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Pubblicato: 1 giorno agoNuovo articolo

Arrivi tu… il mondo è acceso

Riportiamo qui di seguito il comunicato stampa – redatto come sempre dal supremo Franco Zanetti – del nuovo cofanetto in uscita il 30 novembre. Nel frattempo è già apparso in anteprima nel sito di Repubblica il bellissimo video del singolo Il tempo di morire – nelle radio da venerdì 16 – realizzato da Mauro Balletti in collaborazione con Adriano Merigo

 

Mina e Lucio Battisti, separatamente e insieme, hanno scritto gran parte della storia della canzone italiana moderna. Insieme hanno anche scritto una pagina indimenticabile della storia della televisione italiana, con quei poco meno di nove minuti di duetto a “Teatro 10” del 23 aprile del 1972 ai quali è stato persino dedicato un intero libro (e durante i quali cantarono “Insieme”, “Mi ritorni in mente”, “Il tempo di morire”, “E penso a te”, “Io e te da soli”, “Eppur mi son scordato di te” ed “Emozioni”). I percorsi professionali di Mina e Battisti sono corsi paralleli intersecandosi per un breve, ma fecondissimo periodo, quando, a cavallo fra il 1970 e il 1971, Mina ha pubblicato quattro singoli inediti consecutivi con canzoni di Battisti e Mogol: “Insieme” (nel maggio 1970), “Io e te da soli” (nel novembre 1970), “Amor mio” (nel maggio 1971), “La mente torna” (ottobre 1971). E Mina ha continuato ad esplorare il canzoniere battistiano negli anni a seguire, non solo con l’epocale album “Minacantalucio” (1975) e con il successivo “Mazzini canta Battisti” (1994), ma anche in altri album di studio, e anche dal vivo, e persino incidendo versioni in altre lingue delle composizioni firmate da Battisti e Mogol.  Come scrive Luciano Ceri nel suo “Pensieri e parole: Lucio Battisti: una discografia commentata”: “che Mina avvertisse quanto per lei fosse congeniale la scrittura di Battisti lo testimonia il fatto che nel corso degli anni non è mai stata troppo tempo senza inserire nel suo ormai tradizionale doppio album autunnale una canzone a firma Mogol – Battisti”.

Della veridicità di questa affermazione dell’esperto Ceri non potrebbe esserci migliore testimonianza che “Paradiso – Battisti Songbook”, in cui Mina ha raccolto tutte le sue interpretazioni già edite delle canzoni di Battisti-Mogol, arricchendolo con il valore aggiunto di due inediti assoluti; sono le due canzoni che aprono il primo CD e il primo vinile: “Vento nel vento”, arrangiata da Rocco Tanica, e “Il tempo di morire”, arrangiata da Massimiliano PaniQuest’ultima sarà in rotazione radiofonica da venerdì 16 novembre.

Sono stati recuperati anche due brani non più facilmente reperibili, a suo tempo inclusi nell’antologia fuori catalogo “Mazzini canta Battisti” (“Perché no” e “Il leone e la gallina”).

L’edizione in CD di “Paradiso – Battisti Songbook” contiene inoltre alcune rarità: cinque canzoni di Battisti interpretate in spagnolo e una interpretata in francese.

È quasi superfluo precisarlo, ma segnaliamo che – dopo aver “riaperto le tracce”, come si dice in termine tecnico, degli originari mixaggi: a partire da quelli da 8 o da 16 piste per arrivare a quelli da 48 piste digitali – tutte le registrazioni incluse in “Paradiso – Battisti Songbook” sono state riversate in digitale dai nastri originali, editate, restaurate, rimasterizzate e rimixate a cura del magistrale Celeste Frigo, con la continua, costante e attenta supervisione di Mina, che ha seguito personalmente da vicino l’intera operazione: e ora tutte le canzoni risplendono nella pulizia, nella dinamica e nella pienezza dei suoni e della voce. Ad alcune, cinque in tutto, sono stati addizionati programmazione e tastiere a cura di Ugo Bongianni e Massimiliano Pani. Ma è tutto specificato negli accuratissimi credits di “Paradiso – Battisti Songbook”, che – nelle due versioni, CD e vinile – riportano nel dettaglio le informazioni su ogni canzone (al termine di questa scheda le trovate sintetizzate per comodità di consultazione). E’ da notare che l’elenco dei nomi degli arrangiatori dei brani è una sorta di “who’s who” della categoria, comprendendo (in ordine alfabetico) Victor Bach, Gianni Ferrio, Detto Mariano, Pino Presti, Gian Piero Reverberi, Gabriel Yared, e i già citati Rocco Tanica e Massimiliano Pani. E lo stesso si può dire per i nomi dei musicisti che hanno accompagnato Mina nelle sue interpretazioni: una squadra di strumentisti eccellenti al servizio di una coppia di autori impareggiabile e di una voce incomparabile.

“Paradiso – Battisti Songbook”, racchiuso in una elegante e raffinata confezione curata come sempre da Mauro Balletti e da Giuseppe Spada, s’intitola così perché “per un’interprete cantare le canzoni di Lucio è un’esperienza celestiale”, ed esce nell’anno in cui ricorre il ventennale della scomparsa di Battisti.


La tracklist di “Paradiso – Battisti Songbook”:
“VENTO NEL VENTO” (dall’album “Paradiso – Battisti Songbook”, 2018),  “IL TEMPO DI MORIRE” (dall’album “Paradiso – Battisti Songbook”, 2018), “IO E TE DA SOLI” (dall’album “Del mio meglio”, 1970), “EPPUR MI SON SCORDATO DI TE” (dall’Album “Finalmente ho conosciuto il conte Dracula…”, 1985), “PERCHÉ NO” (dall’album “Mazzini canta Battisti”, 1994), “INSIEME” (dall’album “Quando tu mi spiavi in cima a un batticuore”, 1970),  “IO VORREI, NON VORREI, MA SE VUOI” (dall’album “Uiallalla”, 1989), “CON IL NASTRO ROSA” (dall’album “Lochness”, 1993), “NESSUN DOLORE” (dall’album “Rane supreme Vol. 1”, 1987), “E PENSO A TE” (dall’album “Mina”, 1971), “ACQUA AZZURRA, ACQUA CHIARA” (dall’album “Catene”, 1984”, “AMOR MIO” (dall’album “Mina”, 1971), “LA MENTE TORNA” (dall’album “Del mio meglio n. 2”, 1971), “IL LEONE E LA GALLINA” (dall’Album “Mazzini canta Battisti”, 1994), “IO VIVRÒ SENZA TE (Live)” (dall’album “Dalla Bussola. Mina”, 1972), “MEDLEY: Emozioni / Ancora tu / Sì, viaggiare / I giardini di marzo (Live)” (dall’album “Mina. Live ’78 (registrato a “Bussoladomani”)”, 1978), “I GIARDINI DI MARZO”, “IL NOSTRO CARO ANGELO”, “DIECI RAGAZZI (Dieci ragazze)”, “INNOCENTI EVASIONI”, “7 E 40”, “EMOZIONI”, “FIORI ROSA, FIORI DI PESCO”, “29 SETTEMBRE”, “L’AQUILA”, “NON È FRANCESCA” (dall’album “Minacantalucio” 1975), “AMOR MIO” (Spanish version di “Amor mio”), “YO PIENSO EN TI” (Spanish version di “E penso a te”), “JUNTOS” (Spanish version di “Insieme”), “QUE NOS SEPAREMOS” (Spanish version di “Io e te da soli”), “LA MENTE CAMBIA” (Spanish version di “La mente torna”) (dall’album “Amor mio. Mina canta en español”, 1972), “L’AMOUR EST MORT” (French version di “Io e te da soli”), (dal 45 giri “L’amour est mort” / “La vie”, 1972).

