiare di essere stucchevoli e invadenti? Il fatto di non aver mai ambito ad alcun tipo di contatto personale con lei rende il nostro Club assolutamente atipico nel suo genere. Facciamo da decenni una rivista dedicata a Mina senza stare troppo a chiederci se lei l’apprezzi o meno. Ma va benissimo così: un amore vero non ha bisogno di conferme o di gratificazioni. Ed è per questo che, anche in un giorno speciale come questo, non sentiamo la necessità di inoltrarle messaggi particolari. Lei sa che ci siamo e questo ci basta”.

Con questo anomalo biglietto di auguri,  scritto in occasione di un 25 marzo di oltre un decennio da, avevamo cercato di tradurre in sillabe quel sottile e inesplicabile “sentimento di raso” che da sempre ci lega a Mina. Le stesse parole, liberamente attinte a una bellissima canzone degli Audio 2, sono perfettamente riciclabili per l’altrettanto discreto happy birthday di oggi ma, in fondo, suonerebbero perfette in qualsiasi altro giorno dell’anno. Festeggiare compleanni e ricorrenze varie, del resto, non è mai rientrato nello stile di un’artista da sempre controcorrente e protesa verso il futuro come Lei.  E mentre Raitre si appresta, come annunciato nella presentazione dei palinsesti primaverili della Rete, a dedicarle uno special  – griffato Pino Strabioli - che solo per caso andrà in onda poche settimane dopo il 60° anniversario del debutto televisivo del 4 aprile 1959 ne Il Musichiere, Mina è già al lavoro in sala d’incisione per un nuovo, ambizioso, sorprendente album destinato ad agitare non poco, nel prossimo autunno, le acque stagnanti del mercato discografico italiano. Aspettare per credere…

COVERFRONTE_06_ok
Pubblicato: 2 mesi ago

Axel, nero su Blanche

Oltre a regalare a Mina una serie di splendide canzoni sia come autore (da La sola ballerina che tu avrai a Only this song, solo per citare i primi due titoli che ci vengono in mente) sia come abile ricercatore di gemme nascoste scovate in Rete (You Get me e Esta vida loca vi dicono qualcosa?), negli ultimi anni Axel Pani ha affinato e corroborato la propria vocazione di musicista con un’intensa attività dal vivo tra Francia e Italia, condividendo spesso e volentieri il palco (e le session casalinghe) con l’amico parigino Ruben Ruta. Ed è da questo sodalizio umano e artistico che ha preso forma il progetto Blanche ora realizzato nell’album omonimo. Ma lasciamo che sia lo stesso Axel a parlarcene…
di Axel Pani
Dopo diversi anni passati a scrivere, avevo il desiderio di dedicarmi ad un progetto che potessi curare da cima a fondo. Un disco.
Vivo a Parigi da sette anni ormai ed ho avuto il piacere di incontrare tanti musicisti con i quali ho condiviso lavoro, amicizia, vita.
Una grande amicizia nata con un musicista di qui, Ruben Ruta, é stato il principio. Venendo da mondi diversi e con influenze musicali molto distinte, l’esercizio era perfetto. Mettersi a scrivere e poi curarne tutte le tappe: arrangiamento, produzione ed infine il live.
Da questo desiderio di contaminazione e confronto tra me e Ruben nascono i Blanche. Un piccolo gruppo indipendente che dopo due anni di attività tra live e studio ha prodotto un disco omonimo, appena pubblicato.
Oltre a scriverci e suonarci il disco abbiamo voluto creare uno sforzo collettivo, coinvolgendo amici musicisti a noi vicini e dalle influenze più disparate. Abbiamo quindi chiesto ai Klune, a Stefano Milella ed Ugo Bongianni di intervenire sul disco attribuendovi le proprie influenze.
Nel bene e nel male questo progetto é la somma di esperienze incontaminate, libere, con l’unico intento di proporre una sonorità e scrittura alternativa alla proposta attuale italiana. Abbiamo costruito questo suono soprattutto dal vivo, suonando sia in Francia che in Italia e tra le piccole grandi soddisfazioni che abbiamo portato a casa abbiamo avuto anche il piacere di aprire dei concerti degli Afterhours.
Blanche é la somma di tutto questo, che per quanto piccolo e discreto é un esercizio sincero di creare qualcosa di bello. Una piccola testimonianza del lavoro dei singoli e di una visione d’insieme di chi la musica la ama e cerca di rispettarla.
95960008 copy
Pubblicato: 2 mesi ago

