Il Blog

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Pubblicato: 2 mesi ago

Giugni chiusi

Giugno 1962 – Reduce da una trionfale tournée in terra argentina – dove ha debuttato giovedì 10 maggio al Teatro Opera di Buenos Aires  con una grande orchestra di musicisti locali (Francini al violino, Alcouron alla chitarra, Wulff e Casalia ai tromboni, Toscano alla tromba) sotto la direzione di Tony De Vita – Mina inizia una serie di apparizioni televisive per promuovere il nuovo singolo Renato, dapprima nel varietà con Dario Fo e Franca Rame Chi l’ha visto? (il 24 maggio) e poi, tra il 2 e il 23 giugno, con tre ospitate nello show di Ernesto Calindri Il signore delle 21 (dove si esibirà anche con Il cielo in una stanza e Le tue mani). Nel frattempo, la sua Moliendo Café lanciata a Studio Uno continua imperterrita a occupare le prime posizioni della Borsa Disco italiana a 45 giri…
 
Giugno 1972 – Preceduta da alcune settimane di prove all’International Recording di Roma, ha preso il via alla fine di maggio la stagione estiva di concerti che Mina terrà in esclusiva fino a fine settembre alla Bussola di Viareggio con una big band di pezzi da 90 del jazz italiano diretti da Gianni Ferrio. Nel frattempo, il nuovo 45 giri Parole parole e il nuovo album 5043 - lanciati in concomitanza con Teatro 10 – sono immediatamente schizzati in vetta alle classifiche senza scalzare dalle prime posizioni né Grande grande grande tra i singoli né la Scimmia tra gli LP…
 
Giugno 1982 – Dopo un lungo periodo di forzata inattività per consentire il completamento dei lavori di installazione della nuova sala di incisione di Lugano in zona Pozzallo, Mina e il suo staff hanno iniziato le registrazioni del nuovo doppio album, in tempo utile per rispettare il tradizionale appuntamento novembrino a 33 giri, ma troppo tardi per sfornare il consueto singolo estivo, che vedrà pertanto la luce – per la prima volta dopo anni – soltanto a settembre…
 
Giugno 1992 – Al lavoro per il nuovo album doppio autunnale, nella sua scelta di brani altrui da rivisitare nel primo volume Mina pare stavolta orientata – a parte un paio di incursioni negli anni ’50/’60 – a ripescare successi dell’ultimo decennio, con un orecchio di particolare riguardo ai nomi nuovi e alle ultime tendenze della canzone – soprattutto italiana. La curiosità dei fans, inutile dirlo, è già alle stelle. La Tigre, nel frattempo, sta vivendo un’inattesa stagione di rilancio in terra spagnola dove la Perfil, sull’onda delle ottime vendite del doppio Todos sus exitos, ha appena riunito in 5 raccolte su CD il meglio della produzione del periodo Ri-Fi. Al rinato interesse per la Mina latina ha prontamente risposto la Fonit Cetra pubblicando in Italia la compilation España mi’ amor
 
Giugno 2002 – Proseguono negli studi GSU le incisioni del primo album di brani inediti di Mina a ormai oltre tre anni da Olio. È lo stesso Massimiliano ad aver regalato ai fans nel corso della primavera, dalle colonne del forum del sito ufficiale mazziniano, le prime ghiotte anticipazioni sul disco: “Antonacci e Zucchero manderanno qualcosa alla fine delle loro tournée. Britti si è ripromesso di scrivere ad hoc un grande pezzo. Silvestri e Bersani hanno già spedito i loro brani. Fossati è coinvolto nel progetto, Elisa pure, come altri professionisti tra i quali Castellari, Cassano, Bigazzi, Neffa, Raf , Claudio Mattone e Fasolino…”. 
 
Giugno 2012 – Dopo tre splendidi album consecutivi all’insegna del grande pop, per Mina è tempo di rituffarsi in una nuova “dolce e emozionante esperienza dal vivo” incidendo in diretta col trio di fedelissimi Rea-Moriconi-Golino un album di cover che richiamerà le nobili atmosfere di capolavori come Napoli, L’allieva e Sconcerto. … L’aureo territorio d’azione dovrebbe essere stavolta quello dei grandi standard del songbook americano…
 
Giugno 2022 – Tre ghiotte emissioni su LP della Mazzini (compresa la già annunciata deluxe edition vinilica di Mina in studio), un nuovo box natalizio che proseguirà il nobile filone del recupero “riveduto e corretto” del catalogo mazziniano iniziato con Paradiso; il secondo capitolo a 33 giri dell’operazione Tre per una del favoloso trio Golino-Moriconi-Rea; 5 ristampe su LP di altrettanti album-cult di alcuni tra i più prestigiosi Artisti della scena musicale italiana. Vi abbiamo succintamente elencato le novità che la rigenerata PDU Music sta approntando per l’autunno e che contiamo di anticiparvi più in dettaglio nelle news che troverete in apertura della nostra fanzine settembrina. Nel cui sommario spiccherà, oltre alla consueta cronistoria stavolta dedicata al 1965 e a un dossier ancora top secret di Antonio Bianchi, una gustosa intervista del nostro Alessandro Mariotti a una fan mazziniana d’eccezione: Drusilla Foer.
 
(Nella foto: Franco Serafini, Celeste Frigo e Massimiliano fotografati nei giorni scorsi negli studi di via Ciani)
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Pubblicato: 4 mesi ago

Due mondi

In questi giorni prepasquali allietati dalle note della nuovissima Buttare l’amore (e del relativo, emozionante video diretto da Ferzan Ozpetek), ci stiamo preparando a un cinquantenario importante: quello del duetto televisivo tra Mina e Lucio Battisti. Un incontro entrato nella leggenda a cui nel 2009 fu dedicato un libro – Insieme: Mina Battisti - da annoverare senza alcun dubbio tra le punte di diamante della bibliografia mazziniana di sempre. A distanza di 13 anni vi riproponiamo “quasi” integralmente l’articolo con cui l’autore – il bolognese Enrico Casarini, già collaboratore di testate prestigiose come L’Europeo, Max e Oggi e attualmente redattore di Sorrisi – presentò in anteprima la sua opera ai lettori della nostra fanzine… 
di Enrico Casarini
Domenica 23 aprile 1972, ore 21:45, Canale Nazionale, palcoscenico di Teatro 10: Mina, al massimo del successo, presenta Lucio Battisti, al massimo del successo. Cantano. È la loro prima volta insieme. Sarà anche l’ultima. Oggi questo duetto, che non dura neppure dieci minuti, è una scheggia di televisione in bianco e nero che continua a farci compagnia: ogni occasione è buona per trasmetterlo, ogni spettatore sente un’emozione profonda: Lucio non c’è più, Mina è una voce irraggiungibile, invisibile. È musica “di casa” nei nostri cuori. Eppure, ancora oggi di quell’evento non conosciamo quasi nulla. (…).
Ho lavorato a questo progetto per più di cinque anni. Ricordo la prima intervista ufficiale: con Gianni Dall’Aglio, al bar Caravatti di piazzale delle Erbe a Mantova: era il 6 marzo 2004. La scrittura è stata lunga, ma ancor più lunga è stata la ricerca. ho passato al pettine biblioteche e videoteche; ho rotto le scatole a decine di persone; ho tolto molte ore al mio sonno. Ma credo che ne sia valsa la pena perché è venuto fuori un ritrattone – di quell’Italia e di di questi due eroi della cultura popolare – che non ho mai visto prima. È un progetto originale: non la solita rifrittura di vecchie bio (una pratica che molti seguono con scrupolo). Un intreccio di cronaca e di storia, di “basso” e di “alto”, con un pizzico di fantasia e di ricostruzione plausibilissima che sicuramente non va mai troppo lontano dalla realtà. Anche perché la lista degli intervistati è davvero notevole; dopo Dall’Aglio sono venuti Angel Salvador, Gabriele Lorenzi, Eugenio Guarraia, Massimo Luca, Giorgio Carnevali (lo storico funzionario RAI degli show del sabato sera), Leo e Fred Chiosso, Giancarlo Del Re, Antonella Camera, Ellen Kessler, Antonello Falqui (sua la prima critica: Cinque amici da Milano è un titolo che non va: deve cambiarlo!”), Bruno De Filippi, Gianni Ferrio, Beppe Cardile, Alberto Radius… E sono venuti i consigli e le dritte di alcuni amici giornalisti e storici come Riccardo Bertoncelli, Franco Fabbri, Angelo Vaggi, Eugenio Tassini, Elia Perboni. E naturalmente Franco Zanetti, che s’è innamorato del progetto e ha fatto quello che pochissimi farebbero. si è messo a fianco a me, consigliandomi, aprendo porte che sono chiuse a tutti, rileggendo, criticando e spronando. E regalandomi una postfazione che è un gioiello: come ha detto mia madre (che non lo conosce), non avendo mie fotografie da piccolo mi ha fotografato da grande. Ma non è meno preziosa la prefazione amichevolmente concessa da Massimiliano Pani.
Ce n’è anche per il Mina Fan Club. Lo conoscevo da tanti anni perché ho sempre amato il mondo dei fan club (per anni sono stato iscritto a quello di Elvis Presley, con sede a Recanati). Ho letto la fanzine e ho trovato una cura, una passione e un competenza che non ci sono più ormai nell’editoria “vera”. Sapeste quale delusione è stata vedere che tante case editrici si sono tirate indietro – anche goffamente – di fronte a un libro che volevano fosse la solita raccolta di aneddoti. Francesco Coniglio ci ha creduto subito, invece. I libri musicali che ha in catalogo dimostrano che sa bene che non sono solo canzonette.
Ora giudicherete voi le mie 370 pagine. Troverete errori, forse, vorrei che, attraverso il club, me li segnalaste. Troverete sicuramente onestà e scrupolo. E molta passione: e voi sapete che cos’è la passione.
(Da Due mondi di Enrico Casarini, fanzine n° 69, estate 2009)

