Il Blog

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Pubblicato: 1 giorno agoNuovo articolo

La voce della luna

“Mina ha la faccia della luna. Gli occhi sono dolci e crudeli. La bocca chiama dal cielo le comete: basta un fischio”. (Federico Fellini)

Dopo un trasloco quasi più travagliato di un esodo biblico e un forzato blackout internettiano di qualche settimana, nella nuovissima sede del Minafanclub – annotate l’indirizzo: via Chambéry 182, 11100 Aosta – è stata finalmente riattivata in questi giorni “la sola connessione che ci unisce e sempre ci unirà” e siamo pertanto in grado di ripartire con i nostri periodici aggiornamenti sul blog. Mentre noi eravamo scollegati dal mondo, come sapete, è successo di tutto. A cominciare dall’ennesimo exploit di Mina nelle telepromozioni Tim del Festival di Sanremo appena archiviato: “La platea dei telemorenti – ha entusiasticamente commentato a tal proposito il sito dagospia – è stata svegliata dall’assente più presente della scena artistica italiana: Mina. Per il terzo anno consecutivo la tigre di Cremona si è presentata all’Ariston in compagnia di Tim – lo scorso anno, arrivò addirittura in ologramma! – ammutolendo la platea con la sua voce stellare in una versione riadattata di Kiss the sky di Jason Derulo, per la campagna ‘Oltre i confini- Viaggia nello Spazio’, sessanta secondi di adrenalina ed emozione con cui Tim ha voluto celebrare due anniversari: il 50° della prima connessione internet  e della discesa del primo uomo sulla Luna. Intervallato dalle immagini dei sognatori che hanno conquistato il cielo – da Lindbergh ad Armstrong – il racconto, ambientato nello Spaceport del New Messico, progettato da Norman Foster per i prossimi viaggiatori spaziali, rappresenta il kick off di un programma, in onda su TIM Vision, che selezionerà l’aspirante viaggiatore al primo viaggio sub orbitale offerto da TIM”. Ma la spettacolare versione italiana dell’hit di Derulo – firmata col titolo Il segnale dal bravissimo Alberto De Martini, pubblicitario milanese che a Mina ha regalato in passato altri testi memorabili per diversi branimusicati da Max tra cui Certo su di me, Un tipo indipendente e L’irriducibile – non è l’unica sorpresa mazziniana che ci ha deliziato nel corso della kermesse rivierasca: nella serata di sabato, infatti, la ciliegina finale è stata una sorprendente Timtarella di luna riveduta e corretta per esigenze di sponsor – con tanto di splendida Minona full moon occhieggiante dal cielo artificiale dell’Ariston – con cui la Nostra ha ironicamente celebrato i sessant’anni di inestinguibile gloria del suo primo ‘numero uno’ nella Hit Parade a 45 giri. Come se non bastasse, negli stessi giorni il rapper Mondo Marcio ha preannunciato l’uscita – prevista per marzo –  del suo prossimo album Uomo! un brano del quale, Angeli e demoni, vedrà la partecipazione straordinaria della Tigre. E se a tutto questo aggiungessimo che negli studi GSU di Lugano già fervono i lavori di un nuovo album destinato a lasciare tutti a bocca aperta? No, forse è meglio – per ora – rimanere coi piedi per Terra interrogandoci in silenzio sui criptici segnali di quella magica Luna così lontana e così vicina…

p.s. Una menzione speciale per il long seller Paradiso che, ormai a un passo dal traguardo delle 40.000 copie vendute, è risalito questa settimana al 41° posto della classifica FIMI debuttando – con l’edizione su vinile bianco appena pubblicata – al 7° posto tra i 33 giri più venduti. 

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Pubblicato: 2 settimane ago

Esperame en el cine

Le canzoni che il mondo del cinema ha amorevolmente “rubato” al repertorio di Mina non sono meno numerose di quelle che Lei ha a sua volta attinto alle più disparate colonne sonore (vedi i casi recenti di Another day of sun da La La Land o Christmas in love dall’omonimo cinepanettone di Neri Parenti) e più prima che poi sarà doveroso dedicare al monumentale argomento un adeguato superdossier sulla nostra fanzine. In occasione dell’imminente Festival Internazionale di Berlino – in programma dal 7 febbraio – sarà presentato il biopic di produzione americano-irlandese Shooting the Mafia che il regista Kim Longinotto ha dedicato alla fotografa e politica Letizia Battaglia e alla sua lotta contro la mafia. A fare da sottofondo alle scene di giovinezza di Letizia e ai titoli di coda del film è Il cielo in una stanza nella leggendaria versione incisa nel 1960 dalla ventenne Tigre. E un altro romanticissimo classico dello stesso periodo – la donaggesca Come sinfonia lanciata all’indomani di Sanremo ’61 – è stata scelta da un mazzinianio di lungo corso come Pedro Almodovar come tema principale della sua nuova fatica cinematografica – dal titolo Dolor y Gloria e con Antonio Banderas e Penelopez Cruz protagonisti – che debutterà nelle sale iberiche il prossimo 22 marzo.

(Grazie agli amici Paul Rossello Palaguer e Luciano Siliprandi per le preziose segnalazioni)

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Pubblicato: 4 settimane ago

Perché io e te?

