Il Blog

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Pubblicato: 5 anni ago

Love for sale

di Massimo Serzio

Amare sono le riflessioni che accompagnano l’uscita di un lavoro così curato e fresco, così incredibilmente ‘altro’ rispetto a tutto quello che tristemente lo circonda (in termini di contemporaneità), da lasciare davvero esterrefatti; riflessioni che sono cambiate nel corso degli anni, ma che contengono sempre lo stesso triste refrain: Mina non vende quanto meriterebbero la qualità e l’eccezionalità dei suoi lavori; Mina non è conosciuta per le sue ultime produzioni quanto per quelle datate ai suoi passaggi televisivi degli anni gloriosi; Mina non è seguita dal grande pubblico quanto noi che conosciamo profondamente le sue produzioni e la sua carriera e confrontiamo il suo valore artistico con quello di chi la circonda, vorremmo.

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MINA-2
Pubblicato: 5 anni ago

Quando all’amore non dai

di Luigi Iacobellis

“Adesso poi … a parte pochi nomi, non si vende un disco nemmeno se ci infili dentro un biglietto da cento euro”. Parole scritte da Mina stessa qualche anno fa. Credo che il tutto dipenda dal nuovo modo diabolico di concepire il prodotto musicale. Il disco non viene più visto come un “bene culturale”, al pari di un libro o di un’opera d’arte ma un prodotto da consumare, divorare, ingoiare e digerire senza più alcun rito. Il caravanserraglio massmediatico ha imposto una fruizione non globale ma “al pezzo”, quasi “al chilo” come un qualsiasi genere alimentare.Con la differenza, però, che l’ascolto diventa qualcosa di dovuto gratuitamente, di percepibile e gustabile quasi come si fosse invitati ad un banchetto senza costi e senza prezzi.

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Japanese Macaque Monkeys Suffer Hay Fever
Pubblicato: 5 anni ago

Io non capisco questo strano amore

Selfie non vende come era lecito aspettarsi da un disco così bello? Troppo facile dare tutta la colpa alle radio – nelle cui scalette impazzano a suon di passaggi prezzolati sempre i soliti trenta-quaranta artisti imposti dalle majors, spesso con brani di infima qualità – o puntare  il dito contro le carenze della distribuzione (da più parti ci è stata segnalata la difficile reperibilità dell’album negli autogrill o negli scaffali di molti megastore). Ovvio che questo e altri fattori – uniti allo strapotere di internet che ha dato il colpo di grazia all’industria discografica – abbiano il loro peso sulle sorti commerciali di Selfie.

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Japanese Macaques Form Huddle To Keep Warm
Pubblicato: 5 anni ago

Settantasette Selfie

Ci eravamo ripromessi di dare alle stampe la nuova fanzine a metà luglio in modo da poterla spedire prima del grande esodo vacanziero agostano. Ma poi l’uscita di Selfie slittata di un paio di settimane rispetto alla data di fine maggio inizialmente prevista e il conseguente dilatarsi dei tempi di realizzazione del consueto dossier dedicato all’album ci hanno indotti a rinviare la pubblicazione della rivista agli ultimi giorni di agosto, quando cioè buona parte degli abbonati sarà rientrata a casa dalle ferie. Siamo ovviamente dispiaciuti per questo piccolo ritardo che ci consentirà però di sfornare con maggiore calma un numero ancora più ricco e curato del solito, nonché più dettagliatamente informato sulle novità – al momento ancora incertissime – della Mina autunnale. Nel frattempo, non smettete di tenere d’occhio il Minafanblog e la relativa fan page su Facebook dove entro la fine di luglio vi mostreremo in anteprima la copertina e il sommario del nostro patinatissimo, sorprendente, strepitoso 77!

Pubblicato: 5 anni ago

Fior da fior di Selfie

Un’altra piccola sventagliata di vostri commenti sul nuovo album pescati dal blog e dalla nostra fan page su Facebook…

Questo ultimo lavoro di Mina è una perla di una collana che si allunga per il piacere di noi tutti….in un mondo in cui la qualità nella musica va’ cercata Lei ci raggiunge da un eremo e ci affascina sempre. Personalmente prediligo su tutti Questa donna insopportabile…molto jazz e seducente nel testo …fantastico l ‘ arrangianento ove Danilo Rea al piano e Massimo Moriconi al basso offrono spessore in un contesto di grande performance live. Mina sempre e comunque oltre il meglio, le mode, i talent, i duetti urlati. La musica deve avere chiaroscuri e dinamiche oggi quasi introvabili – Alberto Grimoldi

Cara Mina, a distanza di qualche settimana dall’acquisto del tuo ultimo lavoro capolavoro, posso dirti che sarà già la centunesima volta che ascolto il tuo “giocattolo”, persino “aspettando l’alba” e le canzoni scorrono senza “fine” che è un vero piacere! A chi ti dice “questa donna insopportabile” certo non capisce la bellezza del tuo canto nelle cui carezze ho piacere a “perdermi” fino “alla fermata” dell’ultima stazione di un sogno! Certo … le altre direbbero: “Io non sono lei” e hanno ragione perché tu solo tu sai pronunciare anche “La palla è rotonda” con ironica sensualità e chi cerca di trovare “il pelo nell’uovo” per giustificare una inutile critica sul tuo #selfie … nn rimane che rispondergli: “Oui, oui, oui c’est la vie”… Ah! “Mai visti due” sederi d’elefante e di zebra insieme in un compact disc! Il disco che ci hai regalato riempie di “troppa luce” questa stanza immaginando te che mi sussurri… LEI SA TU CHI SEI, MA SA CONVINCERTI CHE È LEI… “la sola ballerina che tu avrai”…  – Pasquale Pastore 

Eccomi, eccomi qui devastata dall’ascolto, è stato come mettermi in moto verso un lungo viaggio, ora ho gli occhi gonfi e la testa che mi ronza. È stata la troppa emozione, il troppo ascoltare intensamente tutte le canzoni, la sua voce, i suoi respiri. A me Mina sconvolge, l’ho trovata straordinaria, calda, perfetta, la sua voce è piena di armonie nascoste e intensissime. Vado a dormire come se avessi fatto l’amore per 2 h appagata, piena di sensazioni belle, ma stanca nel corpo… Io amo la voce di questa donna. Grazie a Mina e a tutte le persone che hanno permesso la realizzazione di questo lavoro straordinario, che sia il cd evento dell’anno. Sono felice – Giorgia Bassano
Che dire? Ogni volta una gran bella scoperta, poliedricità assoluta… e riesce a farmi amare generi musicali per me sconosciuti. L’attacco finale di chitarra elettrica in “Perdimi” spacca! Buona musica.. sempre. – Francesco De Tommaso
 
Dopo ripetuti ascolti di “Selfie” ribadisco il mio entusiastico consenso a un album che, oltre a regalarci una Mina miracolosamente giovane nella voce e nella verve, contiene molti di quelli che si è soliti chiamare “evergreen”, e ce ne accorgeremo negli anni a venire. In più sto facendo una considerazione: Mina negli ultimi anni sta richiamando alla sua corte un po’ tutti gli autori “storici” della sua carriera: Malgioglio per “Caramella”, Limiti per “Piccolino” e ora Don Backy con la sua meravigliosa “Fine” per “Selfie”. Mi auguro che questo “rescouting” continui, dato che, è vero, gli autori giovani sono da sempre l’asso nella manica della Signora ma, come abbiamo potuto constatare dalle prove magistrali dei tre personaggi citati, la classe e il talento non hanno età… – Alessandro Mariotti

 

Pubblicato: 5 anni ago

Si Selfie chi può

Dopo aver fatto, nelle settimane scorse, piazza pulita dei filmati amatoriali dei brani di Selfie che pletore di fans avevano postato su youtube (ancor prima, in qualche sciagurato caso, che il disco vedesse la luce), la fan page ufficiale mazziniana sta ora rilanciando in Rete canzone per canzone gli stessi video a iniziare dalla splendida Fine di Don Backy. E da sabato prossimo a essere caricati saranno i clip ispirati a un altro dei capolavori del disco, Alla fermata. Tutto questo mentre noi del fan club – più orgogliosamente “realisti” della stessa Regina – rimaniamo fedeli al proposito di rinunciare del tutto, salvo rare e motivatissime eccezioni, a questo genere di condivisioni gratuite del repertorio di Mina nella nostra pagina facebookiana. Sul fronte radiofonico, dopo il buon riscontro ottenuto dalla strepitosa La palla è rotonda nonostante la soverchiante concorrenza degli altri inni più o meno ufficiali lanciati a ridosso del Mundial, è previsto per i prossimi giorni il lancio del secondo estratto promozionale. Quale sarà la canzone scelta? Azzeccare il pronostico non è poi così difficile, ma non vogliamo togliervi il gusto della sorpresa. Nel frattempo, ognuno di voi può contribuire nel proprio piccolino al successo dell’album non solo col passaparola positivo che sta già dando i suoi frutti in lungo e in largo per la Penisola, ma anche – più concretamente – con l’acquisto-extra di una o più copie di Selfie da regalare a qualche persona speciale degna di essere (ri)mazzinizzata…