 

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Pubblicato: 5 mesi ago

Un sentimento di raso

L’assillo è sempre quello: come poter dimostrare a Mina il nostro affetto sincero, specialmente in un giorno speciale come quello del suo compleanno, senza rischiare di essere stucchevoli e invadenti? Il fatto di non aver mai ambito ad alcun tipo di contatto personale con lei rende il nostro Club assolutamente atipico nel suo genere. Redigiamo da 42 anni una rivista dedicata a Mina – il numero 90 è stato spedito giusto laltroieri – senza nemmeno chiederci se lei la apprezzi o meno. Ma va benissimo così: un amore vero non ha bisogno di conferme o di gratificazioni. Ed è per questo che, anche in un giorno speciale come questo, non sentiamo la necessità di inoltrarle messaggi particolari. Lei sa che ci siamo e questo ci basta. 
 
Tanti auguri alla colonna sonora della nostra vita (e la scelta di illustrarli con la giannironchesca torta di vinile non è casuale!)
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Pubblicato: 6 mesi ago

90. Il sommario.

Un punto d’arrivo? No: un nuovo inizio…
 
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Pubblicato: 6 mesi ago

Uiallalla, il richiamo della bellezza

Per la fanzine numero 90 in uscita a fine marzo abbiamo rinunciato, per una volta, alle solite digressioni paleominoiche che pure tanto ci entusiasmano (che bello, avere un così ricco e maestoso passato da esplorare!) per concentrarci sulla Tigre degli ultimi decenni, del presente e dell’immediato futuro: il colpo di coda natalizio dell’operazione Minacelentano, la prossima new edition su vinile di Mina in studio, i cinque anni di sodalizio con TIM ripercorsi da Luca Josi nell’appassionante amarcord Questa è la storia di un’idea e – soprattutto – un lussureggiante e illustratissimo superdossier su Uiallalla che occuperà metà della rivista tra cronistoria dettagliata delle vicende mazziniane di fine anni Ottanta (Gossip di seppia, del gazzettiere Loris), testimonianze d.o.c. (su tutte, quella di Giorgio Conte intervistato da Franco Zanetti) e la come sempre brillante e minuziosa analisi delle canzoni del doppio a cura di Antonio Bianchi (titolo: Il richiamo della bellezza). Di quest’ultimo articolo vi anticipiamo un breve estratto riguardante due delle canzoni-cult del volume di inediti… 

di Antonio Bianchi

(…) C’è un altro grande singolo mancato. Incredibilmente. Perché, in Uiallalla, Tre volte sì si staglia come un monumento tipicamente e inconfondibilmente mazziniano. La contrapposizione fra sussurro ed enfasi, il crescendo impetuoso, l’atmosfera di grandeur strumentale e vocale, non disgiunta da una certa immediatezza espressiva, ne fanno, in assoluto, uno dei brani più potenti della produzione di Mina anni Ottanta. Una sensazione condivisa da tutti. Tre volte sì era, coralmente, l’exploit più acclamato, il più amato, quello propinato con maggior entusiasmo agli amici (“Sentite questa!”). È davvero una bizzarria che un brano tanto maestoso sia rimasto nascosto. Una scelta che ha il sapore di una precisa presa di posizione da parte di Massimiliano Pani – in posizione di assoluto risalto nel ruolo di arrangiatore e, presumibilmente, intenzionato a porsi nelle retrovie in veste di autore –, sicuramente consapevole del potenziale dell’unico brano da lui firmato, fra l’altro con testo griffato Giorgio Calabrese.

Se Tre volte sì è emblema dell’estetica mazziniana condivisa dal grande pubblico, la dimensione di Mina più cara ai veri fan è rappresentata da Uscita 29, di Giorgio Calabrese e Mario Robbiani. Il mio brano preferito di Uiallalla e, in assoluto, una delle canzoni da me più amate dell’intero repertorio di Mina. Non è razionalmente il brano più “bello”, quello dal testo più sfavillante e dalle seduzioni musicali più travolgenti. Occupa una sorta di terra di nessuno, equamente distante sia dalla “canzone d’autore” sia dai brani che ambiscono al grande successo popolare. In compenso è la canzone che meglio sintetizza lo specifico mazziniano: un distillato delle fascinazioni, delle seduzioni, del mistero e dell’esclusività – forse invisibili ad altri – che accomunano chi ama realmente Mina e ha ascoltato davvero, in profondità, la sua produzione musicale, quella vecchia e quella nuova. Non importa che questa magia sia collettivamente condivisa. Anzi. Uscita 29 si concede il lusso di essere sottilmente impopolare, parziale e, forse, anche sottilmente respingente per i cultori di altri mondi musicali. Ha il sapore esclusivo di un dialogo intimo fra Mina e i suoi affezionati. Regna un’eleganza ipnotica, un’espressività tanto trattenuta quanto scultorea, un talento nel cesellare spessori in contenuti testuali immateriali, una capacità ammaliante di calarsi in seduzioni armoniche e di sdoppiarsi – letteralmente – in voce razionale e voce emotiva… Senza alcun bisogno di eccedere in decibel o in dimostrazioni di prestanza vocale, che rappresentano, semmai, lo specifico mazziniano agli occhi del pubblico occasionale, distratto e incostante (…)

