Il Blog

3 ROSSO
Pubblicato: 4 giorni ago

Era de maggio

Maggio 1961 - A ormai più di tre mesi dalla sua seconda – e ultima – avventura sul palco di Sanremo, Mina sembra voler concentrare la propria attività soprattutto al di fuori dei confini italiani: a metà mese, dopo una serie di registrazioni televisive in Germania, Danimarca e Svizzera (dove appare in Musicomania del 9 maggio con Io amo tu ami, Il cielo in una stanza e Coriandoli), la Tigre prende il volo per il Giappone in occasione del lancio sugli schermi nipponici del film Appuntamento a Ischia. Al suo seguito, per quella che sarà una delle più trionfali tournée della sua carriera, il Maestro Bruno Canfora e l’immancabile patron Elio Gigante…

Maggio 1971 – Terminata a fine aprile, dopo tre intensissimi mesi di sold out nei principali teatri italiani, la seconda tournée con Gaber, Mina decide di concedersi un meritato periodo di riposo. È lei stessa, nel corso di un’intervista televisiva concessa all’amico Lello Bersani, a ufficializzare l’intenzione di abbandonare per qualche tempo ogni attività pubblica, comprese le tradizionali serate alla Bussola previste tra giugno e settembre. Il volontario blackout mediatico, tuttavia, non impedirà alla Diva numero 1 della canzone italiana di dominare le classifiche estive sia a 45 (Amor mio) che a 33 giri (Del mio meglio).

Maggio 1981 - Costretta ad abbandonare entro l’estate l’amata Basilica che la Curia milanese intende “riconsacrare” come luogo di culto, Mina termina con grande anticipo rispetto ai tempi consueti le incisioni del suo doppio album autunnale. E intanto, la fanzine numero 4 del Club annuncia in anteprima l’uscita – nel mese di giugno – del nuovo 45 giri Una canzone/Quando l’amore ti tocca e del sesto volume della serie Del mio meglio, dedicato stavolta alle più belle registrazioni live di Mina.

Maggio 1991 – Terminate le registrazioni di un disco di tanghi argentini del cantante-chitarrista Angel Pato Garcia (con la prestigiosa collaborazione del bandoneonista Roberto Lara), negli studi della PDU di Lugano si lavora a tempo pieno per ultimare il doppio album autunnale – il ventesimo consecutivo – della Titolare dell’Etichetta. Le incisioni saranno effettuate in digitale con nuove, sofisticate apparecchiature a 48 piste della Studer…

Maggio 2001 - Mentre il nuovo album-tributo a Modugno Sconcerto e l’antologia Coleccion latina della EMI stazionano nelle zone alte delle classifiche, Mina e Mauro Balletti sono nuovamente impegnati in sala di registrazione per selezionare e mettere insieme le oltre due ore e mezza di filmato che comporranno il DVD Mina in studio la cui uscita è prevista in autunno…

Maggio 2011 – Alle 00,01 del 1° maggio le solenni celebrazioni per la beatificazione di Papa Giovanni Paolo II hanno preso ufficialmente il via con il lancio – sulle reti web di tutto il mondo – di un video di 5 minuti sulle note del Magnificat cantato da Mina su musiche di Marco Frisina. Si tratta di un vero e proprio film di 5 minuti – diretto da Fabio Gallo – in cui le immagini del Pontefice polacco si alternano a quelle dei Danzatori della Luce che ballano sugli sfondi suggestivi delle Terme di Diocleziano e della Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri di Roma.

Maggio 2021 – Dopo mesi di chiusure per l’emergenza Covid, anche la Svizzera si sta cautamente avviando – come l’Italia – a un progressivo ritorno alla normalità con la riapertura di cinema, teatri, negozi, bar e ristoranti. Il prolungato lockdown non ha tuttavia rallentato più di tanto i sempre alacri lavori in corso negli studi di Lugano: oltre ad aver ultimato la realizzazione di diverse nuove canzoni per un prossimo album di inediti dai tempi di uscita ancora avvolti nell’incertezza, il team di Mina prosegue la paziente opera di restyling sonoro del catalogo mazziniano Warner-Sony in vista dei futuri Songbook tematici, le cui emissioni più vicine nel tempo non dovrebbero comunque vedere la luce prima dell’autunno…

 

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Pubblicato: 2 settimane ago

Per sempre Rossa

Nel 2010, l’uscita dell’album di Milva Non conosco nessun Patrizio - terzo capitolo del suo aureo sodalizio discografico con Franco Battiato – coincise con il suo definitivo ritiro dalle scene per ragioni di salute di cui la Rossa, nelle sue ultime apparizioni televisive, non nascose l’irreversibile gravità. In tale occasione il nostro Stefano Crippa le dedicò nel Minafanblog il bellissimo post che oggi, sull’onda dell’emozione per la scomparsa di questa inarrivabile Artista, possiamo tranquillamente riproporvi così come fu scritto, senza bisogno di correggervi una sola virgola…

di Stefano Crippa

C’era un tempo in cui le dive della canzone erano spesso paragonate a un animale, rapace o volatile, sicuramente aggressivo. C’era la tigre che non arrivava dalla Birmania ma nientepopodimeno che da Cremona, un’aquila dritta dritta da Ligonchio persa poi in (brutte) frequentazioni politiche. E poi c’era una pantera. Da Goro. Scusate l’intrusione e il prologo fiabesco, ragazzi del Mina Fan Club, ma il ritorno – che è allo stesso tempo (probabilmente) un addio – di Milva merita un po’ di attenzione. Certo la signora può apparire altera, certe pose da diva sembrano uscire da un vecchio film in bianconero, immaginate Gloria Swanson scendere lo scalone di una villa hollywoodiana. Ma quello era Viale del tramonto, mentre per la rossa stella di Strehler e di tanti Sanremo, il passo d’addio è tutt’altro che mesto e sotto tono. E’ infatti affidato a un disco, bellissimo. Il terzo lavoro con Franco Battiato, dall’ironico titolo Non conosco nessun Patrizio!, - gli altri due li ha realizzati rispettivamente trenta (Milva e dintorni) e ventun anni fa (Svegliando l’amante che dorme) – dimostrando ancora una volta come classe e creatività possono viaggiare in coppia a dispetto dell’anagrafe. Dieci belle canzoni, nove – per chi conosce bene l’artista siciliano – sono già note, ma non troppo perché la scelta non è stata fatta cercando le hit. Uno, e uno solo, l’inedito che intitola il disco e che racconta la fine di un amore con rara intelligenza e finezza. Non sorprende perché a scrivere quei versi è un poeta, Mario Sgalambro: “Ieri mia madre mi ha chiesto di te, le ho detto che ti ho cancellato, anche dalla lista dei miei nemici”. Il trionfo dell’intelligenza, un colpo di genio.

Ecco immaginate queste parole – ma anche quelle di Io chi sono? Risveglio di primavera giusto per citare un paio di titoli, interpretate con classe inaudita, con quella sapienza di esposizione, di intonazione e finezza che solo un’altra sua ‘collega’ sa fare. Inutile farne il nome.

Ecco, Milva non è solo quella di Strehler, di Brecht – e signori, questa signora ce la invidiano dalla Germania dove è adorata al Giappone, è anche quella più popolare che cantava Jannacci – uno che l’ha capita subito quella ragazza della bassa “venuta su a riso e lenti” (La rossa, 1980), esattamente agli antipodi di quanto aveva fatto Mina tre anni prima con Ferrio, ma riuscendo con altrettanta efficacia a penetrare il repertorio del “dutur” meneghino. E poi ha cantato Vangelis, si è mescolata con Raf (una terribile Marinero, diciamocela tutta) ma si è riscattata subito con un incontro insieme a Astor Piazzolla da far tremare i polsi per chi ha avuto la fortuna di vederla dal vivo (recuperate magari su e-bay il live tratto da quel magico tour). E poi ha fatto la tv, anche se con il piccolo schermo non si è mai troppo presa, gli ultimi grandi show Rai la vedono assoluta primadonna. Al Paradise, ecco il punto di contatto fra lei e Mina, nasce proprio per volontà di Antonello Falqui e Gianni Ferrio che vogliono rilanciare uno show alla Studio Uno sapendo di non poter contare più su Mina. E allora partono per Amburgo a vedere come si è trasformata questa “pantera”, questa signora che avevano lasciato fra Flamenco rock e Mare nel cassetto e la ritrovano diva in Germania, a suo agio con canzoni cantate in tedesco. E la scelgono senza mai pentirsi. Anzi, ancora oggi Ferrio ricorda con piacere il lavoro con lei: “Una vera professionista”

Ora che Milva si ritira (per problemi di salute i tour non sono più praticabili), forse è il caso di riflettere e riascoltare il repertorio di una interprete di classe che da noi non ha forse ottenuto quanto realmente meritava, ma che fuori tutti ci hanno invidiato. Partite da questo nuovo album, giuro non vi pentirete.

