Il Blog

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Pubblicato: 2 settimane ago

Eva e le sue Sorelle

Illustrazione: Gianni Ronco

Sabato 2 dicembre lo straordinario Vincenzo Mollica celebrerà l’uscita dell’imperdibile superbox multiedition Tutte le Migliori riproponendo – opportunamente aggiornato col video del nuovo singolo Eva – lo Speciale TG1 Fratelli d’Italia che nell’estate del 2015 fece da sibillino apripista alla reunion discografica di Mina e Celentano. Per l’occasione rivedremo con intatto entusiasmo le mitologiche apparizioni televisive e cinematografiche – inutile rielencarle… – che li hanno visti furoreggiare in coppia nei loro anni ruggenti. Peccato solo che tra gli “amabili resti” puntualmente recuperati in questa fantasmagorica e sempreverde cavalcata continui a latitare un qualsivoglia reperto filmato (di cui non è escluso possa ancora nascondersi chissà dove un fuggevole videoframmento in una puntata dell’epoca della rubrica preserale Cronache italiane) di quella che, dopo la comune ospitata del 4 aprile 1959 al Musichiere, può considerarsi una delle primissime occasioni di incontro tra le nostre Fab Two, ovvero il “1° Festival del Juke Box” che si svolse quasi due mesi dopo – precisamente la sera di sabato 31 maggio – al Palaghiaccio di Milano. All’evento parteciparono, oltre a Mina e ad Adriano, tutti gli esponenti dell’italica nouvelle vague canora che proprio nelle “scatole urlanti” aveva trovato la propria piena valorizzazione: Giorgio Gaber, Clem Sacco, Wanna Ibba, Little Tony ‘and his brothers’, Joe Sentieri , Gene Colonnello e la futura Voce della PDU (nonché moglie del Maestro Mario Robbiani) Anita Traversi. Di lì a poco, la Coppia più bella del Mondo si sarebbe ricongiunta sul grande schermo dapprima in Juke Box Urli d’amore (dove però i due appaiono in numeri canori registrati separatamente e poi inseriti nel film in fase di montaggio) e – nelle ultime settimane – sul set del musicarello-cult Urlatori alla sbarra in cui la divertita complicità tra i due emerge con esuberanza in ogni scena…

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Pubblicato: 2 settimane ago

Armoniche coincidenze

In queste settimane prenatalizie tradizionalmente caratterizzate dalle nuove emissioni della Signora della Canzone italiana è inevitabile che ricorrano svariati anniversari da evidenziare in rosso sul calendario: il 23 novembre di 35 anni fa, tanto per fare un esempio legato alla giornata di oggi, usciva il doppio Italiana. Il 29, poi, compiranno quarant’anni tondi i favolosi Mina con bigné e Mina quasi Jannacci. Ma sarà quella del 1° dicembre una data a dir poco speciale, e non solo perché per quel giorno è fissata la pubblicazione del cofanetto Tutte le migliori che concluderà in grande stile il connubio discografico tra la Tigre e il Molleggiato. Guardando indietro nel tempo, infatti, l’inizio dell’ultimo mese dell’anno ha segnato più di un momento importante della carriera della Nostra, a cominciare da quell’epico lunedì 1° dicembre 1958 nel quale un’ancor semisconosciuta ma già perentoria Mazzini si esibiva al Teatro Smeraldo di Milano col brano Proteggimi nella serata inaugurale della “Sei giorni della canzone”  a solo poche ore dalla stampa su etichetta Italdisc-Broadway dei due 45 giri d’esordio da lei incisi con la doppia identità italo-anglofona di Mina e di Baby Gate. Non meno memorabile, poi, è quel 1° dicembre 1967 in cui negli uffici luganesi di via Pioda 9 la PDU fondata da Capitan Mazzini dava il via alla sua epopea di cui ci apprestiamo a celebrare il primo mezzo secolo di gloria. Ma c’è un altro 1° dicembre – sia pure storicamente del tutto insignificante per i più – che chi scrive ricorda con particolare affetto, ed è quello del nevoso sabato del 1984 in cui, davanti a due bicchierini di porto sorseggiati prima di cena in un bar del centro di Aosta, nacque l’amicizia tra me e Remo. Da quel neonato sodalizio e dalla comune passione per Mina sarebbe scaturita, di lì a poco, l’idea di ridare nuova vita nel cuore delle Alpi Graie all’attività del Club che qualche mese prima si era arenata nella primigenia redazione di Parma…