di Luigi Iacobellis

A poche settimane dall’uscita del nuovo album di Mina, è arrivato il momento di scrivere in libertà, più che una recensione. una dichiarazione d’intenti.
Paradiso è arrivato come un ulteriore grande gesto d’amore e rispetto incondizionato per la musica e per Lucio Battisti. La pulizia e l’accuratezza nel lavoro di rimasterizzazione dei brani già incisi che hanno preso una luce diversa e così intensa, la gioia e la bravura sfacciatamente fuori ogni misura che ha mostrato negli inediti hanno un solo significato, che solo i grandi come lei realizzano nell’incoscienza di esserlo. Anche nella copertina. Quando iniziarono i primi rumors su questo lavoro battistiano avevo scommesso in una copertina minimal, senza foto e disegni, pulita, forse anche totalmente bianca. E non mi sono sbagliato. Il risultato rispecchia totalmente quello che Lei ha deciso di rappresentare: una Artista grandiosa e ricca di umiltà che riduce ad un disegno monocromatico di 1 cm la sua immagine per lasciare spazio all’azzurro e al bianco di un immaginario spartito o di un libro. Inserendo all’interno degli scatti bellissimi che sarebbero potuti diventare copertine ad effetto. Un invito a leggere, ad ascoltare, a rendere nuovamente proprio tutto quel patrimonio che ormai scorre nel tempo, nelle vene di chi ama questa musica impropriamente detta “leggera”.
In questo lavoro Mina c’è sempre, in punta di piedi, e si sente. Ma anche si legge, come nella lettera scritta per Lucio e ripubblicata nell’album dove ha espresso ancora una volta il senso ultimo del suo lavoro, al di là delle apparenze, delle luci, dei lustrini e delle immagini. “Che talento straordinario, che dono raro quello di essere capiti da tutti e da tutti essere amati proprio per quello che realmente si è”, scriveva a Lucio. Aggiungo io, che grande onore amarti e avere ogni giorno al proprio fianco una artista che crede così tanto nel suo lavoro e nel messaggio che vuole trasmettere. Mai ancorato solo al passato ma proiettato all’essere, alla progettualità, al nuovo, al talento vero, alle emozioni autentiche.
E il risultato di Paradiso è eccelso. Merito delle sue interpretazioni e del dono di una voce che ha deciso di condividere, di quel profondo senso di appartenenza, del crederci fino in fondo nel progetto, atmosfera materialmente palpabile in sala d’incisione e rimasterizzazione tra Lei e tutti i suoi più fidati collaboratori.
“Io e te, io e te, perché io e te? Qualcuno ha scelto forse per noi?” sono le prime parole interpretate nel disco. Certe domande non hanno risposta. Di certo, il mio regalo più bello sei stata e sarai sempre tu, Mina, amica e donna della mia specie.
Paradiso, Lucio Battisti Songbook. Il nuovo meraviglioso album di una ragazza, ripeto, sfacciatamente brava. E il 2019 sarà una esplosione di emozioni.

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Pubblicato: 1 mese ago

Cose che neanche TIMmàgini…

Mentre il fantastico Paradiso veleggia spavaldo verso le 40.000 copie vendute e – sempre in ambito Warner – la Collection 3.0 ha appena conquistato il suo primo disco d’oro (ma trattandosi di long sellers buoni per ogni stagione, entrambi gli album promettono di avere ancora davanti un lungo e luminoso cammino), Massimiliano Pani ha ufficializzato ieri, in una lunga intervista concessa a Maurizio Caverzan de La verità, la riconferma del sodalizio Mina-Tim anche per l’ormai imminente Sanremo. “Di sicuro – si legge nell’articolo – si rinnoverà il racconto in cinque episodi, uno per sera, ideato da Luca Josi, direttore della struttura Branded Strategy e Media del marchio e creatore della formidabile campagna, che dura da più di due anni, con il ballerino Sven Otten, in arte JSM. Sarà una piccola soap opera, con sorpresa finale”. Il titolo del brano scelto per l’occasione – che Mina sta per incidere proprio in questi giorni – è ovviamente ancora top secret, ma da quanto si può intuire dalle sibilline anticipazioni svelate da Max dovrebbe essere un recente brano funky americano riproposto in lingua italiana. “Sarà qualcosa di sorprendente, una cosa veloce e positiva”, promette il gran timoniere della PDU. E aggiunge: “Mia madre si fida di Luca Josi. Ne apprezza la genialità e il coraggio. Sono due visionari, due pazzi sani che si divertono. La riuscita di questa collaborazione deriva da questa intesa, dalla stima reciproca. Josi è forse l’ultima grande testa della comunicazione pubblicitaria, lo dico per come lavora. Vedremo presto che cosa lui e Mina ci riservano per il 2019…”. L’ennesimo exploit sanremese della Tigre – dettaglio non trascurabile – arriva a esattamente sessant’anni dal suo primo irriverente incontro discografico col Festival sulle note di Tua, Io sono il vento e soprattutto della dirompente Nessuno. La prossima fanzine ripercorrerà questi sei decenni di più o meno virtuali “appuntamenti in Riviera” in un minuzioso e illustratissimo dossier – titolo: Ti odio e poi ti amo – cui farà da gustoso corollario un altro articolo – che, ispirandoci alla bella Clark Kent, abbiamo battezzato Io son quella che non vince quasi mai – dedicato alle “altre” gare canore cui Mina ha svogliatamente partecipato nei primi dieci anni di carriera, partendo dalla Sei giorni della canzone del ’58…

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Pubblicato: 1 mese ago

Rivoglio la tua voce

Per ricordare Fabrizio De André a vent’anni esatti dalla sua scomparsa si sono levate, in questi giorni, le voci più disparate, compresa quella, per una volta non ringhiante, del truce Ministro dell’Interno (ma come a suo tempo osservò Mina su Vanity Fair commentando il fatto che nel rifugio del boss mafioso Provenzano fossero state rinvenute delle sue musicassette, “La musica appartiene a tutti, non ha confini”). E la stessa Tigre, per l’occasione, ha eccezionalmente ripreso la penna in mano (quanto ci mancano, i suoi scritti…) per dedicare all’amato cantautore queste commosse parole pubblicate sul Secolo XIX dell’11 gennaio…

di Mina

Ancora insegni. E sorprendi. E affascini tutti, non soltanto chi ha il dono dell’intelletto. E lo farai per sempre. Troppo c’è da imparare, da godere, da ciucciare, da rubare. Quel sorriso involontario che affiora quando ti ascolti si presenta solamente in casi eccezionali. E questo è e rimane un caso eccezionale. Tu rimani un caso eccezionale.

Ti ascolto ed è sempre come se fosse la prima volta. Una sorpresa continua. C’è sempre qualcosa in più, qualcosa che si precisa meglio, qualcosa che ti segue e che non ti molla. Per fortuna.

Chissà dove sei, a chi regali la tua intelligenza, chissà che cosa ti passa per la testa. Avremmo proprio bisogno del tuo pensiero illuminato. Siamo rimasti qui, deserti di te, senza possibili sostituti. Rivoglio la tua voce. Torna, Fabrizio. Torna.