La vie en Blanche

In occasione del lancio del suo nuovo progetto discografico – sotto il nome di BLANCHE – in duo con l’amico Ruben Ruta, diamo il via a una serie di post dedicati ad Axel Pani riproponendovi l’articolo che gli dedicammo dieci anni fa all’indomani della pubblicazione di Facile, album in cui l’allora 23enne primogenito di Massimiliano proseguiva con nonna Mina la felice collaborazione avviata nel 2006 con la deliziosa Per poco che sia. A questo amarcord seguirà – domani – uno scritto dello stesso Axel sulla genesi e sui contenuti dell’album in uscita con tanto di link delle tracce in anteprima. Al disco e ai suoi protagonisti, ovviamente, sarà riservato un ampio spazio anche nella prossima fanzine tardoprimaverile…

 

Axel Pani e Mattia Gysi, minimalisti eccellenti tra rock e melodia

LE PICCOLE COSE DI OTTIMO GUSTO

“Axel ha cominciato a scrivere canzoni piuttosto tardi, verso i 18 anni - ci spiega papà Massimiliano – ma lo ha fatto subito con personalità ed efficacia, sia da solo che con il suo co-autore Mattia Gysi, amico di sempre. Il suo è una sorta di rock inglese minimalista, qualcosa di molto attuale ma radicato nel blues. Credo che sia il genere che hanno dentro i ragazzi della sua generazione. Sicuramente lui sa fare l’autore. Non è un musicista professionista e per un compositore ciò può essere un vantaggio: scrivere con la testa libera senza sentirsi pressato – perché il lavoro che produce il reddito è un altro – sarebbe la condizione migliore. Gli auguro di riuscire a trovare questa strada alternativa che gli permetta comunque di coltivare la scrittura musicale…”.

A tre anni dal suo esordio con la tenerissima Per poco che sia di cui nonna Mina si innamorò al primo ascolto (tanto da definirla “Una zolletta di zucchero che non finisce mai di sciogliersi in bocca e nel cuore”), Axel ha fatto nuovamente centro con l’altrettanto soave Con o senza te: “Una ballad – ha scritto un critico solitamente poco incline ai complimenti come Marco Mangiarotti – che ha l’annullo dei francobolli da collezione nel mondo delle mail. Mina la canta con un soffio di voce e com immensa emozione”. 

Con o senza te – ci racconta Axel – è una delle prime canzoni che ho composto in coppia con Mattia. E’ nata per caso, nel giro di poche ore, in una delle tante sere in cui abbiamo suonato insieme per il puro piacere di farlo, con un primo testo in finto inglese che in seguito sarebbe stato magistralmente scritto in italiano da Lele Cerri. Ma va a mio padre il merito di aver dato al brano, come già aveva fatto con Per poco che sia, quella dolcezza e quella pulizia che noi due non eravamo riusciti a conferirgli nella sua prima stesura…”.

L’entusiasmo del giovane Pani è pienamente condiviso dall’amico Mattia, classe 1985, anche lui studente di economia a Londra: “Sentire Con o senza te dalla voce quasi sussurrata di Mina, come solo lei è in grado di fare, e con i bellissimi arrangiamenti di Massimiliano, è un’emozione indescrivibile che si rinnova ad ogni ascolto. Tutto Facile, del resto, mi è parso un disco splendido, fresco, giovane, pieno di potenziali singoli. Le mie canzoni preferite? Non si butta via niente e il duetto con Manuel Agnelli. Ma anche Non ti voglio più è molto forte. Quanto al mio sodalizio artistico con Axel, dura ormai cinque anni ed è basato soprattutto sulla grande amicizia che ci lega e che si riflette positivamente nei nostri incontri musicali. Il fatto, poi, di avere stili e gusti diversi non fa che arricchire la nostra collaborazione, rendendo l’interazione più interessante. Purtroppo, per motivi vari – soprattutto legati ai nostri impegni di studio – ultimamente le occasioni per vederci si sono fatte un po’ più rare. Ma abbiamo pronti nel cassetto diversi brani finiti e altri sui quali dobbiamo ancora lavorare…”.

