Il Blog

185926860-9d2b2a40-02c2-42f9-9c83-d6e423bab450
Pubblicato: 3 mesi ago

Aranjuez, la Sua voce

A un anno dalla riproposta a 45 giri de La canzone di Marinella versione 1967 abbinata a quella magicamente duettata trent’anni dopo con De André, la PDU prosegue i festeggiamenti dei suoi 50 anni di attività ripubblicando – in occasione del Record Store Day del prossimo 21 aprile – l’introvabile e sfortunatissimo singolo Trenodia / I discorsi con cui Mina inaugurò la propria avventura da titolare dell’etichetta. Nel numero scorso della fanzine Antonio Bianchi riepilogò brevemente le vicissitudini del 45 giri nell’incipit del suo dossier sul 1968 mazziniano…

di Antonio Bianchi

Nove 45 giri ufficiali. Quattro album. Un singolo (la nuova versione de Il cielo in una stanza e Ma se ghe penso) uscito a un anno di distanza. Una valanga di brani ripubblicati, nel corso del ’69, a 33 giri o esclusivamente su cassette e Stereo 8 (Appuntamento con Mina, Stasera Mina, Mina d’estate e Mina per voi). Una desueta musicassetta EP (contenente Regolarmente, Per ricominciare, Fantasia e C’è più samba). Numerose versioni tradotte, realizzate per il mercato straniero ma pubblicate anche in Italia. Come se non bastasse, ci si mettono anche la Ducale (che, in concomitanza con Canzonissima ‘68, pubblica un disco tris con le sigle Due note, Stringimi forte i polsi – presentate da Mina nel medley della prima puntata – e Sabato notte) e la Ri-Fi (che pubblica su singolo Nel fondo del mio cuore/Se tornasse caso mai e Lunedì 26 ottobre/Non illuderti, sino ad allora nascoste fra i solchi del “disco grande”).

Il 1968, discograficamente, è l’anno della grande semina. Perché è il decennale di carriera: ricorrenza che Mina cavalca con caparbia laboriosità, coadiuvata dal fido Augusto Martelli (e dall’alter ego Bob Mitchell). E, soprattutto, perché è l’anno del debutto della PDU: fondamentale “fare catalogo”, occupare tutte le nicchie d’utenza, moltiplicare i supporti, scavalcare le raccolte che la Ri-Fi, allo scadere del contratto, ha prontamente immesso sul mercato (Quattro anni di successi è il primo) e centrare al più presto un nuovo exploit commerciale capace di consolidare la neonata etichetta, fra l’altro bizzarramente ostacolata sin dal primo passo. Ci riferiamo a Trenodia, il disco d’esordio della PDU, brano elaborato dal battutissimo (e comunque stupendo) Concerto d’Aranjuez, per chitarra e orchestra, composto da Joaquín Rodrigo (la prima esecuzione pubblica risale al 1940 ma è negli anni ’60 che il secondo movimento, il celeberrimo Adagio, conosce un’inaspettata fortuna canzonettistica). Il 45 giri, lanciato a fine anno in tivù, dopo pochi giorni (e 25.000 copie vendute) viene ritirato dal mercato, pare su richiesta della stesso Rodrigo, che non approva l’arrangiamento predisposto da Augusto Martelli. Stessa sorte avrà l’incisione di Fabrizio De André (Caro amore). Rodrigo promuove invece la versione di Dalida – uscita contemporaneamente al 45 giri mazziniano, con una concomitanza che sembrerebbe confermare l’ipotesi di un “veto” a incisioni concorrenti, come ipotizzato da Giorgio Calabrese, autore di Trenodia, nel pregevole libro di Romy Padovano Mina, i mille volti di una voce – intitolata Aranjuez, la tua voce, più rispettosa, sontuosa e strumentalmente affine al concerto vero e proprio. Quella di Mina, per contro, è più scarnificata e austera, cadenzata ritmicamente come una marcia funebre, con la voce predominante su uno sfondo strumentale di puro supporto.

In fretta e furia, esce un secondo 45 giri, dove Trenodia – non sappiamo se inizialmente prevista anche per l’LP Dedicato a mio padre – è sostituita da La canzone di Marinella di Fabrizio De André, l’altro “bocciato” da Rodrigo. Una coincidenza? (…)