Il Blog

Pubblicato: 10 anni ago

Mi affido adesso a questo gusto amaro…

Sarà per il testo fortemente evocativo nella sua cripticità (e che proprio per questo si presta alle più libere interpretazioni), ma La clessidra di Boosta è la canzone di Caramella che ha ispirato il maggior numero di video su Youtube, in alcuni casi con risultati che hanno poco da invidiare ai clip “ufficiali”. A voi la scelta del preferito tra quelli in lizza per il concorso Caramelle dagli sconosciuti

Pubblicato: 10 anni ago

Mi piace…

… segnalarvi che la nostra pagina su Facebook, aperta timidamente solo poche settimane fa, ha superato stasera quota mille adesioni. Grazie a tutti!

Pubblicato: 10 anni ago

Aspettami ogni sera

Partito un po’ in sordina il giugno scorso tra una partita e l’altra dei Mondiali di calcio, il preserale di Raiuno Da Da Da è diventato nel giro di poche settimane il “caso” televisivo dell’estate, arrivando talvolta a sfiorare il 30% di share. Un successo che non stupisce – vista la controprogrammazione a encefalogramma piatto che le altre Reti propongono alla stessa ora – ma che sarebbe ingiusto e superficiale attribuire semplicemente al richiamo nostalgico esercitato dalla TV dei bei tempi andati. A rendere Da Da Da infinitamente più appetibile rispetto ai vari Supervarietà degli anni scorsi è un lavoro di ricerca del materiale d’archivio molto più minuzioso e competente, comprendente anche spezzoni di film e curiose “chicche” tratte dai vecchi cinebox a colori, il tutto abilmente miscelato con un filo conduttore tematico che varia di puntata in puntata. Tanto di cappello, dunque, all’ideatore del programma Michele Bovi e alla regista Elisabetta Barduagni, ma soprattutto al team di formidabili “topi” d’archivio capaci di riportare quotidianamente alla luce tante piccole gemme che in molti casi temevamo disperse nel mare magnum delle Teche RAI. Uno di loro è un volto e un nome noto a noi del Mina Fan Club: Christian Calabrese, figlio d’arte (dell’incommensurabile Giorgio) ma – di suo – esperto come pochi altri in Italia di musica leggera d’antàn. In uno dei prossimi numeri della fanzine, Christian firmerà un “ritratto d’autore” dedicato ad un glorioso collega del papà, ovvero Alberto Testa. Per  ora, non possiamo che ringraziarlo per la tanta Mina “rara” che ancora ci regalerà fino all’arrivo dell’autunno, rendendo felici non solo noi mazziniani ma anche diversi altri milioni di Italiani per i quali – come attestato in un recente sondaggio di Sorrisi – la Tigre rimane il personaggio femminile più gradito e desiderato del piccolo schermo…

Pubblicato: 10 anni ago

Minafanclub n° 71. Anteprima.

Vi anticipiamo il sommario e la copertina della fanzine n° 71 che gli abbonati al Club riceveranno entro la fine di settembre…

La canzone italiana al femminile, oggi. E domani? Bambole, non c’è una Mina! di Antonio Bianchi

Caramella, una Mina che sorprende Dolce stil novo di Loris Biazzetti (con le testimonianze di Axel e Max Pani)

Fabrizio Berlincioni, l’ultimo romantico Amore di parole al vento Nostra intervista

La Mina segreta di Mauro Santoro Come se cantasse un po’ per me

Una Caramella al gusto di Ugo Bonbon Bongianni Nostra intervista

Max Casacci si racconta Ho amato le storie improbabili

Paolo Benvegnù, un alternativo alla corte di Mina Io e lei Intervista di Stefano Crippa

Dagli Happy Boys ai Subsonica, mezzo secolo di gruppi italiani cantati da Mina Quando la band passò di L. Biazzetti

L’ultimo incontro con Rina Una donna davvero libera di Rina Gagliardi

E in più…   le prime anticipazioni sulla Mina d’autunno, le news discografiche a cura di Fernando Fratarcangeli, le consuete Legittime curiosità dall’universo mazziniano e… altre sorprese!

Pubblicato: 10 anni ago

Morti di FM

Si è parlato e riparlato, ultimamente, delle difficoltà incontrate da Mina ad essere trasmessa in radio (Amoreunicoamore, in compenso, sta muovendosi piuttosto bene nelle medio-piccole emittenti). Ma il problema non è certamente nuovo. Leggete che cosa scriveva sull’argomento il nostro Antonio Bianchi una dozzina di anni fa...

“… Provate a pensare al pubblico delle radio. Per causa di forza maggiore, si tratta di ascoltatori onnivori – conoscono di tutto un po’ – ma supini. Subiscono le scelte altrui. E provate voi a considerare l’acquirente di dischi, colui che ascolta solo la musica che sceglie. Il più delle volte è meno “informato” rispetto al pubblico radiofonico, ma quasi sempre ha un taglio più specialistico. E’ il vero appassionato di musica, la esplora in modo più intimo e personalizzato. Rifugge gli agglomerati informi, le accozzaglie. Ese ascolta la radio è solo per trasmissioni dai contenuti un po’ più rigorosi. E spegne se sente le voci di Nek o Ligabue. Per questi due tipi di ascoltatori, la musica ha valori diversi. Addirittura contrapposti. L’ascoltatore delle radio vive di simultaneità, di compresenza: passato, presente, buono, cattivo, pop, rock, fine, sguaiato convivono. L’acquirente di dischi salvaguarda la dimensione diacronica, scandaglia separatamente epoche, stili, personaggi, filoni. Esplora, sceglie, discrimina. E il peso di un personaggio come Mina appare molto più delineato. Chi ascolta solo la modulazione di frequenza è depistato dall’abbinamento tra personaggi di spessore e personaggi dell’ultima ora. Tutto è nello stesso calderone. Tutto è contaminato, svilito dalla contrapposizione bislacca. A pagarne lo scotto maggiore sono i personaggi più ricchi e complessi. Troppa storia, troppe sfumature, troppa leggenda sono un tedio per l’ascoltatore distratto. A nessuno piace verificare la propria ignoranza…”. (Da Leggera, per chi? di Antonio Bianchi, fanzine numero 49, marzo 1998)

p.s. Occhio al nostro prossimo post: vi mostreremo in anteprima la copertina della nuova fanzine 71 pronta a settembre!