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Pubblicato: 3 settimane ago

All about Mina e Adriano

Eva? Ne penso bene, ma siamo invasi dai cofanetti natalizi”, ha risposto giorni fa Mario Luzzatto Fegiz a un utente del suo forum che gli chiedeva un parere sul nuovo singolo di Minacelentano. In effetti, quella delle riedizioni-strenna e dei repack extralusso è ormai una pratica consolidata con cui le sempre più annaspanti major, in concomitanza con le Feste di fine anno, sono solite spremere fino all’osso le potenzialità commerciali dei loro album di maggior successo, insaporendo la minestra riscaldata di turno con l’aggiunta di uno o più brani inediti o di registrazioni live. Nel caso della Tigre e del Molleggiato, la – definitiva – conclusione con un mega-box antologico del loro sodalizio discografico era stata ufficialmente preannunciata oltre un anno fa da Massimiliano Pani e Claudia Mori nel corso della presentazione alla stampa de Le Migliori. L’unica sorpresa (negativa) è, semmai, il fatto che i due inediti promessi a suo tempo si siano incresciosamente ridotti in extremis alla sola – peraltro bellissima – canzone di Luigi De Rienzo e Andrea Gallo, unico vero motivo di richiamo delle multiedizioni del box oltre alla sontuosa e imperdibile confezione in cui sfavillano le stupefacenti illustrazioni del supremo Gianni Ronco. Comunque sia, Tutte le migliori si prepara a contendere con baldanza il titolo di best seller del mercato natalizio alle altre “rifritture” di lusso in uscita (Pausini, Ferro, Vasco e via riciclando), non limitandosi a esercitare il proprio appeal sulla solita nicchia di fedelissimi di Mina e Adriano ma anche su quell’ampia fetta di pubblico meno facilmente “intercettabile” che troverà per la prima volta riuniti in un’unica ghiotta emissione non solo i più memorabili duetti incisi dai due ma anche una selezione – tanto preziosa quanto drasticamente parziale – dei loro successi “individuali” del remoto e più recente passato. In attesa delle agognate novità che essi torneranno singolarmente a regalarci nell’imminente futuro…

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Pubblicato: 4 settimane ago

Tutti pazzi per Eva / 2

di Simone Molinari

Se dovessi trovare un aggettivo per questo nuovo brano targato MinaCelentano, utilizzerei gagliardo. Con quelle chitarrone sferzanti, i meravigliosi archi – molto celentaniani nello stile – griffati Celso Valli (non fatelo più andare via!) e la grinta vocale dei due, il pezzo diventerà un mezzo tormentone nella mia personale playlist. Bella anche l’idea del testo di una Mina nei panni di una annoiata e peccaminosa “Eva” e di un Celentano in quelli di un Adamo deluso e respinto. Insomma, promosso a pieni voti. E come in ogni nuovo singolo che si rispetti, si aggiungono altri piccoli momenti cult della voce di Mina, da quel sinuoso “Ora che il mandorlo è in fiore, il mio fiore non c’è” a quei perentori e secchi “Eeeeva” con le mitiche multivoci. Sottolineo anche che il dispiacere per il brano saltato all’ultimo minuto può essere in parte lenito dalla possibilità, venutasi a creare con l’assenza di altri inediti, di scegliere come secondo singolo del cofanetto la strepitosa Come un diamante nascosto nelle neve, forse la canzone più bella ed emozionante di tutti e due i dischi in coppia. È stato un vero peccato escluderla dal lotto dei brani promozionali de Le migliori, quale migliore occasione di questa per lanciarla (verso gennaio) in radio e darle la giusta attenzione mediatica?

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Pubblicato: 1 mese ago

Tutti pazzi per Eva / 1

 di Alessandro Basso

Chissà che voce aveva l’Eva biblica, chissà che voce aveva la prima donna uscita dalle caverne mentre chiamava il marito che sfiancava un mammut, chissà che voce avevano le streghe arse vive perché avevano cotto un coscio di agnello durante la Quaresima. Chissà che voce ebbe Saffo mentre poetava a Lesbo o che voce ebbe Ipazia mentre moriva uccisa, chissà che voce ebbe Giovanna d’Arco mentre incitava i suoi alla lotta. Io m’illudo che tutte le donne della storia – ipocritamente zittite da un mondo che fantasticava (e forse fantastica ancora) d’essere tutto al maschile – abbiano avuto la voce di Mina.

Voglio dire, non è detto che tutte le donne della storia cantassero come canta nostra Signora di Cremona, ma di certo realizzavano con la loro voce (forte o tenue che fosse) il miracolo che compie Mina ogni volta che esce una sua nuova canzone. Un miracolo che si rinnova e si spande sempre e comunque intorno al fattore della meraviglia. Come se per giorni, mesi, anni la nostra testa ascoltasse le altrui voci femminili ma senza udirle. Quando canta Mina, invece, odono le orecchie, ma ode anche la mente e ode il cuore. Non c’è posto per null’altro. La voce di Mina arriva, si diffonde e persiste. Perché Mina è l’essenza di tutto. L’essenza stessa della musica italiana.

