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Pubblicato: 1 settimana ago

Nessuna come te lo dico io

Giorni fa, discutendo al telefono con l’amico Antonio Bianchi sui possibili temi da trattare nelle prossime fanzine, mi è tornato in mente il minuzioso dossier – più che mai illuminante, in questi tempi di diffuso analfabetismo musicale – che il nostro minologo numero 1 dedicò alla fonetica mazziniana nella fanzine numero 73. E mi è venuta voglia di riproporne lo stuzzicante incipit per rinfrescare la memoria ai fans che a suo tempo hanno apprezzato l’articolo e per stuzzicare in tutti gli altri la voglia di leggerlo… 

di Antonio Bianchi

L’argomento è sterminato, stuzzicantissimo e così poco battuto da rasentare l’arbitrarietà. Spero che Mina perdoni l’approccio affettuosamente delirante. Perché non ho mai frequentato corsi di dizione e parlo con la pronuncia tipica della “bassa reggiana” (sono nato e cresciuto a Poviglio, a un tiro di schioppo da Brescello, che Mina conosce benissimo perché qui – oltre a Don Camillo e Peppone – anche papà Mino era di casa). E perché nessuno nel mare magnum di disamine, libri, articoli e considerazioni su Mina ha mai approfondito il versante della parola in musica, un universo a parte rispetto alla parola propriamente intesa. E le fascinazioni legate alla dizione o, meglio, all’articolazione delle parole al servizio della musica rappresentano un concetto così poco frequentato da risultare, agli occhi dei più, praticamente inesistente. Come non accettare la sfida (fra l’altro scaturita da un mini-sondaggio sui possibili argomenti di questo numero) di Loris?

C’è una semplificazione diffusa – da smantellare – che distingue fra cantanti attenti alla parola (nel luogo comune: i cantautori e qualche loro musa, come Fiorella Mannoia…) e cantanti indifferenti al significante. La contrapposizione non è scientifica: serve a evitare incasellamenti irriverenti e brutali. Quelli fra i cantanti di voce e i colleghi senza voce. Perché quanto più la voce è piccola tanto più chi la possiede è recepito come rispettoso dei valori testuali. Vale anche all’estero: Billie Holiday, con la sua voce di modeste proporzioni tecniche, è sempre stata considerata più attenta alla parola delle “rivali” Ella Fitzgerald (che, si dice, scoppiò in lacrime dopo aver letto un’intervista in cui Sinatra la irrideva come lettrice di testi) e Sarah Vaughan (più volte tacciata di trasformare, con il suo vocione, minuscoli chalet in giganteschi castelli).

Le voci “troppo” dotate sono sempre state associate al predominio dei valori musicali e sottilmente colpevolizzate. Come se la musicalità uccidesse la parola. Le eccezioni sono pochissime. Frank Sinatra, pur dotato di una voce di tutto rispetto, è sempre stato considerato un finissimo cesellatore di versi, da lui resi con una chiarezza, un nitore, una plasticità davvero poco frequenti nel panorama canzonettistico anglofono. Ma si tratta – appunto – di un’eccezione.

Il riferimento alle voci statunitensi non è casuale: la cultura americana ha metabolizzato con più gradualità dell’Italia la contrapposizione fra valori testuali (dalle voci da cabaret a Bob Dylan) e valori musicali (le voci del jazz sono sempre state più disinteressate alla comprensione del testo, subordinato all’individualità strumentale del suono). In Italia, il passaggio è avvenuto frettolosamente. Si è passati dallo strapotere del “bel canto” (operistico) alle sgangheratezze del rock’n’roll, dai corsi di dizione ai deliri vocali, dalla disciplina dei conservatori alla soggettività più sfrenata. Difficile fra estremi tanto marcati individuare una logica e una dignità capace di discriminare fra voci attente e voci disattente ai valori testuali.

Soprattutto, si è perso di vista il valore estetico della parola in musica, della parola come suono. I critici italiani meno fantasiosi pensano che per far brillare una parola cantata sia sufficiente “dirla”. Escludono a pie’ pari il potere espressivo di una parola musicalmente articolata. Non capiscono che le manipolazioni del canto possano esaltare all’ennesima potenza – e talvolta sovvertire – la parola stessa.

Colpa della sciatteria vocale del cantautorato. E colpa dell’assenza di intelligenza creativa da parte degli interpreti puri, maschi e femmine. Perché in Italia le voci belle e influenti non sono mai mancate. Ma, a ben guardare, solo una ha saputo oltrepassare i valori vocali consueti con un’estetica parallela legata al suono di ogni singola parola. È Mina. Può sembrare fazioso ribadirlo sulle pagine di una fanzine a lei dedicata, ma se c’è un campo d’azione in cui la supremazia mazziniana appare con un’evidenza folgorante è proprio l’articolazione delle parole…” (…)

(Da NESSUNA COME TE LO DICO IO – Vocali, consonanti e altre storie: appunti di fonetica mazziniana di Antonio Bianchi, fanzine n° 73)

 

 

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Pubblicato: 2 settimane ago

Con il nastro rosa

Ieri, mercoledì 9 maggio, è nata ALMA PANI, figlia di Axel. Alla nuova bellissima arrivata, al 31enne neopapà e alla sua compagna, allo splendido neononno (!) Massimiliano, alla neobisnonna più ‘rock’ della Via Pappalàttea e all’intero clan Pan-Mazziniano l’emozionato e affettuoso abbraccio di tutti noi. E se fosse proprio ALMA la “A” che mancava all’acrostico dinastico (Max-Axel-Edoardo-Benedetta-A…) di MAEBA?

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Pubblicato: 2 settimane ago

Panta Rea

Danilo Rea la nostra fanzine ha dedicato, nel corso dei decenni, più di un’intervista (a cominciare da quella che gli fece nel n° 48 il caro Flavio Merkel fino a quella più recentemente firmata da Stefano Crippa nel n° 69). Ma per chi volesse saperne – molto – di più sui quarant’anni di splendida carriera di quello che è unanimemente considerato uno dei più grandi pianisti della scena jazz e pop italiana e internazionale, è d’obbligo l’acquisto della sua autobiografia – dal titolo Il jazzista imperfetto – pubblicata in questi giorni dalla RaiEri (236 pagine, 18 euro). Dal lungo capitolo in cui Rea ripercorre le tappe della sua ormai quasi trentennale collaborazione con Mina abbiamo scelto alcuni brevi estratti. Per leggere il resto, correte in libreria…

“Mina è una che fa gruppo. Quando si sente circondata da persone che stima, non ha nessuna voglia di cambiare. Ricordo che una volta, per incidere un pezzo particolare, le suggerii dei musicisti americani ma le non ne volle sapere, preferiva farsi accompagnare dai fedelissimi di sempre”.

“Ben presto capii che Mina era un’anomalia del sistema. Quello dei cantanti è un lavoro da amanuensi: avendo la possibilità di incidere e sovraincidere più volte, su un disco puoi starci anche un mese. Con Mina è diverso. Ti lascia la massima libertà. Il suo approccio è semplice: entra in sala e ci resta non più di due o tre ore. Propone un brano scelto al momento in una sorta di estrazione del lotto: ‘Vi piace How deep is your love’? Una volta scelto il brano, arriva in tempo reale una traccia con il testo e l’armonia, di quelle che trovi nei negozi di musica o su YouTube. A quel punto, in un’ora e mezzo devi tirar fuori il pezzo e registrarlo. Per questo Mina si è sempre circondata di improvvisatori, perché è molto jazz”.

