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Pubblicato: 1 settimana ago

E vengo a dirti che…

di Alessandro Basso

Nella notte «scura scura» di quest’Italietta stracciata e mal ricucita, come la veste di San Francesco, dall’intolleranza, dal razzismo, dall’antisemitismo insomma dall’odio, non dovremmo parlare di “canzonette” ma scendere in piazza a difendere la Libertà di esserci, di chiamarci Liliana. In tal senso avevo reputato giusto non scrivere nulla sul nuovo singolo di Mina e Fossati (che è uscito proprio nel giorno in cui una vecchia Senatrice scampata al Massacro nazista è stata posta sotto scorta) ma poi mi sono detto che era sbagliato. A non scrivere nulla di bello si dà ragione ai professionisti del brutto, a quelli che ci tirano giù in un inverno perenne. La voce di Mina è bellezza e sangue. Carne e palpitazione. Una goccia di passione spassionata nel torbido lago delle nostre paure, delle nostre viltà, dei nostri disappunti cocenti. Fossati ha scritto per la Signora una canzone elegante ed accurata che ci parla di un amore che torna, di un amore che ha fretta di tornare perchè i giorni non passino inutilmente. L’eleganza delle due vocalità è un invito alla bellezza, un’amalgama di perfezioni, un gioco a due voci (e a due emozioni) in un Paese di solisti che non mettono mai il “noi” al centro della discussione ma soltanto l’ “io”. Mina è una signora per età e per eleganza, per coerenza, per coraggio. Fossati è un signore di buon gusto, un autore di cultura, un coraggioso che non ha avuto timore di dire che tornava solo perchè Mina lo aveva chiamato. Il disco si annuncia ai fan e si preannuncia in me come una grande operazione di signorile bellezza. E questo conta anche più della vocalità – sempre immacolata e tigresca – della Nostra. Conta perchè dà un esempio. All’aspettativa di questa uscita novembrina si sono affiancate anche altre due notizie sensazionali. La prima è che la voce di Mina farà da colonna sonora al nuovo film di Ferzan Ozpetek “La dea fortuna” (da ció che si sente Mina canta un pezzo che è già un classico) e la seconda è che, sempre quella voce (la quale puó tutto e arriva a tutti), interpreterà la forza delle donne in un cortometraggio contro il femminicidio per la “Giornata Internazionale della violenza sulle donne”. Seguendo la scia di queste novità, che scivola sulla schiuma dello sporco, non possiamo che essere felici. Felici della bellezza: sembra banale. Ma guardatevi attorno: quanta bellezza vedete? Io poca. E quanta signorilità d’animo, quanta signorilità professionale? Sempre poca. Dobbiamo ringraziare donne come Mina che, pur senza fare Politica (con la maiuscola, ossia l’idea platonica delle Idee), squarciano il velo della pochezza che affama, che strugge, che calpesta. La voce di Mina abbatte il muro della bruttezza e ci regala palpiti di buon gusto. Nell’inverno spirituale di una nazione sul far dell’inverno attendiamo con ansia le farfalle: «il segno dell’estate». Arriveranno le rondini. Intanto sta per apparire la fata di Lugano. E chissà che, prima o dopo, l’inverno cessi e torni l’amore su una sbuffante corrriera che illumina il deserto. Io mi metto alla fermata, di fianco a me c’è Mina con Fossati. Voi che fate venite? Vi aspettiamo?

Unknown
Pubblicato: 1 settimana ago

Una Voce di Donna

Era il 1975 quando Mina fece da testimonial alla Année Internationale de la Femme proclamata dalle Nazioni Unite (preludio al riconoscimento ufficiale della Giornata Mondiale della Donna che sarebbe stata celebrata ogni 8 di marzo a partire dal 1977) incidendo per il mercato francese il 45 giri Comme un homme i cui credits di copertina riportavano la dicitura dell’evento. Oggi, a distanza di 44 anni, la sempreverde Madre di tutte le cantanti (copyright Marinella Venegoni) torna a farsi suprema portavoce delle istanze del mondo femminile regalando una propria canzone alla colonna sonora di un cortometraggio che vedrà la luce in occasione della prossima Giornata Internazionale della Violenza sulle Donne, come da comunicato stampa qui di seguito copiato e incollato… 

 

Sarà della Regina della Musica Italiana la soundtrack di Preludio. Mina con le Donne e per le Donne.

La conferma di queste ore, arriva alla Regista Stefania Rossella Grassi attraverso una email del figlio Massimiliano Pani.
Le Grandi Artiste ed i Grandi Artisti del panorama Internazionale del Cinema, della Musica e dello Spettacolo, uniti per dire No al Femminicidio.
Le riprese sono previste il 16 e 17 Novembre a Cormano (Mi) .
“Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne” prossimo 25 novembre 2019-
Una tematica quotidiana analizzata sotto molteplici punti di vista. Tra le tante campagne promosse ai fini di sensibilizzare le coscienze comuni,  verrà distribuito il primo cortometraggio interamente al femminile a sostegno di una campagna contro la violenza alle donne. Il titolo del cortometraggio é Preludio, concesso e donato a Doppia Difesa.
Un susseguirsi di immagini veloci, dall’alba al tramonto. Bellissimi volti di Attrici e Donne dello Spettacolo Italiano, ed una Venere Nera, nuda, che accoglierà sul suo corpo i nomi di tutte le Donne uccise per mano di un Femminicida.
Un monologo recitato coralmente da grandi Attrici e Grandi Attori, prima tra tutte la Celebrity Isabella Rossellini. Preludio sarà diretto da Stefania Rossella Grassi e Tommaso Scutari (aka John J Greenflowers ), prodotto da Ermelinda Maturo in co-produzione con Camera Works.
Dop: Gianni Mammolotti – Artistic director: Renzo Rossellini
Daniela Lombardi Press Office
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Pubblicato: 1 settimana ago

Detto tra Tex e Mex

Ogni nuova uscita discografica di Mina risveglia puntualmente la vena creativa delle nostre giovani firme più brillanti. Ad aprire la serie di commenti su Mina Fossati è l’amico Massimo Serzio con queste sue intriganti considerazioni scritte a caldo dopo il primo ascolto dello strepitoso singolo Tex Mex e della struggente Luna diamante di cui ci è stato regalato un fuggevole assaggio in anteprima nel trailer del film di Ozpetek La Dea Fortuna, nelle sale dal prossimo 19 dicembre. 

di Massimo Serzio

Dalle profondità del tempo e dello spazio ci viene consegnata questa doppia anteprima di un progetto discografico che appare quantomai strutturato ed unitario, e collocato nella dimensione lontana e immutabile dei progetti senza tempo.