Se Mattia, in virtù della sua formazione musicale più classica (a cinque anni ha preso le prime lezioni di pianoforte per poi accostarsi alla chitarra da autodidatta) rappresenta la parte più “melodica” del duo, Axel ne incarna senz’altro la componente più rock. Rock leggero, beninteso. Che non a caso è il genere cui Pani jr. si è ispirato per musicare – da solo, due anni fa, durante una delle sue trasferte universitarie Oltremanica – Il frutto che vuoi, il brano di Facile che la Sony ha poi scelto come singolo apripista dell’album. A destare la curiosità dei fans, più ancora della versione ufficiale del brano pigramente diffusa dalle radio a partire dal 9 ottobre, è stata la bellissima alternate take inedita diffusa in quegli stessi giorni sul sito ufficiale mazziniano. “Quella che avete ascoltato su www.minamazzini.com – spiega Axel – è la prima stesura del pezzo, più veloce ed aggressiva, della quale mia nonna non era del tutto soddisfatta. Ha poi deciso di ricantarla su una base lievemente rallentata dopo aver chiesto all’autore del testo, Maurizio Morante, la modifica di alcuni versi…”.

Ma a proposito di testi, senza nulla togliere alle prove come sempre impeccabili (anzi, stavolta più “giovani” e frizzanti che mai) dei veterani Cerri e Morante, viene da chiedersi se per Axel, che di padronanza linguistica ne ha da vendere, non sia per caso giunto il momento di cimentarsi anche nelle vesti di paroliere.   

“Scrivere le parole di un brano è un lavoro serio - è la sua risposta - e per ora lo lascio volentieri a chi di esperienza e capacità ne ha più di me. Certo, imparare a lavorare sui testi sarebbe affascinante (attualmente ci sto provando in inglese), ma fino a quando non avrò raggiunto i livelli che desidero, farò bene ad affidarmi a grandi professionisti come Lele e Maurizio…”. 

Nel frattempo, il ragazzo continua a crescere e ad aprirsi a nuovi mondi musicali. E’ stato lui, come è noto, a scoprire su Youtube (su segnalazione di un amico di origini spagnole) Questa vita loca e a farla poi ascoltare subito dopo alla nonna, come è solito fare ogni volta che si imbatte in un brano che suppone possa interessarle. In questo caso, però, si è dato la classica zappa sui piedi, dato che, per far posto al meraviglioso pezzo di Cespedes, Mina ha dovuto estromettere dalla tracklist di Facile, guarda caso, proprio una sua canzone.

Poco male: Axel avrà certamente modo di rifarsi nel prossimo disco. Alcuni suoi pezzi, scritti da solo o con Mattia, sono già stati arrangiati. Un altro brano lo ha appena composto – per la prima volta – in coppia con papà Max. E c’è in ballo anche un’importante collaborazione artistica in ambito extrafamiliare. Ma lui di tutto questo, per ora, preferisce non parlare. “Per prima cosa - taglia corto Massimiliano – Axel deve pensare a laurearsi entro l’estate. Poi si vedrà. Rapportarmi con lui è facile perché è un ragazzo di qualità, intelligente, sebbene molto simile a me nelle insofferenze e negli sbalzi umorali… Lo capisco perché mi rivedo in lui. Se sono felice di averlo contagiato con la musica a risvegliare i sentimenti veri, mi dispiace di avergli passato alcuni tratti meno positivi del mio carattere…”.

36481687_10211101075037222_8063765230968111104_n
Pubblicato: 2 mesi ago

Nozze d’oro in Basilica

Tra i tanti anniversari a cifra tonda di questo 2019 che promette – e in minima parte ci ha già regalato – sorprese sfavillanti, ce n’è uno che ricorre proprio in queste settimane: il mezzo secolo trascorso dalla prima incisione di Mina – sulle note benauguranti di Non credere – sotto le volte de La Basilica. Dalle nostre fanzine passate abbiamo estrapolato due preziose testimonianze sugli antefatti del magico debutto della Tigre in quella che per una dozzina di anni sarebbe stata la sacrale location di tanti suoi capolavori discografici…

NUCCIO RINALDIS

“… La mia storia con Mina risale al 1968, quando la incontrai negli studi della Fonorama di Carlo Alberto Rossi, dove lavoravo abitualmente. Dopo che lei decise di aprire uno studio proprio, La Basilica, mi venne offerta la possibilità di diventare il suo tecnico del suono. La Basilica, situata nel coro della chiesa di San Paolo, in Milano, era un ambiente molto spazioso, alto e austero, atto in modo particolare alla registrazione della musica classica. Con opportune modifiche strutturali (cabine per la batteria) e adeguate pannellature, nei primi mesi del ’69 iniziammo ad incidere nella nuova sala, realizzando innumerevoli canzoni che sarebbero poi diventate grandissimi successi. A cominciare da Non credere. Registrare la voce di Mina mi sembrò un’esperienza unica e indescrivibile, un premio per tutto il lavoro fatto in precedenza…”. (Da Il suo canto liberoStoria e gloria della PDU di Mina, fanzine n° 67, 2008)