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Pubblicato: 8 mesi ago

Le tue voci dentro l’anima

L’appuntamento con la puntata di stasera di 33 giri Italian Masters (alle 21:15 su Sky Arte e successivamente sul sito www.arte.sky.it) è di quelli da non perdere per nessuna ragione al mondo: un’ora assolutamente magica in cui potremo addentrarci per la prima volta nelle multitracce vocali dell’album-capolavoro Plurale, scoprendone una a una le armonizzazioni, le voci guida, le varie fasi del laborioso backstage in Basilica. Ad accompagnarci in questo inedito e paradisiaco viaggio sonoro – diretto da Pepsy Romanoff con la produzione esecutiva di Maurizio Vassallo – saranno il critico musicale Andrea Pedrinelli e il produttore Stefano Sardi con i preziosi interventi di Massimiliano Pani, Celso Valli, Mauro Balletti e Tullio De Piscopo. Come non condividere, alla luce di queste entusiasmanti premesse, l’auspicio che il nostro Antonio Bianchi ha espresso in chiusura del suo dossier Plurale Maiestatis dell’ultima fanzine? Rièccovelo…
di Antonio Bianchi
(…) Abbiamo già scritto, parlando di Paradiso, che Plurale è l’album mazziniano che più di altri si candiderebbe – per valore artistico e tecnico, oltre che per rappresentatività e unicità – a un’operazione di restauro. Avevamo anche annotato delle imprevedibili difficoltà tecniche imposte dalla rivisitazione di queste articolatissime architetture sonore. Eppure, un’operazione di restyling offrirebbe l’occasione per porre pubblicamente l’accento su questo intrigantissimo versante della vocalità mazziniana, musicalmente affascinante, dotto e, sicuramente, incantatore agli occhi del grande pubblico. Una riproposizione dell’album fornirebbe l’occasione per aggregare – con scalette e scelte sfiziose – tante altre Mine plurali, in tutte le loro formule e combinazioni. Che sono tante, tantissime. I duetti con se stessa (Bird dog, Uscita 29, Dulcis Christe, Quando corpus morietur), le prove per solo coro (Un po’ d’uva), gli sdoppiamenti (La tua voce dentro l’anima, She’s leaving home), gli incontri fra voce solista e coro plurale (Sfiorisci bel fiore, Musica d’Argentina, Gloria, Mappamondo, È Natale, When I’m 64, Mele Kalikimaka, Io e te, All Night, Il segnale), alcune bizzarrie (Voglio stare bene)… È il repertorio perfetto da rivisitare alla luce di ribilanciamenti, di accorgimenti tecnici e di valorizzazione di effetti seminascosti che potrebbero riservare enormi sorprese. Senza bisogno di riformulare in alcun modo gli arrangiamenti o di intaccare la veste sonora. E, forse, nell’archivio PDU c’è qualche inedito multivoce capace di rendere ulteriormente ghiotta l’operazione…
(da Plurale Maiestatis – Mina e le sue mille moltiplicazioni vocali, fanzine n° 89, 2021)
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Pubblicato: 8 mesi ago

Ricomincio da 2

(Illustrazione: Gianni Ronco)

Gennaio 1962 - Ormai prossima alla conclusione dei suoi appuntamenti del sabato sera con Studio uno (la dodicesima e ultima puntata dello show, il 13 gennaio, la vedrà congedarsi dai telespettatori cantando I Believe e un medley dei suoi più recenti successi, da Prendi una matita a Moliendo café), Mina conferma il suo “no” a Sanremo e si appresta ad affrontare un inizio del 1962 fittissimo di impegni all’estero: domenica 14 apparirà nel programma Gran Parada della TVE spagnola con El cielo en casa Moliendo café, mentre da mercoledì 23 – dopo una rapida sosta a Milano per le prime prove-abiti di una nuova serie di Caroselli della Birra in cui interpreterà “alla sua maniera” 12 Divine dello spettacolo internazionale – sarà a Parigi per alcune esibizioni al Lido e all’Olympia e una serie di partecipazioni televisive. Seguiranno altre trasferte in giro per l’Europa tra Londra, Copenaghen e Monaco di Baviera.

Gennaio 1972 – Pronta a rituffarsi nell’agone mediatico a soli due mesi dalla nascita di Benedetta, Mina lascia Lugano per stabilirsi temporaneamente a Roma dove l’attendono alcuni impegni di lavoro, a cominciare dalla registrazione di un’ospitata – a metà gennaio, presso lo Studio 1 del Centro Produzione RAI – nella quarta puntata del programma condotto da Renzo Arbore L’amico flauto, in onda l’8 febbraio. Dopo un 1971 a dir poco trionfale dal punto di vista delle vendite discografiche (Amor mio al 2° posto tra i 45 giri top dell’anno dopo Pensieri e parole di Battisti, Del mio meglio Quando tu mi spiavi… rispettivamente 2° e 14° tra gli LP), la Mazzini si riconferma dominatrice del mercato anche in questo inizio del 1972 sia col nuovo album Mina uscito poco prima di Natale sia col singolo Uomo/La mente torna le cui due facciate si fronteggiano da rivali – con pari dignità – nella hit parade

Gennaio 1982 Sbaraccata da mesi la cara Basilica dopo il mancato rinnovo del contratto d’affitto con la Curia Milanese (che ha deciso di adibirne i locali a sede museale), a Lugano, in zona Pazzallo, sono in pieno corso i lavori di allestimento dei nuovi studi PDU che, però, soltanto a primavera diverranno agibili per il via alle registrazioni dell’annuale doppio album mazziniano. Lo splendido Salomè, nel frattempo, nella classifica di Musica & Dischi è risultato il secondo LP più venduto del periodo natalizio dopo Artide/Antartide di Renato Zero…

Gennaio 1992 – Premiata ancora una volta dal mercato natalizio con il suo ultimo doppio Caterpillar, Mina si conferma in testa alle preferenze degli Italiani anche nei sondaggi di popolarità: sbaraglia rivali del calibro di Modugno, Pavarotti e la Callas in una ricerca compiuta dall’Istituto S&G sul “personaggio che, nel campo della musica, ha maggiormente contribuito a dar lustro al nostro Paese dal Dopoguerra in poi”. Ma è prima assoluta – col 30% dei voti, davanti a Nannini, Mietta e Paola Turci – anche in un sondaggio lanciato dal mensile Tutto tra i suoi giovanissimi lettori sulle cantanti italiane preferite del momento…

Gennaio 2002 – “Mentre il popolo dei fans si sta godendo nello splendore del DVD la prima Mina in versione videolive del Terzo Millennio, negli studi luganesi della GSU sono finalmente iniziati i lavori per il nuovo, attesissimo album di inediti per il quale la Signora ha mobilitato le firme più illustri del cantautorato nostrano della vecchia, media e nuova generazione. Tra i primi nomi in ballo, quelli di Fossati, Curreri, Silvestri, Antonacci, Britti e Bersani (che avrebbe inviato, pare, una versione con testo scritto ex novo della sua Chiedimi se sono felice composta per l’omonimo film di Aldo, Giovanni e Giacomo…)” (Da Duemiladue, la grande attesa, fanzine numero 56).

Gennaio 2012 – Nonostante la scarsa promozione e qualche falla sul fronte distributivo, lo splendido Piccolino di Mina, a sole cinque settimane dall’uscita, è “già” riuscito ad aggiudicarsi il disco d’oro. Da Lugano, intanto, Massimiliano annuncia l’imminente ritorno della mamma in sala d’incisione per un “progetto di ballads italiane e americane” sulla scia delle analoghe “dolci ed emozionanti esperienze dal vivo” come Napoli e L’allieva

Gennaio 2022 – Concluso in bellezza il 2021 con un doppio appuntamento in TV (l’ottimo special Minacelentano condotto il 22 dicembre in seconda serata da Pino Strabioli su Raiuno e, il 29 alle 21:15 su Sky Arte, l’imperdibile puntata dedicata a Plurale della serie Italian Masters), la prima novità mazziniana prevista per il nuovo anno sarà – entro marzo – una specialissima edition deluxe in vinile di Mina in studio arricchita da un ghiotto booklet fotografico e dallaggiunta di un brano inedito. Nello stesse settimane la nostra fanzine taglierà in grande stile il traguardo del numero 90 i cui due articoli principali saranno dedicati al doppio Uiallalla e ai cinque fantasmagorici anni di Mina Testimonial Tim minuziosamente ripercorsi - spot dopo spot, jingle dopo jingle – da colui che ne è stato il geniale deus ex machinaLuca Josi
 
A tutti voi, i nostri più cari auguri di Buone Feste e di un minosissimo 2022!
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Pubblicato: 8 mesi ago

Ti ricordi quei Natali?

