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Pubblicato: 3 anni ago

Troppo piccolina?

Sono considerazioni sull’approccio vocale di Mina al jazz che il nostro Antonio Bianchi ha scritto nel numero scorso della fanzine a proposito di 12, ma possono benissimo valere anche per Christmas Song Book e perciò vogliamo riproporvele oggi…

di Antonio Bianchi

Molti pensano che il jazz vocale sia una questione soprattutto muscolare, virtuosistica, impetuosa, da big band. Lo pensavo anch’io, da bambino, forse per colpa di una pubblicità di televisori che inneggiava al canto di Ella Fitzgerald come in grado di infrangere i bicchieri. Vale anche per i cultori di Mina, quelli che dichiarano di sognare un disco mazziniano di jazz, auspicando, in cuor loro, atmosfere alla Doodlin’, alla Someday, alla Fly me to the moon, alla They can’t take that away from me… Eppure 12 è permeato di un approccio jazzistico molto più intenso, intrigante, tangibilissimo anche quando è tenuto a freno. E che, anzi, brilla soprattutto in virtù del suo understatement. Perché tra i grandi stilisti del vocalismo jazz le voci non debordanti sono straordinariamente numerose. Anita ‘O Day e Billie Holiday non brillavano in termini di volume, estensione, vibrato… Il loro approccio strumentale (talvolta in accezione anti-interpretativa: contava la personalizzazione del suono. La profondità di lettura dei versi era appannaggio dei cantanti da cabaret) era tutto giocato sugli accenti, sulle tensioni, sui ritardi, sulle manipolazioni più impercettibili…

Billie Holiday, in questo senso, è considerata regina assoluta: il suo approccio jazzistico era sorprendentemente spontaneo, istintivo, mai ostentato eppure tangibile. E la natura strumentale del suo canto conviveva sempre – prerogativa sua, non di Ella, non di Sarah – con una capacità di proiettare in alto i versi, di far scintillare le parole anche in accezione espressiva. Non sorprende che Mina, in questa sua versione jazzistica, si sia calata nei panni dimessi di queste voci piccole, lasciando subodorare – a tratti – il potenziale energico e spettacolarmente pirotecnico dell’altra Mina jazzistica. Quella che si annida, con discrezione non casuale, in I’ve got you under my skin, in Over the rainbow. in I ain’t got nobody (…)

(Da 12 variazioni sul tema, fanzine numero 75)

Comments
  1. mario basileus

    Caro Loris, chi non ha gradito CHRISTMAS SONG BOOK potrà sicuramente godere all’ascolto delle song natalizie cantate dallo StraSuperValutato Bocelli che appiattisce tutto con la sua voce da tenorino. Possibile che il bello non venga recepito?

  2. loris (Author)

    Di CHRISTMAS SONGBOOK Antonio non mancherà di regalarci la sua recensione nuova di zecca nella nuova fanzine.

  3. vimercati tullio

    Si potrebbe fare un copia e incolla, per l’analisi che Antonio Bianchi aveva fatto per ” 12 ” e questo ” Christmas ” che è il suo naturale seguito. Non si può che essere d’accordo, per quel che mi riguarda, ed ogni ulteriore commento diventa inutile, solo ringraziarlo per la Sua acutezza….. Big Smile

  4. mario basileus

    Parole sante!

  5. PieraPaso

    Caro Antonio,
    ti faccio i miei complimenti, per la tua stupenda come sempre ANATOMIA DI UNA VOCE che solo tu sai fare, hai la “modestia” speciale dei Grandi…

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