Il Blog

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Pubblicato: 4 giorni ago

Tu non mi freghi più

Nella sterminata bibliografia mazziniana – destinata ad arricchirsi, nel corso del prossimo anno, di almeno un paio di importanti nuove emissioni  – la più affidabile monografia sugli esordi artistici della Tigre rimane il libro di Tato Crotti e Giovanni Bassi Mina prima di Mina edito da Rizzoli nel 2007. Sullo stesso insidioso terreno paleominoico si è avventurato recentemente con piglio wikipedestre il giornalista Umberto Piancatelli con il volumetto Mina quando era Baby Gate. Dopo aver letto il quale, l’amico Franco Zanetti – Autorità Suprema e Inconfutabile in ogni ramo dello scibile minologico – ci ha inviato la seguente recensione non propriamente lusinghiera…

di Franco Zanetti

Come buttare undici euro. Dipiace scriverlo, trattandosi del “lavoro” di un collega, ma dietro un titolo accattivante si nasconde un librino di una pochezza desolante. Le pagine di testo sono 15, e il racconto degli esordi di Mina non dice niente di inedito. Il resto del libro sono 97 pagine che ricopiano da Wikipedia discografia, titoli dei programmi televisivi e dei film a cui Mina ha preso parte, e – nella pagina “pubblicità” – i nomi delle sei aziende per le quali Mina ha prestato la sua immagine o la sua voce. Non restituisco il libro ad Amazon solo per non avere l’incomodo di farlo, e lo conserverò a futura memoria, per ricordarmi di non fidarmi mai più delle descrizioni fornite da chi autopubblica i suoi libri (“accoglie numerose chicche e infinite curiosità, offre gustosi retroscena assolutamente inediti e le dichiarazioni più curiose e significative”: parole da imbonitore matricolato). Colpa mia che ci sono cascato.

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Pubblicato: 1 settimana ago

Il brivido? Eccolo qua…

Nell’autunno 1969, le nobili pagine di Musica e Dischi preannunciavano l’uscita dell’album Bugiardo più che mai… più incosciente che mai definendolo a scatola chiusa come “l’LP più atteso del prossimo Natale” nonostante l’agguerrita concorrenza dei dischi-strenna di Pezzi da novanta come Battisti, De André e i Beatles. Più o meno le stesse parole, a mezzo secolo di distanza, sono state spese in occasione del lancio in preorder su Amazon e altre piattaforme digitali – con prenotazioni da record – del nuovo Mina Fossati che, come ha scritto la sempre fantastica Marinella Venegoni su La Stampa del 25 settembre scorso, “sarà accolto dagli ‘ah’ e dagli ‘oh’ di quella maggioranza silenziosissima di fanatici della canzone d’autore che non ha nemmeno idea di chi sia Sfera Ebbasta e però tiene le orecchie dritte perché sente intorno a sé da troppo tempo il gelo, la mancanza di un brivido: ed eccolo, finalmente. Il frisson, bontà sua, è già un regalo di Natale da una coppia veramente inattesa: i due desaparecidos delle sette note, i due che vissero due volte, mettono insieme la famosa ritrosia e ne fanno un boato, annunciando l’impensabile connubio discografico, con tanto di copertina già sfornata e data di uscita il 22 novembre. Due ritrosie davvero diverse. La popolarità spaziale di lei contro il vasto segmento più sofisticato e cerebrale di lui. Lei estroversa con la risata contagiosa e le note incredibili, lui di poche parole, attento alle virgole e pacatamente proprompente nella scrittura e nel canto trattenuto. E poi c’è la musica, quando sa fare i miracoli. La sorpresa che li diverte, la sfida del riprovarci ancora. La bellezza della creazione, la goduria dell’ascolto e del canto. E il ritrovarsi a rinnovare quell’insoluto mistero che resta la sorpresa della scoperta reciproca…”. Prepariamoci, allora, al primo frisson. Che ci scuoterà nella prima settimana di novembre, quando nelle radio e su iTunes debutterà lo strepitoso singolo apripista dell’operazione. Tutti pronti col plaid sur le genou?

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Pubblicato: 2 settimane ago

Sulla Terra io e Lei

“Forse non tutti conoscono questo antico e prezioso materiale sonoro – spiegò Massimiliano Pani presentando alla stampa, nei primi giorni di ottobre di 19 anni fa, l’album-capolavoro Dalla Terra - ma sicuramente, grazie all’interpretazione di Mina, molti lo potranno capire. Lei rende facile e godibile questo repertorio, spirituale anche per chi non è abituato a riflettere sui valori della fede”. A conferma di queste belle parole, la nostra indimenticabile pasionaria (e senatrice di Rifondazione Comunista) Rina Gagliardi espose nella fanzine numero 55 – da fan “religiosamente” devota alla Mazzini – il suo “laico” punto di vista sul disco…

di Rina Gagliardi

Carissima Mina, questa è una lettera d’amore. Una dichiarazione pubblica di devozione. E, soprattutto, un ringraziamento. Costretta a casa da un’influenza, ho potuto ascoltare Dalla Terra in pace e ad libitum. Che dire dell’esperienza irripetibile che è, in questo album, la tua Voce? In realtà, io sono innamorata della tua Voce: un innamoramento che dura da circa otto lustri. Non è facile spiegare in parole “umane” quel mix di piacere, vertigine fisica, liberazione catartica della mente e delle viscere che la tua “parola scenica” produce. Il modo con cui, per esempio, accenti “Maria”, all’inizio del Memorare, è di quelli che si conficcano nella memoria, e vi risuonano come un’eco voluttuosa e permanente. E poi, la struggente dolcezza di Nada te turbe, che tu attacchi con compostezza crepuscolare per poi “ascendere” a un lamento melodrammatico; il virtuosismo colorato, da barocco pulsante, dello Stabat Mater; la carusiana “lacrima della voce” in forma di blues che immetti nel Pianto della Madonna (sì, l’ha scritto un tuo fan e lo ripeto: Monteverdi l’ha composto per te, con tre secoli di anticipo). E ancora. L’emissione febbrile di Veni creator spiritus, la monodia di Voi ch’amate lo Criatore impreziosita da potenti salti di ottave, “semplice” eppure sfumatissima. E poi la superba solennità del Magnificat, fino all’esplosione finale, quell’Ave Maria di Bach-Gounod un po’ glaciale, e oggi finalmente così “libera”.

