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Pubblicato: 7 giorni ago

È un sentimento in movimento…

Photo: Giulia Fasolino

 

L’altro ieri, tanto per salutare l’incipiente estate con un pizzico di ottimismo, abbiamo frettolosamente redatto una paginetta di news senza neanche aver consultato le nostre imprescindibili fonti ufficiali di riferimento. Non potevamo certamente immaginare che le novità nell’aria erano ben altre. Ma siamo ancora in tempo per rimediare alla nostra insipienza di gazzettieri maldestri…

Si chiama Radio Italia Ora l’iniziativa che tra sabato 27 e domenica 28 giugno vedrà 45 protagonisti del pop nazionale avvicendarsi – per un’ora ciascuno – ai microfoni del principale network di musica italiana (ricevibile anche sul digitale terrestre al canale 707). Dalle h. 21 alle 22 di sabato saranno Massimiliano Pani e Ivano Fossati a svelare curiosità e retroscena dell’album-evento uscito il novembre scorso. Una mossa promozionale che – dopo la lunga pausa dovuta al lockdown – prelude all’imminente rilancio di Mina Fossati prima con un nuovo estratto radiofonico per l’estate e successivamente con altre sorprese…

In una prima serata di luglio ancora da definire, Raiuno trasmetterà in diretta la cerimonia di inaugurazione del nuovo Ponte di Genova e per l’occasione alcuni grandi artisti di primo piano della musica italiana hanno inciso una versione “collettiva” della meravigliosa Crêuza de mä di Fabrizio De André. Tra le Voci coinvolte c’è – eccezionalmente – anche Quella da noi più amata…

(Nella foto: i “Tre per una + Uno” Massimo Moriconi, Alfredo Golino, Massimiliano Pani e Danilo Rea immortalati da Giulia Fasolino la sera del 23 giugno a Ravenna. Quale immagine più benaugurante di questa per celebrare il graduale ritorno della factory mazziniana alla piena attività?)

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Pubblicato: 1 settimana ago

Le primissime dell’estate

Le notiziole e gli innocui cazzeggi quotidianamente postati alla spicciolata nella nostra piccola fan page facebookiana hanno ormai reso obsoleta la tradizione delle Ultimissime che negli anni pre-internettiani il Minafanclub diffondeva di tanto in tanto per via cartacea agli abbonati tra una fanzine e l’altra. A vent’anni esatti dalle news qui riproposte – risalenti a quella lunga estate calda del 2000 in cui una Mina in stato di grazia incideva l’album-capolavoro Dalla Terra mentre prendeva forma a nostra insaputa il clamoroso video-exploit In studio dell’inverno seguente – rinverdiamo eccezionalmente quell’antica consuetudine regalandovi qualche aggiornamento sulle attività in corso nell’entourage mazziniano…

Superata la fase acuta dell’emergenza coronavirus, il mondo della musica messo a dura prova dai mesi di lockdown cerca faticosamente di rialzare la testa. Il confortante segnale di un graduale ritorno alla normalità è arrivato ieri sera con il ritorno sulle scene del trio jazz Alfredo Golino-Massimo Moriconi-Danilo Rea che con la sua esibizione alla Rocca Brancaleone di Ravenna ha registrato il tutto esaurito (sia pure con un pubblico forzatamente dimezzatodalle regole di distanziamento tra uno spettatore e l’altro) riproponendo le raffinate riletture jazz dei grandi classici di Mina raccolte nel recente album Tre per una. Alla serata ha preso eccezionalmente parte in parte di “voce narrante” il produttore del disco Massimiliano Pani: che questa reunion romagnola sia l’antipasto di una nuova sessione di lavori in quel di Lugano dei Fab Three dalle cui imprescindibili basi ritmiche prendono forma gli arrangiamenti di ogni produzione minosa? Ah, saperlo…

“Meno male che resiste la musica”: incredibile a dirsi, c’è ancora vita nella discografia italiana al di là degli inesorabili reggaeton, degli amicidimaria, delle trite autotunaggini hip hop e del 478° featuring in tre mesi della povera Elisa (con l’ennesimo rapper sfigato) che stanno puntualmente ammorbando le volatili classifiche estive dei singoli più scaricati. Ci riferiamo al recente album I mortali realizzato a quattro mani dal duo Colapesce-Dimartino che, pur senza far gridare al miracolo, si eleva di parecchie spanne al di sopra del desolante livello qualitativo di troppa musica che gira intorno. E poi è bello sentire da due giovani cantautori dichiarazioni controcorrente del tipo: “Il nostro è un pubblico diverso da quello casuale, perché è disposto a investire di più, a venirti a vedere a teatro, a comprare il merchandising. Il pubblico che magari ascolta la trap fondamentalmente non spende. Il nostro è una nicchia ma c’è un’economia maggiore: vendere mille vinili è come fare trenta milioni di play su Spotify. Sono due mondi che non sono in contrapposizione. Andando per la propria strada, facendo dei dischi per se stessi e non per assecondare i gusti del pubblico, si costruisce un percorso che alla fine dei conti paga, perché la gente in qualche modo lo capisce e non ti abbandona facilmente se a un certo punto fai un disco più strano degli altri”. Anche nelle loro fonti di ispirazione i due dimostrano un certo coraggio e un background meno angueto e omologato di quello di tanti colleghi loro coetanei: duettano con un’interprete raffinata e ormai un po’ fuori dal giro come Carmen Consoli, omaggiano il grande Piero Ciampi e – nella canzone d’apertura del disco, Il prossimo semestre, in cui ironizzano sui cliché e sui chiodi fissi del mondo degli autori alla prese con le incertezze semestrali dei bollettini SIAE – citano nientemeno che la Mazzini: “Vai sul sicuro, scrivi una canzone d’amore / Devi sembrare impegnato senza esserlo / Ma dove sono gli ascoltatori di una volta? / Sono stanchi, saranno stanchi / Senti, un’ultima cosa: trasferisciti a Milano / Eh Milano, sì / E poi ci vuole una produzione fresca / Guarda, il prossimo semestre ti porto a cena / Ci vuole una hit, una mina / Ecco, vorrei scrivere per Mina… “.

Da ormai 16 anni il 24 giugno non è “solo” l’anniversario della mitica serata del 1978 con cui Mina diede trionfalmente il via alla sua ultima serie di concerti a Bussoladomani ma è “anche” il compleanno di Edoardo Pani (auguri!). “Contrariamente ad Axel, che da ragazzo era supersportivo – ha detto di lui papà Max nella sua recente intervista concessa a Franco Zanetti per rockol.it – Edoardo è un cerebrale, e fin da quando era molto piccolo ha espresso interesse per la musica. Studia con un musicista completo e di talento vero come Gabriele Comeglio, che è anche un ottimo didatta. Non credo farà il musicista professionista, ma imparare a suonare il sax (oggi lo suona già  abbastanza bene) gli permetterà di avere a lato della carriera professionale, e del lavoro che sceglierà, una fantastica valvola di sfogo per la sua anima…”. 

Il jingle-tormentone fan-tozziano Scivola scivola scivola continuerà a caratterizzare la comunicazione Tim anche in questi mesi estivi in attesa che – con l’autunnale odor dei vini di carducciana memoria – il ribollir dei Tim della factory creativa del geniale Luca Josi ci regali una possibile nuova minosissima sorpresa l’anime a rallegrar

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Pubblicato: 4 settimane ago

Dieci anni dopo: unicamente Rina

Il prossimo 27 giugno saranno trascorsi dieci anni dalla scomparsa della giornalista Rina Gagliardi, storica militante della sinistra italiana (fu senatrice per Rifondazione Comunista), cofondatrice de Il Manifesto e – soprattutto – grande appassionata di Mina nonché a lungo firma prestigiosa della nostra fanzine con la rubrica Incontro con Rina. Vogliamo ricordarla riproponendo un suo gustoso articolo – apparso n° 57 del 2002 – in cui azzardava col suo stile arguto e impagabile un “parallelo eccellente” tra Mina e Gioacchino Rossini. Passando per Maria Callas

LEI. LUI. L’ALTRA

di Rina Gagliardi

Il ritiro. La grande rinuncia. L’esilio. Quanti somo i ferventi e ingenui mazziniani che ancora sperano nel di Lei ritorno? Che ancora non capiscono che senza quell’epico gesto del 1978, Mina, semplicemente, non sarebbe più stata Mina? Che ancora di domandano, tra nostalgia e afflizione: perché?

