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Pubblicato: 1 mese ago

Io sono quel che sono

Dopo mesi di pressoché totale lockdown, il mondo della cultura – ovviamente il più trascurato dalle misure di sostegno adottate dal governo per rilanciare i diversi rami dell’economia – si appresta faticosamente a ripartire. E mentre dal 4 maggio nelle sale di incisione italiane si potrà finalmente riprendere la produzione e registrazione di nuovi dischi (e a Lugano? Mah…), nelle librerie già riaperte da qualche settimana vedranno la luce nei prossimi giorni le novità editoriali rimaste fino a oggi “congelate” dalla serrata generale. In particolare, è previsto per martedì 5 maggio l’approdo nei punti di vendita “fisica” dell’imperdibile volumone Rizzoli Mina che qualche fortunato fan – specialmente nel Sud Italia – ha già ricevuto il mese scorso tramite Amazon. Ripensando al titolo ipotizzato inizialmente per il libro – Mina è Mina – ci sono venuti in mente almeno due memorabili articoli che ricorrevano proprio a quell’apparentemente ovvia tautologia per definire un Mito altrimenti impossibile da etichettare.

Il primo – purtroppo non firmato, ma potrebbe essere di Michele Serra – è tratto da un Telesette del 1982 e si concludeva così:

«Viene in mente a questo punto quello che diceva George Bernard Shaw a proposito dei gatti: “Un cane è semplicemente un cane. Un gatto invece è un gatto”. Ecco, non so se mi spiego. Picasso non è un pittore, Fellini non è un regista. Picasso è Picasso, Fellini è Fellini, la Mina è la Mina! È artista e personaggio, è l’unica grande occasione per rivedere una fetta di storia, la sua e anche la nostra. Canzoni a parte – e butto via una fetta importante – la Mina rappresenta qualcosa di incontenibile e di irreale, forse un sogno o una passione ancora tutta da consumare…».

La seconda citazione è tratta da un servizio di Piergiuseppe Caporale – indimenticabile critico musicale scomparso pochi mesi fa – ripescato da un numero del mensile Music del maggio 1980:

«… Mina è Mina, e finchè vorrà potrà darci quei momenti di emozione pura che ci ha sempre dato, potrà trasferirci le sue passioni con quella consumata abilità che non si acquista, che non si può imparare e che è prerogativa solo degli Immortali…». 

Del resto, non potrebbe essere riadattata col nome di Mina – non a caso ripetuto quattro volte sulla cover del libro – anche la celeberrima frase “Rosa è una rosa è una rosa è una rosa” di Gertrude Stein?