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Pubblicato: 2 settimane ago

Vedi che parole semplici…

di Massimo Serzio

Quanto lo abbiamo immaginato questo disco, quanto lo abbiamo desiderato, quanti pensieri a tarda notte sperando di poter indovinare anche sono un barlume della sua meraviglia… eppure, nessuno avrebbe potuto neanche lontanamente avvicinarsi alla Bellezza e alla meraviglia che esso contiene.

Finalmente Mina incontra Ivano Fossati per un progetto quantomai organico, sorprendentemente nuovo e al tempo stesso rassicurante, che parte dalle consolidate atmosfere care a Fossati, per spingersi su territori per lui inesplorati, e arricchirsi dell’apporto (non solo vocale) di un’artista immensa come Mina.

Non è possibile aprire questo spettacolare contenitore senza restare abbagliati dalla profonda consapevolezza, dall’eterno susseguirsi delle umane passioni, dalla maestria che hanno entrambi nel farceli vivere.

Questo Mina Fossati è un disco che rivela la grana imperfetta e umanissima della vita, e ce la lascia intravedere attraverso il tessuto dei versi, a volte sdrucito e stanco, a volte pieno e robusto, altre volte scintillante e fresco. 

Da questo tessuto, fatto di tante parole, leggiamo di gesti semplici, quotidiani, sentimenti ed emozioni che ci appartengono da sempre, e che non diventano mai metafora di sé stessi, non si astraggono mai dalla realtà per farsi solo pura poesia, ma elevano a poesia la realtà più profonda e carnale dell’uomo, e ci restano scolpiti dentro perché ci rassomigliano.

L’Infinito Di Stelle è un capolavoro senza tempo; “Io nemmeno per un attimo / Voglio stare lontano da te / Vedi che parole semplici / Proprio per questo ci crederei” è uno di quei versi che ti restano incisi dentro, indelebile come un tatuaggio, umano come il sangue, liberatorio come la verità.

E come proseguire, dopo un’apertura che potrebbe essere la chiusura definitiva, la canzone, quella che dopo spegni tutto e non hai più bisogno di sentire nulla? Con un repentino cambio di atmosfera, con una filastrocca voce e chitarra, commovente per la sua purezza, luminosa come un giorno di primavera; Mina appoggia parole e note in alto, tra le nuvole e insieme, lei e Fossati, finiscono con una dolcissima citazione, delicata, malinconica, inaspettata. Farfalle è un piccolo gioiello leggerissimo e vibrante.

Ladro è una di quelle canzoni che non ti aspetti da Mina, una di quelle che Mina scrive con la sua voce spostandone il senso altrove, e arricchendola con i suoi bassi e le parole rappate come solo lei può fare, un regalo inaspettato e graditissimo, un pezzo diverso da tutti gli altri del disco, che solo lei poteva rendere appieno in ogni sfumatura.

Come Volano Le Nuvole sembra composta da due canzoni diverse; le strofe molto ben raccontate da Ivano sono basse, decise e sono messe in risalto da un ritornello che sembra spostare l’attenzione altrove, dalla notte profonda di un sentimento feroce “È che giù in fondo alla notte / Quasi tutti siamo senza cuore” alle nuvole che volano libere e che sovrastano ogni umana emozione. Mina canta il ritornello quasi senza partecipazione, distaccata, eterea e questa modalità crea un contrasto sconcertante che rende ancora più nere le strofe. “Ognuno comprende come può”.

L’assenza di cambi di tonalità all’interno dei pezzi è stato l’unico limite imposto a Massimiliano Pani nella scrittura degli arrangiamenti (davvero spettacolari) per questo disco; una restrizione non da poco per chi ha dovuto mettere insieme due voci diverse, ma in qualche modo affini come quelle di Mina e Ivano; ma c’è da dire che a giochi fatti, ascoltando l’album, si ha la netta sensazione di trovarsi di fronte a un disco quantomai organico dove i due protagonisti si passano il timone sempre in modo naturale, evitandosi le solite forzature nell’alternanza delle voci, a vantaggio di una naturale successione; inoltre, qualche volta, assistiamo alla silente sparizione di uno dei due a vantaggio della canzone. Sempre a vantaggio della canzone.

Questo meccanismo condiviso e semplice dà modo a Mina di esibire (ne La Guerra Fredda come in altri pezzi, ma qui in maniera più evidente) una lucidità interpretativa a dir poco sublime; credo fermamente che – stavolta più che mai – siamo in presenza di un vero e proprio miracolo vocale.