Con Eva la Nostra chiude il cerchio del suo antico femminismo anti femminista. Almeno per ora. Lo chiude se è vero com’è vero che tutta la storia femminile, dacché fu tolta la costola ad Adamo e nacque la prima donna, è una lunghissima storia di coraggio di cui Mina è l’erede canterina dal ruggito maliardo. Anche questa volta è ritornata con un brano colto, anti commerciale, lontano centinaia di chilometri dalle mode moderne e dunque anti temporale, cioè eterno. Poco radiofonico, ci giuro, ma molto profondo. Molto commovente.

Mi sarei aspettato (e con me molti altri da ciò che leggo) qualche cosa di più, non dalla voce – non sia mai detto –, non nella scelta del brano che è davvero bellissimo e musicalmente fastoso, ma dalla revisione del progetto generale de Le Migliori. Sa davvero di poco questo re-incarto natalizio con una sola primizia dicembrina declinato in troppe versioni che puzzano più di commercio che di arte.

Eppure non posso fingere che questa canzone mi abbia lasciato indifferente, non posso dire che essa sia deludente, perché non lo è. Questa canzone è un lungo rimpianto a due voci che segue mirabilmente il bel notturno che mi parve d’intravedere già un anno fa nel nuovo MinaCelentano. Un rimpianto vecchio quanto è vecchio il peccato originale. Vecchio quant’è vecchio l’amore che condusse Adamo a seguire Eva nella follia di mangiare una mela. Un amore che si distrugge ma non muore, un amore che piange ma non langue, un amore che si rammarica ma non s’interrompe.

E se la vita è davvero quella cosa bella che io credo che sia, bene fece la prima donna a mangiare una mela, se mangiandola ci regalò un mondo dove non cantano solo gli uccelli del giardino incantato ma canta anche e soprattutto una Signora dalla treccia ramata che si chiama Mina.

La voce di Mina corre lungo i secoli, scende e sale, s’impoverisce e s’arricchisce, cresce e decresce, piange e ride, invecchia e ringiovanisce, asseconda e si ribella. Vive e rivive. Come rivisse quella povera giovane che – stanca di un paradiso pieno di mandorli in fiore e candidi loto senza macchie – non vedeva l’ora di assaporare una mela rossa e succosa per sfidare un vecchio padre che le diceva no.

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Pubblicato: 1 mese ago

Eva e le altre

“E se tra i tanti pezzi d’autore capiterà di trovare qualche cembalo di minor pregio – scriveva quel gran “poeta della parola cantata” di Giorgio Calabrese nella prefazione del volume di spartiti La leggendaria Mina edito dalla Curci qualche lustro fa – è pur sempre vero che la sua presentazione al pubblico ha avuto il design interpretativo e l’autografo della Mazzini”. Sono griffatissime parole che calzano a pennello per definire Eva, deliziosa “canzoncina” assurta all’oneroso ruolo di singolo apripista del superbox Tutte le migliori in seguito alla mancata realizzazione in extremis del pluriannunciato secondo inedito a cui essa avrebbe dovuto fare da nobile comprimaria. Fatto sta che – di questi tempi in cui sentiamo dilagare in FM tante “bolle d’aria” dilatate a dismisura da tronfie velleità da evergreen ma appiattite da arrangiamenti e stili interpretativi tutti uguali – un brano così orgogliosamente “piccolo”, valorizzato al meglio da una scintillante e inusuale orchestrazione in cui il Maestro Celso Valli ammicca con divertita disinvoltura a sonorità in puro stile anni Ottanta, è un perfetto banco di prova su cui Mina e Adriano possono sfoggiare tutta la loro consumata abilità nel trasformare un decoroso ma ordinario “cembalo” nel più sublime dei Stradivari. Eva potrà forse apparire un po’ debole come singolo – è stato il commento a caldo del nostro Stefano Crippa, critico musicale de Il Manifestoma quei due insieme cantano da dio, lei con le sue note sempre cristalline e lui con i suoi bassi da sballo”. Ancora più entusiastiche (ai limiti dell’iperbole) sono le impressioni che il ‘minologo’ Antonio Bianchi ci ha inviato dopo il primo ascolto della canzone: “Mina architettonica. Sentendola, ho visualizzato il progetto di un’ardimentosa costruzione (alla Sant’Elia), in prospettiva, con tocchi di rapido, fra scale che si intersecano, linee verticali, orizzontali e – letteralmente – traiettorie nuove. Eva, insomma – a giudicare anche dalla calorosa accoglienza che i fans le hanno riservato nella pagina ufficiale Minacelentano e nelle altre comunità facebookiane intitolate ai due Artisti – ha tutte le carte in regola per fungere da ottimo traino al doppio antologico Tutte le migliori – in vendita dal 1° dicembre – di cui la Sony ha reso nota ieri l’intrigante tracklist:

Volume 1: Eva – Specchi riflessi – Amami amami – Acqua e sale – A un passo da te – Brivido felino – Come un diamante nascosto nella neve – Sempre sempre sempre – È l’amore – Sono le tre – Che t’aggia dì