Non vorremmo apparire poco galanti, ma il 2022 ormai quasi alle porte potrebbe segnare nientemeno che l’80° anniversario “ufficioso” del debutto canoro di Mina. Fu lei stessa ad avvalorare questa intrigante ipotesi nella sua rubrica Il mio diario redatta per il settimanale Sogno ai tempi di Canzonissima ’60: Stamane mia madre mi ha fatto una sorpresa prenatalizia: è arrivata da Cremona (a proposito, io sono sempre a Roma per girare Io bacio tu baci e manco da casa da oltre cinque mesi) con qualche abito invernale e, in più, mi ha  portato un disco di cera. Questo disco l’ho accanto a me e lo ascolto per l’ennesima volta da stamane. Ce n’è voluto per trovare un grammofono a 78 giri, ma ci sono riuscita. E così, ora, posso ascoltare una voce di bimba che, accompagnata da un pianoforte, canta con molta approssimazione, ma anche con molto calore, Lili Marlene. Quella bimba sono io, o almeno ero io quando avevo due anni circa. E quell’incisione – inutile sottolinearlo – costituisce la prima della serie-Mina. Quando l’ho incisa? Circa 18 anni fa: almeno così dice la mia mamma. Io non posso giurarvelo per la semplice ragione che il ricordo di quell’episodio si perde nelle nebbie della prima infanzia…”. 
E sempre in tema di amarcord natalizi, risale ai tempi di Studio Uno ’61 un tenero episodio rievocato diversi anni fa – in un’intervista apparsa su La Provincia di Cremona – da Padre Igino Da Torrice, storico cappellano del Centro RAI romano in via Teulada: “Siccome eravamo a ridosso del Natale, pregai la signora Gina, che seguiva sempre la figlia durante le registrazioni dello spettacolo, di chiederle di cantare durante la Santa Messa che stavo preparando nel Centro Rai. Mi consigliò di chiederlo di persona e così andai nell’albergo in cui Mina alloggiava: senza alcuna esitazione mi disse di sì. Arrivò la Vigilia di Natale e lei venne a fare le prove con un’ora di anticipo; accompagnata dall’organo doveva cantare l’Ave Maria di Shubert e Stille Nacht. L’unica condizione era che la gente intervenuta non la vedesse: così, la feci sistemare nei pressi della sacrestia. È superfluo aggiungere che fu una Notte di Natale stupenda e del tutto speciale: non solo la cappella, ma anche i corridoi e gli studi adiacenti si riempirono mentre lei cantava, con mamma e papà in prima fila. Quale fu il compenso? Un rosario d’argento…”. 
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Pubblicato: 8 mesi ago

Nessun’altra mai

Leggere su un importante sito musicale, qualche settimana fa, un titolo come “I Maneskin hanno battuto i Beatles” ci ha lì per lì suscitato la stessa sbigottita ilarità che avremmo provato di fronte a sparate del tipo “Lino Banfi asfalta Charlie Chaplin” o “Claudia Gerini è la nuova Anna Magnani”. Senonché, una volta letta nel dettaglio la notizia, ci ha rasserenato constatare che la presunta leadership scippata ai Fab Four dall’arrembante Damiano e delle sue pittate consorelle non si riferisce alle vendite dei dischi (quelli, chi li compra più?) ma ai dati mondiali di ascolto sulla piattaforma Spotify nell’ultimo mese: come se, per dirla breve, a una tonnellata di cocci di vetro colorato si attribuisse lo stesso valore di mille chili di diamanti. 

Non possiamo certo biasimare più di tanto gli attuali beniamini della scena musicale se, in mancanza di dati più sostanziosi, devono accontentarsi di quantificare il loro successo coi numeri-fuffa dello streaming e delle visualizzazioni su youtube. Per non cadere nel ridicolo, però, sarebbe il caso di non azzardare umilianti paragoni col florido mercato discografico che fu. A proposito del quale un istituto statistico d’oltremanica ha recentemente riassunto in una illuminante pop map europea gli artisti storici più venduti di sempre nei mercati “fisici” dei rispettivi Paesi. Primatisti assoluti, come si vede, sono i Beatles a quota mezzo miliardo di copie, seguiti dalla russa Alla Pugachova e dalla greca Nana Mouskouri (250 milioni), dagli svedesi Abba (200) e dalla nostra Mina (150) galantemente preferita nello schema ad Adriano Celentano che, pur risultando l’incontrastato campione italiano nelle vendite a 45 giri, perde il confronto con l’eterna amica-rivale sul più “pesante” fronte degli album: ambito, questo, in cui la Mazzini vanta il ben difficilmente superabile record di quasi 90 titoli – un terzo dei quali relativi a doppi LP  conteggiati come singoli – piazzati in Hit Parade, raggiungendo il più alto gradino del podio con 24 di essi. E si tenga conto che dal conteggio sono esclusi tutti e sette i “padelloni” del periodo Italdisc, dato che le prime classifiche dei microsolchi a lunga durata apparvero in Italia solo nel 1964. 

P.S. In attesa che, prima o poi, la nostra fanzine dedichi a Mina in Hit Parade un minuzioso dossier, godiamoci insieme la nuova rubrica I primi in classifica che la fan page ufficiale mazziniana ha varato proprio in questi giorni iniziando dai best sellers del triennio 1959-1960-1961…

 

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Pubblicato: 8 mesi ago

Pochi frammenti solamente

Balzato in men che non si dica al primo posto della volubilissima classifica dei singoli più scaricati su iTunes (mentre per la disponibilità in streaming dell’intero The complete Recordings bisognerà attendere ancora un altro po’), Niente è andato perso non ha per nulla tradito le avide aspettative dei fans nonostante si tratti dell’unica inedita primizia in un doppio vassoio di prelibatezze già ampiamente degustate. Qui di seguito trovate alcuni tra i più interessanti – e, in qualche caso, “griffatissimi” – commenti sul pezzo che ci è capitato di leggere in questi giorni…

P.S. (Mina e Celentano è anche il titolo del singolo d’esordio, da fine novembre su youtube, del cantautore emergente SVD: “Quando mi sentirò una Mina, è solo dal’altra parte del mondo che che potrò trovare il mio Celentano. Quando mi sentirò Celentano, è solo dall’altra parte del mondo che potrà esistere la mia Mina. Cosi belli e così lontani, lontani come il bene e il male. Vicini come Mina e Celentano. Stelle come noi, come Mina e Celentano”. Carino, no?)

Frammentaria e fluida. Sghemba e lineare. Pensierosa e sorridente. Dapprima imbrigliata, nella strofa tortuosa, e poi liberatoria, nel ritornellone gagliardo. Niente è andato perso, più che unire, contrappone Adriano Celentano e Mina. Un po’ come succedeva per A un passo da te. Una formula che reca chiara l’impronta di Fabio Ilacqua, capace di strutturare brani dove strofa e inciso si contrappongono, si bilanciano, si armonizzano. Il sentiero tortuoso, dove Celentano arranca con zaino e piccone, conduce ad ariosi altipiani che Mina percorre con mitologica leggiadria…

(Antonio Bianchi, minafanclub.it)

(…) Lui si ritaglia la parte più realistico-pessimista, quella di chi ammette che “ci vuol mestiere a diventare felici” e che del “passato non resta niente” se non “pochi frammenti” perché “il tempo scivola”. Lei però interviene con la forza della positività e gli dice “ma non lo vedi che c’è uno spazio così grande che dura il tempo di un istante?” e lo invita a guardarla. E lui: “Ti sto guardando e sei bellissima”. Le due leggende della musica italiana, protagoniste dell’uscita discografica più attesa di questo autunno, ancora una volta sembrano aver fermato il tempo: voci impeccabili, classe da vendere. E, come sempre, una presenza-assenza in cui sono maestri impareggiabili.

(Cinzia Marongiu, Tiscali.it)

La canzone è stata scritta da Fabio Ilacqua, del quale Rockol è convinto estimatore, ed è una gran bella canzone, sia per il testo sia per la musica, che i due giganti della musica leggera italiana interpretano con efficacia. Ed è efficace anche la copertina del singolo, una delle fantasiose elaborazioni foto/grafiche di Mauro Balletti, che riproduciamo qui sotto e che avremmo visto volentieri come copertina anche dell’album, in luogo di quella, elegante ma un po’ troppo “istituzionale”, che è stata scelta.