Pubblicato: 5 anni ago

Selfie. Mina, ti prego: ascòltati!

di Lucio Nocentini – Disegno di Mauro Balletti

Nella tua notoria riservatezza, Mina, sei la cantante più chiacchierona che conosco. Ogni settimana su Vanity Fair dispensi ricette d’amore e tra le righe ti racconti a più non posso. Su La Stampa, negli anni passati, hai pubblicato bellissimi articoli grondanti di appassionati pensieri. Meno male che non rilasci interviste dal ’78! E comunque, se avessi cambiato idea, da allora nessuno te ne ha più chieste (a parte quel ridicolo Bagnasco al citofono a Lugano, qualche mese fa. Troppo divertente tu incavolata nera che fai finta di essere la cameriera e rispondi “No, non c’è… la signora è al Forte”.

E quando scrivendo parli di te stessa ti definisci: una che non ride quasi mai… una che non canta quando cucina… una che è spesso di pessimo umore… una che ha la luna storta un giorno sì e un giorno sì.

Si sa, Mina, sei stata tanto tartassata, usata, tradita, fraintesa, abusata, ferita e chi più ne ha più ne metta. Così, nel tuo eremo svizzero ti sei costruita una barriera composta da mattoncini amici fedelissimi e abbottonatissimi. Ce l’hai a morte con la gente curiosa, con le persone invadenti e maleducate, con quelli che ti spiano, ti additano e ti fotografano. Peggio ancora con quelli che ti riprendono con quei maledetti telefonini telecamera mentre fai la spesa o passeggi col cane. E magari ti pubblicano su Youtube appena tornati a casa. Confesso che anch’io, una volta di tanti anni fa, cedetti alla tentazione, (ero stato accolto con tanto affetto da Massimiliano nella tua ex sala d’incisione), di fotografare il cesso “dove ti sedevi”; per essere sicuro di immortalare quello giusto fotografai sia quello rosa delle femminucce che quello azzurro dei maschietti! Mi scuso qui. Se mai dovesse ripresentarsi l’occasione, giuro, non lo faccio più. A mia discolpa, posso dire, che ero tanto giovane… e cretino.

A volte sogno di intervistarti e la prima domanda che ti farei sarebbe: “Ascolti mai i dischi di Mina?”. Risponderesti sicuramente di no. Perché per personaggi del tuo calibro, la musica è un lavoro, e come tale, finisce nel momento in cui si abbassa la saracinesca della sala d’incisione.

Tutto questo panegirico per due motivi:

primo perché stavolta Mina, tramite il magico Mauro Balletti, hai avuto il coraggio (o meglio la sfacciataggine) di mettere come tuo Selfie il culo di un elefante, quello di una zebra e la faccia spaurita di un giovane macaco giapponese. E vabbè, con quello che ho scritto sopra direi che noi impertinenti e spudorati curiosoni ce lo siamo meritato.

Secondo perché questo CD lo trovo un grande capolavoro camp che ti fa tornare la voglia di cantare, di fare sesso (se mai uno l’avesse persa), di ridere, di alludere, di giocare. Così se tu Mina lo ascoltassi BENE come facciamo noi fan dalla mattina alla sera, cinque o sei volte al giorno, per almeno una settimana intera, ti divertiresti un casino, ti tornerebbe il buonumore, canteresti mentre giri il ragù, rideresti come una matta mentre stiri o ti lavi i denti e chissà, magari potresti diventare una fan di te stessa.

E adesso è ora di schiacciare il play.

Questa donna insopportabile è il titolo del primo raffinatissimo brano. Ma va? Una donna insopportabile tu? E qui, come si dice “ce la canti”: Se ci penso adesso vorrei fare un enorme cerchio rosso intorno a me, un confine per non farmi prendere… accusata da dover nascondermi… sono ancora troppo fragile per affrontare questa vita stupida che sia, stanca, rattoppata ma soprattutto mia…. E’ il pezzo che mi ha conquistato subito perché questo tuo prendere le distanze, questa tua lontananza mi ti ha fatto sentire vicinissima. Vera. Complimenti a Federico Spagnoli, autore (sia del testo che della musica). E complimenti al tuo Max per l’arrangiamento essenziale ma molto elegante! Come lo è lui.

Io non sono lei. Ritmo e gridolini da libidine. Lascerò che tu ti innamori ancora un po’, poi la bocca mia ti dirà di no. Io non sono come tu mi vedi. Lei è buona e perdona, io mai. Prova e vedrai! Mi allontanerò quanto più mi cercherai, fino a che il mio nome griderai… Ci risiamo, Mina, prendi le distanze da vera star, come, imitandoti le prenderemo noi che ti amiamo, uomini e donne, tutte “finocchie dentro”, che ne faremo un inno tormentone estivo. Tu icona gay? Ma va? Che novità!

La sola ballerina che tu avrai. Una voce intensa ma velata accarezza una musica dolcissima di Mattia Gysi e Axel Pani. Il testo è di Lele Cerri. Un aficionado. Arrangia benissimo Ugo Bongianni. L’atmosfera è intensamente gradevole, come nella Compagna di viaggio di Faletti. Una ballad attualissima nella sua semplicità.

Il pelo nell’uovo (Gianni Bindi – Matteo Mancini). Ai primi ascolti spiazza per l’arrangiamento. Un ballabile disco vintage. Ma ascoltala, Mina più e più volte. Ti conquisterà perché è una follia. E’ pazza. “Finocchia” anche questa. Sembra di vederti mentre la canti scuotendo la testa,un po’ imbronciata, gesticolando e ballonzolando come quella volta che eri tutta un boccolo, alla tivù Svizzera (Colpa mia). Un ritmo di percussioni e fiati decisamente demodé. Un capriccio. Tanta, tanta voglia di trasgredire. Ti lascio perché da te ho avuto già tutto

Alla fermata (Gianni Leuci). E’ perfino scontato dire che siamo di fronte a un capolavoro. Ascoltalo Mina, se ce la fai, senza che ti si stringa la gola per l’emozione. Ah, cosa sei, forse un’onda così grande che mi bagna e non fa male… Quell’ Ah… arriva tra le scapole come una pugnalata.

Perdimi (Mario Capuano). Anche qui non ci sono parole. Ci fai piangere. Ma come fai a rendere così appassionatamente spagnoleggiante e sanguigna una canzone che in fin dei conti è formata da parole e da pallini segnati in un pentagramma? Si sente, carina, che ci provi gusto a cantarla. Tanto poi quelli che rimangono sbudellati siamo noi. E a proposito della Spagna, sai se Almodovar l’ha ascoltata?

Il giocattolo (Gianni Bindi – Matteo Mancini). La tua voce di miele che toglie il respiro dov’è Ah, con qualcun altro…Sento ancora il profumo lasciato nel letto e non so Ah, se voglio un altro. Ne vogliamo parlare? Chi, ascoltando il pezzo, non prova brividini giù, lungo la schiena, vada a farsi dare un’occhiata da uno specialista di endocrinologia. Pezzo minosissimo. Intrigante da morire. Non ho capito se il giocattolo è un cazzo o una marchetta. Ma fa poca differenza.

Mai visti due (testo Lele Cerri). La musica, forse la più intensa ed emozionante di tutto il disco è di Franco Serafini (che arrangia pure). Franco, sei grande grande grande. Mi blocchi il diaframma come se fosse un bolero o l’aria struggente di un’opera sinfonica.

Troppa luce (Gianni Bindi – Matteo Mancini). Un divertissement col tuo Edoardo, che nell’intro canta a squarciagola. Distante nonna Mina, e ammettilo che quel giorno eri tutta pimpante e allegra! Almeno quel giorno. La canzone è una chicca. Il ritmo è molto stuzzicante. Scanzonato.

