di Pietro Bocchi
Giunge a destinazione, puntuale, il 7 novembre “1963/1967” e il confratello “Rarità e versioni inedite”. Una scorpacciata di Mina di un quadriennio irripetibile, nel quale la nuova star della canzone (e della televisione) ammaliava fasce di pubblico sempre più adoranti e i suoi dischi – pubblicati a getto continuo – si vendevano a ritmo incessante. Lei, già allora, la più amata, la più ascoltata, la più acquistata, la più… insomma.
Infilo il cd, di grande eleganza (anche) per la veste grafica. Parte Città vuota. Vertigine. Stordimento. Brividi lungo la schiena. Lei, Mina, è (quasi) presenza nella stanza. Sono abbacinato dalla bellezza, dalla sonorità dei primi attacchi (e chi di noi non consce il brano?). Forse chi sta cantando è (già) una grande donna, una grande voce con l’aria talvolta sbarazzina, ma consapevole, talvolta matura e adulta e al contempo ammiccante visti i suoi giovani anni. Forse davvero un giovane talento ma con già alle spalle un repertorio importante, di grande presa sul pubblico. UNA cui il successo sembra assicurato. E non da ultimo – nel suo modo di cantare e dire le parole – un’interprete tout-court.
I brani si susseguono e la magia non perde smalto, colore, calore, forza incantatrice. Il meglio del quadriennio in questione, così rimesso a nuovo, è talmente evocativo da chiedersi, pardòn, da ribadire a gran voce che come Lei, nessuna al mondo. Sì, ma già da allora…
Questo disco alla fine è davvero un tributo alla gioia vera e sincera di ascoltare musica, di farsi coccolare da una voce che sembra provenire da un altro pianeta. Queste canzoni – così felicemente messe a nuovo – racchiudono ancora oggi in sé una potenza e una forza tali che il tempo non sembra avere scalfito. Una grande bellezza. Senza meno!
Se c’è una cosa che mi fa impazzire… sei proprio tu, MINA!