I due protagonisti sono due Anime quasi astratte, due Essenze che si sono liberate dai vincoli corporei e materiali, due Spiriti affini, due Anime gemelle, apparentemente lontane da noi umani, eppure così radicati dentro la sterminata gamma delle nostre emozioni.

Per questo progetto – finalmente realizzato – Ivano Fossati tira fuori dal suo cilindro magico una canzone pienamente in linea con la sua contemporanea evoluzione artistica, ma non distante dal sé stesso delle origini né dei suoi successi degli anni ottanta, e ci regala uno spaccato di vita molto reale, denso di passaggi profondamente umani, ma permeato del desiderio di assoluto che regna in tutte le idee primigenie.

La struttura del brano è concepita per essere interpretata a due voci (per la prima volta negli ultimi anni, un duetto di cui non bramerei ascoltare la versione di Mina da sola), ed è un interessante quanto ammiccante e radiofonico apripista; quanto sarà piaciuta a Mina l’idea di questo Tex-Mex (che si può leggere – tornando alle idee primigenie – come un Te-Me ma proiettato in un passato-futuro atemporale e dai colori vivaci) associato al binomio Mina-Fossati? Mi piace pensare che sia stata lei a trovare il titolo e combinare le due cose.

Dal suo canto (mi si conceda l’espressione) Mina si inserisce nel pezzo con la sua inesauribile, sconvolgente, camaleontica capacità di adattamento, e gioca con questi versi stranamente cinematografici come solo lei può fare: ironizzando, scomponendo, sottolineando, sganciando i significati dai significanti a cui erano attaccati e aggiungendo – come sempre fa – i suoi pensieri dentro quelli dell’autore.

Mina fa la parte del Cielo: cangiante, umorale, vivido; ne viene fuori un’interpretazione cerebrale, alta, giocosa, straniante e stranamente allegorica, dirompente… un omaggio alla prima Mina, quella che si divertiva a spezzare la monotonia delle solite canzoncine che le giravano intorno. Ivano Fossati, invece, fa la parte della Terra: solido, profondo, pensoso, gira dentro i suoi sentimenti e ce li racconta guardandoli da dentro… e non è solo una questione di tonalità – per niente – è tutto dentro la lettura che i due danno dello stesso fatto da due prospettive diversamente personali.

Molto bello l’equilibrio tra i due, sia per la divisione del cantato che per le armonie e molto pop il risultato… ma un pop bello, che ricorda quello chitarroso degli anni settanta rivisto – però – da un futuro anteriore.

Altre – e ben più alte – invece, le considerazioni da fare per il magnifico frammento di Luna Diamante inserito nel trailer del film di Ferzan Ozpetek; qui Mina sfodera la sua mirabile Arte di scolpire le parole facendone un monumento, di sussurrare, sottolineando per sottrazione i passaggi più delicati, di dare vigore e forza alla melodia senza mai strafare, nemmeno nei passaggi più arditi… e poi… finalmente il Pianoforte, e poi finalmente ancora gli Archi, e poi… (a quanto dicono) finalmente Mina da sola.

 

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Pubblicato: 2 settimane ago

Dalla Terra alla Luna


7 NOVEMBRE

MINA FOSSATI

Esce il singolo

“TEX – MEX”

CHE ANTICIPA L’ALBUM

IN USCITA IL 22 NOVEMBRE

 

Da oggi disponibili anche le prime note di

“LUNA DIAMANTE”

contenute nel trailer del nuovo film

di FERZAN OZPETEK

La Dea Fortuna

 

 

Esce oggi giovedì 7 novembre Tex-Mex, il primo singolo estratto dal nuovo album di inediti Mina Fossati, in uscita il 22 novembre prossimo.

 

https://SMI.lnk.to/MFTM

 

Il brano, scritto da Ivano Fossati e cantato a due voci con Mina, ha un sound tipicamente blues-rock, mescolato ad atmosfere corpose di stampo latino. Influssi variegati e dal ritmo coinvolgente accompagnano un testo che è un inno all’amore che illude, che tradisce e che perdona ma che permette anche quegli eterni ritorni di cui canta e incanta Mina: “Ma guarda tutti quelli laggiù come ballano e si baciano, con che sguardi si ingannano, per un’occhiata cosi anche tu mi hai desiderata e allora sono tornata”. Un folk-rock prodotto da Massimiliano Pani, che apre una precisa fase dell’album, più ritmica, un botta e risposta afrodisiaco tra le due voci, tra un pizzico di nostalgia e la voglia di ricominciare, in cui l’atmosfera è colorata da percussioni latine, hammond e calde frasi di slide guitar.

 

Il video del singolo, per la regia di Mauro Balletti, art director storico di tutti i progetti di Mina, è ambientato in un non-luogo che allude proprio all’immaginario Tex-Mex, in cui un uomo si trova a vivere uno strano presente – fatto di amore e tradimenti, passione e magia – ma dal finale spiazzante, che trasporterà l’uomo attraverso lo spazio e il tempo.

 

https://youtu.be/MHVoPLhCby8

 

Oggi inoltre verrà lanciato anche il trailer de La Dea Fortuna, il nuovo film di Ferzan Ozpetek che ha scelto il brano di Mina e Fossati, Luna Diamante, tra i pezzi che compongono la colonna sonora del suo film. La canzone racconta il valore della fatica e quello dell’attesa, quello del perdono e quello del ritrovarsi. La magistrale interpretazione di Mina è appassionata, sorretta dal pianoforte nel registro grave e dagli archi diretti da Celso Valli, che la accompagnano seguendone l’estensione: la forza comunicativa e emotiva di Luna Diamante svela una Mina quasi inedita dalla potenza cruda, sincera e reale. Il brano è totalmente affidato a Mina, ma nei vocalizzi finali si unisce Fossati, come in una tenera risposta.

I due protagonisti della musica italiana, da tempo lontani dalla ribalta, per la prima volta uniscono le loro voci in 11 brani inediti, scritti e composti da Ivano Fossati e cantati da Mina e Fossati, che tornano a collaborare in un’occasione unica che sarà finalmente disponibile da venerdì 22 novembre.

