Tristemente colti di sorpresa dalla scomparsa di Celso Valli, vi riproponiamo l’incipit del “ritratto d’autore” – arricchito da una lunga intervista di Stefano Crippa – che Antonio Bianchi dedicò al Maestro nella fanzine n°82.
di Antonio Bianchi
Chiamiamole magie. Momenti magici. O magiche follie… L’incontro musicale fra Celso Valli e Mina incarna una meravigliosa fase mazziniana impregnata di musicalità incantatrice, di effetti sonori stregati, di sottigliezze timbriche ammalianti… La Mina del triennio 1982-84 è fra le predilette in assoluto da chi scrive. La trilogia che abbraccia Italiana, 25, Catene è ammantata di un’amabilità e di una finezza che si stagliano nette, precise, rifinitissime… Una fase che merita di essere sottolineata e portata all’attenzione di chi non ha mai scorto né subodorato l’unicità del dialogo fra la voce di Mina e il tocco musicale fatato di Celso Valli, bolognese, eccelso tastierista. Penso che tanti non se ne siano ancora accorti. Per mille ragioni. In primo luogo, perché la produzione discografica mazziniana è troppo sterminata per agevolare l’identificazione degli apporti magici, come quello di Celso Valli. In secondo luogo, perché l’incontro è legato agli anni dell’invisibilità di Mina (la fase meno storicizzata e più depistante). E poi perché il luogo comune subordina tacitamente il ruolo dei collaboratori alla personalità interpretativa di Mina. Insomma: si tende ad attribuire a lei sola ogni motivo di fascinazione, sottacendo il contributo – talvolta fondamentale – dei music maker da lei scelti.
Celso Valli rappresenta un caso eclatante. Perché negli anni è diventato il musicista, arrangiatore e produttore più ambito in assoluto dai grandi della canzone italiana (…).
(da Quel Celso non so che, fanzine n° 82, 2017)
Autore: loris