“Io ho suonato spesso sui brani evergreen, mettendo al servizio la mia capacità di improvvisare. Un lavoro per niente semplice. Mina inventa gli arrangiamenti mentre canta, dando le direttive al volo: ‘Ora a solo di piano! Qui rullata di batteria!’. Mente suoniamo, spesso capita che lei, in cuffia e in tempo reale, ci chieda di cambiare repentinamente il ritmo: ‘Facciamola beguine, ora jazz’  o ci sospinga in arrampicate sempre più ardite, con salti di ottave, che solo lei può sostenere grazie alla sua estensione vocale. Quando improvvisammo su Ancora di Eduardo De Crescenzo, mi spronava a salire, salire, salire fino a picchi mai raggiunti”.

“Mina ama incastrare la strofa di un brano con un inciso di un altro. Ad esempio, è capace di iniziare con Let it be per proseguire con il ritornello di Ruby Tuesday (…). In La canzone di Marinella, cantata in duo con De Andrè, si inventò un gioco ritmico prevedendo che Fabrizio avrebbe cantato nel tempo di valzer originale. Lei invece scelse di cantare la sua parte in 4/4, quindi rallentando di molto la metrica con un effetto di maggiore sospensione drammatica. Un’impresa non da poco che richiese musicisti di grande esperienza e duttilità come Alfredo Golino alla batteria e Massimo Moriconi al basso. Una caratteristica peculiare di Mina è la perfezione ritmica, rara tra i cantanti italiani. Ha la precisione di un batterista”.

“Non è facile seguirla perché ha una dilatazione del tempo tutta sua, come Chet Baker. Ma quando si crea la giusta alchimia, il risultato ha del miracoloso”.

 

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Pubblicato: 3 settimane ago

Siamo tutti Maeba

Ogni occasione e ogni forma di diffusione sono buone per far conoscere e amare un disco meraviglioso come Maeba. E mentre ci pare che, dopo il fervore iniziale, gli sforzi promozionali della Sony per sostenere l’album (e spingere in radio, facendosi largo tra il ciarpame musicale dilagante, il secondo strepitoso singolo Il tuo arredamento) si siano precocemente arenati, è appena decollata dal sito ufficiale mazziniano una nuova intrigante iniziativa che, sotto l’attenta e indulgente supervisione della Komandante Suprema e del Grande Nostromo Max, coinvolgerà direttamente i fans dalle velleità canterine più o meno fondate. Questo l’annuncio:

“È ormai Karaoke-Maeba-Mania e sta per esplodere anche nel Mina Mazzini Official! E presto una grande sorpresa per le vostre cover! Cantate Maeba! … continuate a inviarci i link dei vostri video-cover esclusivamente all’indirizzo laredazione@minamazzini.net . Le cover più belle e intonate saranno ospitate in una sezione del canale ufficiale Mina Mazzini Official Youtube creata apposta per accoglierle, per accogliervi….”. 

Inutile aggiungere che anche la fan page del Minafanclub e il sito amico www.rockol.it di Capitan Franco Zanetti seguiranno con vivo interesse l’evolversi di questo inedito talent show intergalattico…

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Pubblicato: 4 settimane ago

L’aurora colora ogni cosa…

È in programma alle 11.30 di stamane – presso la Sala della Consulta di Palazzo Comunale – la conferenza stampa con cui la Città di Cremona si appresta a dare ufficialmente il via al fitto cartellone di eventi musical-culturali previsti sotto il Torrazzo nel corso dell’estate. Tra le iniziative in ballo, spicca il progetto CremonaCantaMina che celebrerà i sessant’anni di carriera della Mazzini con una serie di concerti-tributo col trio Rea-Moriconi-Golino (protagonisti della serata del 25 luglio), il rapper Mondomarcio (che il 27 luglio riproporrà dal vivo il suo album-concept mazziniano Nella bocca della Tigre) e il gruppo degli Oblivion (col recital The Human Juke Box del 2 agosto). Dedicata espressamente a Mina sarà anche la XII edizione del Progetto Back To School, destinato agli studenti degli istituti di istruzione superiore e, per la prima volta, anche dei corsi universitari. Il percorso, a partecipazione gratuita, coinvolgerà i ragazzi in una serie di laboratori formativi di musica d’insieme basati sull’incontro e confronto con un team didattico di alto profilo di cui faranno parte, sotto il coordinamento del prof. Aldo Pini, docenti come Mattia Tedesco, Giulia Dagani, Antonio Galli, Marco Carnesella e – guest star d’eccezione – la cantautrice Dolcenera, tutti sinergicamente impegnati a dar vita a una formazione pop contemporanea cui si affiancherà una sezione d’archi studiata ad hoc per reinterpretare nel modo migliore gli arrangiamenti di alcuni dei più celebri brani di Mina: il tutto si concluderà in un concerto finale, che si terrà nel periodo giugno-luglio, in una location attualmente in fase di definizione.

Ma le novità di questa assolata fine di aprile non finiscono qui. Venerdì 27 debutta infatti nelle radio il secondo, attesissimo singolo estratto da Maeba: la “incantàbile-incantévole” Il tuo arredamento di Zorama, per l’occasione remixata in una speciale edit version adattata alle stringenti esigenze di minutaggio della programmazione in FM…

 

 

 

 

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Pubblicato: 1 mese ago

Tanti auguri, Max!

Nella fanzine numero 75 della primavera 2013 festeggiammo il doppio 25° compleanno di Massimiliano con una serie di specialissimi “biglietti di auguri” scritti – e, nel caso di Mauro Balletti e Gianni Ronco, disegnati – da alcuni degli amici e collaboratori a lui più cari. E visto che gli anni passano ma gli affetti sinceri restano, ci sembra bello riproporvi oggi – in occasione dei fulgidi 55 dell’indomito nocchiero della PDU – quattro di quegli inestinguibili happy birthday ai quali alleghiamo quelli, freschi di giornata, di tutti noi…

 

FRANCO ZANETTI - Di gente, in oltre quarant’anni che bazzico il mondo della discografia, e più in generale il mondo dello spettacolo, e ancor più in generale il mondo tout court, ne ho conosciuta tanta, tantissima. Ma sicuramente non ho mai conosciuto nessuno come Massimiliano; nessuno, intendo, che sia garbato, gentile, puntuale e impeccabile come lui – il tutto senza mai diventare artefatto o stucchevole, e senza rinunciare a un rigore e a una fermezza esemplari. Persone come Massimiliano sono rarissime, anzi pressoché uniche (fra i cosiddetti “figli d’arte, poi, figuriamoci!). Lo dico sinceramente: gli devo molto, professionalmente e umanamente. Soprattutto gli sono debitore di un’attestazione di fiducia che dura ormai da parecchi anni, e che spero di non aver mai tradito (gli devo anche un ringraziamento per una indimenticabile sorpresa che mi ha regalato qualche anno fa – lui sa di cosa parlo). Avere a che fare con lui – per ragioni professionali o personali – è sempre stato un piacere e una soddisfazione. In un ambiente in cui tutti si dicono amici di tutti, preferisco, più sinceramente, definirmi un suo (occasionale ma fedele) collaboratore che lo rispetta e lo ammira. Aggiungo che se avessi una figlia mi piacerebbe molto che sposasse uno come lui – ma una figlia non ce l’ho, e in ogni modo temo che un genero così non riuscirei comunque a trovarlo. Auguri, Max!Continua a leggere

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Pubblicato: 1 mese ago

Mario De Luigi, una vita tra musica e dischi

Solo poche settimane fa avevamo menzionato nel nostro blog un suo splendido post in cui celebrava – nel sito di Musica e dischi che era quanto rimaneva della gloriosa testata cartacea da lui diretta per decenni – il primo posto in classifica agguantato dalla smagliante Mina di Maeba. Oggi, purtroppo, dobbiamo tornare a occuparci di Mario De Luigi per annunciarne l’improvvisa scomparsa. Nel 2008, in occasione del nostro dossier dedicato al quarantennale della PDU e ai suoi storici protagonisti, avevamo avuto l’onore di incontrare il grande giornalista nel suo ufficio milanese per l’intervista-ritratto qui di seguito riproposta…

 

I quarant’anni della PDU? Sono tutti lì, bell’e documentati sulle pagine patinate di Musica & Dischi. Come lo è, del resto, tutta la storia della fonografia italiana.