Mina Fossati è prodotto da Massimiliano Pani per Pdu e Il Volatore ed esce per Sony Music.

Il pre-order è disponibile per tutti i formati: CD Digipack, CD Deluxe Hardcover Book, Vinile Nero 180gr, Vinile Bianco Trasparente 180gr, Special Book (contenente un Picture Disc, un 45 Giri di Settembre, un CD e una stampa speciale di Mauro Balletti limitata e numerata).

Il pre-order digitale dell’album è disponibile da oggi 7 novembre.

 

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Pubblicato: 2 settimane ago

Una Dalia molto ščik

C’è una foto – non a caso da noi scelta per illustrare questo post – che non fatichiamo a immaginare occupi un posto speciale tra i ricordi più cari di Dalia Gaberščik: quella in cui la vediamo, deliziosa bambina di appena tre anni, timidamente seduta tra papà Giorgio e Mina durante l’affollata conferenza stampa milanese con la quale –  il 16 dicembre del 1969 – la Mazzini e l’amico Gaber presentarono ufficialmente la tournée che, con partenza dal Casino di Sanremo a metà di gennaio, li avrebbe portati in trionfo su e giù per la Penisola fino a marzo inoltrato.

Attiva nel settore della comunicazione da circa un trentennio (ha a lungo curato, tra mille altre cose, l’ufficio stampa del Gruppo Mediaset e quello del palinsesto de La7), fondatrice della Fondazione Gaber con cui perpetua la memoria dell’opera artistica del padre a vantaggio delle nuove generazioni, Dalia è la titolare dell’Agenzia Goigest che ha sotto le proprie ali artisti di grido (talvolta nel senso letterale del termine) come la Pausini e Mengoni e alla quale anche Mina e Fossati si sono affidati per la campagna promozionale del loro album-capolavoro di imminentissima uscita. “Dalia è bella, sveglia e caterpillarissima!“, ci assicura uno stretto collaboratore mazziniano che ha avuto modo di conoscerla bene. E a noi, che già abbiamo ospitato nella nostra fanzine numero 79 – quella quasi monograficamente dedicata alla Mina del 1970, tour con Gaber compreso – un’intervista di Aldo Dalla Vecchia a mamma Ombretta Colli, piacerebbe molto raccogliere da Dalia per il prossimo numero una piccola testimonianza su che cosa abbia significato Mina nella sua vita e nel suo lavoro. Proveremo a contattarla. Per ora, a lei e al suo staff, i nostri migliori auguri di buon lavoro.

P.S Riceviamo da Dalia – che ringraziamo – una precisazione riguardante l’immagine che illustra il post: “Rispetto alla foto che, come immaginerete, fa parte dei miei ricordi più cari, non si trattava di una conferenza stampa. Siamo seduti a casa nostra, nella casa dei miei genitori dove vive ancora la mia mamma”. 

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Pubblicato: 3 settimane ago

Oggi sono trio

di Stefano Crippa (Il Manifesto) – Cover: Mauro Balletti

Jazzisti dall’animo pop, Danilo Rea, Massimo Moriconi e Alfredo Golino, rispettivamente pianista, contrabbassista e batterista, sono da diversi lustri protagonisti dei progetti musicali di Mina, sia nelle sue divagazioni leggere che negli omaggi al grande songbook americano e ai suoi sommi protagonisti. Nell’estate 2018 – complici le celebrazioni per i quarant’anni dagli ultimi storici concerti a Bussoladomani della Tigre – il trio è stato invitato a Cremona per una serata di riletture in chiave jazz dei pezzi, più o meno noti, del repertorio della signora della canzone. Quel progetto è diventato ora un disco – rigorosamente dal vivo registrato come vuole la regola del jazz e dell’improvvisazione in due giorni negli studi Pdu di Lugano, sotto l’occhio attento e la produzione di Massimiliano Pani – e il benevolente sguardo dell’illustre assente ma mai così presente. Ne è nato così un curioso calembour di rivisitazioni pescando nel ricco canzoniere mazziniano: dal lontano 1959 di Tintarella di luna fino ai successi in coppia con Celentano.

IN MEZZO gli evergreen di Non credere, E se domani, un medley battistiano – l’autore forse in assoluto preferito dalla diva cremonese, e in chiusura La banda di Chico Buarque che Mina portò al successo nel 1967 con un visionario testo di Amurri. Un disco in cui – paradossalmente vista l’assenza della voce – si coglie ancor più il senso di molte produzioni «live in studio» di Mina, giocate sul divertimento e il rigore, l’improvvisazione e la nota d’autore, ma rivestiti di grande classe. Come dimostra il lavoro sulle partiture: Rea pronto ad accennare il riff giusto per subito divagare su altre tonalità, mentre Moriconi e Golino garantiscono un granitico impatto ritmico. «Mina – spiega Pani nelle note del booklet che accompagnano il progetto – è stata la prima a ricorrere a musicisti colti, ma eclettici, veri fuoriclasse capaci di calarsi nei diversi mondi musicali necessari. Alfredo Golino, Massimo Moriconi e Danilo Rea hanno suonato per Mina e registrato per i suoi progetti musicali centinaia e centinaia di straordinarie takes sempre diverse e sempre coraggiosamente piene di musica e qualità… un vero caleidoscopio di straordinarie registrazioni per la maggior parte in trio ‘live in studio’».

UN MODUS operandi che è un po’ l’essenza del lavoro della Mina post ritiro: basta andare a riguardarsi il documentario girato in studio nel 2001 che riprendeva le frenetiche giornate di registrazione della cantante e dei musicisti. E che spiegavano – più di tanti articoli e dissertazioni varie – le ragioni di un ritiro dalla scena che in realtà non c’è mai stato…