Io credo di conoscerlo, questo perché. Accomuna molti grandi della Musica, ben oltre le barriere dello spaziotempo, e dei generi. Il perfetto omologo di Mina – colui che l’ha preceduta di quasi un secolo e mezzo – era anche lui un grande tra i Grandi: si chiamava Gioacchino Rossini. Smise di comporre opere liriche a partire a partire dal 1829, dopo il freddo successo di stima che accompagnò il suo ultimo capolavoro, il Guillaume Tell. Aveva 37 anni, più o meno l’età di Mina Mazzini quando tenne il suo ultimo mitico concerto dal vivo, in Versilia. Come Lei, era celebre, famoso, prestigioso in tutta Europa. Come Lei, aveva alle spalle un ventennio (poco più) di faticosa e pur folgorante carriera, tra problemi con i teatri e con gli impresari, amori non felici, malinconie ricorrenti. Come Lei, aveva un amore sviscerato per la gastronomia: per i risotti, per esempio. Chi conosce la stupenda aria del TancrediDi tanti palpiti, sappia che “il Cigno di Pesaro” la compose mentre cucinava uno dei suoi fantastici risotti al vino. Anche la Signora, dicono le cronache, ha una passione sviscerata per i risotti e una generale inclinazione ai piaceri culinari.

Ma non si fermano qui le analogie. Gioacchino e la Mina hanno vissuto in “esilio”, fuori dal sacro suolo della Patria, la loro lunga vita post-palcoscenico: da lontano, man mano, il loro Mito cresceva e – anzi – si ingigantiva, a dispetto di detrattori particolarmente agguerriti e stolidi. Rossini, come Lei, non cessò di fare musica: all’opposto, continuò a sfornare gioielli, anche e soprattutto nel genere sacro, come la meditazione lirica dello Stabat Mater, e una Petite Messe Solennelle di taglio così moderno da “sconfinare” in audacie novecentesche. Come Lei, godeva soprattutto a osservare il mondo contemporaneo (ormai, secondo lui, oppresso “da vapori, rapine e barricate”) con sovrano distacco e radicale ironia. Come Lei, soltanto dopo il ritiro si sentì davvero una persona libera. Un ritiro inseguito, perseguito, bramato – si può dire – fin dall’inizio. Un’altra delle singolarità che accomunano Mina e Rossini è proprio il singolare rapporto col lavoro, la carriera e, perfino, il successo: ambedue li hanno più subiti che realmente desiderati o assunti come uno stabile train de vie. Quand’era anziano, ammalato e in preda a ricorrenti crisi depressive, il sommo compositore de  Barbiere di Siviglia arrivò a dire che lui, la musica, la odiava e l’aveva sempre odiata: solo un paradosso, ma fino a un certo punto. In Rossini il “mestiere”, giust’appunto, era quello che gli serviva per rispettare i contratti, accumulare soldi, comporre lavori in pochissimi giorni, tante volte mettendo insieme pezzi tutti già usati (con l’Eduardo e Cristina raggiunse il record di un’opera-patchwork: 19 pezzi riciclati su 26!). Ma disprezzava profondamente in cuor suo l’incultura, il cattivo gusto, il conservatorismo in nome dei quali il pubblico e i critici decretavano il successo di un lavoro in cui lui non aveva messo né impegno né cuore.

Lui, come Lei, era un conservatore scettico più che un borghese: mise piede una volta sul traghetto da Calais a Dover, e giurò che sarebbe stata l’ultima volta. Salì su un treno, e si spaventò a morte. È vero che la borghesia stava affermando il suo dominio, con tutto ciò che questo comportava anche per gli uomini (e le donne) d’arte e spettacolo. Ma non tutti erano pronti a passare dalla tirannia delle corti a quella, tutta nuova, del pubblico, delle masse, del facile successo, del “divismo” – insomma, del mercato. Non tutti sopportavano l’incombenza di idolatrie spesso fugaci quanto passeggere, le necessità di compromessi con gli umori del tempo, i capricci combinati dei cantanti, degli orchestrali, dei critici nascenti. Rossini fu tra questi, Mina è tra questi. Non per spirito antiborghese, ma per esistenziale intolleranza ai costi della popolarità. Per aver rifiutato entrambi un “lavoro” – quello attivo, nella crudeltà della scena,  della performance, del contatto fisico perennemente subito – che non avevano, per la verità, mai intrapreso come tale. Per una innata pigrizia – una pigrizia curiosa, in ambedue, ricca di straordinarie produttività. Per il piacere del Gioco: e, guardacaso, ambedue sono entrambi riusciti a continuare a giocare a lungo senza pagare il prezzo. Per il piacere di dire, a un certo punto: Non gioco più.

Come il suo grande avo Gioacchino Rossini, Mina Mazzini pregusta il suo ritiro molti anni prima di compierlo. Anzi, lo annuncia in una canzone che a me pare totalmente autobiografica, Hey Mister, That’s Me Up On The Juke Box, italianizzata in È proprio così son io che canto da Giorgio Calabrese e contenuta in quel superclassico degli anni Settanta che è Cinquemilaquarantatré. Qui Lei parla di una “piccola città” rimasta nonostante tutto in fondo al suo cuore e denuncia il “vento di cose morte” che spira nelle “canzoni fatte di niente”  e soprattutto dice: “Sono io che ormai non ne esco più dalla torre di parole costruite intorno a me”. Infine, l’autoprofezia: “Forse ho già parlato troppo, me ne andrò, ormai…”. 

E poi, e poi… Dietro e dentro questi audaci paralleli, c’è una Verità musicale indiscutibile: se Mina fosse una cantante d’opera sarebbe, certo, una cantante universale, un “soprano assoluto” come Maria Callas, e la tesi non è del tutto ardita, se si sono scomodati a sostenerla  critici musicali autorevoli e togati come Rodolfo Celletti Luigi Pestalozza. Ma sarebbe sicuramente la più grande interprete rossiniana del nostro tempo. Col grande compositore marchigian-romagnolo, Mina condivide un senso ineguagliabile del ritmo, del tempo, dello swing (sotto molti aspetti lui era un musicista swing, con una enorme vena sentimentale). Ha lo stesso gusto surreale, iperironico, fantasioso. E ha la tempra giusta per eseguire la più parte dei ruoli femminili rossiniani: Rosina, Fiorilla, Isabella, Cenerentola… per limitarci alle opere buffe. Che cosa è Mina, in fondo, se non l’incarnazione di quel “soprano drammatico di agilità” che Rossini inventò e la grande Maria riscoprì? Una cantatrice che spazii “naturalmente” dal registro contraltile ai sovracuti e che sia capace, allo stesso tempo, di tendere la voce a tutti gli abbellimenti e agli orpelli necessari – direbbe Rossini – a non annoiare troppo un pubblico sua sponte disattento com’era quello che frequentava i teatri del primo Ottocento e a teatro faceva di tutto, dai banchetti agli incontri erotici alle pernacchie. Un’interprete intensa, espressiva, sfumatissima, ma anche ipertecnica: non sembra proprio il ritratto di Lei?

 

 

 

 

 

 

 

 

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Pubblicato: 2 mesi ago

Parole parole… crociate

di Mirko Della Mora

Ciao a tutti! Qui sotto trovate il (primo?) cruciverbone sul quale – una volta stampato – vi potete divertire a testare la vostra conoscenza delle canzoni di Mina, dei suoi autori, i collaboratori e un po’ tutto il “suo” mondo.

Molte definizioni sono frasi tratte dalle sue canzoni con una o più parole che mancano.

Le parole in grigio non sono definite perchè sono tutti titoli di brani da Lei cantati e che appunto piano piano risolvendo il resto dello schema vi usciranno automaticamente.

Però un piccolo aiuto per cominciare ve lo do: nell’ordine, le caselline fucsia compongono il titolo di un recente duetto con Adriano Celentano…
http://crossword.info/aenor/MinaCruciverbone1

 

