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Pubblicato: 4 mesi ago

Venti di passione

In un post di qualche giorno fa esprimevamo rammarico per la scarsa presenza nella fanzine (e nel Minafanblog) di firme giovani e fresche. La socia ventunenne Selene Barbone di Alessandria ha prontamente risposto al nostro appello con questa tenera dichiarazione d’amore…

di Selene Barbone

Seduta su uno scomodissimo sedile blu del treno, tornando a casa dall’università, ascolto come d’abitudine la musica con i miei fedelissimi auricolari bianchi. Proprio nel momento in cui Mina inizia a cantare, il rumore all’esterno si fa sempre più forte, costringendomi a interrompere. “Come rovinare la sacralità della voce più bella del mondo”, penso. Aspettando, quindi, che torni un po’ di tranquillità, rifletto su come sia arrivata sulla strada di mattoni gialli che porta alla Tigre – sette anni or sono, cioè quando ne avevo appena 14.

Quello di Mina è un nome che ha sempre girato sulle bocche di tutti in casa mia. Spesso insieme a Battisti, portandomi ingenuamente a pensare che fossero sposati (nella mia mente di bambina, questa cosa aveva senso). Eppure i miei genitori non sono assidui frequentatori della sua discografia, a dimostrazione del fatto che, se è destino, Sua Maestà arriva sempre a destinazione.

La “prima” Mina di cui ho memoria è la stessa che condividono almeno tre generazioni di giovani: un’alta signora vestita di nero, con la treccia lunga (rigorosamente color mandarinetto) e gli occhialoni da sole. Prima di entrare in questo Paese delle meraviglie, gli altri “volti” di Mina – pur sapendo che sempre di lei si trattava – mi riportavano a qualcuno che, in un passato più o meno lontano, rispondeva “soltanto” al suo nome. Galeotto è stato Paolo Limiti, o, meglio, la trasmissione che il conduttore/autore/snocciolatore di aneddoti (tutto lui fa) le ha dedicato per i suoi 70 anni. Una folgorazione! Un paio d’ore sono state sufficienti per aprirmi gli occhi: sulla musica e sullo spettacolo (che sono oggi la mia materia di studio), ma soprattutto sull’importanza che una sola persona può acquisire – nella cultura pop e non solo. Andando a cercare le sue vicende pubbliche e/o private, mi sono resa conto di come Mina, prima di essere una diva – e forse proprio per questo – è una donna. Decisamente umana, con pregi e difetti che la rendono perfetta. Lei è l’esempio di cui avevo (e ho) bisogno quando i dubbi mi assalgono.

È per certi aspetti frustrante avere vent’anni e non avere la fortuna dei miei coetanei di poter vedere la propria cantante preferita dal vivo (a volte li invidio anche, lo ammetto), però mi consolo ricordandomi delle meravigliose registrazioni che si trovano in rete. L’impasse, poi, è presto superato quando mi rendo conto della grande opportunità che ci viene data. Potendo ascoltare solo la sua musica, Mina ci permette di attivare (si spera) un meccanismo per cui diventa molto più importante la profondità del lavoro, le canzoni, piuttosto che l’aspetto visivo (nonostante lei sia, di fatto, una delle più avanti in questo senso). Mina è, dal 1978, una cantante pura, assoluta. È una scelta, la sua, che dimostra intelligenza e coraggio: significa fidarsi delle proprie capacità e dei propri collaboratori, non smettere mai di partorire idee nuove.

Un altro merito che devo riconoscere alla Mazzini è quello di avermi dato gli strumenti per guardare alle cose con onestà intellettuale: in 59 anni di carriera non sarebbe mai stato possibile indovinare al cento percento ogni singola canzone e ciò mi aiuta a non adagiarmi sul classico “Tutti i suoi pezzi sono belli”, sapendo trovare delle giuste argomentazioni. Anche questo la rende diversa da chiunque altro.

Riguardando la vicende pubbliche di Mina, mi accorgo del fatto che, con la discrezione che la contraddistingue, lei è uno di quei prodigi che solitamente si cercano e trovano solo Oltreoceano. Eppure ha preceduto di quaranta/cinquanta anni molte delle sue colleghe (americane e non solo) di oggi: fondando un’etichetta per avere maggiore libertà artistica sulla propria musica, collaborando con grandissimi nomi e, soprattutto, “mettendoci la faccia” per prima – anche quando non la vediamo. Non è da tutti rimanere se stessi e allo stesso tempo crescere. Mina rompe gli schemi, infrange i limiti senza dare sfoggio di sé; quello che fa è in primis qualcosa che le riesce naturale, non ha bisogno di esagerare. C’è solo lei, nella sua essenza. Poco importa che non sia autrice delle proprie canzoni (fosse l’unica…), o che non conosciamo al millimetro il suo viso oggi che ha 77 anni. Quello che mi preme (e spero sia lo stesso per gli altri fan) è che venga riconosciuta da molte più persone per la sua importanza nel mondo della musica e per il ruolo che (involontariamente?) nell’essere esempio di quanto in alto una donna possa arrivare senza compromessi alcuni. Lo dico senza alcun problema: Mina mi sa trasmettere ogni giorno una piccola ma essenziale dose di coraggio, di voglia di rischiare. È importante trovare qualcuno, al di fuori della propria cerchia di conoscenze, che sappia mostrare lati nuovi del mondo e sono così orgogliosa di poter dire che, per me, c’è Mina.