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Pubblicato: 1 anno ago

Se la mia Kant sei tu

Il titolo del nuovo singolo, oltre a ricordarci una remota partecipazione di Mina – con una fantasia musicale dedicata ai nomi maschili – al varietà televisivo dell’estate 1962 Eva ed io, ci ha fatto ritornare in mente un nostro post di qualche anno fa sull’insospettabile questione di feeling che, al di là della comune passione per lo chignon, lega la Tigre alla fascinosa e spregiudicata amante-complice di Diabolik…

Se si esclude una sua estemporanea trasformazione nella doppia veste di Diabolik e di Eva Kant in una recente vignetta disegnata dal vulcanico Gianni Ronco per la rubrica di posta di Vanity Fair, fino ad oggi Mina non aveva mai avuto alcun legame virtuale di sorta con la coppia di criminali più amata e inossidabile del fumetto italiano. A scovare un inedito trait d’union tra l’inafferrabile star  e il Re (e la Regina) del Terrore ci ha pensato, nell’ultimo numero del magazine Sette allegato al Corriere della Sera, quel fine esperto di storia del costume che è Antonio D’Orrico in un’intervista immaginaria alla neocinquantenne Eva Kant. All’osservazione fatta dal giornalista sul fatto che “Lei e Diabolik siete stati la prima coppia di fatto del fumetto”, la bionda eroina noir creata dalle Sorelle Giussani ha risposto: “Confronti un po’ di date. Il 1° marzo 1963 appaio per la prima volta in edicola, il 18 aprile 1963 nasce il figlio di Mina e Corrado Pani. Per aver avuto un bambino da un uomo sposato, Mina, coraggiosissima, pagò un prezzo altissimo. Fu epurata dalla RAI. Bandita dalle case discografiche. Cose talebane. Quelli erano i tempi. Diabolik, un ladro e un assassino, e io, un’avventuriera, forse abbiamo fatto qualcosa di utile per rendere l’Italia un Paese più civile…”. 

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Pubblicato: 1 anno ago

Eva, la nuova tentazione delle Migliori

Il tanto atteso lancio del nuovo singolo è finalmente stato preannunciato sulla fan page Minacelentano di facebook: la canzone – dal titolo Eva – sarà nelle radio e nelle piattaforme digitali a partire da venerdì 10 novembre e anticiperà di qualche settimana l’uscita del sontuoso supercofanetto antologico Tutte le Migliori una delle cui illustrazioni di copertina – opera dell’impareggiabile Gianni Ronco – è da oggi visibile a tutti in anteprima…

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Pubblicato: 1 anno ago

Con il nastro rosa

Da Dominga a Liza, da Valentina a Emmanuelle, passando per le varie Gloria, Marinella, Eloise, (My) Sharona, la nonna Magdalena, Michelle, Joana Francesa, Laura, Billie Jean, Georgia (on my mind), Angela, Julia, Margherita, (non è) Francesca, Vincenzina (e la fabbrica), Carmela, Brigitte Bardot e decine di altre, senza ovviamente dimenticare Maria, Maruzzella e Maria Marì, nel repertorio di Mina sono davvero innumerevoli le canzoni nei cui titoli compaiono nomi di donna. E a rinfoltire ulteriormente questa canzonettistica lista anagrafica in rosa provvederà tra pochi giorni il brano scelto – dopo più di una fumata nera – come apripista radiofonico del supercofanetto dicembrino con cui si concluderà in grande stile il connubio Minacelentano. In attesa che l’identità della misteriosa ispiratrice sia finalmente svelata da un comunicato ufficiale della Sony, il fantasioso toto-nomi dei fans può avere inizio…

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Pubblicato: 1 anno ago

Viva voce

Mentre – tra repentini cambi di programma e ripensamenti dell’ultima ora – la realizzazione del ricco box natalizio minacelentanesco si sta avviando con un certo ritardo a un sofferto ma liberatorio epilogo, il mese appena iniziato coincide per noi del Club con l’avvio dei lavori della nuova fanzine, a cominciare da una prima cernita del materiale fotografico. L’argomento principale del numero sarà, come già anticipato, un lungo viaggio attraverso i 60 anni di Mina dal vivo prima e dopo il 1978, dalle prime furtive e roventi esibizioni con gli Happy Boys ai “dolci ed emozionanti” live in studio a porte chiuse degli ultimi anni…

