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03-00015731 - MINA - - LA CANTANTE SI ESIBISCE IN CONCERTO, 01-00084161000001
Pubblicato: 8 mesi ago

1967: ciao, Sanremo, ciao

di Antonio Bianchi

Tra versioni discografiche e televisive, l’edizione sanremese più (ri)visitata da Mina è quella del 1967. Il suo consueto 45 giri “guastafestival” pubblicato a ridosso della kermesse canora contiene L’immensità (cavallo di battaglia dell’autore Don Backy e soprattutto di Johnny Dorelli) e la meno fortunata Canta ragazzina (che Bobby Solo e Connie Francis non riescono a portare in finale. Una terza canzone verrà pubblicata nell’album Sabato sera. Si tratta di Quando vedrò (ennesima creazione dei coniugi Marisa Terzi e Carlo Alberto Rossi, lanciata da Los Marcellos Ferial e dagli Happenings). Altri tre brani verranno proposti nel corso della trasmissione Sabato sera: Quando dico che ti amo (seconda classificata, presentata da Anna Rita Spinaci e dai Surfs), eseguita in due versioni diverse in apertura e in chiusura del ciclo; Pietre (exploit di Antoine e Gian Pieretti). duettata con Giancarlo Giannini; e la strepitosa La musica è finita (lanciata da Ornella Vanoni e Mario Guarnera). De La musica è finita la Tigre realizzerà nel ’68 anche una versione discografica – rieseguita poi dal vivo a Canzonissima – per il ricercatissimo LP riservato agli abbonati ai periodici del Corsera Le più belle canzoni italiane interpretate da Mina.

Malgrado le sei canzoni estrapolate, la Mazzini era inizialmente in lizza per Sanremo ’67 come concorrente con una canzone di Lelio Luttazzi intitolata Tenera è la notte. A svelarlo, poche settimane dopo il Festival, è Jula De Palma nel corso della puntata dedicata a Luttazzi dello show Musica da sera che nella serata del 5 marzo avrà poi per protagonisti Mina e il Maestro Gianni Ferrio.

Ma il Festival di quell’anno è segnato soprattutto dalla tragedia di Luigi Tenco. Intervistata all’indomani di Sanremo da Gigi Speroni per la Domenica del Corriere, Mina commenta così il disperato gesto del cantautore: “Dovevo andare al Festival come spettatrice. Poi ho saputo di Tenco e sono rimasta a Roma. Per me Sanremo era finito. Ma è possibile che nessuno, dico nessuno… io, ci fossi stata, non avrei cantato. Tenco lo conoscevo, naturalmente; leggeva Pavese, troppo. Troppo, per uno come lui…”. 

(Dal dossier Appuntamento in riviera, fanzine del Minafanclub n° 49, febbraio 1999)