Grazie, Milva.

 

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Pubblicato: 3 settimane ago

Accendi questa luce

Il 27 marzo scorso le lavoratrici e i lavoratori del Coordinamento Spettacolo Lombardia hanno dato il via presso la Chiesa di Santa Maria in San Satiro, a Milano, a una serie di flash mob corali che in questi giorni li sta vedendo esibirsi nelle più suggestive parrocchie meneghine sulle note celestiali del Magnificat composto 21 anni fa per Mina da Monsignor Marco Frisina. “Le arti sono bellezza, socialità, rito collettivo, linfa vitale - ha spiegato sulle pagine di Repubblica la portavoce del movimento Rita Pelusio – e privarne una comunità è come togliere a chi ha fede la possibilità di pregare”. Il fatto che una categoria tra le più pesantemente penalizzate dal lockdown abbia scelto degli edifici consacrati per invocare la riapertura di “templi laici” come cinema e teatri non deve sorprendere: le chiese (dal greco ekklesìa, “adunanza del popolo”) sono storici luoghi di aggregazione al di là delle appartenenze religiose e non a caso le parole “culto” e “cultura” sono tra loro intimamente legate. Come scriveva – commentando il capolavoro Dalla Terra – la più atea delle pasionarie mazziniane, ovvero Rina Gagliardi, “Questo disco è davvero un evento “della” Terra. Eppure, prima di ascoltarlo, ero diffidente. In questi tempi di neo-integralismo cattolico, con annessi e connessi giubilari, non mi sento in grande sintonia emotiva con la Musica Sacra – ne va perfino, talora, del mio rapporto col grande J. S. Bach… Bene, tutto questo tormento pre-giudiziale è caduto al primo ascolto, alla prima immersione nel flusso della tua Voce. Non so se sei credente o no, ma la tua Voce, proprio in questo ultimo disco, ha una forza laica sorprendente – è ricca, impudica, multiforme, terrestre. Come diceva il Barone Scarpia cantando il Te Deum, posso dire a te: ‘Mina, fai dimenticare Iddio’…”.  

profilo
Pubblicato: 4 settimane ago

Io so che ti amerò

“Grazie, Tigre, per averci presentato Edu quando, negli anni Sessanta, il Brasile era così lontano”, scrive l’amato Peppe Videtti nel numero odierno del Venerdì di Repubblica, dedicando il settimanale appuntamento con la sua rubrica Senti questa alla splendida Pra dizer adeus composta nel 1966 dall’allora 23enne Edu Lobo (che la incise in duetto con Maria Bethania) e ripresa magistralmente dieci anni dopo da Mina nella superba versione italiana Devo dirti addio tradotta da Bruno Lauzi e arrangiata da Gianni Ferrio. È davvero un evento raro – in questo Paese che pare aver fatto tabula rasa di ogni memoria storica, musicale e non – imbattersi in qualche firma autorevole che ancora riconosca a Mina il ruolo di prima divulgatrice italiana della bossa nova e dei suoi più illustri rappresentanti. E a tale proposito ci piace riproporvi il “lamento d’amore” che il nostro Antonio Bianchi – parlando di Insensatez della favolosa coppia De Moraes-Jobim nel superdossier sulla Mina 1964 contenuto nella fanzine 76 – dedicò ai meriti mai abbastanza riconosciuti della Mazzini carioca:

“La presenza di questo brano merita di essere precisata. Perché allo sguardo compresso della contemporaneità, Mina Ri-Fi appare come un album di classici appartenenti ad un indistinto passato. Ma così non è: Insensatez è un brano nuovo di zecca, del 1963. La bossa-nova è il ritmo più alla moda. E Antonio Carlos Jobim è il compositore più riverito e calato nella contemporaneità, almeno agli occhi dei musicofili più esigenti di quegli anni (Bacharach appartiene a un versante molto più easy listening e i Beatles sono ancora un fenomeno troppo ruvido). Insomma: Mina Ri-Fi èun album che ramifica nella contemporaneità più estrema e lussuosa. E ribadisce il ruolo mazziniano di divulgatrice italiana numero uno del repertorio brasiliano. Quello tradotto. E quello – Insensatez ne è emblema – in lingua originale. Fa sempre un certo effetto sentir attribuire i meriti a Ornella Vanoni (la sua Tristezza, per favore va’ via è arrivata un lustro dopo le Dindi e Chega de saudade mazziniane. Non solo: la Tristeza vanoniana cavalca troppo esplicitamente il successone della Banda. Ma questo i nuovi critici non lo sanno) o Fiorella Mannoia (in virtù di Oh, che sarà, Il culo del mondo e di Onda tropicale). Mina dovrebbe riappropriarsi di un ruolo che è soprattutto suo. Ma con un album coi fiocchi – elegantemente popolare, ricamato di chitarre, flauti e percussioni – che accantoni definitivamente il ricordo – inelegantemente popolano, squarciato da fiati reboanti – di Mina canta o Brasil“.

Grazie alla sua strepitosa versione di Insensatez eseguita a Studio Uno ’65, non dimentichiamolo, Mina vinse anche una scommessa con Luciano Salce, suo partner nello show nonché grande appassionato di musica brasiliana: “Quando l’altro sabato annunciai a Luciano che avrei interpretato una bossa nova - scrisse Mina in tale occasione nel suo Diario di Studio Uno su Sorrisimi guardò incuriosito, poi mi disse che avrebbe ascoltato l’esecuzione di Insensatez con estrema attenzione perché sì, certo, avevo del coraggio a scegliere una canzone così ricca di difficoltà, ma avrebbe proprio voluto vedere se avessi commesso qualche errore di pronunzia. Nacque subito la nostra cordiale scommessa. Dopo, lo trovai dietro le quinte ad accogliermi: ‘Ho perso, nemmeno uno’. E adesso sono orgogliosa di far parte del club dei cultori della musica brasiliana”. Auguriamoci, a questo punto, che la Signora abbia voglia di rinnovare al più presto la tessera carioca con un brasilian songbook in grande stile…

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Pubblicato: 2 mesi ago

Nuove per nove

Volete mettere il vantaggio, per una come Mina, di un compleanno senza zeri? Un placido, anonimo numero dispari, da festeggiare in intimità con le persone care. Senza l’assordante contorno di Speciali Porta a Porta in cui certi suoi colleghi dei tempi del Musichiere ci vengono a raccontare di Lei come è oggi. Senza Arene domenicali in cui torme di minologi improvvisati sparano i luoghi comuni di sempre sui perché e sui percome del suo addio alle scene (“L’assenza? Una scelta pianificata da un’abile strategia di marketing” ). Senza le solite wikipedanti agiografie redatte senza passione da qualche volenteroso blogger di primo pelo. Probabilmente, per lei, questo 25 marzo senza cifre tonde non sarà che un’ordinaria giornata casalinga magari inframmezzata da una capatina in sala d’incisione dove sono in piena fase di realizzazione i nuovi progetti che ascolteremo nei prossimi mesi. E allora… ssst... accontentiamoci di farle i nostri auguri sottovoce cercando di turbare il meno possibile la sua quiete operosa.

p.s. Molto operoso ma tutt’altro che quieto sarà il Mina Day del fan club: proprio domani, infatti, la tipografia ci consegnerà le copie della nuova fanzine che contiamo di spedire tutte (o quasi) in giornata. 