ORIZZONTALI

  1. Il Mitchell pseudonimo di Augusto Martelli
  2. Yo sufriría, … vez moriría (da No lo creas – versione spagnola di Non Credere)
  3. Il Genovese autore (iniz.)
  4. Brano proposto anche in un carosello Tassoni
  5. Compare fra gli autori di Stringimi forte i polsi
  6. There’s no reason to be …, ’cause I know.
  7. La prima canzone sul lato B del disco 2 di Salomè
  8. Brano dei primi anni ’90 di M. Morante e S. Farina
  9. Duetto scritto da Andrea Gallo per Mina e Celentano
  10. Brano di B. Lauzi e H. Giraud di cui esiste anche una fedele traduzione in francese
  11. C’erano in trappola sei topi e lei …, li trasforma in tiro a sei (da Cenerentola)
  12. L’inizio di Bula Bula
  13. Nessuno al Mondo, senza… senno lo suona
  14. Fanno festa nel cuore di… Fossati
  15. Il nome di Irwin, co-autore insieme a Luis Prima di Banana split for my baby
  16. Brano di Alfano-Presti in Ridi Pagliaccio
  17. Brano che chiude la tracklist di Dalla Terra
  18. e scivola il….
  19. Il Pignalosa fra gli autori di Come gocce (iniz.)
  20. L’Anelli autore con Paolo Limiti de Il mio amore disperato (iniz.)
  21. Luna diamante è la più recente, ma anche quest’altra Luna fa capolino nella sua discografia
  22. Si su amor fue … de un dia (Nostalgias)
  23. Una tra le fatiche… nel brano di Zero in Veleno
  24. Intenso pezzo di Samuele Cerri in uno storico doppio album
  25. il Mansueto, tra gli autori di alcuni fra i primi successi della Mina Italdisc (iniz.)
  26. Il giorno più… scuro
  27. … “Sheriff Tex” Davis, autore di Be Bop a Lula
  28. Ci ha… litigato.
  29. and … it’s always crowded, you can still find some room (Heartbreak Hotel)
  30. Canzone originalmente portata a Sanremo da Modugno e Tony Renis
  31. Frizzante brano a firma di Alberto De Martini e Massimiliano Pani
  32. Il Chiosso autore di Un uomo col cappello sugli occhi
  33. Vi è la sede del suo Fan Club (prov.)
  34. … chi - versione italiana di Y de ahí
  35. ma c’è qualcuno che … aspettandomi
  36. in… formazione dopo Boninsegna
  37. In … - raccolta di brani non nuovi che raggiunse il sesto posto in classifica.
  38. Nel fondo del mio cuore
  39. L’autore insieme a Mogol di Se stasera sono qui (iniz.)
  40. Tout s’arrange quand … s’aime - versione d’oltralpe di Stessa spiaggia, stesso mare
  41. Andrea … Vecchio
  42. … Autostrada
  43. Cognome per Gianni e Umberto
  44. Lo stile canoro jazz presente nella sua superba versione di Canto (anche se sono stonato)
  45. Uno dei capolavori di Plurale
  46. Recente brano brasiliano che si potrebbe tradurre – non letteralmente – come “Meno male”
  47. O l’êa partîo sensa ‘na palanca, l’êa zâ trent’anni, fòrse anche … (da Ma se ghe penso).
  48. Davanti a “di chi” in uno splendido pezzo a firma Donati – Vanera.
  49. Il Di Palo fra gli autori di Una canzone
  50. In coda al… Caterpillar
  51. Quasi del tutto… Nuda
  52. Nem vem que não …
  53. Et exsultavit spiritus meo in … (da Magnificat di Frisina)
  54. Più ci penso e più mi sembra ch’era un …
  55. in Testa… a… Alberto
  56. Suggestivo brano di Giorgio Conte
  57. L’unico brano a firma Pomodoro
  58. Cambiano Veleno in Veloso
  59. Celebre brano di A. Sisca e S. Cardillo presente in Napoli
  60. Sia in Donna che in Storia
  61. Così nel quartiere chiamavano “il Poeta
  62. Il Pallavicini paroliere (iniz.)
  63. Lei… che per prima registrò Santa Claus Got Stuck in My Chimney
  64. Ti sembra una … sull’onda
  65. Se veramente tu ci … creduto non se ne va
  66. Le vocali in Soli
  67. senza lusinghe pel mondo ramingo io …
  68. Ladaia senza… Laia
  69. Prendi una donna, … male
  70. Puccini e Britti le hanno in comune
  71. la mia pelle è liscia senza …
  72. Cover di Elvis Presley contenuta in Lochness
  73. Dove cade la… mela matura
  74. Brano che segna il ritorno di Gianni Ferrio in veste di autore per Mina dopo tanti anni d’assenza.
  75. il Carrera che compare fra gli autori di Io per lui e Yeeeeh! (iniz.)
  76. Vorrei che fosse amore… in francese.
  77. Splendido brano “classico” con superbo testo di Calabrese.
  78. Pierre Delanoë l’ha tradotta in La chiromancienne
  79. dopo… Georgia ma prima di… Alabama
  80. Brano firmato Cerri-Sinigaglia contenuto in Caterpillar
  81. … de Curro “el Palmo” – titolo originale di un maestoso capolavoro con testo italiano di Limiti
  82. L’autore di Spara insieme a V. De Scalzi
  83. I’ve been making a man, with blond hair and a … (da Sweet Transvestite)
  84. La Quando … non-finalista a Sanremo nel 1967 coi I Los Marcellos Ferial poi ripresa da Mina
  85. Mina Mazzini
  86. Brano che sigla la prima collaborazione di Mina con gli Audio 2
  87. Buca… il Palloncino
  88. Brano di A.C. Jobim anche conosciuto come “Vou Te Contar”
  89. Chi non conosce … – brano originalmente cantato da Teddy Reno e proposto in un medley live a Musica da Sera nel 1967
  90. Brano di Bolzoni-Nobile in Mina®

VERTICALI

  1. precede Darling fra le cover di Uiallalla
  2. Il colpo del… gabbiano bianco
  3. Cos’hai detto … ?
  4. Well she’s the girl in the … blue jeans (Be bop a Lula)
  5. Il Beppe co-autore di diverse canzoni in Mina Quasi Jannacci (iniz.)
  6. Sono pari in Sogno
  7. Ninguem Me ….
  8. Uno dei titoli “Presleyani” fra quelli in Baby Gate
  9. Time … never mend (Careless whisper)
  10. Quelle stelle lassù sono … (Tutto)
  11. in Stardust e Venus
  12. L’artista omaggiato con Yeeeeh!
  13. Il più breve fra i brani di Sulla tua bocca lo dirò
  14. Il vocalizzo ripetuto in Saxophone
  15. in poppa alla… Nave
  16. l’Agnelli di Adesso è facile (iniz.)
  17. Rivista con cui collaborò diversi anni (in breve)
  18. Precede faresti e farei
  19. Un po’ di… più
  20. Il Chuck omaggiato in Uiallalla (iniz.)
  21. Il dittongo in Dalai
  22. Cries are way out of …, and by the way, I forgot you yesterday (Fly Away)
  23. Brano che la vede “ospite” in un disco di M. Moriconi
  24. i Giorni… cominciano cominciano tutti così
  25. La Lella fra le coriste al Bussoladomani (iniz.)
  26. Versione spagnola di Fosse Vero
  27. Brano di apertura in Napoli Secondo Estratto
  28. Così era il… primo sogno
  29. Se busso a quella porta mi … tu?
  30. Il Vecchioni con cui ha duettato in Luci a San Siro (iniz.)
  31. Ero io, … tu, era ieri
  32. Le prime in Musica
  33. O faroleiro que … vantagem parou (A banda)
  34. Che … avrà
  35. S’en va …. - brano dei primissimi anni ’60 cantato in catalano
  36. Il “veicolo a motore” in Acqua e Sale
  37. Le tue labbra sono un grosso richiamo per me che ti …
  38. Il Raichel autore di Amami Amami (iniz.)
  39. Vai meu coração, ouve a razão, … só sinceridade (Insensatez)
  40. Ormai… mi tolgo
  41. Il Fabiano bassista che ha lavorato in Italiana e Salomè
  42. Il Danilo al piano
  43. Come stai e Un po’ d’uva le hanno uguali.
  44. Si …. di prima e di sponda
  45. lo Zio… di Concato
  46. Nota… per stare davanti a Mina
  47. il cantate italo-belga omaggiato con una cover in Lochness
  48. Il Riccardi autore spesso insieme a L. Albertelli (iniz.)
  49. Brano di Jannacci cantato in dialetto
  50. Per … volta tanto
  51. Compaiono sia in Racconto che in Robinson
  52. uno dei… Pani (iniz.)
  53. Pour … finir comment faire
  54. Una figlia unica tra le canzoni
  55. L’artista omaggiato con Figlio Unico (iniz.)
  56. la nota da “tanto fiato” in Brava

 

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Pubblicato: 2 mesi ago

Crucipuzzle

“… E poi per fermare il tempo / inventeremo giochi sempre nuovi…”.

Complici le settimane di lockdown in vigore anche a Londra (dove vive e lavora da anni) il nostro “enigMinista” Mirko Della Mora torna a proporci una nuova serie di quei deliziosi “appuntamenti con la Sfinge” di cui è abile Maestro. In attesa di inviarci un maxicruciverba (o “parole parole crociate” che dir si voglia) e altri ameni casse-tête, il primo gioco con cui rimette alla prova la nostra perizia minologica è un crucipuzzle in cui si intersecano i titoli di celebri canzoni della Tigre. Le lettere rimaste a groviglio completato formeranno il titolo di un’altra canzone…

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Pubblicato: 2 mesi ago

Io sono quel che sono

Dopo mesi di pressoché totale lockdown, il mondo della cultura – ovviamente il più trascurato dalle misure di sostegno adottate dal governo per rilanciare i diversi rami dell’economia – si appresta faticosamente a ripartire. E mentre dal 4 maggio nelle sale di incisione italiane si potrà finalmente riprendere la produzione e registrazione di nuovi dischi (e a Lugano? Mah…), nelle librerie già riaperte da qualche settimana vedranno la luce nei prossimi giorni le novità editoriali rimaste fino a oggi “congelate” dalla serrata generale. In particolare, è previsto per martedì 5 maggio l’approdo nei punti di vendita “fisica” dell’imperdibile volumone Rizzoli Mina che qualche fortunato fan – specialmente nel Sud Italia – ha già ricevuto il mese scorso tramite Amazon. Ripensando al titolo ipotizzato inizialmente per il libro – Mina è Mina – ci sono venuti in mente almeno due memorabili articoli che ricorrevano proprio a quell’apparentemente ovvia tautologia per definire un Mito altrimenti impossibile da etichettare.