Sì, questo disco è davvero un evento “della” Terra. Eppure, prima di ascoltarlo, ero diffidente. In questi tempi di neo-integralismo cattolico, con annessi e connessi giubilari, non mi sento in grande sintonia emotiva con la Musica Sacra – ne va perfino, talora, del mio rapporto col grande J. S. Bach… Bene, tutto questo tormento pre-giudiziale è caduto al primo ascolto, alla prima immersione nel flusso della tua Voce. Non so se sei credente o no, ma la tua Voce, proprio in questo ultimo disco, ha una forza laica sorprendente – è ricca, impudica, multiforme, terrestre. Come diceva il Barone Scarpia cantando il Te Deum, posso dire a te: “Mina, fai dimenticare Iddio”. 

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Pubblicato: 3 settimane ago

Uiallalla, tre volte dieci

Ai tempi di UIALLALLA – e tra poche settimane saranno passati trent’anni da quel grande doppio – le nostre fanzine erano ancora redatte e scritte a mano e (mal)riprodotte in fotocopia. Internet era una chimera lontana e le lettere dei fans con i pareri a caldo sull’album intasavano per settimane la nostra buca della posta. Ed è incredibile come l’approccio “fisico” con carta e penna inducesse gli scriventi a recensioni spesso assai più meditate e approfondite (nonché grammaticalmente più corrette) di tanti post frettolosi, sgangherati e trascurabili che affollano oggi le pagine facebookiane, compresa la nostra. Confuso tra i commentatori di UIALLALLA in apertura del nostro  numero 28 di fine ’89 c’era anche – in una delle sue prime apparizioni nella fanzine – un ancora acerbo ma già folgorante Antonio Bianchi poco più che ventenne. Vi riproponiamo un frammento di quel suo antico scritto insieme a quelli – non meno godibili – firmati nelle stesse pagine da due fans di alto lignaggio come Flavio Merkel  e Alessio Musumeci…

“… Il doppio, come al solito, dimostra il valore di Mina più che mai trasformista vocale. Nelle quattro facciate è possibile rintracciare un’incredibile varietà di stili e di vocalità. Tanto per cambiare, qualche giornalista musicale ha avuto da ridire sulla mancanza di un comune denominatore tra le varie canzoni. E in effetti i dischi di Mina altro non sono che raccolte di canzoni assolutamente indipendenti tra loro. Troppi critici sembrano dimenticarsi che se il repertorio di un cantautore deve essere modellato intorno a un’idea-base e a un filo conduttore, per gli interpreti puri il trait d’union è una sensibilità vocale e interpretativa  capace di appropriarsi di una molteplicità di mondi mediandoli con la personalità. La mia impressione è che Mina risulti sempre più isolata nel suo mondo di interprete pura nell’accezione più ampia. La sua è una multidimensione divertita e drammatica, disimpegnata e attenta. Mentre interpreti della nuova generazione  come la Mannoia, per essere riconosciute tali, si spingono agli estremi di situazioni cantautorali sino alla caricatura (spesso dimenticando, per incapacità o mancanza di ironia, atmosfere apertamente disimpegnate), Mina prosegue imperterrita la produzione di dischi variegati, senza una logica di base che non sia quella di aggregare canzoni piacevoli. TRE VOLTE SI’, coinvolgente e maestosa nel suo crescendo liberatorio, è sicuramente la canzone più “minosa” del doppio. La surrealità de LA MONTAGNA – supportata da un arrangiamento teso a sottolineare l’aerea impalpabilità del racconto – si oppone al realismo di TIR. Al centro, BACHELITE tratta un argomento serioso con estrema levità, giocando la carta di una sottile ironia che si tinge di amarezza proprio per il contrasto che ne nasce. USCITA 29 rientra invece nel filone che in Mina interprete amo di più, quello tristemente pensoso e soffiato…”. – Antonio Bianchi, Poviglio (RE)

“… È il settimo anno della formula ‘un disco vecchio e uno nuovo’ e mai come stavolta le scelte sono state felici (anche se la formula ormai dovrebbe essere cambiata, ogni tanto le regole vanno infrante…). Una Mina super, con inedite e inaspettate sfumature della sua voce (specie in ARE YOU LONESOME TONIGHT e CHITARRA SUONA PIU’ PIANO) e le acrobazie di cui non possiamo fare a meno. Particolarmente efficaci gli arrangiamenti di Massimiliano, ottimi i solisti, tutte sopra la media le canzoni nuove: svettano TRE VOLTE SI’, LA MONTAGNA, CHE NOME AVRA’ e USCITA 29. Nell’insieme si apprezzano meglio a ogni nuovo ascolto, perché alcune sono  complesse, quasi difficili. Le vecchie sono più varie anche se un po’ discontinue: il medley ‘black’ è divertente ma c’è un po’ troppo coda orchestrale, LES CORNICHONS una delizia, SARA’ PER TE sembra scritta apposta per lei (Francesco Nuti dovrebbe mandarle mille rose rosse). L’idea della copertina è forte, ma le Pumitrozzole sarebbero state meglio. Insomma, un disco diverso, persino azzardato (anche se i paragoni con KYRIE mi sembrano imperinenti) che chiude in bellezza questi anni 80…”. - Flavio Merkel, Roma

“… Non si entra ‘subito’ in UIALLALLA. Bisogna centellinarlo, ascoltarlo e riascoltarlo per arrivare a capire se l’esperienza può dirsi riuscita o meno. Rispetto a RIDI PAGLIACCIO l’impennata è notevolissima. Canzoni pensate, mai banali, in definitiva BELLE. LA MONTAGNA è un inatteso capolavoro (mi ha emozionato al pari di MUSICA in KYRIE): la voce di Mina ti prende e ti porta davvero in un’altra dimensione e Pier Giorgio Benda ha creato qualcosa di ‘incontaMinato’. Altre sconvolgenti emozioni arrivano con CHE NOME AVRA’, TIR, TRE VOLTE SI’ (avrei voluto tuffarmi nel disco), USCITA 29 (dove ho ritrovato le atmosfere raffinatamente intimiste di ALTRO), IL PLAID (accuratissima per interpretazione, arrangiamento e ambientazione). Insomma, UIALLALLA mi ha fatto capire che non sarebbe difficile tornare a incidere un doppio di soli inediti: quando si vuole le canzoni belle si trovano. Quanto alla “anonimamente stupefacente” copertina, dopo cover di ‘sfondamento’ come RANE e RIDI era giusto decentrare l’attenzione dell’ormai assuefatto spettatore-acquirente. Lussuosa la confezione, che gioia le buste interne nelle quali non speravo più. E che bello poter rivedere una Mina a figura intera o quasi. Ti viene voglia di abbracciarla e di mordicchiarle le guance…”. – Alessio Musumeci, Firenze