Pubblicato: 10 anni ago

La cantante dei cantanti

Charles Aznavour, in occasione della sua recentissima rentrée sui palcoscenici italiani, ha confessato con orgoglio di avere in ballo una possibile collaborazione con lei. Il simpatico neo-beniamino delle platee musical-televisive, Pierdavide Carone, a cui evidentemente non basta il diploma-lampo rilasciatogli dalla Cepu defilippiana, ha già fatto sapere in più di un’intervista di ambire quanto prima a quello che per qualsiasi autore equivale ad un Dottorato ad honorem: una canzone per la Madre di tutte le cantanti. Nulla di nuovo sotto il sole: dall’Empireo delle grandi star internazionali fino all’ultimo dei divetti sfornati dai talent show, Mina continua ad essere il sogno proibito – talvolta non dichiarato – di tanti i suoi colleghi. E’ sempre stato così: mi è appena ricapitato tra le mani, rovistando tra le mille scartoffie d’epoca dell’archivio del Club, un vecchio sondaggio di Annabella – datato 1960 – in cui una cinquantina di cantanti tra i più in voga del periodo erano invitati a indicare i 5 “rivali” ritenuti più bravi e simpatici. Alcuni – come Villa, Togliani, Arigliano e la De Palma –  preferirono non rispondere per non farsi dei nemici. Ma la maggioranza degli intervistati – da Bindi a Celentano, da Fausto Cigliano ad Aurelio Fierro, da Natalino Otto alla Vanoni – inserì senza esitazioni nella cinquina il nome di Mina, tanto che nella graduatoria finale la Tigre risultò la più votata – con 25 menzioni – davanti agli amici Arigliano, De Palma e Dorelli. Tra gli ultimi della lista, con solo due voti a testa, Villa, Togliani e Bacilieri. Le personali preferenze di Mina, per la cronaca, andarono ad Arigliano, Celentano, Dallara, De Angelis e Villalba. Viene da chiedersi come potrebbe andare un analogo sondaggio condotto tra i protagonisti della canzone di oggi, assodato che della cinquantina di nomi di allora i soli ancora sulla breccia sono Mina, Celentano e la Vanoni. Volete azzardare pronostici sulla possibile vincitrice?

p.s. A proposito di votazioni, partirà nella giornata di oggi la seconda manche del concorso Caramelle dagli sconosciuti che eleggerà stavolta il vostro video preferito tra quelli realizzati sulle note ammalianti di Amoreunicoamore

Pubblicato: 10 anni ago

Caramelle dagli sconosciuti. Si vota.

Partono da oggi le fasi eliminatorie del concorso Caramelle dagli sconosciuti che premierà il miglior videoclip tra quelli da voi realizzati con le canzoni di Caramella. Si comincia con You Get Me. E a giorni toccherà al singolo del momento Amoreunicoamore. Buona visione e buona scelta! N.B.: per questo concorso potranno votare solo gli iscritti al blog.

Pubblicato: 10 anni ago

Barilla, pasta (e jingle) integrale. Da oggi in TV.

In attesa della prossima campagna autunnale che dovrebbe essere caratterizzata da un nuovo jingle cantato da Mina, è da oggi on air nelle principali reti televisive italiane (e presto anche in quelle estere) il nuovo spot Barilla dedicato alla Pasta Integrale. Nel filmato, nessuna immagine di famiglie felici e di “piatti ricettati”, ma una storia tutta “naturale” che vede la pasta stessa protagonista in una suggestiva elaborazione costata due mesi di lavoro, scattando ogni movimento “a passo uno” per poi compositarlo senza alcun intervento di cgi. “Un film volutamente minimalista nell’animo – spiega Vicky Gitto, direttore Creativo esecutivo dell’Agenzia Y&R Italy - che racconta del prodotto attraverso il prodotto stesso”. Con l’ugola di Mina lasciata libera di “volare” sulle note di Nel blu dipinto di blu, “sporcata” solo da un brevissimo commento parlato in chiusura di spot. “In sinergia con la televisione – aggiunge il creative director – il web farà un largo utilizzo del video per dare spazio alla spettacolarità della tecnica produttiva utilizzata, e vedrà a seguire una serie di formati rich studiati appositamente per questa produzione”.
mina-luttazzi
Pubblicato: 10 anni ago

Sentimentale eri tu

Brusco risveglio, quello di stamane, turbato dalla notizia della scomparsa – a 87 anni – dell’adorato Lelio Luttazzi. A lui, alle sue favolose canzoni spruzzate di swing, alle sue zebre a pois e ai suoi colpi di luna, ai suoi sabati sera televisivi con Mina, al suo fiuto di talent scout (da Jula De Palma allo stesso Gianni Ferrio), il nostro Antonio Bianchi dedicò qualche anno fa un bellissimo articolo monografico (“Signori, Lelio!”, fanzine numero 66) che vi invitiamo caldamente a (ri)leggere nella sezione Altro del sito. Proprio in quel periodo era uscito l’album-tributo Per amore, per il quale il vecchio amico Roberto Podio, coordinatore del progetto, aveva messo insieme quattordici superstar – Dalla, Fiorello, Arbore, Morandi, Mina… – alle prese con altrettanti classici del repertorio del musicista triestino affidati alla scintillante direzione orchestrale del Maestro Gianni Ferrio (e di chi, sennò?). Il lancio del disco – nel novembre 2006 – fu celebrato con una spumeggiante serata-evento condotta da Pippo Baudo in una gremitissima Sala Cecilia dell’Auditorium del quartiere Flaminio a Roma. C’erano davvero quasi tutti i protagonisti dell’album, quella sera, a festeggiare l’indomabile giovanotto matto. Mancava praticamente solo lei, Mina. Ma bastò solo spegnere improvvisamente le luci, far partire le immagini del Live 72 alla Bussola perché la sua Voce nuova di zecca diffusa in sottofondo tornasse ad avere un corpo. Ecco come Stefano Crippa, presente per l’occasione all’Auditorium, ci raccontò quei magici momenti:

“Partono gli archi e arriva la voce di Mina a rileggere un pezzo che Luttazzi le aveva donato quarantaquattro anni fa e che ora lei ‘restituisce’ all’autore con la sua classe. Mi piace diventa un lento, anzi una lentissima e languida ballad che Mina metabolizza con un controllo vocale spaventoso. Si impenna ma più spesso scivola sotto di un’ottava, regala variazioni e modulazioni mutuate sullo stile Vaughan, si fa burro e ruggine e lascia la platea silenziosa e assorta fino al lungo e liberatorio applauso finale. Chissà cosa avrà pensato il grande Lelio dei suoi trascorsi professionali con l’amica cremonese, ma non c’è tempo. Ci si avvia sul palco tutti insieme, musicisti, presentatori e. a braccetto di Pippo, anche Lelio a intonare El can de Trieste per il gran finale. Si accendono le luci per il definitivo commiato e, come da un monoscopio RAI, verrebbe voglia di annunciare: signore e signori, buonanotte.”

(da Una sera a pois di Stefano Crippa, fanzine n° 66)

Pubblicato: 10 anni ago

La voce che grida nel deserto

“Perché – si chiedeva qualche tempo fa la simpatica Maria Laura Rodotà sulle pagine del Corriere – guidando la macchina non si può ascoltare Mina, o Patty Pravo, o la Vanoni, o i loro contemporanei maschi da Battisti in giù, a meno di non avere i loro cd? Noi ex-ragazzi del baby-boom siamo penalizzati dalle radio, ed è un peccato per le radio perché ci sentiremmo le loro pubblicità. Ormai anche quelle giudicate nostalgiche o anni Sessanta sciroppano pop contemporaneo, monotono, di qualità dubbia, che non ci coinvolge. E siamo noi la truppa stradale maggioritaria. Non ci sono più, per noi, canzoni di quelle capaci di legarsi a ricordi, di emozionare. Però anche molti teenager sentono le canzoni pop-cantautoresche di noi ‘vecchi’. Morale: per l’estate prossima dateci una babbion-radio con Mina, Patty e i Pink Floyd: vedrete che successone (anche per gli inserzionisti coetanei di sicuro…)”. Purtroppo, il ‘lamento d’amore’ dell’acuta opinionista di via Solferino è rimasto inascoltato, come del resto mille altre voci di protesta levatesi in questi anni contro le logiche ottuse e incomprensibili che governano le scalette dei network radiofonici. E così anche una splendida canzone nata evergreen come Amoreunicoamore, che in altri tempi avrebbe fatto sfracelli in FM e avrebbe trascinato l’album di appartenenza in testa alle classifiche di vendita, rischia di passare quasi sotto silenzio come purtroppo già avvenuto con l’incantevole You Get Me, primo singolo estratto da Caramella. Colpa, ci dicono, anche della querelle sui diritti in corso tra le emittenti e le majors. Ma è quantomeno curioso che a fare le spese di questo ostracismo sia quasi solo la produzione di Mina, mentre tutte le altre novità del momento – vedi l’accoppiata Cremonini-Jovanotti con il loro zuccheroso inno all’ottimismo cosmico e il sopravvalutatissimo Liga che da lustri frigge e rifrigge i soliti due accordi in croce – impazzano indisturbate nell’aere. “Mina? E’ generazionalmente incompatibile con il target commerciale su cui puntano i nostri investitori pubblicitari”, si giustificano i d.j. Che però, con scarsa coerenza strategica, non esitano a passare a spron battuto cantanti che di “giovane” hanno magari solo l’età anagrafica, ma che rispetto a Mina e alle sue scelte musicali sono artisticamente, mentalmente, emotivamente indietro anni-luce. E’ pur vero che noi mazziniani – veri privilegiati, in questo caso – abbiamo a disposizione nientemeno che una web-radio completamente dedicata alla nostra Amata: una piccola oasi di bellezza tutta per noi nel grande deserto – non solo in senso canoro – dell’Italia di oggi. Vi pare poco?

Pubblicato: 10 anni ago

Amoreunicoamore, nuovo singolo dal 2 luglio. Nelle radio?

Ancora non si intravvedono schiarite nella diatriba (relativa alle percentuali sui diritti di programmazione) in atto da mesi tra le grandi emittenti radiofoniche e le majors discografiche. Ma the show must go on e i piani promozionali di Caramella devono comunque seguire il loro corso, anche se le sorti in FM del secondo singolo estratto dall’album – la meravigliosa Amoreunicoamore di Berlincioni-Amato, on air da venerdì 2 luglio – saranno purtroppo legate a doppio filo all’evolversi di questo sfibrante braccio di ferro che per ora non vede vincitori tra i due contendenti ma un solo perdente: il pubblico degli appassionati di musica cui si nega il piacere di ascoltare in radio le novità del momento. Amoreunicoamore, per fortuna, ha tutte le carte in regola per spiccare il volo con le proprie sole forze e rilanciare in grande stile le quotazioni di Caramella: un distillato purissimo di minosità all’ennesima potenza, orecchiabile e di immediata cantabilità, magnificamente arrangiato e ancor più superbamente interpretato da una Mina in stato di grazia. Senza contare che la spinta promozionale che dovesse venire a mancare dai network radiofonici sarà in ogni caso assicurata dalla TV. La canzone, infatti, è sigla – sia pure per una manciata di secondi – del ciclo di film Estate d’amore attualmente in programmazione su Canale 5.