Il primo – purtroppo non firmato, ma potrebbe essere di Michele Serra – è tratto da un Telesette del 1982 e si concludeva così:

«Viene in mente a questo punto quello che diceva George Bernard Shaw a proposito dei gatti: “Un cane è semplicemente un cane. Un gatto invece è un gatto”. Ecco, non so se mi spiego. Picasso non è un pittore, Fellini non è un regista. Picasso è Picasso, Fellini è Fellini, la Mina è la Mina! È artista e personaggio, è l’unica grande occasione per rivedere una fetta di storia, la sua e anche la nostra. Canzoni a parte – e butto via una fetta importante – la Mina rappresenta qualcosa di incontenibile e di irreale, forse un sogno o una passione ancora tutta da consumare…».

La seconda citazione è tratta da un servizio di Piergiuseppe Caporale – indimenticabile critico musicale scomparso pochi mesi fa – ripescato da un numero del mensile Music del maggio 1980:

«… Mina è Mina, e finchè vorrà potrà darci quei momenti di emozione pura che ci ha sempre dato, potrà trasferirci le sue passioni con quella consumata abilità che non si acquista, che non si può imparare e che è prerogativa solo degli Immortali…». 

Del resto, non potrebbe essere riadattata col nome di Mina – non a caso ripetuto quattro volte sulla cover del libro – anche la celeberrima frase “Rosa è una rosa è una rosa è una rosa” di Gertrude Stein?

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Pubblicato: 3 mesi ago

E giorni e giorni e giorni…

“Buonanotte a un sogno piccolo, perché poi si avvererà…”.

Nella primavera del 1980, a pochi mesi dal suo brillante esordio come autore tra i solchi aurei di Attila con Il vento e SensazioniMassimiliano Pani debuttava anche in veste arrangiatore orchestrando entrambe le facciate del 45 giri Buonanotte buonanotte/Capisco che avrebbe visto la luce a fine giugno. Senonché, per un singolare gioco di destini paralleli, in quelle stesse settimane il neonato Minafanclub parmense dava alle stampe ila sua primissima fanzine sulla cui copertina campeggiava la magnifica cover del nuovo singolo. Esattamente 40 anni dopo, per celebrare in un colpo solo questo “doppio” anniversario, il numero 87 della nostra rivista – in uscita sul finire dell’estate – dedicherà a Max un ricco servizio in cui ripercorreremo i suoi (e quindi anche un po’ nostri) primi quattro decenni con Mina. Non si tratterà né di un’intervista (ce ne ha già concesse un paio – nel ’91 e nel 2007 – e rischieremmo di ripeterci) né di un semplice florilegio di testimonianze di amici e collaboratori (come facemmo in occasione del suo 50° compleanno) ma di una vera e propria “monografia d’autore” che il nostro minologo Antonio Bianchi redigerà sulla falsariga dei ritratti dedicati in passato ad altri grandi protagonisti dell’epopea mazziniana come Gianni Ferrio, Bruno Canfora, Lelio Luttazzi o Celso Valli. Ovviamente non è un caso che questa anticipazione porti la data del 18 aprile: oggi, infatti, è il compleanno di Massimiliano e – nonostante la factory mazziniana sia notoriamente refrattaria a festeggiare i genetliaci – non potevamo non trovare un valido pretesto per fargli arrivare comunque gli affettuosi auguri di tutti noi…

 

 

 

Credo proprio – ci aveva confidato qualche annetto fa Massimiliano Pani – che, quando sarò vecchio (e ci sono quasi… ), farò solo il compositore e finalmente non mi occuperò più di grane, avvocati, majors, rapporti con sponsor e multinazionali, tutte cose che non possono propriamente definirsi propedeutiche all’ispirazione”.

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Pubblicato: 3 mesi ago

Ero forse troppo avanti

E poi – ci raccontò Andrea Lo Vecchio nell’intervista che ci concesse per la monografia su Frutta e verdura/Amanti di valore della fanzine 75 – era stata proposta a Mina con un primo testo, dal titolo Poco fa, che non le era piaciuto granché. Con Shel Shapiro mi misi alla ricerca di una nuova idea poetica che, però, stentava a venir fuori. ‘Ma porca p…ana!‘, sbottai spazientito a un certo punto, scaraventando la chitarra sul divano. ‘Ecco, bravo, perfetto! – esclamò Shapiro nello stesso istante – questa è la chiave giusta da dare al testo!’. E così, quasi per magia, da quel provvidenziale momento di incazzatura presero forma i versi definitivi del brano, storia di un amore finito tra strascichi di rancore e quasi nessun rimpianto. Mina ne rimase entusiasta, registrò il pezzo con me e Shel presenti in sala ma poi, a lavoro ultimato, fu assalita dal timore di essere forse troppo avanti, di aver fatto un salto troppo ardito rispetto ai gusti del pubblico di allora. E infine la decisione: ‘Faccio il 45 giri, il pezzo è fortissimo, il resto si vedrà…‘. Come poi sia andato il singolo – 36 settimane in Hit Parade, 7 delle quali al primo posto – è storia nota…”.

A quasi 47 anni dal suo lancio, E poi si rivela a ogni nuovo riascolto in tutta la sua travolgente e intatta modernità (anche grazie al sempreverde arrangiamento di Pino Presti). E non ci sorprende il fatto che – tra i grandi successi di Mina – sia tra quelli meno frequentemente ripresi dalle volenterose nuove voci dei talent odierni: in tempi in cui tra le stesse interpreti ultraquarantenni le vicende amorose narrate nelle canzoni si riducono il più delle volte a pulsioni e languori adolescenziali (spesso con tragicomici effetti da “umorismo del contrario” pirandelliano), una storia adulta, spregiudicata e “vissuta” come quella racchiusa tra i versi e le note di E poi risulterebbe emotivamente e carnalmente inaccessibile alla quasi totalità delle cantanti in circolazione.  Non ci stupisce, invece, che questo pezzo straordinario non sia passato inosservato a uno degli artisti più geniali, eccentrici e controcorrente della scena musicale internazionale: Rufus Wainwright. Fan di Mina da sempre, il cantautore canadese ha inserito nel nuovo album Unfollow the Rules (di prossima uscita) un brano intitolato Early morning madness che egli sogna di sentire interpretato dalla Mazzini. Non solo: “Al mio repertorio mancava ancora una canzone in italiano – ha dichiarato al giornalista di Repubblica Gianni Santoro – ma ora ho avuto finalmente la possibilità di incidere un brano di Mina, E poi. Che meraviglia. È stato registrato in occasione di uno show e sarà pubblicato più avanti per un nuovo progetto…”. 

 

 

 

 

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Pubblicato: 3 mesi ago

Hoc est opus Deae

Dopo la prevedibile raffica di omaggi da parte della carta stampata (su tutti, l’inserto Robinson di Repubblica, assolutamente da conservare) e dei vari canali radio (molto bello lo speciale condotto da Conchita De Gregorio su Capital…) e televisivi (ieri sera è stata la volta del commovente e bellissimo documentario Quando mi prende una canzone su Rai 5, della replica su Sky arte dell’emozionante intervista a Mauro Balletti di due anni fa e – per chi ancora riesce a sopportare Bruno Vespa – l’ennesimo Porta a porta), anche questo fragoroso Mina Day è – con grande sollievo della Diretta Interessata – felicemente archiviato. Consentiteci però di regalarvi un’ultima ciliegina che l’amico Andrea Perego ha riesumato per noi tra le briciole della torta di uno dei compleanni passati…

di Andrea Perego

C’era una volta, in un paese sul lago, un ragazzo a cui piaceva leggere il latino e ascoltare la voce di Mina. Così un giorno decise di scriverle per farle gli auguri di compleanno, e le scrisse in latino. Mina fece lo stesso: prese carta e penna e gli rispose nella lingua di Virgilio. Oggi ho ritrovato quella sua lettera…

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Pubblicato: 3 mesi ago

Sono già canzone nuova

“Non ho mai visto una persona più felice nel ricevere una nuova musica, una canzone, parole inedite su cui riflettere e lavorare. Mina vive tenacemente nel presente, si esalta per quello che c’è da fare e non si accomoda sui ricordi”.

Non ci potrebbero essere “parole semplici” migliori di queste – con cui Ivano Fossati apre il suo intervento nel magnifico libro che Rizzoli pubblicherà finalmente, se Dio vuole, il prossimo 14 aprile – per celebrare senza troppe ciance questo “rotondo e fatidico” compleanno che – come osserva con la consueta sagacia Marinella Venegoni ne La Stampa di stamane – “è stato già consumato da fiumi di parole, orde di filmati, immagini stranote. Ogni cosa sembra già detta”. E allora, che cos’altro aggiungere? Proseguendo col gioco delle citazioni, potremmo riesumare la conclusione di un antico articolo di Sorrisi in cui Maurizio Seymandi anticipava il lancio di Uappa: “Tra tante voci che circolano sul suo conto, per fortuna ci rimane la Sua”. Ebbene, quella Voce soave, maestosa e consolatrice è appena tornata a illuminare questi nostri giorni bui sulle note disneyane de I sogni son desideri nel nuovo meraviglioso spot della TIM.  E anche in questo caso il suo è un invito a guardare avanti con fiducia: “E il sogno realtà diverrà”. 