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Pubblicato: 4 settimane ago

Un magnifico novembre

Nei nostri sibillini post estivi vi avevamo anticipato in arrivo per l’autunno una Mina “nuova” e non semplicemente una nuova Mina. E in effetti MINA FOSSATI è un progetto che non ha precedenti nell’ultrasessantennale discografia mazziniana: non si tratta infatti né di un album-tributo al repertorio edito di un autore (come furono, con sfumature diverse, MINACANTALUCIO, MINA QUASI JANNACCI, NUMERO ZERO o il modugnano SCONCERTO) né di un normale disco di duetti alla MINACELENTANO in cui a fare da filo conduttore erano gli interpreti stessi e non i diversi compositori coinvolti. Sarebbe forse più pertinente il raffronto con AMANTI DI VALORE se non fosse per il fatto che, in quel caso, gli undici splendidi inediti che Franco Califano – in concorso  con Carlo Pes – cucì sulla pelle e sull’anima di Mina non previdero alcun suo intervento vocale. Ma a rendere “nuovo” MINA FOSSATI sarà anche l’approccio interpretativo con cui la Nostra ha saputo per l’ennesima volta reinventare il proprio canto adeguandolo con straordinaria empatia alla sensibilità del partner e valorizzando al meglio una stupefacente rosa di canzoni che – per l’eterogeneità dei generi musicali affrontati, l’eccellenza poetica dei testi e la magistrale cura degli arrangiamenti – renderà impietoso ogni raffronto con la recente produzione discografica non solo italiana. II problema, per noi e per le nostre coronarie, sarà uno solo: quotidianamente assediati come siamo dalla povera “musica che ci gira intorno, quella che non ha futuro”, sapremo reggere alla travolgente onda d’urto di tanta bellezza?

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Pubblicato: 4 settimane ago

Mina Fossati, l’Arte dell’incontro

Il comunicato stampa Coigest che preannuncia l’uscita del nuovo album-capolavoro…

MINA E FOSSATI
IL NUOVO ALBUM A DUE VOCI
IN USCITA IL 22 NOVEMBRE

Mina e Fossati insieme, per un nuovo album di inediti in uscita il 22 novembre per Sony Music. I due protagonisti della musica italiana, da tempo lontani dalla ribalta, per la prima volta uniscono le loro voci in 11 brani inediti, scritti e composti da Ivano Fossati e cantati da Mina e Fossati, che tornano a collaborare in un’occasione unica.

“Dopo otto anni la mia decisione non cambia: non torno a fare dischi né concerti, ma per niente al mondo mi sarei negato la gioia di scrivere questo album. Nessun musicista sano di mente direbbe no a Mina” – racconta Fossati a proposito dell’amicizia che lo lega a Mina e su questo progetto.

Il pre-order della versione CD Standard Digipack è disponibile da oggi. Da domani sarà disponibile online la versione CD Deluxe.

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Pubblicato: 1 mese ago

Una nuova Mina?

No, una Mina “nuova”.

#autunno2019 #nuovoalbum #canzoninuove

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Pubblicato: 2 mesi ago

Per fortuna c’è una Dea in Laguna

Non c’è importante occasione mondana o culturale in cui il nome di Mina – da sempre – non sia affettuosamente tirato in ballo. E anche il tradizionale Festival del Cinema che si sta svolgendo in questi giorni a Venezia non poteva non onorare la piacevole consuetudine: prima col documentario Life as a b-movie in cui Fabrizio Laurenti e Niccolò Vivarelli hanno ricostruito – con immancabili riferimenti a Urlatori alla sbarra e Io bacio tu baci - la carriera del re dei musicarelli Piero Vivarelli; e poi con la presenza del regista Ferzan Ozpetek che, nel ricevere il Premio Soundtrack Stars Award “per il prezioso rapporto del suo cinema con la musica”, ha rilasciato ad Arianna Finos un’intervista – pubblicata oggi su Repubblica e qui di seguito parzialmente riproposta – in cui ribadisce il suo antico amore per la grande cantante che nel prossimo film La dea fortuna sarà presente non solo con due canzoni (un inedito del nuovo disco e un successo di tanti anni fa) ma anche prestando il proprio nome al personaggio interpretato dall’immancabile Serra Yilmaz….

“… I cinque cantanti che mi hanno influenzato di più? Mina, Nina Simone, Gabriella Ferri, la turca Sezen Aksu, Judy Garland dell’ultimo periodo… solo donne”.

“…Mina è una delle persone più importanti della mia vita, negli ultimi anni. Mi telefonò una volta quando avevo la febbre, a Lecce. Vidi la chiamata dalla Svizzera, pensai a qualche pubblicità e invece era lei. Da allora ogni giorno ci mandiamo messaggi vocali, ne ho tantissimi suoi meravigliosi. A distanza comprende i mie stati d’animo, come una strega. Mi è stata vicina quando mio fratello è stato male. Mi ha insegnato a dire no rispetto alle cose che non voglio fare…”.

“…Raccontare Mina in un film? Talmente la amo e la rispetto che avrei difficoltà a parlarne. A 18 anni, nel gruppo delle ‘Fate ignoranti’ – così ci chiamavamo – organizzavamo delle cene per accogliere un amico che lavorava in RAI e ci portava i dischi di Mina prima ancora che fossero in commercio. Una decina di pazze furibonde ad aspettare che ci mostrasse la copertina…”. 