 

 

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Pubblicato: 2 giorni agoNuovo articolo

“C’è Mina! C’è Battisti!”

Dal volume autobiografico Le luci della centrale elettrica con cui Vasco Brondi, fondatore dell’omonima band, ripercorre i suoi primi dieci anni di carriera abbiamo estrapolato questo tenero amarcord mazziniano…

di Vasco Brondi

Quando ero piccolo a casa mia la musica non si ascoltava, non c’era il giradischi, e l’unica forma di musica che sentivamo era mia madre che canticchiava Lucio Battisti. O quando trasmettevano in televisione due minuti con Mina o con Battisti, e mia madre e mio padre se lo urlavano da una stanza all’altra: “C’è Mina! c’è Battisti!” Poi qualche anno fa ho trovato tutti i 45 giri di mio padre con le canzoni di Mina e di Battisti, soprattutto di Mina. Mia madre da giovane era identica a lei, più o meno hanno la stessa età, era una sua grande fan, aveva lo stesso stile e quei vestiti anni sessanta. Conoscendo l’amore dei miei genitori per Mina, per me è stato bellissimo e anche un po’ surreale incontrare a Milano sua figlia, Benedetta Mazzini, e sentirmi dire: “A mia mamma Canzoni da spiaggia deturpata piace tantissimo, mi ha chiesto di chiederti se ti va di provare a scrivere delle canzoni per lei”. Poi ci siamo sentiti al telefono direttamente con Mina, e lì le ho detto che i miei genitori sono tra i suoi fan più grandi. Mi ha chiesto di lasciarle l’indirizzo dicendomi che le avrebbe fatto piacere spedire ai miei il suo ultimo disco. Le ho lasciato l’indirizzo, senza dire niente a loro, e dopo un mesetto, mentre ero a suonare a Roma, mi ha chiamato mia madre emozionata per dirmi che era arrivato un disco di Mina con una dedica per lei e per mio padre. Credo sia stato quello il momento in cui i miei genitori hanno capito che quello di musicista sarebbe stato il mio lavoro. Poi per Mina ho anche provato a scrivere un pezzo, ma non era adatto a lei. Il pezzo poi è diventato I nostri corpi celesti, che con un altro arrangiamento e un’altra armonia è finito in Per ora noi la chiameremo felicità.

p.s. E a proposito di omaggi alla Tigre da parte delle nuove leve della scena musicale italiana, uno dei 69 concorrenti che si contenderanno un posto al Festival 2019 nell’imminente Sanremo Giovani condotto dalla strana coppia Baudo-Rovazzi è il giovane cantautore Icaro col brano Vivo su un’astronave (a Mina)…

 

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Pubblicato: 3 settimane ago

84. Anteprima!

Tutto il Battisti cantato da Mina

Per te che sei il mio presente

di Loris Biazzetti

 

Scripta Minant / 6

Volevo dirti che io…

di Mina

Qualcosa che ho dentro me

di Mina

 

Christine Leroux tra Lucio e ombre

Dietro la porta chiusa

di Gherardo Gentili

 

Mina: 60 anni di copertine che cantano

Iconografia di una voce

di Antonio Bianchi

 

A Vogue tribute to Mina

Arbitra elegantiarum 

di Loris Biazzetti

 

Gli anni roventi della Tigre in Germania

Getigerte Mina

di Loris Biazzetti

Getigerte Mina: la discografia

di Fernando Fratarcangeli

 

Come gocce

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Pubblicato: 1 mese ago

84. Il sommario in anteprima

Tutto il Battisti cantato da Mina

Per te che sei il mio presente

di Loris Biazzetti

 

Scripta Minant / 6

Volevo dirti che io…

di Mina

Qualcosa che è dentro me

di Mina

 

Mina: 60 anni di copertine che cantano

Iconografia di una voce

di Antonio Bianchi

 

A Vogue tribute to Mina

Arbitra elegantiarum 

di Loris Biazzetti

 

Gli anni roventi della Tigre in Germania

Getigerte Mina

di Loris Biazzetti

Getigerte Mina: la discografia

di Fernando Fratarcangeli

 

Ultimissime dal pianeta Mina

Come gocce

 

… e molto altro!

 

IN SPEDIZIONE ENTRO NOVEMBRE

 

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Pubblicato: 2 mesi ago

Glamoureuse solitaire

Eccola, la prima splendida sorpresa mazziniana dell’autunno: un numero speciale di Vogue Italia – nelle edicole dal 2 ottobre con ben 4 differenti copertine – monograficamente dedicato a Mina e al suo Stile. In attesa di occuparcene più in dettaglio nel dossier Iconografia di una voce che troverete nella nuova fanzine, vi inoltriamo il comunicato stampa diffuso dalla prestigiosa testata in vista di questa uscita-evento…

 

VOGUE ITALIA CELEBRA 60 ANNI DI CARRIERA DI MINA: UN NUMERO DEDICATO AL SUO STILE 

(CON LE “IMITAZIONI” DI GISELE E CARLA BRUNI) E IL PARTY PIÙ ATTESO DELLA FASHION WEEK

 

Milano, 19 settembre 2018 – «Mina ha influenzato il costume», scrive Massimiliano Pani nel numero di ottobre di Vogue Italia, dedicato proprio a sua madre. «Già dagli inizi, le ragazze la presero a modello pettinandosi, truccandosi e vestendosi come lei, cercando di assomigliarle. Poi, dopo il ’78, la sua immagine è passata solamente attraverso le copertine dei suoi progetti musicali. Con Mauro Balletti ha costruito per eccesso e per sottrazione un infinito “photo book” di Mine-nonMine. Proprio con Mauro siamo andati, mesi fa, da Vogue Italia per proporre una collaborazione che vertesse sul lavoro di “Mina e l’immagine”».

Il risultato è una carrellata senza precedenti di immagini in cui top model di fama mondiale e icone della femminilità italiana posano per fotografi e artisti internazionali interpretando a loro modo lo stile unico di questa inconfondibile artista, a 60 anni dal suo debutto alla Bussola e a 40 da quell’addio alle scene che ne ha ulteriormente alimentato il mito. Su una delle copertine del numero, scattata da Luigi & Iango, impressionante la somiglianza di Gisele Bündchen, che per ricrearne la sensualità e le espressioni si è preparata guardando i video dell’artista. E poi molte altre “nonMine” che verranno mostrate in anteprima venerdì 21 settembre a Milano al cinema Manzoni durante Making Love, il party di Vogue Italia che ogni anno rappresenta il clou della fashion week, e che per questa edizione è appunto “A Vogue Tribute To Mina”. Dove famosi performer italiani e internazionali si metteranno alla prova con i grandi successi di Mina, accompagnati dal pubblico che sarà chiamato a prendere anch’esso parte all’evento.