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Pubblicato: 2 mesi ago

Nei miei occhi

Per la copertina della nuova fanzine – in cui celebriamo i 40 anni trascorsi dall’addio di Mina alla BasilicaMauro Balletti ci ha concesso, nella sua immensa generosità, due inediti scatti mozzafiato di Salomè, uno a colori e l’altro in bianco e nero. La scelta più naturale e di più immediato impatto sarebbe stata quella della stupenda photocolor, tra l’altro caldeggiata dallo stesso Mauro e da Remo ai cui autorevoli punti di vista sono solito attenermi scrupolosamente.  A farmi preferire – dopo un lacerante travaglio – la soluzione black & white è stata un’istintiva questione di occhi: mentre nel primo piano frontale a colori lo sguardo sornione e seducente di Mina pare essere indistintamente rivolto a tutti, gli occhi che nell’altra foto emergono obliquamente da dietro i Ray-Ban creano un indefinibile effetto di complicità tra lei e ogni singolo osservatore. Minuzie deliranti da fan, commenteranno in molti. E hanno ragione! Comunque sia, lo scatto “detronizzato” dalla prima pagina la troverete comunque in posizione d’onore all’interno della fanzine e ne potete comunque gustare un omaggio nel neonato profilo instagram mina_fan_club_official 

Soverchiata dalla logorrea di Amadeus negli spot sanremesi della Tim visti fin qui (speriamo la sua voce abbia più risalto nel telecomunicato large di sabato…) e ignorata nella scelta delle cover che i cantanti in gara proporranno stasera, Mina è stata in compenso doppiamente omaggiata nella serata di ieri da Achille Lauro ed Elodie. Il primo si è mazzinianamente presentato sul palco dell’Ariston con un trucco e una lunga treccia troppo rossa per eguagliare quella color mandarinetto a noi ben nota. La bella e brava Elodie, invece, si è cimentata con lodevole coraggio in uno dei classici meno celebrati del saccheggiatissimo repertorio Ri-Fi di Mina: la stupenda Mai così. Una rilettura in cui la giovane cantante ha svelato doti di interprete “classica” finora mortificate da troppe concessioni modaiole alle artificiosità hip-hop. Ragazza mia, da’ retta a me: più Bruno Canfora e meno Mamhoud se vuoi garantirti un futuro!

 

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Pubblicato: 2 mesi ago

La donna che non c’era

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LA DONNA CHE NON C’ERA

di Flavio Merkel

Si conclude con un prezioso amarcord dell’indimenticabile Flavio Merkel la nostra serie di testimonianze riproposte in occasione del ventennale del film-evento del 2001. Ma per festeggiare ufficialmente questo importante anniversario è in previsione un’allettante sorpresa che i collezionisti mazziniani accoglieranno coin gioia…

Ride, fa versacci, “sporca” le canzoni, fuma (sempre Marlboro rosse), è tenera, professionale ma allegra, e non parla quasi mai, come se la sua voce esistesse solo per il canto e non per la parola. Il suo volto è finalmente visibile, senza sguardo: gli occhi si intravvedono qua e là dietro le spesse lenti quando i primi piani sono molto ravvicinati. Magra, lunga e nera in quella sua mise senza tempo, bianca di pelle, una pelle che riflette – non assorbe – la luce. E poi il miracolo di quella Voce, ancora più sfumata, complessa, potente e variegata, incanta anche chi non la ama, stupisce gli increduli, nutre gli ammiratori, fa invidia alle coetanee colleghe (italiane e straniere) ormai sfiatate. Un miracolo, ripeto, e un mistero. Perché non sappiamo niente di più di quanto sapessimo (o immaginassimo) prima. Sì, l’abbiamo finalmente rivista, ma alle sue condizioni: quasi spiata, da dietro, di fianco, di profilo, raramente di faccia, rendendoci tutti voyeurs, intrusi privilegiati che la spiano nel privato. Abbiamo verificato che esiste davvero e canta e si diverte. Ma il mistero rimane. Chi è Mina?

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Pubblicato: 2 mesi ago

I “Giorni” che ci appartengono

A pochi giorni dalla loro pressoché contemporanea scomparsa, consentitemi di rendere omaggio ad Andrea Lo Vecchio e a Luigi Albertelli - esponenti mai abbastanza celebrati di un’aristocrazia autorale oggi pressoché estinta – riproponendo un personale amarcord legato a due loro canzoni che li vide amichevolmente “rivali” sul doppio lato A del medesimo 45 giri…
L’attesa del consueto 45 giri estivo di Mina era per me iniziata, in quel 1977, già alle prime avvisaglie della primavera. Ma giugno volgeva ormai al termine e della possibile uscita di un nuovo singolo mazziniano non ero ancora riuscito a sapere nulla né dal mio negoziante di dischi né dalle pagine dell’- allora – oracolare Sorrisi. Quand’ecco che – a luglio ormai incombente – la mia radiolina casualmente sintonizzata sul Secondo Programma della RAI mi regalò l’agognata anteprima, preceduta dall’annuncio del compunto conduttore (Emilio Levi, se ben ricordo): “Si intitola Giorni ed è il nuovissimo 45 giri di Mina…”. Mi sparai nelle orecchie la (meravigliosa…) canzone in religioso silenzio, praticamente senza respirare, cercando di memorizzarne almeno il ritornello “E c’eri tu, tu, tu nei giorni miei, e da che non ci sei non mi piaccio più…”  nel quale, lì per lì, mi parve di cogliere una vaga quanto improbabile familiarità con la celentanesca Sotto le lenzuola (“Io amo lei, soltanto lei, ma perché mai l’avrò tradita…”). Passarono altri Giorni senza nuovi passaggi radiofonici del brano, finché – ai primi di luglio – il programma mattutino Voi ed io (condotto in quelle settimane, se ben ricordo, da Valeria Moriconi) mi sconvolse con una seconda primizia di maestosa, severa e quasi operistica bellezza, Ormai, anch’essa presentata – ohibò – come “la canzone dell’estate di Mina”. Tutto questo mentre il mio discaio di fiducia continuava a dichiararsi all’oscuro di imminenti emissioni miniane. A risolvere quello che – almeno per me – era il giallo mozzafiato dell’estate provvide, a metà mese, il settimanale Il Monello con un succoso trafiletto in cui si spiegava che Mina aveva congelato per settimane l’uscita del nuovo singolo perché indecisa su quale dei due pezzi scegliere come facciata principale, optando alla fine per la salomonica soluzione del doppio lato A. Pochi giorni dopo – era ormai il 19 luglio – Giorni/Ormai vide finalmente la luce, in tempo per fare da favolosa colonna sonora a quanto restava della mia estate da studente liceale, ma forse un po’ tardi per contendere alle varie Ti amo di Umberto Tozzi, Amarsi un po’ di Battisti e I Feel love di Donna Summer i loro (meritati) posti al sole in hit parade. Tuttavia, pur non riuscendo a salire oltre un pur onorevole nono posto nella classifica ufficiale dei 45 giri, la popolaresca e insieme raffinatissima Giorni di Luigi Albertelli Shel Shapiro ebbe la sua bella rivincita nei juke-box, capeggiando per diverse settimane la hit dei brani più gettonati. A godere invece di meno immediata fortuna fu la nobile consorella Ormai di Andrea Lo Vecchio, di lì a poco destinata – in compenso – a occupare un posto d’onore tra i “miei” classici mazziniani di sempre. A dare una notevole “botta” promozionale al 45 giri, in assenza di apparizioni televisive, contribuirono due splendidi articoli su Bolero e Sorrisi con foto nuovissime della Signora scattate tra Venezia (in vacanza con Benedetta al Lido) e Milano. Ovviamente, il servizio del mitologico Gherardo Gentili sul settimanale diretto da Vesigna era quello più ghiotto di rivelazioni sul nuovo doppio album che Mina stava incidendo in Basilica: “Uno dei due 33 giri sarà dedicato a Enzo Jannacci. Mina continua l’operazione iniziata con Lucio Battisti: interpretare un cantautore dandogli una dimensione nuova, senza tradirne lo spirito originario. Operazione che con Lucio ha dato risultati eccellenti e che naturalmente ha determinato una lista di “aspiranti”. Quali saranno i prossimi cantautori dopo Jannacci? Possiamo azzardare qualche nome. Il gioco delle ipotesi è affascinante. Modugno, Celentano, Endrigo, Le Orme, Gli alunni del sole… Il lettore è invitato a continuare”. Insomma, terminata l’attesa del singolo, per me era già tempo di dare il via a un nuovo spasmodico conto alla rovescia in vista del pantagruelico appuntamento autunnale con Lady PDU…

(Dal Minafanblog, luglio 2017)
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Pubblicato: 3 mesi ago