ANTONIO BIANCHI
Pubblicato: 1 anno ago

Nero su Bianchi

Trent’anni esatti fa, sull’onda dell’entusiasmo per il doppio Rane Supreme, entrava a far parte del Club un neosocio 23enne che di lì a poco sarebbe diventato una delle firme più assidue e autorevoli della fanzine: Antonio Bianchi. In attesa del nuovo imperdibile articolo che il nostro grande amico reggiano – attualmente direttore responsabile del mensile CasAntica – dedicherà nel prossimo supernumero, all’interno del dossier sul Quarantennale del Live ’78, alla carriera live della Tigre dalle prime esibizioni in pubblico con gli Happy Boys alle “dolci ed emozionanti esperienze dal vivo” delle recenti incisioni unplugged, rimaniamo in argomento riproponendovi l’incipit della splendida recensione di 12 che Antonio ci regalò nel numero 75…

di Antonio Bianchi

Non grande. Non grandissima. Gli aggettivi abusati non bastano. Mina, in 12, è “la” singer’s singer, la cantante dei cantanti, la strumentista del canto, la voce dei musicisti, la titolare di sottigliezze interpretative che trascendono la comprensione del volgo. Il grande pubblico ne può intuire la portata. Ma solo in parte. Perché la fruizione di tanta arte è, in fondo, questione elitaria. Non è solo una questione di bravura, di sensibilità interpretativa, di personalità (quella che fa il vero “artista”) e di intelligenza (quella che consente di dare un senso, uno spessore – e un futuro – al talento e all’unicità). Nel caso di Mina c’è anche l’esperienza, c’è il mestiere e c’è la consapevolezza di colori di cui i più (il grande pubblico, molti colleghi, i critici meno preparati, i dj radiofonici “di tendenza”…) non sospettano neppure l’esistenza.

Non è una considerazione di poco conto, perché, di fatto, il mestiere si traduce in una dimensione in più. Mina non è più solo una voce “tridimensionale”. È una “iper-voce”: ha quattro dimensioni.

Lo scotto da pagare? La percezione della quarta dimensione è sensorialmente preclusa ai più. Si può intuire. Si può recepire irrazionalmente. Ma la messa a fuoco comporta attenzione, concentrazione, nozioni e consapevolezze già acquisite. Troppo faticoso per un pubblico che alla musica chiede automatismi, abbordabilità spicciola, bidimensionalità da debuttanti… Esigenze sempre più sentite, sulla scia del progressivo involgarimento culturale italiano. L’analfabetismo di ritorno si è tradotto anche al cospetto del repertorio storico di Mina. Il grande pubblico del 2013 ha gli strumenti per comprendere – al più – lo stile e il repertorio della Mina Ri-Fi (Se telefonando, Sono come tu mi vuoi, Mi sei scoppiato dentro il cuore e dintorni). Lo stile e il repertorio post-Non credere sono troppo impegnativi per un pubblico retrocesso dalle medie alle elementari.

12 è come una bella lezione universitaria impartita a un pubblico privo di licenza elementare. Non è l’album più “complesso” di Mina. Eppure è quello in cui più aleggia il sentore di una presa di posizione – precisa, consapevole – a tinte forti. 12 può pacificamente non piacere. Anzi: sembra fatto apposta per creare fazioni contrapposte. E per rivendicare una dignità artistica senza possibili confusioni. Oltre il ruolo di “insegnante elementare”. Oltre il ruolo di “professoressa di scuole medie inferiori o superiori”. Oltre il ruolo di “titolare di cattedra universitaria”. La Mina di 12 è “docente da dottorato di ricerca”, da PhD (più consono a un american songbook). I contenuti sono permeati delle sottigliezze e del sentore di lussuosa “parzialità” che hanno tutte le discipline all’ennesimo grado di approfondimento dissertate fra pari livello. Come non esistono limiti alla scelta delle dodici “figurine” a colori, così i contenuti musicali non pongono limiti ai livelli di fruizione. Ma in accezione diversa dalle questioni – “orizzontali” – di gusto. Perché 12 è “verticale”. Non abbraccia un pubblico ampio, esteso. Lo circoscrive. Lo delimita. Ma lo scandaglia verticalmente, culturalmente. E non pone limiti alla verticalità, quella incarnata dagli strumentisti innamorati del jazz e dai cantanti di pari livello. (…)

(Da Dodici variazioni sul tema, fanzine 75, febbraio 2013)