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Pubblicato: 1 mese ago

Tu non mi freghi più

Nella sterminata bibliografia mazziniana – destinata ad arricchirsi, nel corso del prossimo anno, di almeno un paio di importanti nuove emissioni  – la più affidabile monografia sugli esordi artistici della Tigre rimane il libro di Tato Crotti e Giovanni Bassi Mina prima di Mina edito da Rizzoli nel 2007. Sullo stesso insidioso terreno paleominoico si è avventurato recentemente con piglio wikipedestre il giornalista Umberto Piancatelli con il volumetto Mina quando era Baby Gate. Dopo aver letto il quale, l’amico Franco Zanetti – Autorità Suprema e Inconfutabile in ogni ramo dello scibile minologico – ci ha inviato la seguente recensione non propriamente lusinghiera…

di Franco Zanetti

Come buttare undici euro. Dipiace scriverlo, trattandosi del “lavoro” di un collega, ma dietro un titolo accattivante si nasconde un librino di una pochezza desolante. Le pagine di testo sono 15, e il racconto degli esordi di Mina non dice niente di inedito. Il resto del libro sono 97 pagine che ricopiano da Wikipedia discografia, titoli dei programmi televisivi e dei film a cui Mina ha preso parte, e – nella pagina “pubblicità” – i nomi delle sei aziende per le quali Mina ha prestato la sua immagine o la sua voce. Non restituisco il libro ad Amazon solo per non avere l’incomodo di farlo, e lo conserverò a futura memoria, per ricordarmi di non fidarmi mai più delle descrizioni fornite da chi autopubblica i suoi libri (“accoglie numerose chicche e infinite curiosità, offre gustosi retroscena assolutamente inediti e le dichiarazioni più curiose e significative”: parole da imbonitore matricolato). Colpa mia che ci sono cascato.

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Pubblicato: 1 mese ago

Il brivido? Eccolo qua…

Nell’autunno 1969, le nobili pagine di Musica e Dischi preannunciavano l’uscita dell’album Bugiardo più che mai… più incosciente che mai definendolo a scatola chiusa come “l’LP più atteso del prossimo Natale” nonostante l’agguerrita concorrenza dei dischi-strenna di Pezzi da novanta come Battisti, De André e i Beatles. Più o meno le stesse parole, a mezzo secolo di distanza, sono state spese in occasione del lancio in preorder su Amazon e altre piattaforme digitali – con prenotazioni da record – del nuovo Mina Fossati che, come ha scritto la sempre fantastica Marinella Venegoni su La Stampa del 25 settembre scorso, “sarà accolto dagli ‘ah’ e dagli ‘oh’ di quella maggioranza silenziosissima di fanatici della canzone d’autore che non ha nemmeno idea di chi sia Sfera Ebbasta e però tiene le orecchie dritte perché sente intorno a sé da troppo tempo il gelo, la mancanza di un brivido: ed eccolo, finalmente. Il frisson, bontà sua, è già un regalo di Natale da una coppia veramente inattesa: i due desaparecidos delle sette note, i due che vissero due volte, mettono insieme la famosa ritrosia e ne fanno un boato, annunciando l’impensabile connubio discografico, con tanto di copertina già sfornata e data di uscita il 22 novembre. Due ritrosie davvero diverse. La popolarità spaziale di lei contro il vasto segmento più sofisticato e cerebrale di lui. Lei estroversa con la risata contagiosa e le note incredibili, lui di poche parole, attento alle virgole e pacatamente proprompente nella scrittura e nel canto trattenuto. E poi c’è la musica, quando sa fare i miracoli. La sorpresa che li diverte, la sfida del riprovarci ancora. La bellezza della creazione, la goduria dell’ascolto e del canto. E il ritrovarsi a rinnovare quell’insoluto mistero che resta la sorpresa della scoperta reciproca…”. Prepariamoci, allora, al primo frisson. Che ci scuoterà nella prima settimana di novembre, quando nelle radio e su iTunes debutterà lo strepitoso singolo apripista dell’operazione. Tutti pronti col plaid sur le genou?

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Pubblicato: 1 mese ago

Sulla Terra io e Lei

“Forse non tutti conoscono questo antico e prezioso materiale sonoro – spiegò Massimiliano Pani presentando alla stampa, nei primi giorni di ottobre di 19 anni fa, l’album-capolavoro Dalla Terra - ma sicuramente, grazie all’interpretazione di Mina, molti lo potranno capire. Lei rende facile e godibile questo repertorio, spirituale anche per chi non è abituato a riflettere sui valori della fede”. A conferma di queste belle parole, la nostra indimenticabile pasionaria (e senatrice di Rifondazione Comunista) Rina Gagliardi espose nella fanzine numero 55 – da fan “religiosamente” devota alla Mazzini – il suo “laico” punto di vista sul disco…

di Rina Gagliardi

Carissima Mina, questa è una lettera d’amore. Una dichiarazione pubblica di devozione. E, soprattutto, un ringraziamento. Costretta a casa da un’influenza, ho potuto ascoltare Dalla Terra in pace e ad libitum. Che dire dell’esperienza irripetibile che è, in questo album, la tua Voce? In realtà, io sono innamorata della tua Voce: un innamoramento che dura da circa otto lustri. Non è facile spiegare in parole “umane” quel mix di piacere, vertigine fisica, liberazione catartica della mente e delle viscere che la tua “parola scenica” produce. Il modo con cui, per esempio, accenti “Maria”, all’inizio del Memorare, è di quelli che si conficcano nella memoria, e vi risuonano come un’eco voluttuosa e permanente. E poi, la struggente dolcezza di Nada te turbe, che tu attacchi con compostezza crepuscolare per poi “ascendere” a un lamento melodrammatico; il virtuosismo colorato, da barocco pulsante, dello Stabat Mater; la carusiana “lacrima della voce” in forma di blues che immetti nel Pianto della Madonna (sì, l’ha scritto un tuo fan e lo ripeto: Monteverdi l’ha composto per te, con tre secoli di anticipo). E ancora. L’emissione febbrile di Veni creator spiritus, la monodia di Voi ch’amate lo Criatore impreziosita da potenti salti di ottave, “semplice” eppure sfumatissima. E poi la superba solennità del Magnificat, fino all’esplosione finale, quell’Ave Maria di Bach-Gounod un po’ glaciale, e oggi finalmente così “libera”.

Sì, questo disco è davvero un evento “della” Terra. Eppure, prima di ascoltarlo, ero diffidente. In questi tempi di neo-integralismo cattolico, con annessi e connessi giubilari, non mi sento in grande sintonia emotiva con la Musica Sacra – ne va perfino, talora, del mio rapporto col grande J. S. Bach… Bene, tutto questo tormento pre-giudiziale è caduto al primo ascolto, alla prima immersione nel flusso della tua Voce. Non so se sei credente o no, ma la tua Voce, proprio in questo ultimo disco, ha una forza laica sorprendente – è ricca, impudica, multiforme, terrestre. Come diceva il Barone Scarpia cantando il Te Deum, posso dire a te: “Mina, fai dimenticare Iddio”. 