Era l’ottobre del 1945 quando il 39enne modenese Aldo Mario De Luigi, responsabile dell’ufficio Pubblicità della Voce del Padrone (progenitrice della EMI), stampò a sue spese il primo numero di un mensile di novità fonografiche intitolato Musica (la dicitura e Dischi sarebbe stata aggiunta solo dal numero 3). Malgrado il momento storico tutt’altro che favorevole (nel povero Belpaese appena uscito dalla Guerra, la diffusione dei gracchianti 78 giri era ancora ristretta ad una sparuta élite di musicòfili), la nuova testata incontrò subito il favore degli operatori del settore, diventandone presto l’organo informativo ufficiale. Negli anni successivi, di pari passo con la crescita del mercato del disco e con il progressivo boom dei microsolchi prima a 45 e poi a 33 giri, la rivista conobbe svariate metamorfosi nel formato e nella foliazione, arricchendo via via il proprio organico di collaboratori prestigiosi e dando vita alla prima “borsa” settimanale made in Italy dei dischi più venduti. Nel ’58 entrò a far parte della redazione, prima come correttore di bozze e poi come aspirante critico discografico, il figlio quattordicenne di De Luigi, Mario junior. In un Notiziario Italdisc da lui curato proprio in quei mesi, due minuscoli trafiletti annunciavano le novità a 45 giri di una certa Baby Gate con When/Be Bop A Lula e di una non meno oscura Mina con Malatia/Non partir. Il ragazzo non poteva ancora sapere che sotto quell’apparente doppia identità si celava un’unica cantante, destinata di lì a poco a diventare la nuova regina della scena canora italiana. Nonché l’inquilina più assidua, vita natural durante, delle classifiche di Musica & Dischi.

Ma le similarità tra le vicende esistenziali del giovane Mario e quelle della Tigre non si limitano ai loro esordi professionali più o meno simultanei. Nel gennaio del ’68, De Luigi senior scomparve all’improvviso, lasciando nelle mani del figlio la direzione del mensile da lui fondato e portato al successo. Nel frattempo, con altrettanto coraggio imprenditoriale – sia pure sotto le ali sicure del padre – Mina si apprestava a far decollare la sua PDU, scegliendo proprio le maxipagine di M&D come primo trampolino di lancio promozionale del repertorio della neonata etichetta.

Il rapporto di stima e di amicizia di De Luigi jr. con la famiglia Mazzini si rinsaldò ulteriormente negli anni seguenti: fu lui, nel ’69, a firmare le note di copertina dell’LP Bugiardo più che mai più incosciente che mai. Uno scritto prezioso per il quale Mina volle esprimere pubblicamente il suo apprezzamento in una lettera inviata a Musica & Dischi in occasione del Venticinquennale della rivista.

Sempre a De Luigi, fin quasi alle soglie del Duemila, spettò l’onore di ascoltare puntualmente in anteprima assoluta ogni nuovo album di Mina per poi redarne la cartella-stampa di presentazione (compito, questo, in seguito affidato a Franco Zanetti di Rockol). Tutto questo, però, senza mai avere un contatto diretto con la cantante, se si esclude un fugace incontro del tutto casuale ai tempi di Attila, nell’ufficio del comune amico Luciano Tallarini. “Ma il fatto di non conoscerla di persona - ci confessa Mario – non ha fatto che aiutarmi a scrivere di lei e del suo lavoro sempre con la massima obiettività”. Ciò non toglie, tuttavia, che almeno in un’occasione, Mister M&D abbia tentato con la Tigre un approccio estraneo al suo abituale ruolo di giornalista: “Alla fine degli anni Ottanta, con un noto amico musicista di cui non farò il nome nemmeno sotto tortura, ho scritto una canzone per lei. Non era la mia prima incursione dall’altra parte della barricata del mondo discografico: in precedenza mi ero già cimentato come produttore per l’etichetta Divergo e avevo firmato diversi testi per artisti come Franco Nebbia, con cui ho fatto del cabaret, e Milly (nel suo album premiato dalla critica Canti d’amore e libertà, registrato nel ’72 in Basilica da Abramo Pesatori per la PDU). Nel ’78 mi sono messo alla prova persino come cantautore in un paio di brani dell’album Punto a Capo, inciso per la Divergo insieme ad altri interpreti. Poi, ho continuato a scrivere testi più che altro per hobby. Uno di questi – una storia dai colori forti, genere odi et amo, che mi sembrava perfetta per Mina – lo diedi da musicare ad un compositore ben inserito nell’entourage mazziniano, delegandogli anche il ruolo di intermediario con lei, dato che non mi andava di espormi in prima persona. Dopodiché, delle sorti di quella canzone – sempre che sia mai arrivata negli uffici di via Senato – non ho più saputo nulla…”.

(Da Storia e gloria della PDU di Mina - Il suo canto libero - fanzine n° 67, marzo 2008)

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Pubblicato: 2 mesi ago

Base Maeba chiama Terra

Oltre a essere una delle firme storiche della fanzine del Minafanclub, Stefano Crippa ricopre magistralmente da decenni nella redazione de Il Manifesto il ruolo di critico discografico che per tanti anni fu appannaggio dell’altrettanto “nostra” (e indimenticabile) Rina Gagliardi. La sua (bellissima) recensione “ufficiale” di Maeba l’avete letta quasi tutti il 23 marzo scorso sulle pagine cartacee e online dell’ultimo, irriducibile quotidiano comunista. Quello che segue è. invece, l’emozionato ‘album di viaggio’ – più “da fan” che “da giornalista” – che Stefano ha redatto appositamente per noi all’indomani del suo primo ascolto del disco nella sala GSU di Lugano con Massimiliano in veste di munifico anfitrione…

di Stefano Crippa

Mattinata uggiosa di un inizio primavera insolitamente freddo nella Capitale, per lo scrivente di bergamasche origini una manna e non me ne vogliate amanti del caldo e delle temperature tropicali… Lavoro di preparazione in redazione per il giornale ancora in fieri: consultazione dei quotidiani, uno sguardo alla stampa estera e poi mail, social, comunicati stampa, telefonate. Già telefonate, arriva la chiamata attesa dalla Sony: “Ciao Stefano, giovedì della prossima settimana presentiamo il disco nuovo di Mina, ma questa volta vorremmo farlo dai suoi studi di Lugano, che ne dici?”. Brividi di freddo: io nella ‘casa’ di Nostra Signora del Canto? Silenzio; non so cosa dire bloccato dall’emozione. Poi subentra la professionalità e rispondo, fingendo aplomb: “Non dovrebbero esserci problemi, fammi sapere se viene tutto confermato”. Rassicurato, abbasso la cornetta. Metabolizzata l’emozione – ebbene sì, si può trepidare come un ragazzino anche over 50 – comincia la fase di preparazione: come organizzarsi, partire per Milano prima? Impossibile, ho mille impegni e devo fare incastrare i miei viaggi con i colleghi. Decido, levataccia all’alba e andata e ritorno sul treno in giornata, con l’idea di scrivere il pezzo sul frecciarossa del pomeriggio. Ma per Mina, questo e altro, mi scivolano addosso anche gli ululati di un gruppo di studenti in gita che pare si siano adunati tutti sulla carrozza sei (la mia…).