La palla è rotonda (Maurizio Catalani, Claudio Sanfilippo – Claudio Sanfilippo). Una vera bellezza questa rassicurante sigla per i mondiali di calcio. Le parole rimbalzano di tacco di punta di esterno e di sponda come una palla, come rimbalzavano nell’ Acqua di Marzo e in tante altre sambacce brasilere che grazie a te (e a Ornella) ci sono entrate nel sangue… Inutile ricordare Ossessione 70Albertosi Albertosi…chi se la scorda?

Oui, c’est la vie (testo Maurizio Morante, musica di Axel Pani). Mi ha riportato alle atmosfere di Ma ci pensi, un pezzo dolcissimo di Attila. Perché anche in questa canzone la tua voce è senza tempo. Potresti avere trenta o cinquant’anni. Quanti ne hai realmente poco importa. Ma sai che qualche volta, quando canti le canzoni di questi ultimi anni, mi sembra di vederti con i riccioli biondi, anziché con la treccia? Complimenti ad Axel. Faglieli quando lo vedi, da parte mia.

Aspettando l’alba (Fabrizio Berlincioni – Mauro Culotta). Che bellezza questo pezzo da struscio da balera. Languidone. Io faccio un discorso alla luna, per fortuna che c’è ancora lei. E la freschezza della tua voce conquista, se ce ne fosse bisogno dopo tutto questo bendiddio.

Fine. Ma guarda chi si rivede alla fine! Anzi chi si riascolta. Un pezzone piacevolmente antico e rassicurante del grande Don Backy. Una gustosa e saporita ciliegiona su questa torta farcitissima e riuscitissima. Complimenti di cuore all’autore, ovviamente, ma complimenti sempre e comunque a te e a tutta premiata la pasticceria Mazzini.

Allora, dammi retta, Mina. Se non ti hanno ancora spedito il disco, corri a comprarlo. Anzi no, mandaci qualcuno… se no ti beccano con quei maledetti telefonini. Però un Selfie tuo tuo ce lo potevi fare, lazzarona! Col bene che ti vogliamo…

Pubblicato: 5 anni ago

La Scimmia nuda

di Gennaro Reder

Dal primo ascolto, rigorosamente con casse acustiche a volume alto (7 su una scala di 10), perché la sua voce deve diffondersi in tutto l’ambiente e riempirlo, al terzo ascolto notturno, e in cuffia, con l’animo teso a percepire tutte le emozioni che quella voce vomita con il suo canto e la sua anima, passando per un secondo ascolto distratto, con lettore portatile, ogni disco di Mina è diverso dagli altri. E, nel bene o nel male, ti sorprende comunque.

È stato così anche con Selfie, l’ultima fatica della Lorelei di Lugano, quella sirena ammaliatrice, come disse il buon Beniamino Placido, che affiora dalle acque sotto le mentite spoglie di un macaco, anzi di una macaca fuscata, quella specie giapponese con la faccia rossa che d’inverno s’immerge nelle calde acque termali. Ma a dispetto di una copertina così ironicamente provocatoria, che ha fatto sommuovere molti fan ancor prima che uscisse l’album, Mina fa molto sul serio, sfornando un progetto di gran classe, e degno successore di quell’ottimo “Piccolino”, applaudito tre anni fa da critica e pubblico.

Da Questa donna insopportabile, quasi una confessione in musica della signora Mazzini che da sempre deve fare i conti con una certa Mina, quella diva che per lei non esiste, ma che continua a insidiare la sua dimensione privata raggiunta a fatica: Non mi serve avere gente intorno per sentirmi dire che non parlo mai, che ne sai dei miei silenzi tu che ne sai. Questa donna insopportabile si alza sempre insieme a me… ” a quella Fine targata Don Backy, Mina ci regala emozioni a iosa in un piatto ricco e vario come non mai.

Giovane e moderna, persa e ferita, eterea e fragile, disperatamente in attesa, saggia e rassicurante, romantica o cinica, Mina è la versatilità in persona, con quella voce che cambia tono e fraseggi, che interpreta alla perfezione testi non facili, che passa dal jazz al funky, dal rock alla bossa nova, fino alla melodia classica, restituendo sempre una tensione emotiva assoluta. Perché Mina svolge tutto con grande maestria, come solo lei, che canta da oltre cinquanta anni, può fare.

In Oui, c’est la vie di Axel Pani, sembra addirittura di vederla seduta al centro di un piccolo palchetto casalingo, con attorno figli e nipoti, a cantare dispensando positività e serenità.

E se volevate la pelle d’oca, ecco il brano finale che fa venire i brividi! Qualche lacrima, seppur proviate a trattenerla, verrà giù comunque, perché quel “non andar via” entra nella pelle e nessuna baluardo può bloccarlo.

Alla fine, ciò che rende speciale questo “autoscatto” di Mina, è la cifra interpretativa che supera quella della cantante pura, è quella voce che non è mai uguale a se stessa e che pare veramente non avere età.

Già in Piccolino Mina mostrava la volontà di mettere in risalto l’interprete rispetto alla voce. Ma dopo le sperimentazioni del songbook americano e di quello natalizio, che tanto hanno fatto storcere il naso ai “puristi” mazziniani che vogliono, comunque e sempre, l’Artista tutta voce e pathos, vi è la conferma a voler veleggiare sempre più verso l’essenza, sottraendo manierismi e classicismi.

La voce decolla verso una dimensione più nuda e intima, ancor più carica di significati. Si fa essenza pura.

Una voce sorprendentemente ancora in divenire, perché, e non dimentichiamolo mai, lei è sempre “avanti” rispetto a noi, anni luce.

 

Pubblicato: 5 anni ago

SmS…elfie

Fedele ad una simpatica consuetudine in uso da anni, il nostro minologo Antonio Bianchi, subito dopo il primo ascolto di Selfie, ci ha inviato i suoi commenti a caldo canzone per canzone con una raffica di sms troppo gustosi per non essere condivisi…

di Antonio Bianchi

Questa donna insopportabile. Iper-estetizzante eppure intensamente interpretativa. Approccio vocale adorabile. Entusiasmante.

Io non sono lei. Caciarona, cantabilissima. E molto speziata. Bellissimi i sottovoce e le note basse. Ghiotti gli artifici di pronuncia. L’effetto è grintosamente Matrioska. Ma in quel caso preferivo la scalatrice. Qui prediligo la speleologa.

La sola ballerina che tu avrai. Tenera, soffice, delicata, confidenziale e cantata meravigliosamente. Svolge in Selfie un ruolo simile a quello di Questa canzone in Piccolino.

Il pelo nell’ovetto (anche il titolo merita una doppia…). Elettrizzante, easy e genialmente basic. E’ il suo punto di forza. Sono queste “deboletthe” che aumentano l’amabilità.

Alla fermata. Stupore incantato e alienazione. Emozionante. Echi di intensità grandiosa. Infantile e adultissima. Saliscendi emotivi nuovi. Seriamente candidata al ruolo di personale singolo estratto (come Brucio di te in Piccolino).

Perdimi. Spezzata. Dolente. Dura. Tortuosa. Autorevole.

Il giocattolo. Carioca e jazzy. Impatto sfavillante. Classe oltre le mode. Livello fantastico. Seconda candidata al ruolo di “mio” singolo personale.

Mai visti due. Attacco classicheggiante.Staticità solenne. Sonorità preziose. Momenti di incanto vocale. La confezione profuma di grandeur.

C’è troppa luce. Splendidamente cantata. Radiofonicamente trascinante. Con approccio vocale variegato (le due strofe). Ritornello facile. E – soprattutto – un bridge imprevedibilmente trasognato, magico.

La palla è rotonda. Fuoco d’artificio multicolore. Un’impennata sorridente. Nella sua fugacità giocosa è indispensabile. Incarna l’immediatezza di un flash. E illumina l’intero Selfie.

Oui, c’est la vie. Delizia pura. Incantesimo impregnato d’affetto, carezze e un cucchiaio di miele.

Aspettando l’alba. Esordio déjà vu (mi recorda un’altra canzone, ma quale?). Approccio vocale entusiasmante. Compostezza ammaliante. Vocali strepitose. La Mina – lunare – del mito. Che eleva, nobilita, trasfigura.

Fine: un primo ascolto rassicurante, come se conoscessi già il brano, come se stessi riascoltando atmosfere già interiorizzate. Approccio vocale gaudentemente disinteressato alle mode. In accezione monumentale. Atmosfera cupa e virtuosa. Brano da antologia, centro storico di una metropoli – Selfie – piena zeppi di quartieri, scorci e angoli cronologicamente e generazionalmente compositi. Come non mai.