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Pubblicato: 2 mesi ago

Duemiladiciannove!

Oggi come ieri, tanti auguri di un Felice Anno Nuovo “DisseMinato della Sua Voce e dei Suoi successi” (cit. Franca Valeri, 1961)

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Pubblicato: 2 mesi ago

E poi ancora in alto…

“Che cosa c’è più di classico di Mina che ricanta il songbook di Battisti? Forse solo il Paradiso, ha scritto Andrea Silenzi commentando sulla Repubblica di ieri il successo superiore a ogni aspettativa del cofanetto che la più prestigiosa delle Interpreti ha dedicato al più grande dei nostri cantautori. Fatto sta che la Tigre – come del resto quasi sempre avvenuto da sei decenni a questa parte – è riuscita ancora una volta a farsi largo nell’affollato mercato dicembrino, dando del filo da torcere ai più agguerriti (e mediaticamente onnipresenti) competitor del momento e riconfermandosi la Voce femminile più acquistata e più regalata del pregiato periodo prenatalizio. Non poteva esserci davvero conclusione migliore per questo 2018 che ha visto Mina raggiungere le vette delle classifiche dapprima con la Definitive Collection condivisa con Celentano (tuttora nella Top 100 e non lontanissima dal traguardo delle 400.000 copie vendute), poi con lo sfavillante e mai abbastanza lodato Maeba (unico album di un artista “storico” a conquistare quest’anno il primo posto in un panorama musicale sempre più effimero, frammentato e dilettantesco) e ora con l’imperdibile tributo a Lucio. Sul miracoloso lavoro di restyling sonoro compiuto da Massimiliano e dal tecnico Celeste Frigo su ognuna delle canzoni del doppio il nostro Antonio Bianchi tornerà più approfonditamente nel prossimo numero, allargando il discorso alle inedite frontiere che potrebbero spalancarsi in futuro con analoghe operazioni monografiche attinte non solo allo sterminato catalogo PDU ma anche ai periodi precedenti. Ma per la fanzine primaverile abbiamo in serbo – tra le altre cose – anche un mega dossier sui 60 anni di amore-odio tra Mina e Sanremo da Nessuno in poi e una ricerca altrettanto sfiziosa sulle “altre” competizioni canore che – partendo dalla Sei giorni della canzone del dicembre ’58 per proseguire coi vari Festival Del Musichiere, Canzonissime e Gondole d’oro – videro la Tigre svogliata protagonista nel corso del primo decennio di carriera. Ed entro la fine del 2019 meriterebbero di essere festeggiati altri anniversari a cifra tonda: il quarantennale di Attila (favoloso album-spartiacque tra la Mina pre- e post-ritiro dalle scene) e dell’inizio della carriera musicale di Massimiliano, nonché il trentennale del fantastico Uiallalla con cui la Mazzini concluse in grande stile i suoi Anni Ottanta. Il tutto, naturalmente, senza trascurare le irrinunciabili novità discografiche che il nuovo anno ormai alle porte promette di regalarci…

Buon Natale e Felice Anno Nuovo!

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Pubblicato: 2 mesi ago

Buon Natale!

(photo: Gianfranco Briguglia)

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Pubblicato: 3 mesi ago

Sono nata ieri nei pensieri tuoi…

Vi anticipiamo l’incipit del dossier minabattistiano Per te che sei il mio presente che troverete in apertura della nuova fanzine…

 

Nel 1969, dopo svariate canzoni firmate per altri artisti e – con minor fortuna – per se stesso, Lucio Battisti si afferma definitivamente come solista con l’omonimo LP d’esordio e con i singoli Acqua azzurra acqua chiara (che trionfa al Festivalbar) e Mi ritorni in mente. Il 26enne cantautore reatino è da tempo un “sorvegliato speciale” di Mina che, col fiuto per i talenti in erba che la contraddistingue, già in un’intervista del ’68 aveva dichiarato: “…‘Avere nelle scarpe la voglia di andare’: beh, che cosa aspettiamo a incidere i pezzi di questi ragazzi?”. I versi citati appartengono a Prigioniero del mondo di cui Lucio è stato, in realtà, soltanto interprete su musica di Carlo Donida e su testo del suo navigato paroliere (e pigmalione) Mogol. Ma la sostanza del complimento non cambia: è Battisti il “nuovo che avanza” cui la Mazzini conta di attingere rigenerante linfa creativa per i “suoi” Seventies ormai alle porte.

“Quando, nei primi mesi del ’70, con Mina decidemmo di orientarci sulle canzoni dell’astro nascente Battisti, – racconterà nella propria autobiografia l’allora direttore artistico delle Edizioni PDU Vittorio Buffoli – fui io a organizzare l’incontro: prima ci vedemmo con Mogol a Lugano, poi con Lucio e il signor Giacomo Mazzini”. Le tre canzoni con cui il cantautore si “presenta” – chitarra in spalla – alla corte della Tigre sono le ancora inedite Insieme, Il tempo di morire e Fiori rosa fiori di pesco, ed è per quest’ultima che Mina mostra un immediato entusiasmo. Peccato che Battisti l’abbia già scelta come suo prossimo singolo per l’estate. A quel punto, esclusa a malincuore la troppo “maschile” Il tempo di morire, Mina decide di puntare su Insieme, della cui orchestrazione si occupa, a quattro mani con lo stesso Lucio, l’ex-tastierista dei Ribelli Mariano Detto, in arte Detto Mariano. L’incisione è fissata per il 25 marzo negli studi milanesi Fonit Cetra di via Meda… (…)

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Pubblicato: 3 mesi ago

Arrivi tu… il mondo è acceso

Riportiamo qui di seguito il comunicato stampa – redatto come sempre dal supremo Franco Zanetti – del nuovo cofanetto in uscita il 30 novembre. Nel frattempo è già apparso in anteprima nel sito di Repubblica il bellissimo video del singolo Il tempo di morire – nelle radio da venerdì 16 – realizzato da Mauro Balletti in collaborazione con Adriano Merigo