L’arrivo in Centrale rasenta la puntualità svizzera; veloce trasbordo alla sede Sony dove ci aspettano le navette per Lugano per poi approdarvi in sessanta minuti. Gimcana intorno al lago dell’opulenta cittadina elvetica mentre il pazzo fan che è in me si immagina le strade dove ogni tanto la Tigre viene braccata da qualche paparazzo, e invece ci si imbatte in una quantità folle di amanti del jogging, tutti in tiro, tutti griffatissimi.

Finalmente si arriva agli studi GSU dove ci aspetta l’ufficio stampa della Sony, Ugo Bongianni defilato tra gli invitati e il padrone di casa, Massimiliano Pani. Non sono studi mastodontici, sono passati i tempi delle grandi sale, il digitale ora presuppone spazi minimi e tanto lavoro – e di scambio di file – tra  musicisti e artisti. Buffet pronto con mille delizie, ma non posso resistere: mi infilo nel gruppo della tornata precedente di giornalisti – in tutto saremo tre blocchi che Max ‘affronta’ dalla mattina alla sera – ed entro nella sala dove troneggia il pianoforte appartenuto a Benedetto Michelangeli che Mina e i suoi musicisti si portano dai tempi della Basilica a Milano, uno dei cento esemplari Costum costruiti dalla casa storica. Lo stesso – pensa il fan, ma lo tengo per me  – dove Danilo Rea ha registrato i due album di standard più recenti. Uno studio spartano ma bellissimo, costruito con pannelli di legno che arrivano dal tetto perfettamente separato dalla sala con il mixer, e dove fanno bella mostra una serie di strumentazioni vintage – quella antecedente a Rane supreme, alla svolta digitale. C’è anche l’Hammond, il Fender sempre usato da Rea e persino un moog utilizzato da Battisti. E poi al centro il microfono dove la signora incide – sottolinea Max “sulle basi” perché quando si registrano i live in studio “lei si mette nell’altra sala, vicino al mixer, per evitare che rientrino gli strumenti”. Già, ed è proprio qui che in gruppo di otto persone ci accingiamo all’ascolto di Maeba: “Non state dietro, venite davanti perché con questo sistema di amplificazione bisogna stare più al centro possibile”, ci suggerisce Max. E parte l’ascolto guidato – Volevo scriverti da tanto, Il mio amore disperato, e poi il sussulto sulle note di Ti meriti l’inferno: “Federico Spagnoli è un bravo autore, questo è il terzo pezzo che scrive per Mina, è l’ennesima dimostrazione di come lei non guardi in faccia agli autori dei pezzi. Le piace una traccia e la incide”. Il colpo al cuore – che lascia un po’ tutti a bocca aperta è naturalmente Il tuo arredamento: chi si può immaginare una quasi ottantenne misurarsi con un brano poco canonico con arrangiamenti che citano Beatles e Radiohead, con così incredibile nonchalance?

Ci si sofferma sul duetto con Conte: “Ci ha telefonato e le ha proposto la canzone, è stata Mina ha suggerire il duetto”, e sul crepuscolare ed elettronico Un soffio di Boosta: “L’ha preparato qui in sala e poi Mina ha cantato”. Spuntano i telefonini, qualche selfie con Max – io non oso tanto, mi è bastato fare qualche scatto (malissimo) prima di ascoltare il disco. Mi alzo e mi accorgo che sulla spalliera c’è – fermata con una spilla da balia, una pezza fatta di un diverso tessuto di un altro colore: “Non è un rammendo – mi indica Max –  sono i resti di altre poltroncine che ci portiamo dietro dai tempi della Basilica. Qui si siede Mina di solito”. Quasi svengo…

Poi – mentre attendiamo i transfer per il ritorno – gita  negli uffici, qualche fotografia riporta alla mente luoghi, la Basilica, i vecchi studi GSU dove giusto diciassette anni fa veniva realizzato il documentario live in studio, e poi un bellissimo cartonato con la Mina più smagliante e sexy della sua ‘prima vita’… Qualche scambio di battute sui destini dell’industria discografica, e poi via, è ora di tornare a Milano e – per il sottoscritto – a Roma dove mi aspetta un reportage in tempi strettissimi – sul frecciarossa. Ma questa è un’altra storia.

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Pubblicato: 2 mesi ago

La pelle che abito

“A un’età in cui per qualsiasi grande artista sarebbe inevitabile diventare il remake e la copia conforme della propria gloria, la maniera e la “marca” di se stesso (come un tailleur di Chanel: uguale dal 1920), Mina invece non è mai uguale a se stessa e, se lo fosse, non avrebbe cantato quest’album che è una follia in voce e musica. Una lunga magica pazzia senza una nota comune con il recente passato, senza l’ansia della minosità per forza, senza lo scorno delle imperfezioni, senza l’ansia da prestazione. La voce sale ai cieli e scende nei pozzi. Si amplia e si riduce. Gioca. Si allarga in un’estensione impensabile per una quasi bisnonna, è come una dieresi che slaccia una sillaba, la scinde, e quadra un verso. Dove non riesce il testo, compensa la voce”: queste illuminanti parole che Alessandro Basso – giovane firma tra le più valide del nostro blog – ha scritto all’indomani dell’uscita di Maeba ci son tornate in mente ieri guardando e ascoltando il video de Il tuo arredamento proposto in apertura dello special di Mollica Mina l’aliena. Che la canzone del napoletano Zorama sia uno dei momenti più esaltanti e sbalorditivi dell’album – anche grazie al fantastico arrangiamento (“per il quale – ci ha confessato il sempre più bravo Franco Serafini – ho tirato fuori tutti i Beatles ‘strani’ e i Deep Purple che sono in me”) – lo hanno ampiamente sottolineato pressoché tutti i critici nelle loro recensioni del disco: “Un esercizio di stupefacente, immutata abilità vocale di Nostra Signora - lo ha entusiasticamente definito Marinella Venegoni su La Stampache a tratti ricorda le acrobazie di Brava, su un tappeto rock poco condiscendente e di difficoltà assurda. Un pezzo di bravura immarcescibile”. Un brano così folle e forte non poteva che meritare una trasposizione “cinematografica” altrettanto geniale e folgorante. Girato a Roma in tempi rapidissimi da Mauro ‘von Stroheim’ Balletti nei giorni immediatamente precedenti il compleanno di Mina, il video trae nobile ed esplicita linfa ispirativa dal cult movie hitchcockiano Vertigo (alias La donna che visse due volte, titolo che meglio di qualsiasi altro riassume alla perfezione l’epopea umana e artistica di Mina pre- e post-ritiro) e vede come fascinosi ed enigmatici protagonisti un lui e una lei che, novelli James Stewart e Kim Novak, si muovono e si duplicano, si respingono e si attraggono all’interno di un appartamento che è in realtà la trasposizione del loro inconscio, tra richiami al tema freudiano del “doppio” (nel gioco di specchi tra i due) e allucinazioni oniriche. Insomma, l’ennesimo capolavoro del grande fotografo-regista milanese. Peccato solo che una così intrigante anteprima sia stata “bruciata” alle ancora assolate sette di sera di una tiepida domenica pasquale che ha sicuramente tenuto lontana tanta gente dal piccolo schermo. Così come avremmo preferito che lo special di Raiuno – pur confezionato con la consueta abilità da un mazziniano doc come il nostro amatissimo Vincenzo Mollica – avesse dedicato maggiore spazio alla superba e rivitalizzata Mina del presente (perché non riproporre l’emozionante Volevo scriverti da tanto che tanti consensi sta riscuotendo presso il ‘grosso’ pubblico?) anziché indugiare per oltre i due terzi del programma sulle solite stranote perle dell’era paleominoica.