Volume 2: Volami nel cuore – L’emozione non ha voce – Se telefonando – Ti penso e cambia il mondo – Ancora ancora ancora  – Storia d’amore  – Grande grande grande  – Apri il cuore  – Questa vita loca – Azzurro (Remastered) – Portati via – Il ragazzo della via Gluck (Remastered) – L’importante è finire – Prisencolinensinainciusol (New Version)  – Fosse vero  – La gonna e l’insalata – Insieme  – Io sono un uomo libero

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Pubblicato: 1 mese ago

Se la mia Kant sei tu

Il titolo del nuovo singolo, oltre a ricordarci una remota partecipazione di Mina – con una fantasia musicale dedicata ai nomi maschili – al varietà televisivo dell’estate 1962 Eva ed io, ci ha fatto ritornare in mente un nostro post di qualche anno fa sull’insospettabile questione di feeling che, al di là della comune passione per lo chignon, lega la Tigre alla fascinosa e spregiudicata amante-complice di Diabolik…

Se si esclude una sua estemporanea trasformazione nella doppia veste di Diabolik e di Eva Kant in una recente vignetta disegnata dal vulcanico Gianni Ronco per la rubrica di posta di Vanity Fair, fino ad oggi Mina non aveva mai avuto alcun legame virtuale di sorta con la coppia di criminali più amata e inossidabile del fumetto italiano. A scovare un inedito trait d’union tra l’inafferrabile star  e il Re (e la Regina) del Terrore ci ha pensato, nell’ultimo numero del magazine Sette allegato al Corriere della Sera, quel fine esperto di storia del costume che è Antonio D’Orrico in un’intervista immaginaria alla neocinquantenne Eva Kant. All’osservazione fatta dal giornalista sul fatto che “Lei e Diabolik siete stati la prima coppia di fatto del fumetto”, la bionda eroina noir creata dalle Sorelle Giussani ha risposto: “Confronti un po’ di date. Il 1° marzo 1963 appaio per la prima volta in edicola, il 18 aprile 1963 nasce il figlio di Mina e Corrado Pani. Per aver avuto un bambino da un uomo sposato, Mina, coraggiosissima, pagò un prezzo altissimo. Fu epurata dalla RAI. Bandita dalle case discografiche. Cose talebane. Quelli erano i tempi. Diabolik, un ladro e un assassino, e io, un’avventuriera, forse abbiamo fatto qualcosa di utile per rendere l’Italia un Paese più civile…”. 

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Pubblicato: 1 mese ago

Eva, la nuova tentazione delle Migliori

Il tanto atteso lancio del nuovo singolo è finalmente stato preannunciato sulla fan page Minacelentano di facebook: la canzone – dal titolo Eva – sarà nelle radio e nelle piattaforme digitali a partire da venerdì 10 novembre e anticiperà di qualche settimana l’uscita del sontuoso supercofanetto antologico Tutte le Migliori una delle cui illustrazioni di copertina – opera dell’impareggiabile Gianni Ronco – è da oggi visibile a tutti in anteprima…

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Pubblicato: 1 mese ago

Con il nastro rosa

Da Dominga a Liza, da Valentina a Emmanuelle, passando per le varie Gloria, Marinella, Eloise, (My) Sharona, la nonna Magdalena, Michelle, Joana Francesa, Laura, Billie Jean, Georgia (on my mind), Angela, Julia, Margherita, (non è) Francesca, Vincenzina (e la fabbrica), Carmela, Brigitte Bardot e decine di altre, senza ovviamente dimenticare Maria, Maruzzella e Maria Marì, nel repertorio di Mina sono davvero innumerevoli le canzoni nei cui titoli compaiono nomi di donna. E a rinfoltire ulteriormente questa canzonettistica lista anagrafica in rosa provvederà tra pochi giorni il brano scelto – dopo più di una fumata nera – come apripista radiofonico del supercofanetto dicembrino con cui si concluderà in grande stile il connubio Minacelentano. In attesa che l’identità della misteriosa ispiratrice sia finalmente svelata da un comunicato ufficiale della Sony, il fantasioso toto-nomi dei fans può avere inizio…

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Pubblicato: 1 mese ago

Viva voce

Mentre – tra repentini cambi di programma e ripensamenti dell’ultima ora – la realizzazione del ricco box natalizio minacelentanesco si sta avviando con un certo ritardo a un sofferto ma liberatorio epilogo, il mese appena iniziato coincide per noi del Club con l’avvio dei lavori della nuova fanzine, a cominciare da una prima cernita del materiale fotografico. L’argomento principale del numero sarà, come già anticipato, un lungo viaggio attraverso i 60 anni di Mina dal vivo prima e dopo il 1978, dalle prime furtive e roventi esibizioni con gli Happy Boys ai “dolci ed emozionanti” live in studio a porte chiuse degli ultimi anni…