 

 

 

 

 

Pubblicato: 5 anni ago

Due sorsi di Selfie

di Alessandro Mariotti e Silvano Terzo

Un “selfie” di classe; un “selfie” rinfrescante; un “selfie” introspettivo; un “selfie” sorprendente. Mina riesce sempre a ribaltare le opinioni: dopo i due dischi jazzati “12” e “Christmas song book”, in cui qualche maligno aveva ipotizzato l’approdo al porto sicuro della classicità (pur legittimo, dopo 55 anni e rotti di attività), viene fuori con un disco proiettato nell’agone del pubblico di ogni età, a contendere l’alta classifica a “colleghe” come Pausini, Giorgia, Elisa e giù rotolando fino alle Emme, alle Amorose e compagnia brutta. “Selfie” è il disco che ci voleva per questa strana estate, un po’ torrida e un po’ monsonica, con incertezze tra la fine della crisi e l’inizio dell’Era dell’Acquario. Già altri hanno vivisezionato minuziosamente i brani: io vorrei porre l’accento solo su due gioielli come l’introspettiva “Questa donna insopportabile” e la elegantissima “mai visti due”, che mi ha piacevolmente ricordato le atmosfere della splendida “Mente”. Ovviamente ho già comprato il biglietto di ogni data della tournée… – Alessandro Mariotti

Scrivere qualcosa di non detto su “Selfie” è come trovare parole nuove per parlare della Gioconda… Alle puntuali recensioni dei giornalisti accreditati, stanno facendo seguito gli entusiastici commenti degli ammiratori, unanimi nel considerare questo nuovo lavoro di Mina come uno dei migliori, se non il migliore, tra i dischi di inediti degli ultimi decenni. Sicuramente “Selfie” è un sorso di cedrata (!) rinfrescante in una giornata di canicola, una bibita alla frutta che scende giù a dare tono e refrigerio; nessun ingrediente sofisticato o mal dosato, nessun gusto troppo forte che stordisce e confonde; qui è tutto naturale: la Voce di Mina innanzitutto che stupisce, rapisce, trascina nel suo vorticoso gioco di abilità canora e lascia increduli che tutto questo possa ancora avvenire…straordinaria Voce che non imita nessuno, neanche se stessa, sempre in grado di sperimentare, eppure sempre fedele all’idea che abbiamo di lei. E’ questa la Mina che mi piace, quella che spazza via, nel breve tempo di una canzone, tutti i motivetti circolanti nell’aria, tutte le banalità musicali destinate a non lasciare traccia. Impossibile per me soffermarmi su uno o l’altro brano: la scelta effettuata da Mina è variegata come un buon gelato artigianale dai gusti nuovi e mai assaggiati prima e che accontenta tutti i palati. Mi stupisco in questi giorni quando provo l’urgenza di risentire una canzone per l’ennesima volta, come accadeva anni fa, quando la mia curiosità era più accesa, all’ascolto di un nuovo disco. Forse il miracolo che “Selfie” opera in me è proprio questo: la ri-scoperta di una Voce senza età, il piacere ritrovato dell’ascolto ripetuto, la voglia di canticchiare il pezzo appena sentito. Non sto ad indicare quali siano i miei brani preferiti; “Selfie” è un lavoro unitario, un bellissimo mosaico che non sarebbe tale se mancasse l’una o l’altra tessera… – Silvano Terzo

 

Pubblicato: 5 anni ago

Mai vista una così diversa

di Massimo Serzio

Come sia possibile che dall’inizio della sua carriera Mina trovi ancora qualcosa di nuovo da dire, e un diverso modo di farlo; come possa la sua voce rimanere uguale, sé stessa -la Voce per eccellenza- ma coniugarsi in centinaia di sfumature ed intenzioni diverse; perché abbia ancora voglia di cercare tra gli ingredienti a sua disposizione buone materie prime da trasformare in piatti di altissima cucina -apprezzati e riconosciuti da pochi-, tutto questo resta, ai miei occhi, un grande mistero. Trovarsi tra le mani questo disco, oggi, ci proietta in un futuro anteriore, fatto di sensazioni inedite, ipotesi improbabili, atmosfere sconcertanti.

Tutto il discorso che mi ero preventivamente preparato l’ho messo via, in attesa -magari tra qualche anno- dell’uscita di un più classico disco di Mina; ora invece mi ritrovo a dover commentare un disco dove le più varie intenzioni ed atmosfere si mescolano all’interno di uno stesso brano, i sentimenti cambiano dall’inizio alla fine di uno stesso verso, le note diventano creta da modellare tra le mani dell’Unica capace di farne ciò che vuole, come vuole, quando vuole.

Selfie è un disco profondamente psicologico (e in questo la copertina e il titolo sono una lampante, geniale chiave di lettura). Tutto quello che ci siamo detti finora sulle parole interpretate da Mina, sul suo ineguagliabile modo di dare colore a tutte le sfumature della scala cromatica, sulla sua potenza e delicatezza, tutto è vecchio; passato; archiviato. Mina è oltre. Mina è ancora, instancabilmente altro.

Queste canzoni sembrano scelte per darle modo di gestire una serie di pensieri/emozioni talmente intimi, impronunciabili, riservati e così discordanti tra loro, altalenanti, dissociati da sfiorare il limite dello schizofrenico, o meglio, del Disturbo Borderline.

Il disco apre con una canzone che mi ha scioccato per quanto mi corrisponda in modo profondissimo e intimo: Questa Donna Insopportabile; Mina la interpreta alternando verismo, rabbia e rassegnazione con una voce maschile, dura, profonda; l’assolo al piano alleggerisce, ma quel finale (“dedicato a voi”) così duro e spietato, e così diverso da quel “voi” liberatorio, sereno e ripetuto tre volte per ringraziare il suo pubblico di Canzonissima, riporta tutto nella giusta misura.

Io Non Sono Lei aumenta l’idea del dialogo con sé stessa, qui più violento, arrabbiato; la strofa parte con un’intenzione più carica, quasi ‘bamboleggiante’, ma sempre sprezzante, per diventare -subito dopo il “no”- roca, maschile, severa ed esplodere in quell’urlo straziante che non poteva essere cantato ‘pulito’.

In La Sola Ballerina Che Tu Avrai, diventa più suadente, carezzevole, consolatoria nei confronti del suo interlocutore già provato dalla presenza di questa ‘ballerina’ scomoda ma a cui si è ormai abituato; ma torna freschissima, smagliante, pungente ne Il Pelo Nell’Uovo: un’altra prova magistrale di follia vocale e sentimenti spiazzanti.

In questa lettura psicologica dell’album, Alla Fermata rappresenta il capolavoro nella descrizione di sentimenti altalenanti: già la tessitura melodica predispone un ventaglio di possibilità amplissimo (la sola frase musicale “mi viene da sorridere a pensare che non mi vuoi parlare” è un teorema arditissimo, sviluppato e dimostrato in modo lampante) dal sussurro degli inizi strofe a quel perentorio “sei una roccia, una montagna” che oscilla tra il dolore profondo della consapevolezza di non averlo per sé e la gioia violenta di una remotissima possibilità di realizzazione; il tutto amplificato da quei mandolini iniziali che introducono soltanto un arrangiamento invece superbo e che lasciano presagire un viscerale melodramma.

Anche in Perdimi il dialogo è tutto dentro la mente di lei, una sorta di Bugiardo E Incosciente senza finale ma meno rassegnato, dove alla parte bassa sofferta e cerebrale fanno da contraltare i versi urlati, liberatori e senza freni. Il Giocattolo racconta di un altro legame straziante che la protagonista non riesce a spezzare, una dipendenza psicologica che si traduce però in un’atmosfera più infantile (“non c’è più gusto romperei il giocattolo”) e anche il verso più melodrammatico “mi fai male se mi lasci morire qui davanti al telefono” è cantato con una più distaccata caricaturale drammaticità anni trenta.

Mai Visti Due è -senza dubbio alcuno- il capolavoro assoluto di questo album; nei versi scarni ed essenziali Mina riversa tutto il suo vivificante potere creatore per dare luce col suo canto magistrale a parole che sembrano create apposta per uscire dalla sua bocca. Geniale l’arrangiamento della doppia voce che inizia con quella di Mina e finisce con quella di Massimiliano, a dichiarare la profonda similitudine che si sdoppia in diversità.