Mina in studio rewind / 4

UN ROSSO CHE NON SI SBIADIRA’

di Giulia Fasolino

Il mio ricordo? Comincia con tanta neve e con Massimiliano che sembrava un abitante del Polo Nord, e noi dietro di lui pronti per una spedizione e un’avventura molto eccitante. Noi coristi arrivammo con consistente anticipo rispetto all’ora stabilita per la convocazione, tutti motivati e attenti a cogliere qualsiasi sfumatura, ogni attimo di quell’evento memorabile, tutti consci che, una volta in quello studio, avremmo preso parte a qualcosa di eccezionale. Appena entrati, tutti ci zittimmo: era in corso una registrazione di archi e noi, accalcati all’ingresso con addosso i nostri piumini ancora ricoperti di neve, ci sentivamo un po’ goffi, come dei bambini colti sul fatto, nonostante l’ambiente ci fosse familiare. Poi, per fortuna, è arrivata Mina salutandoci calorosamente e liberandoci da quell’imbarazzo. L’atmosfera che si respirava era come l’aria fine di montagna, benefica, c’era un gran viavai di tecnici audio-video, telecamere, violini, viole, violoncelli. E poi c’era il Maestro Ferrio: la sua vista mi emozionò moltissimo, essendo io una sua grande ammiratrice, ma la cosa che più risaltava nell’ambiente era il sorriso di tutti, la sensazione di positività da cui si veniva contagiati nonostante il grande sforzo tecnico che talvolta può creare tensioni e nervosismi. Manuela Cortesi ed io fummo scaraventate al trucco, che Mina diresse personalmente: ricordo che era molto attratta dal colore dei miei capelli – rossi, ma molto rossi (il mio parrucchiere era stato preso da un attacco di euforia) – e quella parentesi fu molto divertente. Toccava a noi! Devo confessare che, nonostante l’esperienza, ero molto emozionata. Sentivo il peso della responsabilità afferrarmi alla gola, credo che tutti si sentissero così. Poi, come d’incanto, davanti al pianoforte e al Maestro Ferrio e con Mina che ci radunava intorno a lui, godemmo semplicemente di quei momenti e ognuno di noi diede il meglio: tutto era veramente magico! Sono orgogliosa di aver partecipato a questo avvenimento che brillerà per sempre come una stella nel mio curriculum artistico. Non so se Mina in futuro ci regalerà altri momenti così, ce lo auguriamo tutti. Sono una persona fortunata e voglio ringraziare Mina per essere quella che è: umile e irraggiungibile allo stesso tempo, come solo i Grandi sanno essere. E dico grazie a Massimiliano per il suo talento e la sua sincera amicizia…

(Da È già passato un anno ed è un incendio, fanzine numero 57, marzo 2002)

 

 

 

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Pubblicato: 3 mesi ago

Ottantotto: il sommario

Mina, una Voce per il cinema

SIGNORINA GRANDI SCHERMI

 

Juke-Box Office: le canzoni (e gli incassi) dei suoi film

CHE CINE HA FATTO BABY GATE

 

Le sue colonne sonore originali

CANZONI IN PRIMA VISIONE

 

Mina “saccheggiata” dal cinema

LADRI DI CANZONETTE

 

Tutte le canzoni di Mina “rubate” al mondo del cinema

NOI SIAMO LE COLONNE

 

Quando il cinema omaggia Mina

EFFETTO NOTE

 

Cine-omaggi mazziniani

E SOTTOLINEO IL SET

 

Scripta Minant / Speciale Cinema

IL MIO FELLINI, GENIO FELICE

di Mina

 

Mina in Basilica 1969/’81: una Voce e il suo Tempio

CUORE SACRO

di Antonio Bianchi

 

Le mie prime Sensazioni in Basilica

UNA VECCHIA CHIESA PIENA DI RAGAZZI

di Massimiliano Pani

 

COME GOCCE

 

In spedizione entro fine marzo!

 

 

 

 

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Pubblicato: 3 mesi ago

Mina in studio rewind / 3

M. M., MISSIONE MANDARINETTO

di Raffaello Martini, coiffeur

 

Ho deciso di contribuire al vostro Mina in studio rewind con qualche ricordo personale. Quello che narrerò – beninteso – è assolutamente raccontabile (in nome dell’amicizia che mi lega a Mina dal 1974, mai e poi mai divulgherei frasi o situazioni che devono rimanere strettamente personali e private tra me e lei). Detto ciò… vi racconterò qualche piccola chicca.

Febbraio 2001. Da qualche giorno Mina frequentava con più assiduità del solito il mio negozio. Frequentandola ormai da un bel po’ di tempo, capivo che qualcosa stesse bollendo in pentola… ma che cosa? Lei non diceva nulla. Osservava e si limitava a qualche domanda su un eventuale cambiamento di colore dei capelli. Tutto ciò mi pareva strano: sapevo quanto lei fosse legata alla tinta che “indossava” da anni.

Non capivo se voleva mettermi alla prova, professionalmente parlando o che altro.

Finalmente un giorno mi decisi a saperne di più. Mina venne in negozio e, tra una chiacchiera e l’altra, le domandai: “Quando esce il tuo prossimo cd?”. Al che lei: “Sto per fare una cosa che ti piacerà tantissimo”. “Cosa?”. “Faccio un video”. “Un videooo?”. “Eh, sì: vado in sala, con i musicisti e l’orchestra diretta da Gianni Ferrio”. “Stai scherzando!”No, per niente!”.

Conoscendola e sapendo quanto le piaccia fare la burlona con gli amici (soprattutto con me, che ci casco sempre), ancora stentavo a crederle. Qualche giorno dopo ricevetti una sua telefonata: “Puoi tagliare i capelli a un mio amico? E’ Mauro Balletti”. “Certo che sì, venite!”, le risposi.

Beh, fu proprio in quell’occasione che mi resi finalmente conto che la storia del video non era uno scherzo. Si tornò a parlare del suo colore dei capelli. Le proposi delle sfumature cromatiche che non stravolgessero la sua immagine. Provammo quattro colorazioni in dieci giorni. Fino ad arrivare a quello poi visto nel video. A ciò ovviamente si unirono le magiche mani del truccatore Stefano Anselmo che resero il tutto perfetto. Ricordo la domenica in cui si diede il via alla registrazione. Erano le nove del mattino, suonò il telefono. Era lei: “Ciao dove sei?”. “Sono a casa”. “Allora vengo lì”. “Vieni qui? Perché?”. “Dobbiamo fare un ritocco all’attaccatura.”. “Ma Mina, a casa non ho nulla per poter lavorare, vediamoci in negozio alle 11.00. Va bene?”. “Sì, va bene, a dopo”.

Alle 11.00 Mina arrivò. Con lei c’erano Stefano Anselmo, Mauro Balletti, Eugenio Quaini, il mio compagno ed io. Giusto il tempo di passarle una leggera colorazione – questione di pochi istanti, shampoo, asciugatura, treccia- e lei fu pronta per il primo ciak. Quella visita domenicale mi fece capire una volta di più di trovarmi davanti ad una grande professionista: voleva tornare al suo pubblico perfetta, come sempre. Qualche giorno dopo tornò in negozio e, una volta terminato il da farsi, mi disse: “Hai da fare?”.“Sì, ho degli appuntamenti”. “Peccato, volevo portarti in studio a vedere il lavoro che abbiamo fatto…”.

Inutile dirvi che annullai tutti gli impegni e andai con lei. Varcata la soglia dello studio, incontrai Massimiliano. Dopo una breve chiacchierata con lui, Mina mi portò nella stanza in cui Mauro Balletti stava montando il video. Mina gli chiese di farmi vedere in particolare una parte del filmato in cui secondo lei il colore dei capelli risaltava meravigliosamente. Ne fui lusingato. Lo spezzone in questione era quello di Oggi sono io di Alex Britti. In esso Mina risplendeva in tutta la sua bellezza e grandezza professionale. Mi sentii un privilegiato.