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Pubblicato: 1 anno ago

Ci sentirai nel vento…

In un nostro post pubblicato in questi stessi giorni di un anno fa scrivevamo giulivi: “Tempi molto più vicini rispetto a quanto inizialmente annunciato per l’attesissimo lancio del singolo che farà da spumeggiante apripista al nuovo Minacelentanostando alle ultimissime indiscrezioni carpite sul Lungolago di Lugano, il brano potrebbe infatti irrompere nelle radio e nelle piattaforme digitali già nella seconda metà di ottobre, mentre anche l’uscita dell’album – inizialmente prevista per i primi di dicembre – parrebbe essere stata anticipata di qualche settimana”. Ebbene, per il superbox natalizio destinato a concludere in grande stile l’operazione-Le Migliori dovrebbe avvenire l’esatto contrario: la canzone trainante – diversa da quella scelta in un primo tempo – potrebbe debuttare on air solo a novembre determinando così il probabile rinvio di alcune settimane della pubblicazione del The Best. Ma non sarà certamente l’attesa un po’ più lunga del previsto a compromettere il successo di quello che già si preannuncia – alla faccia dell’agguerrita concorrenza di altri big in uscita come Jovanotti, Antonacci e Cremonini – come l’album-strenna più venduto e regalato delle prossime Feste: oggi come ai tempi della vignetta del grande Benito Jacovitti qui sopra riportata, i nomi di Mina e Adriano continuano a risuonare più forti, autorevoli e indisturbati che mai nell’asfittico panorama musicale italiano…

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Pubblicato: 1 anno ago

Cento di questi Johnny

“Per i primi trenta secondi ci si può sbagliare: un pezzo di Prince, dei Rolling Stones? Niente affatto. La voce che arriva subito dopo sgombera ogni dubbio. È Mina,signori, proprio lei, che canta con la voce da rock un nuovo pezzo intitolato Johnny, il singolo che annuncia l’ uscita del suo nuovo album (prevista per il 15 ottobre)…”: iniziava così la recensione con cui – negli ultimi giorni di settembre del 1997 – Gino Castaldo anticipava su Repubblica il lancio dello stupefacente singolo apripista di Leggera. Alla canzone della bravissima Giulia Fasolino spettava l’arduo compito di bissare il successo dell’hit Volami nel cuore che l’anno prima aveva trascinato in testa alle classifiche il fortunatissimo Cremona. Continua a leggere

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Pubblicato: 1 anno ago

È già calda l’atmosfera…

A ormai undici mesi dal lancio di Amami amami come spumeggiante brano apripista de Le Migliori, è già alle stelle tra i fans di Mina e di Celentano l’attesa per il singolo che – presumibilmente nella seconda metà di ottobre – anticiperà di qualche settimana l’uscita nei negozi del superbox “definitivo” della Coppia più bella (e più natalizia) del mondo. Sapremo a suo tempo dalle fonti ufficiali lugan-galbiatesi quale delle due canzoni inedite previste nella raccolta – l’una squisitamente minosa e  fresca d’incisione, l’altra più in linea col mondo celentanesco e pronta da tempo – avrà l’onore di approdare per prima nelle radio…

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Pubblicato: 1 anno ago

Todavia… diez!

A dieci anni esatti (come passa il tempo…) dal lancio di Todavia, vi riproponiamo la cartella stampa dell’album – datata 21 settembre 2007 – superbamente redatta da Franco Zanetti...

Fra il 1958 e il 1962, il Secondo Programma radiofonico della RAI mise in onda, il venerdì sera, una trasmissione intitolata Gran Gala: fra i conduttori, oltre a Lidia Pasqualini, Lauretta Masiero, Antonella Steni e (unico uomo) Pippo Baudo, ci fu anche Mina, che proprio in una puntata di Gran Gala trasmessa sul finire del 1960 interpretò Malasierra, un bolero-beguine di P.G. Redi già nel repertorio di Vera Valli e Nilla Pizzi. E’ questa la primissima interpretazione in spagnolo documentata ufficialmente di Mina: che discograficamente esordì in quella lingua nel settembre del 1961 con Moliendo café.