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Pubblicato: 2 mesi ago

Prima!

Non possiamo propriamente definirlo una sorpresa, l’ingresso di Maeba direttamente al primo posto nella classifica FIMI resa nota poco fa: stabilmente in vetta da ormai otto giorni nella hit di iTunes, il nuovo magnifico lavoro mazziniano è risultato il più venduto della settimana anche secondo Musica & Dischi che non ha mancato di celebrare l’exploit con un editoriale – dal significativo titolo Mina è sempre Mina – in cui il direttore Mario De Luigi ci ricorda che Maeba è il 23° album number one della Tigre da quando – alla fine del 1964 – debuttarono in Italia le classifiche dei 33 giri. Senza contare i 13 LP con cui negli ultimi 53 anni la Tigre si è piazzata in seconda posizione e gli altri 8 che hanno conquistato il comunque onorevole terzo gradino del podio. L’altissimo gradimento che il nuovo album sta riscuotendo anche al di fuori della consueta schiera di irriducibili aficionados fa ben sperare in una sua lunga vita in hit parade. E dopo l’ottimo lavoro di promozione che ne ha accompagnato il lancio (brava, Sony!) a dare a Maeba un’ulteriore spinta provvederà lo speciale di Vincenzo Mollica Mina l’aliena che Raiuno proporrà la sera di Pasqua a partire dalle 19,10 con tanto di video in anteprima del travolgente secondo singolo Il tuo arredamento. E la prossima settimana allertate il vostro postino: la nuova, strepitosa fanzine numero 83 è finalmente in viaggio da oggi e, essendo stata spedita per posta prioritaria, dovrebbe raggiungere tutti gli abbonati nel giro di pochi giorni…

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Pubblicato: 2 mesi ago

Happy (Mae)birthday!

Buon compleanno alla colonna sonora della nostra vita.

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Pubblicato: 2 mesi ago

Maebook

(photo: Mario Beda)

Ebbene sì: la full immersion di ieri nella rassegna stampa di Maeba ci ha entusiasmato come non accadeva da parecchi anni. Complice la riverente soggezione dell’ascolto in anteprima negli studi PDU col gentleman Massimiliano in veste di amabile e paziente cerimoniere, i critici si sono soffermati sulle tracce dell’album con la dovuta concentrazione senza – quasi mai – ricorrere a un comodo e frettoloso copia&incolla delle note ufficiali di presentazione superbamente redatte da Franco Zanetti. A firmare come al solito la recensione più bella è stata, dall’alto della sua autorevolezza così lontana dal pressappochismo wikipedestre di tanti blogger fai-da-te che dilagano oggi in Rete, l’eternamente scintillante Marinella Venegoni de La Stampa. Ma ci ha positivamente colpito anche l’insolito entusiasmo (e il risalto dell’articolo quasi a tutta pagina, dopo il vergognoso trafiletto di poche righe a suo tempo dedicato a Le Migliori) con cui Paolo Giordano de Il Giornale ha parlato del disco come di “uno dei migliori di Mina degli ultimi vent’anni”. Per non parlare del “nostro” Stefano Crippa (al suo primo emozionatissimo pellegrinaggio alla “Mecca” di Lugano) che sulle pagine de Il Manifesto – le stesse in cui decenni fa troneggiavano i panegirici mazziniani dell’indimenticabile Rina Gagliardi – ha lodato “il coraggio con cui Mina ha saputo proporre brani fuori dalla logica radiofonica – così come la intendiamo oggi – in un helzapoppin di generi il cui comune denominatore ancora una volta e sempre più, è la sua voce”. Imperdibili (e grondanti di lodi più o meno sperticate) anche i commenti su Maeba di altri prestigiosi veterani della carta stampata come Fegiz del Corriere, Castaldo di Repubblica e Marco Mangiarotti del Quotidiano Nazionale. Ma a far bella mostra di sé nel Minafanblog saranno, nei giorni a venire, le personalissime recensioni dei fans che già stanno iniziando a fioccare nella nostra posta elettronica. Nel frattempo, corroborato da una campagna di lancio che ci ha quasi riportati ai fasti promozionali che accompagnarono 22 anni fa l’uscita di Cremona, il nuovo album ha conquistato nel giro di poche ore la vetta della classifica italiana di iTunes debuttando nientemeno che all’11° posto nell’analoga hit dei dischi più scaricati in Spagna. E la festa è appena agli inizi: per domenica – in occasione del Mina Day che come sempre sarà festeggiato da tutti fuorché da lei – è previsto uno spazio dedicato a Maeba nel programma serale di Fazio, mentre lunedì 26 sempre su Raiuno andrà in onda alle 20,3o lo special di un’ora Mina l’aliena a cura di Vincenzo Mollica. Ed è in arrivo anche un secondo singolo – con annesso video ballettiano – probabilmente destinato a suscitare un’onda di interesse ancora maggiore del già fortunatissimo apripista Volevo scriverti da tanto. Quanto alla nuova bellissima fanzine, lo stampatore dovrebbe consegnarcela nei prossimi giorni e a quel punto non ci rimarrà che spedirla a tutti per posta prioritaria dimodoché possa rapidamente arrivare nelle vostre case prima di Pasqua o – mal che vada – nei primissimi giorni della settimana successiva…

 

Mina, un'aliena che si diverte e azzarda in 'Maeba'
Pubblicato: 2 mesi ago

Maeba, il comunicato ufficiale Sony

Mentre lo splendido Maeba è, a poche ore dall’esordio su iTunes, già al primo posto tra gli album più scaricati in Italia (e nientemeno che 11° nell’analoga classifica spagnola), eccovene le note di presentazione alla stampa come sempre magistralmente redatte da Franco Zanetti

Qualcuno sostiene che Maeba sia il nome di una principessa polinesiana il cui amore verso un pescatore era ostacolato dal padre di lei. Altri si sono già cimentati, da provetti enigmisti, a cercare di scoprire a quali parole possano corrispondere come acronimo quelle cinque lettere. A noi invece piace pensare che Maeba sia la galassia lontanissima dalla quale partì l’astronave Opera per portare sulla Terra la bianca aliena che, dopo essersi palesata in forma di ologramma sul palco dell’Ariston durante l’ultima serata del Festival di Sanremo, ora ricompare come protagonista della copertina del nuovo album di Mina.

Che Mina sia sempre stata “di un altro pianeta” ne siamo un po’ tutti convinti, in fondo. E questa “alienità” è stata continuamente ribadita dagli ultimi album di inediti da lei pubblicati; album le cui canzoni sono sempre state scelte personalmente dall’interprete, ascoltando con curiosità le centinaia di canzoni che le vengono inviate da autori celebri e da autori sconosciuti, da professionisti della canzone e da semplici dilettanti appassionati. Cose di un altro mondo, appunto, di un mondo migliore, così diverso da quello spesso sciatto e distratto nel quale vive oggi la nostra musica.