Mina riesce ad interpretare e dare colori molto diversi al suo cantato qui, sebbene la melodia si muova tutta su tonalità altissime per lei e con poche variazioni di note. Quasi tutto il disco – infatti – è cantato nella tonalità maschile di Ivano Fossati e scritto con uno stile musicale evoluto e senza fronzoli, diretto e preciso, senza concessioni alla facile melodia o al belcanto, anzi, più orientato verso uno stile parlato, quasi rappato.

Inoltre le performance vocali di Mina in questo disco rivelano delle sfumature del Fossati autore, decisamente inedite per chi è abituato ad ascoltare i suoi versi cantati in tonalità comode, tendenti al basso e a un’interpretazione più intima; in questi brani, invece, i suoi versi e le linee melodiche rivelano tutta l’arditezza del suo scrivere e una intrinseca complessità emotiva che il canto di Mina individua e amplifica.

Con Luna Diamante siamo in presenza del Capolavoro assoluto (per quanto mi riguarda è tra le dieci canzoni più belle mai cantate da Mina), inaudita la complessità vocale che Mina mette in gioco per dare colore e spessore a questi versi incredibili; le parole sono incarnate “Forse strappata dal mio sentimento” e certi versi ti si inchiodano dentro “So, so che anche in piena luce / Saresti il mio primo pensiero / Fin troppo vivido e forte / Come il bagliore del giorno”, e come dimenticare quel: “Sempre caro sei stato al mio dolore”. Applausi a scena aperta, e pioggia di rose sul palco.

Come se non l’avesse già fatto innumerevoli volte, Mina si è superata di nuovo.

Tex-Mex, inserita nell’album ne diventa il cuore ritmico e pulsante, celebrazione dell’incontro, sigla della festa ma mai leggera, anzi sporca di vita e di sabbia del deserto; Mina la canta a voce piena, pienamente pop e priva dei cedimenti emotivi che arricchiscono altri pezzi.

Anche Amore Della Domenica, sviluppa la sua melodia principale (cantata quasi per intero da Mina) su tonalità molto alte e quasi rappate, ma il pezzo contiene anche delle bellissime parti basse che danno modo a Mina di esprimere una buona parte del suo registro vocale ancora molto più ampio di tante collghine di ultima generazione.

Ma è sulle note di Meraviglioso È Tutto Qui, che troviamo la parte più rassicurante e Minosa del disco “L’amore illumina / E tu potrai vedere / La strada piccola che porta / Verso casa quando può” e, sebbene anche questa canzone sia cantata in tonalità maschile, Mina si esprime sicura fino ai limiti della sua attuale tessitura vocale.

Sebbene siamo in dirittura d’arrivo, la scaletta ci offre ancora sorprese: L’uomo Perfetto è un’altra altissima, nuovissima, scintillante ballata rock cantata con un piglio travolgente e scatenato che ci riporta a certi episodi della scanzonatissima Mina degli esordi, con due versi in cui Mina raggiunge davvero delle note imprendibili “Fosse stata una storia vera / E non la solita canzone” e con tanto di finale con un super-coro di grande impatto.

Il disco ufficiale chiude con un altro gran finale: Niente Meglio Di Noi Due, un’altra ballata pop-rock in perfetto stile Fossati che ci dà modo di scoprire un’altra giovanissima Mina inedita, ma il disco non è ancora finito e – come in una scaletta live – Mina ci regala un bis da pelle d’oca: Settembre.

Il pezzo era già uscito qualche anno fa nell’ultimo album in studio di Ivano Fossati, ma Mina lo reinterpreta solo voce e piano accompagnata dal suo fido Ugo Bongianni.

Cosa aggiungere alla bellezza di questo pezzo se non una necessaria considerazione sulle parole; Mina le prende, le sottolinea a suo piacimento, le sviscera per cercarne i significati più profondi, e dopo le ripulisce e le rende essenziali e per questo più ricche e piene di prima; le parole dette da Mina abbracciano tutto, prendono sfumature inaspettate, rassicurano e mettono in pericolo al tempo stesso perché non si è mai al sicuro quando entrano in gioco le emozioni.

Ci hanno messo quarant’anni i nostri due impavidi artisti per decidere di darsi finalmente (musicalmente parlando) l’uno all’altra; le aspettative sono state ampiamente superate (ma sempre con sfumature inaspettate) e stavolta il bis non solo è richiesto a viva voce, ma è davvero necessario.