(Franco Zanetti, rockol.it)

A me è arrivato oggi e da fan di Mina anche un solo inedito merita l’acquisto di un album. Purtroppo non esiste più la cultura del disco ma solo l’ascolto di singoli brani che dopo qualche mese non ascolta già più nessuno. Merito anche di tutte quelle major che per far soldi danno “pane quotidiano” ai bimbiminkia della trap. Come si dice… “Perle ai porci”.

(Michele Gianelli, minafanclub.it)

(…) Mina e Celentano sono il padre e la madre del pop italiano. Si conoscono fin da ragazzi, quando insieme cantavano Elvis, Poi ognuno ha fatto la sua rimarchevole strada: entrambi però mantengono lunghi silenzi, ma per Natale non ci vogliono lasciare soli. Niente è andato perso è un bel dialogo sul tempo che passa di Fabio Ilacqua, con tanto di video dove Mina non si sottrae a una notevole di notevoli fotografie in studio con il collega Molleggiato…

(Marinella Venegoni, La Stampa)

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Pubblicato: 9 mesi ago

Ma non lo vedi che c’è…

In attesa che approdi in Rete il bellissimo video-lyrics di Niente è andato perso realizzato da Mauro Balletti con le animazioni in 3D di Adriano Merigo, ci pare cosa buona e giusta proporvi il testo della canzone per agevolare le vostre esibizioni canore sotto la doccia da soli o in duettante compagnia…

 

Fermo in piedi fra il vento e il traffico
non mi vedi i passanti ci nascondono
poi davanti a me col tuo sorriso di sempre
io a mani vuote e la mia faccia solamente
però sembra ieri ma il tempo scivola
cosa vedi? è sulla tavola
le fotografie dei nostri giorni ribelli
sono un ricordo impigliato fra i capelli
che fai? come dici?
ci vuol mestiere a diventare felici
e adesso ridi e ridi a piccoli sorsi
sui miei discorsi

ma non lo vedi che c’è uno spazio così grande
che dura il tempo di un istante
c’è tutto e niente è andato perso
guardami adesso sì
e non mi dire è passato e che non resta niente
ma di frammenti solamente
ho l’impressione di uno sguardo
guardami adesso sì

chiudi gli occhi
è un tempo barbarico
cade il cielo a fiocchi
è un vento gelido
e intorno la città sospesa è quasi deserta
la tua bellezza qui è la sola cosa certa
però prendi le utopie durano un palpito
mentre le bugie cambiano d’abito
ancora mi confonde questa calma apparente
dimmi che cosa abbiamo scelto veramente
ma dai! come dici?
che a volte è la paura ad esser felici
ma il tuo sorriso che risale in silenzio
e ferma il tempo

ma non lo vedi che c’è uno spazio così grande
che dura il tempo di un istante
c’è tutto e niente è andato perso
guardami adesso sì
e non mi dire è passato e che non resta niente
ma di frammenti solamente
ho l’impressione di uno sguardo
guardami adesso sì

per mille volte raccontarci i pensieri
in questa notte come in tante di ieri
quando ridendo mi dirai come sempre
ma non lo vedi che c’è…

ma non lo vedi che c’è uno spazio così grande
certo che lo vedo
che dura il tempo di un istante
no sei tu che dici che non lo vedo ma io lo vedo
c’è tutto e niente è andato perso
guardami adesso sì
si sto guardando
e non mi dire è passato e che non resta niente
sì certo
ma di frammenti solamente
ho l’impressione di uno sguardo
guardami adesso si

ma non lo vedi che c’è
ti sto guardando
uno spazio così grande
che sei bellissima
che dura il tempo di un istante
sì però che instante
c’è tutto e niente è andato perso
beh no questo lo hai detto tu
guardami adesso sì
e non mi dire è passato e che non resta niente
non è vero
ma di frammenti solamente
ho l’impressione di uno sguardo
come di frammenti! Mina cosa dici?
guardami adesso sì

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Pubblicato: 9 mesi ago

Guardami adesso, sì

Dopo la bella recensione pubblicata sul Manifesto di ieri, il nostro Stefano Crippa ha redatto per noi un resoconto più dettagliato della presentazione ufficiale di The complete Recordings officiata l’altro ieri al Teatro Gerolamo di Milano. Nel frattempo, il singolo-bomba Niente è andato perso si candida – con ben scarsa concorrenza, a dire il vero – al titolo di tormentone più fresco e gettonato dell’inverno. Non male, per due ragazzi irresistibili che – sommati – vantano quasi 130 anni di carriera…

di Stefano Crippa

Alla coppia Mina-Celentano non si rinuncia tanto facilmente. Sguardo alle cifre: quasi due milioni di copie con il primo album di duetti del 1998 e oltre 400 mila nel 2016 per il bis, un’era geologica dopo e già in piena epoca streaming. Tanto che nessuno in Italia, da allora, è mai più riuscito a bissare quei numeri. Così noi fan prendiamo la doppia antologia Minacelentano – The Complete Recordings  – impreziosista da scatti mai visti risalenti al 1998 che Mauro Balletti confessa di aver scelto fra oltre 3 mila ancora in forziere – e ci gettiamo sull’inedito Niente è andato perso, con voluttà. Gran pezzo, suoni freschi e voci splendide e eterne che sembrano aver fatto un patto con Mefistofele… A raccontare il rapporto fra i due artisti, condito di aneddoti e testimonianze, un panel organizzato alla Milano Music Week presso il Teatro Gerolamo a cui hanno partecipato Massimiliano Pani, gli arrangiatori Adriano Pennino e Celso Valli, Mauro Balletti con Claudia Mori collegata da remoto.
«Si vogliono bene da quando sono ragazzi – racconta Pani – dai tempi delle balere. Entrambi hanno ridisegnato il modo di definire l’artista, ognuno con il suo percorso. La loro forza? Essere contemporanei senza far niente per esserlo e una personalità talmente forte da aver influenzato anche il personaggio pubblico». Due dischi ma due modalità di registrazione diverse: «Nel 1998 le session si sono svolte quasi completamente a Lugano – spiega Massimiliano – nel 2016 a distanza, anche perché le modalità nel frattempo sono cambiate. Ma Mina e Adriano hanno sempre avuto ogni dettaglio sotto controllo, si sentivamo per telefono, via mail mandandosi messaggi». «E non solo – puntualizza Claudia Mori – all’inizio della gestazione de Le migliori io e Adriano siamo venuti a Lugano per discutere del progetto». «Ma la presenza si sente paradossalmente anche in loro assenza – spiega Celso Valli – mentre arrangiavo i pezzi nel mio studio il contatto con loro era continuo. Non sfuggiva niente anche se non erano fisicamente lì. Li chiamavi e rispondevano sempre al primo squillo…».

Atmosfera scherzosa, marron glacé che sparivamo in un amen nonostante si imprecasse alle diete, pause caffè dove si ricordavano antiche frequentazioni RAI, e addirittura jam session: «E qualcosa è stato anche registrato - confessa Pani – c’è qualche traccia audio di pezzi in studio, classici del rock’n’roll, brani di Presley su cui hanno improvvisato. Testi e accordi però sempre a memoria…» Di video neanche a parlarne: «Su quello Mina è stata tassativa - spiega Claudia Mori – Adriano ha cercato di farle cambiare idea, ma lei è sempre stata risoluta. Anche quando le ha proposto di filmare… al buio pesto (ride, ndr)». Come si lavora con due giganti? «Con rigore ma con divertimento  – spiega Fio Zanotti – e       «Mina si è mossa a compassione – ricorda Celso Valli – quando a inizi anni ’80 in uno dei suoi doppi sbagliai le tonalità di una canzone. Avrei dovuto rifarla ma dovevo anche rientrare a Bologna, avevo un bimbo piccolo. Così si adattò a cantare il pezzo su una tonalità bassissima (immagino parli di Allora sì, da 25, 1983, ndr). Ovviamente la fece benissimo… ». Il futuro si declina per Mina e Celentano su modalità diverse, a Lugano si lavora su diversi fronti: «Ma se ne riparlerà nel 2022», sottolinea Pani mentre a Galbiate Celentano medita su un suo ritorno in tv: «Sta lavorando a qualcosa, quando non me lo dice – sorride Claudia Mori – è perché è più di un pensiero». Di certo l’idea di uno show l’ha riportata l’interessato su instagram: «Ma dipende se glielo faranno fare. Anche perché ultimamente qualche censura su di lui c’è stata , in particolare dopo Realpolitik. Da parte di Adriano l’idea c’è, ma bisogna esser in due per realizzarla. Artista ed editore. Lui sta pensando di tornare in RAI».

