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Pubblicato: 3 mesi ago

Questa è la canzone Intelligente

L’amico Alessandro Basso – tra i più abili con la penna tra i nostri giovani abbonati – ci ha inviato sul video di Abban-dono questo suo bel commento a caldo che siamo felici di condividere con voi…

di Alessandro Basso

Quarantacinque anni di assenza senza sparire. Mostrarsi senza esporsi. Essere senza apparire. Che Mina sia un caso da studiare ormai lo sanno tutti. Ma questa volta lo stupore è grande perché Mina ritorna a palesarsi sebbene mediata dalle straordinarie possibilità offerte dall’intelligenza artificiale. Il risultato? Una visione spiazzante. Parliamoci chiaro: per quelli della mia generazione (1989, anno di “Uiallalla”, secondo il calendario di Lugano) Mina è solo voce. Da sempre è solo voce. Una voce accompagnata da foto, disegni, grafiche, rielaborazioni, ma, in sostanza, solo e soltanto voce. Perlomeno in senso sincronico. Noi non abbiamo vissuto Mina anche se gli archivi ci offrono di che allargarci lo spirito. E questo noi lo diamo per scontato. Così è se ci pare, e a noi pare benissimo. Tuttavia veder ricomparire la Signora – pur nella finzione della potenza avanguardista di un computer – è una sorpresa enorme. L’immagine di un’anziana donna ben curata – i capelli accomodati, gli occhiali, i nei, il profilo mille volte visto e rivisto eppure sempre nuovo – danno un senso di verità che non mi aspettavo. Come se Mina fosse tornata, come se Mina fosse stata ripresa, inseguita – di spalle – in quel ricco museo delle meraviglie che è la sua vita. E noi siamo contenti perché ci pare di abbreviare quella distanza non fisica – rispettiamo la scelta di Mina – ma perlomeno memoriale. Il rimpianto di non aver goduto della visione di Mina nello svolgersi della sua carriera resta una mancanza che non credevo si potesse riempire. E invece la Signora torna – voce che toglie il respiro, come sempre – e sconvolge ancora le norme, riscrive le strategie, coglie al balzo il futuro che striscia fra il presente smorto e il passato – quello si sa – sempre sfavillante. Anche su questo Mina andrebbe studiata: la genialità senza défaillance di questa donna sorprende ogni giorno. Non sbagliare mai un colpo, essere sempre al posto giusto, intravedere prima ancora di vedere sono il segno di un’intelligenza che riempie e che affascina. E allora per davvero la bianca tigre del video, graffiante nella splendida piazza cremonese, è un invito a osare l’inosabile (ci scusi il poeta per il prestito). 
Non serve nulla di quello a cui crediamo, quello in cui ci perdiamo nel fiume pazzo dei like, ma tutto serve se racconta quel che siamo. Mina ci dimostra – per l’ennesima volta – che si può esistere senzaostendersi come una reliquia e che si può trovare il buono dappertutto: pure in un computer che ricostruisce ad arte una vita immaginaria. Una vita che – viva il cielo – non ha bisogno di artifici per essere meravigliosa.