VITTORIO BUFFOLI

“… Un altro pesce grosso che, sul finire del ’68, Capitan Mazzini riesce abilmente a imbrigliare nella sua rete è il vecchio amico Vittorio Buffoli, fino a quel momento direttore artistico di Casa Ariston. Recatosi appositamente a Milano per incontrarlo, il boss della PDU gli comunica la propria intenzione di trovare per la figlia una sala di registrazione a tempo pieno con cui evitare le salatissime spese orarie fin lì pagate per affittare gli studi altrui. E gli confessa di aver pensato proprio a lui come perfetto coordinatore artistico della filiale milanese dell’etichetta che all’inizio del nuovo anno aprirà i battenti negli ampi uffici Fidinam di via Senato 12. L’autore di Amorevole si mostra, lì per lì, poco propenso ad accettare l’allettante proposta: “Per quanto riguarda chi dovrebbe prendersi artisticamente cura di Mina, penso di avere la persona giusta: il Maestro Rapallo, un professionista serio che attualmente sta lavorando con la Casa Editrice Curci, ma che di certo sarà onorato di accettare l’incarico. Per lo studio di registrazione vedrò che cosa posso fare…”. Quest’ultima – mezza – promessa diventa realtà in men che non si dica: la casa discografica La Voce del Padrone possiede infatti all’interno del coro della sconsacrata chiesa milanese di San Paolo Converso – all’incrocio tra Corso Italia e Piazza Sant’Eufemia – una sala d’incisione che il Direttore Generale Mr. Lee ha deciso di vendere con annesse tutte le apparecchiature. Buffoli lo contatta seduta stante.“Vedi tu quanto possiamo ricavare – è la risposta di Mr. Lee –. Tu sai quanto può valere una sala attrezzata di tutto punto. Ma se il signor Mazzini è un tuo amico, puoi anche decidere di cedere il tutto gratuitamente”. Ed è così che il padre di Mina riesce ad aggiudicarsi quasi senza spendere una lira (also sprach Vittorio…) la mitica Basilica dove la Tigre inizierà a registrare i suoi dischi da Non credere in poi. Quanto alla direzione artistica della nascente PDU Italiana, Mazzini boccia senza indugio la candidatura del pur valido Tarallo suggeritagli dal Maestro bresciano: “Nooo, so io chi voglio! La persona alla quale sento di affidare ciecamente i successi di mia figlia è lei, caro Vittorio…”. Di fronte a tanto perentoria risolutezza, Buffoli non osa oppore ulteriore resistenza: dai primi mesi del 1969 e per oltre un quindicennio, spetterà a lui – novello Cardinale Richelieu – l’invidiato ruolo di intermediario tra il mondo autorale e la Regina delle interpreti… ” (Da Ricomincio da 10 – Il 1968 di Mina tra liberazione e rivoluzione, fanzine n° 82, 2017)

52685572_10157686146879298_5182590728022261760_n
Pubblicato: 3 mesi ago

Il nostro caro Angelo

Mina ancora avanti… e le altre, tutte in soffitta!

In uscita il nuovo album di Mondo Marcio, contenente il duetto inedito con Mina; lo aspettavamo da quando il rapper ci ha letteralmente lasciati senza fiato con il suo album Nella Bocca Della Tigre, con un Mina in ogni traccia; certo erano ritornelli o piccole frasi estrapolate da pezzi già editi ma, inseriti in un contesto così nuovo e radicale, suonavano completamente nuovi. Il concept era perfetto e i pezzi tutti molto forti.

Con questa inedita Angeli E Demoni, Mina si pone però un passo più avanti, dimostrando che la sua intelligenza vocale non teme nulla, nemmeno essere inserita in un contesto così sfacciatamente “contro” dai suoni decisi e contemporanei.

Quello che più impressiona è scorrere l’elenco dei musicisti che hanno lavorato a questo album: tutti musicisti della buona scuola del primo rap, tra cui Mina sembrerebbe stare come i cavoli a merenda, se non fosse per il fatto che il suo graffio è ancora fortemente inciso nella contemporaneità, da rispedire al mittente qualsivoglia possibilità di critica.