Stop. Il mio racconto si ferma qui. Magari un giorno vi svelerò qualche altra chicca. Grazie a voi per avermi letto. E a te, Mina, grazie per tutto, e tu sai cosa intendo…

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Pubblicato: 3 mesi ago

Mina in studio rewind / 2

E ARRIVO FINO AL K2

di Alessio Musumeci

Ho avuto la fortuna di assistere alla “prima” di Mina in studio in una sala audio-video-dvd degna della Nasa. Un impianto che mi ha fatto sentire Mina nella gola e anche nel naso, più di una caramella Victors-Respiravivo. Quella Oggi sono io mi si è encagnà denter e non mi si stacca più. Tutto ottimo, dall’arrivo silenzioso sotto la neve all’ingresso di Mina in sala d’incisione come una buona Crudelia Demon, ai suoi sorrisi disarmanti dopo un’esecuzione inimmaginabile da mente umana. Come una che scala il K2 in tre balzi e, una volta arrivata sulla cima, sorride contenta e si mette a fare le flessioni. Come una che ha inghiottito il cd con tutte le canzoni incise e poi te le ricanta con un labiale perfetto. In certi momenti si stenta quasi a credere che la voce le esca dalle labbra come già incisa. Non lo so spiegare, ma è così: come se potesse sfornare il compact direttamente dalla gola, senza bisogno di artifici e post-produzioni. Encomiabile che un evento così appetibile non sia ricorso ad una scaletta di grandi successi, ma anzi di pezzi molto poco commerciali se si esclude il pezzo di Alex Britti, reso da lei un cultmustseeandlisten. Questa Mina in studio sembra la dea Kalì del canto. Non faccio una lista dei miei momenti magici del DVD perché mi piace tutto, tutto, tutto. Credo che lei sia una medium vocale di questo secolo: è riuscita a fondere Maria Malibran con Supereva.it. Con questo evento Internet ha fatto proprio questo: lanciare un ponte dall’infinito passato verso un infinito futuro. Mina non finirà mai, come tutte le cose magjche della vita. Magiche, mistiche ed inspiegabili…

(Da È già passato un anno ed è un incendio…, fanzine numero 57, aprile 2002)

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Pubblicato: 3 mesi ago

Oggi sono ancora io

“In un’infreddolita Lugano ancora imbiancata dalla neve, il miracolo nel quale nessuno osava credere finalmente si compie. Mentre l’Italia si appresta a soccombere ad una lunga settimana di sbornia sanremese, negli studi GSU succede l’inimmaginabile: il riservatissimo “tempio” in cui Mina solitamente lavora al riparo da occhi indiscreti si popola improvvisamente di cameramen, operatori video e audio, macchinisti, elettricisti e chi più ne ha più ne metta. Ben quattro telecamere, in altrettanti punti strategici della sala, entrano in funzione. Il tutto sotto l’abile regia di un Mauro Balletti probabilmente ancora incredulo di concretizzare il sogno professionale vagheggiato da una vita. Anche il direttore delle luci convocato per l’occasione stenta a credere ai propri occhi: ed è nientemeno che il mitico Corrado Bartoloni, celebre per avere “illuminato” tanti gloriosi sabati sera televisivi con la Regina. Grandissimo professionista, capace di nascondere la propria grande emozione infondendo calma e serenità intorno a sé. D’altronde, ciò che sta succedendo è “straordinario” solo per la presenza delle telecamere. Per il resto, in questi quattro giorni, Mina si limiterà a fare il suo lavoro di sempre in sala di registrazione con la consueta équipe di fedeli collaboratori: non un concerto, quindi, ma piuttosto un documento-verità attraverso il quale il pubblico potrà “spiarla” durante il backstage di un suo disco, nei momenti in cui canta ma anche in quelli in cui – a microfoni chiusi – scherza e ride con i musicisti, fuma l’ennesima Marlboro rossa, controlla una partitura, si leva per un attimo gli irrinunciabili Ray-Ban fumé, sbuffa spazientita per un coro che va troppo per le lunghe, accenna qualche passo di danza con Mauro “von Stroheim” Balletti, prova un vocalizzo col Maestro Ferrio e così via. Il tutto in un clima di assoluta spontaneità e naturalezza, come se fosse cosa di tutti i giorni tornare sotto i riflettori dopo 23 anni di invisibilità. D’altronde, basta guardarla per convincersi che il tempo sembra essersi fermato al 1978 (e anche prima): splendida e stupefacente pur col look nero di sempre, stretta in quella maglia e in quei pantaloni che le fasciano vezzosamente il corpo dalla linea perfetta, il foulard d’ordinanza per proteggere l’ugola preziosa, la lunga treccia color mandarinetto sulla bellissima schiena seminuda. Uno schianto…”.

(Da È proprio così, son io che canto, fanzine numero 55, aprile 2001)

... Incredibile ma vero, da quei quattro giorni dal 25 al 28 febbraio 2001 sono ormai passati venti anni tondi. Ed è un anniversario che il Minafanblog celebrerà per tutto il mese con una serie speciale di post ricchi di rievocazioni e testimonianze ad hoc…

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Pubblicato: 4 mesi ago

Sotto il segno della Scimmia

Mentre il nuovo straordinario jingle Questa è Tim continua a spopolare in tutte le Reti televisive apprestandosi a superare i 14 milioni di visualizzazioni su youtube (che volete farci: oggi il successo di una canzone si quantifica così…), il prossimo 12 gennaio vedrà la luce nelle edicole con TV Sorrisi e Canzoni la ristampa su CD del mitologico Mina del 1971. L’emissione, come è noto, fa parte della collana I GRANDI ALBUM ITALIANI 1970-2020 curata da Paolo Maiorino (responsabile del catalogo Sony Music ) ed è arricchita da un booklet illustrato con curiosità sul disco e notizie relative al momento storico in cui esso fu pubblicato. Proprio dieci anni fa, nella fanzine 72, dedicammo all’LP – in occasione del suo smagliante quarantennale – un ampio dossier monografico di cui vi riproponiamo l’incipit…

di Antonio Bianchi

Per svariati anni – fin quando la discografia PDU era a prezzo pieno, ammantata di lusso ed esclusività – è stato l’album di inediti più tacitamente ammirato e rispettato di Mina. La considerazione era così unanime da apparire scontata. Così, per non essere tacciati di banalità, si preferiva dichiarare una più spiccata preferenza per altri dischi, bellissimi ma associati a tenerezze più “soggettive”: che so? 5043, Altro, Frutta e verdura, Mina con bignè… L’unico equivalente – in un campo d’azione ben distinto, senza invasioni di campo – era Attila, emblema della Mina “modernista”. Ma il capolavoro della Mina “classica” era – per la stragrande maggioranza – l’album omonimo del 1971, meglio noto come La Scimmia.

“Il disco streisandiano?”. Chi ha più di quarant’anni capisce al volo di quale album si stia parlando, permeato di un nitore belcantistico “molto Barbra”, impregnato di un gusto orchestrale internazionale, levigato, accurato, rifinito, sciccosamente easy listening (nell’accezione aristocratica che non si usa più)… Può sembrare una considerazione campata per aria agli occhi di chi non distingue fra la Mina di oggi, di ieri e di ieri l’altro, di chi si accosta al suo mondo senza discriminare cronologicamente e stilisticamente quale Mina stia cantando. Eppure l’essenza “streisandiana” della Scimmia ha una sua precisa ragion d’essere. La nuova estetica vocale e interpretativa emerge con disarmante evidenza se raffrontata ai due album precedenti – i quasi gemelli Bugiardo più che mai, più incosciente che mai e Quando tu mi spiavi in cima a un batticuore –, le cui affinità sono dichiarate anche a livello grafico: stesso sfondo nero, stessa espressione pensosa, stessi caratteri tipografici, stesso titolo fiume estrapolato dai versi del brano d’apertura della seconda facciata… 

Insieme alle copertine, con la Scimmia, muta anche il riferimento all’immagine. Perché il 1971 è il primo anno dell’invisibilità mazziniana dai tempi di Baby Gate. In concomitanza con l’arrivo di Benedetta (a proposito: bravissima in Africa Benedetta. Sveglia, simpatica e fascinosa. Se ne parla. E piace molto). Mina sembra volersi rifocillare di segretezza e intimità. Le uniche eccezioni, a inizio anno, sono le copertine di Amor mio (un bellissimo scatto di Bertolini dal Carosello di Attimo per attimo, con Son of man di Magritte sullo sfondo) e di Del mio meglio (con altre immagini tratte dai filmati Barilla, in questo caso da La voce del silenzio) e i video “casalinghi” destinati alla promozione di Amor mio e Capirò. I due filmati hanno il sapore di una concessione: “Va bene, facciamoli. Ma che non mi si parli di foto e di TV per almeno un anno”. Così, Mina non è sulla copertina del 45 giri di fine anno, Uomo/La mente torna (o viceversa, per i puntigliosi attenti ai numerini). Non è sulla copertina dell’album (per di più omonimo). E – aspetto illuminante – non è neppure nella foto interna: quel tramonto è un’esplicita dichiarazione. (…)

 

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Pubblicato: 4 mesi ago

Milioni di ciao

Vi riproponiamo il comunicato stampa con cui Tim ha preannunciato ieri il lancio del nuovo stupefacente mega-jingle - celebrativo dei 100 anni della telefonia italiana – che ci accompagnerà nei prossimi mesi. Non poteva esserci regalo più bello – e di miglior auspicio per il futuro – di una nuova canzone di Mina per salutare l’arrivo del 2021. Lo spot – che nella sua versione integrale sarà trasmesso su tutte le emittenti televisive fino al 6 gennaio – andrà in onda stasera secondo i seguenti orari rete per rete.