Del resto, quale motivo avrebbe per “accomodarsi sui ricordi” un’Artista che, dopo 62 anni di carriera, può ancora permettersi di occupare – come è avvenuto nella giornata di ieri – contemporaneamente il primo e il secondo posto della classifica degli album più scaricati su iTunes con la Collection 3.0 e Paradiso? Certo, rincresce un po’ che a non trarre particolare giovamento dalla straordinaria eco mediatica di questo Tiger Day sia stato proprio il disco-capolavoro più recente. Non dimentichiamo, però, che – nonostante la promozione ridotta all’osso  – con le sue quasi 60.000 copie finora raggiunte Mina Fossati ha venduto da solo più di tutte le emissioni discografiche dell’ultimo Sanremo messe insieme (i più fortunati come Diodato e Gabbani, per dire, erano impantanati intorno alle 7-8.000 copie già prima del recente blackout commerciale imposto dal Coronavirus).

p.s. Non dimenticate di sintonizzarvi su Radio Capital la cui programmazione di oggi – dalle h. 10:00 in poi – è completamente dedicata a Lei. E non perdete, stasera alle 21:10 su Rai5, il bellissimo ed emozionante documentario coprodotto dalla RSI e da Rai Cultura Quando mi prende una canzone in cui alcuni autori noti o sconosciuti che hanno avuto l’onore di scrivere per Mina – da Fabio Ilacqua ad Anselmo Genovese, da Marika Andolfi a Marisa Terzi, da Zorama al duo Mancini-Bindi e altri ancora – raccontano ognuno la propria straordinaria esperienza.

BUON COMPLEANNO, MINA!

Elaborazione grafica: Graziano Rimondini

 

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Pubblicato: 3 mesi ago

Mina day su Radio Capital!

Illustrazione: Mauro Balletti

 

RADIO CAPITAL E GLI 80 ANNI DI MINA

Un’ intera giornata dedicata 

alla più grande voce della musica italiana

 

Radio Capital mercoledì prossimo 25 marzo rende omaggio alla più grande interprete della musica italiana.

MINA compie 80 anni e la nostra emittente le dedicherà il palinsesto dell’intera giornata. All’inizio di ogni ora di programmazione, Radio Capital le farà gli auguri di buon compleanno con un apposito jingle seguito da una delle sue canzoni più belle. Non mancheranno messaggi e commenti da parte degli ascoltatori.

Inoltre, dalle 11 alle 12, Concita De Gregorio e Daniela Amenta dedicheranno l’intera puntata di CACTUS, la loro trasmissione, all‘anniversario della MINA nazionale, con interviste, ospiti e naturalmente con le migliori interpretazioni dalla sua grande voce.

 

BUON COMPLEANNO MINA!

Mercoledì 25 marzo dalle ore 9 su Radio Capital

 

Radio Capital, la differenza si sente

 

 

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Pubblicato: 3 mesi ago

La nostra storia tra le dita

“Mina è ciò che ci rimane quando tutto il resto crolla”, dichiarò senza alcun intento iperbolico la nostra compianta Rina Gagliardi all’indomani di un evento epocale – la caduta del Muro di Berlino, nel novembre di 31 anni fa – che per un’orgogliosa comunista come Lei segnava il tramonto definitivo di un’era e di un’illusione ideologica. Ebbene, quelle parole suonano più che mai attuali in questi giorni bui in cui la drammatica emergenza sanitaria che sta sconquassando il nostro vivere ha letteralmente spazzato via ogni altra questione fino a ieri prioritaria (allarmi ambientali, maggioranza di governo in bilico, conti statali in rosso, tensioni tra Grandi Potenze…) ma non è riuscita più di tanto a sottrarre prime pagine e rilevanza mediatica al Compleanno più atteso e più “rotondo” di questo apocalittico 2020. Noi fanzinari che – nel nostro piccolo – di Mina scriviamo da decenni in ogni mese dell’anno ci eravamo quasi ripromessi, per una volta, di farci silenziosamente da parte riservando tutto l’inchiostro disponibile a quei tanti che di Lei si occupano quasi esclusivamente in queste circostanze eccezionali. Ma come potevamo dire di no all’amico Stefano Crippa che – per il bellissimo Speciale Mazziniano pubblicato sul Manifesto di stamane – ci ha chiesto di buttare giù quattro righe sulla storia quarantennale del Minafanclub?

di Loris Biazzetti

La mia avventura col Minafanclub? Cominciò nel luglio 1980, grazie a uno spiritoso annuncio letto per caso su Music, confratello mensile dell’indimenticato Ciao 2001: «…Vorreste informare i vostri lettori à la page che è nato, tra pinot e mignonnes, in un comodo salotto di provincia, il Mina Fan Club? Spettatori attenti ma disincantati del circo Komein-Caltagiron-Cattin, cerchiamo di salvare, in un’atmosfera cistercense, dalle rovine di un impero che si sgretola, le espressioni più alte che l’era morente ha prodotto: la creatività, l’autoironia e Mina. Per gustare più da vicino i benefici della nostra istituzione, potete istigare il vostro compiacente pubblico a turbare la nostra pace al seguente indirizzo: Mina Fan Club Via Nino Bixio, 85 43100 Parma, telefono 0521… etc. ». 

La lieta novella mi mandò in visibilio: Mina si era ritirata dalle scene da due anni e, per quanto il suo più recente doppio album Attila fosse ancora in Hit Parade a sette mesi dall’uscita, sui rotocalchi del periodo si straparlava di lei tirando quasi esclusivamente in ballo figli, amanti, tradimenti e chili di troppo. E le stesse riviste musicali tendevano troppo spesso a trascurarla a favore degli idoli del momento. Che bella sorpresa,  quindi, apprendere che un gruppo di “minafolli” come me aveva dato vita a un’associazione il cui scopo principale era quello di “informare periodicamente i soci sul lavoro di ricerca e documentazione riguardante la più grande cantante italiana”. Tentennai tuttavia diversi mesi – ah, la timidezza… – prima di decidermi a comporre il fatale numero telefonico parmense. Non ricordo più chi fu il mio affabile interlocutore all’altro capo del filo, ma quella chiamata mi aprì un mondo tutto nuovo di amicizie amabilmente eccentriche: Flavio Merkel, Fabio Saccani, Marco Piancastelli, Paolo Belluso, nonché un estroverso e geniale giornalista e d.j. di nome Mauro Coruzzi, anni più tardi noto come Platinette. 

Neanche una settimana dopo essermi iscritto – ero il tesserato numero 73 – ricevetti in un colpo solo i bollettini pubblicati fino a quel momento: fascicoli dattiloscritti redatti con pochi mezzi, fotocopiati su una sola facciata, ma straripanti di passione, di meticolosa competenza, di amore vero. Dopo quella prima scorpacciata, le fanzine continuarono ad arrivare a ritmo quadrimestrale fino al 1984, anno in cui – dopo una quindicina di numeri – lo staff di Via Nino Bixio decise di chiudere i battenti. Una decisione inappellabile: “I redattori del Minafanclub sono tutti morti in un incidente automobilistico”, era la risposta – condita di candido humour nero – data a chi li implorava di tornare sui loro passi. 

Quello che successe in seguito è storia nota: dopo solo qualche mese, il Club riprese vita ad Aosta su iniziativa del sottoscritto e dell’amico Remo Prodoti, riprese a pubblicare fanzine – non più dattiloscritte, ma realizzate a mano – proseguendo la numerazione dei fascicoli parmensi ed “ereditando” dalla vecchia gestione alcuni dei suoi eccezionali collaboratori: Fernando Fratarcangeli per la discografia, Alberto Imparato per la cronistoria televisiva, Flavio Merkel e Mauro Coruzzi come superconsulenti storici. Più tardi si aggiunsero altre firme eccellenti: il minologo Antonio Bianchi, il critico musicale de Il Manifesto Stefano Crippa, la pasionaria Rina Gagliardi, il supremo Gherardo Gentili appena congedato dalle pagine di Sorrisi per raggiunti limiti di età. E col crescere del numero dei redattori, anche la nostra rivista ha continuato a evolversi – anno dopo anno, decennio dopo decennio – in forme sempre più raffinate, passando dalla grafica amanuense a quella computerizzata, dalle fotocopie in bianco e nero alla lussuosa veste tipografica dei patinati e coloratissimi numeri attuali. Il segreto di tanta longevità? Forse sta tutto in queste parole che la nostra Rina Gagliardi scrisse – poco prima di lasciarci – in occasione dei 70 anni della Tigre: “Mina è, ogni volta che la riascoltiamo, la nostra intatta giovinezza rivoluzionaria. Lei non c’è, eppure c’è. Ed è precisamente questa condizione che alimenta un desiderio per forza insaziabile. L’attesa spasmodica della leggenda. La bellezza del silenzio e dei suoi sporadici squarci. L’Eternità, più o meno”. 