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Pubblicato: 2 mesi ago

Uiallalla, tre volte dieci

Ai tempi di UIALLALLA – e tra poche settimane saranno passati trent’anni da quel grande doppio – le nostre fanzine erano ancora redatte e scritte a mano e (mal)riprodotte in fotocopia. Internet era una chimera lontana e le lettere dei fans con i pareri a caldo sull’album intasavano per settimane la nostra buca della posta. Ed è incredibile come l’approccio “fisico” con carta e penna inducesse gli scriventi a recensioni spesso assai più meditate e approfondite (nonché grammaticalmente più corrette) di tanti post frettolosi, sgangherati e trascurabili che affollano oggi le pagine facebookiane, compresa la nostra. Confuso tra i commentatori di UIALLALLA in apertura del nostro  numero 28 di fine ’89 c’era anche – in una delle sue prime apparizioni nella fanzine – un ancora acerbo ma già folgorante Antonio Bianchi poco più che ventenne. Vi riproponiamo un frammento di quel suo antico scritto insieme a quelli – non meno godibili – firmati nelle stesse pagine da due fans di alto lignaggio come Flavio Merkel  e Alessio Musumeci…

“… Il doppio, come al solito, dimostra il valore di Mina più che mai trasformista vocale. Nelle quattro facciate è possibile rintracciare un’incredibile varietà di stili e di vocalità. Tanto per cambiare, qualche giornalista musicale ha avuto da ridire sulla mancanza di un comune denominatore tra le varie canzoni. E in effetti i dischi di Mina altro non sono che raccolte di canzoni assolutamente indipendenti tra loro. Troppi critici sembrano dimenticarsi che se il repertorio di un cantautore deve essere modellato intorno a un’idea-base e a un filo conduttore, per gli interpreti puri il trait d’union è una sensibilità vocale e interpretativa  capace di appropriarsi di una molteplicità di mondi mediandoli con la personalità. La mia impressione è che Mina risulti sempre più isolata nel suo mondo di interprete pura nell’accezione più ampia. La sua è una multidimensione divertita e drammatica, disimpegnata e attenta. Mentre interpreti della nuova generazione  come la Mannoia, per essere riconosciute tali, si spingono agli estremi di situazioni cantautorali sino alla caricatura (spesso dimenticando, per incapacità o mancanza di ironia, atmosfere apertamente disimpegnate), Mina prosegue imperterrita la produzione di dischi variegati, senza una logica di base che non sia quella di aggregare canzoni piacevoli. TRE VOLTE SI’, coinvolgente e maestosa nel suo crescendo liberatorio, è sicuramente la canzone più “minosa” del doppio. La surrealità de LA MONTAGNA – supportata da un arrangiamento teso a sottolineare l’aerea impalpabilità del racconto – si oppone al realismo di TIR. Al centro, BACHELITE tratta un argomento serioso con estrema levità, giocando la carta di una sottile ironia che si tinge di amarezza proprio per il contrasto che ne nasce. USCITA 29 rientra invece nel filone che in Mina interprete amo di più, quello tristemente pensoso e soffiato…”. – Antonio Bianchi, Poviglio (RE)

“… È il settimo anno della formula ‘un disco vecchio e uno nuovo’ e mai come stavolta le scelte sono state felici (anche se la formula ormai dovrebbe essere cambiata, ogni tanto le regole vanno infrante…). Una Mina super, con inedite e inaspettate sfumature della sua voce (specie in ARE YOU LONESOME TONIGHT e CHITARRA SUONA PIU’ PIANO) e le acrobazie di cui non possiamo fare a meno. Particolarmente efficaci gli arrangiamenti di Massimiliano, ottimi i solisti, tutte sopra la media le canzoni nuove: svettano TRE VOLTE SI’, LA MONTAGNA, CHE NOME AVRA’ e USCITA 29. Nell’insieme si apprezzano meglio a ogni nuovo ascolto, perché alcune sono  complesse, quasi difficili. Le vecchie sono più varie anche se un po’ discontinue: il medley ‘black’ è divertente ma c’è un po’ troppo coda orchestrale, LES CORNICHONS una delizia, SARA’ PER TE sembra scritta apposta per lei (Francesco Nuti dovrebbe mandarle mille rose rosse). L’idea della copertina è forte, ma le Pumitrozzole sarebbero state meglio. Insomma, un disco diverso, persino azzardato (anche se i paragoni con KYRIE mi sembrano imperinenti) che chiude in bellezza questi anni 80…”. - Flavio Merkel, Roma

“… Non si entra ‘subito’ in UIALLALLA. Bisogna centellinarlo, ascoltarlo e riascoltarlo per arrivare a capire se l’esperienza può dirsi riuscita o meno. Rispetto a RIDI PAGLIACCIO l’impennata è notevolissima. Canzoni pensate, mai banali, in definitiva BELLE. LA MONTAGNA è un inatteso capolavoro (mi ha emozionato al pari di MUSICA in KYRIE): la voce di Mina ti prende e ti porta davvero in un’altra dimensione e Pier Giorgio Benda ha creato qualcosa di ‘incontaMinato’. Altre sconvolgenti emozioni arrivano con CHE NOME AVRA’, TIR, TRE VOLTE SI’ (avrei voluto tuffarmi nel disco), USCITA 29 (dove ho ritrovato le atmosfere raffinatamente intimiste di ALTRO), IL PLAID (accuratissima per interpretazione, arrangiamento e ambientazione). Insomma, UIALLALLA mi ha fatto capire che non sarebbe difficile tornare a incidere un doppio di soli inediti: quando si vuole le canzoni belle si trovano. Quanto alla “anonimamente stupefacente” copertina, dopo cover di ‘sfondamento’ come RANE e RIDI era giusto decentrare l’attenzione dell’ormai assuefatto spettatore-acquirente. Lussuosa la confezione, che gioia le buste interne nelle quali non speravo più. E che bello poter rivedere una Mina a figura intera o quasi. Ti viene voglia di abbracciarla e di mordicchiarle le guance…”. – Alessio Musumeci, Firenze