Anche “Maeba”, nei crediti del disco, fra i nomi dei compositori e dei parolieri, mescola e alterna nomi notissimi e nomi mai o quasi mai sentiti prima – mentre invece tutti molto riconoscibili sono i nomi dei musicisti che hanno contribuito alla realizzazione delle registrazioni; come fa notare con discrezione Massimiliano Pani, che di “Maeva” è il produttore, “grandi jazzisti e non che si prestano con Mina a tutti i generi musicali che lei chiede loro di suonare”.

Non sono tutte inedite, le canzoni di “Maeva” – e di quelle inedite diremo più avanti. Segnaliamo intanto la presenza di due motivi celeberrimi. Il primo è “Last Christmas” di George Michael, già diventata un classico poco dopo la prima pubblicazione (1986) e poi assurta quasi a simbolo, per quanto malinconico, della scomparsa prematura del suo autore, avvenuta fatalmente proprio nel giorno di Natale del 2016. Per “Maeva” è stata suonata in trio live in studio da Danilo Rea, Massimo Moriconi e Alfredo Golino; cantata in diretta da Mina, è impreziosita dalla slide guitar di Luca Meneghello, dagli archi di Gabriele Comeglio e dai morbidi cori di Massimiliano. Ne risulta una versione veramente “alternativa”, molto jazzy e senza rimandi sonori alle tipiche canzoni di Natale.

Ancora la batteria di Golino e il basso di Moriconi costituiscono la sezione ritmica di “Heartbreak Hotel”: la canzone resa celebre dall’interpretazione di Elvis Presley (fu il suo primo singolo, nel 1956, per la RCA, e anche il suo primo million seller), è resa in studio anche dalla chitarra di Meneghello e dal pianoforte di Ugo Bongianni (i cori sono ancora di Pani) in maniera da ricreare con rigore filologico l’atmosfera sonora originale dei dischi di quegli anni, di quando Mina con il suo primo complesso la cantava nelle balere italiane.

Prima traccia dell’album, primo inedito e anche primo singolo è “Volevo scriverti da tanto”: una di quelle ballad melodiche che colpiscono al primo ascolto per l’emozione che suscitano e l’atmosfera che sanno creare: una di quelle canzoni che hanno bisogno di una grande interprete per esprimersi in tutta la loro pienezza, e aspettano a rivelarsi finché l’hanno trovata.

L’autore della musica è Moreno Ferrara, che tutti conosciamo come uno dei più titolati coristi italiani; l’autrice del testo, che è una struggente lettera ad una persona che forse nemmeno potrà leggerla, è Maria Francesca Polli.

Con “Il mio amore disperato” Mina torna a cantare una musica di Alberto Anelli (autore anche di quella di “L’importante è finire”) e un testo amaro e ironico di Paolo Limiti, forse l’ultimo da lui scritto prima della malattia che ha portato alla sua scomparsa meno di un anno fa). La cadenza di tango è sottolineata dall’arrangiamento di Massimiliano Pani e Ugo Bongianni, che cita volutamente la “Libertango” di Astor Piazzolla nella versione prodotta nel 1981 da Chris Blackwell e Alex Sadkin per Grace Jones.

E’ Federico Spagnoli, già autore per Mina di “Questa donna insopportabile” (in “Selfie”, 2014) e per Mina e Adriano Celentano di “Non mi ami” (in “Le migliori”, 2016), a firmare l’intensa e drammatica “Ti meriti l’inferno”, introdotta dalle tastiere di Ugo Bongianni e, dalla seconda strofa, arricchita dalla batteria di Alfredo Golino, dal basso di Lorenzo Poli e dalle chitarre di Giorgio Cocilovo.

La successiva “Il tuo arredamento” è, come suggerisce Massimiliano Pani, una canzone “incantabile” – ma non per Mina. Franco Serafini allestisce un arrangiamento rock scabro e spigoloso che accompagna la voce cantante in salti melodici rischiosi e acrobatici, mentre s’arrampica su un testo visionario: il brano è del napoletano Zorama, all’anagrafe Mariano Rongo, napoletano del 1973, già componente degli Starlight e dei Deriva, in curriculum collaborazioni con Franco Migliacci e un paio di CD e attualmente componente del trio di rock teatrale LeMUVAZò.

Più tradizionalmente melodica è “Argini”, scritta da un gruppo di professionisti rodati (Marco Ciappelli, abituale collaboratore di Diego Calvetti, col quale ha firmato fra l’altro “Il vento e le rose” di Patty Pravo e “L’amore si odia” per Noemi e Fiorella Mannoia; Francesco Sighieri, spesso autore per Dolcenera e coautore con Calvetti e Ciappelli di “Briciole” di Noemi, la rossa interprete per la quale Emanuele Fontana è tastierista e arrangiatore). Mina fa sua la canzone con piglio deciso, spalleggiata dal sax di Gabriele Comeglio.

Ed ecco la sorpresa di “Maeba”. Si intitola “’A minestrina”, ed è una canzone scritta per Mina da Paolo Conte, che duetta con lei in questo bozzetto delizioso in dialetto napoletano: un incontro fra due protagonisti che non si rubano mai la scena, ma insieme “recitano” da grandi istrioni questo pezzo di teatro domestico intrecciando le loro voci inconfondibili. A fare da sottofondo e accompagnamento tre musicisti dell’orchestra di Paolo Conte che suonano insieme anche nei Manomanouche: al contrabbasso Jino Touche, al pianoforte e al synth Massimo Pizianti, alla chitarra classica Nunzio Barbieri (il miglior chitarrista swing manouche d’Italia).

[Annotazioni statistiche per chi non ha voglia di frugare su Wikipedia:

Era la cronaca di una serata a due anche “Miele su miele”, la canzone di Paolo Conte che Mina cantò nel 1981 in “Salomè”; del cantautore astigiano Mina ha riproposto anche “Azzurro” in “Sì buana”, nel 1986.

Il testo di “’A minestrina” è il sesto scritto a Paolo Conte in quel suo particolare napoletano “non ortodosso”: è stato preceduto da quelli di “Naufragio a Milano” (“Paolo Conte”, il suo secondo album, 1975), di “Spassiunatamente” (“Aguaplano”, 1987), “Ma si t’a vò scurdà” (“Parole d’amore scritte a macchina”, 1990), “Il giudizio di Paride” (unico inedito dell’album degli Avion Travel “ “Danson metropoli” del 2007) e “Suonno è tutt’o’suonno” (“Nelson”, 2010).]

Se non andiamo errati, il testo di Giorgio Calabrese per “Al di là del fiume” è il quarantanovesimo cantato da Mina: non potendo elencarli tutti, ricordiamo soltanto “E se domani”, “Trenodia”, “Chi dice non dà”, “La pioggia di marzo” e i due per brani classici inclusi nel 2009 in “Sulla tua bocca lo dirò…”. Quello di “Al di là del fiume” è uno fra gli ultimi scritti dal grandissimo autore genovese nella sua prestigiosa e luminosa carriera; insieme alla splendida musica scritta e suonata da Franco Serafini dà come risultato una canzone di straordinaria eleganza lessicale e melodica, moderna e classica insieme (di quelle come purtroppo non se ne sentono ormai più), che la voce qui giovanissima di Mina trasforma in un nuovo evergreen.