La 7: dalle h. 19:10 – Realtime: dalle h. 20:25 - Nove: dalle h. 20:45 - Raiuno, Sky Cinema 1, Sky Cinema 2: dalle h. 21:00 - Canale 5, Italia 1, Rete 4: dalle h. 21:15 – Skytg24: dalle h. 21:20

Cantato dalla eccezionale voce di Mina, che reinterpreta il brano ‘This is me’ del musical ‘The Greatest Showman’ – Golden Globe 2018 come miglior canzone originale e candidata all’Oscar nello stesso anno -, il video, intitolato ‘Questa è TIM’ – testo italiano di Luca Josi e Maurizio Morante – racconta la centralità del Gruppo nello sviluppo tecnologico e sociale del Paese e rivolge uno sguardo alle sfide del futuro che vanno oltre la connettività e trasformano le città in moderne smart cities: dall’IoT al Cloud, fino ai Data Center e all’Intelligenza Artificiale.

Lo spot, diretto da Luca Josi, Direttore Brand Strategy, Media & Multimedia Entertainment di TIM, insieme a Luca Tommassini, che ne ha curato anche la coreografia, sottolinea il ruolo di TIM come abilitatore della connessione per rendere possibile la comunicazione, da sempre fondamentale nell’evoluzione dell’uomo, dei costumi e della società. Tutti gli elementi delle scene rimandano al mondo della tecnologia e della connettività e della loro evoluzione: dai cavi in rame, ai telefoni a disco, alle cabine telefoniche, alle centrali, ai telefoni cellulari, agli smartphone, alla fibra ottica e al 5G.

 

LA STORIA

Si parte dagli anni ’20 con lo skyline di Torino, città in cui ha avuto inizio il percorso dell’innovazione di TIM, con le figure fondamentali dei tecnici nei laboratori e nelle centrali e delle centraliniste che permisero le prime conversazioni telefoniche.  Il viaggio continua ripercorrendo le epoche attraverso scene iconiche dei musical che hanno segnato l’immaginario collettivo: gli anni ’50 con ‘Singing in the rain’ e ‘Pane, amore e …’ con Sophia Loren e Vittorio De Sica. Gli anni ’60 con ‘Grease’, ‘Dirty Dancing’ e ‘Sweet Charity’ di Bob Fosse, proseguendo fino agli anni ’70 con i musical ‘Chorus Line’ e ‘Hair’, in cui i protagonisti danzano intorno ad una cabina telefonica. Arriviamo poi negli anni ’80, passando a ‘Fame’, con la citazione della famosa scena dei ballerini, che rappresentano i tecnici di TIM. Il video continua con citazioni di ‘Flashdance’ e arriva al presente con le più moderne coreografie. Lo spot si conclude con una danza collettiva di tutta la popolazione TIM in un paesaggio immaginario rappresentato da monumenti e architetture iconiche del nostro Paese.

Atmosfere realistiche e di fantasia, scenografie ricercate con effetti di scena innovativi, costumi raffinati e curati nei minimi dettagli, visual effects cinematografici rendono questo spot originale e unico nel suo genere.  Lo spot, in programma fino al 6 gennaio, verrà trasmesso da tutte le emittenti televisive in versione integrale di 3 minuti e 49 secondi. Seguirà un piano TV con taglio a 60 secondi prima e dopo il messaggio del Presidente della Repubblica.

Sono previsti anche passaggi in radio del brano completo di Mina e una campagna stampa, digital, e digital OOH con impianti iconici e di grande impatto a Roma e Milano.

 

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Pubblicato: 5 mesi ago

Sette per 1

Nell’augurare a tutti voi un 2021 il più possibile sereno, ripecorriamo brevemente le cronache mazziniane dei precedenti inizi di decennio cercando di azzardare qualche previsione sulla Mina in arrivo nei prossimi dodici mesi
(Illustrazione: Gianni Ronco)
 

Gennaio 1961 - Mentre si prepara al suo secondo Sanremo che la vedrà più che mai nell’occhio del ciclone nelle serate del 26, 27 e 28 gennaio, Mina fa la sua prima apparizione televisiva dell’anno nuovo la sera di martedì 3 cantando, diretta da Guido Rosada, Coriandoli nel Carosello dei Grissini Kim della Pasta Combattenti. Venerdì 6, in diretta dal Teatro Roma di Vicenza, è tra i protagonisti della finalissima di Canzonissima ’60 dove, oltre a essere in gara con ‘Na sera ‘e maggio (che si piazzerà nona nella classifica generale), duetta con Emilio Pericoli sulle note di I Love in Portofino e canta per la prima volta in versione video la sigla di chiusura Due note. La sua Il cielo in una stanza, nel frattempo, continua ad essere la canzone regina della classifica dei 45 giri…

Gennaio 1971 – Terminata la serie dicembrina di apparizioni televisive per promuovere il nuovo singolo Io e te da soli (balzato nel frattempo al primo posto in Hit Parade), dai primi giorni del ’71 Mina è nuovamente sugli schermi con un’ultima serie di Caroselli Barilla diretti da Zurlini. E intanto si prepara ad affrontare le fatiche della seconda tournée con Gaber il cui debutto – previsto a Verona per il 30 gennaio – sarà preceduto, la sera del 23, da un’anteprima a Marina a Pietrasanta per inaugurare la stagione invernale dei Sabati della Bussola dell’amico Sergio Bernardini…

Gennaio 1981 – Lanciato un po’ alla chetichella a fine novembre, lo stupefacente Kyrie inizia finalmente a far parlare di sé. Sul Corriere della Sera del 6 gennaio, per esempio, Mario Luzzatto Fegiz dedica al doppio album una recensione entusiastica, sottolineando tra l’altro “la lucida intelligenza, la profonda maturità artistica di questa stella della musica italiana che ha saputo scegliere e dirigere con rigorosa coerenza una miscellanea musicale apparentemente assai eterogenea…”.

Gennaio 1991 - Mentre Ti conosco mascherina è ancora caldo sui giradischi dei suoi fans, Mina è già alle prese con una prima “scrematura” dei brani da incidere per l’album dell’autunno successivo. Ma chi, nelle prime settimane del 1991, appare già particolarmente indaffarato negli studi GSU di Lugano è Massimiliano Pani. E non solo – pare – per collaborare ai nuovi progetti della mamma. Che sia arrivata per lui… l’occasione di tentare finalmente un’esperienza in proprio nel mondo della musica?

Gennaio 2001 – L’anno inizia come meglio non si potrebbe: Dalla Terra, a dispetto delle pessimistiche previsioni dei discografici, è risultato uno degli album più acquistati e regalati dell’ultimo Natale e si avvia a superare le 200.000 copie vendute (cifra senza precedenti, per una raccolta di canti sacri in buona parte in latino). Galvanizzata da questo insperato exploit, nel pieno di un momento magico come donna e come artista, in forma fisica smagliante, Mina è più che mai pronta a stupire il mondo con un clamoroso colpo di scena che si concretizzerà di lì a poco negli studi di Lugano…

Gennaio 2011 -  Reduce da un biennio discograficamente ricchissimo in cui – tra arie classiche, inediti, jingle pubblicitari, canzoni per il cinema e special guest in dischi altrui – ci ha regalato ben cinquanta nuove incisioni, anche per il 2011 Mina ha in ballo diversi progetti. Alcuni li ha  preannunciati Massimiliano nell’intervista prenatalizia concessa in videochat a Vincenzo Mollica per la promozione dell’EP Piccola strenna (un album di cover acustiche con la direzione di Gianni Ferrio, un altro cd di inediti sulla scia entusiasmante di Facile Caramella, un the best in cd e dvd della collana Gli anni RAI), altri sono ancora in via di definizione. E intanto il nuovo anno ci regala le prime novità: la EMI ha appena sfornato il terzo Mina picture box con le coloratissime ristampe in vinile di Mina RBaby GateFrutta e verduraAmanti di valoreItaliana, Catene e Singolare/Plurale. Ma dalla stessa major non si escludono nei prossimi mesi altre emissioni ancora più golose. 
 