A che serve questo sfoggio di dati e informazioni. Soltanto a testimoniare che Mina e l’America Latina, le sue lingue, le sue canzoni, si frequentano da tempi non sospetti. E a confermare l’intensità di questa frequentazione è la constatazione che la maggior parte delle canzoni che Mina ha inciso in una lingua diversa dall’italiano sono, appunto, quelle cantate in spagnolo: la cifra complessiva, dopo l’uscita di questo nuovo album, supera i cento titoli.
Non ci sarebbe dunque da stupirsi del fatto che nel mondo latino (Spagna e Sudamerica, ma anche Stati Uniti meridionali) Mina sia molto presente nella considerazione del pubblico; quello che semmai stupisce, e con ragione, è che questo fenomeno (già sorprendente se si considera che da moltissimo tempo Mina non partecipa del gioco mediatico) si è andato consolidando ed accentuando negli ultimi anni. Sono in costante aumento i siti Internet a lei dedicati, sono numerose le giovani cantanti che rieseguono i brani del suo repertorio, sulle sue canzoni è stato persino costruito un musical di grande successo (Mina… che cosa sei?, di Valeria Ambrosio e Elena Roger), passato anche dall’Italia l’anno scorso dopo tre anni di repliche a Buenos Aires
Nel mondo latino c’è fermento, per Mina. E dunque, perché non pensare a un disco ideato appositamente per quel vasto mercato? Se lo sono chiesti Massimiliano Pani e Marco Cestoni: e dopo un anno e mezzo di lavoro, la risposta è Todavía.

Il disco nasce da quell’intuizione iniziale: con l’intento di realizzare un album di canzoni relativamente recenti del repertorio di Mina – degli ultimi 15 anni, suppergiù – quasi tutte riarrangiate e risuonate e tutte (ovviamente) ricantate. Poi, dal confronto con i diversi mercati nazionali (la Spagna, l’Argentina, il Messico, il Brasile…) sono arrivate indicazioni, suggerimenti e richieste: così il disco si è arricchito di tre classici e di alcuni duetti – due dei quali per canzoni che Mina non aveva mai registrato prima d’ora.
Non c’è da meravigliarsi che gli interpreti maschili che in Todavía duettano con Mina abbiano accettato senza riserve e senza indugi la proposta di unire le loro voci a quella di lei: Mina è l’artista italiana più riconosciuta – per classe, talento e carisma – non solo dal pubblico, ma anche dagli artisti della musica internazionale. Né c’è da meravigliarsi se, dal punto di vista delle atmosfere sonore e degli arrangiamenti, Todavía non è un disco latineggiante: né intendeva esserlo. L’album vuole invece dare una testimonianza dell’artista Mina così com’è oggi, riflessa in lingua diversa dall’italiano (da qui l’idea della copertina di Mauro Balletti, in cui Mina compare allo specchio ma con gli occhi di colore diverso) ma sempre a modo suo, fedele al proprio stile e alla propria cifra espressiva.
Todavía , nato per il mercato latinoamericano, esce anche in Italia, con la medesima tracklist e con minime differenze di packaging: per accontentare non solo i fan di casa nostra, ma anche quanti vogliano riascoltare – uguali ma diverse – alcune delle canzoni di Mina con parole (quasi tutte scritte da Mila Ortiz e da Lele Cerri) dal suono e dalla musicalità differenti da quelle con le quali hanno finora ascoltato certe canzoni. E Mina raramente rifà le proprie canzoni: un motivo supplementare di interesse per questo album inusuale, ma indubitabilmente coerente con la storia e le storie di Mina – e che potrebbe, chissà, costituire un precedente significativo. Nunca digas nunca...

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Pubblicato: 1 anno ago

Riaccendi quelle luci

Dopo essere stato – anche quest’anno – il programma di gran lunga più visto e gradito dell’estate di Raiuno, con l’approssimarsi dell’autunno il glorioso Techetechetè si appresta purtroppo a congedarsi dai telespettatori per lasciare il posto al piatto e ripetitivo appuntamento quotidiano con gli eterni giochini a premi dell’access prime time. Prima di chiudere (temporaneamente) i battenti, però, l’amato videoscrigno della Rete Ammiraglia ha in serbo per noi ancora un’ultima graditissima sorpresa: una megapuntata speciale – che occuperà l’intera prima serata di venerdì 8 settembre – tutta dedicata a Mina e a Raffaella Carrà