ANTONIO BIANCHI
Pubblicato: 2 mesi ago

Nero su Bianchi

Trent’anni esatti fa, sull’onda dell’entusiasmo per il doppio Rane Supreme, entrava a far parte del Club un neosocio 23enne che di lì a poco sarebbe diventato una delle firme più assidue e autorevoli della fanzine: Antonio Bianchi. In attesa del nuovo imperdibile articolo che il nostro grande amico reggiano – attualmente direttore responsabile del mensile CasAntica – dedicherà nel prossimo supernumero, all’interno del dossier sul Quarantennale del Live ’78, alla carriera live della Tigre dalle prime esibizioni in pubblico con gli Happy Boys alle “dolci ed emozionanti esperienze dal vivo” delle recenti incisioni unplugged, rimaniamo in argomento riproponendovi l’incipit della splendida recensione di 12 che Antonio ci regalò nel numero 75…

di Antonio Bianchi

Non grande. Non grandissima. Gli aggettivi abusati non bastano. Mina, in 12, è “la” singer’s singer, la cantante dei cantanti, la strumentista del canto, la voce dei musicisti, la titolare di sottigliezze interpretative che trascendono la comprensione del volgo. Il grande pubblico ne può intuire la portata. Ma solo in parte. Perché la fruizione di tanta arte è, in fondo, questione elitaria. Non è solo una questione di bravura, di sensibilità interpretativa, di personalità (quella che fa il vero “artista”) e di intelligenza (quella che consente di dare un senso, uno spessore – e un futuro – al talento e all’unicità). Nel caso di Mina c’è anche l’esperienza, c’è il mestiere e c’è la consapevolezza di colori di cui i più (il grande pubblico, molti colleghi, i critici meno preparati, i dj radiofonici “di tendenza”…) non sospettano neppure l’esistenza.

Non è una considerazione di poco conto, perché, di fatto, il mestiere si traduce in una dimensione in più. Mina non è più solo una voce “tridimensionale”. È una “iper-voce”: ha quattro dimensioni.

Lo scotto da pagare? La percezione della quarta dimensione è sensorialmente preclusa ai più. Si può intuire. Si può recepire irrazionalmente. Ma la messa a fuoco comporta attenzione, concentrazione, nozioni e consapevolezze già acquisite. Troppo faticoso per un pubblico che alla musica chiede automatismi, abbordabilità spicciola, bidimensionalità da debuttanti… Esigenze sempre più sentite, sulla scia del progressivo involgarimento culturale italiano. L’analfabetismo di ritorno si è tradotto anche al cospetto del repertorio storico di Mina. Il grande pubblico del 2013 ha gli strumenti per comprendere – al più – lo stile e il repertorio della Mina Ri-Fi (Se telefonando, Sono come tu mi vuoi, Mi sei scoppiato dentro il cuore e dintorni). Lo stile e il repertorio post-Non credere sono troppo impegnativi per un pubblico retrocesso dalle medie alle elementari.

12 è come una bella lezione universitaria impartita a un pubblico privo di licenza elementare. Non è l’album più “complesso” di Mina. Eppure è quello in cui più aleggia il sentore di una presa di posizione – precisa, consapevole – a tinte forti. 12 può pacificamente non piacere. Anzi: sembra fatto apposta per creare fazioni contrapposte. E per rivendicare una dignità artistica senza possibili confusioni. Oltre il ruolo di “insegnante elementare”. Oltre il ruolo di “professoressa di scuole medie inferiori o superiori”. Oltre il ruolo di “titolare di cattedra universitaria”. La Mina di 12 è “docente da dottorato di ricerca”, da PhD (più consono a un american songbook). I contenuti sono permeati delle sottigliezze e del sentore di lussuosa “parzialità” che hanno tutte le discipline all’ennesimo grado di approfondimento dissertate fra pari livello. Come non esistono limiti alla scelta delle dodici “figurine” a colori, così i contenuti musicali non pongono limiti ai livelli di fruizione. Ma in accezione diversa dalle questioni – “orizzontali” – di gusto. Perché 12 è “verticale”. Non abbraccia un pubblico ampio, esteso. Lo circoscrive. Lo delimita. Ma lo scandaglia verticalmente, culturalmente. E non pone limiti alla verticalità, quella incarnata dagli strumentisti innamorati del jazz e dai cantanti di pari livello. (…)

(Da Dodici variazioni sul tema, fanzine 75, febbraio 2013)