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Pubblicato: 2 mesi ago

Magnifica presenza

“… Forse l’immagine più potente, più toccante di Saturno contro è una panca di ospedale vuota. Si è consumato il tempo a disposizione di una vita, l’attesa è finita. Finito quel confuso senso di vane speranze, quel desiderio inconfessato di una morte liberatoria, espresso in una muta, non articolabile richiesta ai medici perché compiano un gesto pietoso che metta fine a quel dolore, che restituisca dignità al malato. Su una panchina come quella ero stato anch’io, fuori dalla stanza dove uno degli amici che più hanno contato per me giaceva in coma. Si chiamava Flavio Merkel e a lui, che ne è stato l’ispirazione, il film è dedicato. Flavio non era né giovane né bello come Luca Argentero che lo interpreta ma, come il personaggio del film, amava riempire la sua casa di un’umanità “colorata” che era la sua famiglia di adozione, tanto diversa da quella reale che aveva a lungo stentato a capirlo, forse accettarlo. Eravamo in tanti in quell’ospedale ad alternarci per una breve visita vicino al suo letto, spesso convinti che, a dispetto del parere dei medici, si accorgesse di noi, comunicasse con un battito di occhi, un sospiro. Alcuni avevano ricordi di un’amicizia antecedente la mia, come Ferzan Ozpetek e Gianni Romoli, che ha scritto con Ozpetek il film e lo ha prodotto con Tilde Corsi. Ma tutti noi eravamo “gli amici” di Flavio, quelli che in un ospedale «non contano un cazzo», come dice l’infermiera Milena Vukotic nel film. Quelli che devono stare al proprio posto, senza nessun diritto…” 

Con queste toccanti parole lo sceneggiatore Claudio Masenza ricordava – sulle pagine di un numero di Ciak del 2007 –  l’amico Flavio Merkel di cui oggi, 22 agosto, ricorre il quindicennale della scomparsa. Del nostro amato socio fondatore restano a noi del Minafanclub – oltre a un ricordo umano indelebile – tanti splendidi scritti che per oltre due decenni hanno impreziosito le pagine della “sua” fanzine. Quello che vi riproponiamo qui di seguito – mirabilmente in bilico tra prosa e poesia – è il racconto di un’avventura straordinaria e irripetibile da lui vissuta in un pomeriggio di febbraio del 1981 al fianco di Marco Piancastelli e Mauro Coruzzi nei mitici uffici milanesi della PDU italiana in via Senato 12……

 

ERO IO, ERI TU, ERA iERI

di Flavio Merkel

Quella volta che t’ho incontrata
se il mio cuore ha retto vuol dire che ero sano.

E’ apparsa, un secondo, sulla porta:
ha detto “buongiorno” ed è sparita.

Due facce sconosciute erano troppo
per la sua avversità alle sorprese.
Il buon Renzo si è alzato dalla scrivania
e ci ha detto: “Aspettate”.
Marco ed io ci siamo guardati
e detti ad alta voce: “Non è possibile!”
Per caso, quel giorno, eravamo da Renzo
a parlare di lei.
Via Senato era ormai la meta,
il tempio dove c’erano le reliquie.
Sulla scrivania erano sparse foto
che Renzo ci dava per il Bollettino.
Il Club aveva un anno di vita
ma non speravamo in tanta fortuna.
Renzo, con il suo fare gentile, ritorna:
“Le ho detto chi siete, verrà”.
Sentiamo provenire dal fondo dell’ufficio
il suono indistinto di una musica.
Dopo un’attesa eterna di cinque
o dieci minuti, lei entra.
Grande, imponente, tutta in nero,
gli occhiali ray-ban scuri, i capelli tirati,
la MINA.
Ci alziamo, impietriti e sbalorditi,
è lì davanti a noi, così, all’improvviso.
Non sappiamo bene che cosa fare,
tendiamo la mano.
Lei ce la scansa e invece ci abbraccia,
divertita e chiacchierona.
Il famoso ghiaccio si è rotto in un secondo.
Si chiede vicino a noi, ci chiede di noi;
Chi siamo, da dove veniamo, che cosa facciamo…
Ci chiede se ci è piaciuto KYRIE,
le interessa il nostro giudizio.
Ci chiede se abbiamo visto Sanremo,
due giorni prima.
Ci canta PER ELISA imitando Alice.
ANCORA di De Crescenzo le è piaciuta molto.
Arrivano Quaini e Cantarelli,
gentili, sorridenti e simpatici.
Mina dice a Cantarelli che una delle sue canzoni
le piace molto (è SONO SOLA SEMPRE?).
Fuma Marlboro, ci chiede che cosa vogliamo,
ordina un cappuccino scuro (sono le cinque del pomeriggio).
Guarda le foto sulla scrivania,
le commenta come se non fossero le sue.
E’ allegra, ride, scherza
è la Mina che ho sempre pensato,
una donna felice delle sue scelte.
Quella mezzora passa troppo in fretta.
Ci lascia con promesse che sappiamo vane,
chissà quando ci rivedremo mai.
Ma che importa, questa volta me la ricorderò, eccome.
Che importa se è stato il caso
E non la volontà a farci incontrare.
Che importa se mi devo accontentare di una voce senza corpo.
Che importa se non la vedrò più,
né di persona, né sul palco, né in tivù.
Che importa se il tempo passa,
se lei non è più la stessa.
Forse che io son rimasto lo stesso?
Che importa tutto…
Tutto passerà vedrai,
ma tu, Mina, resterai.

 

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Pubblicato: 2 mesi ago

Questione di stile

Il fatto che Mina, con la sua inossidabile Collection 3.0 (ancora in diciassettesima posizione mentre vi scriviamo), sia risultata per tutta l’estate l’interprete femminile preferita dagli Italiani nelle pur volatili e capricciose classifiche degli album più scaricati su iTunes è davvero un segnale in stridente controtendenza col trend culturale ed etico del momento. Se ben ci pensate, non potrebbe esserci Voce meno adatta della sua a fare da ideale colonna sonora all’Italia dei giorni nostri: sinonimo di talento e di professionalità in un Paese ai cui vertici (e alle cui basi) prevalgono l’inettitudine e il dilettantismo, simbolo di coerenza e di onestà intellettuale tra troppi sgomitanti voltagabbana che sacrificano la propria dignità per rimediare un precario posticino al sole, la Signora si appresta a sfidare in grande stile l’autunno discografico con un album che riporterà ai più alti livelli il concetto di “canzone”, ripulendoci le orecchie da mesi di reggaeton usa-e-getta, di trap smandrappati e di quella che perfino il modaiolo Rolling Stone ha bollato col calzante epiteto di musica ‘emmerda. E se il suo nome ha fortunatamente smesso da tempo di figurare tra quelli più chiacchierati dal gossip balneare (“Mina non fa più notizia ma rimane la nostra cantante numero 1″, scriveva Gherardo Gentili già 43 anni fa su Sorrisi), ci ha fatto invece molto piacere vederlo citato (tirando curiosamente in ballo la splendida Allora sì di Califano-Guantini incisa nel doppio 25) in un libro del severo linguista Nicola Gardini – Le dieci parole latine che raccontano il nostro mondo – edito qualche settimana fa da Repubblica: “Lo stile è la persona stessa, che scriva o no. In uno dei suoi album più belli, Mina cantava: ‘Forse sono strana io, ma il tuo stile non mi va..’, criticando non un poeta, ma un uomo che ha il torto di comportarsi troppo gentilmente in amore…”. 