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Pubblicato: 9 mesi ago

Minacelentano. The Complete Recordings. Dal 26 novembre.

MINACELENTANO
THE COMPLETE RECORDINGS

UN OMAGGIO AL PIÚ GRANDE SODALIZIO ARTISTICO DELLA MUSICA ITALIANA

PER LA PRIMA VOLTA  LA RACCOLTA DI TUTTE LE CANZONI
ARRICCHITA DAL NUOVO STRAORDIANRIO BRANO INEDITO
“NIENTE È ANDATO PERSO”    
E IMPREZIOSITA DA MATERIALE FOTOGRAFICO, TRATTO DALLE VARIE SESSION DI REGISTRAZIONE IN STUDIO, MAI PUBBLICATO PRIMA

 
- IL PROGETTO VERRÀ PRESENTATO ALLA MILANO MUSIC WEEK IL 24 NOVEMBRE
- DISPONIBILE IN PRE-ORDER DA OGGI, 12 NOVEMBRE, AL LINK
- NELLE VERSIONI HARDCOVERBOOK, DIGIFILE, BOX DELUXE E VINILE

MINACELENTANO – THE COMPLETE RECORDINGS è la strepitosa raccolta delle registrazioni in studio dei duetti di Mina e Adriano Celentano, con una grande sorpresa per il pubblico: conterrà un nuovo brano, inedito, dal titolo “Niente è andato perso”, inciso dalle due leggende a coronamento del loro feeling umano e artistico.

A quasi 25 anni dall’ideazione del loro primo grande successo discografico insieme, “The Complete Recordings” raccoglie tutti i brani nati e interpretati per gli album “Mina Celentano” (campione di incassi con oltre un milione di copie vendute) e “Le migliori” (5 volte Platino).

La raccolta (su etichetta Clan Celentano srl / PDU Music & Production SA, distribuzione Sony Music) è disponibile in preorder da oggi 12 novembre al link https://SMI.lnk.to/minacelentanoIn ; dal 26 novembre uscirà su tutte le piattaforme digitali e nelle versioni Hardcoverbook e Digifile (entrambe con doppio CD); e dal 10 dicembre saranno disponibili anche un Box Deluxe contenente il doppio CD e due Picture Disc, oltre a un 45 giri (Lato A: Niente è andato perso/Lato B: Eva), e due versioni in vinile (doppio LP colorato e doppio LP Black 180gr). Tutte le versioni comprendono un prestigioso libro fotografico contenente scatti inediti dei due artisti.

Questa la tracklist dei brani che compongono “The Complete Recordings”: Niente è andato perso (inedito); Eva; A un passo da te; Brivido felino; Ma che ci faccio qui; Acqua e sale; Amami amami; È l’amore; Io non nolevo; Come un diamante nascosto nella neve; Specchi riflessi; Che t’aggia di'; Non mi ami; Messaggio d’amore;  Sempre sempre sempre;  Se mi ami davvero; Ti lascio amore;  Sono le tre; Dolce fuoco dell’amore.

L’evento. Mercoledì 24 novembre, all’interno della Milano Music Week, il panel per celebrare il percorso artistico che ha fatto la storia in Italia. Interverranno le personalità che hanno contribuito all’enorme successo dei capolavori di Mina e Celentano. Tra i nomi, Claudia Mori, Massimiliano Pani, Celso Valli e Fio Zanotti. Produttori, arrangiatori e musicisti che racconteranno aneddoti e curiosità delle due leggende della musica italiana. Sarà inoltre presentato il videoclip dell’inedito “Niente è andato perso” realizzato da Mauro Balletti, autore anche di tutte le grafiche degli album. 

 

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Pubblicato: 9 mesi ago

Gentili pensieri

Dopo aver lasciato a malincuore – per limiti di età allegramente superati – la redazione di Sorrisi e canzoni di cui era stato per decenni la firma più autorevole, Gherardo Gentili curò per qualche anno per la nostra fanzine una rubrica fatta di parole in libertà sulle ali della memoria e della fantasia. Lui, sempre troppo modesto, le chiamava Nougatines, (dal latino nugae, sciocchezze), come le celebri caramelle-torroncino torinesi degli anni Venti e Trenta col ‘negretto’ sulla cartina. Ed è così che oggi – nel giorno in cui Gherardo (scomparso nel 2014) avrebbe compiuto 100 anni tondi – vi invitiamo a rigustarle: piccole grandi golosità per rendere più dolce la vita, e meno amaro il ricordo di chi non c’è più…

di Gherardo Gentili – Ritratto di Gianni Ronco

“Forse mi conoscete già, ma arrivato a 85 anni è meglio che mi ripresenti. Mi chiamo Gherardo Gentili. Sono nato a Milano nel 1921, appartengo ad una generazione, se non bruciata, ustionata: fascismo, guerra, dopoguerra. I miei coetanei hanno rimontato la corrente, molti hanno fatto splendide carriere. Io no: sono arrivato tardi in tutto. Scrittore di novellette per settimanali femminili a 29 anni, giornalista di musica e spettacolo a 36, pensionato a 79. Bolero Teletutto e TV Sorrisi e Canzoni. Ho seguito indirettamente, per interposti colleghi, la carriera di Mina fin dagli inizi. Eppure a un certo momento mi sono trovato ad essere un “minologo”. Quando la Mina televisiva e dal vivo era sparita. Ogni anno, quando usciva il doppio album, usciva la mia simil-intervista. Non ingannavo nessuno, avevo chi mi dava una mano. I bravi, i buoni fans ci credevano perché volevano crederci. I lettori comuni non guardavano troppo per il sottile. Era il “pezzo” su Mina e bastava…” (Da D’amore non scrivo più, Mina fan club numero 65, autunno 2006)

“Ci sono tanti modi per sparire. C’è quello denominato Garbo. A 34 anni, nel colmo della carriera, la più famosa attrice dello schermo si ritira e da quel momento diventa una lunatica signora gelosissima della propria privacy. È il sistema ideale per entrare nel mito. C’è il metodo denominato Battisti. Un famoso cantautore decide di chiudere con i concerti e le apparizioni televisive, taglia i ponti con la stampa e da quel momento diventa un music maker-cantante che sforna ogni tanto un album destinato ad andare al primo posto in superclassifica. È il sistema ideale per uscire dal mito ed entrare nella paranoia. C’è infine il metodo denominato Mina. E qui il discorso diventa più complesso. Mina non ha fatto nulla per apparire o sparire. Non ha voluto, non ha deciso. Si è lasciata vivere, semplicemente, senza preoccuparsi di carriera, miti, concerti, tivù, superclassifiche e paranoie. Serena, indifferente, olimpica e ironica…”. (Da Sorrisi e canzoni, 30 novembre 1985)

“Ogni volta che esce un suo disco, musicisti, cantanti, autori, produttori, critici, giornalisti aspettano Mina al varco per ammirare e criticare, più ammirare che criticare, sia pure con le riserve che si ripetono ogni anno. Si vorrebbe il ‘rinnovamento’. Nuovi studi, nuovi arrangiatori, nuovi autori. Esperienze diverse, anche esotiche. Si vorrebbe che Mina andasse a registrare a Los Angeles o alle Bahamas, affidandosi ai music-maker più in del momento per vedere quello che succede. Ma Mina le sue rivoluzioni le fa all’interno del suo mondo. È l’unica cantante che, nello scegliere una canzone, non badi al nome dell’autore. Spesso non lo sa neanche e non si cura di saperlo. Se le piace il brano, lo incide. E così ogni anno dà spazio ai giovani. ‘È anche l’unica a poterselo permettere’, aggiunge Giorgio Faletti, uno degli autori scelti per il nuovo Caterpillar. Verissimo, ma questo non significa rinnovarsi?”. (Da Sorrisi e canzoni, 9 novembre 1991)