 

Mina e Lucio Battisti, separatamente e insieme, hanno scritto gran parte della storia della canzone italiana moderna. Insieme hanno anche scritto una pagina indimenticabile della storia della televisione italiana, con quei poco meno di nove minuti di duetto a “Teatro 10” del 23 aprile del 1972 ai quali è stato persino dedicato un intero libro (e durante i quali cantarono “Insieme”, “Mi ritorni in mente”, “Il tempo di morire”, “E penso a te”, “Io e te da soli”, “Eppur mi son scordato di te” ed “Emozioni”). I percorsi professionali di Mina e Battisti sono corsi paralleli intersecandosi per un breve, ma fecondissimo periodo, quando, a cavallo fra il 1970 e il 1971, Mina ha pubblicato quattro singoli inediti consecutivi con canzoni di Battisti e Mogol: “Insieme” (nel maggio 1970), “Io e te da soli” (nel novembre 1970), “Amor mio” (nel maggio 1971), “La mente torna” (ottobre 1971). E Mina ha continuato ad esplorare il canzoniere battistiano negli anni a seguire, non solo con l’epocale album “Minacantalucio” (1975) e con il successivo “Mazzini canta Battisti” (1994), ma anche in altri album di studio, e anche dal vivo, e persino incidendo versioni in altre lingue delle composizioni firmate da Battisti e Mogol.  Come scrive Luciano Ceri nel suo “Pensieri e parole: Lucio Battisti: una discografia commentata”: “che Mina avvertisse quanto per lei fosse congeniale la scrittura di Battisti lo testimonia il fatto che nel corso degli anni non è mai stata troppo tempo senza inserire nel suo ormai tradizionale doppio album autunnale una canzone a firma Mogol – Battisti”.

Della veridicità di questa affermazione dell’esperto Ceri non potrebbe esserci migliore testimonianza che “Paradiso – Battisti Songbook”, in cui Mina ha raccolto tutte le sue interpretazioni già edite delle canzoni di Battisti-Mogol, arricchendolo con il valore aggiunto di due inediti assoluti; sono le due canzoni che aprono il primo CD e il primo vinile: “Vento nel vento”, arrangiata da Rocco Tanica, e “Il tempo di morire”, arrangiata da Massimiliano PaniQuest’ultima sarà in rotazione radiofonica da venerdì 16 novembre.

Sono stati recuperati anche due brani non più facilmente reperibili, a suo tempo inclusi nell’antologia fuori catalogo “Mazzini canta Battisti” (“Perché no” e “Il leone e la gallina”).

L’edizione in CD di “Paradiso – Battisti Songbook” contiene inoltre alcune rarità: cinque canzoni di Battisti interpretate in spagnolo e una interpretata in francese.

È quasi superfluo precisarlo, ma segnaliamo che – dopo aver “riaperto le tracce”, come si dice in termine tecnico, degli originari mixaggi: a partire da quelli da 8 o da 16 piste per arrivare a quelli da 48 piste digitali – tutte le registrazioni incluse in “Paradiso – Battisti Songbook” sono state riversate in digitale dai nastri originali, editate, restaurate, rimasterizzate e rimixate a cura del magistrale Celeste Frigo, con la continua, costante e attenta supervisione di Mina, che ha seguito personalmente da vicino l’intera operazione: e ora tutte le canzoni risplendono nella pulizia, nella dinamica e nella pienezza dei suoni e della voce. Ad alcune, cinque in tutto, sono stati addizionati programmazione e tastiere a cura di Ugo Bongianni e Massimiliano Pani. Ma è tutto specificato negli accuratissimi credits di “Paradiso – Battisti Songbook”, che – nelle due versioni, CD e vinile – riportano nel dettaglio le informazioni su ogni canzone (al termine di questa scheda le trovate sintetizzate per comodità di consultazione). E’ da notare che l’elenco dei nomi degli arrangiatori dei brani è una sorta di “who’s who” della categoria, comprendendo (in ordine alfabetico) Victor Bach, Gianni Ferrio, Detto Mariano, Pino Presti, Gian Piero Reverberi, Gabriel Yared, e i già citati Rocco Tanica e Massimiliano Pani. E lo stesso si può dire per i nomi dei musicisti che hanno accompagnato Mina nelle sue interpretazioni: una squadra di strumentisti eccellenti al servizio di una coppia di autori impareggiabile e di una voce incomparabile.

“Paradiso – Battisti Songbook”, racchiuso in una elegante e raffinata confezione curata come sempre da Mauro Balletti e da Giuseppe Spada, s’intitola così perché “per un’interprete cantare le canzoni di Lucio è un’esperienza celestiale”, ed esce nell’anno in cui ricorre il ventennale della scomparsa di Battisti.


La tracklist di “Paradiso – Battisti Songbook”:
“VENTO NEL VENTO” (dall’album “Paradiso – Battisti Songbook”, 2018),  “IL TEMPO DI MORIRE” (dall’album “Paradiso – Battisti Songbook”, 2018), “IO E TE DA SOLI” (dall’album “Del mio meglio”, 1970), “EPPUR MI SON SCORDATO DI TE” (dall’Album “Finalmente ho conosciuto il conte Dracula…”, 1985), “PERCHÉ NO” (dall’album “Mazzini canta Battisti”, 1994), “INSIEME” (dall’album “Quando tu mi spiavi in cima a un batticuore”, 1970),  “IO VORREI, NON VORREI, MA SE VUOI” (dall’album “Uiallalla”, 1989), “CON IL NASTRO ROSA” (dall’album “Lochness”, 1993), “NESSUN DOLORE” (dall’album “Rane supreme Vol. 1”, 1987), “E PENSO A TE” (dall’album “Mina”, 1971), “ACQUA AZZURRA, ACQUA CHIARA” (dall’album “Catene”, 1984”, “AMOR MIO” (dall’album “Mina”, 1971), “LA MENTE TORNA” (dall’album “Del mio meglio n. 2”, 1971), “IL LEONE E LA GALLINA” (dall’Album “Mazzini canta Battisti”, 1994), “IO VIVRÒ SENZA TE (Live)” (dall’album “Dalla Bussola. Mina”, 1972), “MEDLEY: Emozioni / Ancora tu / Sì, viaggiare / I giardini di marzo (Live)” (dall’album “Mina. Live ’78 (registrato a “Bussoladomani”)”, 1978), “I GIARDINI DI MARZO”, “IL NOSTRO CARO ANGELO”, “DIECI RAGAZZI (Dieci ragazze)”, “INNOCENTI EVASIONI”, “7 E 40”, “EMOZIONI”, “FIORI ROSA, FIORI DI PESCO”, “29 SETTEMBRE”, “L’AQUILA”, “NON È FRANCESCA” (dall’album “Minacantalucio” 1975), “AMOR MIO” (Spanish version di “Amor mio”), “YO PIENSO EN TI” (Spanish version di “E penso a te”), “JUNTOS” (Spanish version di “Insieme”), “QUE NOS SEPAREMOS” (Spanish version di “Io e te da soli”), “LA MENTE CAMBIA” (Spanish version di “La mente torna”) (dall’album “Amor mio. Mina canta en español”, 1972), “L’AMOUR EST MORT” (French version di “Io e te da soli”), (dal 45 giri “L’amour est mort” / “La vie”, 1972).