(Illustrazione: Graziano Rimondini)

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Pubblicato: 3 mesi ago

Frenesie dell’estate

È probabile che molti di noi – se dieci anni fa avessero potuto prevedere in quale Italia infascistita e imbarbarita si sarebbero trovati nel 2019 – avrebbero volentieri iniziato una nuova vita nel deserto del Kalahari confezionando collanine di fiori di acacia da rivendere ai civilissimi Boscimani. Ma visto che da questo sciagurato Paese non ci siamo mossi e qui ci tocca ancora restare, accontentiamoci di uno dei pochi salvìfici punti fermi cui possiamo continuare ad aggrapparci per sopravvivere: Lei. Quello che vi proponiamo di seguito è il post che pubblicammo nel 2009 pochi giorni prima di Ferragosto: rileggendolo, vi si percepisce tra le righe la stessa identica “frenesia dell’attesa” che proviamo oggi in vista del nuovo, prestigioso, sorprendente disco autunnale già bell’e pronto da settimane e mai come stavolta avvolto nel mistero….

(…) Oggi voglio parlarvi di letture che hanno forgiato la mia giovinezza. Buzzati? Calvino? Palazzeschi? De Maupassant? Macché. “Il testo sacro” a cui mi riferisco è un numero di Eva Express del settembre 1982, sulla cui copertina campeggiava una splendida Mina fotografata a Lugano al fianco di Max nei pressi della – allora – nuovissima sala di registrazione in zona Pazzallo. Non meno ghiotto era l’articolo all’interno della rivista, intitolato Le nuove canzoni di Mina, con dettagliate notizie in anteprima sul 45 giri in uscita di lì a poco – quello con Morirò per te e Oggi è nero – e una prima raffica di indiscrezioni sul doppio LP dal titolo ancora top secret che avrebbe visto la luce a fine novembre (per la cronaca, sarebbe stato lo stesso Eva, alcune settimane dopo, a mostrare per primo la copertina dell’album in questione – Italiana – bruciando canagliescamente sul tempo Sorrisi, storico detentore ufficiale di tale privilegio). Perché vi racconto tutto questo? Semplice: anche il prossimo CD di inediti atteso tra la fine di ottobre e i primi di novembre potrà vantare l’onore di aver tenuto a battesimo un nuovo studio (quello aperto da un anno nella sede GSU di via Ciani). Proprio in questi giorni, finalmente decisa la scaletta e apportati gli ultimi ritocchi, il disco è quasi pronto per essere mandato in stampa. Le belle canzoni a disposizione – oltre una ventina – sarebbero state sufficienti per riempire un doppio (e ridàgli, con le analogie con Italiana), ma alla fine sì è deciso di concentrare la scelta sui pezzi più forti e farne un unico disco-bomba. Cresce, nel frattempo, l’attesa dei fans collezionisti per l’edizione americana di Sulla tua bocca lo dirò, a suo tempo annunciata per il 18 agosto ma al momento ancora invisibile su Amazon e sugli altri siti di e-commerce d’Oltreoceano. Impossibile saperne di più dai nostri interlocutori di casa Sony, i cui recapiti telefonici – forse per un prolungamento delle vacanze – sono in questi giorni più muti di un concerto di Kylie Minogue a play-back spento. L’arrivo di settembre – vedrete – ci regalerà qualche certezza in più… (Minafanblog- agosto 2009)

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Pubblicato: 4 mesi ago

Ennio Guarnieri, signore della luce

Non abbiamo fatto in tempo a dedicargli un ricordo nella nuova fanzine (finalmente in stampa e in partenza nel finesettimana). Ma a rendere un doveroso omaggio all’appena scomparso Ennio Guarnieri – direttore della fotografia tra i più prestigiosi del nostro cinema (e della pubblicità) – ci ha provvidenzialmente pensato l’amico Emmanuel Grossi con questo pezzo scritto di getto apposta per noi…

di Emmanuel Grossi

Apprendo dal post di un amico e collega che ci ha lasciati ENNIO GUARNIERI, uno degli ultimissimi grandi direttori della fotografia del cinema italiano.

Nel suo curriculum, centinaia di film accanto a registi illustri: dagli amici di una vita Mauro Bolognini e Franco Zeffirelli a Pier Paolo Pasolini (e la sua Medea con la Callas) passando per Vittorio De Sica, Pasquale Festa Campanile, Giuseppe Patroni Griffi, Elio Petri, Luciano Salce, Florestano Vancini, Lina Wertmuller…
E una valanga di caroselli e spot, da Massimo Ranieri ad Amanda Lear, dai “dieci piani di morbidezza” coi palloncini ad Annabella di Zeffirelli con Jerry Hall (e una statuaria Caterina Boratto) fino al Campari e ai rigatoni Barilla di Fellini…

La sua luce particolarmente morbida e soffusa lo rendeva particolarmente amato dalle attrici e dalle dive.
Compresa la nostra Mina, con la quale girò i primi caroselli Barilla di Valerio Zurlini, la bella serie post-Canzonissima diretta dall’immenso (e dimenticato da tutti) Enrico Sannia e anni di caroselli Tassoni.
Mi raccontava che ridevano e scherzavano spesso, sul set e dietro le quinte.
Era suo il sigaro che Mina fuma durante una pausa, felicemente immortalata da Mauro Balletti.
Ed insieme, “così, per scherzo, fra di loro”, in una location di fortuna, Ennio e Mina girarono quell’Ancora ancora ancora che tutti abbiamo visto mille (e una) volte, a tutto schermo o spezzettato e moltiplicato per evitare turbamenti erotici…

Grazie davvero di tutto, caro Ennio.

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Pubblicato: 5 mesi ago

Minafanclub 85: cover e sommario.