Ribadire la modernità e la versatilità del La Voce potrebbe suonare logorroico, ma il confronto con l’impastata, biascicata pronuncia del trentaduenne rapper fa davvero impallidire persino il più distratto ascoltatore.

Purtroppo per la Musica in italiano, è prassi sempre più comune tra le nuovissime generazioni di cantanti (anche se chiamarli cantanti mi crea un piccolo moto alla bocca dello stomaco) enfatizzare difetti di pronuncia, o involgarire il canto con cadenze volutamente sporche che sconfinano nel dialettale; basta concedere l’orecchio a personaggi come Ultimo, Carl Brave, Franco 126, Sfera Ebbasta, Coez, Fedez, Achille Lauro, per ritrovarselo devastato da intollerabili stonature e da una pronuncia talmente alterata da farci dimenticare la nostra bella Lingua Italiana. Quanto lavoro ci sarebbe per logopedisti e insegnanti di dizione se la cosa importasse a qualcuno.

Purtroppo Mondo Marcio in questo album non fa eccezione (a giudicare anche dalle brevi preview da iTunes) con quelle erre così vezzosamente e prepotentemente arrotate, che lo fanno sembrare un vecchio cantante “confidenziale” degli anni ’50 che strizza l’occhio agli urlatori.

Mina invece è incantevole nella sua durezza, estatica e disillusa, ragazza e uomo; prende quei pochi versi e ne fa un monumento di rigore e pulizia che ci fa rimpiangere il fatto che non si sia concessa di fare (molto meglio del suo “collega”) anche qualche barra di rap in una strofa o due… peccato. Speriamo per la prossima volta, visto che a giudicare dalle ultime uscite, ci si potrebbe aspettare qualcosa di talmente nuovo e sfavillante da relegare per sempre le varie Emma, Laura Pausini, Anna Tatangelo, in soffitta con le bisnonne Wilma De Angelis e Carla Boni… ma non è già così?
Unknown
Pubblicato: 3 mesi ago

La voce della luna

“Mina ha la faccia della luna. Gli occhi sono dolci e crudeli. La bocca chiama dal cielo le comete: basta un fischio”. (Federico Fellini)

Dopo un trasloco quasi più travagliato di un esodo biblico e un forzato blackout internettiano di qualche settimana, nella nuovissima sede del Minafanclub – annotate l’indirizzo: via Chambéry 182, 11100 Aosta – è stata finalmente riattivata in questi giorni “la sola connessione che ci unisce e sempre ci unirà” e siamo pertanto in grado di ripartire con i nostri periodici aggiornamenti sul blog. Mentre noi eravamo scollegati dal mondo, come sapete, è successo di tutto. A cominciare dall’ennesimo exploit di Mina nelle telepromozioni Tim del Festival di Sanremo appena archiviato: “La platea dei telemorenti – ha entusiasticamente commentato a tal proposito il sito dagospia – è stata svegliata dall’assente più presente della scena artistica italiana: Mina. Per il terzo anno consecutivo la tigre di Cremona si è presentata all’Ariston in compagnia di Tim – lo scorso anno, arrivò addirittura in ologramma! – ammutolendo la platea con la sua voce stellare in una versione riadattata di Kiss the sky di Jason Derulo, per la campagna ‘Oltre i confini- Viaggia nello Spazio’, sessanta secondi di adrenalina ed emozione con cui Tim ha voluto celebrare due anniversari: il 50° della prima connessione internet  e della discesa del primo uomo sulla Luna. Intervallato dalle immagini dei sognatori che hanno conquistato il cielo – da Lindbergh ad Armstrong – il racconto, ambientato nello Spaceport del New Messico, progettato da Norman Foster per i prossimi viaggiatori spaziali, rappresenta il kick off di un programma, in onda su TIM Vision, che selezionerà l’aspirante viaggiatore al primo viaggio sub orbitale offerto da TIM”. Ma la spettacolare versione italiana dell’hit di Derulo – firmata col titolo Il segnale dal bravissimo Alberto De Martini, pubblicitario milanese che a Mina ha regalato in passato altri testi memorabili per diversi branimusicati da Max tra cui Certo su di me, Un tipo indipendente e L’irriducibile – non è l’unica sorpresa mazziniana che ci ha deliziato nel corso della kermesse rivierasca: nella serata di sabato, infatti, la ciliegina finale è stata una sorprendente Timtarella di luna riveduta e corretta per esigenze di sponsor – con tanto di splendida Minona full moon occhieggiante dal cielo artificiale dell’Ariston – con cui la Nostra ha ironicamente celebrato i sessant’anni di inestinguibile gloria del suo primo ‘numero uno’ nella Hit Parade a 45 giri. Come se non bastasse, negli stessi giorni il rapper Mondo Marcio ha preannunciato l’uscita – prevista per marzo –  del suo prossimo album Uomo! un brano del quale, Angeli e demoni, vedrà la partecipazione straordinaria della Tigre. E se a tutto questo aggiungessimo che negli studi GSU di Lugano già fervono i lavori di un nuovo album destinato a lasciare tutti a bocca aperta? No, forse è meglio – per ora – rimanere coi piedi per Terra interrogandoci in silenzio sui criptici segnali di quella magica Luna così lontana e così vicina…