 

 

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Pubblicato: 3 mesi ago

“C’è Mina! C’è Battisti!”

Dal volume autobiografico Le luci della centrale elettrica con cui Vasco Brondi, fondatore dell’omonima band, ripercorre i suoi primi dieci anni di carriera abbiamo estrapolato questo tenero amarcord mazziniano…

di Vasco Brondi

Quando ero piccolo a casa mia la musica non si ascoltava, non c’era il giradischi, e l’unica forma di musica che sentivamo era mia madre che canticchiava Lucio Battisti. O quando trasmettevano in televisione due minuti con Mina o con Battisti, e mia madre e mio padre se lo urlavano da una stanza all’altra: “C’è Mina! c’è Battisti!” Poi qualche anno fa ho trovato tutti i 45 giri di mio padre con le canzoni di Mina e di Battisti, soprattutto di Mina. Mia madre da giovane era identica a lei, più o meno hanno la stessa età, era una sua grande fan, aveva lo stesso stile e quei vestiti anni sessanta. Conoscendo l’amore dei miei genitori per Mina, per me è stato bellissimo e anche un po’ surreale incontrare a Milano sua figlia, Benedetta Mazzini, e sentirmi dire: “A mia mamma Canzoni da spiaggia deturpata piace tantissimo, mi ha chiesto di chiederti se ti va di provare a scrivere delle canzoni per lei”. Poi ci siamo sentiti al telefono direttamente con Mina, e lì le ho detto che i miei genitori sono tra i suoi fan più grandi. Mi ha chiesto di lasciarle l’indirizzo dicendomi che le avrebbe fatto piacere spedire ai miei il suo ultimo disco. Le ho lasciato l’indirizzo, senza dire niente a loro, e dopo un mesetto, mentre ero a suonare a Roma, mi ha chiamato mia madre emozionata per dirmi che era arrivato un disco di Mina con una dedica per lei e per mio padre. Credo sia stato quello il momento in cui i miei genitori hanno capito che quello di musicista sarebbe stato il mio lavoro. Poi per Mina ho anche provato a scrivere un pezzo, ma non era adatto a lei. Il pezzo poi è diventato I nostri corpi celesti, che con un altro arrangiamento e un’altra armonia è finito in Per ora noi la chiameremo felicità.

p.s. E a proposito di omaggi alla Tigre da parte delle nuove leve della scena musicale italiana, uno dei 69 concorrenti che si contenderanno un posto al Festival 2019 nell’imminente Sanremo Giovani condotto dalla strana coppia Baudo-Rovazzi è il giovane cantautore Icaro col brano Vivo su un’astronave (a Mina)…

 

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Pubblicato: 4 mesi ago

84. Anteprima!

Tutto il Battisti cantato da Mina

Per te che sei il mio presente

di Loris Biazzetti

 

Scripta Minant / 6

Volevo dirti che io…

di Mina

Qualcosa che ho dentro me

di Mina

 

Christine Leroux tra Lucio e ombre

Dietro la porta chiusa

di Gherardo Gentili

 

Mina: 60 anni di copertine che cantano

Iconografia di una voce

di Antonio Bianchi

 

A Vogue tribute to Mina

Arbitra elegantiarum 

di Loris Biazzetti

 

Gli anni roventi della Tigre in Germania

Getigerte Mina

di Loris Biazzetti

Getigerte Mina: la discografia

di Fernando Fratarcangeli

 

Come gocce

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Pubblicato: 4 mesi ago

84. Il sommario in anteprima

Tutto il Battisti cantato da Mina

Per te che sei il mio presente

di Loris Biazzetti

 

Scripta Minant / 6

Volevo dirti che io…

di Mina

Qualcosa che è dentro me

di Mina

 

Mina: 60 anni di copertine che cantano

Iconografia di una voce

di Antonio Bianchi

 

A Vogue tribute to Mina

Arbitra elegantiarum 

di Loris Biazzetti

 

Gli anni roventi della Tigre in Germania

Getigerte Mina

di Loris Biazzetti

Getigerte Mina: la discografia

di Fernando Fratarcangeli

 

Ultimissime dal pianeta Mina

Come gocce

 

… e molto altro!