A questo punto cosa ci si potrebbe aspettare di più? E invece arriva il singolo ideale di questo album: Troppa Luce; qui Mina si diverte (e si sente fin dalla surreale intro) a dare corpo alla follia dissociativa (i sensi sono tutti mescolati e non distinguono luce/voce, sogno/realtà, compagnia/solitudine passato/presente) usando due voci diametralmente opposte per strofe e ritornello.

Anche il bizzarro, altalenante, infantile scioglilingua de La Palla È Rotonda trova un posto inaspettato in questa lettura introspettiva (dato che Mina guarda le partite da sola) e il mantra benaugurante, positivo, sobbalzante del ritornello       si oppone alla constatazione da telecronaca (e in quanto tale ossessivo-compulsiva) di quanto invece può realmente accadere durante la partita.

Ci avviamo verso il gran finale con Oui, c’est la vie, brano solare, positivo, rassicurante, cantato con la voce più materna che Mina abbia saputo trovare, per rasserenarci e darci una chiave risolutiva per saper riguardare  le vicissitudini vissute dall’inizio dell’album. Anche Aspettando L’Alba (nel suo ‘proustiano’ ricordare per ricollocare, aiutati dalla distanza che genera il tempo, in modo più corretto gli accadimenti della vita) si riguarda indietro parlando con la luna (quindi metaforicamente con sé stessa) per andare avanti con convinzione “oggi son quella che mi va”.

In Fine, questo album denso e profondo trova la sua degna conclusione; e come nei migliori film, dove l’ultima scena rimette tutto in discussione e non sai più se quello che hai appena visto è successo per davvero o “se pure è stato un sogno lieve” (come per Lost e la sua scioccante metafora della vita), Mina trasporta tutto al livello superiore; la materna rassicurante voce, cede il posto al più maschile, disperante alter-ego, e anche l’urlo che spezza in due il canto è senza luce. E così tutto può ricominciare da capo, la gioie, i dolori, le speranze e le illusioni e tutte le voci e i racconti di una vita intera (e di tutta la sua discografia) restano racchiusi in questo disco, capolavoro introspettivo e verista di una donna mai paga e mai stanca.

 

Pubblicato: 5 anni ago

La tua voce di miele che toglie il respiro

di Alessandro Basso – Illustrazione di Massimo Serzio

 

Il Capodanno della musica italiana, anzi della buona musica italiana, si celebra quando esce l’ultimo lavoro di MINA. Sempre e comunque, sia che piova o ci sia il sole, sia che governino i rossi, i gialli, i neri oppure i verdi. Degli altri e delle altre si dice malinconici a qualche polverosa riesumazione televisiva: “Ah! Che bella voce aveva… ora invece…”, “Peccato che il tempo passi, ha fatto cose memorabili, ma ormai…”. Di MINA, invece, si dice sempre con lo stesso entusiasmo e con la stessa sorpresa come se tutto fosse sempre una novità: “Hai capito la Mazzini?! È ancora bravissima! Ma come fa?!”. Ed in effetti non si riesce a credere che questa Signora, la quale potrebbe tranquillamente essere una classica signora da salotto persa nei ricordi della sua giovanile notorietà, estasiata nei racconti dei suoi incontri leggendari e delle sue glorie luminose da piccolo schermo, regali ancora sorprese come questa. Benvenuto “Selfie”! Mancavi solo tu nel’universo stellato della Nostra Signora canterina.

Come a Capodanno si stappa lo champagne così col capodanno musicale si ripete il rito delle recensioni. Che poi sono sempre le stesse, immutate da anni, come due blocchi da guerra fredda. Da una parte i fedelissimi della passione incondizionata e dall’altra i detrattori di tutte le ore che sono noiosi come un cielo grigio ad agosto. Solo MINA può eguagliare se stessa, solo MINA regge sempre allo spettro di se stessa, alla magnificenza della sua onnipresenza che l’ha resa divina ed eterea come una santa da agiografia mistica ma senza martirio. Solo Lei può cantare senza mai sentirsi inferiore a quella che fu dieci, venti, trenta, quaranta, cinquant’anni fa. Sarà complice il fatto che non la vediamo da un po’, ma, a noi affezionati, sembra sempre che canti alla Bussola o a Milleluci e con questo trucco che sa di magia si compie il mistero più conosciuto della storia musicale di tutto l’orbe terrestre: Lei non c’è ma è come se ci fosse e la sua voce ne grida forte la presenza. Solo lei è il selfie di se stessa senza filtri, senza ombre, senza aggiunte di colore, perché solo lei può fare a meno degli altri, se lo volesse, dei consigli, dei critici, dei polemici, delle invidie e dei ciarlatani. La sua Voce basta e non avanza mai. È come una malattia che contagia e rinvigorisce. MINA può fare e dire quello che vuole: e può cantare quello che vuole. A Lei solo si concede il privilegio della incorruzione. È come Bernadette, sempre intera, sempre bella, sempre giovane.

Qualcuno uscito dalle paludi turpi della propria presunta superiorità di giudizio da tempo continua ad accusare la Signora di poca intraprendenza, di poco virtuosismo, di poca originalità. Oltre alle melodiose parole di consenso che da sole danno risposta senza appello ed oltre al perbenismo della noncuranza, però, occorre dire a quei critici sbucati dal nulla (salvo ripiombarci subito dopo) che la Signora Mazzini fa alla sua età quello che le donnine dei talent non riescono a fare a trent’anni. Canta come una ragazzina impazzita d’amore. La voce è pulita, gloriosa, potente, espressiva. Ogni pezzo non è solo un canto ma è pura recitazione. La vedi, anche se non la vedi, arzigogolare la mano mitologica nel suo virtuosismo più famoso, l’anello al pollice, il foulard rigorosamente nero che protegge l’ugola del miracolo e la treccia che vibra e sussulta al vibrare ed al sussultare della voce incredibile. A farle da servitori ci sono dei testi bellissimi (molto meno la copertina che è un tantino insignificante ma che lascia il tempo che trova: io avrei preferito la copertina del libretto ma ça va sans dire…). E se non bastano i testi, questo nuovo album offre tutti gli esempi più belli di retro testo. Se uno prestasse attenzione alle tracce audio sentirebbe che la purezza della voce immutabile resta inalterata proprio nei versettini, nei coretti, nelle voci di lontananza e addirittura in quel piccolo gioioso capolavoro che è il duetto col delizioso Edoardo dove un “Vai!” schiude un’emozione così umana e rivela una lucentezza vocale da fare invidia a chiunque e a qualunque età. Ad avercela una nonna così!

Fare una pagella è inconcepibile, perché MINA nella sua immortalità vocale non ti permette nessuna certezza di giudizio. Oggi questo brano ti sembra bellissimo, poi fra due anni scopri che bellissimo era quell’altro e allora non ha senso darsi un tono e darsi pena con una classifica che tu stesso smentirai ferocemente. MINA canta con la pancia e col cuore e chi ascolta deve ascoltare con la pancia e col cuore. Seguendo un amore, o un disamore, un’illusione o una disillusione si vive l’album e si somatizza ogni canzone. Ecco perché MINA non tramonta mai: ogni pezzo è un pezzo d’anima, ogni pezzo è un urlo o un sussurro che non sappiamo urlare e sussurrare e che Lei urla e sussurra per me, per te, per noi. Per tutto l’universo umano, qui ed altrove.

“Selfie” ne è l’esempio, permette, infatti, senza troppo sforzo, l’identificazione fra cantante e ascoltatore: è l’album dell’Amore in tutte le sue forme. E le tracce si mescolano in mille modi come il gioco del tangram a formare una, dieci, cento storie d’amore.