Ancora Franco Serafini – che quest’anno festeggia i 38 anni di collaborazione continuativa con Mina: ha debuttato nel 1985 firmando “Nei miei occhi” in “Finalmente ho conosciuto il Conte Dracula” – è autore di “Troppe note”, stavolta però non insieme a un monumento della canzone italiana ma a una giovane esordiente (e che esordio!): sua figlia Viola, che ha scritto un testo disinvolto e colloquiale, abilmente adattato alla veloce scansione funky della canzone.

Il primo incontro su disco di Mina con Andrea Mingardi risale al 1986, quando “Ogni tanto è bello stare soli”, firmata dal cantautore bolognese, era stata inclusa in “Sì buana”. Nel 2006 l’exploit, quando, oltre a duettare con Mina in “Mogol e Battisti”, in “Bau” Andrea Mingardi (con Maurizio Tirelli, suo collaboratore di lunga data, fin dai tempi dei Supercircus) firma sette brani su tredici, e da solo è autore anche di un’ottava canzone: il che fa di lui il detentore di un invidiabile record ancora insuperato. In seguito MIngardi e Tirelli hanno dato a Mina quattro canzoni per “Facile” (2009), due per “Caramella” (2010), una per “Piccolino” (2011), oltre a firmare “Amiche mai”, il duetto di Mina con Ornella Vanoni nell’album “Più di me” (2008). Andrea Mingardi e Maurizio Tirelli sono gli autori anche di “Ci vuole un po’ di r’n’r”, undicesima traccia di “Maeba”, in cui Mina aderisce completamente allo spirito del brano dandone una divertita versione robustamente soul / rhythm&blues punteggiata dai fiati di Daniele Moretto (tromba), Andrea Andreoli (trombone) e Marco Scipione (sax) – l’arrangiamento è di Nicolò Fragile.

L’album si chiude, prima di una bonus track che lo chiude coerentemente con l’immagine di copertina, su un’atmosfera completamente diversa: quella elettronica e rarefatta di “Un soffio”, elaborata – arrangiamento, esecuzione e produzione – da Davide “Boosta” Dileo, tastierista dei Subsonica, anche lui non nuovo alla frequentazione con Mina (ricorderete “Non ti voglio più”, contenuta nell’album “Facile”, 2009, e “La clessidra”, contenuta in “Caramella”, 2010). Il testo è opera dello scrittore e paroliere torinese Luca Ragagnin (Subsonica, Garbo, Delta V).

Si chiude così “Maeba”: un album sfaccettato, cangiante, la cui tracklist alterna sapientemente momenti meditativi e toccanti ed episodi vivaci e vigorosi, e che ancora una volta non può che confermare all’ascoltatore la sbalorditiva facilità con cui Mina, e la sua voce sempre freschissima, sanno affrontare senza alcuno sforzo apparente qualsiasi interpretazione.

Mina – lo sappiamo fin dal suo esordio discografico, avvenuto nel 1958, e ogni volta ne abbiamo la riprova – è, davvero, un’aliena sbarcata sulla Terra.

 

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Pubblicato: 2 mesi ago

Maè…bang!

Quella appena iniziata sarà una settimana a dir poco esplosiva per noi mazziniani: mancano ormai solo quattro giorni alla sospirata pubblicazione di Maeba e la casa distributrice Sony  si appresta a curarne la promozione con uno dei più imponenti battage mediatici della recente storia mazziniana. A partire da oggi le canzoni dell’album sono ascoltabili in anteprima su Radio Capital (con la possibilità di ricevere l’album in regalo rispondendo esattamente – tramite sms al 3886-708090 o tramite messaggio su WhatsApp al 342 342 21 90 – alle domande poste dallo speaker), mentre per giovedì è prevista la presentazione in pompa magna del disco alla stampa (per le recensioni che leggeremo sui quotidiani di venerdì 23). Entro breve è inoltre previsto il lancio di un secondo, stupefacente singolo (con annesso video ballettiano) da affiancare al primo estratto Volevo scriverti da tanto. E domenica 25, in concomitanza col Mina Day, si profila una piacevolissima sorpresa in TV. Come se non bastasse,  è finalmente in stampa – con un sommario e una copertina rivoluzionati in extremis per fare spazio alle novità dell’ultima ora – il nuovissimo numero 83 della fanzine che, in barba all’esosa affrancatura, spediremo entro fine mese per posta prioritaria in modo che ne sia garantito il recapito in tempi brevissimi a tutti gli impazienti abbonati…

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Pubblicato: 2 mesi ago

La storia mia è breve

Per il nostro dossier dedicato a Sulla tua bocca lo dirò, nella fanzine numero 69 di nove anni fa, la meravigliosa Alba Ferrio – vincendo la propria naturale ritrosia a raccontarsi in prima persona – ci regalò un’emozionante testimonianza sul suo diretto coinvolgimento nella realizzazione del disco. Parole dettate dal cuore che, rilette all’indomani della sua scomparsa, assumono un valore particolare, svelando di lei – e del suo amore per Gianni Ferrio, per Mina e per la musica – molto più di quanto saprebbe fare ogni nostra pur sincera e commossa frase di circostanza…

di Alba Arnova Ferrio

Cari ragazzi: ho pensato, ragionato, scritto e poi stracciato e ripensato e riragionato e riscritto e rintracciato e finalmente ho capito: ho capito che non posso. Non posso. Sono troppo coinvolta e assolutamente non obiettiva, non posso esserlo. Gianni ha elaborato, arrangiato, diretto. Mina ha studiato, cantato, interpretato. Io ero lì, a Lugano.

Ho sentito l’impegno, la fatica, l’amore, il rispetto, l’entusiasmo che vibravano nello studio di registrazione da parte di tutti. Ma proprio tutti. Ho sentito cantare, in diretta con l’orchestra, Mina che ci ha regalato – nota per nota, frase per frase, pausa per pausa – quella sequenza di meraviglie che adesso tutti conosciamo. Ha coniugato, centellinando note e sillabe, tutti i significati musicali e testuali di ogni brano. Non so proprio come potrei scriverne senza rischi di entusiasmi che sembrerebbero di parte.

Amo Gianni, che è mio marito da cinquantacinque anni… Amo Mina, che è la mia amica da più di quarant’anni… Amo la musica da quando sono nata… Come cavolo volete che dica qualcosa che non sia assolutamente soggettivo?

L’unica cosa che, forse, assicurerebbe un po’ di attendibilità a quello che potrei dire, è il fatto che di ottimi musicisti e di buonissime cantanti me ne sono passati a fianco un bel po’, ma nessuno di loro è diventato mio marito, e nessuna è diventata la mia Mina. Nè la vostra, del resto. Vorrà dire qualcosa? Ecco. È tutto. Un saluto e una richiesta di perdono per la mia inadempienza. Ciao.

 

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Pubblicato: 3 mesi ago

Un’altra emozione è già qui

Uomini di poca fede che non siamo altro. Non avremmo scommesso un tallero bucato sul successo come singolo di Volevo scriverti da tanto. Non certo perché non la giudicassimo bella, ma perché ci pareva troppo nobile, rarefatta, raffinata, lontana troppi anni luce dalla miserevole musica che ci gira intorno (“quella che non ha futuro” ma intanto ci rompe i maroni nel presente) per farsi largo negli ascolti radiofonici e nelle classifiche dei brani più scaricati in digitale. I fatti, come dimostra il terzo posto che la nuovissima canzone di Mina ha raggiunto nel giro di poche ore nella Top 10 di iTunes, ci hanno dato clamorosamente torto, destando in noi la stessa incredula meraviglia consolatrice che un disilluso Eugenio Montale provava davanti a “i frutti gialli dei limoni” scorti per caso tra gli alberi di una corte da un “portone malchiuso”  nel tedio invernale di una città caotica “dove l’azzurro si mostra soltanto a pezzi”. Perché in fondo Volevo scriverti da tanto – da ieri, visualizzabile anche nel magnifico video lettering realizzato da Mauro Balletti – è proprio questo: un semplice momento di bellezza che, tra tante brutture, ci coglie di sorpresa quando meno ce lo aspettiamo.