“C’è Club e Club, fanzine e fanzine. Negli altri Paesi sono spesso gestiti dalle case discografiche e dagli impresari. Perciò sulla copertina dei dischi figura sempre l’indirizzo per scrivere, ricevere foto autografate e altro materiale. Sono iniziative promozionali bene organizzate. Troppo, oserei dire. I Club e le fanzine italiani sono un atto d’amore. Pochi durano nel tempo, pochi funzionano veramente bene. Non faccio nomi per non suscitare gelosie e proteste da parte dei non citati. Mi limito al Fan Club di Mina, inesauribile sacrario di notizie, foto, memorie, documenti, che vive della Signora e per la Signora, rispettando rigorosamente la sua privacy. Ma anche il Club di Vasco non scherza. Lui segue da vicino i lavori, legge, rivede, consiglia. E spesso è l’autore degli editoriali…” (Da Sorrisi e Canzoni, 26 giugno 1994)

“Carissimo Loris, stanotte, dopo un lungo, troppo lungo periodo nel solito tunnel, ho letto tutta l’ultima fanzine, quella col mio ricordo di Nilla Pizzi. Bellissimi gli articoli tuoi, di Pino Presti e di tutti gli altri; stupende le immagini: le foto ricchissime, Gianni Ronco, Balletti. E mentre passavo di ammirazione in ammirazione, mi veniva un gran fottone. Perché non sei ancora giornalista professionista, tu che lo meriti cento, mille volte più di tanti e tanti altri? Possibile? Perché non rompi le scatole alla dogaressa Venegoni, Stampa di Torino? Perchè non coinvolgi Massimiliano? Perché perché perché? Inutile che io insista, sei recidivo e incorreggibile.

Dimmi della prossima fanzine, mi avevi parlato di un certo tema, non ricordo bene. La fonetica di Mina? Ci proverò per quanto sia difficile per me, non avendo più un disco, né un cd né una cassetta. Mi sento un vecchietto imbranato. Ah, l’età!. Tra pochi giorni saranno 90.

L’importante è la nostra amicizia. Voglimi sempre bene. A prestissimo”.

(e-mail, 14 ottobre 2011)

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Pubblicato: 10 mesi ago

Ho sempre visto te per primo

A pochi giorni dal lancio sulle piattaforme e nelle radio del fiammeggiante singolo che precederà l’attesa raccolta natalizia, vi riproponiamo a partire da oggi alcuni dei post che, dieci autunni fa, pubblicammo alla vigilia dell’uscita di Piccolino, a tutt’oggi il nostro preferito tra gli album di inediti della Mina post-2000…
Quando ancora esistevano i cd singoli promozionali “fisicamente” intesi, quello che anticipava di qualche settimana l’uscita ufficiale dell’album si limitava solitamente a “suggerire” con qualche oscuro elemento grafico quella che sarebbe stata la copertina del disco. Per Non c’è più audio, bellissimo brano apripista di Pappa di latte, il giacimento Maurifero Balletti piazzò sulla cover del promo una sibillina “galletta” d’assaggio della Mina biscottata e intovagliata che avremmo poi gustato appieno sulla busta dell’album. Analogamente, l’anno dopo, sulla copertina di Volami nel cuore, campeggiava un altero e solitario Duomo di Cremona non ancora illuMinato dalla presenza non meno ieratica della nostra Star griffata Versace. Sul singolo Johnny, poi, a preannunciare la sfrecciante apparizione dell’olimpionica Tigre-Ghepardo di Leggera era una timida scarpetta smarrita nel mezzo della pista di atletica. Non meno laconici gli indizi con cui Mauro si è spesso divertito a stuzzicare la nostra curiosità nelle anteprime promo degli album successivi: un particolare cromatico dello sfondo della Monna Mina leonardesca di Olio per Grande amore, una variazione del logo simil-Chanel adottato per N° 0 per Neri, o ancora le indecifrabili sagomine colorate della Mina-con-elefantino-al-seguito di Bula Bula per Vai e vai e vai. Il gioco del “che cosa apparirà” non si è interrotto nemmeno quando, a partire da Facile, è iniziata la nuova era dei singoli “incorporei” inviati come cartolina digitale con allegata copertina scaricabile: i graffiti infantili sulla coverde Il frutto che vuoi erano il segno premonitore della Mina abbozzata da Mauro con magistrale mano bambina per l’album del 2009, così come le cartine colorate di You Get Me prefiguravano l’abbuffata di dolcezza in serbo per Caramella. E tutto lascia credere che anche la non-immagine scelta per Questa canzone contenga – nella sua apparente asetticità – una pur vaga associazione di idee con la splendida e sorprendente Mina che vedremo nella copertina di Piccolino

(Minafanblog, ottobre 2011)

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Pubblicato: 11 mesi ago

Benarrivato, Corrado jr!

Qualche anno fa, nella sua rubrica Lessico&Nuvole su Repubblica, il grande Stefano Bartezzaghi aveva definito il nome Mina Mazzini come un classico esempio di anapax (ossia, parola o gruppo di parole privi di lettere che non siano ripetute): due m, due n, due a, due z, con la sola eccezione “dispari” delle tre i. E se aggiungiamo anche il secondo nome Anna, ecco un’altra doppia accoppiata di a e di n. Non è un caso che il numero due abbia sempre fatto capolino con singolare – anzi, duale – insistenza nella vita e nella carriera di Mina: due nomi di battesimo, un doppio nome d’arte all’inizio della carriera, due Sanremi, due mariti, due figli, due nipoti, la duplice cittadinanza italo-svizzera, gli innumerevoli duetti con altri artisti (compreso quello – strepitoso – di prossima uscita), il doppio album che per oltre due decenni è stato la formula vincente della sua attività discografica…

Poteva mancare, a questo punto, un secondo pronipotino a tre anni dalla nascita – salutata “bartezzaghianamente” dall’acronimo Maeba – della bellissima Alma? Detto, fatto: proprio ieri ha visto la luce Corrado Pani jr, secondogenito di Axel Pani e Rebecca Barsotti. Ci uniamo con affetto e commozione a questo straordinario momento di gioia della famiglia più musicale del mondo.

 

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Pubblicato: 11 mesi ago

89, la copertina!

Un magnifico scatto inedito che Mauro Balletti ha ripescato per noi dallo scrigno magico di Del mio meglio numero 8Per la nostra fanzine numero 89 non poteva esserci copertina più seducente ed evocativa: la perfetta metafora di un’Icona che emerge con intatto glamour e sublime autoironia dalla monnezza che la (e ci) circonda in questi tempi musicalmente grami… 
In stampa alla fine di questo mese, la rivista sarà in spedizione nei primi giorni di ottobre.
Photo: Mauro Balletti – Graphic: Remo Prodoti
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Pubblicato: 12 mesi ago

Un’assenza insopportabile

Ci ha improvvisamente lasciati qualche giorno fa l’amico Marco Piancastelli, nome di spicco di quel folle e geniale crocchio di mazziniani – Flavio Merkel, Mauro Coruzzi, Fabio Saccani, Paolo Belluso e altri irriducibili -  che 41 anni fa aveva dato vita alla prima redazione parmense del nostro fan club. Lo ricordiamo con affetto e gratitudine riproponendovi l’illuminante editoriale con cui, in apertura del “bollettino” numero 7 uscito all’indomani di Salomé, Marco tracciò un bilancio del primo anno e mezzo di attività del club esponendone una serie di intenti programmatici di cui, nei decenni seguenti, noi aostani avremmo fatto diligentemente tesoro…