P.S. Avviso ai vinilminamaniaci: il secondo box di 10 LP picture della EMI, previsto inizialmente per l’inizio di luglio, è stato rinviato a settembre.

Pubblicato: 10 anni ago

Rina

La nostra amatissima Rina Gagliardi è morta stamane, stroncata nel giro di poche settimane da un male incurabile, nella clinica Villa Margherita di Roma. Ad annunciare la triste notizia è stato Piero Sansonetti, direttore della rivista Gli Altri per la quale la grande giornalista (nonché, nella passata legislatura, senatrice nelle file del PRC) scriveva negli ultimi tempi, dopo anni trascorsi nelle redazioni de Il manifesto – di cui era stata tra i fondatori – e di Liberazione. Fan irriducibile di Mina fin dai tempi de Il cielo in una stanza, era entusiasticamente entrata a far parte del nostro club nel 1989, proprio nei giorni in cui il Muro di Berlino crollava e il PCI stava per sciogliersi (“In questi bui momenti – ci confessò allora – quale tessera più rassicurante della vostra potrebbe esserci a nostra disposizione?”). Nel 2001, inaugurando sulla fanzine la rubrica Incontro con Rina che sarebbe proseguita con poche interruzioni fino al numero più recente, si presentò ai nostri lettori con l’ironico autoritratto che, non senza profonda commozione, vogliamo oggi riproporvi invitandovi a leggerlo “come se lei fosse qui”:

“Mi presento, prima di ogni altra cosa. Sono nata nel 1947, e da quando avevo 24 anni sono giornalista. Mi occupo prevalentemente di politica, e quale sia la mia collocazione, appunto, politica lo lascio alla vostra immaginazione. Ho idee molto nette, ma non soffro, non ho mai sofferto, di quel tremendo vizio tipicamente postmoderno che è l’integralismo – il fanatismo, l’organicismo ideologico, il disprezzo per chi la pensa diversamente. Per esempio: che cosa c’entra la mia passione per Mina con la mia passione rivoluzionaria? Nulla. Le supercoerenze non esistono, cercarle è pericoloso: meglio, all’opposto, godere dell’inconciliabilità delle diverse dimensioni dell’esistenza. Mi capita soltanto, talora, in agit-prop: regalo cd a scopo promozionale a coloro che non conoscono Lei. Ma soprattutto redigo compilations con le sue ‘perle’ a beneficio di chi – ce ne sono, ahimè – ne parla male, non la capisce, non la ama. E’ una sfida improba, quasi impossibile: fabbricare cento minuti “del suo meglio”, i più emotivamente sconvolgenti, i più significanti (non i più significativi, che sono molti di più), i più… non so come dirlo. in questo diuturno esercizio di selezione esistenzial-musicale, ci sono alcune stelle fisse. Senora melancolia non manca mai: non so se è il Suo capolavoro, so solo che quella disperazione brahmsiana, che nasce alla fine, quando si contempla un mondo o una vita radicalmente perduta, comunica un brivido di struggenza assoluta. Tutta la Mina post-crepuscolare – sudamericana – mi è specialmente cara: in questi repertorio, la sua Voce si libera di ogni limite, anche vocale, coniuga perfettamente sostanza e forma, arriva al top della febbre espressiva lasciandosi alle spalle ogni sovrappiù di sofisticazione. Difficile escludere classici come Ahi mi’ amor (fare a meno di quella nota lunghissima di “Insinua il cuore?”), Sonhos (un understatement al massimo eccitamento, se si consente l’ossimoro), Balada de otonho, Balada para mi muerte, e qualche altra cosa fin troppo nota. Tutto questo è il frutto di una mia proiezione personale? Può darsi. Eppure, il legame strettissimo tra Amore e Morte, tra Eros e Malinconia è stato scoperto, interrogato, vissuto da millenni – e dai maggiori poeti. Mina ha saputo interpretarlo e comunicarlo fin nelle pieghe della vita quotidiana: l’ha desollennizzato dalle sue ascendenze accademiche e letterarie, l’ha tradotto nella forma “confidenziale” di canzone. Nessuno come Lei ha saputo rappresentare quella lacerante sensazione di “strappo” dell’anima che si vive quando si è lasciati, traditi, ingannati, o quando si avverte una non-corrispondenza con l’Altro. Ma perché ha saputo cantare così la sofferenza d’amore? Perché sa che qui, non nel dolore ma nella trasfigurazione artistica del dolore, si raggiunge il massimo del piacere: quella catarsi emotiva – il grande Aristotele parlava di catarsis tòn patemàton – che è un bisogno primario dell’uomo civilizzato (…)”.

(Da That Old Feeling, di Rina Gagliardi, fanzine numero 56, autunno 2001)

Pubblicato: 10 anni ago

Come se io fossi lì

di Rina Gagliardi (*)

Il 24 giugno di trentadue anni fa Mina tornava ad esibirsi in pubblico a Bussoladomani dopo sei anni di assenza dalle scene. Vi riproponiamo per l’occasione lo splendido amarcord dell’evento che Rina Gagliardi ci regalò nella fanzine numero 63…

