Mina Fan Club

“Un audio di Mina, nostra inarrivabile Signora della canzone italiana, avrebbe restituito all’inno il lustro e la gloria per cui esserne fieri”: di commenti più o meno simili a questo se ne sono letti a iosa, a proposito della discussa esecuzione di Fratelli d’Italia proposta in apertura delle Olimpiadi di Cortina da una nota cantante il cui indice di gradimento nel nostro Paese, a dispetto dal gigantismo promozionale che la sostiene, si sta pericolosamente avvicinando – sull’onda di una serie di performance diventate virali in negativo – a quello che Melania Trump detiene a Minneapolis. Lo scritto che riportiamo – proprio perché la Tigre vi è stata tirata in ballo –  è stato postato dal d. j. e influencer Manuel Nash nel suo profilo su Facebook…

di Manuel Nash
Si afferma spesso, e giustamente, che Mina sarebbe in grado di cantare anche l’elenco del telefono. La Tigre di Cremona conosce bene la differenza tra la profondità di un testo e una mera serie di numeri, eppure riuscirebbe comunque a trovare motivi per emozionarsi (emozionando noi di riflesso) anche cimentandosi con la tabellina del 9.
Diversa è invece la logica (adeguata, del resto, al talento) che governa l’istinto interpretativo della Pausini. La cantante romagnola ha più volte dimostrato di non saper distinguere, a priori, un verso di Mogol dalle istruzioni di una lavatrice. A contare, per lei, non è infatti l’intenzione artistica, ma piuttosto l’ostentazione di una “potenza di fuoco” vocale che, da strumento di coesione emotiva, diventa arma di autoaffermazione professionale disposta, con bulimica voracità, a bruciare qualsiasi materiale.
Il pubblico, trattato come un accettabile danno collaterale, è vittima di un’estetica dell’esagerazione. La tradizione del bel canto viene così costretta a una seduta di chirurgia correttiva (non richiesta) che gonfia e involgarisce ogni lineamento, condannandolo dolosamente all’anonimato del botox.
Piantiamola una buona volta con certe (imbarazzanti) boomerate indirizzate (senza un briciolo di vergogna) alla Elodie di turno. Deponiamo serenamente le armi di fronte a quei linguaggi musicali, figli della contemporaneità, la cui unica colpa è quella di non essere diretti a “noi vecchi”.
La vera mortificazione della musica italiana passa attraverso la subdola manipolazione della nostra tradizione che, nelle mani di nomi come quelli della Pausini o di Bocelli, viene trattata come una partita di mangime geneticamente modificato diretta verso un allevamento intensivo di pollame.
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