p.s. Una menzione speciale per il long seller Paradiso che, ormai a un passo dal traguardo delle 40.000 copie vendute, è risalito questa settimana al 41° posto della classifica FIMI debuttando – con l’edizione su vinile bianco appena pubblicata – al 7° posto tra i 33 giri più venduti. 

dolor-y-gloria
Pubblicato: 4 mesi ago

Esperame en el cine

Le canzoni che il mondo del cinema ha amorevolmente “rubato” al repertorio di Mina non sono meno numerose di quelle che Lei ha a sua volta attinto alle più disparate colonne sonore (vedi i casi recenti di Another day of sun da La La Land o Christmas in love dall’omonimo cinepanettone di Neri Parenti) e più prima che poi sarà doveroso dedicare al monumentale argomento un adeguato superdossier sulla nostra fanzine. In occasione dell’imminente Festival Internazionale di Berlino – in programma dal 7 febbraio – sarà presentato il biopic di produzione americano-irlandese Shooting the Mafia che il regista Kim Longinotto ha dedicato alla fotografa e politica Letizia Battaglia e alla sua lotta contro la mafia. A fare da sottofondo alle scene di giovinezza di Letizia e ai titoli di coda del film è Il cielo in una stanza nella leggendaria versione incisa nel 1960 dalla ventenne Tigre. E un altro romanticissimo classico dello stesso periodo – la donaggesca Come sinfonia lanciata all’indomani di Sanremo ’61 – è stata scelta da un mazzinianio di lungo corso come Pedro Almodovar come tema principale della sua nuova fatica cinematografica – dal titolo Dolor y Gloria e con Antonio Banderas e Penelopez Cruz protagonisti – che debutterà nelle sale iberiche il prossimo 22 marzo.

(Grazie agli amici Paul Rossello Palaguer e Luciano Siliprandi per le preziose segnalazioni)

49343016_2134978539858391_9215915806125195264_o
Pubblicato: 4 mesi ago

Perché io e te?

di Luigi Iacobellis

A poche settimane dall’uscita del nuovo album di Mina, è arrivato il momento di scrivere in libertà, più che una recensione. una dichiarazione d’intenti.
Paradiso è arrivato come un ulteriore grande gesto d’amore e rispetto incondizionato per la musica e per Lucio Battisti. La pulizia e l’accuratezza nel lavoro di rimasterizzazione dei brani già incisi che hanno preso una luce diversa e così intensa, la gioia e la bravura sfacciatamente fuori ogni misura che ha mostrato negli inediti hanno un solo significato, che solo i grandi come lei realizzano nell’incoscienza di esserlo. Anche nella copertina. Quando iniziarono i primi rumors su questo lavoro battistiano avevo scommesso in una copertina minimal, senza foto e disegni, pulita, forse anche totalmente bianca. E non mi sono sbagliato. Il risultato rispecchia totalmente quello che Lei ha deciso di rappresentare: una Artista grandiosa e ricca di umiltà che riduce ad un disegno monocromatico di 1 cm la sua immagine per lasciare spazio all’azzurro e al bianco di un immaginario spartito o di un libro. Inserendo all’interno degli scatti bellissimi che sarebbero potuti diventare copertine ad effetto. Un invito a leggere, ad ascoltare, a rendere nuovamente proprio tutto quel patrimonio che ormai scorre nel tempo, nelle vene di chi ama questa musica impropriamente detta “leggera”.
In questo lavoro Mina c’è sempre, in punta di piedi, e si sente. Ma anche si legge, come nella lettera scritta per Lucio e ripubblicata nell’album dove ha espresso ancora una volta il senso ultimo del suo lavoro, al di là delle apparenze, delle luci, dei lustrini e delle immagini. “Che talento straordinario, che dono raro quello di essere capiti da tutti e da tutti essere amati proprio per quello che realmente si è”, scriveva a Lucio. Aggiungo io, che grande onore amarti e avere ogni giorno al proprio fianco una artista che crede così tanto nel suo lavoro e nel messaggio che vuole trasmettere. Mai ancorato solo al passato ma proiettato all’essere, alla progettualità, al nuovo, al talento vero, alle emozioni autentiche.
E il risultato di Paradiso è eccelso. Merito delle sue interpretazioni e del dono di una voce che ha deciso di condividere, di quel profondo senso di appartenenza, del crederci fino in fondo nel progetto, atmosfera materialmente palpabile in sala d’incisione e rimasterizzazione tra Lei e tutti i suoi più fidati collaboratori.
“Io e te, io e te, perché io e te? Qualcuno ha scelto forse per noi?” sono le prime parole interpretate nel disco. Certe domande non hanno risposta. Di certo, il mio regalo più bello sei stata e sarai sempre tu, Mina, amica e donna della mia specie.
Paradiso, Lucio Battisti Songbook. Il nuovo meraviglioso album di una ragazza, ripeto, sfacciatamente brava. E il 2019 sarà una esplosione di emozioni.

