Il Blog

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Pubblicato: 5 mesi ago

Il genio in una stanza

A tre anni esatti dalla sua scomparsa, dobbiamo ancora saldare un debito al caro amico Gherardo Gentili. L’inedito ritratto di Christine Leroux che state per leggere era destinato alla rubrica Nougatines che per qualche numero, una decina di anni fa, il prestigioso giornalista curò per la nostra modesta fanzine. Senonché, non avendo stretta attinenza col carattere “Minotematico” della rivista, l’articolo rimase impubblicato. Ci sembra oggi giunto il momento di riparare all’imperdonabile mancanza…

di Gherardo Gentili

“Colazione da Tiffany”. È un romanzo di Truman Capote. Non ricordo se in principio o alla fine il narratore riesce ad avere qualche notizia della protagonista improvvisamente scomparsa da New York. La bella e sofisticatissima Holiday Golightly. È stata vista nel cuore dell’Africa nera, ospite di una tribù di ottentottti, sempre decisa a fare la sua vita e pronta a seguire il suo estro.
Io non sono Truman Capote, ma sull’esempio di quel ricordo, mi chiedo: Christine dove sei ora? Che fai? Sei la proprietaria di una fazenda in Sudamerica e abiti una villa in stile coloniale? Vivi a Parigi, hai un salotto frequentato dalla gente che conta, vesti solo Chanel e Givency o indossi le cose comperate nei mercatini che, grazie a te, diventano capi d’alta moda? Lavori ancora nella discografia tra Milano, Londra e New York? Hai un casale in Toscana come Sting?
Christine Leroux è la giovane donna francese che ha scoperto Lucio Battisti. Lei lo ha raccontato spesso ma non se ne è mai vantata. Faceva parte del suo lavoro. Una porta chiusa, alcuni accordi di chitarra che riempivano il corridoio e la rivelazione del genio.
Ho conosciuto Christine quando sono arrivato a “Sorrisi”. Non so come, lei aveva un ufficetto nella vasta redazione del giornale, anche se continuava a fare il suo lavoro di piccolo produttore e talent scout. Una gentilezza dell’editore. Ma si capiva che era soltanto tollerata e lo capiva anche lei. Ma non dava noia a nessuno e accettava la sua condizione con garbo, riserbo, una punta di ironia e di spirito parigino. C’era insomma la modestia e l’indipendenza della donna francese.
Diventammo buoni amici. Poi un giorno trovò di sistemarsi altrove e se ne andò. Andai a trovarla nel suo nuovo ufficio. Alle pareti e sulla scrivania teneva i ritratti che le avevano fatto i più noti fotografi europei. Giovane, bella, piena di fascino, come una star. Qualche tempo dopo venne a portarmi un album che aveva prodotto. Era ispirato a un libro del poeta francese Pierre Louys uscito nel 1884: “Le canzoni di Bilitide”. Louys diceva di aver scoperto quelle canzoni, opera di una cortigiana dell’Atene di Pericle, nel V Secolo avanti Cristo. Invece l’autore era lui. Bilitide, squillo di lusso, come si intuisce anche dal nome era bisex, seguace di Saffo. Infatti gran parte delle canzoni erano dedicate alle sue piccole amiche.
La scelta dell’argomento mi colpì. Infatti possedevo il libro. Se ne era parlato in casa. Mia madre, donna di costumi severi ma di larghe vedute, lo trovava delizioso. L’edizione italiana era in stile Art Decò, con raffinate illustrazioni a colori: insomma un libro a cui tenevo. Christine non lo possedeva più. Allora mi feci coraggio e sospirando ma sicuro di farle un piacere glielo regalai. Prima però lo fotocopiai e nascosi il rotolo in libreria. Non mi sono mai pentito del dono, anzi.
Chissà se lei, dovunque si trovi, ce l’ha ancora.
Passò altro tempo. Christine aveva lasciato Milano. Si seppe che aveva sposato un uomo ricco e potente, un importatore di frutta esotica. Per questo avevo pensato che vivesse in qualche repubblica delle banane, con la tenuta e la villa coloniale.
Sono trascorsi ancora tanti, troppi anni. Io ne ho 86. Non sta bene fare dei calcoli, trattandosi di una signora. Ma sono sicuro che se incontrassi di nuovo Christine la troverei bella e gentile come allora, senza trucco, senza rifacimenti estetici, quasi senza età. Con quella luce interiore, quello charme parigino che solo lei possede.

(Nella foto che illustra il post, gentilmente concessa da Giovanni Barca, Gherardo appare al fianco di un’altra delle grandi donne che ha incontrato nel corso della sua carriera di giornalista: Valentina Cortese)