Di che cosa si occupa la musica, da sempre, se non di fermare il tempo? Questo pensierino mi frulla da tempo, appunto, nella testa, e in varie direzioni, da quella pseudofilosofica a quella personale. Ascoltavo – per la millesima volta – Mina live, e non potevo non essere lì, in quella serata di giugno del 1978, in mezzo ad una folla ubriaca, come me. C’ero davvero, come i soldati che parteciparono alla battaglia di Hazincourt, con Enrico V, quelli che poi, per il resto dei loro giorni, avrebbero potuto dire che loro erano lì, il giorno di San Crispino, e continuare a celebrarlo, e pretendere l’invidia di tutti quelli che, invece, non c’erano. Ed ecco che il Tempo, di colpo, si mette a scorrere all’indietro. Ma non nel senso banale, ovvio, del ricordo: è un fatto del tutto diverso, una ri-produzione perfetta, dal punto di vista contestuale, emozionale, corporeo. Solo un po’ sfocata, certo – non c’è hi-fi che tenga (il mio è pur un apparecchio eccellente) – rispetto alla voce di Mina, questa sera che ha un cielo stellato, limpidissimo e kantiano, sopra di sé. Il bello è che, già questa sera, il nastro del Tempo viene srotolato a nostro collettivo piacimento: salutiamo gli anni Settanta, che finiscono ingloriosamente (anzi, sono già abbondantemente finiti con l’assassinio di Moro), ma vibrano di toni nostalgici, di rimpianti, di sogni perduti. I si bemolli di acuti della sua voce – che si arrampica sulle altezze di Margherita, scende al porno de L’importante è finire, trova la “lacrima nella voce” carusiana, nel jazz, nel blues, nel melodramma degli emigranti napoletani – ti colpiscono là, sulla nuca, dove ci deve essere un punto speciale, sul cervelletto, nello stomaco. C’è persino, guarda un po’, un virtuosismo “politico”: una canzone che parla di follia, di sofferenza psichica, di segregazione manicomiale: “Non so che male posso fare / Se sogno solo di volare / Io non capisco i miei guardiani / Perché mi legano le mani”. Lo sa, Mina, che sta inneggiando a Basaglia e alla legge 180? No, forse non lo sa, ma non è questo che conta: in realtà, come Lucia di Lammermour, come il paladino Orlando, come la estraniata Maria di Wozzeck, sta cantando una nuova, piccola “aria della pazzia”. Il cerchio si chiude, pardon, il nastro si riavvolge completamente. La sera, quella sera, può ricominciare tutte le volte che abbiamo voglia di avere una trentina di anni di meno (…)

*(Da “Mina, il tempo ritrovato” di Rina Gagliardi, fanzine numero 63, settembre 2005)

P.S. E sempre oggi, 24 giugno, compie 6 anni il piccolo Edoardo Pani. Augurissimi di buon compleanno da tutti noi!

Pubblicato: 10 anni ago

Ma l’estate somiglia a un gioco…

Sebbene in diverse parti d’Italia il sole continui a farsi desiderare (non da lei, che delle temperature canicolari è da sempre nemica giurata), tra un paio di giorni inizierà per noi l’ennesima lunga estate calda che avrà Mina e le sue canzoni come splendida colonna sonora, stavolta addirittura con un bellissimo album nuovo di zecca ancora tutto da godere. Divertiamoci, allora, ad andare un po’ a spasso nel tempo, rievocando ciò che accadeva in questi stessi giorni 50, 40, 30, 20 e 10 anni fa…

1960 – Tra un concerto e l’altro in Italia e all’estero (da Trieste a Caltanissetta, dall’Austria alla Tunisia), per sei mercoledì sera – dal 1° giugno al 6 luglio – Mina è per la prima volta ospite fissa di un grande show televisivo, Sentimentale, diretto da Anton Giulio Majano e condotto da Riccardo Garrone e Cristina Gajoni con la partecipazione, oltre che della giovane Tigre, di Nicola Arigliano, Bice Valori, Memmo Carotenuto, Dolores Palumbo e Stefano Sibaldi, nonché di Lelio Luttazzi che dirige l’orchestra. Nel corso dello spettacolo, decisamente audace e innovativo per l’epoca e perciò accolto da critiche controverse, Mina canta i suoi successi del momento (da Making love a Briciole di baci, da Una zebra a pois alla nuovissima Il cielo in una stanza), si esibisce in divertenti sketch col resto del cast e, nelle fantasie musicali di chiusura con Lelio al pianoforte, si diverte a “disturbare” con le sue interpretazioni rockeggianti e scatenate le atmosfere romantiche proposte dal Maestro triestino (che è anche autore della canzone-sigla Sentimentale, incisa sia da Mina che da Arigliano). Peccato che di questo programma, come di tanti altri, non resterà traccia negli archivi RAI…

1970 – Un altro giugno di febbrile attività tra radio (Auditorio A con Gaber e Calabrese , Cabaret per la RSI, i consueti Pomeriggi domenicali…), nuove canzoni (i due hit estivi Insieme e Viva lei), televisione (Doppia coppia con Noschese il 6 giugno, Senza Rete con Simonetti il 20, un’altra serie di Caroselli Barilla diretti da Zurlini) e l’ennesima fitta stagione di concerti, stavolta in esclusiva alla Bussola a parte due date fissate da tempo a Sanremo e a Venezia. Da segnalare anche, ai primi di luglio, una breve trasferta negli studi della TVE  di Madrid per registrare lo special televisivo Esta noche con Mina

1980 – Mentre il doppio Attila, ad oltre sei mesi dall’uscita, prosegue indisturbato la sua marcia trionfale nella supeclassifica degli album, Mina onora il suo appuntamento annuale a 45 giri lanciando sul mercato Buonanotte buonanotte e Capisco, nelle quali Massimiliano Pani fa il suo brillante esordio ufficiale come arrangiatore…

1990 – Tra una seduta e l’altra in sala di registrazione dove sta ultimando il consueto doppio album ottobrino, Mina non si perde naturalmente nemmeno una partita dei Mondiali di Italia ’90 il cui inno ufficiale, Un’estate italiana, pare fosse stato proposto a lei e a Celentano prima ancora che alla coppia Nannini-Bennato. Se è per questo, voci tanto insistenti quanto infondate, alla vigilia dei Mondiali, avevano addirittura dato per certa la presenza della Signora tra i vip che si sarebbero visti in prima fila al Palatrussardi di Milano la sera del 27 maggio per il concerto inaugurale tenuto da Pavarotti…