27973522_10211986569234333_1695479585240032958_n
Pubblicato: 4 mesi ago

Cose che neanche TIMmàgini…

Mentre il fantastico Paradiso veleggia spavaldo verso le 40.000 copie vendute e – sempre in ambito Warner – la Collection 3.0 ha appena conquistato il suo primo disco d’oro (ma trattandosi di long sellers buoni per ogni stagione, entrambi gli album promettono di avere ancora davanti un lungo e luminoso cammino), Massimiliano Pani ha ufficializzato ieri, in una lunga intervista concessa a Maurizio Caverzan de La verità, la riconferma del sodalizio Mina-Tim anche per l’ormai imminente Sanremo. “Di sicuro – si legge nell’articolo – si rinnoverà il racconto in cinque episodi, uno per sera, ideato da Luca Josi, direttore della struttura Branded Strategy e Media del marchio e creatore della formidabile campagna, che dura da più di due anni, con il ballerino Sven Otten, in arte JSM. Sarà una piccola soap opera, con sorpresa finale”. Il titolo del brano scelto per l’occasione – che Mina sta per incidere proprio in questi giorni – è ovviamente ancora top secret, ma da quanto si può intuire dalle sibilline anticipazioni svelate da Max dovrebbe essere un recente brano funky americano riproposto in lingua italiana. “Sarà qualcosa di sorprendente, una cosa veloce e positiva”, promette il gran timoniere della PDU. E aggiunge: “Mia madre si fida di Luca Josi. Ne apprezza la genialità e il coraggio. Sono due visionari, due pazzi sani che si divertono. La riuscita di questa collaborazione deriva da questa intesa, dalla stima reciproca. Josi è forse l’ultima grande testa della comunicazione pubblicitaria, lo dico per come lavora. Vedremo presto che cosa lui e Mina ci riservano per il 2019…”. L’ennesimo exploit sanremese della Tigre – dettaglio non trascurabile – arriva a esattamente sessant’anni dal suo primo irriverente incontro discografico col Festival sulle note di Tua, Io sono il vento e soprattutto della dirompente Nessuno. La prossima fanzine ripercorrerà questi sei decenni di più o meno virtuali “appuntamenti in Riviera” in un minuzioso e illustratissimo dossier – titolo: Ti odio e poi ti amo – cui farà da gustoso corollario un altro articolo – che, ispirandoci alla bella Clark Kent, abbiamo battezzato Io son quella che non vince quasi mai – dedicato alle “altre” gare canore cui Mina ha svogliatamente partecipato nei primi dieci anni di carriera, partendo dalla Sei giorni della canzone del ’58…

fabrizio-de-andre-449913.660x368
Pubblicato: 4 mesi ago

Rivoglio la tua voce

Per ricordare Fabrizio De André a vent’anni esatti dalla sua scomparsa si sono levate, in questi giorni, le voci più disparate, compresa quella, per una volta non ringhiante, del truce Ministro dell’Interno (ma come a suo tempo osservò Mina su Vanity Fair commentando il fatto che nel rifugio del boss mafioso Provenzano fossero state rinvenute delle sue musicassette, “La musica appartiene a tutti, non ha confini”). E la stessa Tigre, per l’occasione, ha eccezionalmente ripreso la penna in mano (quanto ci mancano, i suoi scritti…) per dedicare all’amato cantautore queste commosse parole pubblicate sul Secolo XIX dell’11 gennaio…