Nel numero in edicola dal 2 ottobre la più famosa top italiana di sempre, l’ex first lady di Francia e oggi cantautrice Carla Bruni, interpreta Mina per l’obiettivo di Giampaolo Sgura, che ha fotografato altre nove italiane (i cui nomi verranno rivelati durante il party). Ancora una super model di casa nostra, Mariacarla Boscono, viene inseguita da Dario Catellani per le strade di Cremona, la città della “Tigre”. Oltre a Gisele, il duo composto da Luigi Murenu e Iango Henzi ha fatto rivisitare storiche immagini della cantante alle top model internazionali Guinevere Van Seenus (nella famosa versione barbuta dell’album Salomè), Karen Elson e Remington Williams.

Dopo Gisele, verranno svelate nei prossimi giorni sul profilo Instagram di Vogue Italia una seconda e una terza copertina. La quarta è un’immagine inedita di Mina opera di Mauro Balletti – dal 1972 suo ritrattista e firma di tutte le copertine (un centinaio) che dal ritiro dalle scene sono il suo unico palcoscenico – e ispirata alla rivoluzionaria cover realizzata nel 1950 per Vogue America dal maestro Erwin Blumenfeld. «Partendo da una mia immagine inedita di Mina», spiega Balletti, «ho voluto rendere omaggio alla splendida fotografia della modella con rossetto, neo e eyeliner di Blumenfeld: un ritratto sorprendente, che richiama la cartellonistica della Belle Époque. Ho quindi realizzato un “Frankenstein”, una delle mie operazioni estetiche che nascono quando mi accorgo, per esempio, che la bocca migliore per un’immagine è presente in un’altra foto. Qui ho tolto il naso, con l’aiuto di Stefano Anselmo, il make up artist che collabora con me da sempre. Anche questa immagine è stata concordata con Mina».

«Abbiamo iniziato a lavorare a questo progetto oltre un anno fa, quando la famiglia di Mina ci ha proposto di collaborare in occasione dei suoi 60 anni di carriera», dice Emanuele Farneti, direttore di Vogue Italia. «Abbiamo pensato che sarebbe stato bello celebrare non la Mina cantante, ma la Mina straordinaria creatrice di immagine, e l’impatto che ha avuto sul mondo della moda, del beauty, della cultura pop in generale. Abbiamo così chiesto a una serie di fotografi e stylist, italiani e non, di lavorare sulle sue referenze: ne è uscito un numero monografico di incredibile varietà, a conferma di quanto fertile sia il suo immaginario. La cosa che mi è piaciuta di più? Che l’operazione non ha nulla di vintage, ma è anzi totalmente contemporanea».

Michael Bailey Gates per esempio ha voluto come modella la drag queen Aquaria, vincitrice dell’ultima edizione del talent RuPaul’s Drag Race. Altri servizi ispirati a Mina sono stati scattati da Andrea Artemisio, Annemarieke Van Drimmelen, Paul Kookier, Raymond Meier e Sarah Moon.

Completano lo speciale di quasi 100 pagine testi in cui lo stile rivoluzionario di Mina e la sua influenza sull’immagine di moda in tutto il mondo sono commentati, tra gli altri, dall’editor in chief di W Stefano Tonchi, dal direttore creativo Giovanna Battaglia, dal fashion editor George Cortina, dall’artista islandese Ragnar Kjartansson, dal casting director Piergiorgio Del Moro, dalla make up artist Fulvia Farolfi e dal giornalista Angelo Flaccavento.

 

Serena Scorciarino

JR Communications Manager

Edizioni Condé Nast S.P.A.

 

 

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Pubblicato: 2 mesi ago

Un fazzoletto e una carota

Settembre 1969: in occasione del debutto di Massimiliano in Prima Elementare nella scuola pubblica di Loreto (dove avrebbe trovato la sua maestra del cuore in Mariuccia Medici, in seguito attrice tra le più apprezzate del teatro popolare ticinese), mamma Mina gli dedicò – sulle pagine amiche del settimanale Annabella – questo tenero scritto da cui si può facilmente comprendere su quali solide e amorevoli basi educative Max sia poi diventato il perfetto gentleman (“bello, sano, intelligente, sensibile, civile, rispettoso, ironico, responsabile, grande amante della famiglia, eccezionale nel lavoro”, ipsa scripsit) che tutti noi conosciamo e amiamo…

di Mina – Foto: Egizio Fabbrici

Mio figlio Massimiliano ha sei anni e frequenta la Prima Elementare in una scuola pubblica di Lugano, dove da tempo abitiamo. Non gli passo ancora uno ‘stipendio’, anzitutto  perché il regolamento della scuola vieta ai bambini di tenere denaro in tasca. Massimiliano può entrare in classe con un fazzoletto e una carota, o una mela, per la merenda a metà mattino. Gli svizzeri, si sa, sono igienisti osservanti e le autorità scolastiche esigono che, per la salute dei denti, i bambini rinuncino ai dolcetti in favore di frutta e verdure crude. In secondo luogo Massimiliano non ha alcun bisogno di avere del denaro: ciò che desidera, nei limiti del lecito, per ora lo ottiene da me e dai nonni. È ancora così piccolo che mi commuovo soltanto a immaginarlo con cinquanta lire in mano. Avrà tempo di imparare che, nella vita, tutto ha un prezzo, e non solo in moneta sonante.

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Pubblicato: 2 mesi ago

Tre volte dentro me

Gli argomenti-clou del sommario della fanzine 84 in uscita a novembre? Nel dossier ICONOGRAFIA DI UNA VOCE Antonio Bianchi ripercorrerà l’evoluzione dell’immagine di Mina nelle copertine dei suoi dischi dagli esordi a oggi. E poi ci sarà finalmente, arricchita da una digressione aneddotica sulle avventure della Tigre in Germania, la DISCOGRAFIA TEDESCA a cura di Fernando Fratarcangeli, mentre è ancora top secret il tema dell’articolo di apertura in quanto legato all’attesissima emissione discografica autunnale di Mina…
(Illustrazione: Gianni Ronco)

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Pubblicato: 2 mesi ago

Chiamami col mio nome

Attenti come (non) siamo alla trascurabili proposte musicali che ci vengono propinate ultimamente dalle radio, solo ora ci accorgiamo che uno dei tormentoni più in voga in questa ormai languente estate – Fotografie di Carl Brave (ft. Francesca Michelin e Fabri Fibra) – cita la Mazzini nei criptici versi: “Qua non si campa d’aria (ahh) / E non si torna indietro come ha fatto Mina”. Un piccolo omaggio che va ad aggiungersi alla lunga lista di “citazioni in musica” cui dedicammo qualche tempo fa il post qui di seguito riproposto:

“Grande Vasco!“, ha esclamato Mina in un recente numero di Vanity Fair, dopo aver preso a prestito alcuni celebri versi del cantautore di Zocca (“…anche se questa vita un senso non ce l’ha“) in risposta ad una delle sue tante lettrici affette da spleen esistenziale. Manco a dirlo, la fuggevole citazione-omaggio ha subito scatenato l’immaginazione degli aficionados del nostro blog su un possibile sodalizio artistico tra i due Mostri Sacri. Di un MinacantaBlasco, in verità, si favoleggia con insistenza sin dai tempi di Vita spericolata che si dice lei fosse sul punto di incidere intorno alla metà degli anni Ottanta, ma finora – se si escludono la bella Va bene va bene così ripresa in Canarino Mannaro e un misterioso pezzo firmato Rossi-Curreri escluso in extremis da Veleno - i due mondi hanno continuato a sfiorarsi senza mai approdare ad un incontro concreto. Su Youtube, in compenso, circola da tempo il provino di una canzone inedita, Donna particolare, che Vasco ha composto qualche lustro fa dedicandola espressamente alla Tigre e ai perché del suo ritiro dalle scene. Eccone alcuni versi:
“Sono una signora di una certa età / e sono andata per tanti anni in Svizzera”. 
Beh, certo, una signora un po’ particolare / Lei è una star internazionale!
Lei dice Mina… dice Mina e vuole che le racconti anche il resto?
“No, grazie, questo non interessa alla massa”.
Ok, sì, vabbe’… certo, sì, una vita particolare
Prima tutta musica e poi… casa!“.
Non è la prima volta che il nome di Mina fa capolino nel testo di una canzone. Ricordate Angeli, lanciata nel 1981 da Lucio Dalla e Bruno Lauzi? Nel brano – un affresco un po’ impietoso della città di Lugano – si parlava tra l’altro di un pizzaiolo di Messina, giunto da poco nel capoluogo ticinese, il cui solo svago era quello di andare a vedere “con la moto dove abita la Mina“.
Molto più irriverente Ogni tetta… due milioni, datatissimo brano di protesta inciso nel ’72 dal compianto cantastorie Sergio Trincale (presenza storica di Piazza del Duomo a Milano), che polemizzava sul cachet percepito dalla Signora per le sue mitiche esibizioni alla Bussola, tra gli applausi di quegli stessi “padroni”  che negavano diecimila lire di aumento agli operai delle loro “fabbrichètte”. E in chiusura della sua invettiva, Trincale – non senza aver precedentemente lodato le virtù artistiche e fisiche della cantante (“grande artista e gran bella donna“) –  rivolgeva agli affamatori del popolo la terribile minaccia: “Vi farò due occhi neri / grandi come i seni della Mina!”. Mai lotta di classe si avvalse di licenze poetiche così poco galanti.
Più garbata la citazione – “Quasi quasi metto Mina / senti come canta qui” – contenuta in È una buona idea di Rettore nel suo album Rettoressa del 1988, così come grondano di devota ammirazione i versi “Voglio cantare più intonato di Mina” che Jovanotti infilò nell’elenco dei suoi sogni (impossibili) nella rappeggiante Voglio di più del ’94. Senza dimenticare quel delirio camp con arrangiamento anni Sessanta e coretti du-àp du-àp intitolato Mi chiamano Mina (ma il mio nome è Aldo) che l’ineffabile Aldo Busi inserì nel suo album Pazza del 1990. Che dire, poi, del gruppo rap-reggaiolo antiproibizionista dei Sanguemisto che, nella loro La porra del ’94, inneggiavano agli effetti dello sballo con versi come: “La mista è ben farcita io la faccio su / manco fossi Mina vedo Mille bolle blu“). In Aspettando il 2000 di un lucido e disincantato Luca Barbarossa, la Mazzini diventava nientemeno che simbolo delle illusioni perdute della giovinezza, quando “eravamo convinti che Rivera fosse Dio e che quello di Mina non fosse un addio”. Alla fine del 2016 è quindi stata la volta del duo Tricarico-Arisa che, nel lodo singolo Una cantante di musica leggera, evocavano la vitalità dirompente degli esordi della Tigre: “Voglio innamorarmi di una cantante di musica leggera e sincera / tipo la Mazzini all’inizio della sua carriera”. L’elenco potrebbe continuare con la prima versione, poi riaggiornata coi nomi di nuovi idoli più a portata di video, della sigla di Superclassifica Show (“Mina la Carrà e Lucio Battisti / qui da me con corron rischi“) e con le varie composizioni strumentali  a lei intitolate da parte di jazzisti come Gianni Bedori e Renato Sellani, senza dimenticare quel ruspante Dedicato a Mina a tempo di mazurka firmato Secondo Casadei. E a voi – tralasciando naturalmente le mille esibizioni televisive in cui era lei stessa ad autocitarsi con ironia, come ad esempio in Superaugurissimo di Mina per Natale – vengono in mente altri esempi?
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Pubblicato: 4 mesi ago

Il nuovo che avanza

Nel numero 80 della nostra fanzine avevamo dedicato alle antologie e ai greatest hits mazziniani un ricco dossier che già nel titolo – Il meglio è passato – pareva dare quasi per scontato il tramonto di una gloriosa tradizione resa ormai obsoleta da una discografia sempre più liquida e impoverita. In realtà la formula dei the best – almeno per quei rarissimi artisti che, come Mina, dispongono di un monumentale catalogo da valorizzare e da difendere – si sta rivelando tutt’altro che agonizzante e, se opportunamente riveduta e corretta, può ancora riservare agli appassionati allettanti sorprese. È proprio in questo senso che si sta muovendo Massimiliano Pani in vista delle prossime emissioni in collaborazione con la Warner Music che, come noto, detiene i diritti del catalogo PDU dal 1967 al 1993. “Stiamo lavorando – ci aveva anticipato Max oltre un anno fa – per riordinare il meraviglioso caleidoscopio di inediti e di cover contenuto in quei dischi. C’è l’idea di ripubblicare i vari album riarrangiando alcuni dei brani e aggiungendo tracce inedite, ovviamente seguendo le scelte artistiche di Mina stessa…”. Il primo risultato concreto di questa serie di affascinanti progetti “tra passato e presente” potremo toccarlo con mano già entro quest’anno. Nel frattempo, l’infaticabile Lady Mazzini non smette di lavorare anche su altri fronti: sta continuando a selezionare nuovi pezzi per un prossimo album di inediti e ha in ballo un ulteriore progetto discografico – ovviamente top secret – che potrebbe vedere la luce entro il 2019.

(Photo: Benedetta Mazzini

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Pubblicato: 4 mesi ago

Sempre, sempre, sempre

Stando ai dati diffusi ieri dalla FIMI sull’andamento delle vendite discografiche nel primo semestre del 2018, Mina si riconferma come una delle poche inossidabili certezze di un mercato sempre più friabile (“passato dallo stato solido degli anni d’oro – scriveva pochi mesi fa con amabile sarcasmo il compianto Mario De Luigi di M&D - a quello liquido dei modelli di fruizione digitale, e in procinto di entrare ora in quello gassoso per la fragilissima consistenza delle sue componenti”). Risulta infatti al 19° posto con Tutte le migliori (e con questo ennesimo exploit l’operazione Minacelentano, dopo il primato assoluto del 2016 e la quarta posizione del 2017, centra la sua terza presenza annuale consecutiva) e al 24° col magnifico Maeba – fresco di disco d’oro – che a sua volta si piazza assoluto nella classifica dei vinili più acquistati tra gennaio e giugno. Un doppio piazzamento mica male, per una highlander della Musica che sei decenni fa contendeva le vette delle classifiche a Joe Sentieri, Paul Anka o Don Marino Barreto e che oggi può ancora permettersi di dare del filo da torcere – e impartire disinvolte lezioni di modernità – a legioni di stonazzati pischelli e di anemiche sciacquette le cui stagioni di gloria si esauriscono irrimediabilmente nel giro di un quarto d’ora…