2000 – Impegnatissima in studio per portare a termine l’album di canti sacri che uscirà in autunno, nelle settimane a cavallo tra la primavera e l’estate Mina trova il tempo di regalare ai suoi fans due belle e inaspettate sorprese: il duetto con Monica Naranjo El se encuentra entre tu y yo incluso nel disco Minage - in cui la giovane cantante spagnola rende omaggio alla sua illustre collega italiana – e il prezioso cameo vocale al fianco di Renato Zero nel cd singolo Tutti gli zeri del mondo

Pubblicato: 10 anni ago

Ci sono cose in un silenzio…

Nella classifica di vendita diffusa oggi dalla FIMI, Caramella perde qualche posizione a vantaggio delle ultime emissioni del momento: un calo fisiologico purtroppo prevedibile – tipico, per Mina, delle settimane immediatamente successive al “botto” iniziale determinato dagli acquisti in massa da parte dello zoccolo duro dei fans – che però, ne siamo certi, non impedirà all’ultimo, splendido lavoro di Casa GSU di risalire presto la china e di affermarsi a pieno merito come uno degli album più apprezzati della prossima estate. Caramella, in compenso, sale al terzo posto nella analoga graduatoria stilata da Musica & Dischi, e ciò non può che confortarci, anche considerando la scarsa diffusione radiofonica del singolo di lancio You Get Me, uscito nel bel mezzo della “guerra dei diritti” tuttora in corso tra le majors discografiche e le più importanti emittenti che si stanno rifiutando di trasmettere i singoli più recenti (a meno che, come hanno forchecaudinamente appena fatto Renato Zero, Mario Biondi e il rinato duo Dalla/De Gregori, non siano gli artisti stessi a rinunciare alla riscossione delle percentuali contestate firmando un’apposita liberatoria). Del resto, almeno fino a quando non si sarà arrivati ad un accordo tra le parti in gioco, non è nemmeno ipotizzabile l’uscita a tempi brevi di un secondo estratto che rischierebbe di passare quasi sotto silenzio. E allora, nella speranza che l’embargo abbia presto fine, non ci rimane che continuare a giocare tra noi sul blog votando ciascuno la propria “caramella” preferita…

Alla lista infinita delle canzoni di Mina “saccheggiate” dal mondo del cinema dovremo deciderci a dedicare, prima o poi, un bel megadossier riassuntivo sulla fanzine. Le ultime due segnalazioni, puntualmente già appuntate sul blog dai più attenti tra voi, riguardano il documentario di Jean-Luc Godard Film Socialisme - viaggio multietnico attraverso il Mediterraneo visto in anteprima a Cannes – a una cui scena ambientata a Napoli fa da commento sonoro la favolosa Immagina un concerto di Lo Vecchio-Shapiro (da La Mina del 1975), e il musical di Rob Marshall con la Cruz e la Loren Nine, nel quale è curiosamente presente nientemeno che una frizzante cover della vetusta Io bacio tu baci – lanciata da Mina nell’omonimo musicarello del 1961 – ripresa in inglese dal gruppo de Les Noisettes capitanato dalla cantante-bassista Shingai Shonisai…

Pubblicato: 10 anni ago

Con lo zucchero e l’affetto

Il suo Salotto in via Grazioli 22 a Milano è quanto di più somigliante possa esistere alla sede del Mina Fan Club dei nostri sogni: un coloratissimo Eden delle meraviglie straripante di ogni bendidìo (o meglio, bendidéa) dell’universo minoso: foto, poster, locandine, riviste d’epoca, fanzine, gadgets, rarità da collezione e un tripudio non stop di delizie audio e video. Lei, la Marta Marzotto de noantri Nadia Vergano Maggiora Kent, ormai universalmente nota come Madame X, di questo fantasmagorico Tempio è l’amatissima fondatrice nonché la sacerdotessa officiante a tempo pieno, sempre pronta ad accogliere a braccia aperte torme di fedeli (in qualche isolato caso più simili a orde di lanzichenecchi) in pellegrinaggio da tutta Italia e anche dall’estero. Particolarmente imperdibile si preannuncia il Pomeriggio con Mina che Nadia sta organizzando per domenica prossima, 13 giugno, a partire dalle ore 14: un goloso Caramella Party a cui prenderanno parte come ospiti l’amica Giorgia Bassano che delizierà i presenti le sue cover minose, il cantautore Dario Gay e il trasformista Luca Magli. L’invito è esteso a tutti i mazziniani di ogni latitudine (unica condicio sine qua non per l’accesso ad libitum nel Salotto è il pagamento di una quota associativa annua di 20 euro a mo’ di contributo meramente simbolico per le immense spese di gestione che Madame, anche se lei si guarda bene dal farlo pesare, deve fronteggiare per tenere in vita la sua creazione). Chi è interessato può confermare la sua partecipazione telefonando al n° 347 4677348 o scrivendo all’indirizzo mail madamex@fastwebnet.it

P.S. Mentre la meravigliosa Caramella si sta muovendo già molto bene nel mercato (anche grazie alla campagna promozionale stavolta più che mai massiccia ed efficace messa in atto – finalmente! – dalla Sony), la redazione del Club si è messa al lavoro per realizzare la nuova fanzine 71 che sarà pronta tra la fine di agosto e i primi giorni di settembre. All’interno, il consueto dossier sul nuovo album con testimonianze ed interviste agli autori e ai musicisti del disco (da Berlincioni a Silvio Amato, da Max Casacci a Boosta, da Mauro Santoro a Massimo Moriconi, da Paolo Benvegnù a Franco Serafini). Altri pezzi forti del sommario, un’inchiesta di Antonio Bianchi sulla situazione della canzone al femminile in Italia (l’illuminante titolo provvisorio è: Bambole, non c’è una Mina!) e un dettagliato e curiosissimo excursus - intitolato Quando la band passò – sui gruppi italiani cantati da Mina nell’ultimo mezzo secolo, dagli esordi con gli Happy Boys alle recenti incursioni in casa Subsonica. Come sempre, faremo del nostro meglio per regalarvi una rivista il più possibile degna di Lei…