di Marco Piancastelli

Nella lettera che accompagnava il bollettino precedente vi abbiamo informati molto velocemente dei risultati del questionario proposto nel numero 5. Vorrei tentare di rileggere con più attenzione quei dati per due motivi: perché forniscono un’immagine del club molto precisa e coerente e perché vi si trovano delle richieste e delle proposte di cui dobbiamo tenere conto. Il fan-tipo è un ragazzo dell’Italia Centrale, segue con attenzione il bollettino, ascolta volentieri Baglioni e la Vanoni, detesta Rettore e la Bertè, conosce soprattutto la Mina degli ultimi anni e vorrebbe saperne di più sulla vita privata della cantante. Chiede inoltre di partecipare più attivamente alle attività del club. Non è facile trovare soluzioni capaci di accontentare tutti, specialmente se le richieste sono troppo specifiche e vanno nella direzione opposta a quella che si è data questo club. Io personalmente trovo già ingannevole pubblicare la rubrica “La voce del silenzio” (con estratti delle sue interviste) perché so che la maggior parte delle dichiarazioni attribuite a Mina dai giornali sono inventate e di conseguenza assolutamente inutili e fuorvianti: forniscono, cioè, un’immagine del personaggio che non corrisponde a quella reale. Circa la richiesta di partecipare più attivamente alle nostre attività, vorrei ricordarvi quello che già vi chiedemmo in un bollettino precedente: inviateci tutte le informazioni che riuscite a trovare sulle trasmissioni televisive, radiofoniche e sui concerti fatti da Mina dal ’58 al ’78. La sua carriera è un affresco da restaurare e riportare alla luce, al suo passato artistico sono legati i nomi più prestigiosi del mondo dello spettacolo italiano, e con lei hanno fatto le cose migliori. Portare avanti questo lavoro ha il significato di dare a Mina il ruolo che merita: quello di personaggio eccezionale, unico, incomparabile. Solo attraverso questa verifica è spiegabile l’assenza di Mina nel corso degli ultimi anni senza dover ricorrere alla più bieca stampa scandalistica: non esiste oggi un’équipe di livello professionale capace di collaborare con lei per un suo possibile rientro televisivo. Non c’è gossip, pigrizia, figli o amanti da tirare in ballo per spiegare un’assenza che trovo giusta, coerente ma insopportabile.

(Dal bollettino n° 5, dicembre 1981) – Photo: Marco e Mauro nei primi anni Ottanta

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Pubblicato: 1 anno ago

89, il sommario

Una puntigliosa e ipercircostanziata cronistoria del 1967 mazziniano; un’appassionante excursus sulle sovraincisioni vocali di Mina dagli esordi discografici fino a oggi; la prima puntata di una serie di ritratti – il cui titolo Che voce è questa? l’abbiamo “rubato” all’indimenticabile Nuccio Rinaldis dall’Intro di Plurale - dei più importanti coristi che hanno accompagnato la Tigre nel corso dei decenni. E come entrée, qualche parco ma stuzzicante assaggio delle novità in arrivo per fine anno: eccolo qua, titolo per titolo, il ricco sommario della fanzine 89 in spedizione nella seconda metà di settembre. 
Editoriale
BUM, AHI, CHE COLPO DI CODA!
Mina 1967 tra sabati e domeniche
E QUANTI GIORNI ANCORA
di Loris Biazzetti 
Mina Miss Copertina 1967
PERCHÉ LEI
di Enzo Tortora
Scripta Minant / 1967
FORSE, FORSE PARLEREI…
di Mina
Una divagazione intrusiva
QUESTA DI MARINELLA È LA STORIA INTERA
di Franco Zanetti
Mina e le sue mille moltiplicazioni vocali
PLURALE MAIESTATIS
di Antonio Bianchi
Che voce è questa? / 1
EDDA DELL’ORSO, CANTATRICE MODERNA
Intervista di Stefano Crippa
Che voce è questa? / 2
PAOLA FOLLI, CON MORENO “SU DA LEI”
di Paola Folli
COME GOCCE
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Pubblicato: 1 anno ago

Plurale Maiestatis

Sarà – insieme all’oceanica cronistoria dedicato alla Mina 1967 – il pezzo forte della prossima fanzine: un dossier dal titolo Plurale Maiestatis – minuzioso e appassionante come solo gli articoli del nostro Antonio Bianchi sanno essere – che ripercorrerà le mille moltiplicazioni vocali di se stessa che Mina ci ha regalato dagli esordi fino a oggi. Un bel modo – tra l’altro – per festeggiare il 45° anniversario del suo album-capolavoro a più voci inciso nel 1976 sotto la guida di Gianni Ferrio. Eccovi in anteprima il primo capitolo. 

 

di Antonio Bianchi

 

Esplorare lo sterminato universo musicale di Mina è un privilegio. La nostra “Maestra di musica” ci ha allenato a sondare generi, epoche, repertori e mondi sonori straordinariamente articolati e compositi. Ci ha insegnato anche a familiarizzare con l’evoluzione delle tecniche da sala d’incisione e a scorgerne le implicazioni creative. Prendiamo un album monumentale come Plurale. Un exploit tecnico e artistico che ha pochi raffronti nel panorama italiano.

Da un punto di vista tecnico, la sovraincisione progressiva di una singola voce può essere frettolosamente bollata come mero artificio da studio di registrazione, irriproducibile nella realtà. Dal punto di vista artistico, invece, può rivelarsi emblema di una musicalità e di un approccio da strumentista della vocalità. 

Non sono molti i fruitori di musica che hanno familiarità con questa tecnica. I più sono portati a pensare che qualsiasi cantante possa prestarsi al gioco di sovrapposizioni e armonizzazioni. In realtà, è prerogativa di voci capaci di diventare puro suono, di eleggere il predominio della musica (un approccio che esclude a priori il cantautorato immolato allo strapotere del testo) e di accantonare protagonismo e soggettività. È la stessa linea di confine che delimita solisti e coristi. I secondi, più dei primi, non possono prescindere da intonazione, senso armonico, capacità di spaziare fra registri, agilità ritmica e controllo del volume. Si tratta di qualità superflue per i solisti, in cerca di riconoscibilità e soggettività stilistica. Ciò non toglie che esistano grandi personalità dal bagaglio tecnico sontuoso, in grado di modulare la propria individualità sino a relativizzarla. Capacità che è parte integrante della musicalità. 

Fra le voci femminili, Elisa e Giorgia hanno rinvigorito il gusto per gli impasti sonori e non disdegnano di calarsi, spesso e volentieri, nel ruolo di coriste di se stesse. Lo stesso si può dire per le voci più attente alla sperimentazione, da Giuni Russo ad Antonella Ruggiero. E, soprattutto, per due interpreti supreme. Non Ornella, non Milva, non Patty. Le due specialiste italiane dell’armonizzazione sono Mina e Mia Martini. La Mimì prima maniera era una virtuosa degli intrecci a più voci, corista di se stessa sin dall’album d’esordio, spesso calata in impasti polifonici di rara bellezza (da Gesù è mio fratello a Tutti uguali, da Fiore di melograno a Danza…).

Mentre Mimì ha sempre adattato la formula al proprio repertorio originale, Mina ha cavalcato la dimensione plurale nell’accezione più pura, al servizio della musica, talvolta cancellando la propria presenza “solista”. Si è trasformata in orchestra, in coro alpino, in trio vocale d’antan, in formazione di vocalese, in strumentista della voce… Ha rivelato una rara capacità di porsi davanti o dietro la musica, di essere interprete intensa e disciplinatissima corista, di rimarcare lo spessore emotivo o limitarsi a una sorridente dimensione strumentale, di essere melodia ma anche armonia, singola nota e accordo. E ha giocato con il citazionismo, saltellando fra epoche e repertori, ripercorrendo come nessun’altra i passaggi chiave dell’evoluzione tecnica della sovraincisione vocale. Che ha una lunga storia, scaturita dall’avvento della registrazione su nastro magnetico. In ambito pop, quest’espediente è associato alle novelty songs di voci femminili come Patti Page (Tennessee Waltz) e Kay Starr (Wheel Of Fortune). Ma gli esempi più rappresentativi sono d’estrazione jazzistica, a testimonianza della natura soprattutto musicale della formula. Pensiamo alle pionieristiche moltiplicazioni vocali e strumentali di Les Paul & Mary Ford; agli strepitosi Lambert, Hendricks & Ross (nel loro album d’esordio, Sing a Song of Basie, i tre si moltiplicavano per ricreare in vocalese il repertorio di Count Basie); e, soprattutto, ai Singers Unlimited (quartetto vocale che, come rivela il nome , si moltiplicava illimitatamente ricreando monumentali impasti orchestrali) (…)