 

IN SPEDIZIONE ENTRO NOVEMBRE

 

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Pubblicato: 5 mesi ago

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Eccola, la prima splendida sorpresa mazziniana dell’autunno: un numero speciale di Vogue Italia – nelle edicole dal 2 ottobre con ben 4 differenti copertine – monograficamente dedicato a Mina e al suo Stile. In attesa di occuparcene più in dettaglio nel dossier Iconografia di una voce che troverete nella nuova fanzine, vi inoltriamo il comunicato stampa diffuso dalla prestigiosa testata in vista di questa uscita-evento…

 

VOGUE ITALIA CELEBRA 60 ANNI DI CARRIERA DI MINA: UN NUMERO DEDICATO AL SUO STILE 

(CON LE “IMITAZIONI” DI GISELE E CARLA BRUNI) E IL PARTY PIÙ ATTESO DELLA FASHION WEEK

 

Milano, 19 settembre 2018 – «Mina ha influenzato il costume», scrive Massimiliano Pani nel numero di ottobre di Vogue Italia, dedicato proprio a sua madre. «Già dagli inizi, le ragazze la presero a modello pettinandosi, truccandosi e vestendosi come lei, cercando di assomigliarle. Poi, dopo il ’78, la sua immagine è passata solamente attraverso le copertine dei suoi progetti musicali. Con Mauro Balletti ha costruito per eccesso e per sottrazione un infinito “photo book” di Mine-nonMine. Proprio con Mauro siamo andati, mesi fa, da Vogue Italia per proporre una collaborazione che vertesse sul lavoro di “Mina e l’immagine”».

Il risultato è una carrellata senza precedenti di immagini in cui top model di fama mondiale e icone della femminilità italiana posano per fotografi e artisti internazionali interpretando a loro modo lo stile unico di questa inconfondibile artista, a 60 anni dal suo debutto alla Bussola e a 40 da quell’addio alle scene che ne ha ulteriormente alimentato il mito. Su una delle copertine del numero, scattata da Luigi & Iango, impressionante la somiglianza di Gisele Bündchen, che per ricrearne la sensualità e le espressioni si è preparata guardando i video dell’artista. E poi molte altre “nonMine” che verranno mostrate in anteprima venerdì 21 settembre a Milano al cinema Manzoni durante Making Love, il party di Vogue Italia che ogni anno rappresenta il clou della fashion week, e che per questa edizione è appunto “A Vogue Tribute To Mina”. Dove famosi performer italiani e internazionali si metteranno alla prova con i grandi successi di Mina, accompagnati dal pubblico che sarà chiamato a prendere anch’esso parte all’evento.

Nel numero in edicola dal 2 ottobre la più famosa top italiana di sempre, l’ex first lady di Francia e oggi cantautrice Carla Bruni, interpreta Mina per l’obiettivo di Giampaolo Sgura, che ha fotografato altre nove italiane (i cui nomi verranno rivelati durante il party). Ancora una super model di casa nostra, Mariacarla Boscono, viene inseguita da Dario Catellani per le strade di Cremona, la città della “Tigre”. Oltre a Gisele, il duo composto da Luigi Murenu e Iango Henzi ha fatto rivisitare storiche immagini della cantante alle top model internazionali Guinevere Van Seenus (nella famosa versione barbuta dell’album Salomè), Karen Elson e Remington Williams.

Dopo Gisele, verranno svelate nei prossimi giorni sul profilo Instagram di Vogue Italia una seconda e una terza copertina. La quarta è un’immagine inedita di Mina opera di Mauro Balletti – dal 1972 suo ritrattista e firma di tutte le copertine (un centinaio) che dal ritiro dalle scene sono il suo unico palcoscenico – e ispirata alla rivoluzionaria cover realizzata nel 1950 per Vogue America dal maestro Erwin Blumenfeld. «Partendo da una mia immagine inedita di Mina», spiega Balletti, «ho voluto rendere omaggio alla splendida fotografia della modella con rossetto, neo e eyeliner di Blumenfeld: un ritratto sorprendente, che richiama la cartellonistica della Belle Époque. Ho quindi realizzato un “Frankenstein”, una delle mie operazioni estetiche che nascono quando mi accorgo, per esempio, che la bocca migliore per un’immagine è presente in un’altra foto. Qui ho tolto il naso, con l’aiuto di Stefano Anselmo, il make up artist che collabora con me da sempre. Anche questa immagine è stata concordata con Mina».

«Abbiamo iniziato a lavorare a questo progetto oltre un anno fa, quando la famiglia di Mina ci ha proposto di collaborare in occasione dei suoi 60 anni di carriera», dice Emanuele Farneti, direttore di Vogue Italia. «Abbiamo pensato che sarebbe stato bello celebrare non la Mina cantante, ma la Mina straordinaria creatrice di immagine, e l’impatto che ha avuto sul mondo della moda, del beauty, della cultura pop in generale. Abbiamo così chiesto a una serie di fotografi e stylist, italiani e non, di lavorare sulle sue referenze: ne è uscito un numero monografico di incredibile varietà, a conferma di quanto fertile sia il suo immaginario. La cosa che mi è piaciuta di più? Che l’operazione non ha nulla di vintage, ma è anzi totalmente contemporanea».

Michael Bailey Gates per esempio ha voluto come modella la drag queen Aquaria, vincitrice dell’ultima edizione del talent RuPaul’s Drag Race. Altri servizi ispirati a Mina sono stati scattati da Andrea Artemisio, Annemarieke Van Drimmelen, Paul Kookier, Raymond Meier e Sarah Moon.

Completano lo speciale di quasi 100 pagine testi in cui lo stile rivoluzionario di Mina e la sua influenza sull’immagine di moda in tutto il mondo sono commentati, tra gli altri, dall’editor in chief di W Stefano Tonchi, dal direttore creativo Giovanna Battaglia, dal fashion editor George Cortina, dall’artista islandese Ragnar Kjartansson, dal casting director Piergiorgio Del Moro, dalla make up artist Fulvia Farolfi e dal giornalista Angelo Flaccavento.

 

Serena Scorciarino

JR Communications Manager

Edizioni Condé Nast S.P.A.