La “donna insopportabile” della prima canzone potrebbe benissimo essere una donna sola che non crede più nell’amore perché è “ancora troppo fragile per affrontare questa vita stupida” e allora canta, canta canzoni dedicate a noi, per non impazzire. Da lontano sogghigna un motivetto allegro e strambo che viene dallo stadio “La palla è rotonda, si gioca di prima e di sponda…”. Lei se ne frega, perché il calcio non le piace più anche se lo trovava divertente. È “Alla fermata”, aspetta di ritornare a casa, dove sarà sola a dirsi con una speranza un po’ falsa e un po’ vera “Oui c’est la vie, ci sta un tempo anche per te, vedrai”. Eppure sono settimane che a quella fermata vede Lui, bello s’immagina, affascinante perlomeno, e lo osserva camminare e vorrebbe chiacchierare ma lui non la sta a guardare. Ma che vuoi, giorno dopo giorno, tira che ti ritira, il coraggio di parlargli lo ha avuto e lui che non l’aveva mai notata s’è compiaciuto di quella sfrontatezza. È quasi una rinascita, “Aspettando l’alba” nuova, perché “ieri sembra una vita fa, oggi” lei “è quella che le va”. È fatta. La passione è sbocciata. “Lei sa” lui chi è e sa convincerlo “che è lei la sola ballerina” che avrà. Ma prima dell’Amore vero c’è ancora la l’incertezza pazza dell’incontro, la sospensione folle della conoscenza e c’è l’attesa “e le ore passate ad aspettare un segnale di te, ah che strazio… la tua voce di miele che toglie il respiro dov’è?”. Dura il tempo che deve durare, e alla fine vince il sentimento: è il tempo dell’Amore, quello grande, quello per cui si corre ogni pericolo e si supera ogni diversità. “Mai visti due così diversi e insieme poi e quei due siamo noi… un libro noi e tanto ci sarà da scrivere”. Un amore travolgente il suo, quello di lei, che non resiste all’assenza di lui, alla frivolezza di lui che non la ama: “ah, ma che pensavi tu, non era mica amore ad ore… c’è troppa luce in questa stanza ma sono al buio senza te”. È appena cominciata ma forse è già compromessa. Lei non sa starsene “buona e non toccare mai le” sue “certezze. Del resto lei non era, non è un angioletto e allora “Il pelo nell’uovo” è ingombrante come una trave. È il momento di dirselo “perché stasera non mi va di fingere con te, stavolta parlo e non mi pento… mi fai sentire stupida, per me amore è solo verità: tu rispettami oppure perdimi, se vuoi…”. Lui non ha avuto il coraggio di cambiare e allora è finita. Tragicamente per lei, indifferentemente per lui: “ecco, sparisce il tuo bel viso, resta soltanto l’ombra di un sorriso, poi tutto si confonde nella mente e non rimane niente, proprio niente”.

La Scimmia ha ruggito con la voce della Tigre! L’Amore si è dato e non si è mai perduto e noi sulla spiaggia che sembra uno zoo stiamo con un orecchio a sentir la Divina che canta e con l’altro a cullare i nostri amori ricantati sulla voce di MINA con il frangersi dell’onda contro la rena salata. Se passi per il sud fammi una scodinzolata di treccia così m’illuderò di poter finalmente avere un selfie con te. Io sto qui, sulla sdraio: ti aspetto Signora Grandezza!

Pubblicato: 5 anni ago

Selfie, il comunicato ufficiale PDU

a cura di Franco Zanetti

Negli ultimi anni, e sempre di più, Mina è diventata l’unica possibilità, per autori (e cantautori) anche già molto affermati, di far ascoltare le proprie composizioni cantate da un’interprete di vaglia: anche loro infatti con sempre maggiore difficoltà trovano interpreti che possiedano corde giuste da far vibrare, ed è a Mina che si rivolgono sperando di riuscire a convincerla a sceglierli. Anche questa volta, come già in passato, Mina ha costruito il suo nuovo disco di inediti attraverso un lavoro lungo e certosino di ascolti e di selezioni, di cernita e di rifinitura, esaminando decine se non centinaia di canzoni, e scegliendo quelle delle quali più le è piaciuto appropriarsi – in senso artistico, ché la sua cifra stilistica è appunto anche quella di far diventare assolutamente propri i brani che decide di interpretare. In questo senso, forse – ma è un’ipotesi, dato che siamo abituati a non ricevere spiegazioni dettagliate in proposito – il titolo del nuovo album, “Selfie”, rispecchia proprio questa attitudine: quasi tutte le canzoni, infatti, sono ritratti di donna in prima persona – autoritratti, meglio, scattati utilizzando come smartphone quelli gentilmente forniti dagli autori delle canzoni incluse nel disco.

Anche preparando questo nuovo disco, dunque, Mina ha ascoltato le proposte che le sono arrivate sotto forma di provino: da autori affermati e da autori sconosciuti, da autori professionisti e da autori dilettanti. E le ha ascoltate con quel metodo e quella paziente intelligenza che sono propri dei grandi artigiani: perché sa bene che il guizzo dell’originalità e del genio possono nascondersi anche dove meno ce li si aspetterebbe. E così nelle tredici canzoni di “Selfie” Mina ritrova vecchi amici, conferma recenti frequentazioni e, come sempre, incontra nuovi compagni di viaggio e regala opportunità a giovani talenti.

Con Mario Capuano, ad esempio, che qui firma “Perdimi”, Mina aveva avuto a che fare una sola volta, finora, e nel lontano 1968,

quando aveva inciso la sua “Un colpo al cuore” – originariamente affidata a Mario Zelinotti – come lato B del singolo “Allegria”, includendola poi nell’album “Canzonissima ’68” e facendola diventare un suo classico.

Al 1976 risale invece la “prima volta” di Don Backy come autore per Mina. Quell’anno lei, che comunque già nel 1967 aveva inciso la sua “L’immensità”, interpretò “Nuda” e “Sognando” in “Singolare”; e lo ritrova oggi grazie a “Fine”.

Fra i vecchi amici ritrovati dopo molto tempo c’è anche Claudio Sanfilippo, l’autore milanese del quale Mina cantò nel 1993 “Stile libero” nell’album “Loch Ness”; sua è “La palla è rotonda”, che ascolteremo come sigla delle trasmissioni televisive della RAI dedicate ai Mondiali di calcio brasiliani.

Debuttanti assoluti alla corte della Signora sono invece Federico Spagnoli, autore di “Questa donna insopportabile”, e Gianni Leuci, che firma “Alla fermata” – due canzoni, senza nulla togliere alle altre undici, fra le più candidabili al titolo di evergreen.

E’ interessante notare che, con l’eccezione di Fabrizio Berlincioni e Mauro Culotta (autori di “Aspettando l’alba”, che in coppia avevano già scritto “Succede” nel 1986 per “Cremona”, “Ti accompagnerò” nel 1993 per “Lochness”, “Con te sarà diverso” nel 1997 per “Leggera” e “Non passa” nel 1999 per “Olio”), tutti gli altri nomi accreditati alla composizione di canzoni in questo album ruotano intorno a una ideale “factory” che nel tempo si è costituita intorno a Mina, tutor curiosa ed esigente, che richiede a musicisti, arrangiatori e autori un eclettismo e una versatilità non comuni: la capacità di essere pronti a misurarsi anche con generi e suoni che magari non sono quelli nei quali sono cresciuti, ma che lei li spinge ad esplorare e ad approfondire.

Di questa “factory” fa parte Maurizio Morante, che nel 1991 debuttò come autore sulla scena professionale con “Il genio del bene” (“Caterpillar”), e negli anni successivi ha spesso firmato per lei sia canzoni “in proprio” sia testi per musiche altrui: lo ha fatto per Axel Pani con “Il frutto che vuoi” (in “Facile”, 2009) e ricompone qui la coppia per “Oui c’est la vie”; ma scrive anche il testo di “Io non sono lei”, che costituisce il debutto autorale di Ugo Bongianni, da un decennio stretto collaboratore di Mina come programmatore di tastiere e arrangiatore. Ne fanno parte il già citato Axel e il suo abituale coautore Mattia Gysi, che debuttarono in “Bau” (2006) con “Per poco che sia”, e qui firmano insieme “La sola ballerina che tu avrai”, anche questa, come quella del loro debutto, con il testo di un altro fedelissimo, Samuele Cerri – del quale sono anche le parole di “Mai visti due” sulle musiche di Franco Serafini, pure lui un habitué fin dal 1985 come autore (“Nei miei occhi”, in “Dracula”) e come tastierista e arrangiatore dal 1986 (“Sì, buana”).

Ma la parte del leone in questo disco la fa una coppia il cui esordio è relativamente recente: quella formata da Gianni Bindi e Matteo Mancini, la cui prima canzone incisa in assoluto è stata “Volpi nei pollai” (in “Facile”, 2009) seguita da “Fuori città” (in “Piccolino”, 2011). In questo disco Bindi e Mancini mettono a segno una tripletta: “Il pelo nell’uovo”, “Il giocattolo” e “Troppa luce” (a proposito: di chi sarà la vocina infantile che duetta con Mina all’inizio di quest’ultima canzone?).