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Pubblicato: 5 mesi ago

La voce che corre sul piano

Ebbene sì: come ampiamente previsto da molti di voi, sarà la deliziosa e freschissima Troppe note di Franco e Viola Serafini il terzo singolo estratto da Maeba nelle radio da domani. E proprio alla spumeggiante Viola abbiamo chiesto di svelarci qualche piccolo retroscena del testo da lei così brillantemente composto…

di Viola Serafini

Quando mio papà mi ha chiesto di scrivere il testo di Troppe note ho pensato di raccontare una fotografia di vita reale, in bilico tra piccole incoerenze e sentimenti ambivalenti che sembrano mangiarsi l’un l’altro. Una litigata, esattamente, che è una sintesi di rassegnazione, incapacità di lasciarsi andare, esasperazione, ammissione di colpa (le bugie che sono le mie a ferirmi di più). E poi sì, una storia d’amore, perchè, non ci possiamo fare nulla, è la cosa più bella da raccontare e più viva al mondo. La cosa che ti fa fare una cantata dopo una cena in cui forse hai bevuto qualche bicchiere di troppo, con la voce che segue i tasti del piano con le mani che corrono veloci. Ecco, è lì che immagino Mina cantare questa canzone: in piedi a fianco di un pianoforte, o mentre prepara i bagagli, o affetta le cipolle per fare un soffritto. Non so se abbia reso l’idea: la mia intenzione è stata quella di mettere in bocca alla migliore voce femminile che mai sia esistita una realtà che più reale non ci potesse essere. Un mito che riesce ad essere tale proprio perché a cavallo tra l’umano e la voce nitida e pura che non si lascia vedere. Il tutto appoggiandomi alle note di mio padre, un grande artista che non smetterò mai di ringraziare.

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Pubblicato: 5 mesi ago

Indovina, indovina cos’è?

No, non sarà Al di là del fiume il terzo singolo estratto da Maeba on air da venerdì 22 giugno. All’ultimo momento il team mazziniano ha deciso in accordo con la Sony di puntare su un altro brano il cui titolo sarà a breve svelato da chi di dovere. Ma il post che Antonio Bianchi ci aveva scritto con largo anticipo sul mancato hit estivo griffato Calabrese-Serafini era troppo bello per rimanere impubblicato. E abbiamo così deciso di proporvelo comunque…  

Le radio non hanno scusanti. Impossibile perdonare chi non si accorgerà di Al di là del fiume. Il terzo estratto di Maeba è il singolo perfetto. Ritrae – con una musicalità disarmante, limpida, tersa, immediata e unanime – la Mina del mito. Senza le parzialità, invisibili ai mazziniani, dei due estratti precedenti.

Vale per Volevo scriverti da tanto, intrisa di un bagaglio interpretativo intenso, profondo e adulto. Forse troppo, per un pubblico abituato (da sempre e sempre più) a una maturità da talent show. Una platea ferma all’abbecedario non s’impossessa facilmente di pagine scritte in un italiano evoluto, rifinito, letterario.

Il tuo arredamento ha esaltato i mazziniani di lungo corso, i più attratti dalla Mina sperimentale e giovanilistica. Ma è lecito pensare che il pubblico generico preferisca la prevedibilità, il già sentito, i riferimenti immutabili… Lo testimoniano le interpreti ultraquarantenni più riverite, pavidamente ferme a La Solitudine. Perché mai Mina dovrebbe essere più coraggiosa di loro? Le nuove arrivate, poi, hanno riscoperto stilemi anni ’60. Com’è possibile che la loro maestra sia tanto più avanti?

Al di là del fiume, profumata di Rane Supreme, è paradossalmente ancor più protesa al futuro de Il tuo arredamento: retrocede stilisticamente di trent’anni ma si ricongiunge cronologicamente al repertorio delle nuove interpreti, riproiettando Mina in una contemporaneità condivisa, rassicurante, prevedibile e… radiofonica. Perché per essere melodicamente appetibili, oggigiorno, è bene ingranare la retromarcia.

E ancora: mentre in Volevo scriverti da tanto Mina è più interprete, in Al di là del fiume è più cantante, dispensatrice di un decorativismo incantatore, di una limpidezza metafisica e di una musicalità disarmante. Mina, in questo brano dalla bellezza tenue e discreta, è esecutrice suprema nell’accezione calligrafica, estetizzante e scolastica delle nuove stelline della canzone. Le più brave (penso a Chiara, ad Annalisa…) cantano tutto così, sempre così e solo così. È l’estetica imperante. Perfetta per la modulazione di frequenza. Sempre che i programmatori se ne accorgano.

Un passaggio dopo l’altro, al cospetto di tanta disarmante abbordabilità, anche gli ascoltatori distratti e occasionali – quelli disorientati di fronte il coraggio de Il tuo arredamento o impreparati a metabolizzare la profondità espressiva di Volevo scriverti da tanto – potrebbero finalmente comprendere cosa c’è di più. Basta soffermarsi sulle tenui manipolazioni timbriche, sulla linearità abbagliante di certe note prolungate, sulle finezze di dizione (con le vocali meticolosamente cesellate, in accezione plastica e musicale, con effetti addirittura entusiasmanti), sull’omogeneità delle escursioni di tonalità, sul gioco plastico di aperture e chiusure di volume, sui tocchi di colore (capaci di giocare anche con un sorridente infantilismo, quello che le giovani colleghe, sempre bambine, non sanno evocare), su un’ironica autoindulgenza adulta (che le nuove virtuose, prive di ironia e di vissuto, non potrebbero rappresentare) e su una bravura tanto tangibile ma mai fine a se stessa, sempre attenta a essere sottilmente anche altro.

Mina-la-discografia
Pubblicato: 6 mesi ago

Il mio amico è ieri

Mentre il meraviglioso Maeba si appresta ad affidare le sue chances di riscossa nelle fiacche classifiche estive al terzo singolo in partenza dal prossimo 22 giugno (tra i tanti titoli ugualmente papabili spiccano la superba Al di là del fiume, la radiofonicissima Troppe note e la funky-jazzeggiante Argini), per il prossimo inverno pare purtroppo allontanarsi – ma mai dire mai… – la possibile uscita di un secondo volume di inediti ma si fa in compenso più concreta l’eventualità di importanti e ambiziose ripubblicazioni attinte allo sterminato back catalogue mazziniano (è di pochi giorni fa una classifica diffusa dal circuito Ibs che vede Mina al settimo posto assoluto – dopo Bach, Ligabue, Mozart, Vasco Rossi, Pink Floyd e Beethoven – tra gli artisti più venduti di sempre con i loro rispettivi “opera omnia”). A tale proposito ci sembra bello riproporvi alcune proposte avanzate a suo tempo dal nostro Antonio Bianchi su come si potrebbe valorizzare al meglio il monumentale patrimonio discografico della Regina della Musica…