 

 

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Pubblicato: 5 mesi ago

Un fazzoletto e una carota

Settembre 1969: in occasione del debutto di Massimiliano in Prima Elementare nella scuola pubblica di Loreto (dove avrebbe trovato la sua maestra del cuore in Mariuccia Medici, in seguito attrice tra le più apprezzate del teatro popolare ticinese), mamma Mina gli dedicò – sulle pagine amiche del settimanale Annabella – questo tenero scritto da cui si può facilmente comprendere su quali solide e amorevoli basi educative Max sia poi diventato il perfetto gentleman (“bello, sano, intelligente, sensibile, civile, rispettoso, ironico, responsabile, grande amante della famiglia, eccezionale nel lavoro”, ipsa scripsit) che tutti noi conosciamo e amiamo…

di Mina – Foto: Egizio Fabbrici

Mio figlio Massimiliano ha sei anni e frequenta la Prima Elementare in una scuola pubblica di Lugano, dove da tempo abitiamo. Non gli passo ancora uno ‘stipendio’, anzitutto  perché il regolamento della scuola vieta ai bambini di tenere denaro in tasca. Massimiliano può entrare in classe con un fazzoletto e una carota, o una mela, per la merenda a metà mattino. Gli svizzeri, si sa, sono igienisti osservanti e le autorità scolastiche esigono che, per la salute dei denti, i bambini rinuncino ai dolcetti in favore di frutta e verdure crude. In secondo luogo Massimiliano non ha alcun bisogno di avere del denaro: ciò che desidera, nei limiti del lecito, per ora lo ottiene da me e dai nonni. È ancora così piccolo che mi commuovo soltanto a immaginarlo con cinquanta lire in mano. Avrà tempo di imparare che, nella vita, tutto ha un prezzo, e non solo in moneta sonante.

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Pubblicato: 5 mesi ago

Tre volte dentro me

Gli argomenti-clou del sommario della fanzine 84 in uscita a novembre? Nel dossier ICONOGRAFIA DI UNA VOCE Antonio Bianchi ripercorrerà l’evoluzione dell’immagine di Mina nelle copertine dei suoi dischi dagli esordi a oggi. E poi ci sarà finalmente, arricchita da una digressione aneddotica sulle avventure della Tigre in Germania, la DISCOGRAFIA TEDESCA a cura di Fernando Fratarcangeli, mentre è ancora top secret il tema dell’articolo di apertura in quanto legato all’attesissima emissione discografica autunnale di Mina…
(Illustrazione: Gianni Ronco)

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Pubblicato: 6 mesi ago

Chiamami col mio nome

Attenti come (non) siamo alla trascurabili proposte musicali che ci vengono propinate ultimamente dalle radio, solo ora ci accorgiamo che uno dei tormentoni più in voga in questa ormai languente estate – Fotografie di Carl Brave (ft. Francesca Michelin e Fabri Fibra) – cita la Mazzini nei criptici versi: “Qua non si campa d’aria (ahh) / E non si torna indietro come ha fatto Mina”. Un piccolo omaggio che va ad aggiungersi alla lunga lista di “citazioni in musica” cui dedicammo qualche tempo fa il post qui di seguito riproposto:

“Grande Vasco!“, ha esclamato Mina in un recente numero di Vanity Fair, dopo aver preso a prestito alcuni celebri versi del cantautore di Zocca (“…anche se questa vita un senso non ce l’ha“) in risposta ad una delle sue tante lettrici affette da spleen esistenziale. Manco a dirlo, la fuggevole citazione-omaggio ha subito scatenato l’immaginazione degli aficionados del nostro blog su un possibile sodalizio artistico tra i due Mostri Sacri. Di un MinacantaBlasco, in verità, si favoleggia con insistenza sin dai tempi di Vita spericolata che si dice lei fosse sul punto di incidere intorno alla metà degli anni Ottanta, ma finora – se si escludono la bella Va bene va bene così ripresa in Canarino Mannaro e un misterioso pezzo firmato Rossi-Curreri escluso in extremis da Veleno - i due mondi hanno continuato a sfiorarsi senza mai approdare ad un incontro concreto. Su Youtube, in compenso, circola da tempo il provino di una canzone inedita, Donna particolare, che Vasco ha composto qualche lustro fa dedicandola espressamente alla Tigre e ai perché del suo ritiro dalle scene. Eccone alcuni versi:
“Sono una signora di una certa età / e sono andata per tanti anni in Svizzera”. 
Beh, certo, una signora un po’ particolare / Lei è una star internazionale!
Lei dice Mina… dice Mina e vuole che le racconti anche il resto?
“No, grazie, questo non interessa alla massa”.
Ok, sì, vabbe’… certo, sì, una vita particolare
Prima tutta musica e poi… casa!“.
Non è la prima volta che il nome di Mina fa capolino nel testo di una canzone. Ricordate Angeli, lanciata nel 1981 da Lucio Dalla e Bruno Lauzi? Nel brano – un affresco un po’ impietoso della città di Lugano – si parlava tra l’altro di un pizzaiolo di Messina, giunto da poco nel capoluogo ticinese, il cui solo svago era quello di andare a vedere “con la moto dove abita la Mina“.
Molto più irriverente Ogni tetta… due milioni, datatissimo brano di protesta inciso nel ’72 dal compianto cantastorie Sergio Trincale (presenza storica di Piazza del Duomo a Milano), che polemizzava sul cachet percepito dalla Signora per le sue mitiche esibizioni alla Bussola, tra gli applausi di quegli stessi “padroni”  che negavano diecimila lire di aumento agli operai delle loro “fabbrichètte”. E in chiusura della sua invettiva, Trincale – non senza aver precedentemente lodato le virtù artistiche e fisiche della cantante (“grande artista e gran bella donna“) –  rivolgeva agli affamatori del popolo la terribile minaccia: “Vi farò due occhi neri / grandi come i seni della Mina!”. Mai lotta di classe si avvalse di licenze poetiche così poco galanti.
Più garbata la citazione – “Quasi quasi metto Mina / senti come canta qui” – contenuta in È una buona idea di Rettore nel suo album Rettoressa del 1988, così come grondano di devota ammirazione i versi “Voglio cantare più intonato di Mina” che Jovanotti infilò nell’elenco dei suoi sogni (impossibili) nella rappeggiante Voglio di più del ’94. Senza dimenticare quel delirio camp con arrangiamento anni Sessanta e coretti du-àp du-àp intitolato Mi chiamano Mina (ma il mio nome è Aldo) che l’ineffabile Aldo Busi inserì nel suo album Pazza del 1990. Che dire, poi, del gruppo rap-reggaiolo antiproibizionista dei Sanguemisto che, nella loro La porra del ’94, inneggiavano agli effetti dello sballo con versi come: “La mista è ben farcita io la faccio su / manco fossi Mina vedo Mille bolle blu“). In Aspettando il 2000 di un lucido e disincantato Luca Barbarossa, la Mazzini diventava nientemeno che simbolo delle illusioni perdute della giovinezza, quando “eravamo convinti che Rivera fosse Dio e che quello di Mina non fosse un addio”. Alla fine del 2016 è quindi stata la volta del duo Tricarico-Arisa che, nel lodo singolo Una cantante di musica leggera, evocavano la vitalità dirompente degli esordi della Tigre: “Voglio innamorarmi di una cantante di musica leggera e sincera / tipo la Mazzini all’inizio della sua carriera”. L’elenco potrebbe continuare con la prima versione, poi riaggiornata coi nomi di nuovi idoli più a portata di video, della sigla di Superclassifica Show (“Mina la Carrà e Lucio Battisti / qui da me con corron rischi“) e con le varie composizioni strumentali  a lei intitolate da parte di jazzisti come Gianni Bedori e Renato Sellani, senza dimenticare quel ruspante Dedicato a Mina a tempo di mazurka firmato Secondo Casadei. E a voi – tralasciando naturalmente le mille esibizioni televisive in cui era lei stessa ad autocitarsi con ironia, come ad esempio in Superaugurissimo di Mina per Natale – vengono in mente altri esempi?
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Pubblicato: 7 mesi ago