(Da Alias, Il Manifesto, 21 marzo 2020)

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Pubblicato: 4 mesi ago

Ora è già tardi ma è presto…

Fanzine davvero un po’ atipica, quella che vi abbiamo spedito giorni fa: esce un po’ tardi per presentarsi – come invece è – come un numero qualsiasi, ma troppo presto per anticipare degnamente tutte le iniziative multimediali che faranno da fragoroso contorno all’ormai incombente Mina Day del 25 marzo. Temendo di infrangere la consueta “consegna del silenzio” che precede ogni emissione mazziniana, abbiamo così tralasciato di inserire tra le consuete Come gocce la pur succinta anteprima del grande libro Rizzoli in uscita il prossimo 17 marzo. Ci rendiamo conto solo ora di essere stati fin troppo prudenti e discreti. A ogni modo, eccovelo qui – sia pure fuori tempo massimo come un antipastino servito all’ora del dessert – il trafiletto eliminato in extremis. Fermo restando che di questo imperdibile volume e di tutte le altre imminenti novità ci occuperemo – a bocce ferme e a candeline spente – nella prossima specialissima fanzine estiva…

Tra i vari progetti editoriali di cui si prevede l’uscita in occasione dell’imminente Happy Birthday mazziniano, il libro certamente più prezioso e imperdibile sarà quello – intitolato semplicemente Mina - che Rizzoli pubblicherà il 17 marzo. L’opera, coordinata da Franco Zanetti per la parte testuale e da Mauro Balletti per quella iconografica, raccoglierà in quasi trecento pagine di grande formato una serie di articoli storici (firmati da nomi del calibro di Giorgio Bocca, Luchino Visconti e Oriana Fallaci) e le esclusive testimonianze di personaggi come Antonio Dipollina, Natalia Aspesi, Ivano Fossati, Simone Marchetti, Luca Josi e di altri contributor eccellenti. Ma a fare la parte del leone saranno le numerosissime immagini – in buona parte inedite – attinte agli archivi dei grandi fotografi che hanno immortalato Mina nel corso dei decenni, dallo stesso Miuro a Pascuttini, da Gianbarberis a Bertolini, senza trascurare alcune imprescindibili creazioni di Gianni Ronco e qualche “paparazzata” di valore. E in coda al volume ci sarà una piccola appendice curata dalla redazione del Club…

 

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Pubblicato: 4 mesi ago

Mina: “il” libro!

di Franco Zanetti – rockol.it

Si intitola semplicemente “Mina” – ripetuto quattro volte sulla copertina – l’importante volume in uscita per Rizzoli che celebra la cantante di Cremona, in concomitanza con il suo ottantesimo compleanno. Il libro, di grande formato – 26 cm x 32 cm, 230 pagine – è ampiamente fotografico (la cura artistica è di Mauro Balletti, da sempre collaboratore privilegiato di Mina).

Il volume però contiene anche molti contributi testuali (la consulenza editoriale è di Franco Zanetti, direttore di Rockol). A interventi scritti appositamente per il libro (Fiorello, Ivano Fossati, Antonio Dipollina, Simone Marchetti, Luca Iosi, Natalia Aspesi) si alternano interviste d’epoca condotte da Luchino Visconti, Giorgio Bocca, Gianni Clerici, Guido Gerosa, e appendici storico-discografiche curate direttamente dal Mina Fan Club.
“Mina” sarà in libreria dal 17 marzo 2020.
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Pubblicato: 4 mesi ago

Una storia da scansare

“Grazie, ho trascorso una serata veramente meravigliosa. Ma non è questa” (Groucho Marx)

Le esecuzioni ascoltate ieri sera in Una storia da cantare avevano almeno un pregio: ci risparmiavano per qualche minuto l’insopportabile inflessione meneghina del conduttore (al cui confronto il cumènda milanese impersonato dal compianto Guido Nicheli nei film balneari dei fratelli Vanzina pareva Giorgio Albertazzi nel Macbeth). Senza troppo infierire sulle singole prove dei volenterosi interpreti coinvolti (ma con un paio di notazioni di merito per la calligrafica e algidamente impeccabile Luna diamante di Tosca e la sorprendente E penso a te arditamente riletta da Piero Pelù), vi riproponiamo la recensione della serata redatta dal “nostro” Franco Zanetti per il “suo” rockol.it

di Franco Zanetti

Accendo raramente la televisione, se non per i programmi di informazione. Stasera, sabato 22, ho scelto, in via del tutto eccezionale, di guardare il “tributo” a Mina annunciato per una puntata di “Una storia da cantare”.
Per la prima mezz’ora non ho fatto altro che chiedermi cosa ne stesse pensando la destinataria del “tributo” (continuo a scriverlo fra virgolette, come avrete notato).
Poi mi sono interrogato su quali fossero i criteri con i quali gli autori abbiano scelto le canzoni e gli interpreti, e quale fosse – scusate la brutta parola – lo “storytelling” del programma.
Poi ho smesso di farmi domande, e ho cominciato a immaginare i dialoghi fra gli autori del programma, nello stile sarcastico e paradossale con cui, anni fa, due colleghi vivacizzavano il blog nel quale commentavano il Festival di Sanremo.
Poi ho riflettuto sul fatto che fra gli autori di “Una storia da cantare” ci sono proprio quei due colleghi, e mi sono domandato come quei due colleghi avrebbero commentato, in un loro ipotetico blog, la trasmissione che hanno contribuito a scrivere.
Poi ho considerato che non è bello, dal divano di casa, permettersi di esprimere pareri sul lavoro di due stimati colleghi.
E a quel punto ho spento la televisione (per mia fortuna dopo l’intervento di Stefano Bollani).
E sono andato a dormire, prima di ricominciare a farmi altre domande inutili.

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Pubblicato: 5 mesi ago

Per sospirarti di blu

Mina, Tim e Sanremo anno quarto. Protagonista degli spot di 75″ che andranno in onda nelle prime quattro serate del Festival sarà Angie, interpretata dalla paracadutista Roberta Mancino, che con la sua tuta alare vedremo sorvolare dall’alto l’Italia ed esaltare la capillarità della copertura Tim. Il viaggio di Angie si concluderà sabato sera, in uno spazio di 120”, con una grande festa sul palco dell’Ariston, insieme ai ballerini Sven Otten e Ksenia Parkhatskaya sulle note della cover di Mina di Stella stai di Umberto Tozzi.  Gli spot sono dedicati a Tim Super FWA, la nuova offerta di Tim che associa la qualità della rete fissa con quella mobile offrendo prestazioni elevate anche nelle zone non ancora raggiunte dalla fibra.

(comunicato stampa)

 

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Pubblicato: 5 mesi ago

Sogno o Sanremo?

A meno di una settimana dall’inizio del 70° Sanremo, l’amico Franco Zanetti ha ripescato dall’archivio di rockol.it un suo divertente “I Have a Dream” – risalente al Festival del 2004 in cui era membro della giuria – che volentieri vi riproponiamo…

 

di Franco Zanetti

 