di Antonio Bianchi

Da anni invochiamo a gran voce una ricostruzione dettagliata – data per data, brano per brano, master per master – delle sessioni discografiche di Mina, sulla falsariga di quella compilata dalla Bear Family per il CD Heisser Sand. Il riferimento all’etichetta tedesca non è casuale: fuori dall’Italia, è consuetudine stilare una vera e propria “sessiongraphy” per tutti i veri artisti di culto. Vale per Sinatra, vale per Elvis, vale per i Beatles (il libro Otto anni ad Abbey Road ricostruisce addirittura il laboriosissimo lavoro di stratificazione sonora dei loro album post-1965, fra false partenze, rifacimenti in toto, editing, brani esclusi… Una manna), per Tony Bennett, per Aretha e per mille idoli – compresi quelli in attività – discograficamente prestigiosi. Ci sono case discografiche che fanno tesoro di queste informazioni nei “libretti” di imperdibili box che ripercorrono minuziosamente l’intera produzione discografica. Penso agli straordinari cofanetti della Bear Family, ma anche a quelli jazzistici della Mosaic, per non parlare di quelli di musica classica (dalla Deutsche Grammophon alla Decca, dalla Emi Classics alla Brilliant). In Italia, una figura degna di queste ricostruzioni minuziosissime è soprattutto Mina. È vero che l’indagine dettagliata imporrebbe la revisione di dati sino a ora sottaciuti (dalla formulazione in studio di Mina alla Bussola alla pubblicazione tardiva di brani incisi anni prima, come nel caso, noto, di Volami nel cuore). Ma non mi sembra grave. Uno studio di questo tipo, se condotto con rigore, contribuirebbe ad ammantare di ulteriore prestigio una discografia unica, preziosa, da valorizzare passo dopo passo. La si potrebbe compilare rivelando i titoli scartati. O ci si potrebbe limitare ai titoli effettivamente pubblicati, rivelando almeno l’esistenza di versioni alternative. E perché non realizzare un libro curato dalla stessa PDU? O, ancora, perché non affiancare all’operazione un box a tiratura limitatissima – ed extralusso – con una decina di CD che ripercorrano l’intera discografia di Mina servendosi di provini, versioni alternative o leggermente diverse (esistono: penso a L’abitudine o alla recente Il frutto che vuoi)? Non si tratta di inediti ma sarebbero comunque documenti di grande valore storiografico e affettivo (al contrario delle versioni ricantate ad anni di distanza, mai amabili come le originali). Non sarebbe certo un’operazione commerciale, ma si rivelerebbe un modo chic per rivisitare il proprio catalogo e, soprattutto, per prendere le distanze da un mercato discografico che saccheggia i soliti titoli (sempre gli stessi, nelle versioni ritrite), in formule sempre più bieche e commercialmente anemiche. Rivendicare il prestigio e il controllo del proprio catalogo storico è il modo migliore per prendere le distanze dai metodi di una discografia che, per reagire a una (meritata) crisi progressiva, saccheggia, svende e irride i cataloghi storici. Magari per promuovere uno qualsiasi dei nuovi Amici di Maria o delle aspiranti stelle di X Factor (…)”.

(Da Quei cerchi nella mente, fanzine numero 74, 2012)

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Pubblicato: 6 mesi ago

Tu cosa ci fai qui?

In attesa che il lancio in tempi brevi di un terzo singolo (stavolta più rassicurantemente “minoso”?) possa risollevare le sorti di Maeba dopo la men che tiepida accoglienza riservata alla magnifica, geniale e travolgente Il tuo arredamento – troppo “avanti” per trovare degno spazio nelle attuali scalette radiofoniche in cui spadroneggia un’orda desolante di svalvolati trapparoli che sbofonchiano con l’autotune catatoniche filastrocche da prima elementare – concediamoci un salto indietro nel tempo di dieci anni con questo post che, nel giugno 2008, preannunciava alcune succose novità non tutte destinate a realizzarsi…

“Mina-Ornella, le regine della canzone per la prima volta insieme”: la clamorosa rivelazione, “strillata” in prima pagina l’altroieri su Repubblica, ha colto tutti noi di sorpresa come il risveglio improvviso di un vulcano che si credeva spento per sempre. Già, perché ormai avevamo davvero perso le speranze che questo connubio troppe volte vagheggiato potesse mai concretizzarsi. Ma è prerogativa delle grandi primedonne riuscire a spiazzare sempre e comunque il pubblico con mosse inaspettate. Tutto è nato dal progetto discografico con cui la Vanoni si appresta a festeggiare (pure lei!) i suoi 50 anni di carriera: un album prodotto da Celso Valli in cui l’ex-cantante della Mala rivisiterà i suoi grandi successi in duetto con alcuni big più o meno eccellenti della canzone italiana, dall’inseparabile Paoli a Dalla, da Morandi alla Mannoia (ma anche Jovanotti, Baglioni, la Consoli ed altri ancora). Della partita non poteva non far parte anche Mina, che ha accettato con gioia la proposta (giuntale tramite l’eccelso Valli), di intervenire nel disco. “L’unica cosa – ha precisato Massimiliano nel confermare la notizia agli autori dello “scoop” Gino Castaldo e Rory Cappelli – è che a mia madre non sembrerebbe giusto realizzare il duetto su un pezzo classico, vogliamo un brano inedito e bisogna trovare una cosa forte, altrimenti non ha alcun senso, questa è l’unica condizione che abbiamo posto”. “Abbiamo già alcuni pezzi che potrebbero andar bene”, ha aggiunto dal canto suo un’entusiasta Ornella, lasciando intendere che il momento dello storico incontro potrebbe essere molto vicino. E non è un caso che tutto ciò avvenga mentre anche Mina, ormai prossima al rinnovo contrattuale con la Sony, sta per realizzare un nuovo album di inediti per il quale sarebbero già sicuri quattro o cinque pezzi-bomba. L’unico impedimento all’inizio dei lavori è qualche problemuccio di ordine idraulico che ancora non consente la piena agibilità dei nuovissimi studi GSU in via Ciani a Lugano e che potrebbe far slittare a dopo l’estate il completamento delle incisioni. Fortunatamente è già pronto, dopo l’aggiunta in extremis di due brani ai 12 inizialmente registrati, l’altro progetto mazziniano in previsione per ottobre: quello di arie classiche già definito da chi avuto la fortuna di ascoltarlo “il più bell’album di Mina di sempre”. E poi rimangono in piedi gli altri progetti autunnali: la serie di 10 dvd MinaRAI in autunno nelle edicole con il gruppo Repubblica-L’Espresso, la mostra celebrativa romana (nonostante qualche intoppo organizzativo dovuto al recente ribaltone politico ai vertici del Campidoglio) e il relativo librone-catalogo curato da Mauro Balletti, più altre sorprese su cui è prudente, per ora, osservare il più scrupoloso riserbo…

(Illustrazione: Gianni Ronco)

 