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Pubblicato: 2 mesi ago

Ci sentirai nel vento…

In un nostro post pubblicato in questi stessi giorni di un anno fa scrivevamo giulivi: “Tempi molto più vicini rispetto a quanto inizialmente annunciato per l’attesissimo lancio del singolo che farà da spumeggiante apripista al nuovo Minacelentanostando alle ultimissime indiscrezioni carpite sul Lungolago di Lugano, il brano potrebbe infatti irrompere nelle radio e nelle piattaforme digitali già nella seconda metà di ottobre, mentre anche l’uscita dell’album – inizialmente prevista per i primi di dicembre – parrebbe essere stata anticipata di qualche settimana”. Ebbene, per il superbox natalizio destinato a concludere in grande stile l’operazione-Le Migliori dovrebbe avvenire l’esatto contrario: la canzone trainante – diversa da quella scelta in un primo tempo – potrebbe debuttare on air solo a novembre determinando così il probabile rinvio di alcune settimane della pubblicazione del The Best. Ma non sarà certamente l’attesa un po’ più lunga del previsto a compromettere il successo di quello che già si preannuncia – alla faccia dell’agguerrita concorrenza di altri big in uscita come Jovanotti, Antonacci e Cremonini – come l’album-strenna più venduto e regalato delle prossime Feste: oggi come ai tempi della vignetta del grande Benito Jacovitti qui sopra riportata, i nomi di Mina e Adriano continuano a risuonare più forti, autorevoli e indisturbati che mai nell’asfittico panorama musicale italiano…

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Pubblicato: 3 mesi ago

Cento di questi Johnny

“Per i primi trenta secondi ci si può sbagliare: un pezzo di Prince, dei Rolling Stones? Niente affatto. La voce che arriva subito dopo sgombera ogni dubbio. È Mina,signori, proprio lei, che canta con la voce da rock un nuovo pezzo intitolato Johnny, il singolo che annuncia l’ uscita del suo nuovo album (prevista per il 15 ottobre)…”: iniziava così la recensione con cui – negli ultimi giorni di settembre del 1997 – Gino Castaldo anticipava su Repubblica il lancio dello stupefacente singolo apripista di Leggera. Alla canzone della bravissima Giulia Fasolino spettava l’arduo compito di bissare il successo dell’hit Volami nel cuore che l’anno prima aveva trascinato in testa alle classifiche il fortunatissimo Cremona. Continua a leggere

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Pubblicato: 3 mesi ago

È già calda l’atmosfera…

A ormai undici mesi dal lancio di Amami amami come spumeggiante brano apripista de Le Migliori, è già alle stelle tra i fans di Mina e di Celentano l’attesa per il singolo che – presumibilmente nella seconda metà di ottobre – anticiperà di qualche settimana l’uscita nei negozi del superbox “definitivo” della Coppia più bella (e più natalizia) del mondo. Sapremo a suo tempo dalle fonti ufficiali lugan-galbiatesi quale delle due canzoni inedite previste nella raccolta – l’una squisitamente minosa e  fresca d’incisione, l’altra più in linea col mondo celentanesco e pronta da tempo – avrà l’onore di approdare per prima nelle radio…

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Pubblicato: 3 mesi ago

Todavia… diez!

A dieci anni esatti (come passa il tempo…) dal lancio di Todavia, vi riproponiamo la cartella stampa dell’album – datata 21 settembre 2007 – superbamente redatta da Franco Zanetti...

Fra il 1958 e il 1962, il Secondo Programma radiofonico della RAI mise in onda, il venerdì sera, una trasmissione intitolata Gran Gala: fra i conduttori, oltre a Lidia Pasqualini, Lauretta Masiero, Antonella Steni e (unico uomo) Pippo Baudo, ci fu anche Mina, che proprio in una puntata di Gran Gala trasmessa sul finire del 1960 interpretò Malasierra, un bolero-beguine di P.G. Redi già nel repertorio di Vera Valli e Nilla Pizzi. E’ questa la primissima interpretazione in spagnolo documentata ufficialmente di Mina: che discograficamente esordì in quella lingua nel settembre del 1961 con Moliendo café.

A che serve questo sfoggio di dati e informazioni. Soltanto a testimoniare che Mina e l’America Latina, le sue lingue, le sue canzoni, si frequentano da tempi non sospetti. E a confermare l’intensità di questa frequentazione è la constatazione che la maggior parte delle canzoni che Mina ha inciso in una lingua diversa dall’italiano sono, appunto, quelle cantate in spagnolo: la cifra complessiva, dopo l’uscita di questo nuovo album, supera i cento titoli.
Non ci sarebbe dunque da stupirsi del fatto che nel mondo latino (Spagna e Sudamerica, ma anche Stati Uniti meridionali) Mina sia molto presente nella considerazione del pubblico; quello che semmai stupisce, e con ragione, è che questo fenomeno (già sorprendente se si considera che da moltissimo tempo Mina non partecipa del gioco mediatico) si è andato consolidando ed accentuando negli ultimi anni. Sono in costante aumento i siti Internet a lei dedicati, sono numerose le giovani cantanti che rieseguono i brani del suo repertorio, sulle sue canzoni è stato persino costruito un musical di grande successo (Mina… che cosa sei?, di Valeria Ambrosio e Elena Roger), passato anche dall’Italia l’anno scorso dopo tre anni di repliche a Buenos Aires
Nel mondo latino c’è fermento, per Mina. E dunque, perché non pensare a un disco ideato appositamente per quel vasto mercato? Se lo sono chiesti Massimiliano Pani e Marco Cestoni: e dopo un anno e mezzo di lavoro, la risposta è Todavía.