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Pubblicato: 2 mesi ago

Un magnifico novembre

Nei nostri sibillini post estivi vi avevamo anticipato in arrivo per l’autunno una Mina “nuova” e non semplicemente una nuova Mina. E in effetti MINA FOSSATI è un progetto che non ha precedenti nell’ultrasessantennale discografia mazziniana: non si tratta infatti né di un album-tributo al repertorio edito di un autore (come furono, con sfumature diverse, MINACANTALUCIO, MINA QUASI JANNACCI, NUMERO ZERO o il modugnano SCONCERTO) né di un normale disco di duetti alla MINACELENTANO in cui a fare da filo conduttore erano gli interpreti stessi e non i diversi compositori coinvolti. Sarebbe forse più pertinente il raffronto con AMANTI DI VALORE se non fosse per il fatto che, in quel caso, gli undici splendidi inediti che Franco Califano – in concorso  con Carlo Pes – cucì sulla pelle e sull’anima di Mina non previdero alcun suo intervento vocale. Ma a rendere “nuovo” MINA FOSSATI sarà anche l’approccio interpretativo con cui la Nostra ha saputo per l’ennesima volta reinventare il proprio canto adeguandolo con straordinaria empatia alla sensibilità del partner e valorizzando al meglio una stupefacente rosa di canzoni che – per l’eterogeneità dei generi musicali affrontati, l’eccellenza poetica dei testi e la magistrale cura degli arrangiamenti – renderà impietoso ogni raffronto con la recente produzione discografica non solo italiana. II problema, per noi e per le nostre coronarie, sarà uno solo: quotidianamente assediati come siamo dalla povera “musica che ci gira intorno, quella che non ha futuro”, sapremo reggere alla travolgente onda d’urto di tanta bellezza?

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Pubblicato: 2 mesi ago

Mina Fossati, l’Arte dell’incontro

Il comunicato stampa Coigest che preannuncia l’uscita del nuovo album-capolavoro…

MINA E FOSSATI
IL NUOVO ALBUM A DUE VOCI
IN USCITA IL 22 NOVEMBRE

Mina e Fossati insieme, per un nuovo album di inediti in uscita il 22 novembre per Sony Music. I due protagonisti della musica italiana, da tempo lontani dalla ribalta, per la prima volta uniscono le loro voci in 11 brani inediti, scritti e composti da Ivano Fossati e cantati da Mina e Fossati, che tornano a collaborare in un’occasione unica.

“Dopo otto anni la mia decisione non cambia: non torno a fare dischi né concerti, ma per niente al mondo mi sarei negato la gioia di scrivere questo album. Nessun musicista sano di mente direbbe no a Mina” – racconta Fossati a proposito dell’amicizia che lo lega a Mina e su questo progetto.

Il pre-order della versione CD Standard Digipack è disponibile da oggi. Da domani sarà disponibile online la versione CD Deluxe.

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Pubblicato: 2 mesi ago

Una nuova Mina?

No, una Mina “nuova”.

#autunno2019 #nuovoalbum #canzoninuove

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Pubblicato: 2 mesi ago

Per fortuna c’è una Dea in Laguna

Non c’è importante occasione mondana o culturale in cui il nome di Mina – da sempre – non sia affettuosamente tirato in ballo. E anche il tradizionale Festival del Cinema che si sta svolgendo in questi giorni a Venezia non poteva non onorare la piacevole consuetudine: prima col documentario Life as a b-movie in cui Fabrizio Laurenti e Niccolò Vivarelli hanno ricostruito – con immancabili riferimenti a Urlatori alla sbarra e Io bacio tu baci - la carriera del re dei musicarelli Piero Vivarelli; e poi con la presenza del regista Ferzan Ozpetek che, nel ricevere il Premio Soundtrack Stars Award “per il prezioso rapporto del suo cinema con la musica”, ha rilasciato ad Arianna Finos un’intervista – pubblicata oggi su Repubblica e qui di seguito parzialmente riproposta – in cui ribadisce il suo antico amore per la grande cantante che nel prossimo film La dea fortuna sarà presente non solo con due canzoni (un inedito del nuovo disco e un successo di tanti anni fa) ma anche prestando il proprio nome al personaggio interpretato dall’immancabile Serra Yilmaz….

“… I cinque cantanti che mi hanno influenzato di più? Mina, Nina Simone, Gabriella Ferri, la turca Sezen Aksu, Judy Garland dell’ultimo periodo… solo donne”.

“…Mina è una delle persone più importanti della mia vita, negli ultimi anni. Mi telefonò una volta quando avevo la febbre, a Lecce. Vidi la chiamata dalla Svizzera, pensai a qualche pubblicità e invece era lei. Da allora ogni giorno ci mandiamo messaggi vocali, ne ho tantissimi suoi meravigliosi. A distanza comprende i mie stati d’animo, come una strega. Mi è stata vicina quando mio fratello è stato male. Mi ha insegnato a dire no rispetto alle cose che non voglio fare…”.

“…Raccontare Mina in un film? Talmente la amo e la rispetto che avrei difficoltà a parlarne. A 18 anni, nel gruppo delle ‘Fate ignoranti’ – così ci chiamavamo – organizzavamo delle cene per accogliere un amico che lavorava in RAI e ci portava i dischi di Mina prima ancora che fossero in commercio. Una decina di pazze furibonde ad aspettare che ci mostrasse la copertina…”. 

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Pubblicato: 3 mesi ago

Magnifica presenza

“… Forse l’immagine più potente, più toccante di Saturno contro è una panca di ospedale vuota. Si è consumato il tempo a disposizione di una vita, l’attesa è finita. Finito quel confuso senso di vane speranze, quel desiderio inconfessato di una morte liberatoria, espresso in una muta, non articolabile richiesta ai medici perché compiano un gesto pietoso che metta fine a quel dolore, che restituisca dignità al malato. Su una panchina come quella ero stato anch’io, fuori dalla stanza dove uno degli amici che più hanno contato per me giaceva in coma. Si chiamava Flavio Merkel e a lui, che ne è stato l’ispirazione, il film è dedicato. Flavio non era né giovane né bello come Luca Argentero che lo interpreta ma, come il personaggio del film, amava riempire la sua casa di un’umanità “colorata” che era la sua famiglia di adozione, tanto diversa da quella reale che aveva a lungo stentato a capirlo, forse accettarlo. Eravamo in tanti in quell’ospedale ad alternarci per una breve visita vicino al suo letto, spesso convinti che, a dispetto del parere dei medici, si accorgesse di noi, comunicasse con un battito di occhi, un sospiro. Alcuni avevano ricordi di un’amicizia antecedente la mia, come Ferzan Ozpetek e Gianni Romoli, che ha scritto con Ozpetek il film e lo ha prodotto con Tilde Corsi. Ma tutti noi eravamo “gli amici” di Flavio, quelli che in un ospedale «non contano un cazzo», come dice l’infermiera Milena Vukotic nel film. Quelli che devono stare al proprio posto, senza nessun diritto…” 