Il nuovo che avanza

Nel numero 80 della nostra fanzine avevamo dedicato alle antologie e ai greatest hits mazziniani un ricco dossier che già nel titolo – Il meglio è passato – pareva dare quasi per scontato il tramonto di una gloriosa tradizione resa ormai obsoleta da una discografia sempre più liquida e impoverita. In realtà la formula dei the best – almeno per quei rarissimi artisti che, come Mina, dispongono di un monumentale catalogo da valorizzare e da difendere – si sta rivelando tutt’altro che agonizzante e, se opportunamente riveduta e corretta, può ancora riservare agli appassionati allettanti sorprese. È proprio in questo senso che si sta muovendo Massimiliano Pani in vista delle prossime emissioni in collaborazione con la Warner Music che, come noto, detiene i diritti del catalogo PDU dal 1967 al 1993. “Stiamo lavorando – ci aveva anticipato Max oltre un anno fa – per riordinare il meraviglioso caleidoscopio di inediti e di cover contenuto in quei dischi. C’è l’idea di ripubblicare i vari album riarrangiando alcuni dei brani e aggiungendo tracce inedite, ovviamente seguendo le scelte artistiche di Mina stessa…”. Il primo risultato concreto di questa serie di affascinanti progetti “tra passato e presente” potremo toccarlo con mano già entro quest’anno. Nel frattempo, l’infaticabile Lady Mazzini non smette di lavorare anche su altri fronti: sta continuando a selezionare nuovi pezzi per un prossimo album di inediti e ha in ballo un ulteriore progetto discografico – ovviamente top secret – che potrebbe vedere la luce entro il 2019.

(Photo: Benedetta Mazzini

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Pubblicato: 8 mesi ago

Sempre, sempre, sempre

Stando ai dati diffusi ieri dalla FIMI sull’andamento delle vendite discografiche nel primo semestre del 2018, Mina si riconferma come una delle poche inossidabili certezze di un mercato sempre più friabile (“passato dallo stato solido degli anni d’oro – scriveva pochi mesi fa con amabile sarcasmo il compianto Mario De Luigi di M&D - a quello liquido dei modelli di fruizione digitale, e in procinto di entrare ora in quello gassoso per la fragilissima consistenza delle sue componenti”). Risulta infatti al 19° posto con Tutte le migliori (e con questo ennesimo exploit l’operazione Minacelentano, dopo il primato assoluto del 2016 e la quarta posizione del 2017, centra la sua terza presenza annuale consecutiva) e al 24° col magnifico Maeba – fresco di disco d’oro – che a sua volta si piazza assoluto nella classifica dei vinili più acquistati tra gennaio e giugno. Un doppio piazzamento mica male, per una highlander della Musica che sei decenni fa contendeva le vette delle classifiche a Joe Sentieri, Paul Anka o Don Marino Barreto e che oggi può ancora permettersi di dare del filo da torcere – e impartire disinvolte lezioni di modernità – a legioni di stonazzati pischelli e di anemiche sciacquette le cui stagioni di gloria si esauriscono irrimediabilmente nel giro di un quarto d’ora…

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Pubblicato: 8 mesi ago

La voce che corre sul piano

Ebbene sì: come ampiamente previsto da molti di voi, sarà la deliziosa e freschissima Troppe note di Franco e Viola Serafini il terzo singolo estratto da Maeba nelle radio da domani. E proprio alla spumeggiante Viola abbiamo chiesto di svelarci qualche piccolo retroscena del testo da lei così brillantemente composto…

di Viola Serafini

Quando mio papà mi ha chiesto di scrivere il testo di Troppe note ho pensato di raccontare una fotografia di vita reale, in bilico tra piccole incoerenze e sentimenti ambivalenti che sembrano mangiarsi l’un l’altro. Una litigata, esattamente, che è una sintesi di rassegnazione, incapacità di lasciarsi andare, esasperazione, ammissione di colpa (le bugie che sono le mie a ferirmi di più). E poi sì, una storia d’amore, perchè, non ci possiamo fare nulla, è la cosa più bella da raccontare e più viva al mondo. La cosa che ti fa fare una cantata dopo una cena in cui forse hai bevuto qualche bicchiere di troppo, con la voce che segue i tasti del piano con le mani che corrono veloci. Ecco, è lì che immagino Mina cantare questa canzone: in piedi a fianco di un pianoforte, o mentre prepara i bagagli, o affetta le cipolle per fare un soffritto. Non so se abbia reso l’idea: la mia intenzione è stata quella di mettere in bocca alla migliore voce femminile che mai sia esistita una realtà che più reale non ci potesse essere. Un mito che riesce ad essere tale proprio perché a cavallo tra l’umano e la voce nitida e pura che non si lascia vedere. Il tutto appoggiandomi alle note di mio padre, un grande artista che non smetterò mai di ringraziare.