Gennaio 2021 – Dopo il buon successo natalizio di Cassiopea e Orione – cui faranno seguito, in un prossimo futuro, altri volumi della preziosa collana Italian Songbook in joint venture tra Sony e Warner - la sera di San Silvestro ci regalerà l’anteprima del nuovo jingle TIM che ci accompagnerà per buona parte del 2021. La prima sorpresa discografica mazziniana dell’anno nuovo sarà invece la new edition del favoloso Mina del 1971 che vedrà la luce nelle edicole il 12 gennaio nell’ambito della serie I grandi album italiani 1970-2020 curata dal responsabile del catalogo Sony Music Paolo Maiorino. Il CD sarà arricchito da un sostanzioso booklet illustrato. Nella redazione del Minafanclub, frattanto, è già a buon punto il work in progress della nuova fanzine n° 88 in uscita nel mese di marzo. Pezzi forti del sommario, un gargantuesco dossier su tutto ciò che Mina ha cantato per/dal/sul cinema dal 1958 a oggi e uno speciale di Antonio Bianchi sulla Basilica a 40 anni dalla chiusura della mitica sala d’incisione milanese. 
 
Buone Feste a tutti!
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Pubblicato: 5 mesi ago

Nessuna come te lo dico io

Ci risiamo: con puntualità inesorabile, dal pressoché unanime coro di lodi con cui la critica ha accolto la nuova doppia antologia, si è levata l’immancabile vocina acìdula e dissonante del bastian contrario di turno. Che stavolta risponde al nome di Marco Molendini di Dagospia: “Si può discutere dell’uso del virtuosismo a volte eccessivo e ridondante – ha scritto tra le altre cose il giornalista a proposito delle cover di Orione e Cassiopea – a Mina avrebbe fatto bene ascoltare dosi massicce di Billie Holiday, voce limitata, sentimento sconfinato. Ecco poi il disappunto maggiore, ascoltandola: si avverte quando Mina canta con sufficienza, si abbandona al suo talento, non pensa, recita il rosario con naturale disposizione, non scava a fondo, non pesa le parole”. La migliore risposta a questa sequela di luoghi comuni l’abbiamo ripescata dall’incipit del prezioso dossier che il nostro Antonio Bianchi dedicò una decina di anni fa alla dizione e ai prodigi espressivi della Mina interprete….

di Antonio Bianchi

L’argomento è sterminato, stuzzicantissimo e così poco battuto da rasentare l’arbitrarietà. Spero che Mina perdoni l’approccio affettuosamente delirante. Perché non ho mai frequentato corsi di dizione e parlo con la pronuncia tipica della “bassa reggiana” (sono nato e cresciuto a Poviglio, a un tiro di schioppo da Brescello, che Mina conosce benissimo perché qui – oltre a Don Camillo e Peppone – anche papà Mino era di casa). E perché nessuno nel mare magnum di disamine, libri, articoli e considerazioni su Mina ha mai approfondito il versante della parola in musica, un universo a parte rispetto alla parola propriamente intesa. E le fascinazioni legate alla dizione o, meglio, all’articolazione delle parole al servizio della musica rappresentano un concetto così poco frequentato da risultare, agli occhi dei più, praticamente inesistente. Come non accettare la sfida (fra l’altro scaturita da un mini-sondaggio sui possibili argomenti di questo numero) di Loris?

C’è una semplificazione diffusa – da smantellare – che distingue fra cantanti attenti alla parola (nel luogo comune: i cantautori e qualche loro musa, come Fiorella Mannoia…) e cantanti indifferenti al significante. La contrapposizione non è scientifica: serve a evitare incasellamenti irriverenti e brutali. Quelli fra i cantanti di voce e i colleghi senza voce. Perché quanto più la voce è piccola tanto più chi la possiede è recepito come rispettoso dei valori testuali. Vale anche all’estero: Billie Holiday, con la sua voce di modeste proporzioni tecniche, è sempre stata considerata più attenta alla parola delle “rivali” Ella Fitzgerald (che, si dice, scoppiò in lacrime dopo aver letto un’intervista in cui Sinatra la irrideva come lettrice di testi) e Sarah Vaughan (più volte tacciata di trasformare, con il suo vocione, minuscoli chalet in giganteschi castelli).

Le voci “troppo” dotate sono sempre state associate al predominio dei valori musicali e sottilmente colpevolizzate. Come se la musicalità uccidesse la parola. Le eccezioni sono pochissime. Frank Sinatra, pur dotato di una voce di tutto rispetto, è sempre stato considerato un finissimo cesellatore di versi, da lui resi con una chiarezza, un nitore, una plasticità davvero poco frequenti nel panorama canzonettistico anglofono. Ma si tratta – appunto – di un’eccezione.

Il riferimento alle voci statunitensi non è casuale: la cultura americana ha metabolizzato con più gradualità dell’Italia la contrapposizione fra valori testuali (dalle voci da cabaret a Bob Dylan) e valori musicali (le voci del jazz sono sempre state più disinteressate alla comprensione del testo, subordinato all’individualità strumentale del suono). In Italia, il passaggio è avvenuto frettolosamente. Si è passati dallo strapotere del “bel canto” (operistico) alle sgangheratezze del rock’n’roll, dai corsi di dizione ai deliri vocali, dalla disciplina dei conservatori alla soggettività più sfrenata. Difficile fra estremi tanto marcati individuare una logica e una dignità capace di discriminare fra voci attente e voci disattente ai valori testuali. 

Soprattutto, si è perso di vista il valore estetico della parola in musica, della parola come suono. I critici italiani meno fantasiosi pensano che per far brillare una parola cantata sia sufficiente “dirla”. Escludono a pie’ pari il potere espressivo di una parola musicalmente articolata. Non capiscono che le manipolazioni del canto possano esaltare all’ennesima potenza – e talvolta sovvertire – la parola stessa.

Colpa della sciatteria vocale del cantautorato. E colpa dell’assenza di intelligenza creativa da parte degli interpreti puri, maschi e femmine. Perché in Italia le voci belle e influenti non sono mai mancate. Ma, a ben guardare, solo una ha saputo oltrepassare i valori vocali consueti con un’estetica parallela legata al suono di ogni singola parola. È Mina. Può sembrare fazioso ribadirlo sulle pagine di una fanzine a lei dedicata, ma se c’è un campo d’azione in cui la supremazia mazziniana appare con un’evidenza folgorante è proprio l’articolazione delle parole (da non confondere con la dizione: perché l’articolazione è un concetto più ampio, dinamico, dialettico e creativo) (…)

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Pubblicato: 6 mesi ago

(Anna) Maria Walewska

Ospite di una puntata di parecchi anni fa del Costanzo Show, la mitologica Tina Lattanzi – insuperata voce nostrana di Greta Garbo e di altre grandi star dell’epoca d’oro di Hollywood – rievocò la famosa scena del film del ’37 di Clarence Brown Maria Walewska in cui la Divina, nei panni della contessa polacca amante di Napoleone, si presentava al Bonaparte interpretato da Charles Boyer: una battuta di due sole parole, quelle del proprio nome e cognome. Ma in quel “Maria Walewska” era condensata una ridda indefinibile di emozioni, turbamenti, pulsioni erotiche e segreti inconfessabili di cui il magistrale doppiaggio italiano della Lattanzi aveva preservato intatte le intenzioni e l’intensità. Ebbene, nella suddetta apparizione televisiva l’ultranovantenne attrice tornò a pronunciare con immutato glamour quelle poche sillabe, raffrontandone senza peli sulla lingua la forza espressiva con la sbrigatività di certi asettici “Maria Walewska” che le era capitato di sentire nei successivi doppiaggi del film. Ecco, tutto questo faticoso preambolo ci è servito per spiegare quali differenze riscontriamo tra le cover di pezzi altrui incise da Mina e molte altre che – ahinoi – ci vengono ultimamente propinate da sedicenti “interpreti” che rimedierebbero figure barbine perfino in una friggitoria-bar-karaoke di Saigon. Gli inediti di Cassiopea e di Orione saranno anche solo due, ma Un tempo piccolo e Nel cielo dei bars valgono ampiamente da soli l’acquisto di un doppio già di per sé imperdibile per il minuzioso lavoro di rimasterizzazione dei brani e per la ricchezza iconografica del booklet ballettiano. E a proposito dei tanti “Maria Walewska!” di lattanziano splendore di cui sono disseminate le trenta canzoni, vale la pena di citare nuovamente una definizione di Gherardo Gentili da noi rispolverata in molteplici occasioni: “Con Mina una parola diventa LA parola, una nota diventa LA nota. Non altro. E per sempre”. Buon ascolto!