Vi anticipiamo la copertina (superbamente “sanremese” come l’argomento principale del numero esige) e il sommario della nuova fanzine 85 in spedizione nella seconda metà di giugno…(Photo: Mauro Balletti, 1985; ottimizzazione e ritocco 2019 – Grafica: Remo Prodoti)

 

Mina e Sanremo

TI ODIO E POI TI AMO

di Antonio Bianchi e Loris Biazzetti

 

Scripta Minant

TRA GRAPPOLI DI NUVOLE

di Mina

 

Mina nelle competizioni canore

IO SON QUELLA CHE NON VINCE QUASI MAI

di Loris Biazzetti

 

Dal songbook di Battisti agli altri ‘Paradisi’ che ci attendono

MINA REMASTERED

di Antonio Bianchi

 

Paradiso Celeste

UN TUFFO DOVE L’ACQUA È PIÙ BLU

di Celeste Frigo

 

Ultimissime dal Pianeta Mina

COME GOCCE

 

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Pubblicato: 6 mesi ago

Mina remastered

Insieme a un dossier sul sessantennale rapporto tra Mina e Sanremo – dall’eloquente titolo Ti odio e poi ti amo – e a un excursus sulle altre gare canore che hanno coinvolto Mina nel corso degli anni Sessanta (Clarkentianamente battezzato Io sono quella che non vince quasi mai), l’articolo-clou della prossima fanzine numero 85 sarà una minuziosa disamina di Antonio Bianchi sui retroscena di Paradiso e sui possibili sviluppi futuri di queste affascinanti operazioni di recupero “riveduto e corretto” del catalogo mazziniano. Ve ne proponiamo in anteprima l’intrigante incipit…. 
 
di Antonio Bianchi
Un capolavoro. Tecnico e anche artistico. Perché la musica in accezione discografica è figlia della tecnologia. Che si traduce – eccome – a livello espressivo, creativo ed emotivo… Paradiso, in questo senso, è un incanto. Rivaluta e nobilita una produzione che ha assunto i contorni del patrimonio storico. Si direbbe una semplice rivisitazione del passato. In realtà, è l’operazione mazziniana più lungimirante e protesa in avanti. Addirittura ai “posteri”.
Per i non musicofili si tratta forse di “filologia feticista”. L’evoluzione tecnica della musica registrata è ben poco raccontata e ancor meno compresa. In questo senso, penso che pochi abbiano colto la portata del lavoro eccelso svolto da Celeste Frigo e Massimiliano Pani per Paradiso. La terminologia non aiuta: “remissaggio” e “rimasterizzazione” (addirittura, il termine precipuo è “pre-mastering”) sono spesso usati a sproposito, magari per alludere a blande riequalizzazioni. In realtà, per Paradiso entrano in ballo tanti approcci all’elaborazione sonora. Scientifici. E creativi.
Per semplificarli il più possibile potremmo utilizzare un parallelo “architettonico”. Di fatto, una vecchia registrazione discografica non è dissimile da una costruzione del passato. La si può ristrutturare frettolosamente, mantenendola integra (intervenendo sulle frequenze dei master definitivi, com’è stato fatto per i primi riversamenti su cd della produzione Pdu). Usufruendo dei master originali, invece, quella vecchia costruzione può essere smontata pezzo per pezzo e ricostruita con gli stessi identici vecchi mattoni, tegole, infissi, arredi, complementi… Ed è ciò che è stato fatto per molti brani di Paradiso. Un’operazione affascinante, meticolosa e laboriosissima, perché ogni singolo mattone, ogni trave, ogni infisso, ogni tegola, ogni arredo è stato minuziosamente ripulito e trattato. Gli elementi costitutivi sono gli stessi. Ma il loro riassemblaggio si traduce in termini estetici nuovi, adattabili alle esigenze più diverse. Per ricreare minuziosamente la costruzione originale (Amor mio si direbbe immutata). Per riformulare piantina e volumetrie con tocchi esteticamente strategici, ma senza discostarsi dall’originale (il lavoro effettuato su Minacantalucio è eclatante). E anche per realizzare, con gli stessi vecchi materiali, costruzioni completamente nuove (come nel caso di Nessun dolore).
Considerazioni algide? Troppo tecniche? Forse sì. Ma stimolantissime per un vero musicofilo. A maggior ragione per chi, come noi fan mazziniani, è abituato ad esplorare una produzione discografica – e dunque tecnologica – sessantennale. (…)
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Pubblicato: 6 mesi ago

Buona Pasqua!

… e Buona Pasquetta con lo special In arte Mina (lunedì 22, ore 2120, Raitre) in cui un mazziniano d.o.c. come Pino Strabioli ci regalerà quasi due ore di brividi  tra filmati (scelti tra i più emozionanti e meno visti) e contributors d’eccezione come Massimiliano Pani, Mauro Balletti, Gianni Ronco, Fiorello, Giorgia, Giuliano Sangiorgi, Luca Josi, Mondo Marcio e altri ancora.

(Illustrazione: Gianni Ronco)

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Pubblicato: 6 mesi ago

Bomba o non Bomba

È bastato un “e sottolineo se” di Massimiliano su una del tutto ipotetica disponibilità di Mina a rivestire il ruolo di Direttrice Artistica del prossimo Festival per scatenare un fragoroso coro di reazioni (con tanto di preventivo tappeto rosso prontamente steso da Roma a Lugano da parte dei vertici RAI). Tra le tante voci che si sono espresse sull’argomento, ne abbiamo scelte due tra le più prestigiose del giornalismo italiano: Massimo Bernardini e Franco Zanetti. Che su un eventuale Sanremo griffato Mazzini esprimono pareri solo apparentemente discordanti tra loro. Ma ‘bomba o non bomba’, Lei arriverà a Sanremo?

BOMBA…
di Massimo Bernardini – Huffingyon post

Dice Massimiliano Pani: la “Signora” ci starebbe, anzi: lo farebbe volentieri. La “Signora” naturalmente è sua madre, Mina Mazzini, la sempre giovane della musica italiana, e l’oggetto è la futura direzione artistica del festival di Sanremo.

Sarebbe, una bomba, ve lo assicuriamo; e per una serie di buone ragioni.

1) La Signora è la più ventenne dei settantenni in circolazione. Ha il gusto e in senso del pericolo, del nuovo, si è sempre stufata in fretta di ogni “mainstream”. Canta da anni pezzi anche non riuscitissimi purché ancora vivi, contemporanei, spericolati, in movimento.

2) La Signora è curiosa, setaccia da anni tutto il meglio della musica mondiale per portarsene a casa un pezzetto. Non bada alle mode, non bada alle firme e alle griffe, cerca il talento e a volte lo trova, come una rabdomante. Se no aspetta con calma, ribussando magari dove aveva già bussato. Vuoi mai che stavolta…

3) La Signora sta a Lugano, repubblica elvetica, il posto vicino più lontano possibile dalle pastette all’italiana. La Signora ha preso le distanze dai compromessi discografico-televisivi molti decenni fa, conquistandosi la totale autonomia artistica e discografica quando i più coraggiosi cantautori di casa nostra andavano in brodo di giuggiole per le multinazionali, le stesse che poco alla volta si sarebbero ingoiata l’intera discografia italiana.