Con queste toccanti parole lo sceneggiatore Claudio Masenza ricordava – sulle pagine di un numero di Ciak del 2007 –  l’amico Flavio Merkel di cui oggi, 22 agosto, ricorre il quindicennale della scomparsa. Del nostro amato socio fondatore restano a noi del Minafanclub – oltre a un ricordo umano indelebile – tanti splendidi scritti che per oltre due decenni hanno impreziosito le pagine della “sua” fanzine. Quello che vi riproponiamo qui di seguito – mirabilmente in bilico tra prosa e poesia – è il racconto di un’avventura straordinaria e irripetibile da lui vissuta in un pomeriggio di febbraio del 1981 al fianco di Marco Piancastelli e Mauro Coruzzi nei mitici uffici milanesi della PDU italiana in via Senato 12……

 

ERO IO, ERI TU, ERA iERI

di Flavio Merkel

Quella volta che t’ho incontrata
se il mio cuore ha retto vuol dire che ero sano.

E’ apparsa, un secondo, sulla porta:
ha detto “buongiorno” ed è sparita.

Due facce sconosciute erano troppo
per la sua avversità alle sorprese.
Il buon Renzo si è alzato dalla scrivania
e ci ha detto: “Aspettate”.
Marco ed io ci siamo guardati
e detti ad alta voce: “Non è possibile!”
Per caso, quel giorno, eravamo da Renzo
a parlare di lei.
Via Senato era ormai la meta,
il tempio dove c’erano le reliquie.
Sulla scrivania erano sparse foto
che Renzo ci dava per il Bollettino.
Il Club aveva un anno di vita
ma non speravamo in tanta fortuna.
Renzo, con il suo fare gentile, ritorna:
“Le ho detto chi siete, verrà”.
Sentiamo provenire dal fondo dell’ufficio
il suono indistinto di una musica.
Dopo un’attesa eterna di cinque
o dieci minuti, lei entra.
Grande, imponente, tutta in nero,
gli occhiali ray-ban scuri, i capelli tirati,
la MINA.
Ci alziamo, impietriti e sbalorditi,
è lì davanti a noi, così, all’improvviso.
Non sappiamo bene che cosa fare,
tendiamo la mano.
Lei ce la scansa e invece ci abbraccia,
divertita e chiacchierona.
Il famoso ghiaccio si è rotto in un secondo.
Si chiede vicino a noi, ci chiede di noi;
Chi siamo, da dove veniamo, che cosa facciamo…
Ci chiede se ci è piaciuto KYRIE,
le interessa il nostro giudizio.
Ci chiede se abbiamo visto Sanremo,
due giorni prima.
Ci canta PER ELISA imitando Alice.
ANCORA di De Crescenzo le è piaciuta molto.
Arrivano Quaini e Cantarelli,
gentili, sorridenti e simpatici.
Mina dice a Cantarelli che una delle sue canzoni
le piace molto (è SONO SOLA SEMPRE?).
Fuma Marlboro, ci chiede che cosa vogliamo,
ordina un cappuccino scuro (sono le cinque del pomeriggio).
Guarda le foto sulla scrivania,
le commenta come se non fossero le sue.
E’ allegra, ride, scherza
è la Mina che ho sempre pensato,
una donna felice delle sue scelte.
Quella mezzora passa troppo in fretta.
Ci lascia con promesse che sappiamo vane,
chissà quando ci rivedremo mai.
Ma che importa, questa volta me la ricorderò, eccome.
Che importa se è stato il caso
E non la volontà a farci incontrare.
Che importa se mi devo accontentare di una voce senza corpo.
Che importa se non la vedrò più,
né di persona, né sul palco, né in tivù.
Che importa se il tempo passa,
se lei non è più la stessa.
Forse che io son rimasto lo stesso?
Che importa tutto…
Tutto passerà vedrai,
ma tu, Mina, resterai.

 

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Pubblicato: 3 mesi ago

Questione di stile

Il fatto che Mina, con la sua inossidabile Collection 3.0 (ancora in diciassettesima posizione mentre vi scriviamo), sia risultata per tutta l’estate l’interprete femminile preferita dagli Italiani nelle pur volatili e capricciose classifiche degli album più scaricati su iTunes è davvero un segnale in stridente controtendenza col trend culturale ed etico del momento. Se ben ci pensate, non potrebbe esserci Voce meno adatta della sua a fare da ideale colonna sonora all’Italia dei giorni nostri: sinonimo di talento e di professionalità in un Paese ai cui vertici (e alle cui basi) prevalgono l’inettitudine e il dilettantismo, simbolo di coerenza e di onestà intellettuale tra troppi sgomitanti voltagabbana che sacrificano la propria dignità per rimediare un precario posticino al sole, la Signora si appresta a sfidare in grande stile l’autunno discografico con un album che riporterà ai più alti livelli il concetto di “canzone”, ripulendoci le orecchie da mesi di reggaeton usa-e-getta, di trap smandrappati e di quella che perfino il modaiolo Rolling Stone ha bollato col calzante epiteto di musica ‘emmerda. E se il suo nome ha fortunatamente smesso da tempo di figurare tra quelli più chiacchierati dal gossip balneare (“Mina non fa più notizia ma rimane la nostra cantante numero 1″, scriveva Gherardo Gentili già 43 anni fa su Sorrisi), ci ha fatto invece molto piacere vederlo citato (tirando curiosamente in ballo la splendida Allora sì di Califano-Guantini incisa nel doppio 25) in un libro del severo linguista Nicola Gardini – Le dieci parole latine che raccontano il nostro mondo – edito qualche settimana fa da Repubblica: “Lo stile è la persona stessa, che scriva o no. In uno dei suoi album più belli, Mina cantava: ‘Forse sono strana io, ma il tuo stile non mi va..’, criticando non un poeta, ma un uomo che ha il torto di comportarsi troppo gentilmente in amore…”. 