Mina feat. Pino Presti Orchestra
Pubblicato: 1 anno ago

E poi ritorna ancora e ancora

Oltre ai sessant’anni tondi di carriera, nel 2018 si celebrerà – come ben sapete – il quarantennale dell’addio di Mina alle scene. Ai roventi e indimenticabili concerti della Tigre sul palco di Bussoladomani dedicammo tanti anni fa – nelle ancora goffe e amanuensi fanzine 43 e 44 – un lacunoso e insulso dossier suddiviso in due parti, ed è per riparare a quella doppia figuraccia che riteniamo doveroso tornare sull’argomento con una più ricca e dettagliata monografia in uno dei prossimi numeri. È una promessa che non a caso vi facciamo oggi – 23 agosto – nel giorno in cui ricorre non solo il 39° anniversario dell’ultimo di quei mitici récital ma anche il compleanno del Maestro Pino Presti che del Live 78 mazziniano è stato il grande coprotagonista. Ma quella odierna è per noi una giornata speciale anche per un altro motivo: tra poche ore, infatti, la nostra tipografia di fiducia riaprirà i battenti dopo la pausa ferragostana e la nuovissima fanzine 82 potrà finalmente andare in stampa: un numero “tranquillo”, prevalentemente storiografico (il pezzo forte sarà una minuziosa retrospettiva sul 1968, primo anno di effettiva attività della PDU), in attesa dei sommari all’insegna di tanta “nuova” Mina che contraddistingueranno i numeri in uscita nel corso di un 2018 a dir poco esplosivo…

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Pubblicato: 1 anno ago

Tra questa orchestra e voi

Se ne è andato in silenzio, con la discrezione che gli era propria, salutato in Rete e nei TG da un’Italietta smemorata con frettolosi coccodrilli wikipedestri. All’immenso Bruno Canfora la nostra fanzine ha dedicato tre anni fa, in occasione del suo novantesimo compleanno, un dettagliato ritratto monografico che il Maestro, in quel periodo impossibilitato a concederci un’intervista perché convalescente dopo un delicato intervento chirurgico, ci confessò telefonicamente di avere molto gradito. Ve ne riproponiamo i primi due capitoli invitandovi a rileggere l’intero articolo, in attesa del nuovo numero nel quale dell’aureo sodalizio tra Canfora e Mina si tornerà a parlare nel dossier sul 1968..

di Antonio Bianchi

Una silhouette priva di microfono, in secondo piano. Ma capace, con un lieve gesto, di accendere la musica. Baffetti, occhiali spessi e un compassato abito scuro da serioso professore. Ma associato a colori gioiosi e a un caleidoscopio di confezioni sonore. L’approccio riservato e discreto del gentleman votato all’understatement. Eppure baciato da una sorridente popolarità.Continua a leggere

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Pubblicato: 1 anno ago

Minafanclub 82, anteprima copertina!

Sono almeno tre le buone ragioni per cui abbiamo scelto questa splendida Mina-Morirò per te (liberamente rielaborata da Remo Prodoti con cromaticità più decise rispetto all’etereo e incantevole scatto originale di Mauro Balletti) per la prima pagina della nuova fanzine.

1) È collegata a Celso Valli che è tra i protagonisti di questo numero con una grande monografia+intervista.

2) Il 45 giri MORIRO’ PER TE segna una tappa importante nel mezzo secolo di storia della PDU essendo la prima emissione mazziniana ‘made in Lugano’ dopo l’abbandono della Basilica. E ai 50 anni dell’etichetta di Mina questa fanzine è strettamente legata.

3) C’è un legame squisitamente danzereccio tra la Mina di MORIRO’ PER TE e quella che, 35 anni dopo, è tornata a farci ballare sulle note electro swing di ALL NIGHT.
Tutt’altra atmosfera si respirerà invece nel retrocopertina, con un’inedita “Mina in studio” di fine 1967 a documentare gli albori della PDU…

 