4) La Signora sa distinguere fra buone e cattive canzoni, fra buona e cattiva musica, fra autentiche spinte al nuovo e “sòle” di vecchio conio.

5) La Signora è immersa 24 ore su 24 nei nuovi e vecchi mass media, sa cosa è cambiato, sa dove non si può tornare e non vive di nostalgie. Ma non vuole sembrare contemporanea ad ogni costo. Ha il senso delle proporzioni per sé e per gli altri.

6) La Signora non ha problemi di immagine, perché alla sua è sfuggita da un pezzo. E non ne farà di certo una chiave di lettura del mondo, musicale e non.

7) La Signora ci proverà, ci metterà entusiasmo, creatività, sapienza, immaginazione: ma il carrozzone Sanremo aprirà le sue porte o si metterà in difesa? La macchina mediatico-televisiva saprà ancora misurarsi con un’artista che non ha nessuna voglia di perdere tempo in fasulle mediazioni perché proprio quelle l’hanno allontanata dall’aspetto pubblico della sua professione, tanti anni fa?

…O NON BOMBA
di Franco Zanetti - rockol.it
Dalla risposta “possibilista” di Massimiliano Pani a una domanda di Simona Orlando è nato un caso (anzi, un casino…) che, però, indica una ipotetica via al rinnovamento radicale di una manifestazione, il Festival di Sanremo, che ha 69 anni e li dimostra tutti, e che da tempo non trova una via d’uscita a quella che ormai è diventata la continua e sterile rappresentazione di se stessa.
Se c’è qualcuno che potrebbe inventarsi un Sanremo innovativo e di nuovo fondato (ma per davvero) sulle canzoni italiane, è proprio Mina. Perché Mina da anni è l’unica in Italia che ascolta “davvero” le canzoni che le vengono proposte, senza fare differenze, che siano di autori affermatissimi o che siano di sconosciuti esordienti, e che sceglie in base a un criterio – personale – di qualità.
Mina potrebbe, se volesse (ma quel “se” è troppo condizionato dall’atteggiamento dell’interlocutore, cioè la RAI), essere il direttore artistico di un Festival costruito unicamente sulla qualità delle canzoni. E potrebbe farlo scegliendo prima le canzoni, e poi cercando gli interpreti migliori per quelle canzoni – magari anche ritornando alla formula della doppia esecuzione, cioè con ogni canzone affidata a due interpreti diversi, con esecuzioni separate e arrangiamenti differenti.
Sul fatto che Mina sia esente da conflitti di interessi, non c’è dubbio: non deve favori a nessuno (che siano case discografiche, manager, produttori, agenti di spettacolo) perché è fieramente autonoma e fuori da ogni conventicola. Sono certo che sceglierebbe le canzoni (magari soltanto dodici, al massimo quattordici) esclusivamente in base a un criterio di oggettiva qualità – e che possieda la capacità di discernimento necessaria per farlo mi sembra indubitabile.
E allora, perché non credo che possa succedere?
Perché intorno al Festival di Sanremo, alla città da operetta che lo ospita e gli dà il nome, al circo che si nutre della manifestazione, alla RAI, prosperano troppi interessi, troppi scambi di favori, troppi brogli perché sia possibile il verificarsi dell’unica condizione che sicuramente Mina porrebbe per accettare l’incarico: e cioè una totale indipendenza e un’indiscussa autonomia. Carta bianca. E figuratevi se la RAI accetterebbe.
(A proposito: vedo che l’azienda televisiva di stato organizza per metà maggio un “incontro con alcuni professionisti del settore musicale per discutere di composizione delle giurie, meccanismi di voto e possibili conflitti di interesse”. E all’incontro convoca, guarda caso, persone che sono passibili di conflitto di interesse… come invitare Dracula a una convention dell’AVIS, insomma).
Sulla pagina Facebook del Mina Fan Club, Marcello Pettinelli scrive: “Mina, ti amo. Non lo fare!”. In tutta sincerità, per il bene che voglio a Mina – e pur con tutto quello che ho scritto qui sopra – non posso che associarmi, sebbene a malincuore, a Marcello Pettinelli.

 

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Pubblicato: 6 mesi ago

Walking the Town

A proposito della video-chicca BBC del febbraio 1968 che costituità il piatto forte del lungo special Mina ieri e oggi che Paolo Piccioli – con la partecipazione straordinaria di Platinette – proporrà stasera su Rete4 alle h. 23,32, vi riproponiamo il paragrafo che dedicammo alla trasferta londinese della Tigre nel dossier Il 1968 di Mina tra liberazione e rivoluzione: Ricomincio da dieci della fanzine n° 82
…”Il weekend successivo a quello sanremese vede la Tigre nuovamente impegnata in una trasferta al di fuori dei confini italiani, più precisamente a Londra dove la BBC l’ha invitata per un paio di ospitate nei varietà inglesi più popolari del momento. Durante le prove del Rolf Harris Show, che si registra negli studi del BBC Television Theatre di Shepherd Bush, a 8 km dal centro della City, Mina sfoggia un eccentrico abito di Emilio Pucci che – in un tripudio psichedelico di verde, azzurro, turchese e giallo – lascia audacemente scoperte larghe aree della sua burrosa epidermide, mentre le luci indiscrete dei riflettori contribuiscono a rendere questa profferta di mediterranee grazie ancora più ardita e seducente. La mise non manca di suscitare l’imbarazzo del produttore dello spettacolo Stewart Morris che, temendo probabilmente le telefonate indignate di qualche telespettatore bigotto, chiede timidamente a Mina se può cambiare quell’indumento con un altro più castigato. Detto, fatto: la cantante – più divertita che irritata dallo “scandalo” involontariamente provocato – torna in camerino per uscirne pochi minuti dopo con indosso un abito nero a maniche lunghe che la ricopre dal collo alle caviglie, lasciando scoperta soltanto mezza spalla. Ed è in quest’austera veste che – alle 19,30 di sabato 10 febbraio – la nostra star appare sul canale BBC 1 cantando Brava e I Should Care. La sera successiva è la volta di una seconda esibizione nello spettacolo International Cabaret – ripreso dal vivo nel locale notturno Talk of the town e trasmesso a colori dalla BBC 2 – dove, con l’orchestra diretta da Martelli, Mina esegue Johnny Guitar, La Banda, I should care e nuovamente Brava. Non tutto il weekend trascorso sulle rive del Tamigi, per fortuna, è assorbito dagli impegni di lavoro: prima di ripartire per l’Italia, infatti, la cantante e il suo cavalier servente trovano il tempo per una romantica passeggiata tra le mille bancarelle del Petticoat Lane, popolare mercato domenicale dell’East End londinese in cui argenteria, pietre preziose e pezzi di antiquariato fanno democraticamente mostra di sé accanto a stracci vecchi e carabàttole da pochi scellini. Tra gli oggetti acquistati dalla coppia, qualche tabacchiera di inizio Ottocento e una serie di antichi cucchiaini d’argento: “Serviranno per la nuova casa che stiamo finendo di arredare a Milano”, confessa Mina all’inviato di Sorrisi Franco De Giorgi, che ha seguito i due come un’ombra per tutta la durata del loro viaggio oltremanica….”.