Stanotte ho fatto un sogno.
Ve lo racconto.
Era domani sera, erano le otto di sera di martedì 2 marzo: la prima serata del Festival di Sanremo 2004. Uscito dal mio albergo, che dà su Piazza Colombo, mi stavo dirigendo verso l’ingresso della sala stampa, a lato dell’ingresso del Teatro Ariston. La cosa strana era che in piazza non c’era nessuno: tutto era aperto e illuminato – il McDonald’s, i bar, i teatrini all’aperto delle radio – ma non si vedeva anima viva, in giro. E il silenzio, rispetto al solito caos, era assordante. Camminavo perplesso verso l’angolo di corso Matteotti, e vedevo che anche di fronte all’Ariston non c’era nessuno: niente crocchi di persone disperate che malinconicamente cercassero di farsi inquadrare da una qualsiasi telecamera, niente ritardatari scioccamente vestiti da sera – donne in pelliccia e tacchi alti, uomini in abito scuro e cappotto di cammello – frettolosamente discesi dai taxi per non arrivare in teatro a spettacolo iniziato, niente vigili urbani innervositi. Persino nella vetrina del grande magazzino la postazione radiofonica, perfettamente allestita, non era presidiata dal solito disc jockey urlacchiante.
Mi avvicinavo all’Ariston, e il silenzio mi inquietava: non capivo cosa stesse succedendo. Avevo sbagliato giorno?
Poi dalla piazzetta di fronte al teatro vedevo sbucare il solito fisarmonicista, quello che da trent’anni staziona in corso Matteotti. Era lui, col cappello a larghe tese e l’abbigliamento pittoresco: ma non stava cantando la solita canzone, “Torna a Sanremo”. Suonava la fisarmonica, ma cantava un’altra frase: “Tanto è uguale”, continuava a ripetere. Mi veniva incontro, e mi accorgevo che non era il solito fisarmonicista, ma Michele Di Lernia. “Tanto è uguale”, cantava sguaiatamente. E mi metteva in mano un comunicato stampa con scritto soltanto: Aldo Palazzeschi, “Palazzo Mirena”. Gli chiedevo cosa stesse succedendo, ma lui ridacchiava e ripeteva ossessivamente: “Tanto è uguale”.
Allora mi infilavo nel portico dal quale si accede all’ascensore che porta in sala stampa, all’ultimo piano dell’Ariston. Anche lì niente uscieri, niente addetti alla sicurezza, niente hostess con il sorriso fisso e il mal di piedi altrettanto fisso. Salivo con l’ascensore, e arrivavo nella sala stampa. Deserta. I banconi erano ingombri di carta, i computer erano tutti accesi, ma non c’era nessuno. Il megaschermo lattescente mostrava immagini di spot pubblicitari, il Festival non era ancora cominciato.
Sempre più perplesso, ritornavo giù in strada e cercavo di entrare in teatro. Nessuna difficoltà: anche qui nessuna maschera, nessun controllo di biglietti, nessuno al bar. Salivo la scala di destra e andavo in fondo al corridoio, quello dal quale si accede ai camerini. E dall’interno del teatro sentivo provenire un brusìo eccitato, un chiacchiericcio d’attesa. Entravo nell’ultimo palchetto a destra del palco, e affacciandomi alla balaustrina vedevo…
La platea del teatro era gremita. Ma le persone che occupavano le poltroncine rosse, in ogni ordine di posti, non erano il solito pubblico indistinto di riccastri esibizionisti, imbucati e raccomandati, amici di amici di assessori. Le conoscevo tutte, quelle persone. Erano la mia “famiglia”: discografici, giornalisti, cantanti, impresari, manager, disc jockey, insomma tutta gente dell’ambiente. Tutte facce note. Alcune (poche) di amici, la maggior parte di conoscenti, alcune (poche) di nemici e persone che detesto – e dalle quali penso di essere ricambiato. Stavano lì, in attesa, parlottando fra loro. In prima fila i direttori generali delle multinazionali e delle associazioni di discografici, e fra loro – perfettamente a proprio agio – Pippo Baudo. Alla loro destra e alla loro sinistra, i Giornalisti Importanti, la compagnia di giro. Dalla seconda fila indietro, tutti gli altri, mescolati senza ordine logico: uffici stampa volonterosi e uffici stampa infingardi, direttori artistici creativi e direttori artistici imbelli, giornalisti appassionati e giornalisti copia-e-incolla, editori onesti e editori imbroglioni. La gente con la quale ho vissuto gli ultimi trent’anni, insomma.
Per qualche motivo che non mi riusciva di capire, non rispondevano ai miei cenni di saluto e ai miei gesti interrogativi. Era come se non mi vedessero. Ed erano tranquillissimi, in attesa dell’inizio della serata, come se fosse normale per loro starsene tutti lì anziché in sala stampa, nel retropalco, nella green room, nelle salette della TV degli alberghi a cinque quattro tre stelle – nel loro naturale habitat sanremese, insomma.
A un certo punto le luci del teatro cominciavano a smorzarsi, e sul palco si faceva il buio totale. Partiva una musica, che mi pareva di riconoscere, e dal fondo avanzava una figura che arrivata al proscenio cominciava a cantare:
“Con te dovrò combattere, non ti si può pigliare come sei
i tuoi difetti son talmente tanti che nemmeno tu li sai…”
Oh, cazzo! mi dicevo. Ma è lei, è Mina!
Era lei, era Mina. Bella come nei filmati in bianco e nero di “Studio Uno”, alta e snella, cantava “Grande grande grande” come se fosse la prima volta che la cantasse.
Il mio primo pensiero fu: “Hai visto Di Lernia, che colpo da maestro? Esce la ‘Platinum Collection’ e riesce a far venire Mina a Sanremo a cantare una delle canzoni incluse nell’antologia… Michele è proprio il più forte di tutti!”
E mentre Mina continuava a cantare (“Sei peggio di un bambino capriccioso, la vuoi sempre vinta tu; sei l’uomo più egoista e prepotente che abbia conosciuto mai…”) pensavo anche: “E hai visto Tony Renis? Altro che Ramazzotti, altro che Celentano… Ha convinto Mina a venire a Sanremo, e a cantare la canzone che lui ha scritto per lei… Adesso, dopo questo botto, chi potrà più dirgli che deve andare a casa?”.
La gente, in platea, era ammutolita, pietrificata. Nemmeno un applauso, nemmeno un respiro. Trattenevano tutti il fiato, come se non volessero spezzare un momento magico, un momento storico.
Ero lì anch’io paralizzato dallo stupore e dall’emozione – in fondo Mina l’avevo sentita cantare dal vivo solo una volta, il 23 agosto 1978, alla Bussola – quando sentii una mano battermi sulla spalla. Mi girai, e vidi Antonio Nocera. Era lui, senz’altro. La stessa faccia, la stessa barba, lo stesso sigaro spento. Stavo per chiedergli conto della sua presenza – del tutto incongrua, del tutto impossibile – quando lui mi fece segno di tacere e mi disse solo: “Appena ha finito la canzone, vai all’uscita: c’è una macchina che ti aspetta”.
Non gli chiesi nemmeno il perché: a Antonio Nocera sono stato abituato a obbedire senza discutere. Ma almeno qualche minuto di Mina me lo volevo ancora godere. “Ti odio, poi ti amo, poi ti odio poi ti odio poi ti amo,
non lasciarmi mai più
sei grande, grande, grande
come te sei grande solamente tu.
Non lasciarmi mai più
sei grande, grande, grande
come te sei grande solamente tu”
finì di cantare Mina, ma l’ultima frase suonò sorprendentemente miagolante. Mentre mi giravo per uscire dal palchetto e obbedire alle istruzioni di Antonio Nocera, mi resi conto che Mina non era più Mina, ma Platinette. E Platinette stava estraendo da un recesso della sua parrucca un accendino. E Platinette, ghignando perfidamente, faceva scattare l’accendino e dava fuoco ai tendoni del sipario, che di colpo s’infiammavano ruggendo.
Il grido all’unisono della platea lo sentii mentre infilavo di corsa la porta a vetri dell’Ariston. Fuori, come aveva detto Antonio, c’era una limousine con un autista dai capelli grigi; il motore era acceso, la portiera aperta. Ci saltai sopra, e la macchina si mise in moto prima ancora che potessi richiudere lo sportello. Angosciato, cominciai a chiamare col telefonino tutti i numeri degli amici che avevo visto seduti nella platea dell’Ariston: ma l’unica risposta che riuscivo ad ottenere, sempre dalla stessa voce registrata, era “Grazie per aver votato”.
Il viaggio durò poco più di un quarto d’ora. L’autista era abile e svelto, anche se ad ogni tornante in salita sputava un’imprecazione familiare (“Feeee-ga!”). Arrivammo alla piazzola belvedere sopra Sanremo, e lì scesi. Sembrava la scena della copertina di “For your pleasure” dei Roxy Music: l’autista (ecco chi era: Franco Mamone!) stava appoggiato ghignante alla portiera aperta, proprio come Bryan Ferry, e io – senza pantera al guinzaglio e senza tacchi alti e senza tubino in latex (mica sono Amanda Lear) – stavo lì, attonito e incredulo, a guardare la riviera sotto di me, dove fra le luci di Sanremo una colonna di fiamme e di fumo saliva altissima verso il cielo.
Frugandomi in tasca trovai il comunicato stampa che mi aveva dato il fisarmonicista-Di Lernia. E di colpo mi tornarono in mente le strofe della poesia di Palazzeschi, che avevo studiato al ginnasio: “In sera di festa, la veglia era piena, le fiamme terribili avvolsero il grande palazzo. Le fiamme arrivarono al cielo per tutta una notte, la notte che ognuno ricorda e si segna. L’aurora lo vide terribile mucchio di bragi roventi. Il cielo che s’ebbe di fiamme l’offerta per tutta la notte, rimase chiazzato di rosso per giorni e per giorni. E ancora ai tramonti vi sostano sopra vapori rossastri, vi sostan siccome a saluto, messaggi di fiamme lontane… E il vento pur anco solleva le ceneri ultime”.
Avevo appena partecipato al mio ultimo Festival di Sanremo – all’ultimo Festival di Sanremo della storia, pensavo. E non capivo se era più forte il dolore per la perdita di tante persone alle quali, in fondo, ero affezionato o il sollievo al pensiero che finalmente era finita, che non sarei stato più costretto a venire a Sanremo, che non ci sarebbe stato più, grazie a Dio – e a Platinette – nessun festival di Sanremo.
E’ stato a questo punto che mi sono svegliato, e mi sono ritrovato nella solita stanza numero 16 del solito albergo Colombo. E ho capito che l’incubo non era finito: non era ancora cominciato…

