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tassoni folder 73
Pubblicato: 7 mesi ago

Il gusto di essere unica

In attesa delle ormai prossime – sconvolgenti… – sorprese legate al sodalizio mazziniano con Tim, vi anticipiamo l’incipit del minuzioso e illustratissimo dossier sulla storia di Mina testimonial – dal titolo Love for sale – che troverete nella nuova fanzine…

Nella primavera del 1996 il settimanale Pubblico condusse tra un centinaio di creative director delle principali agenzie pubblicitarie italiane un sondaggio sui personaggi famosi ritenuti testimonial ideali. In testa alle preferenze si piazzò – con quotazioni ritenute “inestimabili” – nientemeno che Papa Wojtila, seguito da Umberto Eco (valutato 5 miliardi di lire dell’epoca) e dalla nostra Mina alla cui ipotetica apparizione in uno spot gli interpellati attribuirono un valore commerciale di 3 miliarducci. Dietro di lei, con stime comprese tra le tre e le due migliaia di milioni di lire, si classificarono altri vip mediaticamente poco inflazionati (e proprio per questo giudicati più credibili) come Enrico Cuccia, Claudio Abbado e Giorgio Strehler.

Compilare un’analoga graduatoria sarebbe, ai giorni nostri, un’impresa a dir poco ardua, e non solo per il “trascurabile” fatto che tutte le sopraccitate celebrità, a esclusione della sempiterna Tigre, sono passate nel frattempo a miglior vita. Nel precario e inconsistente star system odierno – sempre più popolato di intercambiabili divetti-lampo sfornati dai vari talent o reality show – perfino il più volenteroso dei pubblicitari stenterebbe a individuare tre o quattro volti noti in grado di promuovere con efficacia un qualsiasi prodotto per più di un paio di stagioni. Non deve quindi sorprendere che un colosso della telefonia come Tim abbia deciso di andare sul sicuro puntando sul carisma senza tempo di Mina per le sue più recenti campagne televisive (e per quelle che verranno). Il portentoso quid che fa della Mazzini – oggi come sei decenni fa – la testimonial più affidabile e carismatica in circolazione è stato ripetutamente indagato in fior di trattati semiologici e in fluviali tesi di laurea. Ma a fornirne in poche folgoranti parole la spiegazione più valida e veritiera è stato probabilmente Massimiliano Pani nel corso di un’intervista concessa alcuni anni orsono al compianto settimanale Epoca: “Mia madre è una che se avesse fatto la commessa della Standa avrebbe comunque costretto gli altri ad abbassare lo sguardo. Perché in lei c’è una forza speciale che non deriva dalla fama, ma da lei stessa…”. E il bello è che questa “forza incantatrice” ha continuato per vie imperscrutabili a sedurre il pubblico (e, di conseguenza, i pubblicitari) anche dopo l’addio di Mina alle scene, ammantandosi di un ulteriore alone di magia e di mistero (…).