Nell’album scorrono così canzoni di autori diversi e di atmosfere diverse, il cui denominatore comune è la stessa voce – una voce che però non è mail la stessa, non è mai uguale a sé stessa, anzi cambia e muta di canzone in canzone, a volte anche nella stessa canzone, a dimostrazione di una duttilità interpretativa (e anche di una curiosità professionale) senza precedenti e senza pari. Ad armonizzare il tutto, il mai invadente coordinamento – organizzativo e artistico – di Massimiliano Pani, coadiuvato da professionisti di grande competenza e di grande mestiere; a conferma di quella vocazione all’eccellenza che da sempre contraddistingue le produzioni di quella che è, senza discussioni, la più grande interprete della canzone italiana.

Ah, se vi state chiedendo quale altro album di Mina avesse in copertina una scimmia, ve lo ricordiamo noi: si intitolava “Mina”, uscì nel 1971, ma quella scimmietta era un cucciolo di scimpanzè, mentre quella scelta per “Selfie” è un macaco giapponese… E parlando di primati – perdonate il gioco di parole – forse è il caso di spendere qualche parola per rivendicare a Mina un’altra primogenitura. E’ a lei che va riconosciuto, infatti, di essere stata la prima protagonista della canzone internazionale ad avere il coraggio di giocare spregiudicatamente con la propria immagine per le copertine dei suoi dischi. La testa di manichino di “Attila” (1979), la donna barbuta di “Salomè” (1981), la bodybuilder di “Rane supreme” (1987), la matrona in stile Bueno di “Caterpillar” (1991), la testa proiezionista di “Sorelle Lumière” (1992), la scattista di “Leggera” (1997), la MinaGioconda di “Olio” (1999), l’aliena di “Piccolino” (2011) sono solo gli esempi più eclatanti di una vocazione iconoclasta che ha trovato la sua esaltazione nella fantasia sfrenata di Mauro Balletti e Gianni Ronco, e che ha anticipato – e di molto – analoghe realizzazioni di Debbie Harry (“KooKoo”, 1981), Madonna (“Erotica”, 1992), Bjork (“Homogenic”, 1997), Annie Lennox (“Bare”, 2003), Christina Aguilera (“Bionic”, 2010), Lady Gaga (“ArtPop”, 2013), per citare solo le più note.

Ecco: sommessamente ma con convinzione ci piace sottolineare che anche in questo Mina è una numero uno.

Pubblicato: 5 anni ago

A ciascuno il suo Selfie

Preceduto – nel giro delle prossime 24 ore – dal consueto tamtam promozionale in Rete, in Tv e sui quotidiani, il nuovo, splendido album di Mina è finalmente pronto a fare irruzione nelle nostre vite. E già cominciano a fioccare da parte dei fans i primi “selfie” personalizzati, primo tra tutti questo magnifico scatto del nostro Lucio Nocentini con la sua meravigliosa Zoe. Attendiamo, naturalmente, i “selfie” di tutti voi (cui dedicheremo una gallery ad hoc nella fan page facebookiana del Club) insieme alle vostre recensioni del disco…

Pubblicato: 5 anni ago

Prima che sia troppo presto

di Massimo Serzio

Il 10 giugno uscirà il nuovo album di Mina. La notizia desta da sempre curiosità, attesa, sorpresa: la più instancabile delle cantanti dà ancora alla luce un nuovo album, ed ogni volta è sempre nuova, sempre spiazzante, ma sempre Lei. Per noi che aspettiamo con trepidazione, e cogliamo ogni bisbiglio dai post del MinaFanClub, la sorpresa e lo spiazzamento potrebbero essere un po’ addolciti dalle indiscrezioni, ma quando poi torniamo a casa con il disco tra le mani le emozioni sono immancabilmente le stesse che ci procurava la visita di Babbo Natale quando eravamo bambini: uno splendido regalo inaspettato. Il grande pubblico che la segue a più discreta distanza, invece, ascolta le canzoni quando sono già nell’aria da un po’, si chiede se sia un disco nuovo o la solita raccolta di successi (si sa che il grande pubblico è distratto) e si meraviglia sempre del fatto che le nuove canzoni di Mina siano così “nuove”. Appunto.

Da qualche anno a questa parte, però, complice iTunes, stanno cambiando non solo la fruizione e l’acquisto dei dischi (per chi ancora li compra) ma anche il tam-tam pubblicitario che li precede. Così, da qualche tempo, prima che l’album sia materialmente ancora uscito nei negozi, si può accedere a informazioni fino a qualche anno fa inaccessibili: il titolo, la copertina, e addirittura si può ascoltare un’anteprima delle canzoni. Sconvolgente, ovviamente, per chi come me era abituato a vivere quel rito dell’acquisto con tutto il carico di sacralità e mistero che esso recava con sé. L’inaccessibilità delle canzoni prima di scartare il CD era un dato di fatto; uscire di corsa dal negozio se per caso qualcuno aveva deciso di mettere in riproduzione l’album era un obbligo categorico; il primo ascolto rigorosamente in cuffia dall’impianto Stereo buono era irrinunciabile.

Adesso che l’amplificatore buono è direttamente collegato al PC, e che ascoltare un album originale, o la sua versione caricata su iTunes o Spotify non fa davvero alcuna differenza sensibile, quella sacralità si è un po’ rotta, e la tentazione di ascoltare le anteprime è davvero difficile da mettere a freno. Allo stesso modo, fuori la copertina in formato francobollo su internet, ciascuno si sente in dovere di farsi la sua idea sul prodotto finito e di comunicarla seduta stante -senza filtri- e con grande risonanza all’intero universo mediatico, senza aver avuto la possibilità di valutare attentamente tutto il packaging, l’accuratezza dei dettagli con cui è stato – o no – confezionato l’album, l’emozione che ci comunica l’oggetto in sè, l’eventuale presenza di altre immagini a corredo -magari- della prima scioccante messa in copertina (come mi auguro fortemente per questo Selfie).

L’immediatezza e la democraticità dei vari social network, purtroppo, producono un agghiacciante frastuono che mina il silenzio profondo che dovrebbe precedere l’uscita del disco.Io, di solito, faccio due o tre giorni di digiuno dalle canzoni di Mina per potermi meglio godere il grande pasto di un nuovo album, faccio le grandi pulizie il giorno prima, cerco di avere tutta le casa in ordine e la postazione di ascolto immacolata, senza troppe cose che possano disturbarmi. Poi, in rigoroso silenzio (ma non più in cuffia, giacché sento molto meglio dalle casse che ho adesso) ascolto l’album una volta per intero. Difficilmente replico subito l’ascolto il giorno stesso, di solito lo faccio il giorno successivo, e poi il terzo giorno. Dopo questo rito, dopo essermi emozionato, aver pianto o riso, dopo aver approfondito l’ascolto di qualche traccia che magari (ma non sempre accade) mi aveva lasciato perplesso, solo dopo tutto questo raccolgo le idee e comunico al resto del mondo le emozioni che ho vissuto.E solo dopo il terzo ascolto condivido l’album con chi mi sta vicino, perché non mi piace essere influenzato dalle idee altrui.

Giammai leggere gli articoli sui giornali prima di aver metabolizzato bene tutto il lavoro! (ultimamente non li leggo neanche più dopo). I sedicenti specialisti della musica, nel migliore dei casi non fanno altro che ripetere lo stesso concetto da anni, aggiungendo di volta in volta qualche considerazione (il più delle volte legata a qualcuno degli autori o al panorama musicale che gira attorno al disco appena uscito) mai molto utile e mai mirata a porgere il disco a chi magari non ha una sua idea e cerca aiuto in quelle degli altri.

Comunque sia, il 10 giugno uscirà il nuovo album di Mina. La copertina? È davvero scioccante, divertente, spiazzante: la Mina-Scimmia che emerge dalle acque fin troppo calme e desolanti del panorama musicale contemporaneo con una faccia “da Oscar”, accentuata dallo scollamento provocato dal geniale titolo, non ha prezzo. Sembra quasi volerci dire: “Ebbene sì, sono ancora qui! Qualcosa da obiettare?”