 

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Pubblicato: 6 mesi ago

Aristoncràtica

Non è la prima volta che si ventila questa intrigante possibilità. Ma l’ipotesi – avvalorata dalle sibilline dichiarazioni di Max Pani riprese stamane dal Messaggero, da Huffington Post e da altre testate – di una Mazzini in veste di dea ex machina del prossimo Festivalone si ripresenta come il cacio sui maccheroni in vista del megadossier della prossima fanzine sui sessant’anni di Mina sanremese da Nessuno a Il segnale

(by Huffington Post)

Mina direttore artistico del Festival di Sanremo. Per ora è poco più che una suggestione, ma sarebbe un colpaccio per la Rai e per la kermesse sanremese, dopo tre anni di Claudio Baglioni. A 79 anni, il suo nome è quello che accende di più l’interesse, dopo oltre 40 anni senza comparire in quella tv che ha contribuito a rendere grande. Massimiliano Pani, suo figlio, produttore e arrangiatore dei suoi dischi, non esclude: “Lavoriamo a un bel progetto per l’autunno” dice al Messaggero, ma non chiude all’ipotesi che Mina possa tornare al Festival.

“Se la Rai le chiedesse di scegliere i brani in gara e le permettesse di mantenere la visione artistica, credo proprio che accetterebbe”

Mina, spiega suo figlio, guarda “sempre con attenzione” il Festival ed “è una fuoriclasse nell’intuire il potenziale (degli artisti, ndr) prima degli altri”. Da decenni manca dai teleschermi.”Lo fece quando si rese conto che la tv andava in una direzione a lei poco gradita. La musica in tv è usata come pretesto, invece per lei è anima, sangue e cuore”.

Tanti i suoi no a collaborazioni ed eventi, negli anni: “È difficile farli capire, soprattutto agli stranieri – prosegue Pani – Mandano una proposta, lei rifiuta e loro triplicano la cifra economica, pensando che tutto abbia un prezzo. Per Mina, senza snobismo, la libertà è una prerogativa. Dice no a proposte hollywoodiane e sì al rapper Mondo Marcio o agli Afterhours, quando molti non li conoscevano”.

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Pubblicato: 6 mesi ago

Tigri si nasce

La data del 16 aprile scelta per la messa in onda – su Rete4 alle 23,30 – dello special di Paolo Piccioli Mina ieri e oggi coincide con un importante anniversario catodico: quello del sessantennale della seconda apparizione di Mina in TV nel popolarissimo quiz del giovedì sera Lascia e raddoppia, dove Mina fu invitata a furor di popolo per riproporre la personalissima versione di Nessuno lanciata dodici sere prima al Musichiere di Mario Riva. Meno di due settimane erano bastate perché l’emergente urlatrice spuntata da dietro un juke-box rientrasse in uno studio televisivo nel nuovo – e definitivo – status di Diva. E allo scaltro tentativo del conduttore Mike Bongiorno di metterla in imbarazzo con una freddura delle sue (“Come si chiama il suo gruppo? I Solitari? Ma come possono sentirsi soli con una ragazza come lei?”), la disinvolta diciannovenne zittì senza battere ciglio l’impertinente interlocutore con una rispostina che metteva già in luce la sua sagace autoironia: “Ma no, li ho chiamati Solitari perché sono sempre i soliti!”…

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Pubblicato: 6 mesi ago

Mazzinight

“Il volto-simbolo della storia della TV italiana resta Mina”, sentenziò qualche anno fa il compianto Gianni Boncompagni, uno che di bella (e brutta) televisione se ne intendeva. E a confermare questa affermazione sono i regolari picchi di ascolto che la Tigre d’antan assicura ai vari Techetecheté et similia a lei dedicati. La cosa semmai sempre più difficile, per i curatori di queste retrospettive, è riuscire a estrapolare da una carriera catodica per lo più ristretta al quindicennio ’59-74 degli spezzoni video che non siano già stati proposti e riproposti in mille salse. A limitare ulteriormente il campo d’azione è il fatto che i grandi show di quell’aureo periodo avevano una durata media per puntata di poco più di un’ora (al contrario di certi miserevoli varietà attuali che si trascinano fino a notte fonda per propinarci il nulla) e che molti nastri della Mina televisiva anni Sessanta sono stati a suo tempo micragnosamennte cancellati per far posto ad altre registrazioni. Ma queste e altre difficoltà, per fortuna, non hanno minimamente scoraggiato dei fuoriclasse come Pino Strabioli e Paolo Piccioli, brillanti ed estrosi curatori dei due differenti omaggi televisivi di cui la Mazzini sarà protagonista nelle prossime settimane. Sullo sfavillante “teleaffresco mazziniano” che Strabioli proporrà a fine mese in prima serata su Raitre – con interventi di Max PaniMauro Balletti e Gianni Ronco – ci occuperemo più in dettaglio nei prossimi giorni. Sullo special Mina ieri e oggi che Paolo Piccioli sta finendo di montare in queste ore (e che vedremo su Retequattro martedì 16 aprile alle h. 23,30) possiamo invece già darvi qualche pur laconica anticipazione. Imperniato per ovvi motivi su materiale video extra-Rai, il programma avrà come filo conduttore tra una clip e l’altra una lunga e gustosa intervista alla nostra “socia fondatrice” Platinette. E tra le varie sorprese spiccherà una clamorosa chicca estera che fino a oggi avevamo creduto inghiottita per sempre dai gorghi dello Stretto della Manica. Aspettare per credere…