di Giancarlo Nino
Quando, una ventina di anni fa, iniziavo a srotolare il lungo nastro della discografia di Mina, che andavo scoprendo proprio in quei tempi, fui sopraffatto dall’istinto iniziale di ascoltare quanto più potessi e subito, come un affamato che la sorte fa ritrovare di fronte ad una tavola imbandita di ogni ben di Dio. Iniziai a comprare con avidità uno, anche due dischi al mese, ben felice che i pezzi registrati superassero il migliaio (oggi anche di più), attingendo ad una sorgente che mi sembrava improsciugabile. Ma la sete inestinguibile scavava di gran lena, e ad un tratto mi accorsi di aver comprato più di quello che mi restava da ascoltare. Mi dissi, ora basta, centellinerò il rimanente, comprerò poco per volta. Tutto per prolungare la magia della prima scoperta, del trovarsi rapiti e sognanti scartando magiche caramelle sconosciute, ognuna di esse instillata del miele dell’attesa paziente, lunga anni.
Eppure da tempi non sospetti, e io non lo sapevo, Mina, la nostra instancabile eroina, registrava pile di canzoni, assai di più di quelle che di fatto finivano nei dischi. Ma nulla andava perso, le eccedenze finivano sistemate in un cassetto, come ritagli di stoffe preziose, scampoli serici da custodire in attesa che la più abile delle sarte trovasse la giusta trama su cui cucirli.
Ed è così, che dopo decenni di buio nei cassetti di quell’atelier di gran lusso della PDU, la titolare e prima artigiana ne ha selezionato una piccola manciata, ne ha ricucito le trame, aggiustato qualche sdrucitura del tempo, fatto un paio di inserti nuovi di zecca, e confezionato il tutto in Dilettevoli Inedite Eccedenze. È un cofanetto piuttosto prezioso, in cui la Nostra, trasfigurata nella sorniona Grimilde della copertina, ci offre un po’ del suo cuore d’interprete, della sua intelligenza vocale ed emotiva, della sua evoluzione canora negli oltre 50 anni qui riassunti. Ma i riassunti di Mina non sono mai banali, perché non è mai scontato il criterio della selezione, la scelta di cosa dirci. Niente prevedibilità radiofoniche, nessuna rilettura di suoi antichi successi (quello proprio mai). Mi pare invece, che abbia scelto queste canzoni per l’incredibile qualità interpretativa, la capacità di restituire in suono certe sfumature dell’anima così evanescenti e minime, quasi inconsce, che lei fa riemergere come un pescatore di perle.
Tra tutte, la più recente, e anche la più raffinata di tutto l’album è Vento di passione: cantata divinamente, il testo sfiorato con voce sensuale e arresa, misuratissima, nostalgica. Pensavo di trovarci il blues della versione originale, e invece ci ritrovo un jazz affranto e disarmante, il ricordo di un amore è una cicatrice che non fa male nella carne ma che riapre un taglio vivo e sorvegliato dell’anima.
Abbiamo aspettato 52 anni ma ne son valsi la pena per sentire la versione discografica di Canzone Triste. È struggente come la ricordavo, forse anche di più. Mi commuove come quando l’ho ascoltata la prima volta, il canto come un incantesimo, messaggero autonomo che si stacca dal corpo della sua padrona, viaggia defilato e insospettabile e raggiunge per chissà quali vie il suo destinatario. Cantata a fil di voce, come un vero incantesimo, c’è qualcosa di operistico, di classico, di potentissimo nel suo minimalismo che mi vince ogni volta.
Al lato opposto, a Costo di morire, cantata con mezzi sovraumani, una vocalità maestosa maneggiata con controllo millimetrico a servizio di una bellissima poesia di Cantini ed Evangelisti.
Carrettieri è la vera sorpresa del disco, una Mina “sociale“, che mi rimanda alla Mina “quasi Jannacci”, ma alle prese con un dolore ancora più atavico, contadino. La voce scioglie in canto e orchestra l’irrisolto supplizio del carrettiere e della sua bestia, tra zolle spaccate da sole e sudore.
La mia serenata è un inno di gioiosa timidezza, cantato con voce che si apre e vola ampia e leggera nel ritornello. Sarà stata registrata nei primi ‘90 ma la freschezza è intatta.
Ancora oggi, alcuni dischi non li ho mai ascoltati, perché saranno la mia nuova Mina per ancora un po’ di tempo. Voglio ritrovarla e sorprendermi della sua carezza inattesa e nuova ed ho una buona pazienza. Ma oggi so che, oltre a quanto immaginassi, c’è ancora un tesoro sommerso, custodito a chiave, che Mina ha in serbo per il futuro.
Non c’è fretta, Mina, io ti aspetto.
Autore: loris