 

Pubblicato: 5 anni ago

Col Selfie di poi…

Quando mancano ormai solo cinque giorni alla sua uscita, i segreti di Selfie sono ormai in buona parte svelati (anche grazie agli “assaggi” delle 13 splendide canzoni regalati in anteprima da iTunes dove l’album – già terzo in classifica – è dall’altroieri in preordine). Ma non veniteci a dire che noi non vi avevamo anticipato niente: rileggetevi un po’. col senno di poi, alcuni dei sibillini post pubblicati quotidianamente nella nostra fan page di Facebook nelle ultime settimane e vi renderete conto di come essi svelassero, tra le righe, molto più di quanto lì per lì non sembrasse…

10 aprile – … le prime “vere” indiscrezioni sul nuovo album di inediti? E’ la domanda che gli amici di questa pagina ci pongono con maggiore insistenza in queste settimane di frenetica attesa. Ripetiamo: non spetta al Mina fan club divulgare in anteprima notizie che solo le fonti ufficiali mazziniane sono legittimate a diffondere. Però, se saprete leggere tra le righe dei nostri post quotidiani da qui a fine maggio, qualche prudentissima rivelazione subliminale la troverete…
16 aprile – … Ed ecco che tra i fans già impazza il toto-autori del nuovo album. Tra le firme che troveremo, ci saranno le gradite riconferme di diversi nomi ricorrenti nella recente produzione di Mina e più di un ritorno eccellente che non mancherà di sorprendere. Ma non mancherà, come sempre, qualche talentuoso esordiente per il quale la Tigre costituirà un sicuro trampolino di lancio verso la notorietà…
23 aprile – Ve l’abbiamo detto: nomi assolutamente nuovi insieme a grandi e inattesi ritorni, tra gli autori del nuovo album di Mina. Ma ci saranno anche le splendide riconferme di alcune tra le firme più ricorrenti della recente produzione mazziniana, a cominciare da Axel Pani che sarà presente con due brani tra i più belli e suggestivi del disco…

1° maggio – Da ormai quasi un trentennio collaboratore tra i più assidui del team mazziniano, nel nuovo album di Mina in uscita tra un mese Franco Serafini figurerà come arrangiatore di alcune tra le migliori canzoni in scaletta, una delle quali da lui stesso composta…
6 maggio – Non mancheranno – ovviamente – le “grandi” canzoni d’amore destinate ad entrare nell’empireo dei classici senza tempo del repertorio di Mina. Ma ad avere il sopravvento, nel nuovo album, saranno i brani dal sapore più marcatamente “easy”, perfetti come fresca e frizzante colonna sonora dei mesi più caldi e spensierati dell’anno…
10 maggio – Italiana? Certo: se si escludono tre o quattro parole in francese nel testo (e nel titolo) di una delle canzoni più belle della tracklist, il nuovo album di Mina è interamente cantato nella nostra lingua…
20 maggio – …E se la copertina del nuovo album fosse una sorta di vaga rivisitazione ironicamente attualizzata di una delle cover più celebri e leggendarie della discografia di Mina? Le più divertenti tra le vostre ipotesi a riguardo saranno oggetto del prossimo post del Minafanblog…
23 maggio – La passione per il calcio in La palla è rotonda, certo. Ma il tema dominante di ben 11 delle 13 canzoni del nuovo disco sarà, come sempre, l’amore in tutte le sue forme…
24 maggio – Da Regolarmente  a Raso, in diverse sue canzoni Mina ha raccontato storie di amori inconfessati, unilaterali, vissuti e sofferti all’insaputa dell’oggetto del desiderio. Ne avremo un altro esempio in uno dei brani più belli e più intensi del prossimo disco…

 

 

Pubblicato: 5 anni ago

Conto su di te

di Massimo Serzio

Nella mia personale Discografia di Album Ufficiali di Mina – accurata, filologica, precisa, ma anche lievemente personalizzata e leggermente ‘corretta’ – il disco di inediti in uscita il 10 giugno sarà il 159° Album Ufficiale (gli album doppi sono ovviamente contati per due). Nel mio personale conteggio, io considero i 15 album Italdisc-RiFi + i 106 album Pdu-EMI + i 34 album Pdu-Sony + i 3 album Gsu-ArtistFirst (considerando anche la pubblicazione dell’audio di Mina In Studio come un album vero e proprio, ma contando I Miei Preferiti come uno – giacché i DVD sono catalogati a parte); ma se eliminiamo dal conto le varie ‘ristampe’ (non tutte ufficiali) questo dovrebbe essere il 144° album…

…Ma la questione non è così semplice come potrebbe apparire: come considerare le diverse edizioni de L’Allieva, di Caramella, di Piccolino? Nel conto inseriamo le cinque compilation Sony che portavano comunque gli ‘inediti’ di Mina per Wind? E le Platinum (che recavano comunque qualche pezzo ancora non pubblicato su album, le contiamo sei o due? E il cofanetto con tutte e sei le Platinum? Natale – Cremona/Napoli come lo contiamo? Poi c’era il famoso cofanetto napoletano contenente le due canzoni inedite… e le due ristampe di MinaCelentano (tra l’altro ci sarebbe anche il cd-rom che sarebbe da considerare un pezzo a parte)? …per non parlare poi degli ultimi Del Mio Meglio che non avevano nessun inedito, e degli antichissimi Incontro Con Mina e I Discorsi fatti interamente con materiale riciclato… Insomma, l’argomento è spinoso, ma il grosso della confusione arriva sicuramente col periodo Sony e con il bisogno di vendere più pezzi alla stessa persona, da cui le ristampe (con differente numero di catalogo!) e dulcis in fundo le 12-copertine-12 di 12 (appunto).

Il problema meriterebbe un ampio dibattito, seminari, net-working, ma io ho preso le mie decisioni, fatto i miei tagli, rimaneggiato le scatole e le immagini e sono felice del mio conto: il 159° album di Mina sarà sicuramente favoloso come i suoi predecessori! 
Anzi, piddiù.

Pubblicato: 5 anni ago

Da un clic all’eternità…

Mina sesta tra gli artisti più cliccati della settimana nella classifica Oboscore - pubblicata in esclusiva sul sito www. rockol.it - che ogni sette giorni misura il pubblico raggiunto dai personaggi del mondo della musica attraverso i tre principali social network del momento, FacebookTwitter Instagram? Mica male, per una inestinguibile star che cinquantacinque anni fa, a pochi mesi dal tramonto dell’era del 78 giri, rivaleggiava in popolarità con colleghi come Sergio Bruni, Tonina Torrielli e Joe Sentieri. Da quei tempi, come si vede, il panorama musicale intorno a lei è ‘lievemente’ mutato…

Pubblicato: 5 anni ago

Una che somiglia a me di tanti sogni fa…

Nel nostro consueto giochino quotidiano consistente nel fornire innocue anticipazioni sulla Mina che verrà senza di fatto rivelare nulla (alle anteprime vere e proprie provvederanno a tempo debito le fonti ufficiali mazziniane), qualche giorno fa – nella fan page del Club su Facebook – ci siamo divertiti a stuzzicare la vostra curiosità sulla copertina del nuovo album ponendovi la seguente domanda sibillina: “E se l’immagine scelta per il disco fosse una vaga rivisitazione ironicamente attualizzata di una delle cover più celebri e leggendarie della discografia di Mina?“. Inutile dire che le più svariate ipotesi a riguardo da parte dei fans non si sono fatte attendere: ve ne riportiamo alcune, invitando ognuno di voi a proseguire il gioco…

“… Allora voglio la copertina di Singolare: un bellissimo primo piano di una Mina sorridente” (Alessandro Mariotti)
“Secondo me quelle specie di raggi che spuntano sulla cover de La palla è rotonda sono capelli… ” (Stefano Broccardo)
“Mmmmm…… Magari calva e con gli occhi senza pupille? O un profilo stilizzato?” (Alessandro Santarsiere)
“Mi piacciono i richiami del passato. Come rifare la 500 o la Mini. Mina è un po come i Ray ban, la vespa, Chanel n 5. Fa parte delle cose leggendarie. Degli oggetti che hanno fatto la storia. È un must” (Davide Garella)
“Punto su Veleno” (Giancarlo Nino)
Una sorta di rivisitazione ironicamente attualizzata? Anche io punto su Veleno…Anche perché Salomé é gia stato riutilizzato…” (Simone Costa)
“…Magari, invece della barba, dei baffi alla Dalì…” (Daniele Crippa)
“…O con un cupcake in testa, invece della torta, per essere al passo con le mode…” (Ocram Pourquoi)
“Anche Bowie ha fatto lo stesso per The Next Day, rivisitando la celebre cover di Heroes“… (Roberto Spiga)
“Punto su Veleno” (Giancarlo Nino)
Attila…per una Mina predatrice e d’assalto che piu’d’assalto non si può’!” (Nicola Zagni)
“Tutte le ipotesi sono valide, nessuna da scartare. Perchè Mina è Mina (e Balletti è Balletti)” (Mauro Pennazio)