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Pubblicato: 6 mesi ago

Nessuna come te lo dico io

Giorni fa, discutendo al telefono con l’amico Antonio Bianchi sui possibili temi da trattare nelle prossime fanzine, mi è tornato in mente il minuzioso dossier – più che mai illuminante, in questi tempi di diffuso analfabetismo musicale – che il nostro minologo numero 1 dedicò alla fonetica mazziniana nella fanzine numero 73. E mi è venuta voglia di riproporne lo stuzzicante incipit per rinfrescare la memoria ai fans che a suo tempo hanno apprezzato l’articolo e per stuzzicare in tutti gli altri la voglia di leggerlo… 

di Antonio Bianchi

L’argomento è sterminato, stuzzicantissimo e così poco battuto da rasentare l’arbitrarietà. Spero che Mina perdoni l’approccio affettuosamente delirante. Perché non ho mai frequentato corsi di dizione e parlo con la pronuncia tipica della “bassa reggiana” (sono nato e cresciuto a Poviglio, a un tiro di schioppo da Brescello, che Mina conosce benissimo perché qui – oltre a Don Camillo e Peppone – anche papà Mino era di casa). E perché nessuno nel mare magnum di disamine, libri, articoli e considerazioni su Mina ha mai approfondito il versante della parola in musica, un universo a parte rispetto alla parola propriamente intesa. E le fascinazioni legate alla dizione o, meglio, all’articolazione delle parole al servizio della musica rappresentano un concetto così poco frequentato da risultare, agli occhi dei più, praticamente inesistente. Come non accettare la sfida (fra l’altro scaturita da un mini-sondaggio sui possibili argomenti di questo numero) di Loris?

C’è una semplificazione diffusa – da smantellare – che distingue fra cantanti attenti alla parola (nel luogo comune: i cantautori e qualche loro musa, come Fiorella Mannoia…) e cantanti indifferenti al significante. La contrapposizione non è scientifica: serve a evitare incasellamenti irriverenti e brutali. Quelli fra i cantanti di voce e i colleghi senza voce. Perché quanto più la voce è piccola tanto più chi la possiede è recepito come rispettoso dei valori testuali. Vale anche all’estero: Billie Holiday, con la sua voce di modeste proporzioni tecniche, è sempre stata considerata più attenta alla parola delle “rivali” Ella Fitzgerald (che, si dice, scoppiò in lacrime dopo aver letto un’intervista in cui Sinatra la irrideva come lettrice di testi) e Sarah Vaughan (più volte tacciata di trasformare, con il suo vocione, minuscoli chalet in giganteschi castelli).

Le voci “troppo” dotate sono sempre state associate al predominio dei valori musicali e sottilmente colpevolizzate. Come se la musicalità uccidesse la parola. Le eccezioni sono pochissime. Frank Sinatra, pur dotato di una voce di tutto rispetto, è sempre stato considerato un finissimo cesellatore di versi, da lui resi con una chiarezza, un nitore, una plasticità davvero poco frequenti nel panorama canzonettistico anglofono. Ma si tratta – appunto – di un’eccezione.

Il riferimento alle voci statunitensi non è casuale: la cultura americana ha metabolizzato con più gradualità dell’Italia la contrapposizione fra valori testuali (dalle voci da cabaret a Bob Dylan) e valori musicali (le voci del jazz sono sempre state più disinteressate alla comprensione del testo, subordinato all’individualità strumentale del suono). In Italia, il passaggio è avvenuto frettolosamente. Si è passati dallo strapotere del “bel canto” (operistico) alle sgangheratezze del rock’n’roll, dai corsi di dizione ai deliri vocali, dalla disciplina dei conservatori alla soggettività più sfrenata. Difficile fra estremi tanto marcati individuare una logica e una dignità capace di discriminare fra voci attente e voci disattente ai valori testuali.

Soprattutto, si è perso di vista il valore estetico della parola in musica, della parola come suono. I critici italiani meno fantasiosi pensano che per far brillare una parola cantata sia sufficiente “dirla”. Escludono a pie’ pari il potere espressivo di una parola musicalmente articolata. Non capiscono che le manipolazioni del canto possano esaltare all’ennesima potenza – e talvolta sovvertire – la parola stessa.

Colpa della sciatteria vocale del cantautorato. E colpa dell’assenza di intelligenza creativa da parte degli interpreti puri, maschi e femmine. Perché in Italia le voci belle e influenti non sono mai mancate. Ma, a ben guardare, solo una ha saputo oltrepassare i valori vocali consueti con un’estetica parallela legata al suono di ogni singola parola. È Mina. Può sembrare fazioso ribadirlo sulle pagine di una fanzine a lei dedicata, ma se c’è un campo d’azione in cui la supremazia mazziniana appare con un’evidenza folgorante è proprio l’articolazione delle parole…” (…)

(Da NESSUNA COME TE LO DICO IO – Vocali, consonanti e altre storie: appunti di fonetica mazziniana di Antonio Bianchi, fanzine n° 73)

 

 

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Pubblicato: 6 mesi ago

Con il nastro rosa

Ieri, mercoledì 9 maggio, è nata ALMA PANI, figlia di Axel. Alla nuova bellissima arrivata, al 31enne neopapà e alla sua compagna, allo splendido neononno (!) Massimiliano, alla neobisnonna più ‘rock’ della Via Pappalàttea e all’intero clan Pan-Mazziniano l’emozionato e affettuoso abbraccio di tutti noi. E se fosse proprio ALMA la “A” che mancava all’acrostico dinastico (Max-Axel-Edoardo-Benedetta-A…) di MAEBA?

Danilo-Rea
Pubblicato: 6 mesi ago

Panta Rea

Danilo Rea la nostra fanzine ha dedicato, nel corso dei decenni, più di un’intervista (a cominciare da quella che gli fece nel n° 48 il caro Flavio Merkel fino a quella più recentemente firmata da Stefano Crippa nel n° 69). Ma per chi volesse saperne – molto – di più sui quarant’anni di splendida carriera di quello che è unanimemente considerato uno dei più grandi pianisti della scena jazz e pop italiana e internazionale, è d’obbligo l’acquisto della sua autobiografia – dal titolo Il jazzista imperfetto – pubblicata in questi giorni dalla RaiEri (236 pagine, 18 euro). Dal lungo capitolo in cui Rea ripercorre le tappe della sua ormai quasi trentennale collaborazione con Mina abbiamo scelto alcuni brevi estratti. Per leggere il resto, correte in libreria…

“Mina è una che fa gruppo. Quando si sente circondata da persone che stima, non ha nessuna voglia di cambiare. Ricordo che una volta, per incidere un pezzo particolare, le suggerii dei musicisti americani ma le non ne volle sapere, preferiva farsi accompagnare dai fedelissimi di sempre”.

“Ben presto capii che Mina era un’anomalia del sistema. Quello dei cantanti è un lavoro da amanuensi: avendo la possibilità di incidere e sovraincidere più volte, su un disco puoi starci anche un mese. Con Mina è diverso. Ti lascia la massima libertà. Il suo approccio è semplice: entra in sala e ci resta non più di due o tre ore. Propone un brano scelto al momento in una sorta di estrazione del lotto: ‘Vi piace How deep is your love’? Una volta scelto il brano, arriva in tempo reale una traccia con il testo e l’armonia, di quelle che trovi nei negozi di musica o su YouTube. A quel punto, in un’ora e mezzo devi tirar fuori il pezzo e registrarlo. Per questo Mina si è sempre circondata di improvvisatori, perché è molto jazz”.