Pubblicato: 10 anni ago

Nomen omen

Quello di Mina è un nome (e un marchio) che, da oltre cinquant’anni in qua, calza a pennello come sinonimo di prestigio, forza, vitalità, bellezza, incrollabile solidità nel tempo, e insomma di tutte quelle buone cose di cui il nostro povero piccolo mondo avverte sempre di più la mancanza e la necessità. Già nel lontano luglio del 1967 il Comune di Sanremo, nel corso di una solenne cerimonia alla quale presenziò la cantante stessa, battezzò “Lungomare Mina” l’ampio tratto di spiaggia antistante il Porto Vecchio. Oggi un analogo onore tocca addirittura ad una quercia secolare. A Castelvetro Piacentino, infatti, la più vecchia e nobile quercia monumentale della zona – chiamata Mina in omaggio alla Diva che proprio da quelle parti debuttò sulle scene il 14 settembre 1958 con gli Happy Boys – rischia di essere abbattuta per far posto ad un’orrida tangenziale e, pertanto, la popolazione locale ha deciso di mobilitarsi per scongiurare tale eventualità. Come? Promuovendo una “Sleeping Help Nature”, ovvero una veglia a oltranza con tanto di tende allestite per chi intenda bivaccare 24 ore su 24 in prossimità del “gigante” minacciato dal furore distruttivo delle ruspe. Pare che Mina, di cui è ben nota la sensibilità in fatto di tematiche “ecologiche” (il suo entusiastico sostegno alla proposta del Maestro Abbado di “rinverdire” Milano ne è solo l’esempio più recente), non abbia mancato di esprimere il suo apprezzamento per la nobile iniziativa. Nel frattempo, corre voce che diversi studiosi dello spazio celeste siano già al lavoro con i più potenti telescopi per rintracciare la loro brava “Mina” in qualche angolo remoto dell’Universo. La ricerca si preannuncia particolarmente difficile e pignola perché la stella in questione, per esser degna di fregiarsi di un nome così ambìto, dovrà per forza essere la più splendente e luminosa che occhio umano abbia mai scorto nel firmamento…

P.S. Mentre la Carosello comunica che, a causa di “complicazioni tecniche”, il doppio triplo box dedicato alla Mina Italdisc che era previsto per queste settimane slitterà invece a settembre, Maurizio Carpinelli ci conferma invece per i prossimi giorni – dapprima in Lombardia e Toscana, e in un secondo tempo nel resto d’Italia – l’uscita della raccolta Baby Gate con cui debutta sul mercato la nuova etichetta Plip Music. Il CD può essere acquistato a prezzo speciale direttamente presso lo stesso Carpinelli scrivendo a: plipmusic@gmail.com

Pubblicato: 10 anni ago

70 volte Mina

Nella speranza che Caramella possa vedere presto la luce in formato LP sull’onda della serie di “padelloni” miniani immessi sul mercato dalla Sony nei mesi scorsi, anche casa EMI ha bell’e pronta per i vinilminamaniaci una ghiotta scorpacciata di novità. Per i primi giorni di giugno è infatti prevista l’uscita di Settanta volte Mina vol. 1, apripista di una collana di box – ognuno dei quali contenente 10 LP picture – in edizione limitata e numerata. Questo primo cofanetto comprende i doppi Caterpillar, Attila, Sorelle Lumière, Sì Buana e La Mina/Minacantalucio, riproposti in coloratissime ristampe che valorizzano al meglio le immagini ronco-ballettiane che illustravano gli album originali.

Pubblicato: 10 anni ago

Dove non ho più parole inizia Mina.

A ogni uscita discografica di Mina si può esprimere meraviglia e stupore (ohhhhhh), oppure si può correre per strada, agitare le braccia verso il cielo e prima che arrivi la croce verde, ma appena dopo aver sottolineato con impertinente irriverenza i dati anagrafici della signora e i lustri di onorato servizio, gridare al miracolo per la freschezza della voce e bla bla bla. Oppure si può andare in loop disquisendo all’infinito su talento, genialità, intelligenza, talento, genialità, intelligenza, talenzalità, gentalenza, inteniento… tarattattà. Forse ci si potrebbe semplicemente abbandonare e lasciandosi trasportare dai pensieri scrivere qualche parola che riesca a descrivere le canzoni di Caramella, titolo zuccherino del nuovo album da cui è opportuno non lasciarsi fuorviare. Ma che senso avrebbe? Volendo paragonare in questo caso le canzoni a caramelle, non è nemmeno indispensabile sapere che nel nuovo cd di gusti se ne trovano molti e diversi: dal più dolce, così dolce che il coma diabetico è lì lì a venire, all’amaro più amaro che nemmeno il rabarbaro e il fernet. E se non sento l’impellente necessità di addentrarmi in cervellotiche elucubrazioni sui testi e sulle musiche che Mina ha scelto per se stessa e per allietare gli ascoltatori che sanno riconoscere in lei un’ineguagliabile perfezione espressiva, figuriamoci se me la sento di arrogarmi il diritto di esprimere ancora giudizi sulla voce, una voce che a questo punto dovrebbe essere considerata da chiunque al pari dell’affresco di Michelangelo della cappella Sistina, un patrimonio dell’umanità. E quindi, mentre c’è chi gioca a fare i suoi esercizi di stile (e che stile!) sulla sua voce, sulle sue scelte, sulle sue interpretazioni e addirittura sulle copertine dei suoi dischi, vivisezionando, azzardando analisi che manco gli sceneggiatori di CSI o di Lost, a ‘sto giro Mina me la godo per quello che è, anzi, almeno per una volta mi schiero dalla parte di chi sente, a ragione, il bisogno di ringraziarla per le sensazioni che con la sua passione continua a elargire al mondo e per tutte le canzoni che ancora inciderà, e che chiunque potrà scegliere di ascoltare una, un milione di volte o per tutta la vita.