di Mina

Ancora insegni. E sorprendi. E affascini tutti, non soltanto chi ha il dono dell’intelletto. E lo farai per sempre. Troppo c’è da imparare, da godere, da ciucciare, da rubare. Quel sorriso involontario che affiora quando ti ascolti si presenta solamente in casi eccezionali. E questo è e rimane un caso eccezionale. Tu rimani un caso eccezionale.

Ti ascolto ed è sempre come se fosse la prima volta. Una sorpresa continua. C’è sempre qualcosa in più, qualcosa che si precisa meglio, qualcosa che ti segue e che non ti molla. Per fortuna.

Chissà dove sei, a chi regali la tua intelligenza, chissà che cosa ti passa per la testa. Avremmo proprio bisogno del tuo pensiero illuminato. Siamo rimasti qui, deserti di te, senza possibili sostituti. Rivoglio la tua voce. Torna, Fabrizio. Torna.

cover
Pubblicato: 5 mesi ago

Duemiladiciannove!

Oggi come ieri, tanti auguri di un Felice Anno Nuovo “DisseMinato della Sua Voce e dei Suoi successi” (cit. Franca Valeri, 1961)

29572465_1780890598600522_7218766344819014170_n
Pubblicato: 5 mesi ago

E poi ancora in alto…

“Che cosa c’è più di classico di Mina che ricanta il songbook di Battisti? Forse solo il Paradiso, ha scritto Andrea Silenzi commentando sulla Repubblica di ieri il successo superiore a ogni aspettativa del cofanetto che la più prestigiosa delle Interpreti ha dedicato al più grande dei nostri cantautori. Fatto sta che la Tigre – come del resto quasi sempre avvenuto da sei decenni a questa parte – è riuscita ancora una volta a farsi largo nell’affollato mercato dicembrino, dando del filo da torcere ai più agguerriti (e mediaticamente onnipresenti) competitor del momento e riconfermandosi la Voce femminile più acquistata e più regalata del pregiato periodo prenatalizio. Non poteva esserci davvero conclusione migliore per questo 2018 che ha visto Mina raggiungere le vette delle classifiche dapprima con la Definitive Collection condivisa con Celentano (tuttora nella Top 100 e non lontanissima dal traguardo delle 400.000 copie vendute), poi con lo sfavillante e mai abbastanza lodato Maeba (unico album di un artista “storico” a conquistare quest’anno il primo posto in un panorama musicale sempre più effimero, frammentato e dilettantesco) e ora con l’imperdibile tributo a Lucio. Sul miracoloso lavoro di restyling sonoro compiuto da Massimiliano e dal tecnico Celeste Frigo su ognuna delle canzoni del doppio il nostro Antonio Bianchi tornerà più approfonditamente nel prossimo numero, allargando il discorso alle inedite frontiere che potrebbero spalancarsi in futuro con analoghe operazioni monografiche attinte non solo allo sterminato catalogo PDU ma anche ai periodi precedenti. Ma per la fanzine primaverile abbiamo in serbo – tra le altre cose – anche un mega dossier sui 60 anni di amore-odio tra Mina e Sanremo da Nessuno in poi e una ricerca altrettanto sfiziosa sulle “altre” competizioni canore che – partendo dalla Sei giorni della canzone del dicembre ’58 per proseguire coi vari Festival Del Musichiere, Canzonissime e Gondole d’oro – videro la Tigre svogliata protagonista nel corso del primo decennio di carriera. Ed entro la fine del 2019 meriterebbero di essere festeggiati altri anniversari a cifra tonda: il quarantennale di Attila (favoloso album-spartiacque tra la Mina pre- e post-ritiro dalle scene) e dell’inizio della carriera musicale di Massimiliano, nonché il trentennale del fantastico Uiallalla con cui la Mazzini concluse in grande stile i suoi Anni Ottanta. Il tutto, naturalmente, senza trascurare le irrinunciabili novità discografiche che il nuovo anno ormai alle porte promette di regalarci…

Buon Natale e Felice Anno Nuovo!

2018-12-21 21.50.06
Pubblicato: 5 mesi ago

Buon Natale!

(photo: Gianfranco Briguglia)