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Christmas Song Book secondo Massimo Serzio – disegno di Gianni Ronco

Ascoltando Christmas Song Book, mi ritrovo trasportato senza corpo in un posto segreto e misterioso, sull’isola dei naufraghi di Lost, dove passato, presente e futuro non hanno più il senso a cui siamo abituati. La Voce di Mina esplora sentieri umani indagandoli fino al sublime, fino al limite ultimo, letterariamente portando il suo canto all’estrema consapevolezza che va oltre la percezione fisica, e travalica i limiti del reale. Il suo Canto non si accontenta più di essere ‘carnale’, materico, profondo; di raccontare i suoi e i nostri sentimenti, di spaziare in tutto l’arcobaleno di emozioni umane scegliendo quella che più si addice alla canzone che sta vivendo in quel momento; in questi ultimi lavori il suo Canto prende dal mondo reale i pensieri, le paure, i dolori, gli amori di noi tutti e sublimandoli nella loro forma più alta, ce li restituisce più densi, più ricchi, più puri… in una parola più Veri. Ma non di una verità fintamente, voluttuosamente, ordinariamente reale; di una Verità Assoluta.

Sono considerazioni forse eccessive, in fondo stiamo parlando di canzoni; ma non è forse la Musica la sola arte capace di muovere l’animo dell’uomo a livello così globale ed universale, di commuovere e tirare fuori i sentimenti più sopiti e insospettabili mettendoli in bella mostra per lo stupore di tutti? Finanche Shakespeare nella sua “Molto rumore per nulla” si chiede: “Non è strano che un budello di pecora possa cavar l’anima fuori dal corpo d’un uomo?”, meravigliandosi dell’effetto prodotto sugli ascoltatori dalla musica suonata con una cetra (le cui corde erano fatte appunto con tendini di pecora). Allora non è affatto eccessivo riconoscere a Mina il merito di trasportarci altrove, in uno spazio-tempo fatto di regole diverse, in un mondo di verità assoluta e di Idee Pure.

Mina è anima e ponte, traghettatore e fiume, ali e vento. Non ci stupisce, allora, ascoltando questo disco di ritrovarci bambini, di sentirci trasportati nel momento in cui abbiamo -per la prima volta- provato quell’emozione, vissuto ciò di cui lei canta; e non è affatto per un vago senso di nostalgia o ricordo, è qualcosa di più profondo, che va inspiegabilmente oltre. In American Song Book tutto era pervaso dalla consapevolezza dello scorrere del tempo, dal profondo dolore che questa consapevolezza produce, ma allo stesso tempo si avvertiva, sopra tutto, una grande luce. In Christmas Song Book, invece, regna la nostalgia; ma non è – banalmente – la nostalgia dell’infanzia o del passato: è la visione – tra le parole che Mina canta – del passato e del futuro fusi insieme, delle nostre molte vite che si sovrappongono come in uno specchio multi-dimensionale.

Quando Mina canta: “After dinner there’s more glee/on a table set by the wall/together cheerful faces/set where the fire places” ci fa letteralmente vedere quella scena, tratta dalla nostra infanzia, ma non solo, tratta dall’infanzia di Mina e di tutto il genere umano, come in una palla di vetro. In “The little gift you send on Christmas day/Will not bring back the friend you turned away” c’è tutto il lamento dolente che la frase esprime, e tutti i volti cari della nostra vita passata, ma anche di tutte le altre vite. Nella maestria superba con cui Mina interpreta “Christmas Eve will find me/Where the love light gleams/I’ll be home for Christmas/If only in my dreams” c’è tutta la profonda verità che aleggia nei sogni: vera porta – spalancata dalla Voce di Mina – che ci ricongiunge alla nostra Essenza.

Ma anche le canzoni più ritmate contengono frammenti di verità: l’audacia e la leggerezza di cui solo i bambini – e le anime pure – sono capaci, e la meraviglia di poter osservare il mondo con occhi limpidi. La freschezza con cui Mina affronta queste canzoni non ha niente di leggero, o frivolo; è una levità sapiente e molto ben dosata che disegna a matita e colora di acquerello. Assolutamente appropriate, in questa lettura, le tavole del Maestro Giorgio Cavazzano, che sottolineano il gioco e la varietà di colori di cui Mina si riveste: unico apparente punto di contatto tra questo album e il mondo Disneyano; a meno che – come ci si augurava su FB – questo non possa essere un primo passo verso una collaborazione più precisa, e – magari – un preludio a un album di canzoni tratte dai film Disney (anch’esse – ormai – genere a parte e canzoniere prestigioso) .

Se in Dalla Terra Mina aveva esplorato le radici classiche della canzone sacra propriamente detta, qui si sofferma in una relativa modernità e non si discosta dalla radice americana delle Christmas Carols (canzoni tradizionali più che spirituali) che però diventano qui altissime e sacre molto più di quanto esse stesse non raccontino.

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