Il disco nasce da quell’intuizione iniziale: con l’intento di realizzare un album di canzoni relativamente recenti del repertorio di Mina – degli ultimi 15 anni, suppergiù – quasi tutte riarrangiate e risuonate e tutte (ovviamente) ricantate. Poi, dal confronto con i diversi mercati nazionali (la Spagna, l’Argentina, il Messico, il Brasile…) sono arrivate indicazioni, suggerimenti e richieste: così il disco si è arricchito di tre classici e di alcuni duetti – due dei quali per canzoni che Mina non aveva mai registrato prima d’ora.
Non c’è da meravigliarsi che gli interpreti maschili che in Todavía duettano con Mina abbiano accettato senza riserve e senza indugi la proposta di unire le loro voci a quella di lei: Mina è l’artista italiana più riconosciuta – per classe, talento e carisma – non solo dal pubblico, ma anche dagli artisti della musica internazionale. Né c’è da meravigliarsi se, dal punto di vista delle atmosfere sonore e degli arrangiamenti, Todavía non è un disco latineggiante: né intendeva esserlo. L’album vuole invece dare una testimonianza dell’artista Mina così com’è oggi, riflessa in lingua diversa dall’italiano (da qui l’idea della copertina di Mauro Balletti, in cui Mina compare allo specchio ma con gli occhi di colore diverso) ma sempre a modo suo, fedele al proprio stile e alla propria cifra espressiva.
Todavía , nato per il mercato latinoamericano, esce anche in Italia, con la medesima tracklist e con minime differenze di packaging: per accontentare non solo i fan di casa nostra, ma anche quanti vogliano riascoltare – uguali ma diverse – alcune delle canzoni di Mina con parole (quasi tutte scritte da Mila Ortiz e da Lele Cerri) dal suono e dalla musicalità differenti da quelle con le quali hanno finora ascoltato certe canzoni. E Mina raramente rifà le proprie canzoni: un motivo supplementare di interesse per questo album inusuale, ma indubitabilmente coerente con la storia e le storie di Mina – e che potrebbe, chissà, costituire un precedente significativo. Nunca digas nunca...

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Pubblicato: 3 mesi ago

Riaccendi quelle luci

Dopo essere stato – anche quest’anno – il programma di gran lunga più visto e gradito dell’estate di Raiuno, con l’approssimarsi dell’autunno il glorioso Techetechetè si appresta purtroppo a congedarsi dai telespettatori per lasciare il posto al piatto e ripetitivo appuntamento quotidiano con gli eterni giochini a premi dell’access prime time. Prima di chiudere (temporaneamente) i battenti, però, l’amato videoscrigno della Rete Ammiraglia ha in serbo per noi ancora un’ultima graditissima sorpresa: una megapuntata speciale – che occuperà l’intera prima serata di venerdì 8 settembre – tutta dedicata a Mina e a Raffaella Carrà

Mina feat. Pino Presti Orchestra
Pubblicato: 4 mesi ago

E poi ritorna ancora e ancora

Oltre ai sessant’anni tondi di carriera, nel 2018 si celebrerà – come ben sapete – il quarantennale dell’addio di Mina alle scene. Ai roventi e indimenticabili concerti della Tigre sul palco di Bussoladomani dedicammo tanti anni fa – nelle ancora goffe e amanuensi fanzine 43 e 44 – un lacunoso e insulso dossier suddiviso in due parti, ed è per riparare a quella doppia figuraccia che riteniamo doveroso tornare sull’argomento con una più ricca e dettagliata monografia in uno dei prossimi numeri. È una promessa che non a caso vi facciamo oggi – 23 agosto – nel giorno in cui ricorre non solo il 39° anniversario dell’ultimo di quei mitici récital ma anche il compleanno del Maestro Pino Presti che del Live 78 mazziniano è stato il grande coprotagonista. Ma quella odierna è per noi una giornata speciale anche per un altro motivo: tra poche ore, infatti, la nostra tipografia di fiducia riaprirà i battenti dopo la pausa ferragostana e la nuovissima fanzine 82 potrà finalmente andare in stampa: un numero “tranquillo”, prevalentemente storiografico (il pezzo forte sarà una minuziosa retrospettiva sul 1968, primo anno di effettiva attività della PDU), in attesa dei sommari all’insegna di tanta “nuova” Mina che contraddistingueranno i numeri in uscita nel corso di un 2018 a dir poco esplosivo…