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Pubblicato: 1 anno ago

Chi la dura la vintage

‘Il volto televisivo di questi primi 60 anni - dichiarò qualche anno fa all’Ansa Gianni Boncompagni, uno che di tv (bella e brutta) se ne intendeva – per me resterà sempre MinaI suoi varietà del sabato sera diretti da Falqui sono ancora modernissimi. E lei è di un’insuperabile eleganza. Dote che non appartiene più alla Televisione di oggi. Non per niente a guardarla sono ormai solo donne anziane semianalfabete, quelle che votano Berlusconi. I ragazzi non sanno neanche cosa sia…”. Sono parole (condite di quella vena caustica di cui l’indimenticato regista-conduttore amava fare sfoggio) che bastano da sole a spiegare il motivo per il quale  l’appuntamento quotidiano con Techetechetè nell’access prime time di Raiuno si sia rivelato anche quest’anno il dominatore incontrastato dell’auditel estivo, incollando ai teleschermi non solo il fedele pubblico dei meno giovani ma anche un insospettabile target di under 25 solitamente insofferenti ai richiami del tubo catodico. E il dato curioso è che gli ascolti del programma volano alle stelle non solo grazie al solito manipolo di imprescindibili vecchie glorie acchiappashare (Mina, Celentano, Battisti, Carrà, Sordi, Totò…) ma anche a uno stuolo di personaggi minori e talvolta minuscoli che gli abili topi d’archivio delle Teche RAI si divertono a ripescare dall’oblio forse anche per dimostrare che non era sempre tutto oro quello che luccicava nei tanto rimpianti palinsesti d’antàn. Fatto sta che perfino il più trito degli sketch con Ric e Gian o la più modesta delle performances di Rosanna Fratello garantiscono ascolti più lusinghieri (e a costo zero) di tanti faraonici show dell’ultima stagione come lo strombazzatissimo Laura e Paola che, nato con l’ambizione di rinnovare i fasti dell’inarrivabile Milleluci, ha visto l’accoppiata Pausini-Cortellesi racimolare meno consensi di un récital di Mariano Apicella su TeleIrpinia. Ma c’è un altro esempio di TV vincente, sia pure per una platea più di nicchia, nell’attuale programmazione della Rete Ammiraglia della RAI: stiamo ovviamente parlando degli imperdibili appuntamenti del giovedì in seconda serata con I supereroi di Pani e Mollica che, dopo le prime due belle puntate dedicate a Toto Cutugno e a Paolo Conte, vedrà oggi protagonista un idolo del momento come Francesco Gabbani. Il tutto, anche in questo caso, arricchito dai preziosi contributi filmati attinti alle Teche di Viale Mazzini (ma anche dagli scintillanti interventi al pianoforte di Danilo Rea)…

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Pubblicato: 1 anno ago

La nostra storia tra le dita

“Certo che la tirate per le lunghe con questa fanzine”, ci ha scritto un impaziente abbonato commentando la nostra (saggia) decisione di rinviare a dopo le ferie agostane la spedizione del nuovo numero inizialmente atteso per fine luglio. Non parliamo poi dei tanti soci che, non accontentandosi di due sole riviste all’anno, auspicherebbero un ritorno alla periodicità quadrimestrale dei vecchi, smilzi e malfotocopiati bollettini amanuensi di trenta-trentacinque anni fa. Certo, si tratta pur sempre di “lamenti d’amore” che da una parte testimoniano la passione e l’interesse con cui molti di voi seguono il nostro lavoro ma che dall’altra non tengono conto dei grandi sforzi e delle notevoli difficoltà che si nascondono dietro la realizzazione – centellinata nei rari ritagli di tempo libero che la vita ci concede – di una fanzine così curata e lussuosa. Per prima cosa, di ogni numero scegliamo con largo anticipo – concordandoli col “condirettore” Antonio Bianchi – gli argomenti da trattare, dando ovviamente la precedenza alle novità del momento (che fortunatamente con Mina non mancano mai) ma senza trascurare le monografie dedicate al passato (e anche in questo caso una carriera ormai quasi sessantennale come quella della Tigre offre spunti a iosa). Una volta deciso il sommario, si passa alla fase redazionale vera e propria: per i dossier storiografici – come quelli, molto graditi, sulle singole annate e sui relativi album – un fondamentale aiuto preliminare ci viene dato non solo dai meravigliosi Mauro Balletti e Gianni Ronco nella loro qualità di iconografi ufficiali della Mazzini ma anche da un non meno prezioso drappello di collezionisti (Massimo Catti, Paolo Piccioli, Mario Beda, Fernando Fratarcangeli) che ci mettono generosamente a disposizione le “chicche” più rare dei loro archivi personali. La stesura di ogni articolo è quasi sempre arricchita dal contributo di “testimoni eccellenti” che ci svelano i loro amarcord con pezzi scritti di loro pugno (come è solito fare, per esempio, l’amico Pino Presti) o mediante interviste (spesso affidate a validissimi collaboratori come Stefano Crippa, Lucio Nocentini o Aldo Dalla Vecchia). Decisamente di più semplice realizzazione è invece la parte riservata all’attualità e ai nuovi dischi in uscita (per i cui dettagli dietro le quinte, così come per i contatti con i vari autori e musicisti, possiamo contare da sempre sull’affettuosa disponibilità di Massimiliano). Articoli, box e illustrazioni sono quindi minuziosamente inseriti in chiavetta in rigoroso ordine di pagina e passati al bravissimo Remo che provvede a impaginare il tutto da par suo per poi consegnare il lavoro finito (previa un’ultima supervisione da parte del nostro supremo correttore di bozze Franco Zanetti) alla tipografia. Nel frattempo, prende il via la fase più noiosa di tutta l’operazione: la compilazione e l’affrancatura delle buste nelle quali saranno infine inserite le copie fresche di stampa pronte per essere spedite agli abbonati sparsi dal Manzanarre al Reno…