“Io ho suonato spesso sui brani evergreen, mettendo al servizio la mia capacità di improvvisare. Un lavoro per niente semplice. Mina inventa gli arrangiamenti mentre canta, dando le direttive al volo: ‘Ora a solo di piano! Qui rullata di batteria!’. Mente suoniamo, spesso capita che lei, in cuffia e in tempo reale, ci chieda di cambiare repentinamente il ritmo: ‘Facciamola beguine, ora jazz’  o ci sospinga in arrampicate sempre più ardite, con salti di ottave, che solo lei può sostenere grazie alla sua estensione vocale. Quando improvvisammo su Ancora di Eduardo De Crescenzo, mi spronava a salire, salire, salire fino a picchi mai raggiunti”.

“Mina ama incastrare la strofa di un brano con un inciso di un altro. Ad esempio, è capace di iniziare con Let it be per proseguire con il ritornello di Ruby Tuesday (…). In La canzone di Marinella, cantata in duo con De Andrè, si inventò un gioco ritmico prevedendo che Fabrizio avrebbe cantato nel tempo di valzer originale. Lei invece scelse di cantare la sua parte in 4/4, quindi rallentando di molto la metrica con un effetto di maggiore sospensione drammatica. Un’impresa non da poco che richiese musicisti di grande esperienza e duttilità come Alfredo Golino alla batteria e Massimo Moriconi al basso. Una caratteristica peculiare di Mina è la perfezione ritmica, rara tra i cantanti italiani. Ha la precisione di un batterista”.

“Non è facile seguirla perché ha una dilatazione del tempo tutta sua, come Chet Baker. Ma quando si crea la giusta alchimia, il risultato ha del miracoloso”.

 

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Pubblicato: 7 mesi ago

Siamo tutti Maeba

Ogni occasione e ogni forma di diffusione sono buone per far conoscere e amare un disco meraviglioso come Maeba. E mentre ci pare che, dopo il fervore iniziale, gli sforzi promozionali della Sony per sostenere l’album (e spingere in radio, facendosi largo tra il ciarpame musicale dilagante, il secondo strepitoso singolo Il tuo arredamento) si siano precocemente arenati, è appena decollata dal sito ufficiale mazziniano una nuova intrigante iniziativa che, sotto l’attenta e indulgente supervisione della Komandante Suprema e del Grande Nostromo Max, coinvolgerà direttamente i fans dalle velleità canterine più o meno fondate. Questo l’annuncio:

“È ormai Karaoke-Maeba-Mania e sta per esplodere anche nel Mina Mazzini Official! E presto una grande sorpresa per le vostre cover! Cantate Maeba! … continuate a inviarci i link dei vostri video-cover esclusivamente all’indirizzo laredazione@minamazzini.net . Le cover più belle e intonate saranno ospitate in una sezione del canale ufficiale Mina Mazzini Official Youtube creata apposta per accoglierle, per accogliervi….”. 

Inutile aggiungere che anche la fan page del Minafanclub e il sito amico www.rockol.it di Capitan Franco Zanetti seguiranno con vivo interesse l’evolversi di questo inedito talent show intergalattico…

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Pubblicato: 7 mesi ago

L’aurora colora ogni cosa…

È in programma alle 11.30 di stamane – presso la Sala della Consulta di Palazzo Comunale – la conferenza stampa con cui la Città di Cremona si appresta a dare ufficialmente il via al fitto cartellone di eventi musical-culturali previsti sotto il Torrazzo nel corso dell’estate. Tra le iniziative in ballo, spicca il progetto CremonaCantaMina che celebrerà i sessant’anni di carriera della Mazzini con una serie di concerti-tributo col trio Rea-Moriconi-Golino (protagonisti della serata del 25 luglio), il rapper Mondomarcio (che il 27 luglio riproporrà dal vivo il suo album-concept mazziniano Nella bocca della Tigre) e il gruppo degli Oblivion (col recital The Human Juke Box del 2 agosto). Dedicata espressamente a Mina sarà anche la XII edizione del Progetto Back To School, destinato agli studenti degli istituti di istruzione superiore e, per la prima volta, anche dei corsi universitari. Il percorso, a partecipazione gratuita, coinvolgerà i ragazzi in una serie di laboratori formativi di musica d’insieme basati sull’incontro e confronto con un team didattico di alto profilo di cui faranno parte, sotto il coordinamento del prof. Aldo Pini, docenti come Mattia Tedesco, Giulia Dagani, Antonio Galli, Marco Carnesella e – guest star d’eccezione – la cantautrice Dolcenera, tutti sinergicamente impegnati a dar vita a una formazione pop contemporanea cui si affiancherà una sezione d’archi studiata ad hoc per reinterpretare nel modo migliore gli arrangiamenti di alcuni dei più celebri brani di Mina: il tutto si concluderà in un concerto finale, che si terrà nel periodo giugno-luglio, in una location attualmente in fase di definizione.

Ma le novità di questa assolata fine di aprile non finiscono qui. Venerdì 27 debutta infatti nelle radio il secondo, attesissimo singolo estratto da Maeba: la “incantàbile-incantévole” Il tuo arredamento di Zorama, per l’occasione remixata in una speciale edit version adattata alle stringenti esigenze di minutaggio della programmazione in FM…

 

 

 

 

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Pubblicato: 7 mesi ago

Tanti auguri, Max!

Nella fanzine numero 75 della primavera 2013 festeggiammo il doppio 25° compleanno di Massimiliano con una serie di specialissimi “biglietti di auguri” scritti – e, nel caso di Mauro Balletti e Gianni Ronco, disegnati – da alcuni degli amici e collaboratori a lui più cari. E visto che gli anni passano ma gli affetti sinceri restano, ci sembra bello riproporvi oggi – in occasione dei fulgidi 55 dell’indomito nocchiero della PDU – quattro di quegli inestinguibili happy birthday ai quali alleghiamo quelli, freschi di giornata, di tutti noi…

 

FRANCO ZANETTI - Di gente, in oltre quarant’anni che bazzico il mondo della discografia, e più in generale il mondo dello spettacolo, e ancor più in generale il mondo tout court, ne ho conosciuta tanta, tantissima. Ma sicuramente non ho mai conosciuto nessuno come Massimiliano; nessuno, intendo, che sia garbato, gentile, puntuale e impeccabile come lui – il tutto senza mai diventare artefatto o stucchevole, e senza rinunciare a un rigore e a una fermezza esemplari. Persone come Massimiliano sono rarissime, anzi pressoché uniche (fra i cosiddetti “figli d’arte, poi, figuriamoci!). Lo dico sinceramente: gli devo molto, professionalmente e umanamente. Soprattutto gli sono debitore di un’attestazione di fiducia che dura ormai da parecchi anni, e che spero di non aver mai tradito (gli devo anche un ringraziamento per una indimenticabile sorpresa che mi ha regalato qualche anno fa – lui sa di cosa parlo). Avere a che fare con lui – per ragioni professionali o personali – è sempre stato un piacere e una soddisfazione. In un ambiente in cui tutti si dicono amici di tutti, preferisco, più sinceramente, definirmi un suo (occasionale ma fedele) collaboratore che lo rispetta e lo ammira. Aggiungo che se avessi una figlia mi piacerebbe molto che sposasse uno come lui – ma una figlia non ce l’ho, e in ogni modo temo che un genero così non riuscirei comunque a trovarlo. Auguri, Max!Continua a leggere