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Pubblicato: 6 mesi ago

Cassiopea e Orione. In radio da venerdì 20 novembre.

(Comunicato stampa Sony/Warner)

Mina torna in radio venerdì 20 novembre con due brani inediti “Un tempo piccolo” e “Nel cielo dei bars”: il primo chiude Cassiopea (PDU/distr. Sony Music) mentre il secondo è l’ultima traccia di Orione (PDU/distr. Warner Music) i due volumi del concept antologico “ITALIAN SONGBOOK”, il nuovo progetto discografico di Mina in uscita il 27 novembre.

 

Per accompagnare le prime due pubblicazioni della serie Italian Songbook, Mina canta per la prima volta due tra i più bei brani della musica italiana, di due artisti diversi tra loro ma molto simili benché di due epoche differenti. Un omaggio, dunque, a due grandi autori, ricordare non è mai abbastanza: Franco Califano e Fred Buscaglione.

 

Un tempo piccolo è una canzone scritta da Antonio Gaudino, Alberto Laurenti e Franco Califano ed interpretata dai Tiromancino (2005). Andrebbe (ri)letta, (ri)ascoltata e letteralmente studiata per gustare tutta la poesia concentrata nelle note di questo brano che inizia con un emblema della vita “Diventai grande in un tempo piccolo”.

 

Nel cielo dei bars “Ci vediamo al fondo di un bicchiere, fino a quando l’alba nel cielo tornerà e nell’alba disperata, sarà triste rincasare per attendere la notte e poterti ritrovare al fondo di un bicchiere, nel cielo dei bars”: un luminoso tributo a Fred Buscaglione, un personaggio unico al contempo romantico e coraggioso

 

La presenza di due inediti in “Cassiopea” e “Orione” è un indizio di quanto potrà succedere nel prosieguo di questo progetto filologico di riordino e riscoperta del repertorio, che andrà a toccare anche le canzoni incise nei primi anni di carriera per la Ri-Fi, e permetterà di includere anche nelle prossime pubblicazioni altri brani che prima non conoscevamo cantati dalla voce di Mina.

 

Italian Songbook è questo e molto altro ancora. Una summa dei grandi successi della carriera lunga e straordinaria di Mina che continua ancora oggi, ma anche le cover interpretate da Mina, grandi pezzi di autori e cantautori della tradizione musicale italiana.  Le più belle canzoni che tutti conosciamo con alcune perle da riscoprire, prese dalla vasta produzione discografica di Mina.

 

“ITALIAN SONGBOOK” – presentato da PDU – in digipack e doppio vinile colorato è già disponibile in pre-order qui https://lnk.to/Mina_preorder.

 

 

 

“ITALIAN SONGBOOK”

TRACKLIST

 

 

Cassiopea (PDU/distr. Sony Music) e Orione (PDU/distr. Warner Music) sono i titoli dei due volumi del concept antologico: all’interno di ciascuno, quindici tracce con l’aggiunta di un brano inedito (ossia, due canzoni mai interpretate prima d’ora da Mina).

 

Queste le tracklist. “Cassiopea”: “Anche un uomo”; “La lontananza”; “Vento nel vento”; “Caruso”; “Oro/la canzone del sole”; “I Migliori Anni Della Nostra Vita”; “Canzoni stonate”; “Fortissimo”; “Malafemmena”; “Volami nel cuore”; “Con te sarà diverso”; “Compagna di viaggio”; “Volevo scriverti da tanto”; “L’uomo dell’autunno”; “Un tempo piccolo” (inedito).

 

Orione”: “Parlami d’amore Mariù”; “Io domani”; “Una lunga storia d’amore”; “L’importante è finire”; “Il cielo in una stanza”; “Che m’ importa del mondo”; “Va bene va bene cosi”; “Amara terra mia”; “Ricominciamo”; “Almeno tu nell’universo”; “Portati via”; “Questa canzone”; “La sola ballerina che tu avrai”; “Oggi sono io”; “Nel cielo dei bars”(inedito).

 

 

CASSIOPEA

(PDU / DISTR. SONY MUSIC)

 

“Anche un uomo” (da “Attila”, 1979)

“La lontananza” (da “Sconcerto”, 2001)

“Vento nel vento” (da “Paradiso”, 2018)

“Caruso” (da “Ti conosco mascherina”, 1990)

“Oro / La canzone del sole” (da “Canarino mannaro”, 1994)

“I migliori anni della nostra vita” (da “Mina N° 0″, 1999)

“Canzoni stonate” (da “Ridi pagliaccio”, 1988)

“Fortissimo” (da Ti conosco mascherina”, 1990)

“Malafemmena” (da Ti conosco mascherina”, 1990)

“Volami nel cuore” (da “Cremona”, 1996)

“Con te sarà diverso” (da “Leggera”, 1997)

“Compagna di viaggio” (da “Piccolino”, 2011)

“Volevo scriverti da tanto” (da “Maeba”, 2018)

“L’uomo dell’autunno” (da “Piccolino”, 2011)

“Un tempo piccolo” (inedita)

 

ORIONE

(PDU / DISTR. WARNER MUSIC)

 

“Va bene, va bene così” (da “Canarino mannaro”, 1994)

“Oggi sono io” (da “Mina in studio”, 2001)

“Portati via” (da “Bula Bula”, 2005)

“Almeno tu nell’universo” (da “Pappa di latte”, 1995)

“Io domani” (da “Sì buana”, 1986)

“Questa canzone” (da “Piccolino”, 2011)

“Che m’importa del mondo” (da “Canarino mannaro”, 1994)

“Una lunga storia d’amore” (da “Uiallalla”, 1989)

“Il cielo in una stanza” (da “Oggi ti amo di più”, 1988)

“L’importante è finire” (da “La Mina”, 1975)

“Ricominciamo” (da “Cremona”, 1996)

“La sola ballerina che tu avrai” (da “Selfie”, 2014)

“Parlami d’amore Mariù” (da “Lochness”, 1993)

“Amara terra mia” (da “Sconcerto”, 2001)

“Nel cielo dei bars” (inedita)

 

 

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Pubblicato: 7 mesi ago

Alfredo Cerruti. Il ricordo di Franco Zanetti

di Franco Zanetti (da rockol.it)

 

Di “direttori artistici” di etichette discografiche ne ho conosciuti un po’, sia quando lavoravo da discografico sia quando ho lavorato da giornalista. Ognuno aveva la sua cifra – e parlo solo di quelli che una cifra l’avevano, perché molti di quelli che ho conosciuto erano (e sono) completamente inadeguati sia alla definizione di “direttore” sia a quella di “artistico”. Ho conosciuto dei personaggi intellettualmente superiori come Nanni Ricordi; ho conosciuto persone appassionate e competenti come Mario Ragni; ma non ho mai conosciuto nessuno come Alfredo Cerruti.
E’ stato l’unico, fra quelli che ho incontrato, che avesse la caratura caratteriale tale da poter dire a un artista importante e remunerativo della sua etichetta discografica che una canzone, o un album, proposto per la pubblicazione era “‘na chiavica” (testuale). Ed è stato l’unico che, come artista in proprio – cioè come componente degli Squallor, il gruppo-fantasma ma-non-troppo del quale è appena stato ristampato un album epocale, “Pompa” - sia riuscito a vendere più dischi di molti degli artisti di cui si occupava.
Alla CGD, quando ci arrivai, all’inizio degli anni Ottanta, Cerruti era circondato da un’aura mitica, di rispetto e di ammirazione; arrivava in ufficio in tardissima mattinata, si faceva portare una spremuta per iniziare la giornata e rimaneva fino al tardissimo pomeriggio, in un ampio ufficio quasi sempre poco illuminato, dove riceveva come un sovrano i molti questuanti. Poche volte sono stato ammesso alla sua presenza – ero solo “quello dell’ufficio stampa” – ma ricordo la soggezione con cui entravo nella sua stanza.
Quando se ne andò dalla CGD, sostituito da uno di quei manager del marketing provenienti dalla grande distribuzione che hanno ampiamente contribuito ad affossare la discografia italiana, se ne avvertì molto la mancanza.
Non posso dire di essere stato un suo collega, non ne ero degno; ma un suo ammiratore sì, e non solo perché era l’inconfondibile voce degli Squallor (e poi di “volante Uno a volante Due” di “Indietro tutta!”), ma per la sua autorevolezza indiscussa e indiscutibile.
Apprendendo la notizia della sua scomparsa, una sola parola mi è affiorata alle labbra: “‘Azz!…”.