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Pubblicato: 1 anno ago

I “Giorni” che ci appartengono

L’attesa del consueto 45 giri estivo di Mina era per me iniziata, in quel 1977, già alle prime avvisaglie della primavera. Ma giugno volgeva ormai al termine e della possibile uscita di un nuovo singolo mazziniano non ero ancora riuscito a sapere nulla né dal mio negoziante di dischi né dalle pagine dell’- allora – oracolare Sorrisi. Quand’ecco che – a luglio ormai incombente – la mia radiolina casualmente sintonizzata sul Secondo Programma della RAI mi regalò l’agognata anteprima, preceduta dall’annuncio del compunto conduttore (Emilio Levi, se ben ricordo): “Si intitola Giorni ed è il nuovissimo 45 giri di Mina…”. Mi sparai nelle orecchie la (meravigliosa…) canzone in religioso silenzio, praticamente senza respirare, cercando di memorizzarne almeno il ritornello “E c’eri tu, tu, tu nei giorni miei, e da che non ci sei non mi piaccio più…”  nel quale, lì per lì, mi parve di cogliere una vaga quanto improbabile familiarità con la celentanesca Sotto le lenzuola (“Io amo lei, soltanto lei, ma perché mai l’avrò tradita…”). Passarono altri Giorni senza nuovi passaggi radiofonici del brano, finché – ai primi di luglio – il programma mattutino Voi ed io (condotto in quelle settimane, se ben ricordo, da Valeria Moriconi) mi sconvolse con una seconda primizia di maestosa, severa e quasi operistica bellezza, Ormai, anch’essa presentata – ohibò – come “la canzone dell’estate di Mina”. Tutto questo mentre il mio discaio di fiducia continuava a dichiararsi all’oscuro di imminenti emissioni miniane. A risolvere quello che – almeno per me – era il giallo mozzafiato dell’estate provvide, a metà mese, il settimanale Il Monello con un succoso trafiletto in cui si spiegava che Mina aveva congelato per settimane l’uscita del nuovo singolo perché indecisa su quale dei due pezzi scegliere come facciata principale, optando alla fine per la salomonica soluzione del doppio lato A. Pochi giorni dopo – era ormai il 19 luglio – Giorni/Ormai vide finalmente la luce, in tempo per fare da favolosa colonna sonora a quanto restava della mia estate da studente liceale, ma forse un po’ tardi per contendere alle varie Ti amo di Umberto Tozzi, Amarsi un po’ di Battisti e I Feel love di Donna Summer i loro (meritati) posti al sole in hit parade. Tuttavia, pur non riuscendo a salire oltre un pur onorevole nono posto nella classifica ufficiale dei 45 giri, la popolaresca e insieme raffinatissima Giorni di Albertelli-Shapiro ebbe la sua bella rivincita nei juke-box, capeggiando per diverse settimane la hit dei brani più gettonati. A godere invece di meno immediata fortuna fu la nobile consorella Ormai di Andrea Lo Vecchio, di lì a poco destinata – in compenso – a occupare un posto d’onore tra i “miei” classici mazziniani di sempre. A dare una notevole “botta” promozionale al 45 giri, in assenza di apparizioni televisive, contribuirono due splendidi articoli su Bolero e Sorrisi con foto nuovissime della Signora scattate tra Venezia (in vacanza con Benedetta al Lido) e Milano. Ovviamente, il servizio del mitologico Gherardo Gentili sul settimanale diretto da Vesigna era quello più ghiotto di rivelazioni sul nuovo doppio album che Mina stava incidendo in Basilica: “Uno dei due 33 giri sarà dedicato a Enzo Jannacci. Mina continua l’operazione iniziata con Lucio Battisti: interpretare un cantautore dandogli una dimensione nuova, senza tradirne lo spirito originario. Operazione che con Lucio ha dato risultati eccellenti e che naturalmente ha determinato una lista di “aspiranti”. Quali saranno i prossimi cantautori dopo Jannacci? Possiamo azzardare qualche nome. Il gioco delle ipotesi è affascinante. Modugno, Celentano, Endrigo, Le Orme, Gli alunni del sole… Il lettore è invitato a continuare”. Insomma, terminata l’attesa del singolo, per me era già tempo di dare il via a un nuovo spasmodico conto alla rovescia in vista del pantagruelico appuntamento autunnale con Lady PDU…

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Pubblicato: 2 anni ago

Fanzine 82, anteprima sommario!