Mina Canfora Studio uno 1965
Pubblicato: 4 mesi ago

Tra questa orchestra e voi

Se ne è andato in silenzio, con la discrezione che gli era propria, salutato in Rete e nei TG da un’Italietta smemorata con frettolosi coccodrilli wikipedestri. All’immenso Bruno Canfora la nostra fanzine ha dedicato tre anni fa, in occasione del suo novantesimo compleanno, un dettagliato ritratto monografico che il Maestro, in quel periodo impossibilitato a concederci un’intervista perché convalescente dopo un delicato intervento chirurgico, ci confessò telefonicamente di avere molto gradito. Ve ne riproponiamo i primi due capitoli invitandovi a rileggere l’intero articolo, in attesa del nuovo numero nel quale dell’aureo sodalizio tra Canfora e Mina si tornerà a parlare nel dossier sul 1968..

di Antonio Bianchi

Una silhouette priva di microfono, in secondo piano. Ma capace, con un lieve gesto, di accendere la musica. Baffetti, occhiali spessi e un compassato abito scuro da serioso professore. Ma associato a colori gioiosi e a un caleidoscopio di confezioni sonore. L’approccio riservato e discreto del gentleman votato all’understatement. Eppure baciato da una sorridente popolarità.Continua a leggere

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Pubblicato: 4 mesi ago

Minafanclub 82, anteprima copertina!

Sono almeno tre le buone ragioni per cui abbiamo scelto questa splendida Mina-Morirò per te (liberamente rielaborata da Remo Prodoti con cromaticità più decise rispetto all’etereo e incantevole scatto originale di Mauro Balletti) per la prima pagina della nuova fanzine.

1) È collegata a Celso Valli che è tra i protagonisti di questo numero con una grande monografia+intervista.

2) Il 45 giri MORIRO’ PER TE segna una tappa importante nel mezzo secolo di storia della PDU essendo la prima emissione mazziniana ‘made in Lugano’ dopo l’abbandono della Basilica. E ai 50 anni dell’etichetta di Mina questa fanzine è strettamente legata.

3) C’è un legame squisitamente danzereccio tra la Mina di MORIRO’ PER TE e quella che, 35 anni dopo, è tornata a farci ballare sulle note electro swing di ALL NIGHT.
Tutt’altra atmosfera si respirerà invece nel retrocopertina, con un’inedita “Mina in studio” di fine 1967 a documentare gli albori della PDU…

 

38 lapresse
Pubblicato: 5 mesi ago

Chi la dura la vintage

‘Il volto televisivo di questi primi 60 anni - dichiarò qualche anno fa all’Ansa Gianni Boncompagni, uno che di tv (bella e brutta) se ne intendeva – per me resterà sempre MinaI suoi varietà del sabato sera diretti da Falqui sono ancora modernissimi. E lei è di un’insuperabile eleganza. Dote che non appartiene più alla Televisione di oggi. Non per niente a guardarla sono ormai solo donne anziane semianalfabete, quelle che votano Berlusconi. I ragazzi non sanno neanche cosa sia…”. Sono parole (condite di quella vena caustica di cui l’indimenticato regista-conduttore amava fare sfoggio) che bastano da sole a spiegare il motivo per il quale  l’appuntamento quotidiano con Techetechetè nell’access prime time di Raiuno si sia rivelato anche quest’anno il dominatore incontrastato dell’auditel estivo, incollando ai teleschermi non solo il fedele pubblico dei meno giovani ma anche un insospettabile target di under 25 solitamente insofferenti ai richiami del tubo catodico. E il dato curioso è che gli ascolti del programma volano alle stelle non solo grazie al solito manipolo di imprescindibili vecchie glorie acchiappashare (Mina, Celentano, Battisti, Carrà, Sordi, Totò…) ma anche a uno stuolo di personaggi minori e talvolta minuscoli che gli abili topi d’archivio delle Teche RAI si divertono a ripescare dall’oblio forse anche per dimostrare che non era sempre tutto oro quello che luccicava nei tanto rimpianti palinsesti d’antàn. Fatto sta che perfino il più trito degli sketch con Ric e Gian o la più modesta delle performances di Rosanna Fratello garantiscono ascolti più lusinghieri (e a costo zero) di tanti faraonici show dell’ultima stagione come lo strombazzatissimo Laura e Paola che, nato con l’ambizione di rinnovare i fasti dell’inarrivabile Milleluci, ha visto l’accoppiata Pausini-Cortellesi racimolare meno consensi di un récital di Mariano Apicella su TeleIrpinia. Ma c’è un altro esempio di TV vincente, sia pure per una platea più di nicchia, nell’attuale programmazione della Rete Ammiraglia della RAI: stiamo ovviamente parlando degli imperdibili appuntamenti del giovedì in seconda serata con I supereroi di Pani e Mollica che, dopo le prime due belle puntate dedicate a Toto Cutugno e a Paolo Conte, vedrà oggi protagonista un idolo del momento come Francesco Gabbani. Il tutto, anche in questo caso, arricchito dai preziosi contributi filmati attinti alle Teche di Viale Mazzini (ma anche dagli scintillanti interventi al pianoforte di Danilo Rea)…