(Illustrazione: Graziano Rimondini)

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Pubblicato: 4 mesi ago

Frenesie dell’estate

È probabile che molti di noi – se dieci anni fa avessero potuto prevedere in quale Italia infascistita e imbarbarita si sarebbero trovati nel 2019 – avrebbero volentieri iniziato una nuova vita nel deserto del Kalahari confezionando collanine di fiori di acacia da rivendere ai civilissimi Boscimani. Ma visto che da questo sciagurato Paese non ci siamo mossi e qui ci tocca ancora restare, accontentiamoci di uno dei pochi salvìfici punti fermi cui possiamo continuare ad aggrapparci per sopravvivere: Lei. Quello che vi proponiamo di seguito è il post che pubblicammo nel 2009 pochi giorni prima di Ferragosto: rileggendolo, vi si percepisce tra le righe la stessa identica “frenesia dell’attesa” che proviamo oggi in vista del nuovo, prestigioso, sorprendente disco autunnale già bell’e pronto da settimane e mai come stavolta avvolto nel mistero….

(…) Oggi voglio parlarvi di letture che hanno forgiato la mia giovinezza. Buzzati? Calvino? Palazzeschi? De Maupassant? Macché. “Il testo sacro” a cui mi riferisco è un numero di Eva Express del settembre 1982, sulla cui copertina campeggiava una splendida Mina fotografata a Lugano al fianco di Max nei pressi della – allora – nuovissima sala di registrazione in zona Pazzallo. Non meno ghiotto era l’articolo all’interno della rivista, intitolato Le nuove canzoni di Mina, con dettagliate notizie in anteprima sul 45 giri in uscita di lì a poco – quello con Morirò per te e Oggi è nero – e una prima raffica di indiscrezioni sul doppio LP dal titolo ancora top secret che avrebbe visto la luce a fine novembre (per la cronaca, sarebbe stato lo stesso Eva, alcune settimane dopo, a mostrare per primo la copertina dell’album in questione – Italiana – bruciando canagliescamente sul tempo Sorrisi, storico detentore ufficiale di tale privilegio). Perché vi racconto tutto questo? Semplice: anche il prossimo CD di inediti atteso tra la fine di ottobre e i primi di novembre potrà vantare l’onore di aver tenuto a battesimo un nuovo studio (quello aperto da un anno nella sede GSU di via Ciani). Proprio in questi giorni, finalmente decisa la scaletta e apportati gli ultimi ritocchi, il disco è quasi pronto per essere mandato in stampa. Le belle canzoni a disposizione – oltre una ventina – sarebbero state sufficienti per riempire un doppio (e ridàgli, con le analogie con Italiana), ma alla fine sì è deciso di concentrare la scelta sui pezzi più forti e farne un unico disco-bomba. Cresce, nel frattempo, l’attesa dei fans collezionisti per l’edizione americana di Sulla tua bocca lo dirò, a suo tempo annunciata per il 18 agosto ma al momento ancora invisibile su Amazon e sugli altri siti di e-commerce d’Oltreoceano. Impossibile saperne di più dai nostri interlocutori di casa Sony, i cui recapiti telefonici – forse per un prolungamento delle vacanze – sono in questi giorni più muti di un concerto di Kylie Minogue a play-back spento. L’arrivo di settembre – vedrete – ci regalerà qualche certezza in più… (Minafanblog- agosto 2009)

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Pubblicato: 5 mesi ago

Ennio Guarnieri, signore della luce

Non abbiamo fatto in tempo a dedicargli un ricordo nella nuova fanzine (finalmente in stampa e in partenza nel finesettimana). Ma a rendere un doveroso omaggio all’appena scomparso Ennio Guarnieri – direttore della fotografia tra i più prestigiosi del nostro cinema (e della pubblicità) – ci ha provvidenzialmente pensato l’amico Emmanuel Grossi con questo pezzo scritto di getto apposta per noi…

di Emmanuel Grossi

Apprendo dal post di un amico e collega che ci ha lasciati ENNIO GUARNIERI, uno degli ultimissimi grandi direttori della fotografia del cinema italiano.

Nel suo curriculum, centinaia di film accanto a registi illustri: dagli amici di una vita Mauro Bolognini e Franco Zeffirelli a Pier Paolo Pasolini (e la sua Medea con la Callas) passando per Vittorio De Sica, Pasquale Festa Campanile, Giuseppe Patroni Griffi, Elio Petri, Luciano Salce, Florestano Vancini, Lina Wertmuller…
E una valanga di caroselli e spot, da Massimo Ranieri ad Amanda Lear, dai “dieci piani di morbidezza” coi palloncini ad Annabella di Zeffirelli con Jerry Hall (e una statuaria Caterina Boratto) fino al Campari e ai rigatoni Barilla di Fellini…

La sua luce particolarmente morbida e soffusa lo rendeva particolarmente amato dalle attrici e dalle dive.
Compresa la nostra Mina, con la quale girò i primi caroselli Barilla di Valerio Zurlini, la bella serie post-Canzonissima diretta dall’immenso (e dimenticato da tutti) Enrico Sannia e anni di caroselli Tassoni.
Mi raccontava che ridevano e scherzavano spesso, sul set e dietro le quinte.
Era suo il sigaro che Mina fuma durante una pausa, felicemente immortalata da Mauro Balletti.
Ed insieme, “così, per scherzo, fra di loro”, in una location di fortuna, Ennio e Mina girarono quell’Ancora ancora ancora che tutti abbiamo visto mille (e una) volte, a tutto schermo o spezzettato e moltiplicato per evitare turbamenti erotici…

Grazie davvero di tutto, caro Ennio.

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Pubblicato: 6 mesi ago

Minafanclub 85: cover e sommario.

Vi anticipiamo la copertina (superbamente “sanremese” come l’argomento principale del numero esige) e il sommario della nuova fanzine 85 in spedizione nella seconda metà di giugno…(Photo: Mauro Balletti, 1985; ottimizzazione e ritocco 2019 – Grafica: Remo Prodoti)

 

Mina e Sanremo

TI ODIO E POI TI AMO

di Antonio Bianchi e Loris Biazzetti

 

Scripta Minant

TRA GRAPPOLI DI NUVOLE

di Mina

 

Mina nelle competizioni canore

IO SON QUELLA CHE NON VINCE QUASI MAI

di Loris Biazzetti

 

Dal songbook di Battisti agli altri ‘Paradisi’ che ci attendono

MINA REMASTERED

di Antonio Bianchi

 

Paradiso Celeste

UN TUFFO DOVE L’ACQUA È PIÙ BLU

di Celeste Frigo

 

Ultimissime dal Pianeta Mina

COME GOCCE