Il 1968 di Mina tra liberazione e rivoluzione

Ricomincio da dieci

di Loris Biazzetti

 

Un inviato speciale alla Bussola

L’allegria nasce da me

di Giorgio Calabrese

 

I primi dodici mesi della Mina PDU

Un anno a 68 giri

di Antonio Bianchi

 

Graffi e carezze della più inafferrabile delle redattrici

Scripta Minant / Speciale 1968

di Mina

 

La PDU prossima ventura

E la favola continuerà

Nostra intervista a Massimiliano Pani

 

Il tocco magico di Valli da Anche un uomo a Le Migliori

Quel Celso non so che

di Antonio Bianchi

 

Fortissimamente Valli

Intervista di Stefano Crippa

 

Ultimissime dal pianeta Mina

Come gocce

 

In spedizione a fine agosto!

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Pubblicato: 2 anni ago

Canto per te questa canzone…

No, nessun coccodrillo di circostanza: della storia umana e artistica di Paolo Limiti – che ci ha lasciati stamane dopo una lunga malattia – dicono già tutto gli splendidi testi che ci ha regalato nel suo mezzo secolo di attività come paroliere. Delle memorabili canzoni che ha composto per Mina – e di cui è superfluo ricordare qui i titoli – tante volte abbiamo parlato e tanto ancora parleremo nella nostra fanzine. Certo, ci rimane il rimpianto di non avergli mai dedicato, a differenza di quanto fatto per altre grandi firme del repertorio mazziniano, un’adeguata “monografia d’autore” , così come ci spiace di non aver insistito più di tanto per strappargli l’intervista che lui – per quel suo insospettabile pudore così stridente con l’esuberante comunicativa che dimostrava in tivù – non ha mai ritenuto opportuno concederci, sottintendendo il fatto che: “È ancora tutto qui, non ho parlato mai: ho raccontato dei silenzi a tutti voi…”.

MINA BUSSOLADOMANI braccia_78
Pubblicato: 2 anni ago

Come se io fossi lì

Un nuovo bellissimo singolo minacelentanesco – Se mi ami davvero di Mondomarcio – in rotazione radiotelevisiva da ieri; gli spot della Tim che impazzano dall’11 giugno sui teleschermi con la fantastica All Night finalmente disponibile per intero su iTunes e sulle altre piattaforme digitali; l’imminente ritorno su Raiuno di Massimiliano al fianco di Vincenzo Mollica con la seconda serie di Supereroi; il già attesissimo repack autunnale de Le Migliori: non si può certamente dire che il presente e l’immediato futuro del Clan Mazzini siano avari di novità. Ma oggi è il 24 giugno e in un giorno come questo – in cui ricorre anche il compleanno di Edoardo Pani: auguri! – non possiamo non volgere lo sguardo al passato ricordando quella magica serata di 39 estati fa in cui Mina tornava a esibirsi in pubblico dopo sei anni di assenza dalle scene. Quella sera, tra le settemila persone in delirio sotto il tendone di Bussoladomani c’era anche la nostra indimenticabile pasionaria Rina Gagliardi

di Rina Gagliardi

Di che cosa si occupa la musica, da sempre, se non di fermare il tempo? Questo pensierino mi frulla da tempo, appunto, nella testa, e in varie direzioni, da quella pseudofilosofica a quella personale. Ascoltavo – per la millesima volta – Mina live, e non potevo non essere lì, in quella serata di giugno del 1978, in mezzo ad una folla ubriaca, come me.

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TIM SPIDER MAN
Pubblicato: 2 anni ago

Sarà bello avere tutto

A quattro mesi dall’exploit sanremese e dopo lo spot di un minuto – trasmesso a sorpresa durante la recente finalissima di Champions League – con le migliori performances amatoriali degli emuli del ballerino Sven Otten, da lunedì 11 giugno Mina è tornata protagonista a tempo pieno della trionfale campagna televisiva Tim facendo ballare , oltre all’immancabile Sven, nientemeno che SpidermanContinua a leggere