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Pubblicato: 1 anno ago

Nuccio, sottovoce.

In punta di piedi, con la discrezione che gli è sempre stata propria, qualche giorno fa se ne è andato Nuccio Rinaldis, mitico tecnico del suono di Mina dagli albori della PDU agli inizi degli anni Novanta. Noi, pur essendo rimasti in contatto con lui anche dopo il suo addio al banco regia, soltanto in un’occasione – e cioè quando dedicammo un ampio dossier ai quarant’anni della PDU nella fanzine 67 – ci siamo permessi di violare la sua riservatezza chiedendogli di raccontarci qualcosa del suo lavoro con Mina. Riuscire a strappargli una testimonianza non fu impresa facile, ma alla fine Nuccio – grande professionista dal cuore d’oro – ci regalò il prezioso scritto che segue…

NON HO PARLATO MAI

di Nuccio Rinaldis

La mia storia con Mina risale al 1968, quando la incontrai negli studi della Fonorama di Carlo Alberto Rossi, dove lavoravo abitualmente.

Dopo che lei decise di aprire uno studio proprio, La Basilica, mi venne offerta la possibilità di diventare il suo tecnico del suono.

La Basilica, situata nel coro della chiesa di San Paolo, in Milano, era un ambiente molto spazioso, alto e austero, atto in modo particolare alla registrazione della musica classica. Con opportune modifiche strutturali (cabine per la batteria) e adeguate pannellature, nei primi mesi del ’69 iniziammo ad incidere nella nuova sala, realizzando innumerevoli canzoni che sarebbero poi diventate grandissimi successi. A cominciare da Non credere.

Registrare la voce di Mina mi sembrò un’esperienza unica e indescrivibile, un premio per tutto il lavoro fatto in precedenza.

Capitava spessissimo che di un nuovo brano risultasse “buona la prima” esecuzione; qualcosa di assolutamente straordinario per il mondo musicale.

Terminata l’esperienza a La Basilica, nel 1982, abbiamo aperto un altro studio a Lugano con attrezzature completamente rinnovate, dando il via ad una nuova fase di grandi successi.

Sono vari anni che non registro più, e le attrezzature e le strumentazioni odierne sono notevolmente cambiate. Oggi i suoni sono notevolmente più belli e definiti rispetto a una volta, ma il calore e le atmosfere delle registrazioni di allora rimangono per me impagabili.

Oggi mi occupo della commercializzazione di attrezzature per l’elettronica, ma ricordo con moltissimo affetto gli anni passati in PDU, al fianco di persone vere, come “il nonno” (Giacomo Mazzini), Massimiliano Pani e, naturalmente, Mina, che mi hanno sempre considerato e stimato.

Cosa auguro a Mina per i 50 anni di carriera? Sono cose personali; lei mi conosce talmente bene che sa esattamente tutto ciò che le auguro.