 

 

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Pubblicato: 3 mesi ago

Aranjuez, la Sua voce

A un anno dalla riproposta a 45 giri de La canzone di Marinella versione 1967 abbinata a quella magicamente duettata trent’anni dopo con De André, la PDU prosegue i festeggiamenti dei suoi 50 anni di attività ripubblicando – in occasione del Record Store Day del prossimo 21 aprile – l’introvabile e sfortunatissimo singolo Trenodia / I discorsi con cui Mina inaugurò la propria avventura da titolare dell’etichetta. Nel numero scorso della fanzine Antonio Bianchi riepilogò brevemente le vicissitudini del 45 giri nell’incipit del suo dossier sul 1968 mazziniano…

di Antonio Bianchi

Nove 45 giri ufficiali. Quattro album. Un singolo (la nuova versione de Il cielo in una stanza e Ma se ghe penso) uscito a un anno di distanza. Una valanga di brani ripubblicati, nel corso del ’69, a 33 giri o esclusivamente su cassette e Stereo 8 (Appuntamento con Mina, Stasera Mina, Mina d’estate e Mina per voi). Una desueta musicassetta EP (contenente Regolarmente, Per ricominciare, Fantasia e C’è più samba). Numerose versioni tradotte, realizzate per il mercato straniero ma pubblicate anche in Italia. Come se non bastasse, ci si mettono anche la Ducale (che, in concomitanza con Canzonissima ‘68, pubblica un disco tris con le sigle Due note, Stringimi forte i polsi – presentate da Mina nel medley della prima puntata – e Sabato notte) e la Ri-Fi (che pubblica su singolo Nel fondo del mio cuore/Se tornasse caso mai e Lunedì 26 ottobre/Non illuderti, sino ad allora nascoste fra i solchi del “disco grande”).

Il 1968, discograficamente, è l’anno della grande semina. Perché è il decennale di carriera: ricorrenza che Mina cavalca con caparbia laboriosità, coadiuvata dal fido Augusto Martelli (e dall’alter ego Bob Mitchell). E, soprattutto, perché è l’anno del debutto della PDU: fondamentale “fare catalogo”, occupare tutte le nicchie d’utenza, moltiplicare i supporti, scavalcare le raccolte che la Ri-Fi, allo scadere del contratto, ha prontamente immesso sul mercato (Quattro anni di successi è il primo) e centrare al più presto un nuovo exploit commerciale capace di consolidare la neonata etichetta, fra l’altro bizzarramente ostacolata sin dal primo passo. Ci riferiamo a Trenodia, il disco d’esordio della PDU, brano elaborato dal battutissimo (e comunque stupendo) Concerto d’Aranjuez, per chitarra e orchestra, composto da Joaquín Rodrigo (la prima esecuzione pubblica risale al 1940 ma è negli anni ’60 che il secondo movimento, il celeberrimo Adagio, conosce un’inaspettata fortuna canzonettistica). Il 45 giri, lanciato a fine anno in tivù, dopo pochi giorni (e 25.000 copie vendute) viene ritirato dal mercato, pare su richiesta della stesso Rodrigo, che non approva l’arrangiamento predisposto da Augusto Martelli. Stessa sorte avrà l’incisione di Fabrizio De André (Caro amore). Rodrigo promuove invece la versione di Dalida – uscita contemporaneamente al 45 giri mazziniano, con una concomitanza che sembrerebbe confermare l’ipotesi di un “veto” a incisioni concorrenti, come ipotizzato da Giorgio Calabrese, autore di Trenodia, nel pregevole libro di Romy Padovano Mina, i mille volti di una voce – intitolata Aranjuez, la tua voce, più rispettosa, sontuosa e strumentalmente affine al concerto vero e proprio. Quella di Mina, per contro, è più scarnificata e austera, cadenzata ritmicamente come una marcia funebre, con la voce predominante su uno sfondo strumentale di puro supporto.

In fretta e furia, esce un secondo 45 giri, dove Trenodia – non sappiamo se inizialmente prevista anche per l’LP Dedicato a mio padre – è sostituita da La canzone di Marinella di Fabrizio De André, l’altro “bocciato” da Rodrigo. Una coincidenza? (…)

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Pubblicato: 3 mesi ago

Volevo scriverti da tanto. Dal 9 marzo.

di Franco Zanetti 

(comunicato stampa)

Quel sabato sera di febbraio, quello della finale del Festival di Sanremo, non lo sapevamo ancora: ma la bianca aliena che è discesa in forma di ologramma sul palco dell’Ariston aveva già pronte per noi umani altre sorprese musicali, oltre alla strepitosa versione di “Another day of sun” che ha intonato prima di ripartire per lo spazio profondo a bordo della sua astronave Opera.

L’annuncio arriva solo ora: l’uscita, il 9 marzo, di un nuovo singolo inedito di Mina, che anticipa la pubblicazione di un intero nuovo album di inediti fissata per il 23 marzo.
La canzone che le radio cominceranno a trasmettere da venerdì si intitola “Volevo scriverti da tanto”, ed è una di quelle ballad melodiche che colpiscono al primo ascolto per l’emozione che suscitano e l’atmosfera che sanno creare: una di quelle canzoni che hanno bisogno di una grande interprete per esprimersi in tutta la loro pienezza.
L’autore della musica è Moreno Ferrara, che tutti conosciamo da anni per essere uno dei più titolati coristi italiani; l’autrice del testo, che è una struggente lettera ad una persona che forse nemmeno potrà leggerla, è Maria Francesca Polli, che ha nel suo curriculum collaborazioni con Roby Facchinetti, Claudio Baglioni, Franco Fasano, oltre ad aver curato la versione italiana di molte canzoni Disney e ad aver vinto più edizioni dello Zecchino D’Oro.
La produzione e l’arrangiamento di “Volevo scriverti da tanto” sono firmati da Massimiliano Pani, che è anche il produttore di tutto il nuovo album – del quale per il momento possiamo anticiparvi solo il misterioso e sonoro titolo: “MAEBA”.

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Pubblicato: 3 mesi ago

Dodecàlogo mazziniano

di Franco Zanetti – Illustrazione: Gianni Ronco

Ciao Loris, ti chiedo un aiuto per Rockol. Anzi, non lo chiedo a te, ma a tutti gli iscritti al fan club. Vorrei compilare, per i nostri lettori che magari non sono granché competenti, un elenco di dodici canzoni di Mina che bisogna assolutamente conoscere. Adesso la chiamerebbero playlist, a me piace di più pensare a un ipotetico 33 giri da intitolare, che so, Mina – Le indispensabili.
Mi aiuti, mi aiutate? Scegliete le “vostre” dodici canzoni imprescindibili di Mina – non le più belle, non quelle che vi piacciono di più personalmente: ma quelle che secondo voi tutti dovrebbero conoscere – e mandate l’elenco con i 12 titoli a sondaggi@rockol.it
Noi metteremo insieme le vostre liste e ne ricaveremo una super-lista, la compilation “definitiva” dei grandi successi di Mina. Fatelo appena possibile, prima di essere distratti dalle imminenti novità…
Grazie a tutti!
Franco Zanetti – direttore di www.rockol.it