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Pubblicato: 6 mesi ago

Vedi che parole semplici…

Ci lamentiamo spesso – io per primo – del fatto che a scrivere gli articoli per la fanzine siano da tempo immemore i soliti tre o quattro ormai incanutiti redattori e che alla nostra rivista occorrerebbe un vivificante ricambio generazionale. La bella recensione qui pubblicata – opera di una delle nostre giovani firme più brillanti – sarà anche la classica rondine che non fa primavera (e tantomeno l’Epifania), ma si lascia leggere con grandissimo piacere…

 

di Giancarlo Nino

La musica che gira intorno, non solo oggi, anche da tempi piuttosto remoti, spesso dice poco o nulla. Non ci parla, non mi parla. Si inerpica su un ritornello che nel giro di pochi anni diventa vecchio, si arena assieme al suo arrangiamento negli archivi di polverose memorie démodé. Capita, capita persino a nomi di primissimo piano, in Italia e all’estero. Non capita, non capita affatto, se la musica in questione è griffata Mina- Fossati. Quanta musica che parla in questo album lunare. Quanta parola che suona. Quanta cura e attenzione all’espressione, al “dire” le cose, recitarle, ancora prima che cantarle. Deve essere l’effetto di chissà quale meravigliosa reazione chimica che ha sciolto la fiera e indomita duttilità espressiva di Mina dentro le gocce della raffinatissima poesia di Fossati. Poesia che scivola leggera tra le 11 tracce del disco, stelle di carta pentagrammata, arrangiate con umiltà, servizio e sapienza da un Massimiliano mai così ispirato. Il cielo dell’interpretazione si schiude dalla prima traccia, l’Infinito di stelle, potentissima nella sua delicatezza disarmante. Mina entra luminosa, come un raggio di luna, chiara e irresistibile. Fossati le porge la mano. E dentro “un caffè in due” si spalancano cieli insondabili. Ecco perché siamo qui. È già tempo di garrula levità in Farfalle. Mina e Fossati si inseguono su solari battiti d’ala che profumano di primavera e semplicità. In Ladro, impensabile nella gola di qualcun’altra, Mina sfodera tutta la dimensione sensuale e carnale della sua vocalità mentre in Come volano le nuvole si limita ad accompagnare nel ritornello Ivano, leggera e serafica, vento che soffia. Ne La guerra fredda riverberi di caducità umana colorano un canto sommesso e gentile mentre Tex-Mex è energica e opulenta, con la voce di Mina bruna e sanguigna che disegna strade in un deserto texano dai contorni blues. Amanti della domenica si adagia su languide carnalità domenicali, sommessamente bisbigliate a fior di cuscino. Meraviglioso è tutto qui, invece, appartiene di diritto al filone più classico della produzione di Mina, romantica e appassionata. L’uomo perfetto e Niente meglio di noi due ritmano scanzonatamente il finale del disco tra ironie e divertissment briosi di chi si può permettere di giocare con la musica. Ma è Luna diamante il pezzo che, affidato alla sola Mina, rappresenta la cifra più alta e nobile dell’intero lavoro. Mi ricorda, per intenzioni, teatralità e per riferimenti iconografici, Casta Diva, scritta da Bellini per un’altra voce grandiosa di cui possiamo solo leggere, ahinoi, quella di Giuditta Pasta. Come nel canto di Norma, Mina, mai così concentrata e lirica, eleva una preghiera alla Luna che qui ha lo spessore di uno sfogo introspettivo, una sorta di romanzo interiore. Spezzata e dolente, la sua voce risuona di un’umanità cupa e fragile. Invoca aiuto insperato in quella “luce di Luna d’acciaio e diamante”, che scenda da un cielo scuro per guarire un amore rimasto senza parole. Non è tardi stanotte nemmeno per me. Infine, nella versione deluxe, Mina omaggia Fossati ricantando la sua Settembre. Sembra un jazz stupendo, in cui Mina inventa con la voce malinconie delicate disegnate su una strada piovosa, con un taxi che corre via, agli inizi di settembre. Da lasciare senza fiato. Mina Fossati è una raccolta di poesie in musica, che riafferma un filone di scrittura immarcescibile e arduo, quello di un certo cantautorato lirico di cui Fossati è stato ed è rappresentante di punta (assieme al compianto Lucio Dalla). Mina Fossati è un manuale di canto cantato che sarà preso a modello dalle interpreti a venire. Nonostante gli oltre sei decenni di musica, Mina, da decana in carica delle cantanti nostrane, continua a rappresentare un modello esemplare. A lei oggi, per prima, spetta il merito di definire i canoni di un’estetica della voce di signora, fieramente adulta. Le leggere fragilità timbriche e le increspature vocali, lungi dall’inficiarne l’irriducibile vocalità, sono elevate a strumenti espressivi. Invocate a sostegno di esigenze di comunicazione. Diventano essenziali per materializzare la sofferta narrazione di Luna diamante o la rotondità mattutina di Amanti della domenica. Amplificano la duttilità di uno strumento senza paragoni, capace ancora più di prima di cambiare intenti e modalità in ogni pezzo. Mina insegna, in un mondo di forzati giovanilismi, il fascino del tempo, dell’esperienza, spiega che farsene di una voce leggendaria che ha risuonato per decenni e che ancora non conosce stanchezze. Spiega l’intelligenza, quanto sia essenziale mettere la tecnica e il canto a servizio delle parole e della musica. Mai autocompiaciuta, mai autoreferenziale. Costantemente ammantata di un fascino e di un’autorevolezza preclusi a tutte le altre.

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Pubblicato: 6 mesi ago

Minafanclub 86. Copertina e sommario!

 

Tra le note di un capolavoro

MINA FOSSATI, L’ARTE DELL’INCONTRO   di Antonio Bianchi

 

Prima, durante e dopo Mina Fossati

I GIOIELLI INDISCRETI   di Loris Biazzetti

 

CANZONI DELLA MIA ETA’    di Franco Zanetti

 

Sala Puccini, Milano, 18 novembre 2019

QUALCOSA STANOTTE BRILLA    di Stefano Crippa

 

Intervista a Celso Valli

TRA PUCCINI E SANREMO   di Stefano Crippa

 

Il fabuloso 1966 di Mina

UNA DIVA IN CIMA AL MONDO   di Loris Biazzetti

 

Scripta Minant 1966

E DOPO STUDIO UNO CANTO PUCCINI   di Mina

 

Mina 2 tra raffinatezza e abbordabilità

LONTANISSIMA E VICINISSIMA   di Antonio Bianchi

 

Ultimissime dal pianeta Mina

COME GOCCE

 

Prossimamente in spedizione!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Pubblicato: 6 mesi ago

Qual buon Venti?

Il 2019 mazziniano non poteva concludersi meglio: l’album Mina Fossati ha sbancato le classifiche di vendita del succulento periodo natalizio, superato in vetta dal solo Tiziano Ferro (ma senza il delirio di onnipresenza con cui il cantautore laziale ha presentato il suo disco in ogni luogo e in ogni lago, roba che – al confronto – il dilagante Bruno Vespa in tour promozionale per l’ultimo libro pareva il più schivo degli epigoni di JD Salinger). E il bello è che – nella classifica FIMI diffusa il 30 dicembre – Mina ha fatto capolino anche in cinquantasettesima posizione col suo scintillante Christmas Songbook che, a sei anni dalla sua pubblicazione, è ormai divenuto un imprescindibile “classico” del periodo delle Feste. Quanto a noi piccoli fanzinari delle Alpi Graie, entro il mese di gennaio termineremo la nuova fanzine 86 facendone magari slittare l’uscita di una o due settimane per servirvela il più possibile aggiornata con alcune delle novità che animeranno i prossimi mesi. E intanto stiamo già pensando al successivo numero 87 (pronto in estate) il cui sommario sarà inevitabilmente condizionato dai fragorosi anniversari a cifra tonda – all’insegna del 20 e dei suoi poco galanti multipli – che cadranno nel 2020. Oltre che col fatidico Mina day del prossimo 25 marzo (data in concomitanza con la quale si vedrà uscire di tutto e di più), l’anno appena iniziato coinciderà con il 60° anniversario del 1960 (e del primissimo 33 giri Italdisc) che celebreremo con un doveroso cronodossier. Ma nel 2020 scoccheranno in contemporanea sia il quarantennale della nascita del Minafanclub (e della nostra fanzine) sia quello del debutto di Massimiliano Pani come arrangiatore di Mina col singolo estivo Buonanotte buonanotte/Capisco: e proprio a Max il nostro minologo Antonio Bianchi dedicherà per la prima volta una delle sue minuziose “monografie d’autore” ripercorrendone il lungo e glorioso percorso professionale dal primo folgorante exploit come autore 16enne con Sensazioni e Il Vento all’ultima superba prova come produttore di Mina Fossati