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Pubblicato: 10 anni ago

Mina, Caramella.

Comunicato stampa a cura di Franco Zanetti.

Provate ad ascoltare, anche solo per una mezz’oretta, “Mina: ieri, oggi e domani”, la webradio che dal 19 marzo propone, 24 ore su 24, soltanto canzoni dello sterminato catalogo discografico di Mina. E’ un’esperienza istruttiva: ci si rende conto, per merito della programmazione “randomizzata”, di quanta incredibile varietà, di quanto eclettismo, di quanti diversi generi e stili e repertori caratterizzino la carriera inimitabile di una voce ineguagliata.

Un po’ la stessa cosa succede ascoltando “Caramella”, il nuovo album di Mina, che esce a nemmeno sette mesi di distanza dal precedente “Facile”: fra le due versioni di “You get me” che incorniciano la tracklist (la prima in duetto con Seal, la seconda, come ghost track, cantata da Mina da sola) scorrono canzoni di autori diversi, di atmosfere diverse, di sonorità diverse, il cui denominatore comune è la stessa voce – una voce che però non è mail la stessa, non è mai uguale a sé stessa, anzi cambia e muta di canzone in canzone, a volte anche nella stessa canzone, a dimostrazione di una versatilità interpretativa (e anche di una curiosità professionale) senza precedenti e senza pari.

La curiosità è dimostrata, ad esempio, da “You get me”, brano assolutamente sconosciuto da noi, come sconosciuto ne è il coautore e interprete, Teitur Lassen, musicista nativo delle isole Faroe che ha all’attivo solo quattro Cd; per la canzone, scritta insieme alla neozelandese Pam Sheyne (già autrice per Christina Aguilera, Sheena Easton, Jessica Simpson, e corista per Celine Dion e i Pet Shop Boys), Mina ha invitato al duetto l’anglonigeriano Seal, che ha registrato i suoi interventi a Los Angeles con la produzione di David Foster.

“You get me” è stata segnalata a Mina da Axel Pani, il nipote che da un paio di album compare fra gli autori “della casa” (ha debuttato nel ruolo nel 2006 firmando “Per poco che sia”, in “Bau”, ha bissato lo scorso anno con “Il frutto che vuoi” e “Con o senza te”, in “Facile”, e torna adesso con “Il povero e il re”). La signora, evidentemente, si avvale di talent scout di gusto: tant’è vero che, dopo aver cantato “Non ti voglio più” di Davide “Boosta” di Leo, non solo conferma l’interesse per il fondatore e tastierista dei Subsonica incidendo qui “La clessidra”, ma compie altre due incursioni nel rock “alternativo” italiano di qualità: cantando “Solo se sai rispondere” (di Massimiliano “Max” Casacci, chitarrista, produttore e – anche lui – fondatore dei Subsonica) e riscoprendo, dal disco di debutto da solista dell’ex Scisma Paolo Benvegnù (“Piccoli fragilissimi film”, 2003), una perla sconosciuta ai più intitolata “Io e te”, firmata dal chitarrista e autore milanese con Andrea Franchi e Gionni Dall’Orto, suoi compagni di avventura – insieme a Marco Parente – nel Proiettili buoni, 1999-2000.

Senza trascurare, nel contempo, autori meno “alternativi” e già nell’elenco dei “fornitori” più o meno abituali: come Andrea Mingardi e Maurizio Tirelli (qui presenti con “Accendi questa luce” e “Mi piacerebbe andare al mare”), Samuele Cerri (che con il contrabbassista Massimo Moriconi è autore di “Così così”), Mauro Santoro (“Come se io fossi lì”), Maurizio Morante (“Ma comme faje” e “Inutile sperare”, scritta con un altro habitué, Mauro Culotta) e Fabrizio Berlincioni (che con Silvio Amato – debuttante alla corte di Mina, ma autore e musicista di lungo corso, attivissimo nell’ambito delle sigle e delle musiche per il cinema, per il teatro e per il balletto – firma “Amoreunicoamore”).

La tracklist di “Caramella” si amplia a comprendere altri due titoli già precedentemente pubblicati, ma non ancora presenti nella discografia di Mina: “Poche parole”, il duetto con Giorgia dall’album “Stonata”, 2007, e “Amore disperato”, il duetto con Lucio Dalla dall’album “Lucio”, 2003.

Non è certo compito dell’estensore di queste note informative segnalare in particolare l’uno o l’altro dei titoli di “Caramella”: non solo non è il caso di stilare graduatorie di preferenza, ma anzi è bene lasciare che sia l’ascolto – preferibilmente attento, preferibilmente ripetuto – a suggerire spunti e riflessioni e annotazioni a chi di questo disco avrà occasione di scrivere o di parlare.

Certo colpiscono immediatamente le atmosfere rarefatte di quella trenodia elettronica che è “La clessidra”, la tematica assai impegnativa del testo di “Accendi questa luce”, la drammaticità trattenuta e desolata di “Mi piacerebbe andare al mare”, le immagini evocativamente liriche di “Io e te” (“…siamo quei venti / che cambiano i deserti”), l’eleganza da jazz ballad di “Così così” sottolineata dal sassofono di Phil Woods; e l’irruenza melodica di “Solo se sai rispondere”, e la cantabilità immediata di “Come se io fossi lì” e “Amoreunicoamore”, e la dolceamarezza partenopea di “Ma comme faje”, e la dolorosa intensità di “Inutile sperare”, e la candida sincerità di “Il povero e il re”; ma al secondo ascolto già le prospettive mutano, al terzo le sensazioni si precisano, al quarto certe frasi acquistano un peso diverso: mentre su tutto si staglia la voce che mette ordine in questo apparente caos di suggestioni, e trasforma l’ascolto di un disco in una fortissima esperienza emozionale.